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Terrorismo

Iraq, 11 morti e 13 feriti in un attacco dell’ISIS. Vittime anche civili

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

Fonti della sicurezza affermano che i jihadisti hanno colpito «civili inermi» dopo un tentativo di sequestro. Morta anche una donna. Le autorità hanno sigillato l’area e avviato operazioni di rastrellamento. Secondo un rapporto Onu vi sono ancora 10mila miliziani attivi fra Siria e Iraq. 

 

 

 

 

È di oltre una decina di vittime il bilancio, ancora provvisorio, di un attacco sferrato dai jihadisti dello Stato islamico (SI, ex ISIS) nella serata di ieri contro un villaggio nell’est dell’Iraq.

 

Le milizie del «califfato», che un tempo occupavano oltre metà del territorio di Siria e Iraq e avevano eretto la loro «capitale» a Mosul, tornano a colpire prendendo di mira al-Rashad, nella provincia di Diyala, in una zona abitata da civili e militari.

 

Secondo quanto riferiscono fonti della sicurezza locali, al momento si registrano «11 morti e 13 feriti» alcuni dei quali in condizioni gravi. Fra le vittime vi sono sia civili che militari di stanza nella zona. Le autorità hanno sigillato l’area e avviato operazioni di rastrellamento, alla ricerca di cellule jihadiste locali.

 

Un rapporto di inizio anno delle Nazioni Unite afferma che lo Stato islamico «mantiene una presenza in larga parte clandestina in Iraq e Siria» dove conduce «una insurrezione su entrambi i fronti» grazie alla presenza di almeno 10 mila combattenti.

Una nota dei vertici militari sottolinea che nell’attacco i miliziani hanno sequestrato due persone e colpito «civili inermi», dopo che gli abitanti del villaggio si sono rifiutati di pagare un riscatto. Fra le vittime vi sarebbe anche una donna. In precedenza si era verificato un altro attacco con veicoli leggeri e armi semi-automatiche sempre in Iraq, con un bilancio finale di 11 morti e 15 feriti.

 

Nell’area di al-Rashad vivono soprattutto membri della tribù beduina di Bani Tamim, alla quale appartiene anche il governatore della provincia. All’inizio di settembre sono morti 13 elementi appartenenti alla polizia federale irachena, colpiti in un attacco sferrato dall’ISIS contro un punto di controllo nei pressi di Kirkuk, nel nord.

 

Un rapporto di inizio anno delle Nazioni Unite afferma che lo Stato islamico «mantiene una presenza in larga parte clandestina in Iraq e Siria» dove conduce «una insurrezione su entrambi i fronti» grazie alla presenza di almeno 10 mila combattenti.

 

L’ultimo attacco rivendicato dall’ISIS in Iraq risale al luglio scorso, nel distretto sciita di Sadr City, a Baghdad, che ha causato la morte di una trentina di persone.

 

In ottobre, in concomitanza con le elezioni parlamentari, le autorità avevano rivelato due operazioni oltre-confine con l’arresto del responsabile del sanguinoso attentato del 2016 nella capitale, che aveva provocato oltre 320 vittime.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

 

 

Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine di archivio

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Terrorismo

Se anche l’ISIS si fa il vaccino mRNA

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La settimana scorsa i giornali ci hanno informato di un arresto rilevante nella lotta al terrorismo islamico.

 

La polizia avrebbe tratto in arresto «Al Muhajirah», la «sposa pellegrina». Si tratta di una ragazza italo-kosovara di 19 anni, «radicalizzata a 16 anni, sul web» scrive il Corriere della Sera.

 

«Una fanatica dello Stato Islamico che aveva realizzato a gennaio il suo sogno: sposare un “barbuto”, un miliziano di origini kosovare residente in Germania, vicino all’attentatore di Vienna, Fejzulai Kujtim».

 

«Voleva andare a combattere e immolare la sua vita alla causa salafita» scrive il quotidiano. L’arresto è avvenuto ad «una segnalazione dell’intelligence tedesca per i suoi contatti con i “Leoni dei Balcani”, costola europea di Daesh [cioè l’ISIS, ndr] di cui faceva parte il marito».

 

«È stata intercettata al suo ritorno in Italia, a Milano, per rinnovare la carta d’identità e vaccinarsi contro il COVID». Eh?

Si tratta di un pattern già visto in precedenza ad ogni latitudine: ragazzine giovanissime, teenager magari di seconda o terza generazioni di famiglie immigrate integratissime magari perfino poco religiose, negli anni dell’ISIS partivano alla volta della Siria e del Levante per sposare miliziani mai visti prima e combattere per lo Stato Islamico».

 

Casi simili si sono visti in Gran Bretagna, in Sud Africa, negli USA, in Germania.

 

Anche in Italia il fenomeno ha lasciato il segno: una 19enne padovana di origine marocchina nel 2015 era partita per raggiungere lo Stato Islamico, per poi dire di essere pentita l’anno dopo e chiedere di tornare, sparire ancora, far temere per la sua morte, riapparire con forse due figli, risparire ed essere nel 2021 segnalata da «fonti dei servizi segreti» in «Francia, sotto falso nome, pronta a portare avanti gli intenti jihadisti».

 

Non si tratta di una questione semplice.

 

Le ragazzine ISIS sembrano indomabili, inarrestabili – ne abbiamo trattato qui in un vecchio articolo di Renovatio 21, «La jihad come frutto del Concilio». Nel caso del recente arresto di Milano, si tratta di una ragazza di origine kosovara.

 

Cosa che in moltissimi ignorano, il Kosovo è il Paese primo al mondo nella statistica pro-capite foreign fighters mandati in Siria a combattere l’ISIS: un Paese limitrofo radicalizzato, per l’esistenza del quale – cioè, per la secessione dalla Serbia cristiana – il governo D’Alema avallò i bombardamenti del 1999.

 

Il Kosovo fu creato in un piano di ulteriore espansione dell’Islam in Europa: con le precedenti guerre yugoslave, già si era creato un altro primo stato musulmano in Europa, la Bosnia, dove erano accorsi tanti veterani della guerra anti-sovietica in Afghanistan e del massacro della guerra civile algerina. Vi operava liberamente, dissero, Al Qaeda, prima che essa, con l’11 settembre, divenisse il nemico. Nella mente dei padroni del vapore geopolitico atlantico, un altro staterello maomettano avrebbe aiutato, magari attraverso poi le laute donazioni saudite e emiratine, nell’indebolimento della Serbia, cioè della superpotenza nucleare russa: il solito programma visto in Cecenia, Daghestan e soprattutto in Afghanistan. Più potere agli islamisti, più gole slave tagliate, meglio per il dominio geopolitico occidentale…

 

Lo stato albanese-musulmano del Kosovo portò al potere il leader Hashim Thaci, uomo accusato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e traffico di organi. I politici italiani, e internazionali, continuarono ad aver rapporti con lui nonostante le accuse fossero ben note e ufficializzate nel 2010 dal Consiglio d’Europa.

 

Il quadretto è questo. Una ragazzina di origine kosovara che si iscrive ai terroristi ISIS si proietta automaticamente in questo oceano di sangue e di crudeltà belluina, di sanguinario calcolo politico mondiale e di traumi bellici non ancora sopiti: persecuzioni, squartamenti, propositi messianici…

 

Una giovane che aderisce all’ISIS compie la decisione più radicale possibile: un fondamentalismo non tollerabile per lo Stato «laico», l’abbraccio con una cultura di morte massiva, il disprezzo categorico e anticosmico della realtà degli infedeli (cioè, la realtà), la disponibilità a divenire un’arma suicida, la rinuncia alla propria giovinezza secondo i comodi canoni occidentali, l’idea che il mondo intero menta, e l’unica voce è quella del dio jihadista, e tutto il resto è jahiliyya, «miscredenza», menzogna

 

Si tratta, in pratica, della scelta più anticonformista che una ragazza può fare. Il fatto che una scelta del genere sia possibile spaventa il pubblico e le autorità, da quanto è aliena rispetto al cosmo sociale maggioritario.

 

Poi però, leggendo l’articolo sulla sposa ISIS 19enne arrestata a Milano, ci si imbatte in una cosa incredibile.

 

«È stata intercettata al suo ritorno in Italia (era cresciuta a Isernia), a Milano, per rinnovare la carta d’identità e vaccinarsi contro il COVID» Eh?

«È stata intercettata al suo ritorno in Italia (era cresciuta a Isernia), a Milano, per rinnovare la carta d’identità e vaccinarsi contro il COVID» scrive il Corsera.

 

Eh?

 

Il vaccino? Era tornata in Italia per sottoporsi alla siringa mRNA? È una qualche forma di dissimulazione da agente segreto? È il giornalista che non ha capito bene?

 

Cerchiamo un altro articolo sulla vicenda. Leggiamo bene.

 

«La “sposa pellegrina” — come da nickname usato nelle oltre duemila chat su praticamente qualsiasi piattaforma digitale, con una preferenza per la riservatezza di Telegram — aveva da tempo abbracciato l’Islam salafita. Il suo rifiuto per la società occidentale è stato totale. Tanto che gli ultimi quattro mesi, trascorsi in Italia solo per rinnovare la carta d’identità e vaccinarsi, ha preferito passarli barricata in casa. E limitare al minimo il rischio di “contaminarsi” con i miscredenti. Una breve uscita con il fratello per la seconda dose del vaccino anti COVID». Il massimo quotidiano nazionale scrive così. Il corsivo è nostro.

 

A questo punto abbiamo le vertigini. Trasecoliamo.

 

Come si può conciliare il «rifiuto totale» della società occidentale con la sottomissione al vaccino genico, assunto perfino in due dosi, e a 19 anni, senza obblighi precisi di mezzo?

Come si può conciliare il «rifiuto totale» della società occidentale con la sottomissione al vaccino genico, assunto perfino in due dosi, e a 19 anni, senza obblighi precisi di mezzo?

 

Davvero, non sappiamo che dire. Ricordiamo ancora bene il pensiero degli anni Novanta, culminato poi nell’11 settembre e nel mondo successivo: l’Islam radicale non era altro che un rifiuto della globalizzazione occidentale, dicevano. Estrema destra ed estrema sinistra convergevano in questa visione edenica del jihadista buon selvaggio contro il mondo corrotto delle multinazionali e della macchina da guerra bombarola USA.

 

Il libro da leggere era Jihad vs. McWorld del politologo americano Benjamin Barber, tradotto il Italia come Guerra santa contro McMondo. Il «McMondo» consisteva nel dominio imperialista delle multinazionali dietro alla globalizzazione, contro cui si levavano fisiologicamente forze ri-tribalizzate etnicamente, culturalmente, religiosamente (per esempio, appunto, il jihadismo).

 

La jihad non riesce a vedere il McVaccino mRNA come longa manus del McMondo sin dentro i corpi, le cellule della discendenza di Abramo

Quindi, secondo questa logica, la jihad non riesce a vedere il McVaccino mRNA come longa manus del McMondo sin dentro i corpi, le cellule della discendenza di Abramo.

 

L’Islam aveva dato sporadiche prova di resistenza all’imperialismo vaccinatorio – anche prima del COVID.

 

In Pakistan vi è una lunga scia di tremendi episodi di sangue: vaccinatori uccisi da uomini armati che poi spariscono.

 

Twitter ha rimosso il tweet dell’ayatollah Ali Khamenei che poneva dubbi sull’affidabilità dei vaccini occidentali, di cui non si fidava.

 

Nei primi giorni di vita del nuovo emirato di Afghanistan, a fine agosto, riportò un canale indiano affiliato della CNN, i nuovi talebani – quelli armati e vestiti dagli USA e leccati dai nostri politici – proibirono la vaccinazione contro il COVID-19 in Paktia, Afghanistan orientale.

L’Islam aveva dato sporadiche prova di resistenza all’imperialismo vaccinatorio – anche prima del COVID

 

Il lettore di Renovatio 21 può andare ancora più indietro, e leggere già diversi anni di una resistenza di clerici musulmani in Indonesia riguardo ai vaccini creati con cellule fetali e animali – in particolare il maiale, che è haram, proibito.

 

Di recente, abbiamo riportato dell’esitazione della popolazione musulmana cecena verso il siero anti-COVID.

 

La verità è che nessuno è davvero al riparo dall’imperativo vaccinale. L’ayatollah iraniano si è vaccinato con una fiala made in Iran, il CovIran. In Indonesia lo Stato minaccia punizioni pesanti per chi dissente dall’inoculo. In Pakistan mesi fa hanno iniziato a bloccare la SIM telefonica dei non vaccinati.  talebani si sono aperti a Instagram e Twitter, con selfie fichissimi, aprirsi alla siringa genica ci sembra un dettaglio minore.

 

L’unica vera opposizione al mondialismo è quella di chi rifiuta la sottomissione biotica e il siero mRNA

No, neanche la Jihad può qualcosa contro il vaccino.

 

Il che ci porta alle logiche, legittime conclusioni di tutto questo: l’unica vera opposizione al mondialismo è quella di chi rifiuta la sottomissione biotica e il siero mRNA.

 

L’unica vera minaccia all’establishment oggi è l’antivaccinismo, diffuso in ogni angolo della Terra.

 

L’unica vera resistenza al Nuovo Ordine Mondiale è quella di chi difende la dignità dell’uomo e l’inviolabilità della sua materia genetica.

 

L’unica vera resistenza al Nuovo Ordine Mondiale è quella di chi difende la dignità dell’uomo e l’inviolabilità della sua materia genetica. L’unica vera «Guerra Santa» è quella per la libertà e la legge naturale. L’unico vero Dio è Colui che, a ciascun essere umano, ha infuse entrambe tramite il dono della vita

L’unica vera «Guerra Santa» è quella per la libertà e la legge naturale.

 

L’unico vero Dio è Colui che, a ciascun essere umano, ha infuse entrambe tramite il dono della vita.

 

Vi è solo un Dio, il Dio della vita. Vi è solo una battaglia, quella della Vita contro la Morte e la sua Cultura.

 

Questa è la Via. Questa è la Verità che ci renderà liberi.

 

Perché, ha detto il Signore: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6)

 

 

 

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Armi biologiche

Vaiolo, il mistero delle fiale ritrovate. Cosa sta succedendo?

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Il mondo delle epidemie e dei laboratori è appena stato scosso da un altro incredibile mistero.

 

Fiale di ciò che è stato etichettato come «vaiolo» sono state trovate in un congelatore di laboratorio a Filadelfia la settimana scorsa, scatenando una risposta immediata da parte dell’FBI e del CDC. Non si tratta di una cosa di poco conto: il vaiolo, considerato estirpato dal pianeta, ha ucciso negli anni milioni di esseri umani.

 

Il 17 novembre Yahoo News riporta che 15 «fiale discutibili» sono state trovate nel congelatore da laboratorio della Merck in Pennsylvania. 10 di esse sono etichettate come «Vaccinia» e le restanti cinque etichettate come Smallpox, «vaiolo».

 

Il misterioso ritrovamento delle fialette di vaiolo avviene praticamente negli stessi giorni in cui Bill Gates si mette a parlare di «Germ Games» e specificamente di… vaiolo

Tale è la gravità dell’accaduto che, secondo quanto riportato, la struttura sarebbe stata immediatamente chiusa.

«Non ci sono indicazioni che qualcuno sia stato esposto al piccolo numero di fiale congelate. Le fiale congelate etichettate come “vaiolo” sono state scoperte casualmente da un lavoratore di laboratorio mentre puliva un congelatore in una struttura che conduce ricerche sui vaccini in Pennsylvania “, ha detto a Yahoo News un portavoce del CDC».

«Il CDC, i suoi partner amministrativi e le forze dell’ordine stanno indagando sulla questione e il contenuto delle fiale sembra intatto. L’operatore di laboratorio che ha scoperto le fiale indossava guanti e una mascherina facciale. Forniremo ulteriori dettagli non appena disponibili», ha affermato il portavoce.

 

Non si tratta della prima volta. Nel 2014 un altro set di fiale fu scoperto nel Maryland. All’epoca scoprirono 6 fiale. Il CDC promise di testare e distruggerle. Erano riemerse per caso durante le pulizie in un magazzino del campus del National Institutes of Health (NIH) di Bethesda. Dissero che erano state «dimenticate».

 

Il Gates in un messaggio di pochi giorni prima mise insieme le parole «vaiolo» e «bioterrorismo»

Il vaiolo è considerato «eradicato» dal 1980 a seguito di una martellante campagna di vaccinazione globale. È ammesso che alcuni campioni vivi siano conservati in due soli luoghi, negli USA ad Atlanta (nella struttura del CDC chiamata VECTOR) e in Russia, nella città siberiana di Novosibirsk.

 

Il misterioso ritrovamento delle fialette di vaiolo avviene praticamente negli stessi giorni in cui Bill Gates si mette a parlare di «Germ Games» e specificamente di… vaiolo.

 

Il Gates in un messaggio di pochi giorni prima mise insieme le parole «vaiolo» e «bioterrorismo».

 

«Uno dice, OK, e se un bioterrorista portasse il vaiolo in 10 aeroporti? Sai, come reagirebbe il mondo a questo?» si è chiesto retoricamente il magnate di Seattle.

 

Bill Gates: «Ci sono epidemie causate naturalmente ed epidemie causate da bioterrorismo che potrebbero anche essere molto peggiori di quelle che abbiamo vissuto oggi e tuttavia, i progressi della scienza medica dovrebbero darci strumenti»

«Ci sono epidemie causate naturalmente ed epidemie causate da bioterrorismo che potrebbero anche essere molto peggiori di quelle che abbiamo vissuto oggi e tuttavia, i progressi della scienza medica dovrebbero darci strumenti».

 

Come riportato da Renovatio 21, Richard Hatchett, il CEO dell’ente vaccinale transnazionale fondato da Gates CEPI, ha svelato i progetti in via di realizzazione del vaccino universale in una recente intervista al Corriere della Sera, citando proprio il vaiolo.

 

«Abbiamo la prova che è possibile ottenere un vaccino universale per una famiglia virale, per esempio quello che usiamo contro il vaiolo protegge contro tutti i virus della famiglia degli Orthopoxvirus» aveva dichiarato Hatchett un po’ oscuramente. Stava insomma parlando di vaiolo in relazione al «supervaccino», che era il tema dell’intervista.

 

Ribadiamo che i lettori non possono non essere colpiti dal fatto che, parlando di bioterrorismo, Gates sia finito a parlare proprio il vaiolo.

 

Il 20 luglio 2018 Renovatio 21 pubblicava un articolo intitolato «Farmaco per il vaiolo approvato dalla FDA, solo una mossa contro il bioterrorismo?».

 

Oramai più di tre anni fa, 16 mesi prima della pandemia, Renovatio 21 scrivevamo che «negli ultimi mesi è impossibile non vedere come vi siano strani movimenti attorno al vaiolo».

Oramai più di tre anni fa, 16 mesi prima della pandemia, Renovatio 21 scrivevamo che «negli ultimi mesi è impossibile non vedere come vi siano strani movimenti attorno al vaiolo».

 

C’era già in ballo da un lustro la programmatica resurrezione in laboratorio del patogeno che di fatto rappresenta l’inizio della storia dei vaccini.

 

A fine 2017, alcuni ricercatori della Università di Alberta (Canada) hanno ricreato sinteticamente un virus simil-vaiolo, riportando in vita un ceppo pericolosissimo morto decenni fa. La notizia aveva destato molte polemiche. Alcuni critici hanno sottolineato come tale ricerca fosse inutile o addirittura dannosa: una forma sintetica del virus potrebbe finire nelle mani di terroristi, dissero.

 

Scriveva Renovatio 21:

 

«Le aree semantiche del terrorismo biologico e dei vaccini paiono interrelate in ogni articolo dei giornali internazionali; ma il motivo è presto detto: vi è una stretta relazione anche tra il business dell’informazione e quello della sanità che fornisce agli Stati le fialette a suon di miliardate. I casi vari dell’influenza aviaria dovrebbero bastare a rendere l’idea».

 

Il business dell’informazione e quello del controllo biologico hanno in comune una figura inevitabile: Bill Gates.

 

Bill Gates: «la prossima epidemia potrebbe avere origine sullo schermo del computer di un terrorista intenzionato a utilizzare l’ingegneria genetica per creare una versione sintetica del virus del vaiolo»

Il quale anni addietro aveva predetto che «la prossima epidemia potrebbe avere origine sullo schermo del computer di un terrorista intenzionato a utilizzare l’ingegneria genetica per creare una versione sintetica del virus del vaiolo».

 

Questa frase è stampata nella pagina «Chi siamo» del sito di una farmaceutica dell’Oregon, Siga Technologies di Corvallis, Oregon, una società privata che ha sviluppato un nuovo farmaco antivaiolo sotto un contratto federale di difesa biomedica.

 

Altre volte in questi tempi sono emerse storie di vaiolo. Quattro mesi fa la Cina avrebbe riportato la prima morte umana  per «Monkey B» – un virus chiamato anche vaiolo delle scimmie.

 

Chiediamo umilmente: cosa sta succedendo?

Ora la storia delle fialette misteriose. Abbandonate, dimenticate in un magazzino… Trovate contemporaneamente alle dichiarazioni di un miliardario onnipotente ossessionato dai vaccini.

 

Insomma: vaiolo, «bioterrorismo», Bill Gates che canta e ricanta.

 

Chiediamo umilmente: cosa sta succedendo?

 

 

 

 

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Immigrazione

Il terrorista di Liverpool non era cristiano, ma i media insistono

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I fatti sono noti: la settimana scorsa un attentatore suicida si è fatto esplodere con un ordigno fatto in casa fuori da un ospedale di maternità a Liverpool. La situazione è stata salvata dalla prontezza del tassista che lo stava portando, che lo ha chiuso dentro l’auto ed è fuggito.

 

Emad al-Swealmeen aveva precedentemente cambiato il suo nome in Enzo Almeni – si dice in onore di Enzo Ferrari.

 

I media inglesi e internazionali hanno descritto l’attentatore suicida liverpudliano come un «convertito cristiano» nonostante l’ammontare di prove che dimostrano come può aver finto la conversione per rafforzare la richiesta di asilo.

 

Il 32enne al-Swealmeen, un rifugiato nato in Iraq, stava progettando probabilmente una strage alla parata della domenica della memoria o forse il reparto maternità di un ospedale, un pensiero che riempie di orrore chiunque.

 

Tuttavia, subito dopo che la sua identità è stata resa pubblica, i media hanno riportato che Al Swealmeen non era un terrorista islamico ma in realtà un cristiano convertito.

Il Corriere della Sera: «Il kamikaze di Liverpool: siriano, convertito e battezzato». Siamo quindi dinanzi ad una nuova forma di terrorismo fondamentalista, il terrorismo battezzato?

 

In Gran Bretagna BBC News ha continuato per giorni a martellare sul concetto: facendo unire i puntini al lettore si sarebbe trattato chiaramente di un esempio di «terrorismo cristiano».

 

Anche in Italia funziona allo stesso modo. È lampante il titolo fatto una settimana fa dal Corriere della Sera: «Il kamikaze di Liverpool: siriano, convertito e battezzato». Siamo dinanzi ad una nuova forma di terrorismo fondamentalista, il terrorismo battezzato?

 

Parrebbe di sì: il Corriere lascia online un ulteriore articolo. Titolo «Gb: kamikaze Liverpool era un rifugiato convertito al cristianesimo». La possibile vera notizia, cioè che si possa trattare di un finto convertito – una prospettiva nuova e decisamente inquietante, che merita decisamente l’attenzione di un giornalista – non è esattamente al centro dell’attenzione.

 

Secondo quanto emerso, Emad Al-Swealmeen aveva iniziato a pianificare il suo attacco almeno otto mesi fa. Durante questo periodo, mentre stava costruendo la bomba, Al Swealmeen «è stato visto nella sua moschea locale ogni giorno durante il Ramadan ad aprile».

 

«Testate come la BBC stanno ancora amplificando il mito del “convertito cristiano” nonostante sia ormai ampiamente noto che un gran numero di musulmani ha frequentato corsi di 5 settimane alla Cattedrale di Liverpool non perché vogliono veramente convertirsi, ma perché aiuta a far accettare la loro richiesta di asilo»

Secondo il Telegraph, il terrorista «ha frequentato la moschea “tutto il giorno tutti i giorni” durante la festa religiosa ed è stato visto pregare con un compagno musulmano una settimana prima dell’attacco».

 

È stato speculato che Al-Swealmeen potesse avere come obbiettivo una vicina cattedrale dove si stava svolgendo una commemorazione: «che tipo di «convertito cristiano» prega in una moschea e poi cerca di farsi esplodere fuori da una cattedrale cristiana?» si chiede Summit News.

 

«Testate come la BBC stanno ancora amplificando il mito del “convertito cristiano” nonostante sia ormai ampiamente noto che un gran numero di musulmani ha frequentato corsi di 5 settimane alla Cattedrale di Liverpool non perché vogliono veramente convertirsi, ma perché aiuta a far accettare la loro richiesta di asilo».

 

Il Telegraph riporta le parole di Mohammad Eghtedarian, un vero convertito,  che racconta come ci siano innumerevoli persone che «abusano del sistema».

 

«Capisco che ci sono molti motivi contrastanti. Ci sono molte persone che abusano del sistema – non mi vergogno di dirlo», ha riconosciuto.

 

Ulteriormente interessante è il fatto che tutti i giornali abbiano parlato di «conversione al cristianesimo». «Cristianesimo», per un articolo, è una parola di sospetta indeterminatezza semantica.

 

Bisogna leggere fra le righe o trovare l’informazione sepolta in fondo agli articoli: il «cristianesimo» di cui si sta parlando è quello della Chiesa d’Inghilterra – cioè degli anglicani

Bisogna leggere fra le righe o trovare l’informazione sepolta in fondo agli articoli: il «cristianesimo» di cui si sta parlando è quello della Chiesa d’Inghilterra – cioè degli anglicani.

 

Come noto, la Chiesa anglicana, separata da quella cattolica da mezzo millennio, non è particolarmente nota per lo zelo dottrinale: oltre alle famose donne-vescovo, si sono avuti, dal vertice stesso della Chiesa, cioè l’arcivescovo di Canterbury, dubbi sull’esistenza di Dio, senza che la cosa fosse all’interno di uno sketch dei Monty Python.

 

Si apprende che la Chiesa anglicana – come quella cattolica – macina a pieno regime la materia dell’immigrazione.

 

Si apprende che la Chiesa anglicana – come quella cattolica – macina a pieno regime la materia dell’immigrazione

Cyril Ashton, un assistente vescovo di Liverpool, ha affermato che la cresima di Swealmeen nel 2017 è stata «una delle centinaia che ho condotto come vescovo, quindi non ho un ricordo specifico della persona».

 

Nel 2014 presso la cattedrale è stata istituita una speciale congregazione persiana – Sepas, che significa «ringraziamento» in lingua farsi – per i convertiti al «cristianesimo» iraniani, afghani, curdi e turchi. Nel 2017, più di 330 persone sono state battezzate e più di 200 cresimate.

 

Il caso di Enzo Al-Swealmeen apre un non piccolo interrogativo su questo centinaio di convertiti anglicani.

 

Non è la prima volta che ci provano: ricordiamo il massacro di Utoya, in Norvegia. Alcune testate si affrettarono a dire che il perpetratore, Anders Breivik, era «cristiano», nonostante la profusione di foto del tizio in grembiule massonico. Il mondo progressista – che era stato colpito mostruosamente con la strage di quasi 80 ragazzi del Partito Laburista Norvegese – si cullava nell’idea del primo «terrorista cristiano» attivo in Europa.

 

A proposito di terrorismo e Gran Bretagna, stiamo ancora aspettando di capire come si è radicalizzato Ali Harbi Ali, figlio del ricco patriziato somalo espatriato a Londra e assassino di Sir David Amess, deputato conservatore prolife e brexiter – e cattolico.

 

In America sono passati, con propaganda continua e grandi operazioni false-flag, dalla minaccia del «terrorismo islamico» a quella del «terrorismo domestico». In Europa ci faranno sciroppare il «terrorismo battezzato»?

Nei giorni successivi all’assassinio politico, Renovatio 21 si è chiesta se il processo di radicalizzazione del ragazzo sia passato per le reti degli islamisti somali al- Shabaab.

 

Il governo Conte bis (quello dei primi, enormi lockdown, stranamente amato dall’establishment e dai giornaloni) pagò un riscatto miliardario proprio ai terroristi islamici per liberare una «cooperante» alle prime armi, la quale, dopo essere stata fotografata in auto con un corpetto con strani simboli turchi, tornò in patria in abiti da donna musulmana – era finita per convertirsi all’Islam dei suoi rapitori.

 

Il giornale Libero scrisse che furono pagati ai terroristi afroislamisti almeno 40 milioni di euro.

 

Nel frattempo, tutti alla caccia del «terrorista cristiano».

 

In America sono passati, con propaganda continua e grandi operazioni false-flag, dalla minaccia del «terrorismo islamico» a quella del «terrorismo domestico».

 

In Europa ci faranno sciroppare il «terrorismo battezzato»?

 

 

 

 

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