Spirito
Il Purgatorio esiste?
Renovatio 21 pubblica questo articolo previamente apparso su FSSPX.news.
In questo mese di novembre, la Chiesa ci invita a pregare per i morti. Dopo aver celebrato tutti i Santi in Cielo, osserviamo con compassione le anime del Purgatorio. Ma che dire del Purgatorio? Esiste, dove si trova, cosa vi accade?
Ringraziamo padre Louis-Marie Carlhian della Fraternità San Pio X per aver risposto a queste domande.
Il Purgatorio è una teoria dei teologi medievali?
Questa è la classica accusa degli scismatici ortodossi e dei razionalisti… Eppure l’esistenza del Purgatorio è un dogma di fede, creduto da sempre nella Chiesa, e ne si trovano tracce nelle Scritture.
In effetti, si parla di preghiere per i morti. Ora, se i morti sono in Paradiso, non c’è bisogno di pregare per loro, e nemmeno se sono all’Inferno, poiché il soggiorno in questi luoghi è definitivo!
La pratica di queste preghiere e sacrifici è quindi un segno sufficiente per stabilire la credenza in un posto intermedio tra la Terra e il Cielo, da cui possiamo essere liberati dalle preghiere. Questo punto è stato definito dai Concili di Lione, Firenze e Trento.
Il Purgatorio è presente nella Sacra Scrittura?
Il secondo libro dei Maccabei racconta che, all’indomani di una battaglia contro i siriani, Giuda Maccabeo scoprì, sotto la tunica dei suoi soldati uccisi in battaglia, degli idoli provenienti dal saccheggio di Iamnia. Questa era un’offesa alla legge di Mosè e Giuda giudicò che la morte di questi uomini fosse una punizione di Dio:
«Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato». (2 Mac 12, 41-46).
Nel Nuovo Testamento, l’esistenza del Purgatorio non è esplicitamente dichiarata da nessuna parte. Tuttavia, possiamo citare diverse allusioni a uno stato di purificazione che non è un inferno: Perciò io vi dico: «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro». (Matteo 12, 31-32).
I primi cristiani credevano nel Purgatorio?
I primi cristiani celebrarono i santi Misteri intorno alle tombe dei martiri. Molto presto iniziarono a pregare per coloro che, non essendo martiri, avrebbero potuto aver bisogno di suffragi.
Così gli Acta Ioannis, intorno al 160, parlano di San Giovanni che prega su una tomba e celebra la Fractio Panis il terzo giorno dopo la morte di un cristiano. Sant’Agostino la vede come una pratica universalmente praticata, San Giovanni Damasceno fa risalire questa tradizione agli Apostoli, anche Dionigi assicura che si prega per i morti.
Qui possiamo applicare il principio teologico: «Lex orandi, lex credendi» (la legge della preghiera è una regola di fede, perché è una testimonianza certa della credenza comune a tutta la Chiesa).
Dov’è il Purgatorio?
Né la Sacra Scrittura né la Tradizione ci forniscono informazioni precise su questo argomento. Parliamo degli «inferni», espressione latina che significa i luoghi inferiori, sotto la terra, dove le credenze pagane ponevano l’aldilà.
La tradizione cristiana usa questa espressione per opporre il Cielo, che è al di sopra, agli inferi, che sono al di sotto… Si distinguono diversi luoghi: l’Inferno dei dannati, il Limbo dei bambini morti senza battesimo, il Limbo dei patriarchi, e il Purgatorio.
Ma questi sono propriamente dei luoghi, dal momento che quelli che sono lì sono privati del proprio corpo? La teologia mantiene un cauto silenzio su questo argomento, sottolineando che la risposta non influisce sulla nostra salvezza …
Poiché siamo redenti dai meriti sovrabbondanti di Nostro Signore, a che serve una nuova purificazione?
La soddisfazione offerta da Nostro Signore sulla Croce è ovviamente più che sufficiente per riscattare tutti i nostri peccati. Tuttavia, dobbiamo considerare due aspetti nel peccato: da un lato, la disobbedienza al Creatore, dall’altro, l’attaccamento disordinato alla creatura. Se il primo aspetto è completamente riparato dalla contrizione e dalla confessione, in virtù dei meriti di Nostro Signore, il secondo deve esserlo dal nostro contributo.
Dio ci consente così di partecipare alla nostra redenzione. San Paolo non dichiara forse: «completo nella mia carne ciò che manca alla Passione di Gesù Cristo»?
In altre parole, dobbiamo ancora espiare il nostro attaccamento alle cose di questo mondo, che impedisce a Dio di regnare totalmente sulle nostre anime. Se ci liberiamo delle gravi colpe incompatibili con l’amore di Dio, restano nella nostra anima le imperfezioni da eliminare: peccati veniali non confessati, pene temporali dovute per i peccati mortali addebitati, i resti di vizi non del tutto epurati.
La teologia confronta prontamente questa purificazione con un fuoco che non consuma la materia pesante, ma distrugge le «schegge» o «scorie» che rimangono nell’anima. Questa espiazione ha luogo su questa terra, con le buone opere, o nel Purgatorio.
Si può aggiungere che sarebbe improprio per Dio trattare tutte le anime o come santi o come dannati. È logico che esista uno stato intermedio per coloro che non hanno espiato tutti i loro difetti. Perfino alcuni popoli pagani hanno ammesso l’esistenza di una condanna temporanea dopo la morte.
In cosa consistono le pene del Purgatorio? Sono molto dure?
«Ci sono due pene nel Purgatorio: la pena del danno, ovvero il rinvio della vista di Dio; la pena dei sensi, cioè il tormento inflitto dal fuoco. Il minimo grado dell’uno e dell’altro supera il più grande dolore che può essere sopportato in vita».
San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, IIIa Pars, Q.70 articolo 3. La nostra anima, alla fine di questa vita, sente un desiderio violento di essere unita a Dio, perché non è più limitata dal corpo e intravede l’immensità della felicità del Cielo.
Il tormento che prova per il dolore del danno è quindi terribile, ed è mitigato solo dalla certezza che finirà. Per quanto riguarda il dolore dei sensi, raggiunge l’anima direttamente nella sensibilità che essa dà al corpo e si fa sentire con maggior forza.
Tuttavia, le pene nel Purgatorio sono molto diverse da quelle infernali perché purificano le anime invece di punirle. Le anime del Purgatorio possiedono le virtù della speranza e della carità, a differenza dei dannati. Hanno quindi un grande desiderio di essere uniti a Dio e accettano la penitenza che viene loro inflitta come mezzo di salvezza.
Questa punizione, imposta da Dio, non possono accettarla liberamente, altrimenti la si renderebbe un mezzo di merito. La carità non aumenta in loro, ma, man mano che gli ostacoli che ancora impediscono di produrre il suo pieno effetto diminuiscono, la sentono sempre più forte mentre si avvicinano alla salvezza.
Dovremmo aiutare le anime del Purgatorio? Come?
Abbiamo il dovere di aiutare i morti che stanno aspettando di entrare in Paradiso:
– è un atto di carità che tocca le anime amate di Dio
– queste anime possono pregare per noi una volta entrate in Paradiso
– a volte siamo responsabili dei peccati commessi su questa terra dai defunti
– dobbiamo pregare in particolare per i nostri cari e la nostra famiglia
La Chiesa ha sempre rivolto le sue suppliche per le anime dei defunti nella maniera più sollecita e ufficiale: il Memento dei Morti, al Canone della Messa, ci fa pregare ogni giorno affinché i defunti trovino «il luogo del ristoro, della luce e della pace». La Messa è quindi il primo e più efficace modo per alleviare le loro pene, offrendo loro il Sacrificio o semplicemente offrendo loro la comunione.
La Chiesa apre inoltre per loro il tesoro delle Indulgenze. Infine possiamo offrire anche le grandi opere della vita cristiana, la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Questo si chiama suffragio. La ragione è che queste anime sono unite a noi dalla Comunione dei Santi, vale a dire dall’unione in Nostro Signore per mezzo della Carità.
Proprio come i membri dello stesso corpo possono sostenersi a vicenda, i membri della Chiesa possono comunicare tra loro alcuni dei loro meriti.
Possiamo chiedere delle grazie alle anime del Purgatorio?
Come abbiamo appena detto, queste anime sono unite a noi dalla carità e possono pregare per noi. Dio nella sua misericordia può informarle delle preghiere fatte per loro o dei bisogni dei loro cari e, una volta in Paradiso, ne saranno certamente consapevoli.
Tuttavia, non possono più meritare e, come sottolinea San Tommaso, si trovano in uno stato in cui hanno bisogno più delle nostre preghiere che di pregare per noi.
Possiamo anche aggiungere che la Chiesa non rivolge mai loro la preghiera liturgica. È quindi possibile pregare per loro, ma senza dare loro un potere superiore ai santi del Cielo!
Come evitare di andarci?
Ogni cristiano deve cercare di evitare il Purgatorio, non solo per evitare la punizione, ma anche per adempiere la volontà di Dio: «Siate perfetti come il vostro Padre celeste è perfetto». Ciò è possibile preservandoci dai più piccoli difetti ed espiando attraverso la penitenza i peccati dai quali siamo stati perdonati.
Da La Couronne de Marie n° 45, novembre 2016
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo. Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici». La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina? Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica. Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza. Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.Aiuta Renovatio 21
Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti. Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT. Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù. L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT. La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso. L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente? Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene. Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo? Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria

TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI
Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria
Signum magnum apparuit in cælo:
mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.
Un segno grande apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Ap 12, 1
In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.
Non fu un sentimento pio, non fu un’immaginazione consolatoria a generare questa festa che l’Oriente conosceva già come Dormizione fin dal V secolo, e che Roma stessa solennizzò per mano dei Pontefici Sergio I e Leone IV. Fu la logica stessa della Fede, quella logica che San Giovanni Damasceno seppe esprimere con vigore ineguagliato:
«Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza corruzione il suo corpo dopo la morte». (1)
Oportebat: era necessario, era conveniente. Non capriccio della pietà, ma necessità della ragione illuminata dalla Fede, la medesima che oggi taluni, gonfi di scienza e vuoti di sapienza, vorrebbero degradare a mito o a simbolo.
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A questa voce si uniscono, concordi attraverso i secoli, San Germano di Costantinopoli e l’antica tradizione attribuita a San Modesto di Gerusalemme; e poi, nel pieno della Scolastica, Sant’Alberto Magno nel suo Mariale, e l’Angelico Dottore stesso, San Tommaso, che nel commento alle Sentenze non esita ad applicare alla Θεοτόκος quello stesso principio di convenienza teologica che i Modernisti, innamorati del dubbio più che della certezza, hanno voluto bandire dalla teologia come se fosse un’onta e non, invece, un dono della grazia alla ragione.
San Bonaventura, San Bernardino da Siena, San Roberto Bellarmino, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: una catena ininterrotta di santità e di dottrina, che nessun Concilio pastorale, nessuna riforma liturgica, nessuna «nuova» teologia potrà mai spezzare, perché non è opera di uomini, ma custodia dello Spirito Santo sopra la sua Chiesa.
Quando, il 1 Novembre 1950, il Venerabile Pio XII pronunciò la definizione dogmatica con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, egli non inventò una dottrina nuova: raccolse, come in un’urna preziosa, ciò che la Tradizione aveva custodito da sempre, e lo consegnò solennemente, con l’autorità che Nostro Signore ha posto nel Successore di Pietro, alla Fede irrevocabile di tutti i secoli a venire. Fu, quello, uno degli ultimi grandi atti di un Magistero che ancora sapeva insegnare senza tremare, definire senza negoziare, custodire senza disperdere — prima che la tempesta, che già covava nelle stanze romane, si abbattesse sulla vigna del Signore.
La Santa Chiesa, secondo la liturgia promulgata da Pio XII, pone oggi sulle labbra dei suoi ministri le parole che l’antico Israele rivolse a Giuditta, figura anticipatrice della Vergine vincitrice, dopo che ella ebbe schiacciato la testa del nemico del popolo di Dio.
«Il Signore ti ha benedetta con la sua potenza, perché per mezzo tuo ha ridotto al nulla i nostri nemici. Benedetta sei tu, o figlia, dal Signore Dio altissimo, più di tutte le donne sulla terra. Benedetto il Signore che ha creato il cielo e la terra, che ti ha guidata a colpire la testa del capo dei nostri nemici; perché oggi ha reso il tuo nome così glorioso, che la tua lode non si allontanerà dalla bocca degli uomini… Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu la letizia d’Israele, tu l’onore del nostro popolo». (2)
Non sfugge la profondità di questa scelta da parte della Chiesa: Giuditta che recide il capo di Oloferne è figura di Colei che, Immacolata fin dal primo istante, schiaccia sotto il suo piede la testa dell’antico serpente; e come a Giuditta fu detto che il suo nome non sarebbe mai più uscito dalla bocca degli uomini, così il nome di Maria è benedetto in ogni generazione, ed è gloria di Gerusalemme, letizia d’Israele, onore del popolo cristiano.
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Chi oggi vorrebbe espungere queste tipologie dalla pubblica preghiera della Chiesa, giudicandole troppo «guerriere» o troppo «medievali» per un culto reso timido e accomodante, tradisce il senso stesso della battaglia soprannaturale in cui la Santa Chiesa è tuttora impegnata.
Il Padre Garrigou-Lagrange, fra gli ultimi grandi maestri della Scuola romana prima che i modernisti si impadronissero delle cattedre, insegnò che l’Assunzione non è privilegio isolato, ma frutto necessario dell’Immacolata Concezione e della Maternità divina: Colei che fu preservata dal peccato doveva esserlo anche dalla corruzione che del peccato è retaggio. Vi è in questo una coerenza che sfida ogni relativismo teologico: Dio non fa nulla a metà, e la grazia concessa a Maria al principio della sua esistenza doveva necessariamente fiorire e compiersi, al termine del suo pellegrinaggio terreno, nella gloria piena del corpo risorto.
Il grande domenicano confessava che il teologo attraversa, dinanzi alle più alte verità mariane, tre stagioni dell’anima: dapprima l’adesione della pietà filiale, poi il turbamento dinanzi alle obiezioni che il mondo solleva, infine — se Dio concede il tempo e la grazia di approfondire — il ritorno alla medesima certezza iniziale, non più per solo sentimento, ma per scienza: perché le cose di Dio, e in particolare le grazie concesse a Maria Santissima, sono sempre più ricche di quanto la pigrizia dell’intelletto osi supporre.
Non fu forse questo il cammino che tanti fedeli, e tanti pastori, avrebbero dovuto percorrere in questi decenni di smarrimento, invece di abbandonarsi, dinanzi alla prima obiezione del mondo, a un silenzio colpevole sulle verità più alte della Fede?
Il medesimo Padre Garrigou-Lagrange insegnò ancora che la mediazione universale di Maria e la sua Regalità sui cuori non sono ornamenti retorici, ma conseguenze rigorose della sua Maternità divina: se Ella è Madre del Capo, è Madre anche delle membra; se coopera alla nostra rigenerazione nell’ordine della grazia, tanto più la sua Assunzione gloriosa è primizia e garanzia di quella medesima rigenerazione estesa, un giorno, ai corpi di tutti i redenti.
Cari fedeli, in un’epoca che ha smarrito il senso del corpo — che lo idolatra e insieme lo profana, che lo manipola e lo dissolve in ideologie estranee al disegno del Creatore — la festa odierna ci ricorda che il corpo dell’uomo non è un accidente da cui l’anima anelerebbe liberarsi, ma parte costitutiva di quella persona che Cristo è venuto a redimere integralmente, mediante la propria Incarnazione.
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Maria assunta in cielo, anima e corpo, è la primizia e la garanzia della nostra stessa risurrezione: pegno che nessuna filosofia moderna, nessuna teologia evanescente, nessuna nota di impresentabili porporati potrà mai cancellare dal Credo che professiamo.
A Lei, dunque, Regina assunta in cielo, affidiamo oggi la Chiesa che tanto soffre; a Lei chiediamo che, come schiacciò fin dal principio la testa del serpente antico, così voglia schiacciare anche l’apostasia che oggi insidia il gregge di suo Figlio.
Che Ella, Arca della Nuova Alleanza assunta nel santuario del Cielo, ottenga a questa povera Chiesa pellegrinante la grazia di ritornare, senza più tentennamenti, alla pienezza della Fede e del culto che i Padri ci hanno trasmesso.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis
NOTE
1) Oportebat eam, quae in partu illaesam servaverat virginitatem, suum corpus sine ulla corruptione etiam post mortem conservare. S. Joannes Damascenus, Encomium in Dormitionem Dei Genitricis semperque Virginis Mariæ, hom. II, 14 (citato in Pio XII, Munificentissimus Deus, 1950).
2) Benedixit te Dominus in virtute sua, quia per te ad nihilum redegit inimicos nostros. Benedicta es tu, filia, a Domino Deo excelso, prae omnibus mulieribus super terram. Benedictus Dominus qui creavit cælum et terram, qui te direxit in vulnera capitis principis inimicorum nostrorum; quia hodie nomen tuum ita magnificavit, ut non recedat laus tua de ore hominum… Tu gloria Jerusalem, tu lætitia Israël, tu honorificentia populi nostri. Idt 13, 22-25; 15, 10 — Epistola della Messa dell’Assunzione
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Immagine: Guercino (1591-1666), Assunzione della Vergine (1650), Detroit Museum of Arts, Detroit.
Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata
Spirito
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