Gender
La transessuale stragista ha scelto la scuola del massacro perché c’erano più bianchi cristiani da uccidere
Il contenuto dei diari e del manifesto di Audrey Hale, l’autrice della strage alla Covenant School di Nashville, nel Tennessee, dove il 27 marzo 2023 ha ucciso tre bambini e tre adulti, non è ancora stato del tutto reso pubblico
I suoi scritti sono rimasti segreti per lungo tempo sotto l’amministrazione Biden e le autorità locali, mentre si protraevano le controversie giudiziarie, con vari che ne richiedevano la divulgazione – specie dopo che erano trapelate alcune pagine altamente disturbanti, ed indicative della questione sempre più evidente del trans-terrorismo.
Molti ritenevano che l’FBI, durante la presidenza di Joe Biden, stesse ritardando il rilascio per evitare che i contenuti potessero contraddire la narrazione dominante dell’epoca, secondo cui la «supremazia bianca» rappresentava la principale minaccia terroristica interna, oltre a possibili ripercussioni negative sulla comunità transgender.
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In queste ultime settimane l’FBI ha reso pubbliche centinaia di pagine del diario di Audrey Hale, rivelando come la 28enne, che si identificava come uomo, avesse valutato con meticolosità possibili attacchi contro due scuole di Nashville frequentate in passato, prima di scegliere la scuola elementare cristiana. La Covenant School era stata la sua istituzione dall’asilo alla quarta elementare, mentre aveva frequentato la IT Creswell Middle School dalla quinta all’ottava.
Dalle pagine emerge un elemento scomodo per certe interpretazioni sulle sparatorie di massa: l’odio razziale e religioso ha avuto un ruolo centrale nella selezione dei bersagli. Le note del diario, alcune datate 2021, indicano che Hale aveva inizialmente considerato Creswell come la «prima scelta» per la strage programmata. Successivamente i suoi piani sono cambiati .
Riguardo a Creswell, Hale aveva elencato vari aspetti negativi che alla fine la indussero a scartarla. Il corpo studentesco di Creswell era prevalentemente «composto da neri (persone di colore che amo)», annotò Hale.
Questa osservazione comparve due volte nell’elenco degli svantaggi della scuola.
La Hale spiegò nei suoi appunti che un attacco lì avrebbe lasciato la «comunità nera nella disperazione [e] nella sofferenza (non voglio causare questo) = non voglio far loro del male = terrore». Un’altra preoccupazione ricorrente era: «Gli amici neri [e] la comunità nera mi odieranno». Hale temeva inoltre di ispirare altri, scrivendo che uccidere studenti neri avrebbe «probabilmente influenzato i razzisti bianchi in futuro».
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Per Hale, invece, la Covenant School presentava tutti i vantaggi. Essere una «scuola prevalentemente bianca» era un punto a favore perché «odio i bianchi!», ha scritto la Hale. Il profilo religioso dell’istituto ha quindi favorito la scelta. «Scuola cristiana (odio la religione)», nota la Hale, sottolineando la frase sull’odio per la religione.
Anche la conoscenza della planimetria del campus fu un fattore, benché a quel punto la decisione fosse già presa. Hale aveva individuato un obiettivo che combinava perfettamente odio razziale e antireligioso.
I genitori di Hale hanno poi riferito alle autorità che la figlia aveva sviluppato un’affinità con la cultura nera giocando a basket in una squadra a maggioranza nera a Creswell. La madre dichiarò in un interrogatorio registrato dalla polizia che Hale «si sentiva accettata» dalle compagne di squadra.
«Penso che, in qualche modo, forse nella sua mente – sai, si sentiva accettata perché frequentava questa scuola, faceva parte di questa squadra sportiva e queste ragazze, sai, le piacevano e facevano parte della squadra.»
Gli scritti rendono evidente che Hale ha confrontato le due scuole basandosi su criteri che includevano razza e religione. Una è strata risparmiata perché Hale, come da indottrinamento continuo di quegli anni, si era trovata ad apprezzare i neri (vittime come lei dei bianchi cristiani) e temeva ripercussioni per la comunità afroamericana. L’altra fu selezionata perché Hale detestava i bianchi e il cristianesimo. Non si tratta di riflessioni estemporanee, ma di elementi integrati in un processo decisionale ponderato.
Quel giorno l’assassina transessuale fu uccisa dai colpi di arma da fuoco della polizia alle 10:25, 14 minuti dopo aver iniziato a sparare. Un’autopsia ha rivelato che i vestiti di Hale erano ricoperti di «parole, disegni e numeri scritti a mano».
Non risulta ancora chiaro cosa ci fosse scritto sui suoi vestiti. L’assassino ha anche scritto una cavigliera di plastica arancione con inciso il misterioso numero «508407».
Come riportato da Renovatio 21, un dettaglio che pochi giornali avevano riportato fu esposto da un uomo la cui moglie è sopravvissuta alla strage, il giornalista del National Review Graham Hillard. La Hale, prima di iniziare il massacro, si era fermata a sparare su una vetrata della chiesa annessa al complesso scolastico. In particolare, la stragista transessuale aveva preso di mira la vetrata che raffigurava la figura biblica di Adamo, il primo uomo.
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Qualche commentatore americano, ai tempi della strage di Nashville ad opera della transessuale Audrey Hale (che ha ucciso in una scuola elementari due bambini piccoli e due adulti), aveva lanciato, confortato da qualche numero, la provocazione sui social media: c’è un nuovo gruppo demografico da identificare come ceto in rapida crescita di tiratori di massa pro capite: la comunità transgender. «La demografia pro capite di sparatori di massa in più rapida crescita nella storia umana è la comunità trans» aveva scritto un utente su Twitter.
Poco dopo la sparatoria di Nashville, era stato indetto negli USA un Trans Day of Vengeance, un «giorno della vendetta trans», poi annullato. La comunità trans è percorsa di appelli degli attivisti ad armarsi. I transgender ad oggi costituiscono la minoranza che ha visto la crescita maggiore tra le sue fila di active shooter, ossia assassini che colpiscono a caso le persone nelle scuole, negli uffici, nei centri commerciali, etc.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 si registrò un periodo di crescente tensione con numerose occupazioni di campidogli degli Stati USA per protestare le leggi che proibiscono le mutilazioni sessuali pediatriche della chirurgia gender. Durante le proteste molti manifestanti facevano un segno con le dita, indicando il numero 7, a significare che le vittime del massacro della Hale erano non 6, ma 7: anche l’assassina diveniva, quindi, vittima.
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Parlamentare finnica condannata per un libro di 20 anni fa: definiva i gay come affetti da un disturbo dello sviluppo
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Atleti transgender esclusi dalle Olimpiadi
Il Comitato Olimpico Internazionale ha vietato agli atleti transgender di competere nelle categorie femminili dei Giochi Olimpici, nell’ambito della sua nuova politica di ammissibilità, definendo la decisione «basata su dati concreti e sul parere di esperti».
Il precedente regolamento del CIO consentiva la partecipazione delle persone transgender a condizione che avessero livelli ridotti di testosterone.
La partecipazione di atleti transgender allo sport è stata fonte di controversie a livello globale, con casi come quello della nuotatrice statunitense Lia Thomas e della sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard che hanno alimentato il dibattito sui potenziali vantaggi competitivi.
Durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, la pugile algerina Imane Khelif, precedentemente dichiarata non idonea ai Campionati del Mondo in base a criteri di genere, ha vinto la medaglia d’oro, mettendo in luce le continue controversie sui criteri di ammissibilità.
Come riportato da Renovatio 21, all’epoca, l’allora presidente del CIO Thomas Bach affermò che non esisteva «un sistema scientificamente valido» per distinguere tra categorie maschili e femminili nello sport.
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La politica revisionata, presentata giovedì, fa seguito a una revisione scientifica che ha concluso che alcuni vantaggi fisici associati alla pubertà maschile, come una maggiore massa muscolare e una maggiore capacità cardiovascolare, possono persistere anche dopo la riduzione medica dei livelli di testosterone.
«Ai Giochi Olimpici, anche i minimi dettagli possono fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Pertanto, è assolutamente chiaro che non sarebbe giusto che atleti biologicamente maschi gareggiassero nella categoria femminile. Inoltre, in alcuni sport sarebbe semplicemente pericoloso», ha dichiarato in un comunicato Kirsty Coventry, presidente del CIO ed ex nuotatrice olimpica.
Le nuove regole entreranno in vigore ai Giochi di Los Angeles del 2028. Questa decisione si inserisce in un più ampio cambiamento di politica negli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta agli atleti transgender di partecipare alle competizioni sportive femminili, e il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti ha adottato restrizioni simili lo scorso anno.
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Immagine di Andy Miah via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
Gender
Politica brasiliana si dipinge la faccia: «mi identifico come negra, fatemi presiedere la commissione antirazzismo»
Fabiana Bolsonaro, a Brazilian politician, protests transgenderism using blackface to prove that changing your appearance doesn’t change what you are.
“I identify as black…why can’t I preside over the anti-racism commission?.. Because I am not black.” pic.twitter.com/uMRHepuHjd — Libs of TikTok (@libsoftiktok) March 20, 2026
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Durante il discorso, trasmesso su TV Alesp, la parlamentare si è dichiarata donna bianca e ha chiesto: «Io, essendo una persona bianca, avendo vissuto tutto ciò che ho vissuto come una persona bianca, ora a 32 anni, decido di truccarmi, di travestirmi da persona nera, truccandomi e lasciando trasparire solo l’aspetto esteriore. E qui, chiedo: e adesso? Sono diventata nera?», elaborando un’analogia per sostenere che le persone trans non potevano rappresentare le cause delle donne cisgender.
Dopo la sessione, la Fabiana ha negato di aver praticato il cosiddetto blackface, descrivendo l’atto come un’«analogia» e un «esperimento sociale», e ha affermato che il suo discorso era stato «distorto». La messa in scena ha generato una reazione immediata in plenaria da parte delle forze gosciste. La deputata Mônica Seixas (PSOL) ha sollevato una questione di ordine, classificando l’episodio come razzismo e transfobia, chiedendo l’interruzione della sessione. Dopo la fine della sessione, Seixas e la consigliera comunale di San Paolo Luana Alves (PSOL) hanno presentato una denuncia alla stazione di polizia per la repressione dei crimini razziali e dei crimini di intolleranza (Decradi). La Seixas ha riferito che il delegato della Polizia Civile presente all’Assemblea Legislativa dello Stato di San Paolo(ALESP) si è rifiutata di registrare l’arresto in flagranza di reato, invocando l’immunità parlamentare. Un gruppo di 18 parlamentari di PT, PSOL, PCdoB e PSB ha presentato una denuncia al Consiglio etico dell’ALESP chiedendo la rimozione di Fabiana per violazione del decoro parlamentare, sostenendo che la condotta era «premeditata e intenzionale» e superava i limiti dell’immunità parlamentare. La deputata Ediane Maria (PSOL) ha anche annunciato una denuncia alla Procura della Repubblica per razzismo e transfobia, mentre Beth Sahão (PT) ha presentato separatamente una denuncia al Consiglio etico, sottolineando che entrambe le condotte costituiscono reati. In una dichiarazione ufficiale, l’ALESP ha informato che la Costituzione garantisce l’inviolabilità dei parlamentari per le loro opinioni, parole e voti espressi in plenaria e che il Consiglio etico è l’organo competente ad analizzare eventuali eccessi di immunità parlamentare. «Eu sou uma mulher» ha esclamato la Bolsonaro durante la performanza assembleare mentre si spalmava la cute di una sostanza marròn. «Io sono una donna». Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il Brasile ha visto il caso di una femminista brasiliana che ha ottenuto asilo in Europa dopo aver rischiato 25 anni di carcere solo per aver detto che un trans è un uomo e non una donna.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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