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Incontro con il vescovo Tomas de Aquino Ferreira e conferenza su monsignor De Castro Mayer
Sabato 3 maggio è stato organizzato un incontro a Reggio Emilia con Sua Eccellenza Reverendissima monsignor Tomas de Aquino Ferreira, monaco benedettino del Monastero della Santa Croce di Nuova Friburgo, in Brasile.
Monsignor Tomas è stato ordinato sacerdote nel 1980 a Êcone, da Mons. Marcel Lefebvre. Si separò dal monastero di Le Barroux quando dom Gérard, prima vicino alla FSSPX, decise di trovare un accordo con Roma rientrando quindi in una situazione regolamentare, di fatto accettando in toto il Concilio Vaticano II.
Il 19 marzo 2016, proprio nel Monastero della Santa Croce, dom Tomas viene consacrato vescovo da Mons. Richard Williamson.
La Sua presenza in Italia è quindi in qualità di vescovo della cosiddetta «Resistenza cattolica», e che sabato verrà a parlare proprio della figura di un gigante del cattolicesimo del Novecento, ovvero il vescovo brasiliano Antonio De Castro Mayer, strenuo oppositore degli errori del Concilio Vaticano II e di tutta la corrente modernista.
Mons. Tomas de Aquino ha avuto il privilegio di conoscere personalmente molto bene sia monsignor De Castro Mayer, che monsignor Lefebvre, e potrà dunque portare un’importante testimonianza diretta.
Sabato 3 maggio, ore 17:00, presso l’hotel La Corte, in via Brunelleschi 3/b a Rubiera di Reggio Emilia.

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Papa Leone incontra la Fraternità San Pietro
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Una nuova ferula per Papa Leone XIV
In occasione della chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, il 6 gennaio, festa dell’Epifania, che ha segnato la conclusione del Giubileo del 2025, Papa Leone XIV ha utilizzato una nuova ferula, o bastone pastorale.
Come spiegato dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, il pastorale non è mai stato una delle insegne papali. Fin dall’Alto Medioevo, i papi hanno utilizzato la ferula papale, o bastone pastorale, come emblema per indicare la loro autorità spirituale e il potere di governo.
Sebbene la forma della ferula non sia ben definita, si trattava probabilmente di un’asta sormontata da una semplice croce. I papi ricevevano questa insegna dopo la loro elezione, quando prendevano possesso della loro cattedra nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Tuttavia, l’uso della ferula non fece mai parte della liturgia papale, se non in alcune occasioni, come l’apertura della Porta Santa per battere tre volte le porte, o durante la consacrazione delle chiese, per tracciare sul pavimento gli alfabeti latino e greco, come prescritto dal rito.
L’8 dicembre 1965, alla chiusura del Concilio Vaticano II, papa Paolo VI utilizzò un pastorale sormontato da un crocifisso, opera dello scultore Lello Scorzelli. Paolo VI iniziò a utilizzare questa “croce pastorale”, che può anche essere chiamata ferula, con crescente frequenza nelle celebrazioni liturgiche, così come fecero i suoi successori.
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Papa Benedetto XVI scelse di utilizzare una ferula sormontata da una croce dorata, la stessa usata da papa Pio IX e, in seguito, quella a lui donata, recante al centro della croce il simbolo dell’Agnello Pasquale e il monogramma di Cristo, a rappresentazione dell’unità del mistero della croce e della risurrezione.
La nuova croce papale utilizzata da papa Leone XIV si inserisce nella tradizione di quelle utilizzate dai suoi predecessori, unendo la missione di annunciare il mistero d’amore espresso da Cristo sulla croce con la sua manifestazione gloriosa nella risurrezione.
La ferula di Leone XIV, che richiama lo stile di Scorzelliano, raffigura Cristo non più inchiodato dai chiodi della Passione, ma con il suo corpo glorificato nell’atto dell’ascensione al Padre. Come nelle apparizioni del Risorto, presenta ai suoi discepoli le piaghe gloriose, come segni di vittoria che, senza cancellare la sofferenza umana, la trasfigurano in un’alba di vita divina.
Leone XIV ha utilizzato per la prima volta questa nuova ferula in occasione della chiusura della Porta Santa al termine del Giubileo della Speranza, quasi a significare che non esiste altro fondamento se non Cristo crocifisso e risorto, che, nella sua ascensione alla destra del Padre, rivestito della nostra umanità glorificata, ha compiuto il compimento dell’Incarnazione.
Il papa ha così ricordato che l’umanità siede già alla destra del Padre in Cristo, nella relazione d’amore della Trinità, e che le tenebre del mondo non possono sopraffare la luce della vittoria della vita sulla morte. Il motto scelto da Papa Leone è inciso sul bastone: “In illo uno unum” (A lui uno e uno).
È auspicabile, e dobbiamo pregare per questo, che questa nuova autorità permetta a Papa Leone XIV di guidare il gregge alla verità di Cristo e di allontanarlo dai pascoli avvelenati che hanno proliferato nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II.
Per questo, avrà bisogno di una grazia molto speciale, che dobbiamo implorare da Dio e da Cristo Signore, vero pastore della Chiesa, di concedergli per intercessione della Beata Vergine Maria, Madre del Buon Pastore, Mediatrice di ogni grazia, che veglia su tutti coloro che le sono affidati.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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I patriarchi della Terra Santa denunciano il «sionismo cristiano» come «ideologia dannosa»
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