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Epidemie

De Donno e il segreto dell’umiltà

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Ho sempre pensato, fin dalla prima volta che l’ho visitata, che Mantova sia una delle città più belle d’Italia. 

 

Lo è per alcune splendide opere di architettura rinascimentale; lo è per i Sacri Vasi della Basilica di Sant’Andrea, per San Longino, per Palazzo Te, per la Rotonda di San Lorenzo e per tutte quelle opere d’arte lombarda che questo gioiello avvolto intorno ai tre laghi del fiume Mincio racchiude silenziosamente, umilmente, nobilmente in sé.

 

Finalmente guarito dal COVID, ieri mattina, dopo aver preso appuntamento con tutte le procedure del caso, mi sono recato al Carlo Poma di Mantova per donare il plasma

Lo è, a dire il vero, anche per quella straordinaria cosa che sono i tortelli di zucca, in una versione che solo in loco è possibile gustare diffidando con tutto il rispetto dalle altre imitazioni, per quanto buone possano essere.

 

Tuttavia oggi Mantova diventa grande, ancora più grande, per un altro motivo: l’Ospedale Carlo Poma. 

 

Finalmente guarito dal COVID, ieri mattina, dopo aver preso appuntamento con tutte le procedure del caso, mi sono recato al Carlo Poma di Mantova per donare il plasma. 

 

Da agofobico qual sono, mi sono fatto coraggio e sono andato.

 

A dire il vero, gran parte del mio coraggio me lo ha trasmesso il dottor Giuseppe De Donno, che oramai non ha nemmeno troppo bisogno di presentazioni, quantomeno non di quelle accademiche o legate ai titoli. 

 

Il Salento, altra terra straordinaria, ha fatto un enorme dono a Mantova: ha donato un grande medico, ma soprattutto un grande uomo. 

 

Credo non si possa essere grandi medici se anzitutto non si è grandi uomini, forgiati ad una morale, ispirati ad un’etica che non può e non deve mai mancare nella medicina.

 

Ippocrate docet: leggendo il suo giuramento originale, quello su cui tanti medici purtroppo spergiurano senza conoscerne probabilmente la profondità o lasciandosi ingannare da moderne traduzioni edulcorate e personalizzate su misura, si legge anzitutto la testimonianza di un grande uomo, legato all’etica e alla morale. 

 

Leggendo il giuramento di Ippocrate in versione originale si legge anzitutto la testimonianza di un grande uomo, legato all’etica e alla morale

Ho avuto la grazia di conoscere personalmente, proprio durante la plasmaferesi, il dottor De Donno. 

 

Una persona umile, semplice, disponibile e allo stesso tempo preparatissima, fermissima e consapevole della grande responsabilità che reca con sé il protocollo messo in atto insieme a tutto il suo staff e all’Università di Pavia.

 

Non voglio spendermi in complimenti: non ve ne è bisogno poiché i fatti parlano chiaro, e ci dicono di persone guarite, di pazienti che saranno grati per sempre a De Donno e all’Ospedale Carlo Poma di Mantova.

 

«Qui all’inizio avevamo il pronto soccorso imballato, le persone ci morivano praticamente fra le mani» — mi diceva qualcuno — «dopo aver messo in atto la plasmaterapia la situazione è cambiata radicalmente in meglio».

 

«Qui all’inizio avevamo il pronto soccorso imballato, le persone ci morivano praticamente fra le mani. Dopo aver messo in atto la plasmaterapia la situazione è cambiata radicalmente in meglio».

Piuttosto voglio parlarvi di quelle due ore e mezzo che ho trascorso lì.

 

Come dicevo, sono da sempre agofobico pur lavorando in ambito sanitario, e l’idea di farmi togliere del sangue mi faceva tremare non poco le gambe. 

 

Sono quindi arrivato a Mantova, come potrete immaginare, agitato ma fortunatamente accompagnato da una cara amica che mi ha fatto da spalla. 

 

Devo confessarvi che l’agitazione mi è passata non appena ho messo piede nel reparto dei servizi di Medicina Trasfusionale ed Ematologia. Ho subito avvertito, una volta accolto dai professionisti che si occupano della plasmaferesi, un clima familiare e rassicurante. 

 

Nella visita medica che precede il prelievo ho esposto senza vergogna miei timori ipocondrici all’ematologo il quale, simpaticamente, con accento mantovan-lombardo, mi ha detto: «pensa che vado in pension fra due mesi e mi fanno ancora oggi impressione gli aghi».

 

Da lì medici, infermieri, biologici e altre varie figure professionali mi hanno seguito e accompagnato facendomi sentire a mio agio. In particolare un‘infermiera meravigliosa, Lucrezia, ha reso tutto più bello e più semplice, ricordandomi sempre la bellezza di quel gesto che può salvare altre persone. 

 

Ad un certo punto ho chiesto del dottor De Donno, speravo vivamente di poterlo incontrare per ringraziarlo personalmente. Non appena ho espresso questo desiderio, una dottoressa presente durante il prelievo di plasma lo ha subito chiamato riferendo il desiderio mio e di altri donatori lì presenti di poterlo incontrare. Nel giro di due minuti De Donno si è presentato nella stanza adibita al prelievo con un grande sorriso che, seppur nascosto sotto ad una simpatica mascherina fiorita, non lasciava dubbi sulla sincerità e persino sulla commozione. 

 

Era uno di loro, uno dei tanti medici e professionisti che erano lì per continuare questo grande, enorme e solidale lavoro. 

 

Uno scambio di battute, un paio di foto, e poi è tornato in reparto, cioè in prima linea — cosa, questa, sconosciuta ai tanti che parlano, pontificano o teorizzano su come si avvita una vite senza però averla mai avvitata in vita loro.

 

Me lo aspettavo così? Devo dire di sì, ma averne la conferma è qualcosa in più che mi porterò nel mio bagaglio di esperienze. 

 

Apprezzato e incoraggiato da tutti i suoi colleghi, dal personale e da tanti donatori che ho potuto incontrare. Uno di loro, come dicevo. Non un individualista, ma uno che, come testimonia il grande lavoro fatto al Carlo Poma, è mosso e motivato dalla sinergia di tutto lo staff e di tutto il personale che lo affianca in questa grande impresa volta al bene delle persone, alla loro guarigione, alla gratuità solidale con la quale si possono salvare e si sono salvate delle vite umane che in molti casi erano state date quasi per perse. 

 

Una testimonianza vera di quella che dovrebbe essere la medicina al servizio delle persone. Inclusiva, collaborativa, sinergica e senza che sia mai perso di vista il primo fra tutti i princìpi ippocratici: «Primum non nocere».

 

Vedete, quando sento qualche grande luminare abituato da anni a scaldare seggiole in lussuosi salotti televisivi senza portare a casa risultato alcuno attaccare il dottor De Donno, accusandolo di essere in cerca di notorietà e di visibilità, mi scappa veramente da ridere. 

La medicina al servizio delle persone: inclusiva, collaborativa, sinergica e senza che sia mai perso di vista il primo fra tutti i princìpi ippocratici – «Primum non nocere»

 

Cosa avrebbe dovuto fare De Donno, salire sul tetto del suo ospedale e gridare ai passanti che a Mantova, con una cura semplice, gratuita ed efficace si sono salvate delle vite e che questo protocollo dovrebbe essere esteso il più possibile per salvarne altre? 

 

Avrebbe dovuto passare la notizia di questo risultato enorme, pazzesco, del quale tutto il mondo si sta interessando attraverso il telefono senza fili?

 

De Donno ha fatto semplicemente ciò che vi era da fare, e cioè rendere nota la cosa con ogni mezzo possibile, mettendoci la faccia e perciò pagando il prezzo, quantomeno iniziale, della solita macchina del fango messa in atto contro di lui. 

 

Si chiama altruismo. Si chiama coraggio. Si chiama amore verso il prossimo. 

 

Dà fastidio, lo sappiamo, ma questo è.

 

De Donno è ben voluto da tante, tantissime persone. Tanti ammalati guariti, tante famiglie, tanti colleghi. Questo è ciò che conta davvero

La realtà vera, però, quella che fa meno chiasso, è che De Donno è ben voluto da tante, tantissime persone. Tanti ammalati guariti, tante famiglie, tanti colleghi. Questo è ciò che conta davvero.

 

Egli è profeta in casa sua, cosa per nulla scontata come è noto. Sentendo parlare alcuni mantovani si percepisce questo: un profondo senso di gratitudine, di rispetto, di sincera stima per lui e per tutto il suo staff, anima pulsante e instancabile di un sacrificio che troverà la giusta ricompensa. 

 

De Donno vince con l’umiltà e con il Bene.

 

De Donno vince con l’umiltà e con il Bene

E il Bene — si sa — per quanto faccia meno rumore del Male è sempre più forte e, alla fine, vince sempre.

 

«Ha deposto i potenti dai loro troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote», recita lo splendido Canto del Magnificat.

 

«Ha deposto i potenti dai loro troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote»

Gli avidi e i saccenti rimarranno sempre a mani vuote. Gli umili, i semplici, gli «pneumologi di campagna», saranno quelli che scriveranno la storia e a cui tante persone saranno sempre grate.

 

Buon lavoro a tutto il fantastico Ospedale Carlo Poma, avete reso Mantova una città ancora più bella.

 

Cristiano Lugli  

 

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Epidemie

Ulteriore focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

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L’epidemia di Ebola di Bundibugyo si è estesa a un’altra zona sanitaria della Repubblica Democratica del Congo (RDC), portando a 26 il numero totale delle zone colpite a livello nazionale, secondo quanto riportato martedì dal Centro operativo per le emergenze di sanità pubblica (COUSP) del Paese.

 

Il 9 giugno, le autorità hanno confermato due casi di Ebola nella zona sanitaria di Tchomia, nella provincia di Ituri. L’area si trova sulle rive del lago Alberto, vicino al confine con l’Uganda, a circa 50 chilometri a sud di Bunia, capoluogo della provincia di Ituri.

 

Con l’aggiunta di Tchomia, 18 delle 36 zone sanitarie dell’Ituri hanno ora registrato casi di Ebola. Le aree colpite includono Aru, Aungba, Bambu, Bunia, Damas, Gety, Kilo, Komanda, Lita, Logo, Mambasa, Mangala, Mongbwalu, Nizi, Nyankunde, Rimba e Rwampara.

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Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Roger Kamba, al 9 giugno la Repubblica Democratica del Congo aveva registrato 635 casi confermati di Ebola.

 

«Il numero dei guariti sta aumentando, il tracciamento dei contatti sta migliorando – 61,1% rispetto al 56,4% di ieri. La risposta si sta intensificando. Stiamo monitorando ogni zona, ogni allarme, ogni segnale. La vigilanza non cala mai», ha dichiarato il Kamba in un post su X.

 

In un aggiornamento separato, il ministro ha annunciato otto nuove guarigioni, portando a 30 il numero totale di persone che hanno superato il virus.

 

La scorsa settimana, il ministero della Salute congolese ha riferito che 340 tonnellate di medicinali e forniture mediche sono state consegnate alle province di Ituri e Nord Kivu grazie a un progetto finanziato dalla Banca Mondiale, che si aggiungono alle 150 tonnellate già trasportate con il supporto dell’UNICEF.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora.

 

L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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Immagine di World Bank Photo Collection via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Epidemie

Ricercatori del NIH accusati di aver introdotto clandestinamente il virus del vaiolo delle scimmie negli Stati Uniti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Due ricercatori del NIH sono accusati di aver cospirato per contrabbandare negli Stati Uniti materiale biologico, tra cui campioni inattivati ​​del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa. I ricercatori lavorano in un laboratorio di biosicurezza di livello 4 nel Montana. Le accuse hanno riacceso il dibattito sulle procedure di sicurezza per la manipolazione di agenti patogeni potenzialmente pericolosi.   Due ricercatori dei National Institutes of Health (NIH) sono accusati di aver cospirato per contrabbandare materiale biologico, tra cui campioni inattivati ​​del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa agli Stati Uniti. I ricercatori avrebbero anche mentito alle autorità federali sul contenuto del materiale trasportato, secondo quanto emerge da una denuncia penale resa pubblica martedì presso il tribunale federale di Detroit.   Vincent Munster, dottore di ricerca, cittadino olandese e capo della sezione di ecologia virale presso i Rocky Mountain Laboratories del NIH a Hamilton, nel Montana, e Claude Kwe Yinda, dottore di ricerca, ricercatore camerunense, sono accusati di cospirazione per contrabbando di merci negli Stati Uniti e di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori federali.   Entrambi gli uomini lavorano in un laboratorio di livello di biosicurezza 4, il livello di contenimento più elevato utilizzato per la ricerca che coinvolge agenti patogeni pericolosi.

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Secondo i procuratori federali, i ricercatori sono arrivati ​​all’aeroporto metropolitano di Detroit il 25 gennaio, provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dove era in corso un’epidemia di vaiolo delle scimmie.   Gli agenti della dogana e della protezione delle frontiere (CBP) hanno interrogato i due uomini in merito a una grande valigia nera che stavano trasportando. Secondo l’accusa, i due avrebbero dichiarato agli agenti che la valigia conteneva apparecchiature diagnostiche e di analisi, ma gli investigatori hanno successivamente accertato che conteneva 113 fiale conservate in contenitori di polistirolo.   Le analisi effettuate su una parte dei campioni hanno rivelato la presenza del virus del vaiolo delle scimmie inattivato in 17 provette, del virus della varicella in una provetta e di DNA umano in altre due.   «A quanto pare, questi esperti del NIH hanno violato le nostre leggi contrabbandando agenti patogeni virali su un aereo di linea affollato, provenienti da un focolaio nella Repubblica del Congo», ha dichiarato il procuratore statunitense Jerome F. Gorgon Jr. annunciando le accuse. «Pensateci bene».   Le autorità federali hanno sottolineato che il caso verte su presunte violazioni delle norme in materia di importazione e divulgazione. I pubblici ministeri non hanno accusato gli imputati di aver rilasciato intenzionalmente agenti patogeni o di aver arrecato danno alla salute pubblica.   Jennifer Runyan, agente speciale responsabile dell’FBI di Detroit, ha affermato che le accuse dimostrano che le credenziali scientifiche non esentano i ricercatori dalle leggi federali.   «Nessun ricercatore dovrebbe credere che la propria posizione, le proprie qualifiche o il proprio status professionale lo pongano al di sopra della legge», ha affermato Runyan.   Marcus L. Sykes, agente speciale responsabile dell’Ufficio dell’Ispettore Generale del dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, ha definito la presunta condotta «una violazione della fiducia pubblica» e ha affermato che il trasporto non autorizzato di materiale biologico «avrebbe potuto mettere a rischio la salute pubblica».   La denuncia afferma che Munster ha «categoricamente negato» di aver trasportato campioni biologici e a un certo punto ha detto agli investigatori che tutta la documentazione necessaria si trovava sul suo computer portatile. «Lo faccio sempre», ha affermato, secondo una dichiarazione giurata dell’FBI. Le autorità hanno affermato che Munster non ha prodotto la documentazione che sosteneva di avere.   Nessuno dei due imputati ha risposto alle email in cui si richiedeva un commento.

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Indagine del Congresso sui legami di ricerca passati 

Il nome di Munster era già stato menzionato in precedenza nelle indagini di controllo del Congresso relative alla ricerca sul COVID-19.   In una lettera del 2024, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), all’epoca membro di spicco della Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato, indirizzata all’allora direttrice del NIH, Monica Bertagnolli, affermava che gli investigatori della commissione avevano esaminato documenti che, a loro avviso, dimostravano una collaborazione tra ricercatori affiliati al NIH, all’EcoHealth Alliance, all’Università del North Carolina e all’Istituto di Virologia di Wuhan in merito a studi sui coronavirus correlati alla SARS.   Nella lettera, Munster veniva citato come partecipante al lavoro insieme a Peter Daszak, Ph.D., dell’EcoHealth Alliance, al virologo Ralph Baric, Ph.D., dell’Università del North Carolina, e alla scienziata Zhengli Shi, Ph.D., dell’Istituto di Virologia di Wuhan.   La corrispondenza non ha evidenziato alcuna irregolarità, ma ha affermato che i materiali «indicano» un coinvolgimento in progetti di ricerca sul coronavirus attualmente al vaglio del Congresso.   Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che la lettera solleva ulteriori interrogativi sui precedenti legami di Munster con il mondo medico.   «Se la lettera è corretta, il casellario giudiziario di Munster probabilmente include gli episodi di importazione illegale e false dichiarazioni per i quali è stato arrestato, ma anche una corresponsabilità nella diffusione del COVID», ha affermato Ebright.

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«Approcci sperimentali di laboratorio»

In un post su LinkedIn pubblicato all’inizio di quest’anno, Munster ha fatto riferimento a un articolo sulla trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie (anche noto come mpox), «traducendo il nostro lavoro nella Repubblica del Congo in approcci sperimentali di laboratorio».   Munster e Yinda sono anche coautori di un articolo pubblicato all’inizio di quest’anno su The Lancet, in cui si avvertiva che la diffusione del vaiolo delle scimmie stava diventando una «minaccia globale».   Hanno affermato che i casi rilevati in diverse regioni suggeriscono una continua diffusione internazionale e hanno chiesto un’espansione della sorveglianza, un tracciamento dei contatti più efficace e ulteriori ricerche sull’efficienza di trasmissione del virus e sulla possibilità di una diffusione comunitaria sostenuta al di fuori dell’Africa.

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Il NIH «collabora pienamente con le forze dell’ordine»

Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso.   «La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato.   Le accuse emergono in seguito alle segnalazioni di una potenziale esposizione di un dipendente dei Rocky Mountain Laboratories alla febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF) alla fine del 2025.   Funzionari federali hanno affermato che la perdita è stata contenuta e non rappresentava un rischio per la salute pubblica, mentre alcuni esperti legali hanno dichiarato a The Defender che questi casi sono «sorprendentemente comuni».   Munster e Yinda dovranno comparire davanti a un tribunale federale del Montana. In caso di condanna, rischiano fino a cinque anni di carcere.   Henrick Karoliszyn   © 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Epidemie

Moderna si aggiudica un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola

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I finanziamenti provengono dall’organizzazione sanitaria globale CEPI, che ha dichiarato a Reuters che sarebbe possibile portare i vaccini alla fase di sperimentazione entro un paio di mesi.

 

Il CEPI ha dichiarato che investirà anche fino a 8,6 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto dal Serum Institute of India, e un investimento iniziale di 3,2 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’International AIDS Vaccine Initiative. – Reuters

 

«Ogni giorno conta nella corsa contro questa malattia mortale», ha affermato Richard Hatchett, direttore del CEPI, aggiungendo che i vaccini non sono «all’orizzonte di un futuro infinito». Lo Hatchett ha anche avvertito che lo sviluppo dei vaccini può essere imprevedibile, inoltre c’è una «situazione di sicurezza difficile» nel Congo orientale che potrebbe rendere complesse le sperimentazioni, tra cui (più recentemente) l’incendio appiccato da alcuni abitanti del luogo a un centro di trattamento per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di recuperare il corpo di un uomo morto.

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La folla ha dato fuoco a due tende attrezzate con otto letti gestite da un’organizzazione benefica medica chiamata Alliance for International Medical Action (ALIMA), ha dichiarato il vice commissario Jean-Claude Mukendi, capo del dipartimento di pubblica sicurezza della provincia di Ituri.

 

Mukendi ha affermato che i giovani non avevano compreso i protocolli per la sepoltura di una presunta vittima di Ebola. «La sua famiglia, gli amici e altri giovani volevano riportare la salma a casa per il funerale, nonostante le chiare disposizioni delle autorità durante l’epidemia di Ebola», ha dichiarato Mukendi. «Tutti i corpi devono essere sepolti secondo le normative».

 

Finora, secondo i dati del CDC africano e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si sono registrati 282 casi confermati e 42 decessi nell’ambito della recente epidemia, oltre a circa 1.100 casi sospetti. Oltre alla Repubblica Democratica del Congo, in Uganda sono stati confermati nove casi, tra cui un decesso.

 

Moderna – nome che con evidenza sta per «mode RNA» – prima del COVID non aveva mai venduto un singolo vaccino. Da allora si è dedicata, sempre utilizzando tecnologia mRNA, a una quantità di malattie, dall’AIDS all’aviaria al cancro della pelle al virus respiratorio sinciziale (RSV), proponendo anche un siero genico antinfluenzale combinato con l’anti-COVID. In uno sviluppo grottesco, Moderna sta preparando un vaccino mRNA contro gli infarti – quando è risaputo che la vaccinazione mRNA COVID ha prodotto quantità di miocarditi.

 

Non sempre tutto è filato liscio per l’azienda. In Gran Bretagna è emerso che Moderna potrebbe essere sospesa o espulsa da un organismo commerciale britannico dopo aver violato le norme del settore, tra cui l’offerta di danaro contante e orsacchiotti di peluche ai bambini per partecipare alle sperimentazioni del vaccino COVID.

 

Moderna si era dedicata ad un siero mRNA per l’RSV, ma ha interrotto la sperimentazione sui neonati dopo gravi effetti collaterali. Gli stessi azionisti della società fecero quindi causa alla stessa. Ad agosto 2024 le azioni di Moderna erano crollate del 12% dopo il taglio delle previsioni di vendita.

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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Alta Corte di Londra ha stabilito che Pfizer ha violato il brevetto Moderna con il vaccino COVID-19.

 

Moderna nel 2022 aveva fatto causa a Pfizer per violazione di brevetto. La società era già in una lotta con il governo USA per il brevetto del vaccino mRNA. Parallelamente, esisterebbe un contratto stipulato dall’ente per le malattie infettive NIAID (quello diretto sino a poco fa da Anthony Fauci) che avrebbe obbligato il Pentagono ad acquistare 500 mila dosi del vaccino, per un totale di 9 miliardi di dollari.

 

Come raccontato da Renovatio 21, il Bancel ha una storia speciale, con una strana coincidenza cosmica nel suo percorso professionale. Prima di Moderna, Stéphane Bancel fu CEO della società francese BioMérieux, posseduta da Alain Merieux, considerato amico personale di Xi Jinping, che visitò il laboratorio BSLM4 di BioMerieux a Lione nel 2014. Secondo quanto appreso, i cinesi avrebbero contattato i francesi per la costruzione del laboratorio di Wuhan, il primo BSL4 del Paese, nel 2004: si, stiamo parlando proprio di lui, il biolaboratorio del pipistrello cinese.

 

Il finanziere francese Patrick Degorce, fondatore di hedge fund e mentore dell’ex primo ministro britannico Rishi Sunak, fu nel 2011 uno dei primi investitori in quella piccola azienda farmaceutica chiamata Moderna (cioè «Mode» «RNA»), che all’epoca aveva circa dieci dipendenti e un modo di operare molto discreto.

 

La carriera del Bancel è quindi segnata dal coronavirus: prima nella società che aiuterà i cinesi a costruire il laboratorio di Wuhano, poi nel Massachusetts a inizio anni ’10 nella società che per il virus di Wuhano, in teoria, dovrebbe aver trovato il vaccino. I risultati di questa prestigiosa carriera sono quanto mai proficui. Secondo la rivista Forbes, disponendo dell’8% delle azioni di Moderna (che, ripetiamo, prima del COVID non aveva mai portato sul mercato un prodotto), Bancel è ora tecnicamente un billionaire, un miliardario. Secondo Business Insider, il fortunato francese ha dichiarato che darà via la maggior parte della sua fortuna, stimata in 4,1 miliardi di dollari.

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Come riportato da Renovatio 21, Moderna e Merck sarebbero vicine alla fase 3 per un vaccino per il cancro alla pelle. Due anni fa è stato invece detto che la società aveva iniziato la sperimentazione umana per un vaccino mRNA per l’AIDS. Nel 2023 fa è stato annunciato lo sviluppo di un vaccino combinato mRNA COVID-Omicron e influenza; il Bancel ha dichiarato ai media che il vaccino mRNA COVID di fatto diventerà come un’antinfluenzale, con alcuni gruppi di individui vulnerabili che dovranno farlo ciclicamente.

Al World Economic Forum di Davos due anni fa il Bancel lamentò che «nessuno più vuole» i vaccini, per cui era pronto a gettare «30 milioni di dosi nella spazzatura».

 

Moderna, prima della pandemia, non aveva mai venduto un prodotto sul mercato al consumatore.

 

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