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Spirito

La giusta severità della Chiesa verso la cremazione dei corpi dei fedeli

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«Eravamo ciò che siete, sarete ciò che siamo»!

Preparato su iniziativa e sotto il regno del santo papa Pio X, e promulgato da papa Benedetto XV, il Codice di diritto canonico del 1917 dichiara molto chiaramente (al canone 1203):

 

  1. I corpi dei fedeli defunti devono essere sepolti, essendo disapprovata la loro cremazione.
  2. Se qualcuno ha disposto in qualsiasi modo che il proprio corpo venga cremato, è illecito eseguire tale volontà; e se essa è inserita in un contratto, un testamento o un qualsivoglia atto, essa deve essere considerata come non scritta.

 

E il canone 1240, §1°, precisa ancora: «siano privati di sepoltura ecclesiastica, a meno che prima della loro morte non abbiano dato segno di penitenza: […] coloro che abbiano disposto che il proprio corpo venga cremato».

 

Il nuovo Codice di diritto canonico del 1983 «raccomanda vivamente che si conservi il pio costume della sepoltura del corpo dei defunti; tuttavia non vieta l’incinerazione, a meno che essa non sia stata scelta per delle ragioni contrarie alla dottrina cristiana». (canone 1176 §3)

 

La Chiesa era cosciente del pericolo per le anime

Nove anni dopo la promulgazione del Codice di diritto canonico del 1917, l’istruzione del Sant’Uffizio Cadaverum cremationis (19 giugno 1926), rivolta agli Ordinari dei luoghi del mondo intero, ricordava che sono i nemici del cristianesimo che vantano e propagano la cremazione dei cadaveri:

 

«[…] In questo costume barbaro, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dalle origini, ha costantemente proscritto, ve ne sono molti, anche tra i cattolici, che non esitano a vedere i vantaggi più lodevoli dovuti ai cosiddetti progressi moderni ed alla pubblica igiene. Così, la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta nel modo più vivo i pastori del gregge cristiano a mostrare ai fedeli, di cui hanno la cura, che in fondo i nemici del cristianesimo vantano e propagano la cremazione dei cadaveri solo allo scopo di distogliere poco per volta le menti dalla meditazione della morte, di togliere loro la speranza della resurrezione dei morti e di aprire in tal modo la via al materialismo».

 

«Di conseguenza, benché la cremazione dei corpi non sia in sé un male in assoluto e in certe congiunture straordinarie, per delle ragioni gravi e ben accertate di ordine pubblico, essa possa essere autorizzata, ed infatti lo sia, non per questo è meno evidente che la sua pratica usuale e in qualche modo sistematica, così come la propaganda in suo favore, costituiscono atti empi, scandalosi e perciò gravemente illeciti; è quindi a buon diritto che i Sommo Pontefici, a più riprese, e ultimamente ancora nel Codice di diritto canonico pubblicato recentemente, l’avevano disapprovata e continuano a disapprovarla».

 

E questa istruzione concludeva chiedendo che «i preti non cessino mai di esaltare l’eminenza, l’utilità ed il significato sublime della sepoltura ecclesiastica, sia privata che pubblica, affinché i fedeli, perfettamente istruiti sulle intenzioni della Chiesa, si distolgano con orrore dall’empia pratica della cremazione».

 

La cremazione non è contraria a nessun dogma cattolico

La Chiesa può essere portata a tollerare la cremazione dei corpi in certe circostanze eccezionali, in casi di estrema necessità ed in vista di un bene superiore: in occasione di grandi epidemie contagiose o in caso di una guerra particolarmente mortifera.

 

La cremazione, considerata in se stessa, non è quindi direttamente contraria a nessun dogma cattolico nemmeno a quello della resurrezione dei corpi, tanto è vero che l’onnipotenza di Dio è assoluta, illimitata. Così il cardinale Billot scrive che «Dio potrebbe fare che un morto risusciti, senza possedere un solo atomo della materia di cui il suo corpo terreno era costituto».

 

Tuttavia, l’uso corrente e diffuso della cremazione tra i fedeli alla lunga non mancherebbe di scuotere profondamente in molte anime alcuni dogmi della fede, specialmente quello della resurrezione dei corpi e del giudizio generale alla fine del mondo, e quello della vita eterna, tutti enunciati nell’ultima parte del Credo.

 

La cremazione pregiudica l’integrità della fede

La massoneria d’altronde non si è sbagliata: aveva compreso perfettamente che la cremazione era un mezzo per pregiudicare l’integrità della fede «nel volgo», come ammetteva, ad esempio, nella circolare rivolta ai suoi aderenti, alla fine del XIX secolo:

 

«La Chiesa romana ci ha lanciato una sfida condannando la cremazione dei corpi che la nostra società aveva finora propagato con i migliori risultati. I Fratelli dovrebbero usare ogni mezzo per diffondere l’uso della cremazione. La Chiesa, proibendo di bruciare i corpi, afferma i suoi diritti sui vivi e suoi morti, sulle coscienze e sui corpi, e cerca di conservare nel volgo le credenze, oggi dissipate alla luce della scienza, che toccano l’anima spirituale e la vita futura».

 

Bruciare i corpi defunti dunque non è privo di conseguenze per la fede:

 

  • spingendo al massimo l’annientamento visibile dell’individuo, la cremazione conduce molte anime a negare più facilmente ogni vita futura dopo la morte fisica;
  • tale atto di distruzione violenta priva, per quanto è possibile, l’immaginazione umana della possibilità di figurarsi la resurrezione futura dei corpi, che la cremazione sembra rendere irrealizzabile e assurda, per la mente umana troppo superficiale.

 

Questo pericolo che intacca l’integrità della fede si verifica d’altra parte nella storia dei popoli: storicamente, la cremazione è sempre stata legata ad un simbolismo materialista e pagano che esisteva presso alcuni popoli in opposizione assoluta con il simbolismo spiritualista e cristiano dell’inumazione.

 

La Ragione della pietà naturale

Bruciare il corpo di un defunto equivale a fargli subire una violenza inaudita, a distruggerlo secondo un modo che è contrario all’ordine naturale come è stato enunciato dal Creatore ad Adamo dopo la caduta del peccato originale: «E mangerai il pane col sudore della fronte, fin quando tornerai alla terra perché è da essa che sei stato tratto; perché sei polvere ed in polvere ritornerai».

 

Secondo l’espressione di Mons. Charles-Emile Freppel (1827-1891), violentare il corpo di un defunto bruciandolo, «è un atto di ferocia che ha lo scopo di fare scomparire il più in fretta e il più completamente possibile la spoglia mortale di coloro che ci sono più cari, e ciò il giorno stesso delle esequie, in mezzo alle lacrime di tutta la famiglia».

 

Questa verità è pienamente confermata dalla testimonianza dell’accademico Henri Lavedan (1859-1940) che assistette, al forno crematorio di Milano, alla cremazione di un cadavere umano: «Certamente, è la più toccante impressione di orrore che io abbia mai provato, tale che non cercherò nemmeno di renderla. Al solo ricordo di quel corpo che si contorceva, di quelle braccia che battevano l’aria, chiedendo grazia, di quelle dita contratte e che si arrotolavano come trucioli, di quelle gambe nere che tiravano grandi calci con i piedi, avendo preso fuoco come fossero torce (un momento ho creduto di sentirlo urlare), mi vengono i brividi, ho il sudore freddo alla fronte e retrospettivamente patisco anch’io il supplizio di quel morto sconosciuto di cui ho inteso la carne gridare e protestare».

 

In definitiva, l’amore coniugale, la pietà filiale, l’amicizia non possono accettare di consegnare ad un’opera di distruzione così violenta e così contraria alla natura il corpo di una sposa, di un padre, di un figlio, di un amico che, da vivi, con dei gesti di affetto, hanno manifestato il loro amore per i loro cari. A questa ragione se ne aggiunge un’altra.

 

La Ragione della pietà cristiana

La realtà dei sacramenti esprime la larga partecipazione del corpo fisico all’opera di santificazione della persona tutta intera. I sacramenti infatti sono «dei segni visibili ed efficaci della grazia», il che significa che la materia di ogni sacramento (acqua per il battesimo, sacro crisma per la cresima, ecc.) deve essere applicata dal celebrante (in genere un sacerdote o un vescovo) su una parte del corpo di colui che riceve il sacramento.

 

È quindi normale che la Santa Chiesa tratti col massimo rispetto i corpi dei fedeli defunti che sono stati il tempio dello Spirito Santo, santificati durante la loro vita dai vari sacramenti: l’aspersione dell’acqua benedetta e l’incensamento del corpo defunto da parte del ministro della Chiesa nel momento dell’assoluzione, dopo la messa del funerale.

 

Questo onore reso al corpo del defunto deve quindi naturalmente prolungarsi dopo la sua «deposizione» in terra, in un cimitero, che significa «dormitorio» secondo il suo significato etimologico, dove dormirà il suo ultimo sonno aspettando la resurrezione di tutti i corpi alla fine del mondo.

 

I cimiteri sono luoghi che portano molto spesso le persone che li visitano a ricordarsi dei propri doveri di preghiera verso i defunti, ed a meditare sui fini ultimi: la morte, il giudizio particolare, il Paradiso e l’Inferno, la resurrezione della carne ed il giudizio generale alla fine del mondo.

 

È una verità così vera che la Santa Chiesa, nostra Madre, nella sua grande saggezza, ha legato alla visita di un cimitero un’indulgenza plenaria, applicabile alle anime del purgatorio, indulgenza che si può lucrare ogni giorno tra il 1 e l’8 novembre, a condizione di pregare per i defunti nel corso di questa visita.

 

Sulla porta di alcuni cimiteri, talvolta leggiamo questa iscrizione: Fuimus quod estis. Eritis quod sumus (“Eravamo quello che siete. Sarete quello che siamo”) che ci invita a meditare sulla morte.

 

Altre porte di cimiteri espongono questo invito: «Voi che passate, pregate per noi», per ricordarci il nostro dovere verso quelli che ci hanno preceduto nell’eternità.

 

Don Claude Pellouchoud

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

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Mons. Mutsaerts: Andate alla Messa in latino invece di cercare di sistemare la vostra parrocchia

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Il vescovo Robert Mutsaerts ha detto che i cattolici che frequentano parrocchie con messe del Novus Ordo irriverenti dovrebbero cercare una messa tradizionale in latino o un’altra liturgia riverente, invece di tentare di trasformare la propria parrocchia di appartenenza. Lo riporta LifeSite.

 

In una breve intervista al sito nordamericano del 3 ottobre, dopo il suo intervento alla Catholic Identity Conference del 2026, Mutsaerts ha risposto alla domanda se i fedeli debbano cercare di migliorare la propria parrocchia con una liturgia scadente o partecipare alla Messa in rito tradizionale. Il vescovo olandese conservatore, che sa celebrare solo il Novus Ordo, ha giudicato inutile il tentativo di correggere parrocchie in cattive condizioni. I fedeli, a suo avviso, dovrebbero andare dove la loro fede e quella delle famiglie vengono realmente nutrite.

 

«Se c’è una messa del Novus Ordo di scarsa qualità, temo che non si possa migliorare la situazione di quei sacerdoti. Quindi, meglio andare altrove», ha detto a LifeSite. «Prima pensavo: “Sostieni la tua parrocchia”. Ora non lo dico più… perché potresti perdere la fede. Vai in un posto dove pensi: “Questo è giusto, questo è autentico, questo è vero”».

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«Andateci, e se avete figli o ragazzi, andate dove possano incontrare altri giovani. È questo che stimola», ha aggiunto. «E i giovani si incontrano nel Vetus Ordo, nel Novus Ordo, ma in luoghi dove trovano il sacro, dove la liturgia è in ordine… Avete bisogno di un po’ di incoraggiamento (dalla vostra comunità parrocchiale), non lo ottenete se avete 18 anni e tutti gli altri (i parrocchiani) ne hanno 80».

 

Negli ultimi mesi diversi pensatori cattolici hanno discusso se i fedeli debbano cercare di «sistemare» la propria parrocchia geografica, come ha sostenuto lo scrittore Patrick Neve in un articolo di gennaio su Substack intitolato «La parrocchia che odi potrebbe aver bisogno di te». Altri concordano con monsignor  Mutsaerts: conta di più partecipare alla Messa dove si trova appagamento spirituale, anche percorrendo una lunga distanza.

 

Sul mantenimento della fede mentre la gerarchia promuove la sinodalità, uno dei temi del suo intervento, Mutsaerts ha invitato ad attenersi alle pratiche tradizionali della Chiesa e ha criticato i «frutti della sinodalità».

 

«Beh, fate le cose normali (cattoliche). Andate a una Messa con la liturgia appropriata, recitate il rosario, date il buon esempio (agli altri)», ha detto. «E se la sinodalità non significa niente per voi, non andateci; è una perdita di tempo. Sono passati otto anni e riuscite a vedere i frutti? Io no. Nient’altro che una perdita di tempo».

 

«Nel frattempo, attenetevi alle normali pratiche cattoliche, come ho appena accennato. Come ha sempre fatto la Chiesa cattolica, cercate la verità; la verità vi renderà liberi», ha aggiunto.

 

In una lettera aperta a papa Leone XIV dell’agosto dello stesso anno, monsignor Mutsaerts aveva già messo in discussione i frutti del Sinodo sulla sinodalità, esortando il papa a concentrarsi sulla salvezza delle anime anziché sulla sinodalità. Ha inoltre insistito perché i fedeli restino fedeli alla propria identità nel Signore, invece di conformarsi al mondo.

 

«Stiamo cercando di essere così comodi per il mondo secolare. No! Qual è la nostra identità? (Dobbiamo) rimanere fedeli all’identità… Gesù Cristo», ha detto. «Lui è il Signore, e ha fondato la Chiesa, e quello che possiamo fare è ciò che ha fatto Gesù… come disse durante l’Ultima Cena: “Vi ho dato un esempio, non voglio essere acclamato o altro”. Sta dicendo: “Seguite le mie orme”, (quindi) fate come ha fatto Lui e chiedete al buon Dio in preghiera cosa ha in mente per voi».

 

«Lui può usare chiunque; molte persone (nelle Scritture) hanno avuto problemi nella loro vita; Lui poteva usare tutti loro. Giona, Abramo, Mosè, Davide, tutti gli apostoli. Non perdete mai la speranza; continuate ad andare avanti».

 

Interrogato sui consigli ai giovani che considerano una vocazione religiosa o il matrimonio in un momento di crisi, Mutsaerts ha ribadito l’importanza di una buona vita cattolica.

 

«Una cosa molto importante: andate a Messa, anche se non significa molto per voi, o magari l’omelia è un po’ noiosa, o totalmente noiosa, andate a Messa e cercate di trovare una parrocchia dove la Messa sia accettabile, ovviamente. Andate a Messa, recitate il Rosario; è un’arma molto potente», ha detto. «Leggete buoni libri, ce ne sono a bizzeffe. Andate su internet e ascoltate buoni podcast ; ci sono ottimi podcast cattolici».

 

«Vivete secondo la fede, perché altrimenti è inutile. Se guardate le vite dei santi, non sono facili», ha aggiunto. «Nessuno ha avuto una vita facile, ma ne vale la pena se si vive per qualcosa per cui vale la pena vivere e morire».

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Il prelato neerlandese proseguito invitando a cercare la verità e a non lasciarsi raccontare dal mondo quelle che ha chiamato sciocchezze. Chi finisce nel relativismo, nel secolarismo e nel soggettivismo, ha detto, è sulla strada sbagliata: c’è una verità che vale per tutti, come la gravità, che piaccia o no. Se non si vive secondo quella verità, qualcosa va storto. Dio è misericordioso, sempre, ma chi va contro natura ne scopre le conseguenze; serve quindi una sana fede cattolica.

 

Sua Eccellenza ha aggiunto che conta anche leggere i Padri della Chiesa, mantenere il senso dell’umorismo perché «se non sai ridere, non sei cattolico» e, naturalmente, «concedersi un sigaro e un drink di tanto in tanto».

 

Il Mutsaertso a inizio anno aveva definito la teologia progressita come «pericolo dall’interno della Chiesa» e l’aborto come «tirannia dei forti contro i deboli».

 

Come riportato da Renovatio 21, cinque mesi fa il vescovo era stato gravemente ferito in un incidente stradale.

 

 

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Magistero Liquido

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Un articolo di Robert Morrison, pubblicato sul sito web The Remnant il 4 settembre, riporta che Leone XIV ha aperto il suo ciclo di catechesi per l’anno 2026-2027 ricordando che Giovanni XXIII, all’inizio del Concilio Vaticano II, aveva denunciato quei «profeti di sventura» che, «pur animati da zelo religioso […] ripetono incessantemente che la nostra epoca, rispetto ai secoli passati, è di gran lunga peggiore…».   L’attuale pontefice condivide questo giudizio e invita i fedeli all’impegno sociale: «Con Cristo e sostenuti dalla potenza del suo Spirito, i credenti sono chiamati ad assumersi la responsabilità delle difficoltà dei loro fratelli e sorelle, specialmente di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla violenza».   A sostegno di questa affermazione, il pontefice recita una preghiera molto personale: «Signore della Vita, ci hai donato l’acqua, fonte di fecondità, freschezza e speranza. Essa disseta, fertilizza la terra e guarisce le ferite. […] Possa la nostra cura per l’acqua essere segno d’amore per il Creatore e di impegno per la vita dei poveri, educando le nuove generazioni a valorizzarla e proteggerla. Amen».

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Così detto, comprendiamo meglio chi siano i «profeti di sventura» del XXI secolo. Secondo Leone XIV, essi possiedono solo «passività e indifferenza di fronte agli eventi, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto di fronte ai rapidi e profondi cambiamenti che stiamo vivendo oggi». Mentre, secondo padre Yves Congar, con «la Costituzione pastorale Gaudium et Spes […] la Chiesa del Concilio Vaticano II si è apertamente collocata nel mondo pluralistico odierno; e, senza rinnegare nulla della sua grandezza, ha spezzato gli ormeggi che la tenevano ancorata alle rive del Medioevo». E ha aggiunto inequivocabilmente: «Non possiamo rimanere ancorati a un momento specifico della storia. Mons. Lefebvre parla del “regno di Nostro Signore Gesù Cristo sugli individui, sulle famiglie e sulle società civili”. Sembra di ascoltare Pio X o Pio XI». (1)   Infatti, Pio XI, nella Quas primas, dichiarò che «l’effusione di mali sul mondo derivava dal fatto che la maggior parte delle persone aveva rimosso Gesù Cristo e la sua santissima legge dalle abitudini della propria vita individuale, familiare e pubblica», e che, di conseguenza, «una ferma speranza di pace duratura tra i popoli non avrebbe mai potuto risplendere finché individui e nazioni si fossero rifiutati di riconoscere e proclamare la sovranità del nostro Salvatore».   Il suo successore, Leone XIV, non condivide questa visione; rimane in silenzio sul regno sociale di Gesù Cristo, ma invita i fedeli a implorare la grazia di Dio affinché possano preservare l’acqua con giustizia. Sulla stessa linea, il 1° ottobre 2025, benedisse un blocco di ghiaccio che si stava sciogliendo per mettere in guardia il mondo dal pericolo del riscaldamento globale.   Ieri una benedizione dell’acqua solidificata in ghiaccio, oggi una preghiera per la giusta distribuzione dell’acqua liquida, domani un sermone sul vapore acqueo… Tale è il magistero «sinodale», come l’acqua che protegge con tanto zelo. Sempre meno consistente, sempre più evanescente.   Padre Alain Lorans   NOTE P. Congar, La crise dans l’Église et Mgr Lefebvre, Cerf, 1976   Articolo previamente apparso su FSSPX.News Questo articolo è un editoriale di DICI, una rivista mensile di informazione e analisi (in francese)  sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla quale è possibile abbonarsi utilizzando il modulo in fondo a questa pagina.  

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Mons. Schneider: la gerarchia ecclesiastica promuove «eresie sfacciate» che rasentano l’«apostasia»

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Sabato scorso, durante un discorso, il vescovo Athanasius Schneider ha affermato che la Chiesa sta assistendo a una «acquisizione ostile» dall’interno della propria gerarchia, che promuove «eresie sfacciate» al limite dell’apostasia. Lo riporta LifeSite.

 

Aprendo il suo intervento alla Conferenza sull’Identità Cattolica (CIC) del 2026, il 3 ottobre, il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha detto che Dio, nella Sua Divina Provvidenza, ha permesso una crisi senza precedenti nella Chiesa, segnata da un’acquisizione ostile dentro la sua «struttura amministrativa». Il prelato del Centrasia ha precisato che questa «acquisizione ostile» non si limita alla diffusione di ambiguità dottrinali da parte della gerarchia, ma include anche «eresie sfacciate» che in alcuni casi rasentano l’apostasia.

 

«L’imperscrutabile provvidenza di Dio ha permesso che fossimo testimoni di una crisi senza precedenti per la Chiesa. Un’acquisizione ostile all’interno della struttura amministrativa strategica della Chiesa cattolica», ha affermato. «Una crisi caratterizzata dalla diffusione non solo di velenose ambiguità dottrinali, ma anche di sfacciate eresie tra le fila dell’alto clero. Un fenomeno che in alcuni casi sfiora l’apostasia».

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Negli ultimi anni diversi prelati di spicco hanno criticato documenti vaticani ritenendoli perlomeno vicini all’eresia. A maggio Schneider ha contestato la Relazione finale del Gruppo di studio sinodale 9, che suggeriva che le «relazioni» omosessuali potrebbero non essere peccaminose. All’epoca osservò che ciò richiamava la storia del serpente nel Giardino dell’Eden e che aveva «oltrepassato il confine tra ortodossia ed eresia».

 

Monsignore ha poi ricordato che Cristo è venuto a convertire il mondo, non a essere «del mondo», e ha criticato aspramente la gerarchia per aver cercato la pace con un mondo nemico di Nostro Signore e della Sua Chiesa.

 

«L’amicizia di questo mondo è nemica di Dio. Ricordiamoci, quindi, che un amico di questo mondo diventa nemico di Dio (Giacomo 4, 4)», ha affermato. «Fare pace con una società o cultura umana che rifiuta la rivelazione divina e l’unicità di Cristo Salvatore significa cadere in un inganno totale, persino tradire Cristo».

 

Più avanti Sua Eccellenza ha invitato i fedeli a prendere la propria croce e a restare sulla barca con Cristo in questa tempesta senza precedenti, osservando che solo Dio sa quanto durerà una crisi che appare apocalittica, ma che i fedeli devono restare saldi nella fede. Ha indicato segni di speranza nella Chiesa, in particolare giovani sacerdoti, seminaristi, famiglie e laici che abbracciano la fede vera e senza tempo, e ha ricordato che Dio, alla fine, purificherà la Chiesa.

 

«Il Signore sta rinnovando la Chiesa ai nostri giorni, a cominciare dai più piccoli. Dalle famiglie, dalle famiglie numerose, cattoliche… dalle suore che si sacrificano nei conventi, che pregano e si dedicano alla vita contemplativa, dagli eremiti che si sacrificano per la Chiesa. Questi sono i più piccoli», ha affermato il vescovo che visse in Unione Sovietica.

 

«I piccoli sono anche i giovani che amano veramente la vera fede, la vera liturgia… i giovani seminaristi, i giovani sacerdoti che amano la fede cattolica di tutti i tempi e la vera liturgia di tutti i tempi», ha aggiunto. «Ci sono dunque segni di speranza. Sono piccoli, ma Dio ama comunque servirsi dei piccoli, dei piccoli, per compiere le sue opere onnipotenti».

 

«Questo sta accadendo ai nostri giorni. La gente potrebbe chiedersi: “La fede cattolica prevarrà di nuovo nel mondo? Se sì, come potrebbe accadere? Quanto tempo ci vorrà? E cosa dobbiamo fare?”» ha proseguito Sua Eccellenza. «Nostro Signore ha detto nel Vangelo che i cristiani sono un piccolo gregge. Non conosciamo i piani di Dio ai nostri giorni, con tutti i segni apocalittici… quando vediamo bestemmie esplicite, bestemmie contro i valori cristiani, bestemmie pubbliche contro Cristo. Ma il mondo è comunque nelle mani di Dio, non nelle mani del maligno. Il Signore è il padrone di tutta la storia… Dobbiamo credere ai nostri tempi, anche in questi orribili scenari apocalittici, anche all’interno della Chiesa, che Dio trarrà un bene maggiore da questa situazione attuale, che purificherà la Chiesa».

 

Come riportato da Renovatio 21, a settembre monsignore Schneider aveva dichiarato che la sinodalità è una «parola in codice per minare la dottrina cattolica». Il vescovo aveva contestato l’affermazione di papa Leone riguardo ad una presunta minore partecipazione attiva del popolo ai tempi della messa in latino.

 

Il vescovo, proveniente da una famiglia di tedeschi del Volga deportati da Stalin nel Kirghizistan sovietico dove la comunità cattolica ha subito un’automatica e sanguinaria persecuzione, ha dichiarato che essere conformi alle limitazioni contro la Santa Messa in rito antico poste da Bergoglio rappresentano «falsa obbedienza», e che la Santa Messa vetus ordo va portata avanti anche a costo di un «esilio liturgico».

 

Come riportato da Renovatio 21, Schneider è noto anche per la sua opposizione alle restrizioni pandemiche («il COVID sta creando una società di schiavi», ha dichiarato tre anni fa) e ai vaccini prodotti con feti abortiti, un’operazione pubblica considerata come «ultimo passo del satanismo».

 

In un’accorata lettera alle persone che perdevano il lavoro a seguito del loro rifiuto alla vaccinazione obbligatoria con linee cellulari di bimbi sacrificati, il vescovo parlò del «prezzo della verità sul vaccino COVID-19».

 

Il 4 dicembre 2018 Mons. Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan) scrisse a Renovatio 21, che lo aveva informato della battaglia intrapresa dal gruppo contro l’uso delle cellule di feto abortito nell’industria vaccinale, sfociata poi nel convegno «Fede, Scienza, Coscienza» tenutosi a Roma nel marzo 2019.

 

«Volentieri appoggio la Vostra nobile e necessaria iniziativa» scrisse monsignor Schneider a Renovatio 21 «per combattere la barbarie del nuovo cannibalismo dell’uso delle linee cellulari di feti abortiti in numerosi vaccini».

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Come riportato da Renovatio 21, in dichiarazioni di poche settimane fa monsignor Schneider aveva dichiarato che un numero considerevole di figure apicali della Chiesa ha di fatto perso la fede.

 

«Vogliono un’altra Chiesa: metà protestante, metà mondana, adattata all’impressione del mondo», ha detto Schneider allo scrittore e podcasterro cattolico Matt Gaspers durante una discussione più ampia sul Concilio Vaticano II e la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

«Negli ultimi 60 anni ce ne sono stati un numero considerevole. Hanno influenza nella Chiesa (…) Hanno promosso tutto ciò con convinzione interiore, con il desiderio di cambiare veramente la fede cattolica, di adattarla completamente al mondo e di avere una nuova religione che sia relativistica, una sorta di sincretismo», ha affermato il vescovo.

 

Come riportato da Renovatio 21, in un testo pubblicato giorni fa monsignor Schneider aveva dichiarato che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della FSSPX. In un’altra comunicazione di questa primavera il vescovo aveva esortato a sostenere la Fraternità fondata da monsignor Lefebvre, arrivando a dire che la scomunica sarebbe invalida.

 

Precedentemente monsignor Schneider aveva dato una risposta al cardinale Fernandez e lanciato un appello a Leone XIV riguardo il tema delle nuove consacrazioni FSSPX del prossimo primo luglio. Il vescovo aveva inoltre raccontato che lo stesso pontefice regnante gli avrebbe detto di aver incontrato tanti giovani convertiti attraverso la Messa in latino.

 

Il mese scorso in un’intervista aveva dichiarato che la crisi nella Chiesa è provocata dall’infiltrazione della massoneria al suo interno. In una conversazione con un vaticanista aveva rivelato che vari vescovi segretamente non si sottomettono agli insegnamenti di Bergoglio.

 

Il vescovo, che è etnicamente tedesco, due mesi fa aveva accusato i vescovi germanici coinvolti nel progetto del «Cammino Sinodale», dicendo che passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica.

 

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