Epidemie
Messe interrotte, la radice della barbarie
L’eunuco Calligone, ciambellano di Valentiniano II, osò dire ad Ambrogio: «Come, me vivente, tu osi disprezzare Valentiniano? Io ti spaccherò il capo».
«Che Dio te lo permetta! – rispose Ambrogio. «Io soffrirò allora ciò che soffrono i Vescovi e tu avrai fatto ciò che sanno fare gli eunuchi».
Il lettore ricorderà la triste vicenda che ha visto coinvolto don Lino Viola, l’anziano parroco di Gallignano, provincia di Cremona, durante la celebrazione di una Messa di commemorazione per alcuni fedeli defunti a causa del Coronavirus, e alla quale presero parte alcuni parenti, per un totale di 13 persone, parroco incluso, in una chiesa di 350 metri quadrati.
Una barbarie tremenda, a dire il vero, dove lo Stato entra in Chiesa a tutti gli effetti e con una violenza degna della migliore Repubblica Popolare Cinese, a quanto pare molto cara a quella fetta politica che siede fra i banchi di una maggioranza mai votata da nessuno
Erano gli ultimi giorni di aprile quando don Lino, mentre celebrava nella sua parrocchia, si è trovato davanti due agenti delle forze armate in divisa, con mascherina, che hanno più volte interrotto la liturgia, prima invitandolo a sospendere la celebrazione poi cercando in tutti i modi di passargli telefonicamente il sindaco, il quale avrebbe voluto colloquiare con lui, sempre durante l’ufficiatura del rito.
Una storia che ha fatto il giro d’Italia e del mondo. Una barbarie tremenda, a dire il vero, dove lo Stato entra in Chiesa a tutti gli effetti e con una violenza degna della migliore Repubblica Popolare Cinese, a quanto pare molto cara a quella fetta politica che siede fra i banchi di una maggioranza mai votata da nessuno.
Don Lino andò avanti, continuando a celebrare e respingendo i due carabinieri. Questo costò una multa a lui e ai fedeli ivi presenti.
Oltre a far ricorso al Prefetto per non pagare la multa, don Lino ha scritto al vescovo che si era ovviamente schierato dalla parte dello Stato — come il modello della falsa chiesa cinese vuole — spingendo così tanto il suo caso sì da farlo finire al centro di un’ interrogazione parlamentare.
Ma il gesto più bello e necessario che don Lino ha fatto è certamente quello dell’Atto di Riparazione compiuto il 25 aprile scorso, per pregare in riparazione della profanazione della Messa causata dall’intervento degli agenti.
Il gesto più bello e necessario che don Lino ha fatto è certamente quello dell’Atto di Riparazione compiuto il 25 aprile scorso, per pregare in riparazione della profanazione della Messa causata dall’intervento degli agenti
«In questo momento, prima di celebrare sull’Altare il Sacrificio del Tuo Figlio — pregava don Lino — voglio a nome della comunità presente e di quella che vive nelle nostre case riparare l’irruzione immotivata e sacrilega delle forze dell’ordine». Offrendo «l’espiazione della Vergine Tua Madre di Villavetere e dei nostri Santi Patroni San Pietro e Sant’Imerio».
La Riparazione: quella cosa oramai dimenticata ma quantomai necessaria oggi, dove la Vita, il Sacro, il Pudore, tutto viene profanato.
La mancanza del senso del Sacro è uno degli aspetti più gravi che riguardano la nostra attuale società, ed è partendo dalle radici di questa mancanza che si può comprendere il vero significato e la giusta provenienza della barbarie.
«In questo momento, prima di celebrare sull’Altare il Sacrificio del Tuo Figlio — pregava don Lino — voglio a nome della comunità presente e di quella che vive nelle nostre case riparare l’irruzione immotivata e sacrilega delle forze dell’ordine»
Un sacerdote, recentemente, mi raccontava che nel nord Italia due carabinieri sono stati mandati a controllare due sacerdoti che in una chiesetta nemmeno tanto piccola celebravano la Messa in latino, con la presenza di pochissimi fedeli. Uno dei due carabinieri, a quanto pare, ha fatto obiezione di coscienza rifiutandosi di entrare in chiesa durante il servizio ed in particolare per disturbare in qualche modo una celebrazione. Una cosa rarissima, che denota certamente una formazione cristiana, almeno nella sua essenza teorica, fortemente radicata.
La stessa che è mancata ai due giovanotti in uniforme inviati nella parrocchia di don Lino per interrompere il rito in obbedienza allo Stato, dimostratosi particolarmente accanito contro la libertà di culto cattolico.
Decidendo di andare a braccetto con il mondo e assecondando le perverse ambizioni della mondanità profana, la chiesa ha anche smesso di professare l’importanza di ciò che è Sacro, il timore e la riverenza verso le cose sacre
Non è nemmeno tutta colpa loro, anzi.
Da un certo momento in poi, la corrente moderna, o per meglio dire modernista, è entrata nella Chiesa — in particolare nell’apparato ideologico dei suoi rappresentanti — infettando la fermezza della Fede e il vero ruolo della Chiesa nel mondo: condannare ciò che è contro i principi divini, insegnare ciò che porta alla salus animarum, la salvezza delle anime.
Decidendo di andare a braccetto con il mondo e assecondando le perverse ambizioni della mondanità profana, ha anche smesso di professare l’importanza di ciò che è Sacro, il timore e la riverenza verso le cose sacre. Lo osserviamo in ogni circostanza, dove la chiesa, i luoghi di culto sono diventati luoghi di chiacchiere, di gozzovigli, di pensieri inutili e di becero libertinismo.
L’origine della barbarie si trova proprio dentro a quella chiesa che si è piegata alle logiche del mondo
L’origine della barbarie si trova proprio dentro a quella chiesa che si è piegata alle logiche del mondo, e che di queste logiche ha impregnato tutti quelli che da un certo momento in poi sono passati da lì, quindi probabilmente anche i due agenti che hanno interrotto don Lino. Dalla parrocchia, dal catechismo, dalla prima Comunione saranno passati anche loro, e di senso del Sacro non hanno appreso nulla perché nessuno glielo ha insegnato, tramandato, nessuno glielo ha fatto vivere.
I pastori moderni, i preti moderni con la loro brama laico-laicista, hanno creato generazioni di atei, di miscredenti di uomini senza Dio, privi di spina dorsale e di perfetti modernisti — quest’ultima la peggior specie, perché convinta di essere nel giusto della verità cattolica pur essendo completamente avvelenata dalla «sintesi di tutte le eresie», per dirla con San Pio X.
Nel Tempio di Dio non si prega più, si chiacchiera.
I pastori moderni, i preti moderni con la loro brama laico-laicista, hanno creato generazioni di atei, di miscredenti di uomini senza Dio, privi di spina dorsale
Nel Tempio di Dio non ci si inginocchia più, si sta seduti.
Nel Tempio di Dio non si accendono più candele con il fuoco, si accendono le candele elettriche a bottone.
Nel Tempio di Dio non si entra più con riverenza e decoro, ma si apre la porta come fosse quella di un negozio e ci si veste come ci si vestirebbe in spiaggia.
Nel Tempio di Dio non si prega più, si chiacchiera
Il Sacrificio di Cristo sulla Croce non è più Sacrificio, ma è «memoriale».
L’Oblazione di Cristo sul patibolo non è più Oblazione ma è un semplice ricordo.
Ora avremo anche la Comunione distribuita con i guanti, come che il Corpo di Cristo fosse infetto.
Il Sacrificio di Cristo sulla Croce non è più Sacrificio, ma è «memoriale»
Durante la Messa si canta, si suona, si balla, si fa festa, si discute e si ride. Cosa c’è di male, allora, ad interrompere una “festa” perché un DPCM e un sindaco magari lo ordinano?
Se non c’è alcun timore, alcuna percezione della sacralità del Rito della Messa, dove sta il problema? La Messa diventa una cosa come un’altra. La Chiesa stessa, è diventato un organismo, un ente come un altro.
La ritualità della Messa antica, quella in lingua latina che i sacerdoti celebravano — e, grazie a Dio, alcuni ancora celebrano — dando le spalle al popolo e rivolgendosi all’Altare, alla Croce, insegna tutto questo: insegna a stare in silenzio, raccolti; insegna a stare in ginocchio, piegandosi davanti all’Onnipotenza di Dio; insegna la profondità, l’enormità del Rito attraverso i gesti, attraverso l’immobile e rituale silenzio del sacerdote che si offre come Cristo, offrendo tutto il Suo sacrificio, ogni volta, seppur in modo incruento, come 2000 anni fa.
La ritualità della Messa antica, quella in lingua latina che i sacerdoti celebravano dando le spalle al popolo e rivolgendosi all’Altare, alla Croce, insegna tutto questo: insegna a stare in silenzio, raccolti; insegna a stare in ginocchio, piegandosi davanti all’Onnipotenza di Dio; insegna la profondità, l’enormità del Rito attraverso i gesti, attraverso l’immobile e rituale silenzio del sacerdote che si offre come Cristo, offrendo tutto il Suo sacrificio, ogni volta, seppur in modo incruento, come 2000 anni fa
Il rito attuale invita al chiasso, sposta la centralità del Sacro, la violenta, la sopprime, diventa dialogo con il popolo e quindi, perché no, persino con i carabinieri che hanno qualcosa da dire.
Dà le spalle a Dio per non offendere il mondo. Nega il culto a Dio per omaggiare l’uomo.
E allora dobbiamo prendere coscienza del fatto che per capire il Male e combatterlo, è necessario scovarlo nelle sue più radicate radici.
Questa è la terribile origine dalla barbarie che, accompagnata da uno Stato ateo, laicista e liberale, tronfio per aver ottenuto anche l’ultimo consenso da un episcopato prono e vigliacco, calpesta chi non si sottomette.
Centotré anni fa, però, nello sperduto villaggio della Cova da Iria, in Portogallo, una Donna vestita di sole apparve a tre umili pastorelli per dire loro che il Suo Cuore Immacolato avrebbe presto trionfato, e che il cranio dell’Antico Serpente era già da Lei stato definitivamente schiacciato.
Cristiano Lugli
Epidemie
Epidemie colpiscono Ceuta invasa dai migranti
Nell’enclave spagnola di Ceuta, nel Nord Africa, sono stati segnalati casi di malattie infettive, tra cui gastroenteriti, tra i migranti a partire dall’invasione perpetrata dal vicino Marocco alla fine di luglio.
L’Istituto Nazionale per la Gestione Sanitaria spagnolo (INGESA) ha confermato la diffusione di casi di gastroenterite tra i migranti arrivati di recente, secondo quanto riportato venerdì dai media spagnoli. L’agenzia ha inoltre confermato casi di scabbia e impetigine, precisando che entrambe le patologie erano già presenti a Ceuta prima dell’ultimo afflusso di migranti.
Tuttavia, l’INGESA ha respinto le affermazioni secondo cui il sistema sanitario di Ceuta sarebbe collassato. L’agenzia ha anche smentito le notizie relative a un’epidemia di tubercolosi, affermando che il caso sospetto è risultato negativo al test
L’epidemia si verifica mentre i professionisti sanitari locali avvertono che il sovraffollamento e le condizioni igienico-sanitarie inadeguate tra le migliaia di migranti che vivono all’aperto potrebbero facilitare un’ulteriore diffusione della malattia. Si dice che molti migranti non abbiano un accesso adeguato all’acqua potabile, ai servizi igienici e alle docce.
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La gastroenterite è un’infiammazione dello stomaco e dell’intestino, solitamente causata da un’infezione virale o batterica, con sintomi quali diarrea, vomito e crampi addominali. La scabbia è un’infestazione cutanea contagiosa causata da acari microscopici che provoca prurito intenso ed eruzione cutanea, mentre l’impetigine è un’infezione batterica della pelle caratterizzata da piaghe che possono rompersi e sviluppare croste giallastre.
Oltre 72.000 migranti sono entrati a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, molti a nuoto o attraversando le barriere frangiflutti costiere: una cifra equivalente a circa il 70 % della popolazione residente dell’enclave. L’afflusso ha messo a dura prova i centri di accoglienza e ha esercitato ulteriore pressione sulle risorse sanitarie e delle forze dell’ordine. La maggior parte di coloro che sono entrati è stata rimpatriata in Marocco, ma si stima che fino a 11.000 persone siano ancora a Ceuta, secondo le autorità locali.
L’afflusso ha inoltre alimentato le tensioni all’interno dell’UE, dove la migrazione è da tempo una questione controversa. Ventidue leader europei hanno firmato una lettera accusando la Spagna di minare la sicurezza delle frontiere del blocco, mentre diversi hanno chiesto l’espulsione del Paese dall’area Schengen.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha replicato, definendo le azioni dei suoi vicini europei «egoistiche».
Come riportato da Renovatio 21, in molti sostengono che l’invasione sia stata programmata dal Marocco su spinta di Israele (che vorrebbe punire la Spagna per le sue posizioni su Gaza, Libano, UNIFIL etc.) e degli Stati Uniti, che avevano passato leggi proprio su quei territori negli scorsi mesi.
Secondo varie testate, terroristi islamici avrebbero approfittato del disordinato afflusso di immigrati clandestini marocchini in Spagna per introdursi in Europa.
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Epidemie
Lettera di mons. Viganò all’avvocato antipandemico in carcere
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Epidemie
Il laboratorio di Wuhan teatro di molteplici fallimenti nello smaltimento dei rifiuti biologici pericolosi prima della pandemia
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Un’inchiesta di The New Atlantis ha rivelato che le indagini ufficiali hanno in gran parte ignorato i documenti che attestano ripetuti problemi con i sistemi dell’Istituto di Virologia di Wuhan per la gestione dei rifiuti infettivi: prove che potrebbero avere importanti implicazioni per la teoria secondo cui una fuga da un laboratorio avrebbe causato la pandemia di COVID-19.
Una nuova indagine ha portato alla luce un elemento di prova significativo ma finora trascurato nella ricerca sull’origine del COVID-19 : molteplici falle nel sistema di smaltimento dei rifiuti biologici pericolosi dell’Istituto di Virologia di Wuhan nei mesi precedenti l’inizio della pandemia.
L’inchiesta di The New Atlantis ha rivelato che le indagini ufficiali hanno in gran parte ignorato i documenti che attestavano ripetuti problemi con i sistemi del laboratorio per la gestione dei rifiuti infettivi: prove che potrebbero avere importanti implicazioni per la teoria secondo cui una fuga di materiale dal laboratorio avrebbe causato la pandemia di COVID-19.
L’indagine, condotta da Dan Silver, ex relatore del Programma per il monitoraggio delle malattie emergenti, ha esaminato documenti governativi cinesi pubblicamente disponibili, contratti di appalto, avvisi normativi e resoconti dei media statali che, a suo dire, hanno ricevuto scarsa attenzione da parte di scienziati e investigatori ufficiali impegnati a indagare sulle origini del virus COVID-19.
Le prove non dimostrano che il virus sia emerso da un laboratorio, ha scritto Silver. Tuttavia, rivelano problemi significativi nell’infrastruttura di smaltimento dei rifiuti pericolosi di Wuhan, in Cina, in un periodo in cui diversi laboratori della città stavano conducendo ricerche su agenti patogeni pericolosi.
Tra queste debolezze figuravano gli incendi che hanno costretto alla chiusura due delle tre aziende autorizzate allo smaltimento di rifiuti di laboratorio pericolosi nella provincia di Hubei, l’accumulo, protrattosi per decenni, di rifiuti di laboratorio conservati in modo improprio presso i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Wuhan (Wuhan CDC) e pratiche di ricerca sul campo non conformi agli standard di biosicurezza internazionalmente riconosciuti.
Le prove dimostrano che il sistema di laboratori di Wuhan operava «sotto una pressione insolita» nei mesi precedenti allo scoppio dell’epidemia.
Inoltre, come ha scritto Silver, emerge un modello ricorrente di «ambizione istituzionale che avanza più rapidamente rispetto alle infrastrutture e ai protocolli necessari per sostenerla in sicurezza».
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Il sistema di smaltimento dei rifiuti biologici ha iniziato a sgretolarsi nel maggio 2019.
La normativa cinese classificava gran parte dei rifiuti chimici e biologici prodotti dai laboratori di ricerca in una categoria nota come HW49.
Secondo il rapporto, nel 2019 solo tre aziende nella provincia di Hubei, dove si trova l’Istituto di Virologia di Wuhan (WIV), erano autorizzate a raccogliere e smaltire tale materiale.
Una di queste aziende, la Wuhan Beihu Yunfeng Environmental Protection, aveva un contratto per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi prodotti dal WIV.
Quel sistema ha cominciato a sgretolarsi nel maggio del 2019.
Il 12 maggio, un incendio ha distrutto i magazzini dello stabilimento di Yunfeng. I vigili del fuoco hanno combattuto contro le fiamme per oltre otto ore, per poi dover tornare il giorno successivo a causa di un secondo incendio. Secondo Silver, l’incidente ha eliminato uno dei pilastri fondamentali del sistema di smaltimento dei rifiuti di laboratorio di Wuhan.
Appena nove giorni dopo, il 21 maggio, si verificò un secondo incendio presso la Hubei Tianyin Environmental Protection, un’altra azienda autorizzata allo smaltimento di rifiuti pericolosi, situata a circa 225 chilometri da Wuhan. Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio fu causato da una reazione chimica tra i rifiuti di laboratorio immagazzinati. L’impianto cessò quindi le attività.
Secondo l’indagine, i due incendi hanno lasciato i laboratori di tutta la provincia di Hubei, compresi il WIV e il CDC di Wuhan, con un solo appaltatore autorizzato in grado di smaltire i rifiuti di laboratorio HW49. Tale azienda si trovava a circa 305 chilometri da Wuhan.
Silver sostiene che tali interruzioni avrebbero probabilmente costretto i laboratori a improvvisare, affidandosi a fornitori esterni sconosciuti, a percorsi di trasporto più lunghi o a procedure modificate, pur continuando le attività di ricerca.
«Se tale improvvisazione si è verificata senza una corrispondente riduzione dell’attività di ricerca, il periodo ha rappresentato una finestra di rischio più ampia in cui il margine di errore o di imprevisto era più sottile del solito», ha scritto.
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Il CDC di Wuhan aveva precedenti di violazione delle normative sullo stoccaggio dei rifiuti pericolosi.
Secondo il rapporto, il CDC di Wuhan aveva accumulato per decenni rifiuti di laboratorio pericolosi in violazione delle normative cinesi, che vietano lo stoccaggio di rifiuti pericolosi per più di un anno.
Secondo i documenti relativi agli appalti citati nell’indagine, i rifiuti pericolosi erano stati stoccati presso l’agenzia dal 1994, raggiungendo infine quasi due tonnellate metriche.
La legge cinese vietava lo stoccaggio di rifiuti pericolosi per più di un anno, eppure il materiale accumulato è rimasto in deposito per 25 anni.
In un avviso di appalto emesso nel giugno 2019, mesi prima dello scoppio dell’epidemia di COVID-19, il CDC di Wuhan avrebbe riconosciuto che la scorta rappresentava «rischi per la sicurezza nascosti» e avrebbe richiesto la rimozione dei rifiuti.
Dopo la cessazione delle attività delle due società di smaltimento, l’appaltatore autorizzato rimasto si è aggiudicato il contratto per il trasporto e lo smaltimento del materiale accumulato.
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I campioni di pipistrello sono finiti tra i rifiuti del laboratorio?
L’indagine riprende in esame anche il lavoro di Tian Junhua, ricercatore del CDC di Wuhan e ora suo direttore generale, le cui spedizioni di campionamento sui pipistrelli hanno attirato l’attenzione internazionale dopo l’inizio della pandemia.
Silver osserva che i media statali cinesi avevano dipinto Junhua come un eroe scientifico per aver raccolto campioni di pipistrelli nelle grotte.
Tuttavia, un video pubblicato in seguito dal Washington Post lo mostrava mentre maneggiava i pipistrelli indossando solo guanti sottili e una mascherina chirurgica: dispositivi di protezione che molti esperti di biosicurezza considererebbero inadeguati per la raccolta di virus sconosciuti.
Secondo il New York Times, Junhua ha ammesso di aver dimenticato di usare i dispositivi di protezione individuale e di essere stato schizzato di sangue di pipistrello in diverse occasioni.
Secondo il rapporto, i campioni biologici raccolti durante tali attività sul campo sarebbero stati probabilmente restituiti al CDC di Wuhan per le analisi e potrebbero essere finiti tra i rifiuti di laboratorio che l’agenzia faticava a smaltire correttamente.
Una cronologia trascurata
Nell’autunno del 2019, molti dei problemi visibili sembravano essere stati risolti.
Il CDC di Wuhan ha svuotato in gran parte il suo deposito di rifiuti prima di trasferirsi nella nuova sede vicino al mercato del pesce di Huanan all’inizio di dicembre 2019.
Il WIV si è inoltre adattato dopo aver perso il suo principale appaltatore per lo smaltimento dei rifiuti, sebbene i documenti pubblici forniscano pochi dettagli su come siano cambiate le attività del laboratorio durante quel periodo, secondo quanto riportato nel documento.
Quando, settimane dopo, iniziarono a comparire a Wuhan casi inspiegabili di polmonite, gli investigatori internazionali si concentrarono principalmente sull’identificazione del virus, sul tracciamento della sua diffusione e sulla ricerca di potenziali fonti animali.
Silver sostiene che le interruzioni nello smaltimento dei rifiuti di laboratorio verificatesi all’inizio del 2019 siano state in gran parte ignorate dalle indagini successive, nonostante fossero documentate nei registri pubblici. Ha suggerito che dovrebbero essere incluse nelle indagini sulle origini del virus e anche nell’indagine condotta nel febbraio 2021 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Secondo Silver, il team dell’OMS ha riconosciuto che il trasferimento del CDC di Wuhan in una nuova struttura nel dicembre 2019 potrebbe aver interrotto le attività di laboratorio. Tuttavia, il team ha riferito che i funzionari cinesi non hanno identificato incidenti significativi associati al trasferimento.
Il rapporto non faceva menzione delle precedenti violazioni dell’agenzia in materia di rifiuti pericolosi né delle interruzioni alla rete di smaltimento dei rifiuti della provincia di Hubei.
Silver ha osservato che persino il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato, dopo la pubblicazione del rapporto, che sarebbero stati necessari ulteriori dati prima di poter giungere a conclusioni definitive sull’origine della pandemia.
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Le prove non dimostrano la presenza di una perdita. «Si tratta di fragilità sistemica»
Silver ha affermato che le prove da lui raccolte non dimostrano una fuga dal laboratorio. Tuttavia, ha suggerito che i documenti evidenziano debolezze sistemiche nella supervisione della biosicurezza e nella gestione dei rifiuti pericolosi, che avrebbero meritato un esame più approfondito durante le indagini sulle origini della pandemia.
«Il significato di questi eventi non risiede principalmente nell’attribuzione di responsabilità o nella ricerca di colpevoli», ha scritto Silver. «Riguarda la fragilità del sistema».
La questione di come il SARS-CoV-2 sia entrato per la prima volta nella popolazione umana rimane irrisolta.
La Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti, presieduta dal senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), continua a indagare sulla questione. Ha emesso mandati di comparizione nei confronti di diverse agenzie federali e ha tenuto audizioni in merito.
Una delle questioni chiave riguarda il ruolo svolto dagli Stati Uniti nel finanziamento della ricerca sul guadagno di funzione presso il WIV durante il mandato del dottor Anthony Fauci come direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID).
Fauci ricopriva la carica più alta presso il NIAID quando, secondo quanto riferito, l’agenzia finanziò una ricerca sul guadagno di funzione, condotta da ricercatori cinesi e statunitensi, presso il WIV.
Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno anche cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense alla ricerca sul guadagno di funzione.
La scorsa settimana, la Sottocommissione permanente per le indagini del Senato sulla sicurezza interna ha dichiarato di aver ottenuto una copia dell’iPhone di Fauci dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.
Sempre la scorsa settimana, la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi ha votato per dichiarare Fauci colpevole di oltraggio al Congresso e deferirlo al Dipartimento di Giustizia per un possibile procedimento penale, dopo che si era avvalso del Quinto Emendamento per ben 111 volte durante l’udienza della scorsa settimana sulle origini del COVID-19.
Silver ha concluso che, a prescindere dal fatto che il COVID-19 abbia avuto origine da una trasmissione naturale, da un incidente di laboratorio o da un’altra via, gli investigatori dovrebbero continuare a esaminare tutte le prove disponibili, compresi i documenti pubblici che attestano le difficoltà affrontate dal sistema di laboratori di Wuhan prima dello scoppio dell’epidemia.
«La storia completa deve ancora essere raccontata», ha scritto.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 11 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di Ureem2805 via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata.
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