Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Israele per Natale uccide altri 250 palestinesi

Pubblicato

il

Israele ha intensificato il suo attacco alla Striscia di Gaza, uccidendo fino a 250 persone nelle ultime 24 ore che coincidono con il Natale dei cristiani occidentali. Lo riporta Al Jazeera che cita le autorità palestinesi.

 

Gli attacchi includono un raid aereo sul campo profughi di Maghazi a est di Deir al-Balah, a metà strada tra Gaza City e Khan Younis, che ha ucciso almeno 100 persone. Molti altri sono ancora dispersi tra le macerie.

 

La notte della vigilia di Natale a Gaza è stata segnata da alcuni dei bombardamenti più intensi dell’attuale ciclo di combattimenti tra Israele e il gruppo armato palestinese Hamas, con attacchi israeliani che hanno raso al suolo edifici e lasciato famiglie intrappolate sotto cumuli di macerie.

 

Lunedì i palestinesi si sono messi in fila per toccare i corpi avvolti nei sudari delle persone uccise negli attacchi israeliani sul campo durante un funerale, per commemorare dozzine di persone uccise, molte delle quali donne e bambini. Un giornalista della TV del Qatar a Gaza ha detto che la cifra ha ormai raggiunto più di 100. L’Ufficio stampa governativo di Gaza ha affermato che sette famiglie sono state uccise nell’attacco israeliano ad una piazza residenziale del campo.

 

«L’esercito israeliano non risparmia i civili», ha detto ad Al Jazeera Zeyad Awad, residente a Maghazi. «Mio figlio mi ha detto: “Aiutami! Cosa sta succedendo? Non riesco a respirare”».

 

«Ciò che sta accadendo nel campo di Maghazi è un massacro commesso in una piazza residenziale affollata», ha detto il portavoce del Ministero della Sanità, Ashraf al-Qudr.

 

Gli attacchi israeliani hanno ucciso decine di persone anche in aree come Khan Younis, Bureij e Nuseirat. Circa 500 persone sono state ferite dagli attacchi israeliani negli ultimi giorni.

 

I giornalisti dell’Associated Press in un vicino ospedale hanno osservato i palestinesi frenetici trasportare i morti, compreso un bambino, e i feriti in seguito all’attacco al campo profughi di Maghazi.

 

Una giovane ragazza insanguinata sembrava sbalordita mentre il suo corpo veniva controllato per verificare la presenza di ossa rotte. Le vittime includono almeno 12 donne e 7 bambini, secondo i primi dati ospedalieri.

 

«Siamo stati tutti presi di mira», ha detto Ahmad Turkomani, che ha perso diversi membri della famiglia, tra cui la figlia e il nipote. «In ogni caso non esiste un posto sicuro a Gaza”.

Sostieni Renovatio 21

Nel frattempo, 17 soldati israeliani sono stati uccisi nei combattimenti del fine settimana. Il bilancio delle vittime dell’esercito dello Stato Ebraico dall’inizio della guerra di terra è ora stimato a 156. «La guerra ci impone un prezzo molto alto, ma non abbiamo altra scelta che continuare a combattere», ha detto Benjamin Netanyahu, che visitato le truppe israeliane a Gaza il giorno di Natale, ed è tornato per dire ad una riunione del suo partito Likud che i soldati che aveva incontrato durante la sua visita a Gaza avevano esortato Israele a continuare a combattere.

 

«Tutti mi hanno chiesto solo una cosa: di non fermarci e di andare avanti fino alla fine», ha detto. «Quindi non ci fermiamo, continuiamo a combattere e approfondiamo il combattimento nei prossimi giorni e sarà una lotta lunga e non è vicina alla fine».

 

In un discorso televisivo a livello nazionale, il presidente israeliano Isaac Herzog ha lanciato un appello affinché il Paese rimanga unito dietro l’attuale governo e le sue politiche. «Questo momento è una prova. Non ci spezzeremo né batteremo le palpebre», ha detto Herzog.

 

AP rileva, tuttavia, che c’è stata una rabbia diffusa contro il governo di Netanyahu, che molti criticano per non aver protetto i civili il 7 ottobre e per aver promosso politiche che hanno permesso ad Hamas di guadagnare forza nel corso degli anni.

 

Molti familiari degli ostaggi continuano a protestare contro il rifiuto del governo di dare priorità alla loro liberazione, portando oggi la loro protesta nella tribuna dei visitatori della Knesset, interrompendo il suo discorso da sofista quando insisteva «abbiamo bisogno di tempo» per finire il lavoro, con fischi e canti di «Adesso! Ora! Ora!»

 

Netanyahu ha evitato di assumersi la responsabilità dei fallimenti militari e politici. «Con il passare del tempo, l’opinione pubblica farà fatica a ignorare il pesante prezzo pagato, così come il sospetto che gli obiettivi annunciati a gran voce siano ancora lontani dall’essere raggiunti e che Hamas non mostri segni di capitolazione nel prossimo futuro». ha scritto Amos Harel, commentatore di affari militari per il quotidiano Haaretz.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



Immagine del 9 ottobre 2023 di i Palestinian News & Information Agency (Wafa) in contract with APAimages via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Continua a leggere

Animali

Il capo della NATO Rutte rivela di aver parlato con un cane

Pubblicato

il

Da

Il segretario Generale della NATO Mark Rutte ha affermato di aver avuto un dialogo con un cane nel corso del suo più recente viaggio a Kiev, mentre insisteva sulla necessità di proseguire con gli aiuti militari all’Ucraina. Queste parole sono state pronunciate durante un dibattito congiunto con il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, svoltasi sabato.   Rutte si era recato nella capitale ucraina all’inizio di febbraio, occasione in cui aveva garantito che i paesi occidentali avrebbero mantenuto il proprio impegno, arrivando persino a ipotizzare l’invio di truppe in Ucraina, ipotesi giudicata inaccettabile da Mosca.   Sabato ha rievocato quella visita, menzionando in particolare l’incontro con un cane addestrato alla ricerca di esplosivi di nome Patron, il cui nome in ucraino significa «cartuccia di proiettile».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il Jack Russell Terrier del Servizio di emergenza statale ucraino è diventato una vera e propria mascotte per Kiev nel contesto del conflitto con la Russia ed è stato protagonista di una serie di cartoni animati su YouTube, finanziati attraverso i programmi di sovvenzioni dell’USAID e successivamente sospesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sciolto l’agenzia.   «Ho persino guardato il cane negli occhi e mi ha detto: “Non cederemo mai”», ha dichiarato Rutte, ribadendo l’urgenza di un sostegno più deciso a Kiev. Ha poi proseguito sottolineando che il conflitto ha provocato numerose perdite alla Russia, invitando i sostenitori occidentali di Kiev ad «assicurarsi» che l’Ucraina disponga «degli strumenti offensivi di cui ha bisogno… per colpire qualsiasi cosa debba colpire in Russia».   L’anno scorso il Rutte aveva suscitato perplessità quando, durante il vertice NATO all’Aia, aveva chiamato Trump «papà», così come per i suoi messaggi personali di adulazione al presidente statunitense, resi pubblici dallo stesso Trump in più occasioni.   Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso l’eurodeputata francese Nathalie Loiseau ha soprannominato il Rutte«dipendente del mese di McDonald’s», dopo che Rutte aveva assicurato a Trump il proprio impegno a individuare una «via d’uscita» al progetto del presidente statunitense di acquisire la Groenlandia.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Continua a leggere

Geopolitica

Zelens’kyj insulta Orban per la sua pancia

Pubblicato

il

Da

Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha rivolto un nuovo attacco personale al primo ministro ungherese Viktor Orban, affermando che grazie a Kiev questi potrebbe «pensare a come farsi crescere la pancia» invece di impegnarsi a costruire un esercito efficiente. I due leader sono da tempo in contrasto a causa del rifiuto di Budapest di appoggiare l’Ucraina.

 

Lo Zelens’kyj ha tenuto il suo discorso sabato durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, sostenendo che l’Ucraina stia difendendo l’intera Unione Europea dalla Russia. «Sono gli ucraini a tenere il fronte europeo. Dietro il nostro popolo ci sono una Polonia indipendente e i liberi Stati baltici», ha dichiarato.

 

«E anche un solo Viktor può pensare a come farsi crescere la pancia, non a come far crescere il suo esercito per impedire ai carri armati russi di tornare nelle strade di Budapest», ha aggiunto, alludendo all’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956 per soffocare la rivolta popolare.

 

L’insulto – definibile come fat-shaming secondo la categoria del politcamente corretto – ha provocato applausi da parte di un pubblico prevalentemente favorevole all’Ucraina e all’UE, che tende a giudicare negativamente Orbán per la sua opposizione a diverse politiche del blocco.

Sostieni Renovatio 21

Nella sua replica su X, Orban non ha risposto direttamente all’offesa, ma ha suggerito che le parole di Zelens’kyj «aiuteranno notevolmente gli ungheresi a vedere la situazione più chiaramente», specialmente in merito alle aspirazioni dell’Ucraina di entrare nell’Unione Europea.

 

«Questo dibattito non riguarda me e non riguarda voi. Riguarda il futuro dell’Ungheria, dell’Ucraina e dell’Europa. È proprio per questo che non potete diventare membri dell’Unione Europea», ha precisato.

 

Il mese scorso Zelens’kyj aveva già lanciato un’altra stoccata a Orban, dichiarando al World Economic Forum di Davos che «ogni Viktor che vive di soldi europei mentre cerca di svendere gli interessi europei merita uno schiaffo in testa».

 

Il primo ministro ungherese ha descritto Zelens’kyj come «un uomo in una posizione disperata», insinuando che il leader ucraino non abbia manifestato altro che ingratitudine. «Il popolo ucraino, naturalmente – nonostante i vostri insulti accuratamente scelti – può ancora contare su di noi per continuare a fornire al vostro Paese elettricità e carburante».

 

Orban ha continuato a opporsi al sostegno militare all’Ucraina, sostenendo che gli aiuti non farebbero altro che ostacolare il raggiungimento di un accordo di pace. L’Ungheria si è inoltre opposta alla candidatura di Kiev all’UE e alla NATO, argomentando che tale adesione esporrebbe il blocco a un confronto diretto con la Russia.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Geopolitica

Il presidente colombiano Petro denuncia un «tentativo di assassinio»

Pubblicato

il

Da

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato di essere scampato a un tentativo di assassinio, dopo aver ricevuto per mesi segnalazioni su un presunto complotto ordito da narcotrafficanti per eliminarlo.   Il Paese sudamericano è segnato da decenni di violenze legate a guerriglie e gruppi armati. Il presunto attentato alla sua vita avviene in un momento di alta tensione politica, alla vigilia delle elezioni per il Congresso dell’8 marzo e delle presidenziali fissate per maggio.   Nel corso di una riunione governativa trasmessa in diretta streaming martedì, Petro ha raccontato che poche ore prima si trovava a bordo del suo elicottero insieme alle figlie e non era riuscito ad atterrare nella località prevista nel dipartimento di Córdoba, sulla costa caraibica, per timore che persone non identificate «stessero per aprire il fuoco».   «Sto cercando di evitare di essere ucciso. Per questo motivo ieri sera non sono riuscito ad arrivare in orario, perché non ho potuto atterrare dove avevo annunciato. Anche stamattina non sono riuscito a scendere dove previsto, perché erano arrivate informazioni secondo cui l’elicottero sarebbe stato preso di mira», ha spiegato.   Petro, al quale la Costituzione vieta la ricandidatura per un secondo mandato consecutivo, ha affermato che un’organizzazione dedita al narcotraffico lo ha nel mirino fin da quando ha assunto la presidenza nell’agosto 2022. In precedenza aveva già denunciato un altro presunto tentativo di attentato alla sua vita nel 2024.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo il quotidiano El Tiempo, il principale cartello colombiano, il Clan del Golfo, è attivo proprio nel dipartimento di Córdoba. Il giornale evidenzia inoltre che il gruppo ha interrotto di recente i negoziati di pace con il governo, dopo che Petro ha raggiunto un accordo con il presidente statunitense Donald Trump per collaborare alla cattura del capo del cartello Hobanis de Jesús Ávila Villadiego.   Petro e Trump si sono incontrati alla Casa Bianca all’inizio di questo mese, in un clima di crescenti attriti. Trump ha criticato aspramente gli sforzi colombiani contro il narcotraffico, giudicandoli insufficienti, e in passato aveva definito il presidente colombiano un «narco-leader illegale». Petro ha respinto le accuse, accusando a sua volta Washington di condurre operazioni destabilizzanti nei Caraibi e in Venezuela, dannose per la stabilità regionale.   Le dichiarazioni di Petro sono arrivate poco dopo il rapimento della senatrice colombiana Aida Quilcué, avvenuto nel suo dipartimento natale di Cauca, una zona martoriata dal conflitto e contesa dai dissidenti delle ex FARC, dove si concentra gran parte della coltivazione di coca.   L’attivista indigena, pluripremiata per il suo impegno, è stata liberata poche ore dopo: il suo team ha annunciato su X il ritrovamento del veicolo su cui viaggiava insieme a due guardie del corpo, abbandonato dopo l’aggressione. La senatrice 53enne ha riferito all’AFP di essere stata sequestrata da «diversi uomini armati», senza indicare a quale gruppo appartenessero.   Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso Petro ha promesso di «prendere le armi» qualora gli USA attaccassero. Dopo gli attacchi alle imbarcazioni della droga nei caraibi, Il colombiano aveva definito The Donald come un «barbaro». Trump aveva risposto alle rimostranze di Bogotà definendo il Petro «uno spacciatore». A fine 2025 Petro accusò gli USA di aver iniziato una guerra.   Poche settimane fa, dopo vari avvertimenti a Paesi latinoamericani, Trump aveva dichiarato che un raid in Colombia gli sembrava «una buona idea».   Il presidente colombiano è avversario della NATO e ha chiesto due anni fa alla Corte Penale Internazionale di emettere un mandato di cattura per il premier israeliano Benjamino Netanyahu. A fine 2025 Petro aveve espulso dalla Colombia tutti i diplomatici israeliani.   Petro aveva dapprima rifiutato un aereo cargo di immigrati illegali rispediti da Trump appena eletto in Colombia, ma poi cambiò idea.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Più popolari