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Epidemie

De Donno e il segreto dell’umiltà

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Ho sempre pensato, fin dalla prima volta che l’ho visitata, che Mantova sia una delle città più belle d’Italia. 

 

Lo è per alcune splendide opere di architettura rinascimentale; lo è per i Sacri Vasi della Basilica di Sant’Andrea, per San Longino, per Palazzo Te, per la Rotonda di San Lorenzo e per tutte quelle opere d’arte lombarda che questo gioiello avvolto intorno ai tre laghi del fiume Mincio racchiude silenziosamente, umilmente, nobilmente in sé.

 

Finalmente guarito dal COVID, ieri mattina, dopo aver preso appuntamento con tutte le procedure del caso, mi sono recato al Carlo Poma di Mantova per donare il plasma

Lo è, a dire il vero, anche per quella straordinaria cosa che sono i tortelli di zucca, in una versione che solo in loco è possibile gustare diffidando con tutto il rispetto dalle altre imitazioni, per quanto buone possano essere.

 

Tuttavia oggi Mantova diventa grande, ancora più grande, per un altro motivo: l’Ospedale Carlo Poma. 

 

Finalmente guarito dal COVID, ieri mattina, dopo aver preso appuntamento con tutte le procedure del caso, mi sono recato al Carlo Poma di Mantova per donare il plasma. 

 

Da agofobico qual sono, mi sono fatto coraggio e sono andato.

 

A dire il vero, gran parte del mio coraggio me lo ha trasmesso il dottor Giuseppe De Donno, che oramai non ha nemmeno troppo bisogno di presentazioni, quantomeno non di quelle accademiche o legate ai titoli. 

 

Il Salento, altra terra straordinaria, ha fatto un enorme dono a Mantova: ha donato un grande medico, ma soprattutto un grande uomo. 

 

Credo non si possa essere grandi medici se anzitutto non si è grandi uomini, forgiati ad una morale, ispirati ad un’etica che non può e non deve mai mancare nella medicina.

 

Ippocrate docet: leggendo il suo giuramento originale, quello su cui tanti medici purtroppo spergiurano senza conoscerne probabilmente la profondità o lasciandosi ingannare da moderne traduzioni edulcorate e personalizzate su misura, si legge anzitutto la testimonianza di un grande uomo, legato all’etica e alla morale. 

 

Leggendo il giuramento di Ippocrate in versione originale si legge anzitutto la testimonianza di un grande uomo, legato all’etica e alla morale

Ho avuto la grazia di conoscere personalmente, proprio durante la plasmaferesi, il dottor De Donno. 

 

Una persona umile, semplice, disponibile e allo stesso tempo preparatissima, fermissima e consapevole della grande responsabilità che reca con sé il protocollo messo in atto insieme a tutto il suo staff e all’Università di Pavia.

 

Non voglio spendermi in complimenti: non ve ne è bisogno poiché i fatti parlano chiaro, e ci dicono di persone guarite, di pazienti che saranno grati per sempre a De Donno e all’Ospedale Carlo Poma di Mantova.

 

«Qui all’inizio avevamo il pronto soccorso imballato, le persone ci morivano praticamente fra le mani» — mi diceva qualcuno — «dopo aver messo in atto la plasmaterapia la situazione è cambiata radicalmente in meglio».

 

«Qui all’inizio avevamo il pronto soccorso imballato, le persone ci morivano praticamente fra le mani. Dopo aver messo in atto la plasmaterapia la situazione è cambiata radicalmente in meglio».

Piuttosto voglio parlarvi di quelle due ore e mezzo che ho trascorso lì.

 

Come dicevo, sono da sempre agofobico pur lavorando in ambito sanitario, e l’idea di farmi togliere del sangue mi faceva tremare non poco le gambe. 

 

Sono quindi arrivato a Mantova, come potrete immaginare, agitato ma fortunatamente accompagnato da una cara amica che mi ha fatto da spalla. 

 

Devo confessarvi che l’agitazione mi è passata non appena ho messo piede nel reparto dei servizi di Medicina Trasfusionale ed Ematologia. Ho subito avvertito, una volta accolto dai professionisti che si occupano della plasmaferesi, un clima familiare e rassicurante. 

 

Nella visita medica che precede il prelievo ho esposto senza vergogna miei timori ipocondrici all’ematologo il quale, simpaticamente, con accento mantovan-lombardo, mi ha detto: «pensa che vado in pension fra due mesi e mi fanno ancora oggi impressione gli aghi».

 

Da lì medici, infermieri, biologici e altre varie figure professionali mi hanno seguito e accompagnato facendomi sentire a mio agio. In particolare un‘infermiera meravigliosa, Lucrezia, ha reso tutto più bello e più semplice, ricordandomi sempre la bellezza di quel gesto che può salvare altre persone. 

 

Ad un certo punto ho chiesto del dottor De Donno, speravo vivamente di poterlo incontrare per ringraziarlo personalmente. Non appena ho espresso questo desiderio, una dottoressa presente durante il prelievo di plasma lo ha subito chiamato riferendo il desiderio mio e di altri donatori lì presenti di poterlo incontrare. Nel giro di due minuti De Donno si è presentato nella stanza adibita al prelievo con un grande sorriso che, seppur nascosto sotto ad una simpatica mascherina fiorita, non lasciava dubbi sulla sincerità e persino sulla commozione. 

 

Era uno di loro, uno dei tanti medici e professionisti che erano lì per continuare questo grande, enorme e solidale lavoro. 

 

Uno scambio di battute, un paio di foto, e poi è tornato in reparto, cioè in prima linea — cosa, questa, sconosciuta ai tanti che parlano, pontificano o teorizzano su come si avvita una vite senza però averla mai avvitata in vita loro.

 

Me lo aspettavo così? Devo dire di sì, ma averne la conferma è qualcosa in più che mi porterò nel mio bagaglio di esperienze. 

 

Apprezzato e incoraggiato da tutti i suoi colleghi, dal personale e da tanti donatori che ho potuto incontrare. Uno di loro, come dicevo. Non un individualista, ma uno che, come testimonia il grande lavoro fatto al Carlo Poma, è mosso e motivato dalla sinergia di tutto lo staff e di tutto il personale che lo affianca in questa grande impresa volta al bene delle persone, alla loro guarigione, alla gratuità solidale con la quale si possono salvare e si sono salvate delle vite umane che in molti casi erano state date quasi per perse. 

 

Una testimonianza vera di quella che dovrebbe essere la medicina al servizio delle persone. Inclusiva, collaborativa, sinergica e senza che sia mai perso di vista il primo fra tutti i princìpi ippocratici: «Primum non nocere».

 

Vedete, quando sento qualche grande luminare abituato da anni a scaldare seggiole in lussuosi salotti televisivi senza portare a casa risultato alcuno attaccare il dottor De Donno, accusandolo di essere in cerca di notorietà e di visibilità, mi scappa veramente da ridere. 

La medicina al servizio delle persone: inclusiva, collaborativa, sinergica e senza che sia mai perso di vista il primo fra tutti i princìpi ippocratici – «Primum non nocere»

 

Cosa avrebbe dovuto fare De Donno, salire sul tetto del suo ospedale e gridare ai passanti che a Mantova, con una cura semplice, gratuita ed efficace si sono salvate delle vite e che questo protocollo dovrebbe essere esteso il più possibile per salvarne altre? 

 

Avrebbe dovuto passare la notizia di questo risultato enorme, pazzesco, del quale tutto il mondo si sta interessando attraverso il telefono senza fili?

 

De Donno ha fatto semplicemente ciò che vi era da fare, e cioè rendere nota la cosa con ogni mezzo possibile, mettendoci la faccia e perciò pagando il prezzo, quantomeno iniziale, della solita macchina del fango messa in atto contro di lui. 

 

Si chiama altruismo. Si chiama coraggio. Si chiama amore verso il prossimo. 

 

Dà fastidio, lo sappiamo, ma questo è.

 

De Donno è ben voluto da tante, tantissime persone. Tanti ammalati guariti, tante famiglie, tanti colleghi. Questo è ciò che conta davvero

La realtà vera, però, quella che fa meno chiasso, è che De Donno è ben voluto da tante, tantissime persone. Tanti ammalati guariti, tante famiglie, tanti colleghi. Questo è ciò che conta davvero.

 

Egli è profeta in casa sua, cosa per nulla scontata come è noto. Sentendo parlare alcuni mantovani si percepisce questo: un profondo senso di gratitudine, di rispetto, di sincera stima per lui e per tutto il suo staff, anima pulsante e instancabile di un sacrificio che troverà la giusta ricompensa. 

 

De Donno vince con l’umiltà e con il Bene.

 

De Donno vince con l’umiltà e con il Bene

E il Bene — si sa — per quanto faccia meno rumore del Male è sempre più forte e, alla fine, vince sempre.

 

«Ha deposto i potenti dai loro troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote», recita lo splendido Canto del Magnificat.

 

«Ha deposto i potenti dai loro troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote»

Gli avidi e i saccenti rimarranno sempre a mani vuote. Gli umili, i semplici, gli «pneumologi di campagna», saranno quelli che scriveranno la storia e a cui tante persone saranno sempre grate.

 

Buon lavoro a tutto il fantastico Ospedale Carlo Poma, avete reso Mantova una città ancora più bella.

 

Cristiano Lugli  

 

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Epidemie

Balle sui tamponi? Quanti lavoratori sono senza green pass?

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Si potrebbe avere l’idea che stiano prendendo in giro. Si potrebbe pensare che, sul serio, non abbiano nulla sotto controllo. 

 

Secondo i dati della (piuttosto filogovernativa) Fondazione Gimbe ci sono in Italia 3,8 milioni di lavoratori senza vaccino.

 

Ma secondo i report del  Ministero della Salute pubblicati da Il Sole 24 Ore e da La Repubblica, da mercoledì 13 ottobre  a oggi ci sono stati circa 800.000 tamponi. Tra ieri e oggi 500.000.

 

Secondo i dati della (piuttosto filogovernativa) Fondazione Gimbe ci sono in Italia 3,8 milioni di lavoratori senza vaccino. Da mercoledì 13 ottobre  a oggi ci sono stati circa 800.000 tamponi. Tra ieri e oggi 500.000

Quindi – se la matematica non è un’opinione – oggi 15 ottobre, circa  3 milioni di lavoratori non vaccinati sono andati al lavoro senza green pass  o non sono andati: perché non si sono nemmeno tamponati.

 

Questo nella migliore delle ipotesi: assumendo cioè che in Italia da mercoledì 13 abbiano fatto tamponi solo i lavoratori. Altrimenti i numeri scendono ulteriormente.



Sappiamo inoltre dai giornali che il 23% dei lavoratori in più della norma oggi si è messo in malattia. Non è certo una sfortunata coincidenza, si potrebbe pensare.

 

A meno che non ci sbagliamo (nel caso, diteci dove sbagliamo) oggi l’80% dei lavoratori non vaccinati era senza green pass. Circa 3 milioni di persone.

Ricordatevelo quando al TG – inevitabilmente – vi diranno che fila tutto liscio.

 

Vi stanno prendendo in giro.

 

Si contraddicono con gli stessi numeri che pubblicano sulle prime pagine.

 

A meno che non ci sbagliamo (nel caso, diteci dove sbagliamo) oggi l’80% dei lavoratori non vaccinati era senza green pass. Circa 3 milioni di persone.





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COVID-19: la morsa si stringe attorno al dottor Fauci

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Il 23 settembre 2021 The Intercept ha pubblicato una richiesta di sovvenzione, presentata nel 2018 da EcoHealth Alliance alla DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency) (1), ove si legge che l’intento della società è creare in laboratorio un virus artificiale partendo dai coronavirus dei pipistrelli. (2)

 

L’ex consigliere economico del presidente Donald Trump, Peter Navarro, ha peraltro rivelato che EcoHealth Alliance è servita al dottor Anthony Fauci per dirottare denaro pubblico sul finanziamento di ricerche da svolgere nel laboratorio P4 di Wuhan perché illegali negli Stati Uniti.

 

Il direttore di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, è il principale promotore della petizione, pubblicata da The Lancet (3), a sostegno del personale sanitario di Wuhan, ingiustamente accusato di essere responsabile dell’epidemia di COVID-19. Daszak è stato altresì membro della missione d’indagine dell’OMS a Wuhan.

 

Il 4 settembre 2021 Alex Jones (InfoWars) ha divulgato due estratti del video, diffuso a ottobre 2019 dalla rete pubblica statunitense CSPAN, di una tavola rotonda sulla creazione di un vaccino universale contro l’influenza (4).

 

Gli esperti vi discutono la necessità:

 

  • di modificare la procedura di autorizzazione dei vaccini contro l’influenza;
  • di cambiare modalità di produzione dei vaccini anti-inflluenzali, sostituendoli con sistemi a RNA messaggero


I partecipanti convengono sul fatto che l’industria farmaceutica non potrà fare il gran passo perché l’influenza non è malattia che faccia paura.

 

Durante la riunione il dottor Anthony Fauci dichiara, in sostanza, che per fare avanzare l’industria farmaceutica e l’umanità occorrerebbe uno choc, un’epidemia influenzale molto più mortale.

 

Anthony Fauci è dal 1984 direttore dell’Istituto Nazionale statunitense per le allergie e le malattie infettive (National Institute of Allergy and Infectious Diseases). È stato collaboratore del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, di cui nel 2004 ha appoggiato il progetto d’isolamento di persone sane.

 

È altresì membro di Alba Rossa (5), il gruppo che nel 2020, durante l’epidemia COVID, si è speso per l’applicazione del piano d’isolamento Rumsfeld.

 

È stato chiamato dal presidente Trump a dirigere la cellula di crisi COVID-19. Il presidente Joe Biden l’ha confermato nell’incarico.

 

 

NOTE

1) «Leaked Grant Proposal Details High-Risk Coronavirus Research», Sharon Lerner & Maia Hibbett, The Intercept, 23 settembre 2021.

5) «Il COVID-19 e l’Alba Rossa», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 aprile 2020.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

Fonte: «COVID-19: la morsa si stringe attorno al dottor Anthony Fauci», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 8 ottobre 2021.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Epidemie

Ospedali negheranno i trapianti ai non vaccinati in «quasi tutte le situazioni»

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Un sistema sanitario con sede in Colorado afferma che sta negando i trapianti di organi ai pazienti non vaccinati contro il coronavirus in «quasi tutte le situazioni», citando studi che mostrano che questi pazienti hanno molte più probabilità di morire se contraggono il COVID-19.  Lo riporta il Washington Post

Il deputato repubblicano dello stato del Colorado Tim Geitner ha dichiarato che sarebbe stato negato un trapianto di rene a una donna di Colorado Springs perché non vaccinata. Definendo la decisione «disgustosa» e discriminatoria, Geitner ha condiviso una lettera che  il paziente avrebbe ricevuto la scorsa settimana dal centro trapianti.

La lettera diceva che la donna sarebbe stata «inattivata» da una lista d’attesa per il trapianto di rene e aveva 30 giorni per iniziare la vaccinazione contro il coronavirus. Se si fosse rifiutata di essere vaccinata, diceva, sarebbe stata rimossa dalla lista d’attesa.

 

La lettera diceva che la donna sarebbe stata «inattivata» da una lista d’attesa per il trapianto di rene e aveva 30 giorni per iniziare la vaccinazione contro il coronavirus

La paziente in attesa di trapianto ha dichiarato a 9News che «è stata costretta a prendere una decisione che non mi sento a mio agio a prendere in questo momento per poter vivere». L’obbligo vaccinale, quindi, ha trovato un nuovo strumento di coercizione

 

«La politica illustra i costi crescenti di non essere vaccinati e si addentra in un territorio profondamente controverso: l’uso dello stato di immunizzazione per decidere chi riceve cure mediche limitate» scrive il WaPo. Bello l’aggettivo: controverso. Traduciamolo: non ancora completamente passato per la Finestra di Overton.

 

Renovatio 21 si oppone alla trapianto di organi, specie da persone ritenute «clinicamente morte» ma il cui cuore batte ancora, altrimenti non sarebbe possibile espiantarne gli organi: la «donazione», cioè la predazione, avviene solo a cuor battente, basandosi sulla artificiosa nozione di «morte cerebrale» i cui criteri cambiano da Paese a Paese e da un anno all’altro. Come abbiamo scritto, è il concetto di «morte cerebrale» a rendere possibile l’industria dei trapianti, un grande business per medici, ospedali e farmaceutiche che guadagnano clienti a vita di  farmaci come gli antirigetto.

 

Pare che si tratti in questo caso, di una donazione di rene da vivente, volontaria. È stato riportato infatti che la paziente e il suo donatore di reni stanno cercando altre opzioni fuori dallo Stato, poiché non hanno trovato un ospedale del Colorado che eseguirà la procedura prima di essere immunizzati.

 

La filiera della Necrocultura squarta e contamina, segrega e ricatta, in Europa oramai con la stessa mancanza di pudore che regna in Cina. Com’è possibile che il personale medico accetti questa mostruosità?

Non ci stupiamo di questa storia di ordinaria follia biomedica. Essa mette in luce diverse questioni:

 

1) L’instaurazione dell’utilitarismo – cioè il calcolo del piacere individuale – come filosofia che guida lo Stato e la Sanità, e quindi decide la vita e la morte delle persone. La qualità della vita ha perfino una formula, si tende a prediligere nelle cure quindi chi avrà più anni di piacere dinanzi rispetto a chi invece potrà vivere meno.

 

2) Il sistema di allocazione delle risorse mediche – il problema del triage che abbiamo visto in azioni con gli intubati durante la prima ondata pandemica – ora è utilizzabile come ricatto vaccinale.

 

3) il sistema grottesco della predazione degli organi, come riportato da Renovatio 21, non si è fatto scrupolo di espiantare e trapiantare organi di positivi al COVID: per quanto vi possa sembrare allucinante è così. Anzi, si parlava, qualche mese fa, di un boom di disponibilità di organi umani grazie ai morti di COVID. Ora però la faccenda si complica: a quanto è dato di capire potrebbe essere obbligato al vaccino anche il «donatore».

 

Ci rendiamo conto che stanno davvero rendendo accettabile l’idea che un non vaccinato merita di morire?

Qui subentra il paradosso ulteriore che abbiamo visto con il plasma iperimmune: colui che ha contratto il coronavirus ed è guarito può donare il sangue per la plasmaferesi, mentre chi è vaccinato ha dei limiti: egli, secondo le linee guida pubblicate dall’ECDC, deve attendere 48 ore dal vaccino, mentre se «ha sviluppato sintomi dopo la somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 può essere accettato alla donazione dopo almeno 7 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi».

 

Non abbiamo dubbi che l’idea di escludere dalle cure i non vaccinati trova il favore in una larga parte della popolazione – gli stessi che paragonano i resistenti alla siringa come animali parassiti, subumani da gettare in campi da concentramento o da prendere a cannonate. Tutte cose che sono state davvero dette nel discorso pubblico.

 

La filiera della Necrocultura squarta e contamina, segrega e ricatta, in Europa oramai con la stessa mancanza di pudore che regna in Cina. Com’è possibile che il personale medico accetti questa mostruosità?

 

Ci rendiamo conto che stanno davvero rendendo accettabile l’idea che un non vaccinato merita di morire?

 

 

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