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Persecuzioni

Israele, un giornalista vestito da francescano riceve degli sputi

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Un giornalista israeliano ha indossato il saio francescano e ha camminato per le strade di Gerusalemme per indagare sul crescente numero di attacchi anticristiani nella città santa. Armato di macchina fotografica, è stato in grado di documentare le prove scioccanti dei crescenti attacchi degli israeliani contro i cristiani.

 

Yossi Eli di Channel 13 di Israele voleva indagare sull’aumento dei crimini d’odio contro i cristiani. Vestito con l’abito francescano e accompagnato da Fr. Alberto Pari, segretario della Custodia di Terra Santa, ha iniziato a girare per Gerusalemme. Cinque minuti dopo essere uscito, Eli ha ricevuto degli sputi addosso da ebrei israeliani.

 

Affinché i telespettatori del canale potessero capire la misura di questo disprezzo quotidiano e delle manifestazioni di odio di cui sono bersaglio i cristiani, e in particolare i religiosi, la Custodia di Terra Santa ha accettato di prestargli un saio, in cui il giornalista nascondeva una telecamera.

 

Durante la loro passeggiata, il giornalista e Fr. Alberto hanno attraversato il quartiere ebraico della città vecchia, dove un uomo li ha scherniti in ebraico: «Perdonatemi, padre, perché ho peccato».

 

Più avanti, un bambino di 8 anni gli ha putato addosso.

 

Sul monte Sion, luogo di regolari tensioni interreligiose, i due francescani si sono imbattuti in un gruppo di soldati in servizio militare. Uno di loro ha sputato ai loro piedi. Sconvolto, il giornalista si è tolto il cappotto e ha spiegato la sua iniziativa al gruppo militare.

 

Crescita esponenziale

Eli ha twittato le immagini degli attacchi degli abitanti, insieme a commenti che rifiutano i tentativi di minimizzare il picco dei crimini d’odio contro i cristiani. Questi atti di odio non sono né isolati né nuovi. Tuttavia, il fenomeno è cresciuto esponenzialmente negli ultimi mesi.

 

Intervistato nel documentario di Channel 13, padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, rileva che gli atteggiamenti anticristiani sono aumentati «quando il linguaggio politico è diventato più violento» e sottolinea «la responsabilità dei leader, di chi è al potere».

 

In un articolo di Haaretz, padre Patton ha citato la profanazione di un cimitero luterano, il vandalismo di una sala di preghiera maronita e la scritta «morte ai cristiani» su una proprietà armena, il tutto nel giro di poche settimane. In un precedente avvertimento sugli attacchi ai cristiani in Palestina, ha detto che venivano «minacciati di estinzione» da gruppi israeliani «radicali».

 

Deboli spiegazioni

I rapporti della polizia giustificano regolarmente queste «inciviltà» con l’«instabilità mentale» dei loro autori.

 

«Non è vero, spiega Yossi Eli, in un post su Facebook. La nostra indagine ha dimostrato che gli attacchi in realtà non provenivano da malati di mente, ma da persone che odiano tutto ciò che è diverso. Hanno subito il lavaggio del cervello con l’idea che Gesù sia malvagio».

 

Alcuni gruppi ebraici giustificano i crimini d’odio adducendo che i cristiani sono «malati di mente», ma «sono solo giovani estremisti, bambini e, cosa più triste, i soldati, il “sale della terra”, che esprimono il loro odio per il cristianesimo», risponde Eli.

 

Eli chiede quale sarebbe la reazione se sputassimo sugli ebrei invece che sui cristiani. «Immaginate la reazione di questi ebrei se un cristiano avesse sputato loro addosso in Europa», ha detto, aggiungendo che era molto difficile digerire l’essere stato sacerdote per un giorno.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

Immagine screenshot da FSSPX.news 

 

 

 

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Persecuzioni

Predicatore espulso dal Burning Man: diffondeva il Vangelo di Gesù Cristo

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Un predicatore di strada ed evangelista attivo sui social media, di nome Joshua McCormick, stava prendendo parte al festival Burning Man in Nevada quando il suo gruppo è stato allontanato con la forza dall’evento mentre tentava di diffondere il Vangelo tra i partecipanti.

 

In un video diventato virale in rete, il McCormick ha raccontato che gli organizzatori del raduno avevano concesso loro tre ore per lasciare il posto, pena lo sgombero forzato e l’arresto. Le immagini mostrano i ranger del parco confrontarsi con i 25 cristiani che formavano l’accampamento.

 

Il McCormick ha accusato Burning Man di venir meno ai propri stessi principi, tra cui quello della «inclusione radicale». Prima che il gruppo religioso venisse fatto allontanare, diversi frequentatori del festival si erano fatti battezzare, e un membro del campo ha dichiarato che circa 600 persone avevano abbracciato la fede in Gesù.

 

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Il McCormick ha inoltre ripreso con la telecamera la celebre effigie del «Burning Man», bruciata come da tradizione al termine di ogni edizione del festival, affermando di aver potuto «percepire l’energia demoniaca» sprigionata dalla scultura di legno.

 

Diffondere il messaggio evangelico al Burning Man rappresenta un’esperienza fuori dal comune, poiché l’evento è notoriamente intriso di depravazione sessuale e drogastiche e pratiche dichiaratamente di stampo pagano e neopagano.

 

Il McCormick ha osservato infine che alcuni funzionari del festival e gli stessi ranger che avevano intimato loro di andarsene apparivano a disagio per quanto stava accadendo, mostrando perplessità per il fatto che ai cristiani non fosse stato consentito di proseguire la loro predicazione durante il raduno.

 

Dietro l’immagine patinata di comunità radicale, arte e libertà che il Burning Man proietta all’esterno, si nasconde un lato molto più problematico, denunciato negli anni da giornalisti, ex partecipanti e persino da alcuni dei suoi organizzatori storici.

 

Il primo paradosso riguarda i costi: nato come esperimento anti-consumista basato sul dono e sul rifiuto del denaro all’interno del perimetro del festival, il Burning Man è diventato negli anni un evento per privilegiati. I biglietti costano centinaia di dollari, mentre i «campi» più esclusivi — spesso finanziati da miliardari della Silicon Valley — offrono servizi di lusso, staff pagato e persino aria condizionata, tradendo patentemente lo spirito egualitario originario e trasformando il deserto del Nevada in un terreno di networking per l’élite tecnologica.

 

Poi c’è il problema ambientale: nonostante la retorica del «Leave No Trace», ogni edizione lascia dietro di sé tonnellate di rifiuti, polvere tossica dispersa dai generatori diesel, e un impatto ecologico crescente su un ecosistema fragile, aggravato dalle enormi installazioni artistiche che finiscono bruciate.

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Non mancano poi le criticità legate alla sicurezza: nel corso degli anni si sono verificati decessi, overdose, abusi sessuali e casi di violenza mai adeguatamente affrontati da un’organizzazione che fatica a garantire tutela in un contesto dove regole sociali e legali sembrano sospese.

 

Il tema delle violenze sessuali al Burning Man è emerso con forza a partire dal 2019, quando un’inchiesta di Salon condotta dalla giornalista Nicole Karlis ha raccolto testimonianze di donne che dichiaravano di essere state aggredite sessualmente durante il festival e poi ignorate o liquidate dagli organizzatori. L’inchiesta ha rivelato anche un contrasto istituzionale: il Bureau of Land Management (BLM), l’ente federale che gestisce il terreno pubblico su cui sorge l’evento, ha accusato l’organizzazione Black Rock City LLC di aver usato la privacy delle vittime come pretesto per non riportare sistematicamente ogni caso di aggressione sessuale alle autorità con data, ora e luogo — dati necessari per individuare pattern ricorrenti.

 

Sul piano dei numeri, la situazione appare contraddittoria. Il dipartimento interno per i reati sessuali riceve ogni anno tra le 5 e le 20 segnalazioni, ma le forze dell’ordine hanno storicamente registrato pochissimi arresti: zero o uno all’anno tra il 2007 e il 2018 (due nel solo 2017). Questo scarto enorme tra segnalazioni e arresti riflette in parte un fenomeno generale di sotto-denuncia dei reati sessuali, ma anche le difficoltà specifiche del contesto: l’oscurità del deserto, il caos della folla, l’uso diffuso di droghe e alcol, e un’estetica di nudità e provocazione che secondo alcune attiviste della comunità stessa viene talvolta scambiata per consenso implicito, che però non esiste.

 

Negli anni più recenti la questione non si è attenuata: nel 2025 un uomo è stato arrestato per aggressione sessuale e violazione di domicilio proprio nei giorni immediatamente precedenti l’apertura del festival, e un altro caso di stupro con arresto si è verificato al termine dell’edizione dello stesso anno. In risposta alle critiche, l’organizzazione ha istituito un «Survivor Advocacy Center» attivo per tutta la durata dell’evento, per assistere le vittime nel dialogo con le forze dell’ordine — un tentativo di rispondere a un’accusa ricorrente: che dietro la retorica di «spazio sicuro» e comunità radicale, il Burning Man abbia per anni gestito male, se non minimizzato, le denunce di violenza sessuale.

 

Come riportato da Renovatio 21, in alcune edizioni vi è anche scappato il morto. Un conteggio ufficioso dice che si tratterebbe di una dozzina di decessi nei 30 anni di storia della festa nel deserto. Il caso forse più noto è quello di Aaron Joel Mitchell, 41 anni, morì dopo essere riuscito a superare le barriere di sicurezza e a lanciarsi tra le fiamme durante il rogo rituale del «Man». Venne portato in eliambulanza al centro ustionati dell’UC Davis, l’Università fuori San Francisco. dove morì il giorno successivo. Le autorità non confermarono se fosse un gesto intenzionale o legato a droghe.

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Il Burning Man nasce nel 1986 su una spiaggia di San Francisco (Baker Beach), quando Larry Harvey e Jerry James costruirono un effigie di legno alta circa due metri e mezzo e la bruciarono durante il solstizio d’estate. L’occasione era personale — pare legata a una rottura sentimentale di Harvey — e si ispirava a raduni analoghi che una loro amica scultrice, Mary Grauberger, organizzava già da anni sulla stessa spiaggia a San Francisco. Successivamente, il collettivo  Cacophony Society, poi portò l’evento nel deserto del Nevada nel 1990.

 

Il fondatori negano nessi diretti con il paganesimo, raccontando che questi siano un caso che anzi essi volevano evitare: nel 1988, quando lo Harvey battezzò ufficialmente l’evento «Burning Man» sui volantini, lo fece proprio per allontanarsi dai riferimenti al «wicker man» — la pratica celtica attribuita ai Druidi di bruciare sacrifici in gabbie di vimini a forma umana, resa celebre dal film horror cult del 1973 The Wicker Man, che si conclude appunto con un sacrificio umano per rogo dentro l’effigie ligna antropomorfa. Lo Harvey ha dichiarato di non aver visto il film se non molti anni dopo, e che comunque non fu fonte d’ispirazione per l’evento.

 

Nonostante le dichiarazioni passate del fondatore, nel corso dei decenni il festival ha sviluppato una propria estetica quasi rituale attorno al rogo finale della figura umana, e alcuni critici religiosi o osservatori esterni (compresi ambienti cristiani conservatori) hanno tracciato parallelismi con celebrazioni pagane pre-cristiane legate ai solstizi e ai fuochi sacrificali.

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Immagine di Carnaval Studios via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

 

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Persecuzioni

Trapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha reso pubblico un rapporto sulle attività di persecuzione e indagine rivolte ai cattolici tradizionali, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Biden. Lo riporta LifeSite.   Il documento di 230 pagine ricostruisce come un singolo agente dell’ufficio FBI di Richmond abbia redatto un promemoria che dipingeva molti cattolici praticanti la Messa tradizionale come un pericolo.   «Il 20 gennaio 2025, il presidente Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14147 per eliminare la strumentalizzazione politica delle agenzie federali», si legge in una dichiarazione del Dipartimento di Giustizia. «Per molti americani, la Richmond Domain Perspective è diventata il simbolo dell’abuso e della strumentalizzazione del potere governativo».   Il memorandum dell’FBI si concentrava su quelli che definiva «cattolici tradizionalisti radicali» (chiamati con l’acronimo inventato RTC) per individuare il gruppo bersaglio.

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Secondo il rapporto del dipartimento di Giustizia, la tesi del memorandum collegava «l’interesse degli estremisti violenti motivati ​​da ragioni razziali o etniche» all’ideologia cattolica «radicale-tradizionalista». Per sostenere il documento l’FBI doveva definire il termine «cattolico radicale tradizionalista». L’agenzia lo ha infine «caratterizzato» nella nota a piè di pagina (a) del memorandum, affermando:   «Le chiese cattoliche tradizionali (RTC) sono tipicamente caratterizzate dal rifiuto del Concilio Vaticano II come concilio ecclesiastico valido; dal disprezzo per la maggior parte dei papi eletti dopo il Vaticano II, in particolare per Papa Francesco e Papa Giovanni Paolo II; e dalla frequente adesione a ideologie antisemite, anti-immigrati, anti-LGBTQ e suprematiste bianche».   Il promemoria aggiungeva che «i cattolici radicali-tradizionalisti costituiscono una piccola minoranza tra i fedeli cattolici romani e sono distinti e separati dai ‘cattolici tradizionalisti’ che preferiscono la Messa tradizionale in latino e gli insegnamenti e le tradizioni pre-Concilio Vaticano II, ma senza le convinzioni ideologiche più estremiste e la retorica violenta».   «Per giungere a questa generalizzazione così ampia, intrisa di punti di vista politici e religiosi, l’FBI ha dedicato del tempo a studiare e persino a preparare una presentazione intitolata “Panoramica sul cattolicesimo tradizionalista”», spiega il rapporto del Dipartimento di Giustizia. La presentazione includeva diapositive che, secondo l’ufficio locale, rappresentavano le convinzioni fondamentali di questi «cattolici non tradizionali» potenzialmente pericolosi.   Una diapositiva intitolata «Ideologia e credenze fondamentali» menziona il sostegno a: – La Messa tradizionale in latino (rito tridentino) – Valori e ruoli familiari conservatori – Rifiuto della modernità – «Discontinuità e interruzione» – Tendenza all’isolazionismo  

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  Una diapositiva intitolata «In terra come in cielo» cita: – Credenza nella creazione di una nazione cattolica totalitaria e antipluralista, uno «stato confessionale» – Rifiuto della neutralità religiosa e del diritto alla libertà religiosa – Subordinazione dello Stato ai principi cattolici   La stessa diapositiva contiene l’affermazione secondo cui il «cattolicesimo tradizionalista» è «paragonabile all’ideologia islamista».     Nel trattare i cosiddetti Centri di Formazione Religiosa , con particolare riferimento alla Società di San Pio X (FSSPX) e alle sue ramificazioni, le diapositive si concentravano su questioni dottrinali e politiche.

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Intitolata «Un passo avanti», una diapositiva sostiene che gli i cattolici tradizionalisti: – Credono che il cattolicesimo tradizionale sia «illegittimo» – Sostengono «posizioni intransigenti sull’aborto, sulle questioni LGBTQ e sul dialogo interreligioso» – Mostrano «sfumature escatologiche/apocalittiche» – Aderiscono al «fondamentalismo rigido» – Possiedono una «sfumatura di antisemitismo»  

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Una diapositiva definiva la Fraternità Sacerdotale San Pio X in relazione al suo rapporto con il Vaticano (ovvero, non «completamente separata né in piena comunione») e sottolineava che «prende il nome da Papa Pio X, che rifiutò il “modernismo”», si legge nel rapporto del dipartimento di Giustizia che sconfessa l’operazione dell’FBI bideniana.   Un’altra diapositiva riguardava un gruppo di sacerdoti dissidenti della Fraternità, noto come «Movimento di Resistenza della Fraternità Sacerdotale San Pio X», descritto come avente una «accettazione esplicita delle teorie del complotto».   Nel memorandum, che nella sua descrizione della morfologia del tradizionismo e dei suoi gruppi sembra un compitino di scuola fatto pure prima di ChatGPT, trova spazio una listerella dei movimenti tradizionisti, con tanto di divisione tra sedevacantisti e sediprivazionisti, come l’«Instituto Mater Boni Consilii (sic), che non sappiamo se da Verrua Savoia possa avere tentacoli transatlantici che possano impensierire l’FBI.   Va segnalato, e lo riportiamo con il cuore, la citazione tra i conclavisti non solo dei Palmariani (che stanno in Ispagna, e neanche qui sappiamo quanto siano presenti in America e in che numeri esigui), ma del cosiddetto Pope Michael (1959-2022), ossia papa Michele I, al secolodo David Bawden ragazzo del Kansas che fu eletto papa da un conclave in un negozio dell’usato formato dai suoi genitori, tre laici più un terzo. Pope Michael, che probabilmente non aveva fedeli al di fuori della stanzetta da qui trasmetteva online i suoi insegnamenti (che erano, ça va sans dire, più in linea con la tradizione cattolica rispetto a quelli dei papi di Roma), aveva pure lui attivato l’attenzione dell’FBI.  

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«La storia giudicherà giustamente il Richmond Catholic Memo come un grave fallimento dell’ufficio dell’FBI di Richmond nel rispettare tale responsabilità», conclude il lungo rapporto del Dipartimento di Giustizia. «Il personale dell’FBI coinvolto nella redazione del Richmond Catholic Memo è stato licenziato».   Renovatio 21 ha teorizzato che l’operazione dell’FBI possa essere scattata anche per questioni, come dire, personali di agenti e dirigenti dell’ente di polizia. In Virginia la presenza della FSSPX si è fatta sentire in modo particolare negli ultimi anni, con la costruzione dell’enorme Seminario San Tommaso d’Aquino a Dillwyn, dove sono state trasferite le attività prima presenti a Winona nel Minnesota. Nella stessa Richmond è operativa la cappella FSSPX di Nostra Signora di Fatima.   La presenza di strutture e Sante Messe della FSSPX genera automaticamente il fenomeno di traslochi di molte famiglie, a volte migliaia, come visibili a St.Marys in Kansas. Al contempo, succede che la presenza di una Santa Messa tradizionale finisca per attirare anche chi prima andava in parrocchia: una volta assaggiato il Vetus Ordo, per molti diviene indigeribile la Messa del postconcilio. È possibile che ciò crei frizioni all’interno di cerchie famigliari e di conoscenze.   Sia Richmond che Dillwyn stanno ad una distanza di uno due ore dal quartiere generale dell’FBI a Washington (il Edgar J. Hoover Building) e pure dalla nota base di Quantico, dove sta l’accademia del corpo. È ipotizzabile quindi che agenti e dirigenti FBI abbiano testimoniato, se non «subito» direttamente l’ondata tradizionista abbattutasi meravigliosamente nella zona.   Il rapporto dell’FBI con il cattolicesimo è particolare: un tempo fare l’agente del Bureau – figure disprezzate come oscure, autoritarie se non «fasciste» fino al rebranding cinetelevisivo hollywoodiano grazie a Il Silenzio degli Innocenti (1993) e la serie X-Files – era considerato un lavoro da cattolico, tanto che molti venivano reclutati direttamente dalla celebre e prestigiosa università cattolica di Notre Dame.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa era emerso che la sorveglianza sui «cattolici tradizionalisti radicali» da parte dell’FBI, con tanto di programmi di infiltrazioni del clero e dei fedeli, era più diffusa di quanto si pensasse. Ancora tre anni addietro si era saputo che la persecuzione contro la Messa in latino aveva coinvolto plurimi uffici federali FBI. La notizia aveva fatto dire a Trump, allora in campagna elettorale, che «i cattolici sono letteralmente perseguitati» dall’amminsitrazione Biden-Harris.   La persecuzione FBI del tradizionalismo cattolico, ossia della vera chiesa cattolica rimasta cattolica, potrebbe rappresentare, in fondo, un buon segno.   Nel 2023, quando saltò fuori la storia, scrivemmo: « Noi invece, qui a Renovatio 21, siam contenti. Anzi: ringraziamo gli agenti dell’FBI per quanto fatto finora, e li invitiamo a continuare (…) È arrivato quindi il momento di dire fuori dai denti che la persecuzione da parte dell’FBI (che purtroppo sta ritirando il documento) è giusta, è sacrosanta. Perché l’analista ha compreso pienamente come chi segue la Messa antica è totalmente irriducibile al mondo moderno e alla sua Cultura della Morte. È questo il motivo che, malgrado la mancanza di una piena comprensione delle gerarchie rispetto a ciò che stava accadendo, pochissimi tra i fedeli tradizionali si sono fatti sierare. Il motivo è semplice: chi ha imparato dolorosamente che la chiesa vaticana mente, non si beve facilmente le balle dello Stato e il suo vaccino magico».   «Capite la diligente conseguenza del ragionamento: lo Stato moderno è uno Stato etico, solo che la sua morale è fatta di morte. Lo Stato moderno considera etico, e quindi pretende dai suoi cittadini, l’uccisione dei bambini, le vaccinazioni, la perversione sessuale, l’uniformità totale del pensiero – in una parola la sottomissione ad un totalitarismo della dissoluzione, la schiavitù dell’aberrazione più cupa, l’inversione di ogni principio della vita cristiana».

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«È chiaro quindi che gli “RTC” non possono che essere dei sovversivi: andare contro l’ordine della Morte, non può non far scattare le Forze di polizia dello Stato etico della Necrocultura».   «Il memorandum, spiegando questo nuovo acronimo – RTC, sigla che mai prima chi si occupa di antiterrorismo aveva udito – centra completamente l’obiettivo focalizzandosi su coloro che sono “tipicamente caratterizzati dal rifiuto del Concilio Vaticano II”. Sì: il Concilio Vaticano II è il discrimine più grande che esiste nella storia della menzogna moderna, il punto di svolta per l’umanità e la religione planetaria, e come abbiamo visto oramai lo si può scrivere perfino sul New York Times».   «Comprendiamo qui, inoltre, la realtà delineata più inavvertitamente dall’FBI: da una parte il mondo di Sodoma e dei vaccini, degli immigrati e dell’antisemitismo ubiquo ed eterno, dall’altra i fedeli rimasti tali, gli esseri umani che credono – e praticano – una realtà ultima soprannaturale che li rende non manipolabili, inarrestabili, di fatto pure immortali – perché così si comporta un martire, sapendo che la sua anima permarrà, e la sua testimonianza di sangue moltiplicherà i cristiani».   «Come può il potere costituito non temere una simile genìa? Del resto è stato così nei secoli: e i padroni del mondo, da Diocleziano allo Shogun, dai dittatori comunisti ai persecutori islamici non possono tollerare questa cosa invincibile che è la vera Fede».   «I fedeli della Santa Messa sono sopravvissuti a qualsiasi cosa, a guerre e persecuzioni, perfino alla catastrofe della chiesa romana, infiltrata dal male nel mondo più scioccante. Hanno resistito perfino ad un papato malvagio, che propala Sodoma, il mondialismo, il paganesimo più infame e negromantico, le élite ultramiliardarie, la volgarità, la crudeltà, la menzogna, e il battesimo di Satana. Come hanno potuto? Semplice. Per il cattolico della Tradizione, la Messa antica è l’atto soprannaturale supremo, la transustanziazione di Dio davanti ai loro occhi, la presenza del Signore tangibile e perfino edibile. È quindi molto, molto difficile che questa cosa non diventi il centro assoluto della loro vita».   «Ciò è intollerabile per il signore del mondo e per i suoi servi, perché questo fatto è da solo la prova che l’uomo può sfuggire alla sottomissione inflittagli. Per questo in questi cinquanta anni di follia il potere ecclesiastico corrotto ed infiltrato ci ha dato una messa, quella nuova, che serve al massimo come arma di distrazione di massa, la gente sbadiglia e guarda l’orologio, non ricorda una parola dell’omelia, ad ogni celebrazione perde un pezzo della sua fede: e parliamo ovviamente di quelli che sono rimasti nelle chiese, cioè praticamente nessuno».   «Quindi, ben venga la persecuzione dell’FBI: mettiamo le carte in tavola, diciamo le cose come stanno. Da una parte ci sta il mondo moderno e il suo totalismo perverso ed assassino, dall’altra i fedeli della liturgia del millennio. Da una parte i consumatori dell’immoralità terminale, dall’altra i consumatori dell’Eucarestia. Da una parte il niente, dall’altra Dio».   «Da una parte l’umanità che ha ancora il suo centro, dall’altra parte l’impero dello squilibrio». L’impero della Morte, i cui pretoriani non possono farci paura.  

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Tutte le scuole cristiane di Gerusalemme chiuse: Israele nega l’ingresso agli insegnanti palestinesi

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Le scuole cristiane di Gerusalemme sono state costrette a rinviare a tempo indeterminato l’inizio del nuovo anno scolastico dopo che le autorità israeliane non hanno rinnovato i permessi di ingresso a oltre 70 insegnanti e membri del personale residenti nella Cisgiordania occupata.

 

I palestinesi in possesso di documenti d’identità della Cisgiordania generalmente necessitano di permessi rilasciati da Israele per attraversare i checkpoint e raggiungere Gerusalemme Est. Tuttavia, le autorità israeliane non hanno rinnovato i permessi d’ingresso a oltre 70 insegnanti e membri del personale «improvvisamente e senza preavviso», ha dichiarato il Segretariato Generale per gli Istituti di Istruzione Cristiana di Gerusalemme in un comunicato stampa diffuso ai media lunedì.

 

«Di conseguenza… è stato deciso di sospendere la frequenza scolastica nelle scuole della città di Gerusalemme a partire dalla mattina di martedì 1 settembre 2026, fino a quando non saranno rilasciati e rinnovati i permessi necessari per insegnanti e personale», ha dichiarato la Segreteria.

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Le scuole hanno affermato di essere impegnate a proteggere il diritto all’istruzione dei propri studenti, ma la situazione «rende impossibile garantire un inizio sicuro e stabile» dell’anno scolastico.

 

La controversia si inserisce in un contesto di crescenti preoccupazioni riguardo al trattamento riservato ai palestinesi e ai cristiani in Israele e nei territori occupati.

 

Agli inizi di agosto, il senatore democratico statunitense Chris Van Hollen ha chiesto le dimissioni dell’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee, accusandolo di non aver protetto i cittadini e gli interessi americani e criticando la sua risposta alla crescente violenza in Cisgiordania, compresi gli attacchi contro le comunità cristiane palestinesi.

 

Come noto, sono verificati anche diversi episodi di alto profilo di matrice anticristiana che hanno coinvolto soldati israeliani. Ad aprile, un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) è stato filmato mentre distruggeva una statua di Gesù con una mazza nella città libanese di Dibil, mentre un altro soldato fotografava l’atto, sotto l’occupazione israeliana dell’area circostante. L’incidente ha scatenato uno scandalo globale e ha portato all’apertura di un’indagine militare. I due soldati sono stati rimossi dal servizio attivo e condannati a 30 giorni di detenzione militare.

 

Anche chiese, clero e suore cristiane a Gerusalemme sono state vittime di molestie. Sei ebrei osservanti, cinque dei quali minorenni, sono stati arrestati all’inizio di agosto dopo aver sputato e preso a pugni l’ingresso del monastero di San Giacomo nel quartiere armeno della città e aver lanciato pietre contro il muro di cinta. Questo episodio è avvenuto pochi mesi dopo che un uomo israeliano aveva aggredito violentemente una suora francese sul Monte Sion, provocandole un trauma cranico.

 

Secondo il Religious Freedom Data Center (RFDC), un’organizzazione ebraico-israeliana di controllo, le molestie anticristiane sono più che raddoppiate nel secondo trimestre del 2026, raggiungendo la quota di 83 attacchi in tre mesi.

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Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana un tribunale israeliano ha assolto un uomo da responsabilità penale per il brutale attacco a una suora cattolica francese a Gerusalemme, sostenendo che al momento dell’aggressione soffriva di una grave condizione mentale.

 

Le persecuzioni anticristiane in Israele sono diventate mainstream negli ultimi mesi grazie alla copertura mediatica di personaggi come Tucker Carlson, che l’ha denunciata in più occasioni recandosi fisicamente in Giordania.

 

Oltre alle aggressioni contro la città cristiana di Taybeh in Cisgiordania, tra i crimini d’odio anticristiani figurano il tentativo di giudei radicali di aggredire un vescovo e un sacerdote ortodossi durante la Divina Liturgia domenicale, la distruzione di una statua di Gesù Cristo nella Chiesa della Flagellazione, attacchi e vandalismi contro pellegrini da parte di bande ebraiche radicali, la profanazione di cimiteri cristiani, gli sputi sui cristiani e, in altre occasioni, l’incendio delle loro chiese.

 

Come riportato da Renovatio 21, settimane fa i coloni giudei avevano hanno incendiatoTaybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano la Cisgiordania anche queste ultime comunità cristiane, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.

 

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Immagine di Nick Leonard via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0

 

 

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