Spirito
Il Purgatorio esiste?
Renovatio 21 pubblica questo articolo previamente apparso su FSSPX.news.
In questo mese di novembre, la Chiesa ci invita a pregare per i morti. Dopo aver celebrato tutti i Santi in Cielo, osserviamo con compassione le anime del Purgatorio. Ma che dire del Purgatorio? Esiste, dove si trova, cosa vi accade?
Ringraziamo padre Louis-Marie Carlhian della Fraternità San Pio X per aver risposto a queste domande.
Il Purgatorio è una teoria dei teologi medievali?
Questa è la classica accusa degli scismatici ortodossi e dei razionalisti… Eppure l’esistenza del Purgatorio è un dogma di fede, creduto da sempre nella Chiesa, e ne si trovano tracce nelle Scritture.
In effetti, si parla di preghiere per i morti. Ora, se i morti sono in Paradiso, non c’è bisogno di pregare per loro, e nemmeno se sono all’Inferno, poiché il soggiorno in questi luoghi è definitivo!
La pratica di queste preghiere e sacrifici è quindi un segno sufficiente per stabilire la credenza in un posto intermedio tra la Terra e il Cielo, da cui possiamo essere liberati dalle preghiere. Questo punto è stato definito dai Concili di Lione, Firenze e Trento.
Il Purgatorio è presente nella Sacra Scrittura?
Il secondo libro dei Maccabei racconta che, all’indomani di una battaglia contro i siriani, Giuda Maccabeo scoprì, sotto la tunica dei suoi soldati uccisi in battaglia, degli idoli provenienti dal saccheggio di Iamnia. Questa era un’offesa alla legge di Mosè e Giuda giudicò che la morte di questi uomini fosse una punizione di Dio:
«Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato». (2 Mac 12, 41-46).
Nel Nuovo Testamento, l’esistenza del Purgatorio non è esplicitamente dichiarata da nessuna parte. Tuttavia, possiamo citare diverse allusioni a uno stato di purificazione che non è un inferno: Perciò io vi dico: «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro». (Matteo 12, 31-32).
I primi cristiani credevano nel Purgatorio?
I primi cristiani celebrarono i santi Misteri intorno alle tombe dei martiri. Molto presto iniziarono a pregare per coloro che, non essendo martiri, avrebbero potuto aver bisogno di suffragi.
Così gli Acta Ioannis, intorno al 160, parlano di San Giovanni che prega su una tomba e celebra la Fractio Panis il terzo giorno dopo la morte di un cristiano. Sant’Agostino la vede come una pratica universalmente praticata, San Giovanni Damasceno fa risalire questa tradizione agli Apostoli, anche Dionigi assicura che si prega per i morti.
Qui possiamo applicare il principio teologico: «Lex orandi, lex credendi» (la legge della preghiera è una regola di fede, perché è una testimonianza certa della credenza comune a tutta la Chiesa).
Dov’è il Purgatorio?
Né la Sacra Scrittura né la Tradizione ci forniscono informazioni precise su questo argomento. Parliamo degli «inferni», espressione latina che significa i luoghi inferiori, sotto la terra, dove le credenze pagane ponevano l’aldilà.
La tradizione cristiana usa questa espressione per opporre il Cielo, che è al di sopra, agli inferi, che sono al di sotto… Si distinguono diversi luoghi: l’Inferno dei dannati, il Limbo dei bambini morti senza battesimo, il Limbo dei patriarchi, e il Purgatorio.
Ma questi sono propriamente dei luoghi, dal momento che quelli che sono lì sono privati del proprio corpo? La teologia mantiene un cauto silenzio su questo argomento, sottolineando che la risposta non influisce sulla nostra salvezza …
Poiché siamo redenti dai meriti sovrabbondanti di Nostro Signore, a che serve una nuova purificazione?
La soddisfazione offerta da Nostro Signore sulla Croce è ovviamente più che sufficiente per riscattare tutti i nostri peccati. Tuttavia, dobbiamo considerare due aspetti nel peccato: da un lato, la disobbedienza al Creatore, dall’altro, l’attaccamento disordinato alla creatura. Se il primo aspetto è completamente riparato dalla contrizione e dalla confessione, in virtù dei meriti di Nostro Signore, il secondo deve esserlo dal nostro contributo.
Dio ci consente così di partecipare alla nostra redenzione. San Paolo non dichiara forse: «completo nella mia carne ciò che manca alla Passione di Gesù Cristo»?
In altre parole, dobbiamo ancora espiare il nostro attaccamento alle cose di questo mondo, che impedisce a Dio di regnare totalmente sulle nostre anime. Se ci liberiamo delle gravi colpe incompatibili con l’amore di Dio, restano nella nostra anima le imperfezioni da eliminare: peccati veniali non confessati, pene temporali dovute per i peccati mortali addebitati, i resti di vizi non del tutto epurati.
La teologia confronta prontamente questa purificazione con un fuoco che non consuma la materia pesante, ma distrugge le «schegge» o «scorie» che rimangono nell’anima. Questa espiazione ha luogo su questa terra, con le buone opere, o nel Purgatorio.
Si può aggiungere che sarebbe improprio per Dio trattare tutte le anime o come santi o come dannati. È logico che esista uno stato intermedio per coloro che non hanno espiato tutti i loro difetti. Perfino alcuni popoli pagani hanno ammesso l’esistenza di una condanna temporanea dopo la morte.
In cosa consistono le pene del Purgatorio? Sono molto dure?
«Ci sono due pene nel Purgatorio: la pena del danno, ovvero il rinvio della vista di Dio; la pena dei sensi, cioè il tormento inflitto dal fuoco. Il minimo grado dell’uno e dell’altro supera il più grande dolore che può essere sopportato in vita».
San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, IIIa Pars, Q.70 articolo 3. La nostra anima, alla fine di questa vita, sente un desiderio violento di essere unita a Dio, perché non è più limitata dal corpo e intravede l’immensità della felicità del Cielo.
Il tormento che prova per il dolore del danno è quindi terribile, ed è mitigato solo dalla certezza che finirà. Per quanto riguarda il dolore dei sensi, raggiunge l’anima direttamente nella sensibilità che essa dà al corpo e si fa sentire con maggior forza.
Tuttavia, le pene nel Purgatorio sono molto diverse da quelle infernali perché purificano le anime invece di punirle. Le anime del Purgatorio possiedono le virtù della speranza e della carità, a differenza dei dannati. Hanno quindi un grande desiderio di essere uniti a Dio e accettano la penitenza che viene loro inflitta come mezzo di salvezza.
Questa punizione, imposta da Dio, non possono accettarla liberamente, altrimenti la si renderebbe un mezzo di merito. La carità non aumenta in loro, ma, man mano che gli ostacoli che ancora impediscono di produrre il suo pieno effetto diminuiscono, la sentono sempre più forte mentre si avvicinano alla salvezza.
Dovremmo aiutare le anime del Purgatorio? Come?
Abbiamo il dovere di aiutare i morti che stanno aspettando di entrare in Paradiso:
– è un atto di carità che tocca le anime amate di Dio
– queste anime possono pregare per noi una volta entrate in Paradiso
– a volte siamo responsabili dei peccati commessi su questa terra dai defunti
– dobbiamo pregare in particolare per i nostri cari e la nostra famiglia
La Chiesa ha sempre rivolto le sue suppliche per le anime dei defunti nella maniera più sollecita e ufficiale: il Memento dei Morti, al Canone della Messa, ci fa pregare ogni giorno affinché i defunti trovino «il luogo del ristoro, della luce e della pace». La Messa è quindi il primo e più efficace modo per alleviare le loro pene, offrendo loro il Sacrificio o semplicemente offrendo loro la comunione.
La Chiesa apre inoltre per loro il tesoro delle Indulgenze. Infine possiamo offrire anche le grandi opere della vita cristiana, la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Questo si chiama suffragio. La ragione è che queste anime sono unite a noi dalla Comunione dei Santi, vale a dire dall’unione in Nostro Signore per mezzo della Carità.
Proprio come i membri dello stesso corpo possono sostenersi a vicenda, i membri della Chiesa possono comunicare tra loro alcuni dei loro meriti.
Possiamo chiedere delle grazie alle anime del Purgatorio?
Come abbiamo appena detto, queste anime sono unite a noi dalla carità e possono pregare per noi. Dio nella sua misericordia può informarle delle preghiere fatte per loro o dei bisogni dei loro cari e, una volta in Paradiso, ne saranno certamente consapevoli.
Tuttavia, non possono più meritare e, come sottolinea San Tommaso, si trovano in uno stato in cui hanno bisogno più delle nostre preghiere che di pregare per noi.
Possiamo anche aggiungere che la Chiesa non rivolge mai loro la preghiera liturgica. È quindi possibile pregare per loro, ma senza dare loro un potere superiore ai santi del Cielo!
Come evitare di andarci?
Ogni cristiano deve cercare di evitare il Purgatorio, non solo per evitare la punizione, ma anche per adempiere la volontà di Dio: «Siate perfetti come il vostro Padre celeste è perfetto». Ciò è possibile preservandoci dai più piccoli difetti ed espiando attraverso la penitenza i peccati dai quali siamo stati perdonati.
Da La Couronne de Marie n° 45, novembre 2016
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
I patriarchi della Terra Santa denunciano il «sionismo cristiano» come «ideologia dannosa»
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
«Sinodalità e vigile attesa»: mons. Viganò sul mito del Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
Renovatio 21 pubblica questo testo di Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

SINODALITÀ E VIGILE ATTESA
Il Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
Risulta difficile credere che la cancellazione della quæstio liturgica dalle discussioni del primo Concistoro straordinario indetto da Leone e le due paginette dattiloscritte del Card. Roche non abbiano alcuna correlazione. Anzi viene da chiedersi se non sia stato proprio Leone a far trapelare per il tramite di Roche la linea che egli intende seguire.
Da questo possiamo supporre che limitare il giudizio al Prefetto del Culto Divino sia riduttivo, oltre che sviante; e che Prevost consideri il Concistoro come una sorta di estensione del Sinodo dei Vescovi, cui imporre per via sinodale decisioni già assunte in altre sedi, facendole apparire come frutto di un dialogo aperto e franco. La linea dettata è dunque chiarissima: indietro non si torna, anche se ciò significa proseguire verso l’abisso.
Quasi nessuno dei membri dell’Episcopato è sfiorato dall’idea che il disastro cui assistiamo da sessant’anni possa essere stato voluto e organizzato da ecclesiastici infedeli, che sono stati fatti ascendere ai massimi gradi della Gerarchia cattolica proprio in quanto corrotti e ricattabili e quindi utilizzabili per introdurre in seno alla Chiesa la rivoluzione del Vaticano II.
Ciò trova un parallelo in quanto abbiamo visto accadere per la classe medica durante la psicopandemia, quando bravi professionisti sono stati eclissati da personaggi inqualificabili, totalmente asserviti alle case farmaceutiche e agli interessi di chi ha dato loro in cambio visibilità, denaro e potere. E tanto i buoni chierici quanto i medici coscienziosi si sono ritrovati ostracizzati, screditati e radiati per aver voluto continuare a fare ciò che in precedenza, sotto un’autorità vigile e non venduta, era stato loro insegnato.
Sostieni Renovatio 21
Secondo i cantori della rivoluzione conciliare, il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose, l’abbandono della frequenza della Messa e dei Sacramenti da parte dei fedeli, la totale ignoranza della Dottrina cristiana e la progressiva perdita di rilevanza sociale dei Cattolici non sarebbero l’effetto logico e necessario della congerie di errori dottrinali, morali, liturgici e disciplinari introdotta dalle riforme conciliari, ma una sfortunata, fortuita coincidenza, come la morte dei vaccinati dopo l’inoculazione di un siero sperimentale di cui non si volevano rendere noti gli effetti avversi. Se ancora non si sono visti risultati positivi del Concilio – la famosa «primavera conciliare» – ed anzi il disastro ecclesiale è innegabile, è perché il Vaticano II non è stato applicato come avrebbe dovuto: questo è ciò che diceva Bergoglio e che oggi ripete Prevost.
Così, dinanzi all’aggravarsi della situazione già drammatica del paziente, il medico somministra il presunto farmaco a dosaggi ancora più massicci, e si adopera perché siano del tutto irreperibili le medicine della sana Dottrina, di una Liturgia coerente con essa e di una solida predicazione, nonostante si fossero dimostrate ampiamente efficaci, esattamente come avvenuto per l’ivermectina all’epoca del Covid.
Roche, Grech e Tucho Fernández (tra gli altri) sono i piazzisti di un prodotto avvelenato che per imporsi deve necessariamente cancellare ogni possibile confronto, di cui la sola presenza di un’alternativa renderebbe palese la frode. L’atteggiamento di Roche di feroce avversione alla Messa Cattolica – e all’impianto magisteriale che essa sottende – serve a dissimulare l’intenzione criminosa, ossia il dolo, nell’aver scelto deliberatamente di privare la Chiesa Cattolica di tutte quelle protezioni che le avrebbero permesso di fronteggiare le minacce e le sfide di un mondo sempre più ostile.
Roche sa benissimo – come prima di lui molti altri Prelati non a caso posti a capo di importanti dicasteri – che il Vaticano II e la riforma liturgica sono opposti e inconciliabili con ciò che la Chiesa Cattolica ha insegnato e praticato per duemila anni, e che i cambiamenti introdotti avrebbero causato gravissimi danni al corpo ecclesiale: esattamente come le organizzazioni sanitarie che hanno promosso la «vaccinazione» erano consapevoli di somministrare un farmaco altamente dannoso che avrebbe causato sterilità, tumori, malattie autoimmuni e morte.
Lo scopo dei globalisti è infatti la depopolazione del pianeta, non il bene comune; lo scopo dei modernisti è perdere le anime, non condurle alla beatitudine eterna. Il nemico da abbattere, nella mente luciferina di costoro, è Cristo Re e Pontefice, Signore delle nazioni e della Chiesa. Il ruolo di queste quinte colonne consiste nel fornire una ragione apparente e plausibile che distragga dal riconoscere gli intenti eversivi che essi intendono portare a termine.
Così, per far ingoiare a sacerdoti e fedeli ciò che fino a ieri era inconcepibile, li si è rassicurati che la riforma liturgica post-conciliare avrebbe dovuto consentire una loro maggiore partecipazione all’azione sacra, una rinnovata conoscenza delle Sacre Scritture, un nuovo zelo missionario per affrontare le sfide del mondo moderno. Se si fosse detto loro che il Vaticano II doveva servire come strumento di distruzione della Chiesa Cattolica, nessuno lo avrebbe mai accettato, così come nessuno si sarebbe lasciato inoculare con un siero genico gravemente debilitante.
La prima dose sicura ed efficace di modernismo, inoculata col Vaticano II, necessita di un secondo richiamo liturgico, di un booster ecumenico, di una quarta iniezione di sinodalità, ogni volta spacciando il siero conciliare come miracoloso. Per questo considerano la Messa di San Pio V alla stregua dell’ivermectina, e ne proibiscono la celebrazione. Essa mostra quale sia la vera cura e allo stesso tempo indica anche quali sono le cause del male di cui soffre il corpo ecclesiale.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Se i fautori del Concilio fossero in buona fede, nulla impedirebbe loro di riconoscere l’errore e porvi rimedio, tornando a ciò che si è dimostrato efficace e valido per millenni. Ma è proprio la loro malafede a spingerli a negare l’evidenza e ad ostinarsi a spacciare il Vaticano II come un «evento profetico» dinanzi al quale nessun ripensamento, nessuna resipiscenza sono possibili.
Se i fedeli capissero l’inganno di cui sono stati vittime, comprenderebbero anche la disonestà con cui hanno agito e continuano ad agire Cardinali e Vescovi, e ne prenderebbero le distanze. Ecco perché non deve essere permessa alcuna deroga alla sua applicazione, a maggior ragione se queste deroghe dimostrano quanto migliore fosse la «vecchia liturgia» della Jvecchia chiesa».
Lo scritto di Roche distribuito ai Cardinali ci conferma questa malafede, perché continua a ripetere ossessivamente gli argomenti pretestuosi e falsi inizialmente addotti per giustificare la rivoluzione conciliare, quando sappiamo tutti che le menti eversive che la hanno orchestrata erano ben consapevoli di ciò che volevano ottenere. E dopo aver fatto tabula rasa di tutto l’insegnamento cattolico e della sua liturgia, non possono tornare indietro senza che appaia in tutta la sua evidenza il loro tradimento.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
I tentativi patetici di dare parvenza di legittimità ad un’azione eversiva portata avanti da ecclesiastici eretici e corrotti non servono né la causa della Santa Chiesa, né la gloria di Dio, né la salvezza delle anime. Essi sono l’ultimo, arrogante gesto di chi sa di non avere altra opzione per mantenere il potere, se non l’imporre la propria volontà con l’autoritarismo dei tiranni. Ed è sconfortante vedere come le poche voci critiche all’interno del corpo ecclesiale – moderatissime, peraltro – non vogliano in alcun modo mettere in discussione il Concilio e il Novus Ordo, ma semplicemente affiancare ad essi il Magistero Cattolico e la Messa tridentina, senza comprendere che questa convivenza tra opposti è impossibile.
Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sulla irrevocabilità del Concilio. Sul fronte modernista, vi è la malafede di chi si dichiara inclusivo con tutti fuorché con i Cattolici; sul fronte conservatore – che potremmo chiamare ratzingeriano – vi è l’erronea persuasione che la liturgia tridentina e il rito montiniano siano due legittimi modi di esprimere una medesima Fede, che il Vaticano II non ha mutato. Roche sa bene che Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri. Eppure tra i conservatori vi è chi fa il gioco dei modernisti, insistendo con la versione dell’errata interpretazione del Vaticano II e con la continuità tra Chiesa Cattolica e chiesa sinodale.
E qui arriviamo al cuore della questione. Il Cattolico sa che la Santa Chiesa è indefettibile, in ragione delle promesse di Cristo; e che questa indefettibilità si esprime anche nella Successione Apostolica, la quale assicura la trasmissione del Depositum Fidei e la missione santificatrice delle anime sino alla fine del mondo, grazie all’azione speciale dello Spirito Santo. Ma questo non significa che la sua Gerarchia non possa venire infiltrata e occupata da emissari del nemico, che pretendono di essere riconosciuti come autorità legittime, mentre legiferano e governano contro la Chiesa stessa. Dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7, 20).
Prendere atto del golpe conciliare e sinodale dovrebbe dunque essere il primo passo per potervi porre rimedio. Ma questo significherebbe anche riconoscere che l’autorità della Gerarchia è usurpata da falsi pastori, ai quali non è dovuta alcuna obbedienza. È questo che i conservatori non vogliono accettare, perché non riconoscono come golpe quel Concilio, del quale al massimo deplorano le erronee interpretazioni.
A titolo di esempio, basti citare la proposta che il Vescovo Schneider ha umiliato al Sacro Piede: una Costituzione Apostolica che regolarizzi la convivenza pacifica tra Vetus e Novus Ordo. Questa fittizia pax liturgica sancirebbe la de-dogmatizzazione della liturgia (e la de-liturgizzazione della dottrina), mediante la separazione artificiale e innaturale tra lex credendi e lex orandi. Il canone della Fede e il canone della preghiera non sarebbero più dunque uno espressione dell’altro: sarebbe possibile aderire agli errori del Vaticano II e celebrare la Messa tridentina, il che è evidentemente un paradosso inaccettabile.
Lascia sconcertati anche l’atteggiamento del card. Burke che parla del Concistoro come di «un grande beneficio» deplorandone semplicemente le criticità organizzative, mentre tace sul processo di sinodalizzazione della Chiesa in corso. Il portabandiera del conservatorismo non ha dato prova della combattività inizialmente mostrata all’epoca dei Dubia. Non volendo affrontare i veri problemi che affliggono la Chiesa ed essendo convinto che non via sia contraddizione tra la Fede Cattolica e il credo conciliare e sinodale, Sua Eminenza auspica una pax liturgica che scontenta tutti e che i suoi interlocutori in Vaticano si guarderanno bene dallo stipulare.
Leone non ha compiuto alcun gesto né pronunciato alcuna parola che ratifichi le pie illusioni dei conservatori. Egli ha al contrario ribadito verbo et opere la propria assoluta continuità con il predecessore Bergoglio nella costruzione di una chiesa sinodale, altra rispetto a quella che ha fondato Nostro Signore. L’asservimento della chiesa conciliare e sinodale ai principi rivoluzionari e all’agenda globalista è totale e ostentato. Esso costituisce la prova regina di una subalternità della Gerarchia all’élite eversiva che tiene in ostaggio l’Occidente e ad un potere che è ontologicamente antiumano e anticristico: deep church e deep state continuano a perseguire gli stessi scopi e si assicurano l’obbedienza di fedeli e cittadini, anche ricorrendo all’uso della forza.
Nulla lascia anche lontanamente presumere che questa corsa verso il baratro possa arrestarsi. Anzi: quanto più sono evidenti i risultati disastrosi ottenuti, tanto più governanti ed ecclesiastici insistono nel riproporre come presunto rimedio ciò che ne è invece la causa. Dinanzi a tanta ostinazione occorre prendere atto di una crisi endemica dell’autorità terrena – civile e religiosa – cui solo Nostro Signore porrà fine, quando Si riapproprierà della potestà regale e sacerdotale oggi usurpata.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
18 Gennaio 2026
Dominica II post Epiphaniam
Commeratio Cathedræ S. Petri Romæ
Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
«Fate regnare Cristo nei vostri cuori»: messaggio di mons. Viganò ai giovani cattolici americani
Cristo è Re
Messaggio ai giovani Cattolici americani riuniti a Tampa (Florida)
Cari Amici, è per me una gioia potermi rivolgere a voi, riuniti a Tampa assieme a personalità del mondo cattolico tradizionale. Molti di voi hanno ben chiara la situazione di gravissima crisi istituzionale che stiamo vivendo tanto nella sfera civile quanto in quella ecclesiastica. È infatti dai vertici delle massime autorità dello Stato e della Chiesa che parte l’attacco contro i cittadini e i fedeli, in un capovolgimento delle finalità che sono loro proprie. Altri tra voi vivono questi momenti con sgomento, ancora increduli che chi è costituito in autorità possa consapevolmente agire per distruggere le istituzioni che essi presiedono. Vi è, specialmente tra i cosiddetti «moderati», chi ancora pensa che l’azione dei politici e dei vescovi sia frutto di inesperienza, di ingenuità, di fraintendimenti. Eppure, a distanza di pochi anni dall’inizio della farsa psicopandemica che ha segnato una fase determinante di questo attacco, emerge l’evidenza di un unico copione sotto un’unica regia, scritto da chi non fa mistero della propria volontà di depopolare il Pianeta e schiavizzare la parte restante di umanità. Questo copione non distingue tra mondo laico e mondo ecclesiastico: esso coinvolge due sfere della vita di ciascuno di noi che proprio il pensiero liberale e anticattolico ha artificialmente separato. Nell’ordine sociale cristiano, infatti, Chiesa e Stato sono comunque sottoposti alla suprema autorità di Dio, autore della natura e della Grazia, il Quale ha stabilito che la Chiesa si occupi della santificazione dei propri membri in ordine alla salvezza eterna e che lo Stato assicuri ai propri cittadini una vita ordinata, prospera e sicura. È infatti Cristo stesso, mediante i propri vicari in terra, ad esercitare la propria Regalità nella società civile e il proprio Sommo Sacerdozio nella società ecclesiastica.Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faGli uomini invisibili di Crans-Montana
-



Vaccini6 giorni faGemelli di 18 mesi morti dopo la vaccinazione
-



Spirito2 settimane faConcilio Vaticano II, mons. Viganò contro papa Leone
-



Alimentazione2 settimane faRFK Jr. capovolge la piramide alimentare
-



Scienza2 settimane faChimico di fama mondiale smentisce la teoria dell’evoluzione
-



Salute1 settimana faI malori della prima settimana 2026
-



Spirito1 settimana faDifendere il patriarcato contro i princìpi infernali della Rivoluzione: omelia di mons. Viganò sulla famiglia come «cosmo divino»
-



Nucleare6 giorni faSappiamo che l’Europa potrebbe essere presto oggetto di lanci nucleari?











