Connettiti con Renovato 21

Spirito

Il viaggio di Papa Leone XIV in Spagna

Pubblicato

il

Papa Leone XIV ha visitato la Spagna per una breve settimana, dal 6 al 12 giugno. Si è fermato a Madrid, Barcellona, ​​Montserrat e infine alle Isole Canarie. Il suo predecessore, papa Francesco, non aveva mai visitato il Paese, a differenza di Benedetto XVI, che vi si recò tre volte, e Giovanni Paolo II, che vi si recò cinque volte.

 

Durante il suo viaggio, il Papa regnante ha pronunciato sei omelie, ha partecipato a due veglie di preghiera, ha incontrato i vescovi di Spagna, nonché il clero e i fedeli di Madrid e Las Palmas. Ha inoltre incontrato autorità, rappresentanti della società civile e del corpo diplomatico, e ha tenuto un importante discorso ai membri del Parlamento spagnolo.

 

Inoltre, ha incontrato diversi rappresentanti di organizzazioni caritatevoli e di aiuto umanitario, ha visitato un carcere e ha trascorso molto tempo con organizzazioni che accolgono e integrano i migranti, nonché con i migranti stessi. Ha anche avuto un incontro privato con i membri dell’Ordine di Sant’Agostino.

 

Una storia avvincente

I fondamenti del diritto secondo Leone XIV

Lunedì 8 giugno, Leone XIV si rivolse al Congresso dei Deputati, o più precisamente alle “Cortes Generales”, l’assemblea composta dal Congresso dei Deputati (camera bassa) e dal Senatore (camera alta). Il suo discorso fu incisivo sul tema del rispetto per la vita e si distinse nettamente, per tono e profondità, dagli interventi del suo predecessore.

 

Il Sommo Pontefice afferma innanzitutto che «ogni compito legislativo si scontra inevitabilmente con una questione decisiva: quale concezione della persona umana ispira le leggi e che tipo di società queste leggi costruiscono?». Descrive poi la risposta offerta dalla storia della Spagna, da Don Chisciotte a Unamuno, passando per Santa Teresa d’Avila.

 

Si sofferma poi sulla Scuola di Salamanca, fondatrice del diritto internazionale moderno e di un nuovo concetto di comunità internazionale, che il papa descrive come «l’intuizione del totus orbis, di una comunità umana più ampia di qualsiasi potenza particolare, che ci permette di affermare l’esistenza di legami giuridici e morali tra i popoli».

 

Leone XIV fonda in definitiva la sua riflessione sul «riconoscimento dell’inviolabile dignità della persona umana», che appartiene «a ogni essere umano in virtù della sua esistenza». Ciò richiama irresistibilmente i fondamenti posti dalla recente enciclica del Papa per la dottrina sociale della Chiesa: la dignità umana intesa nel suo senso ontologico e la Dichiarazione universale dei diritti umani.

 

Tale fondamento è chiaramente insufficiente, come spiegato nel commentario all’enciclica Magnifica humanitas. Pio XII affermò infatti che i diritti umani non possono garantire l’ordine, l’unità e la pace di una società se quest’ultima non ottiene il riconoscimento ufficiale dei diritti di Dio e della sua legge o, quantomeno, dei diritti naturali (Siamo molto sensibili , 11 novembre 1948).

 

Poco prima aveva affermato che la garanzia data dalla Chiesa alla dignità dell’uomo «trascende infinitamente ciò che tutte le possibili dichiarazioni dei diritti umani potrebbero realizzare» ( Benignitas et humanitas , 24 dicembre 1944).

Iscriviti al canale Telegram

Un manifesto per il rispetto della vita

Il Sommo Pontefice afferma quindi che «se la vita cessa di essere riconosciuta come valore fondamentale, quale futuro può avere la nostra società? Possiamo definire veramente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalle cure altrui?».

 

Proseguì: «La difesa della vita umana non è una questione parziale né una questione di appartenenza religiosa: è un obiettivo della civiltà. Ogni vita umana deve essere riconosciuta e protetta dal concepimento al naturale declino, in ogni circostanza della sua esistenza».

 

Leone XIV si appellò al bene comune, «la ‘forma sociale della dignità umana’ ( Magnifica humanitas , n. 59)», che non consiste nella somma di interessi particolari, ma nella totalità delle condizioni della vita sociale. (…) Quando il bene comune cessa di essere un orizzonte condiviso, l’azione pubblica rischia di frammentarsi in interessi parziali, incapaci di preservare ciò che appartiene a tutti.

 

Sulla base di questa osservazione, il Papa auspica il sostegno della famiglia «quale realtà umana primaria e fondamento naturale della comunità», nonché delle istituzioni educative che devono contribuire all’educazione dei bambini. Ciò implica il rispetto del «diritto primario e inalienabile» dei genitori di «scegliere il tipo di educazione e formazione che i propri figli ricevono, secondo le proprie convinzioni morali, culturali e religiose» (Magnifica humanitas, n. 143).

 

Appello per i migranti

Questo appello non è a favore dell’immigrazione. Leone XIV afferma infatti un duplice requisito: «offrire percorsi sicuri e legali, un’accoglienza rispettosa e reali opportunità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, adoperandosi affinché nessuno sia costretto ad abbandonare la propria casa per mancanza di pace, sicurezza o condizioni di vita dignitose».

Sostieni Renovatio 21

Guerra e pace

Il Papa spiega la pace come «un’aspirazione politica e, ancor più, un vero e proprio imperativo morale». Invoca il rispetto per «chi la pensa diversamente, istituzioni al servizio dell’incontro, una memoria storica alla ricerca della verità e della riconciliazione», un’allusione neanche troppo velata alla controversia della Valle dei Caduti .

 

Il papa, in modo alquanto utopico, esorta la Spagna ad abbracciare una «coesistenza matura» in politica, nonché un «linguaggio disarmato». Chiede poi che venga prestata particolare attenzione alla “libertà di pensiero, di coscienza e di religione, un diritto fondamentale che tutela la sfera più intima dell’individuo».ù

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Libertà religiosa

In particolare, il Sommo Pontefice precisa che «la legittima autonomia dell’ordine temporale non deve mai essere interpretata come ostilità verso il fenomeno religioso. La fede non cerca di imporsi attraverso privilegi o costrizioni; tuttavia, non può nemmeno essere relegata al silenzio come se non avesse alcuna importanza per la vita pubblica».

 

«In questo contesto, il segreto sacramentale della confessione assume un’importanza particolare per la Chiesa cattolica. Esso si inserisce nel più ampio quadro della libertà religiosa, che garantisce alle comunità di fedeli un proprio spazio di vita, organizzazione e disciplina interna», alludendo agli attacchi contro tale segreto, in particolare agli abusi, e molto recentemente anche in Francia.

 

Un appello (moderato) per qualcosa che vada oltre la politica

Infine, Papa Leone XIV invitò a considerare una nuova dimensione. «In quest’Aula», spiegò, «la luce naturale entra attraverso la vetrata che si affaccia sulla stanza. Questa luce dall’alto può ricordarci che anche la politica deve riconoscere una dimensione che la precede e la trascende». E il Pontefice fece un ulteriore passo avanti:

 

«Analogamente, i dipinti nella parte superiore della parete principale, raffiguranti l’accoglienza del Vangelo e del Decalogo, ci ricordano qualcosa di essenziale. Senza confondere l’ordine politico con quello religioso, questi simboli ci invitano a riconoscere che la libertà moderna è stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana».

 

Sebbene Leone XIV avesse concluso che fosse necessario un «rinnovamento morale», sembra che Cristo venga invocato solo come fondatore lontano della società, e non come suo Re. In tali circostanze, qualsiasi appello alla giustizia rimane fondamentalmente viziato.

 

Pertanto, sebbene questo discorso affronti con fermezza una vasta gamma di punti difficili o dolorosi nella nostra società de-cristianizzata e rappresenti un insegnamento benvenuto, resta al di sotto di ciò che ci si può legittimamente aspettare da un papa.

Aiuta Renovatio 21

Autorità, rappresentanti della società civile e corpo diplomatico

Davanti ai rappresentanti delle autorità, papa Leone XIV ha innanzitutto ricordato «l’antichissimo legame tra la fede cristiana» e la Spagna, che ha profondamente plasmato la sua cultura. Ha poi evocato due figure che «per cinque secoli hanno nutrito la vita della Chiesa e la ricerca religiosa di molte persone»: San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila.

 

Egli evoca la «notte beata» del primo secolo per contrapporla alla nostra epoca di tenebre. Aggiunge che «abbiamo bisogno, anche nella vita pubblica, di uomini e donne che percepiscano la luce nelle tenebre». Un paragone difficile da seguire: la notte che avvolge il mistero di Dio ha ben poco a che fare con le tenebre del peccato.

 

Leone XIV, tuttavia, credeva che la nostra epoca «aspiri in sé stessa profondamente alla pace, a una nuova comprensione della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore». Per questo motivo, il papa «invita tutti, per amore della verità, ad abbandonare i discorsi che dividono e polarizzano la vostra realtà sociale e la vostra storia» e a «fuggire da quegli approcci basati sull’identità che sembrano illuminare ogni cosa, ma che popolano il mondo di fantasmi e nemici».

 

«La sicurezza», ha proseguito, «matura imparando ad andare avanti insieme, a crescere fianco a fianco. La vostra stessa storia ne è testimonianza. La presenza dell’Islam nella penisola iberica, ad esempio, è una realtà politica, culturale e religiosa di lunga data. Durante questo periodo, non ci sono stati solo scontri, ma anche tentativi di creare uno spazio di incontro, di dialogo e di confronto sul significato della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei».

 

Un’affermazione anacronistica di «dialogo interreligioso», che vorrebbe far dimenticare la Reconquista che i regni cristiani condussero per secoli contro l’Islam invasore.

 

Creazione di reti

Durante un incontro alla Movistar Arena, papa Leone XIV ha affrontato il tema del dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo. Ha affermato, come punto di partenza, che «il desiderio di bontà, bellezza e verità è radicato nel DNA dell’umanità». Forse è opportuno precisare che ciò non è più del tutto vero per l’umanità decaduta…

 

Il Papa passa quindi a una «questione decisiva»: «che cosa significa essere veramente umani?». Dopo aver affermato che «Gesù Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e sulla sua pienezza, già in questo mondo e fino al suo compimento nell’eternità», il papa ripete quanto scritto nella Magnifica humanitas , ovvero che «la persona umana rimane sempre ‘la via della Chiesa’ e il cuore di ogni autentico cammino verso lo sviluppo integrale della persona» (n. 50).

 

Questa posizione rappresenta una deviazione dalle priorità della Chiesa, perché Cristo stesso è la via, la verità e la vita.

 

Leone XIV spiega quindi che «costruire ponti» richiede un dialogo sociale paragonabile all’«arte di creare reti». Sviluppa poi la metafora di questa rete in tre punti: «dialogo tra istituzioni incentrato sulla dignità umana», «creare insieme» e «servire in modo disinteressato».

 

Prosegue con una domanda: «Dobbiamo chiederci onestamente se il mondo – e l’Europa in particolare – avrebbe forgiato la propria identità senza l’impronta spirituale che ha permeato la sua storia. (Questo è) un invito a riflettere sulla possibilità di conciliare l’eternità, che ha fatto irruzione nel tempo e nello spazio con l’incarnazione di Gesù Cristo, con la quotidianità. È davvero possibile credere che l’Europa – che amiamo tanto – sarebbe se stessa senza l’impronta della fede? Perché temere che l’eternità permei la quotidianità?»

 

La questione delle «radici cristiane» ha quantomeno il merito di essere sollevata. Ma è rilevante solo in un contesto in cui l’Europa è in gran parte apostata e impegnata nella distruzione sistematica della legge naturale, a cominciare dal divorzio, seguito dalla contraccezione, dall’aborto, dall’eutanasia e dal suicidio assistito, per non parlare di tutte le perversioni derivanti dalla teoria di genere.

 

Attualmente l’attenzione è focalizzata sulla conversione di questi europei, prima ancora di prendere in considerazione la trasformazione delle strutture europee.

Iscriviti al canale Telegram

Incontro con i vescovi spagnoli

Papa Leone XIV ha avuto cura di inquadrare il suo discorso ai vescovi come un contributo al processo sinodale, volendo collocare le sue parole «in questo dialogo nello Spirito che consiste nell’accogliere tutto il bene che il Signore ci comunica attraverso il fratello». Ha aggiunto che «il cammino sinodale intrapreso dalla Chiesa è un processo di ascolto profondo. Saper riconoscere la voce di Dio che parla attraverso la comunità ecclesiale è uno dei suoi valori fondamentali».

 

In questo processo, una prima fase deve affrontare «la questione di come affrontare questa sfida che ci siamo posti, con prudenza, libertà e coraggio, per abbandonare le strutture che non ci aiutano, che non soddisfano le nostre aspettative, o addirittura che ci allontanano dal nostro obiettivo». – Se si tratta del Concilio Vaticano II e delle sue conseguenze, perché no?

 

In una seconda fase, è necessario «cominciare imparando il linguaggio dell’altro, avviando processi e costruendo relazioni in cui seminare il seme del Regno». Poi, è necessario seguire «la chiamata a creare realtà capaci di comunicare la propria esperienza di fede». E in particolare, a dare «testimonianza di unità nella pluralità: una comunione capace di accogliere la ricchezza di doni, carismi e sensibilità che lo Spirito Santo suscita nel Popolo di Dio».

 

Il Santo Padre pone l’accento sulle vocazioni, un vero e proprio punto dolente in Spagna, come del resto in tutta l’Europa cattolica. Afferma giustamente che queste nascono da comunità vivaci, da sacerdoti felici, da famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedeltà, da una Chiesa che sa mostrare con semplicità che seguire Cristo non impoverisce la vita, ma la arricchisce.

 

Egli chiede che i seminari siano «vere case di formazione»; che garantiscano «un’adeguata esperienza di vita comunitaria»; che abbiano «formatori interamente dediti allo studio e all’insegnamento»; che siano «dotati di centri di teologia superiore equipaggiati con le risorse necessarie».

Sostieni Renovatio 21

Incontro con le comunità diocesane

Rivolgendosi alla comunità di Madrid, il Santo Padre ha ripreso la figura di Neemia per chiederci di costruire nella pluralità, che per un cristiano significa: «orientare l’azione verso Dio affinché, nella sua luce, il pluralismo non si disperda nel disordine, ma diventi, nell’esercizio della sinodalità, lo spazio in cui l’umanità trova i suoi solidi fondamenti e il suo fine ultimo».

 

Nel corso del suo discorso, ci invita a esplorare nuove strade e a cantare nuove melodie. In particolare, chiede ai sacerdoti «di considerare la pratica del discernimento comunitario come una delle maggiori opportunità che la sinodalità offre al loro ministero»,

 

A Las Palmas, dove si presenta come padre e fratello nella fede, Leone XIV indica come prima «linea guida» quella di abbracciare la croce di Cristo, «accompagnando e aiutando a portare i fardelli di tanti fratelli e sorelle crocifissi dai drammi della vita». Ma anche quella di «coltivare una spiritualità eucaristica», dalla quale scaturisce una spiritualità di comunione.

 

Omelie

Il 7 giugno a Madrid, nella solennità del Corpus Domini, l’omelia di Leone XIV fu interamente dedicata a questa festa, alle sue origini e alla sua rilevanza attuale.

 

Il 9 giugno, l’omelia ha accompagnato la celebrazione della Sesta domenicale nella Cattedrale della Santa Croce e di Sant’Eulalia a Barcellona. Il tema era l’immagine della Sposa e del Corpo, applicata alla Chiesa.

 

Lo stesso giorno, dopo la veglia di preghiera tenutasi allo Stadio Olimpico di Lluís Companys, è stata pronunciata un’omelia in seguito alle risposte date ai giovani che vi avevano partecipato. Il Papa ha poi citato l’esempio di Nicodemo, che andò a trovare Nostro Signore di notte.

 

Il giorno seguente, Leone XIV pronunciò un’omelia nella basilica della Sagrada Familia a Barcellona, ​​il celebre edificio tuttora in costruzione. Utilizzò l’immagine delle pietre vive.

 

Giovedì 11 giugno, il Santo Padre ha predicato nello stadio di Gran Canaria. Alla vigilia della festa del Sacro Cuore, il Papa ha ricordato la carità del Cuore di Cristo, così come la sua umiltà.

 

Il giorno seguente, festa del Sacro Cuore, Leone XIV si trovava al porto di Santa Cruz de Tenerife: «Davanti a noi, il mare evoca l’infinito, così come il cielo, ma l’infinito è soprattutto il desiderio che unisce il cuore di Dio a tanti cuori umani, le cui gioie e speranze, dolori e ansie trovano eco nel cuore della Chiesa». Parlò anche della vocazione turistica del luogo e della sua accoglienza dei migranti.

Aiuta Renovatio 21

Il viaggio in Spagna e i migranti

Durante questo viaggio, papa Leone XIV dedicò molto tempo ad affrontare le necessità dei migranti e dei prigionieri, e a visitare organizzazioni caritative. Si espresse con fermezza contro certi atteggiamenti, comportamenti e persino forme di sfruttamento in questo ambito.

 

La dignità umana è stata il tema centrale del discorso papale: «la Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo in cui la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a violare la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono ignorare il grido di coloro che gridano nella notte».

 

Pur chiedendo, in nome della dignità umana, “percorsi legali e sicuri, aiuti e assistenza, una reale cooperazione contro i trafficanti, processi seri di accoglienza e integrazione”, ha anche auspicato politiche che consentano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra.

 

Egli spiegò così il suo pensiero: «se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover emigrare: il diritto di rimanere a casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini».

 

Il papa si è rivolto anche ai trafficanti che sfruttano la situazione: «Voglio mandare un messaggio chiaro a coloro che traggono profitto dalla disperazione; a coloro che organizzano rotte della morte, trafficano esseri umani, trattengono documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un business. Fermatevi. Pentitevi (cfr. Mc 1,15). (…)

 

«Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo reso schiavo, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina (cfr. 2 Cor 5,10). Spezzate queste catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio (cfr. Is 58,6). Restituite ciò che vi è stato tolto e riparate al danno per quanto vi è possibile».

 

Certamente, questi sfruttatori sono spregevoli e condannabili. Ma coloro che trafficano nella fede; che lasciano perire le pecore del Signore; che le conducono a falsi pascoli; che non ricordano alle nazioni i loro doveri; che dimenticano il Regno di Cristo e in tal modo rendono sterile l’opera della sua Sposa, questi meritano una condanna ben maggiore. Questo è il paradosso.

 

Ed è proprio questo che giustifica il fatto che la Fraternità Sacerdotale San Pio X, che vuole occuparsi soprattutto della salvezza delle anime, senza dimenticare le opere di carità, debba dunque assumere la condizione imposta alla Chiesa e giungere a compiere le consacrazioni che avranno luogo, se Dio vorrà, il 1° luglio.

 

Al ritorno dalla Spagna non c’era nessun “magistero volante”. Infatti, l’Airbus 320 della Iberia che avrebbe dovuto riportare il Papa ebbe dei problemi, quindi il Pontefice decollò da Tenerife con il jet Falcon messo a sua disposizione dal re Filippo VI di Spagna.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di PPMadrid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Pensiero

Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica una trascrizione della lezione che monsignor Richard Williamson (1940-1925), in quella che sembra un’aula di quello che fu il seminario della FSSPX a Winona, in Minnesota, dedicata all’analisi del Manifesto di Unabomber, al secolo Theodor Kaczynsky (1942-2023), matematico, pensatore e terrorista che disseminò di bombe postali gli Stati Uniti per lustri.  Come raccontato da Renovatio 21, non è irrilevante notare che il giovanissimo Kaczynsky, arrivato all’ateneo di Harvard a 16 anni grazie alle sue doti matematiche straordinarie, fu oggetto di un crudele esperimento psicologico (forse legato al famigerato programma di studio del controllo mentale MK Ultra messo in piedi dalla CIA duranta la guerra fredda) volto a distruggerne la persona. Ad ogni modo, la lezione di monsignor Williamson sull’argomento assume particolarmente valore  perché mostra il contatto tra due visioni totalmente critiche del mondo moderno, quella antitecnologica dell’Unabomberro e quella tradizionista di monsignor Williamson, della FSSX e di tutto il cattolicesimo tradizionalista. Sentire la mezzoretta monsignor Williamson commentare la disamina delle questioni della società presente di Kaczynsky vale di più, a nostro avviso, delle centinaia di pagine di Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola, con le sue fumisterie esoteriche intellettualoidi. Notevole, in questo discorso di Sua Eccellenza registrato trenta anni fa, l’attacco sferrato all’Unione Europea, allora non ancora a pieno regime con l’euro, e a quanti, pur dicendosi sovranisti, non sono in grado di fermarla rinunziando alla sua interdipendenza economica. Ulteriormente impressionante la piena condanna del vescovo Williamson contro la scuola moderna, della psicoterapia e soprattutto l’uso degli psicofarmaci, usati per piegare i bambini e gli adulti ad una società sbagliata.     Il manifesto di Unabomber, che è di circa cento pagine in edizione economica, quindi è piuttosto corposo, e lui dice che è già troppo breve. Quindi lui ritiene di avere un grande argomento, e io credo che ce l’abbia. Non penso che sia infallibile, e non penso che sia un santo, ma penso che sia interessante, e penso che abbia ragione su qualcosa.   Leggiamo il breve, brevissimo sommario. «La società moderna  sta distruggendo la dignità umana e la libertà attraverso la sua tecnologia industriale. Le macchine  stanno disumanizzando».   «Un sintomo di questa distruzione è il moderno uomo di sinistra, o sinistrorso – un tipo d’uomo ricorrente in numerosi movimenti di protesta oggi, spesso lui stesso non appartenente a nessun gruppo di minoranza». In altre parole, non è nero, non è nemmeno una donna, non è lesbica, non è ebreo o altro – è un WASP [White Anglo Saxon Protestant, ossia i bianchi di origine britannica e protestante, ndt] – ma nondimeno, «nel nome di una varietà di questi gruppi, attacca la civiltà occidentale con un’ostilità che tradisce la sua mancanza di reale compassione per le presunte vittime». Il tuo sinistrorso finge di simpatizzare con ebrei e neri o omosessuali o quel che sia, e non è vero. Queste cose sono tutte uno strumento per colpire la civiltà occidentale.   Perché vuole colpire la civiltà occidentale? Unabomber non lo sa, ma io e te lo sappiamo: perché la civiltà occidentale ha tradito Dio molto tempo fa.   Quello che Unabomber, nel primo paragrafo, sta di fatto osservando, senza capirlo è che il mondo si sta rivoltando contro la gente. In altre parole, i cuccioli di foca, lo strato di ozono usato – in realtà sono ancora i neri e gli ebrei a essere usati, o gli handicappati, o tutti questi gruppi minoritari usati come leva per distruggere quello che resta ancora di una civiltà cristiana. Perché il sinistrorso dice «questo strato non va bene», e ha ragione in buona parte, perché questo strato è molto lontano dalla Chiesa cattolica, e lui rappresenta diversi tradimenti già avvenuti.   Quindi il sinistrorso attacca – be’, in nome di cosa attacca? Non può attaccare in nome del re, perché sarebbe tirannia. Non può attaccare in nome dell’aristocrazia, perché sarebbe elitismo. Non può attaccare in nome della classe media, perché sarebbe capitalismo. Quindi deve attaccare in nome degli alberi, dei cuccioli di foca, e dei neri e degli ebrei. Quindi è arrivato fin qui – questo è ciò che il sinistrorso sta di fatto facendo.   Unabomber non può vederlo, perché non appartiene a un gruppo di minoranza, ma iltuo sinistrorso, dice Kaczynski, attraversa questa falsa associazione con i gruppi minoritari come mezzo per colpire la civiltà occidentale, e lo fa con un’ostilità che tradisce il fatto che non è realmente interessato o solidale con neri, ebrei e omosessuali. In realtà vuole distruggere quello che resta della civiltà occidentale.   «Né la sua rivolta può essere così autentica contro la società quando desidera integrarli in essa» – questa è un’altra affermazione che richiede di essere discussa intelligentemente. Vedete? Perché lui vuole i neri – dice che i neri sono disprezzo, sono una trappola — vuole i neri di nuovo nella società. Ehi, pensavo avessi detto che la società non andava bene – ma allora perché vuoi tirarci dentro i neri? Vedete, sta cogliendo la contraddizione che c’è in questi sinistrorsi. Dice che il sinistrismo è una barzelletta, e ha ragione, e dice che è un sintomo.   Il sinistrismo è dunque un – la malattia del sinistrismo è un sintomo della malattia della società moderna, e lui darà la colpa della malattia della società moderna alla tecnologia industriale.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Punto due. «Il sistema tecnologico-industriale – TI, in breve – rende talmente facile per gli uomini soddisfare i loro bisogni di base di cibo, vestiario e riparo, che il bisogno altrettanto naturale dell’uomo di raggiungere qualche obiettivo attraverso uno sforzo serio da parte sua rimane ampiamente frustrato».   Ha di nuovo ragione. Ai vecchi tempi non c’erano ragazzi che vagavano per le strade e si frustravano, che facevano sparatorie dall’auto e frequentavano cinema squallidi – be’, non succedeva ai vecchi tempi, perché i ragazzi dovevano lavorare la terra, perché se non lavoravano la terra, la madre sarebbe morta di fame a febbraio o marzo.   La dura disciplina del lavoro agricolo faceva sì che i ragazzi non si mettessero nei guai, e nemmeno le ragazze si mettessero nei guai. Le ragazze non avevano la lavatrice, quindi dovevano restare a casa a mandare avanti la fattoria, lavare i vestiti degli uomini mentre gli uomini lavoravano tutto il giorno nei campi. Quindi c’era un’interazione e una necessità e una dura fatica di vita che impediva loro di perdere le misure.   C’è una cosa molto divertente detta a proposito degli immigrati ebrei – che sbarcavano a Brooklyn, e poi, si trasferivano nell’entroterra, nelle zone più eleganti del New Jersey, dove dice: «Sai, quando siamo sbarcati dal Vecchio Mondo a Brooklyn, eravamo troppo miserabili per pensare al suicidio. Ma ora che siamo ricchi, oziosi e agiati nel New Jersey, e abbiamo bellissime case, pensiamo tutti al suicidio. Finché eravamo miserabili eravamo abbastanza felici; ora che siamo completamente felici, siamo tutti miserabili». Ecco, è questo – è questo che sta dicendo Unabomber.   Sta dicendo che un uomo non ha bisogno solo di cibo e vestiti e così via – ha anche bisogno di fare qualcosa con uno scopo nella sua vita, di sentire di aver dato un contributo, di sentire che quello che fa conta. E quel senso che quello che fa conta tende a essere distrutto dalle enormi mietitrebbie che, con una bocca larga come questa stanza, attraversano un campo in poche ore e sfamano l’intero villaggio per tutto l’inverno.   C’è un compromesso per queste macchine magnifiche, ed è tutto molto bello avere una magnifica mietitrebbia che sfamerà l’intero villaggio per tutto l’inverno in poche ore, ma il compromesso è che i ragazzi diventeranno dei fannulloni assistiti. Se non avessi enormi mietitrebbie, non potresti avere fannulloni assistiti, perché i fannulloni assistiti sarebbero tutti fuori a raccogliere cotone, perché dovrebbero guadagnarsi da vivere e mettere il cibo in tavola.   Quindi il compromesso di queste enormi macchine è un tempo libero che molta gente non sa come usare, e in realtà la distruzione del senso del proprio valore per molte persone, perché «non devo lavorare, mi occupo di bollini e assistenza sociale, è tutto…»   «La famiglia o qualsiasi altra lealtà su piccola scala naturale all’uomo…», e intende allora l’uomo locale, di villaggio. Unabomber si rende conto che l’uomo vive naturalmente in piccole comunità. Vive in una famiglia, poi la famiglia vive in un isolato, e l’isolato fa parte di un villaggio o di una strada. E Unabomber dice che gli uomini ne hanno bisogno, ma dice che «qualsiasi lealtà su piccola scala di questo tipo viene necessariamente distrutta dall’impegno su larga scala richiesto dal funzionamento della tecnologia industriale».   È molto acuto. Fermiamoci un momento a pensarci. Ecco una fabbrica che produce in serie, credo sia questo il suo esempio, che produce in serie, diciamo, scarpe, e poiché ne produco così tante, le produco a prezzi molto bassi. Ma se produco, a Cleveland, Ohio, un’enorme quantità di scarpe, devo farle arrivare in tutte le parti del Paese. In altre parole, ci deve essere una distribuzione perché le scarpe siano prodotte così a buon mercato. I camionisti, gli autotrasportatori, devono portarle fuori; gli autotrasportatori non devono scioperare. Gli autotrasportatori devono essere sincronizzati con la fabbrica, e poi i rivenditori devono essere sincronizzati con gli autotrasportatori, sincronizzati con la fabbrica. La produzione su larga scala richiede il buon funzionamento di una macchina enorme.   Quindi, dice, è questo che intende per «l’impegno su larga scala richiesto dalla tecnologia industriale». La tecnologia industriale richiede un impegno su larga scala per funzionare. Dice che un solo frigorifero richiede acciaio, richiede freon – la fabbrica che produce freon, o qualcosa di simile – richiede qualcuno che lo trasporti attraverso il Paese, richiede un’infinità di cose a cui non pensi quando il frigorifero è semplicemente lì, fermo. Ma dietro un frigorifero c’è tutto un sistema, un intero sistema su vasta scala e grande, tutto necessario perché un frigorifero funzioni – a cui si aggiunge, ovviamente, la necessità di un’intera centrale elettrica locale.   Insomma, la tecnologia industriale distrugge i valori familiari, perché devi mettere la lealtà verso il grande sistema al di sopra della lealtà verso il mio piccolo villaggio, altrimenti il grande sistema semplicemente non funzionerà. E quindi il grande sistema è in guerra con i piccoli sistemi, e se metti tutta la tua fede e il tuo denaro nei grandi sistemi, questo distruggerà necessariamente i piccoli sistemi.   Quindi quando la gente dice «vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari, vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari», e poi nel respiro successivo dice «ma vogliamo beni prodotti in serie che siano tutti molto economici, così da avere uno stile di vita comodo e agiato», Unabomber dice che queste persone si contraddicono senza rendersene conto. Vogliono un’infinità di cose che minano quello che, dall’altra parte, pensano anche loro di volere.   E così l’intero sistema della vita americana, per esempio, tende alla distruzione della famiglia, tanto che quando poveri americani si alzano in piedi e dicono «voglio difendere la mia famiglia, credo nei valori familiari, voglio difendere la mia famiglia», quasi sempre quegli stessi americani, due o tre o cinque o dieci o cinquanta minuti dopo, si schiereranno a favore della tecnologia, o a favore dell’industria, o a favore di qualcosa che mina proprio quella famiglia che avevano appena detto di voler difendere. Quindi c’è sempre un compromesso, e il compromesso della tecnologia industriale è costoso.

Sostieni Renovatio 21

Esattamente la stessa cosa sta succedendo in Europa. In Europa, inglesi perbene dicono «vogliamo l’Inghilterra», tedeschi patriottici dicono «vogliamo la sovranità della Germania», un francese perbene dice «vogliamo la Francia cattolica all’antica» – ma un quarto d’ora dopo, quello stesso inglese, quello stesso tedesco e quello stesso francese dicono tutti «ma vogliamo anche la bella vita che è offerta dalla produzione su scala europea». Ma nel momento in cui ti schieri per la produzione su scala europea, in modo che le scarpe vengano dalla Spagna, i pomodori vengano dall’Italia, i rasoi vengano dall’Olanda, il manzo venga dall’Inghilterra, qualsiasi cosa sia — nel momento in cui vuoi la produzione su scala, con le banane che vengono dall’Irlanda, qualsiasi cosa possa essere – devi necessariamente mettere l’Europa al primo posto. E così questi cari europei, che da un lato vogliono difendere il proprio Paese, dall’altro vogliono la vita morbida, economica e facile – si contraddicono senza rendersene conto.   Se vuoi un Paese bello e sovrano, devi pagarne il prezzo, che è avere meno beni manifatturieri comodi ed economici. Se vuoi questi beni prodotti in serie, comodi, economici e facilmente disponibili, devi dire, prima o poi, addio alla sovranità nazionale. Scegli – paghi i tuoi soldi, fai la tua scelta – ma non puoi avere entrambe le cose. Unabomber lo vede, ed è un uomo intelligente, e dice: non puoi avere sia la tecnologia industriale su scala nazionale sia la famiglia – non puoi avere entrambe le cose, dovrai fare una scelta. Quindi, distrugge i valori familiari.   «Allo stesso modo, la moltitudine di regole e regolamenti imposti dal funzionamento della tecnologia industriale soffoca la capacità dell’uomo di agire per conto proprio per raggiungere obiettivi reali» – che è ciò che Unabomber chiama «la sua vera libertà». E quindi, secondo Unabomber, la tecnologia industriale non è solo contro la famiglia, la tecnologia industriale è anche contro la libertà. Ha questo pallino della libertà, ma c’è qualcosa di vero.   Tre: «nessun adattamento o compromesso minore può riconciliare la tecnologia industriale con la libertà, sia perché la tecnologia industriale deve regolare da vicino il comportamento umano per poter funzionare, sia perché tutte le parti della tecnologia industriale sono interdipendenti». È una cosa che dimostra nel dettaglio.   Se prendi, ad esempio, un’acciaieria. Come sapete, un’acciaieria, un forno per rotaie d’acciaio, deve restare caldo tutto il tempo. Ci vuole molto tempo per riscaldare un forno d’acciaio, e una volta che è caldo, devi tenerlo in funzione. In altre parole, dovrai avere operai attivi ventiquattr’ore su ventiquattro – operai per il primo turno, operai per il secondo turno, operai per il terzo turno. E se uno degli operai del turno molla, il forno si raffredda e gli altri operai del turno vanno nei guai. Devi entrare nel sistema e diventare parte del sistema e obbedire al sistema perché il sistema funzioni.   Mentre quando gestisci la tua piccola fattoria, con i tuoi piccoli cavalli, indipendentemente da qualsiasi altra fattoria, non devi preoccuparti di ciò che qualcun altro sta facendo nella sua fattoria – sei tu l’unità, l’unità di lavoro è solo la tua piccola fattoria, l’unità di lavoro al massimo è il tuo piccolo villaggio. Ma la tecnologia industriale fa sì che la tua unità di lavoro sia o l’intero Paese o l’intero continente, e in Europa la cosa sta diventando drammatica, perché la sovranità nazionale di queste famose vecchie nazioni sta andando in rovina, e sta andando in rovina sotto le ruote del colosso inarrestabile della tecnologia industriale.   Tutte le parti sono interdipendenti. Per esempio, i produttori di frigoriferi hanno assolutamente bisogno di elettricità, e l’elettricità ha assolutamente bisogno di qualcuno che produca le macchine che necessitano di elettricità. Tutto il sistema si intreccia su una scala enorme. Tutto il sistema deve intrecciarsi – non puoi negarlo, semplicemente non puoi negarlo. E c’è sempre un compromesso, ma se hai la tecnologia su scala nazionale, c’è una grave perdita per quanto riguarda la famiglia.   Ed egli argomenta che «il desiderio degli uomini per la tecnologia industriale e per i benefici che la tecnologia industriale offre da tempo si è dimostrato più forte del loro desiderio di libertà, per una varietà di ragioni, cosicché l’avanzata della tecnologia industriale sembra a molte persone irreversibile». Sono sicuro che a molti di voi sembra reversibile.   Per esempio, un esempio interessante, l’uso dell’automobile era originariamente facoltativo. Quando le automobili sono apparse per la prima volta, potevi averne una o potevi non averla, non eri obbligato ad averla. Tuttavia poi, dopo un po’, dopo che le automobili erano arrivate – specialmente negli Stati Uniti – le città sono state disegnate in funzione dell’automobile, i sobborghi hanno immediatamente iniziato a estendersi molto più ampiamente, e per andare ai negozi hai bisogno di un’automobile.

Aiuta Renovatio 21

Nelle città e nei paesi all’antica, come nel New England, potevi andare a piedi ai negozi o alle case – ma non più oggi. Il centro commerciale è a cinque o dieci minuti in automobile, e tutti non pensano due volte per saltare in macchina e guidare fino al centro commerciale per fare acquisti – ti serve un’automobile per arrivare al centro commerciale. A volte non hanno nemmeno più marciapiedi o passaggi pedonali per andare dai sobborghi o dalle case ai centri commerciali, e se cammini da casa tua al centro commerciale, passa la volante della polizia a chiederti cosa stai facendo, perché sei una creatura strana se sei ancora sulle tue due gambe.   In altre parole, in origine l’uso dell’automobile era facoltativo, ma l’automobile stessa ha cambiato talmente l’assetto delle città che ora devi avere un’automobile. Quindi, argomenta, la tecnologia industriale non sarà fermata da nessuna riforma su piccola scala, ma solo da una rivoluzione totale. Quindi vuole un’altra rivoluzione per smantellare l’establishment della tecnologia industriale.   Va ammesso: l’uomo ha un po’ di cervello. Quattro: lo scontro tra tecnologia industriale e libertà umana è messo in evidenza dal fatto che la tecnologia industriale persegue attualmente modi per domare il comportamento umano selvaggio; per esempio, il controllo della scuola, il controllo della genitorialità, le droghe – come si chiama quella famosa che danno ai bambini, il Ritalin o qualcosa del genere – la psicoterapia, la neurologia, la genetica, e presto, è dietro l’angolo, l’ingegneria del cervello.   Queste sono tutte forme di manipolazione con cui la tecnologia industriale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale. Ha ragione! In altre parole, è la coda che scodinzola il cane. L’uomo ha creato la tecnologia industriale per servirlo, ma ora l’uomo sarà cambiato per servire e adattarsi alla tecnologia industriale. Questo è ciò che sta succedendo – sta succedendo proprio attorno a noi.   Sai, diamo ai bambini le medicine perché non si adattano alle nostre meravigliose scuole, o non si adattano al nostro meraviglioso stile di vita. «Mia moglie sta pensando che io sono un figlio di hmh – be’, devo mandarla dallo psicoterapeuta perché ha un problema». No – forse non ce l’ha, forse sei tu il problema. Forse tutti questi ragazzi che non si adattano alla società moderna — forse non sono loro gli inadatti, forse è la società a essere inadatta.   Ascolti questi cantanti rock – ho menzionato i Pink Floyd – ascolti questi cantanti rock, sono in preda al dolore, sono in preda al dolore per la società moderna. «Non abbiamo bisogno di istruzione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero» – si lamentano delle scuole, perché il sistema scolastico processa e fa il lavaggio del cervello, il sistema scolastico nega a questi ragazzi il loro valore e la loro importanza come esseri umani. Vuole trasformarli in macchine, vuole trasformarli in nerd informatici.   E c’è una frase meravigliosa nel libro che dice è che gli insegnanti nelle scuole di oggi sono troppo occupati a togliere coltelli e pistole ai ragazzi per avere il tempo di trasformarli in nerd informatici. Detto bene, molto ben detto, perché i ragazzi non vogliono essere trasformati in nerd informatici.   Cosa vogliono i ragazzi? Non lo sanno, non sanno cosa vogliono – tutto quello che sanno è che non vogliono la società moderna. Non sto dicendo che i ragazzi siano santi o angeli, ma sto dicendo che la società moderna ha molte cose profondamente sbagliate, e Unabomber, anche senza la fede, è abbastanza intelligente da essere sulla traccia di queste cose che la società moderna ha sbagliato.   Quello che sta succedendo è – ed è qui che ci ricolleghiamo alle encicliche – la Chiesa cattolica comprende la natura umana come Dio l’ha fatta, ma i massoni vogliono cambiare la natura umana. Vogliono piegarla, vogliono sostituire la natura data da Dio con una nuova natura tutta loro. Ma la nuova natura, il nuovo mondo, il nuovo mondo tecnologico, il nuovo mondo delle macchine che stanno producendo per cambiare la natura umana, non si adatta alla natura umana, e quindi i poveri ragazzi strillano e urlano, perché sanno che non si adatta.   Poi i ragazzi raggiungono l’età di vent’anni, e cedono. I ragazzi dicono: «Be’, mi offrono un lavoro bello comodo da cinquantamila l’anno, e c’è una bella ragazza qui, quindi mi accontenterò di una casetta scadente, una moglie scadente, un’auto scadente, uno stipendio scadente, e avrò una felicitàscadente, e poi so che i miei figli ascolteranno il rock and roll quando cresceranno, ma so che ne usciranno, proprio come è successo a me». Che razza di mondo è questo?   Quindi, tutte queste sono forme di manipolazione attraverso cui la tecnologia industriale nazionale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale – la coda sta già scodinzolando il cane. Abbiamo un profondo problema umano, e Unabomber sta uccidendo persone per svegliare la gente su questo problema. Non sto dicendo che abbia ragione  – ma l’uomo è così frustrato nel tentativo di far arrivare un messaggio serio a persone che non vogliono essere raggiunte, che ricorre a uccidere per farsi ascoltare.   «Attualmente, sempre più esseri umani si sollevano in rivolta contro la tecnologia industriale, ma se la tecnologia industriale prevale, nemmeno i governanti, i manipolatori, i tizi al comando della tecnologia industriale, avranno molta libertà di movimento». Okay – è verissimo. Sono seduto in cima a questa macchina, che sta schiacciando tutti gli altri, ma devo restare nella cabina di questa macchina, e devo continuare a controllare tutti questi comandi – altrimenti non sarò più seduto qui a lungo. Qualcun altro prenderà il mio posto, perderò il controllo, loro smetteranno di essere schiacciati, e allora sarò io a essere schiacciato insieme a tutti gli altri.

Iscriviti al canale Telegram

Quindi la macchina schiaccia le persone sotto di essa in un modo, e schiaccia le persone che la guidano in un altro. È un trionfo del diavolo – un assoluto trionfo del diavolo. Tutti vengono disumanizzati, tutti vengono schiacciati.   Se vince, allora nemmeno i conducenti della tecnologia industriale avranno molta libertà di movimento, mentre se la tecnologia industriale viene distrutta – questo è il sogno di Unabomber – potrebbe esserci il caos, ma almeno l’umanità avrà un’altra possibilità, e il caos potrebbe causare meno sofferenza rispetto al proseguimento della nostra tecnologia industriale.   E lui argomenta ogni punto lungo il percorso. Cinque: perché se la tecnologia industriale sopravvive, allora il futuro appare cupo, perché ha varie alternative. Se non viene spezzata e distrutta, se non prendiamo mazze per demolire l’intero stile di vita della tecnologia industriale, se la tecnologia industriale continua, ci sono varie alternative.   O, per ragioni di efficienza, le macchine saranno in totale controllo e nessun uomo avrà alcuna libertà, «oppure un’élite resterà al comando, e l’élite gestirà le macchine padrone. E allora ci sono di nuovo due alternative: l’élite gestirà le macchine padrone in modo da eliminare le masse, così che pochi siano al comando mentre il resto sia tutto morto; oppure gestiranno le macchine in modo da domare le masse, addomesticare le masse, così che i pochi siano incatenati alla macchina – devono restare al posto di guida e continuare a premere i pulsanti – mentre il resto non ha libertà o significato nelle proprie vite».   «Se la tecnologia industriale sopravvive, in qualunque modo, l’uomo dovrà essere re-ingegnerizzato oltre ogni riconoscimento». Ora, questo è o tecnologia industriale o uomo – scegli. È questo che sta argomentando. È un forte sei.   Sei: la la tecnologi aindustriale non è inarrestabile. Possiamo inceppare gli ingranaggi. L’alternativa positiva di cui abbiamo bisogno ora – è qui che entra la natura selvaggia, è per questo che è andato a vivere in una capanna nel Montana, libero dagli uomini, o con uomini selvaggi. Quindi torna a distruggere esseri umani – non ha risposta, non ha una vera risposta. Vede il problema, è molto bravo con il problema, ma senza la fede non ha idea di come rimetterlo insieme, o come uscirne.   Quindi la sua risposta è logica: dato che la tecnologia industriale è il problema, allora dobbiamo tornare alla natura selvaggia. E aveva quella piccola capanna nel mezzo del Montana, nel mezzo del nulla.   Qual è il vantaggio della natura selvaggia? È completamente non tecnologica – sai, vipere e felci e cespugli e fiumi e torrenti e montagne e nuvole. Non è tecnologia, è bella, si prende cura di sé stessa, permette la sopravvivenza – la vita. Si può avere il mal di denti, ma meglio il mal di denti che la tecnologia industriale.   «I mezzi per rovesciare la tecnologia industriale sono una rivoluzione che non sarà solo politica, ma economica e tecnologica, mondiale, perché non può essere rovesciata pezzo per pezzo». Quindi sta sognando una massiccia sollevazione mondiale contro la macchina.   Soprattutto – quindi vuole un’altra rivoluzione, ne abbiamo avute una, due, tre, quattro, quindi vuole una quinta rivoluzione, è tutta la stessa cosa.,, « Poiché la tecnologia industriale non può essere rovesciata pezzo per pezzo, soprattutto, che i nostri rivoluzionari abbiano l’unico obiettivo chiaro: la tecnologia industriale deve sparire (…) Tutti i mezzi per raggiungere quell’obiettivo possono poi essere adattati pragmaticamente». E qui parla come Lenin, sai – parla come un comunista, e dice che abbiamo bisogno di una rivoluzione, e i rivoluzionari devono fissarsi sull’obiettivo e poi adattare tutti i mezzi, se prendi quello che diceva Lenin.   Sette, infine: che i nostri rivoluzionari non si mescolino con i sinistrorsi, che sono anti-individualisti quanto la tecnologia industriale stessa, e quindi i sinistrorsi si opporranno alla tecnologia industriale solo per poi usarla contro tutti gli altri. Lui conosce i sinistrorsi a fondo – ha detto che odia la tecnologia industriale, e poi odia i sinistrorsi, e vuole tornare alla natura selvaggia. È solo un’altra soluzione anomala, in effetti, ma ha ragione – come spesso, fino in fondo – ha ragione sui difetti dell’establishment precedente. Enrico VIII aveva torto, perché Enrico stava attaccando la Chiesa cattolica, ma tutti gli altri hanno più o meno ragione in quello che attaccano.   «Inoltre, il sinistrismo è abitualmente incline a collaborare con le rivoluzioni con i non-sinistrorsi solo per poi tradirli in seguito. Il sinistrismo è totalitario per natura – infatti è una religione sostitutiva, il bisogno di credere nella quale farà sì che anche seguaci onesti condonino i crimini più indecenti dei loro leader».   E così ha iniziato con la delinquenza del sinistrismo, e finisce con la delinquenza del sinistrismo, quindi sa che il sinistrismo non è una risposta – sta protestando contro il sinistrismo, sta protestando contro i socialisti di Franklin Delano Roosevelt, i socialisti assistenzialisti di FDR e il loro Stato assistenziale, il loro Stato assistenziale tecnologico-industriale.   È un altro gradino più in basso, poveretto – se solo potessei avesse saputo tornare alla fede.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube  
 
Continua a leggere

Spirito

Papa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha celebrato un motto della Rivoluzione francese usato dai massoni — il famigerato «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» — come «imperativi etici universali” durante un discorso all’Eliseo venerdì scorso. Lo riporta LifeSite.

 

«La Francia ha contribuito in modo significativo al progresso del nostro mondo, compreso il riconoscimento dei diritti umani fondati sulla natura stessa della persona umana, in particolare la libertà religiosa», ha affermato Leo alla presenza del controverso presidente Emmanuel Macron e di alti funzionari francesi. Macron, si ricordi, ha da poco avviato l’eutanasia e suicidio assistito in Francia e piazzato l’aborto in costituzione.

 

«Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplicemente parole impresse sulla facciata dei vostri edifici pubblici; si riferiscono a imperativi etici universali che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione», ha affermato il romano pontefice.

Sostieni Renovatio 21

Il riferimento di Leone a «Libertà, uguaglianza e fraternità» come «imperativi etici universali» è preoccupante perché, sebbene queste parole siano il motto nazionale della Francia, lo sono anche del Grande Oriente massonico e della Grande Loggia di Francia. Il motto deriva dalla Rivoluzione francese, che si oppose ferocemente alla Chiesa cattolica e che, durante il «Regno del Terrore», causò la morte per ghigliottina di migliaia di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici.

 

Per secoli la vecchia chiesa, partendo dalle rivelazioni dell’abate Augustin Barruel (1741-1820), ha considerato la Rivoluzione francese come una grande operazione massonica per scardinare il cattolicesimo distruggendo al contempo trono (cioè l’autorità monarchica) ed altare (cioè l’autorita religiosa romana).

 

L’elogio di Leone della «libertà religiosa» che, a suo dire, è stata riconosciuta dalla Francia, è in contrasto con la tradizionale concezione cattolica dell’argomento. La Quanta Cura e il Sillabo degli Errori di papa Pio IX condannavano l’idea che «Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, riterrà vera».

 

Nel discorso di venerdì il Papa sembra aver al contempo rimproverato il secolarismo francese, che a sua volta affonda le radici nella Rivoluzione francese.

 

«Il cristiano impegnato nella vita pubblica, che agisce alla luce della sua coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista né una minaccia all’unità della patria», ha detto Leone.

 

«Un giusto laicismo, dunque, non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le forze al servizio del bene comune», ha affermato il papa.

 

Sembrava che il suo intento fosse criticare apertamente la politica francese di «laicità», che impone la totale separazione tra Stato e religione. Tale politica fu codificata dalla Legge sulla separazione tra Chiesa e Stato del 1905.

 

L’anno scorso Macron ha pronunciato un discorso alla nazione elogiando la struttura laica del Paese, affermando che la «Repubblica laica» significa che la Francia non rappresenta «un’identità nata da origini culturali, religiose o particolari». Ha elogiato la legge del 1905 come «il compimento della Rivoluzione francese».

 

Papa Leone ha sottolineato venerdì le «profonde radici cristiane» della Francia, che risalgono a Sant’Ireneo di Lione e al battesimo di Clodoveo, re dei Franchi, nel 496, evento che sancì il titolo della Francia di «Figlia maggiore della Chiesa».

 

Leone ha inoltre sottolineato l’importanza del diritto alla vita e ha condannato l’aborto, il suicidio assistito e la maternità surrogata in presenza di funzionari francesi. In questo modo ha criticato le stesse leggi francesi a favore dell’aborto e del suicidio assistito. Il Paese ha recentemente approvato una legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito a determinate condizioni.

 

«La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», ha affermato il pontefice, sostenendo che è necessario «accogliere la vita incondizionatamente, di sostenere la fragilità con amorevole cura, di accompagnare ogni fase della vita con rispetto e fiducia reciproca e di difendere con coraggio e compassione coloro che non sono in grado di far sentire la propria voce e coloro che si sentono ignorati o trascurati».

Aiuta Renovatio 21

Leone ha inoltre espresso preoccupazione per le «tendenze sociali che rischiano di trasformare la scienza e la tecnologia in imprese a scopo di lucro, promuovendo la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi umani o la possibilità di organizzare la propria morte».

 

«Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la protezione di ogni vita umana sono un dovere che incombe su ciascuno di noi», ha continuato Leone, ricordando che la «Dichiarazione universale dei diritti umani» fu proclamata per la prima volta a Parigi.

 

Prima del discorso alle autorità civili e al corpo diplomatico francesi, Leone ha incontrato privatamente Macron al Palazzo dell’Eliseo, nella prima tappa del suo viaggio in Francia. Il viaggio apostolico si svolge dal 25 al 28 settembre e comprende una visita alla sede dell’UNESCO, alla cattedrale di Notre Dame e al santuario di Nostra Signora di Lourdes.

 

Come riportato da Renovatio 21, inquietanti segni di avvicinamento del vaticano alla Rivoluzione francese, che uccise numeri immani di fedeli, suore, sacerdoti, si erano avuti di recente in una pagina del sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione.

 

Nella scheda di beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.

 

Eppure, il sito vaticano scrive: «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze» (corsivo nostro).

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Spirito

Flavigny: 26 nuovi seminaristi e futuri frati FSSPX

Pubblicato

il

Da

Sotto uno splendido sole borgognone, in questo sabato 19 settembre, le famiglie si accalcano per accompagnare i propri figli all’ingresso del Seminario.   Provenienti da ogni angolo della Francia, ma anche dal Canada, dal Gabon, dal Portogallo e dal Medio Oriente, ventisei giovani prendono possesso dei loro pochi effetti personali nelle celle che circondano il chiostro o si affacciano sulle vie medievali di Flavigny-sur-Ozerain.   Ventitré di loro sono destinati al sacerdozio, mentre tre si preparano alla vita religiosa con i Fratelli della Società di San Pio X. Alcuni arrivano dopo un anno, o pochi mesi, di preseminario: un tempo prezioso che avrà permesso loro di maturare la vocazione e acquisire solide abitudini di vita comunitaria.   Come ogni anno, il background è variegato. La maggior parte ha già vissuto l’esperienza universitaria e alcuni sono in possesso di titoli di studio avanzati: master, laurea in ingegneria, laurea in giurisprudenza… Alcuni, tuttavia, particolarmente maturi nonostante la giovane età, hanno appena conseguito il diploma di maturità.   Storie diverse, età ed esperienze differenti, ma un tratto le accomuna: la generosità. Tutte hanno preso la decisione di dedicare la propria vita al regno di Cristo Salvatore sulle anime e sulle società, e di impegnarsi per la loro salvezza.   Così, oggi entra in Seminario una nuova classe, con i suoi volti ancora sconosciuti, le sue storie uniche e le sue vocazioni nascenti. A Flavigny, per loro inizia un cammino impegnativo, ma anche una splendida avventura al servizio di Dio e della Chiesa.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da FSSPX.News  
Continua a leggere

Più popolari