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Sorveglianza

Il green pass è la piattaforma dell’euro digitale. Cioè della vostra schiavitù

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«È legittimo dunque porsi la domanda di fondo. Il green pass serve a spingere la vaccinazione di massa o il contrario?»

 

Un articolo di importanza capitale è apparso sul quotidiano La Verità. Il pezzo, complesso e dettagliato, si intitola «La card non è un mezzo ma lo scopo: erogherà “diritti” solo agli schedati».

 

Le rivelazioni dei due giornalisti Claudio Antonelli e Giulia Aranguena, che hanno indagato sull’architettura legale e informatica del green pass, confermano quanto Renovatio 21 scriveva qualche giorno fa: il green pass è il mezzo sul quale correrà l’euro digitale promesso dalla Lagarde alla BCE. Cioè, l’installazione di una società del controllo totale, dove il cittadino è sottomesso biologicamente, economicamente, elettronicamente al potere centrale.

 

«La creazione di questa grande piattaforma di sorveglianza del cittadino – addirittura di capillarità più profonda di quella cinese – è il vero grande compito che i padroni del vapore si sono dati in questi anni» scrivevamo. «Con l’euro digitale, come con il green pass, voi dipendete dall’Istituzione: persino per le attività più basilari, perfino per i diritti «prepolitici»: mangiare, bere, muoversi…».

 

«È legittimo dunque porsi la domanda di fondo. Il green pass serve a spingere la vaccinazione di massa o il contrario?»

Ora l’identità profonda delle due cose – green pass ed euro digitale – è dimostrata dal reportage del giornale milanese, che ha scavato a fondo in documenti e

 

Il green pass, essenzialmente, è una piattaforma elettronica pensata per esistere anche senza il vaccino: «Il green pass nudo e crudo è quindi un account che mira ad attestare il possesso di determinate condizioni in base alle quali un utente può dirsi abilitato e verificato rispetto a una piattaforma che eroga diritti e libertà (vedi il semaforo verde) concessi dal gestore».

 

«In questo caso il gestore della piattaforma è lo Stato, la piattaforma è proprietaria e a totale controllo statale, i diritti e le libertà di accesso a un determinato luogo vengono restituiti sotto forma di concessione da parte del gestore stesso».

 

L’Europa, ha emesso un regolamento (2021/953 del 14 giugno 2021) attraverso cui è stato creato il DGCG – Digital green certificate gateway.

 

Tale euro-gateway è costituito da una rete di database «in ordine all’interoperabilità dei certificati verdi e alla capacità di riconoscimento reciproco tra Stati membri, definiti come semplici punti di backend della rete».

 

Si tratta di una grande operazione informatico amministrativa «essenzialmente riconducibile ai tecnocrati dell’e-Health network, il gruppo di soggetti pubblici istituito dalla Direttiva 2011/24/EU» che raggruppa enti sanitari digitali di vari stati membri. I progetti, che vertevano sull’integrazione dei sistemi di identità digitale erano stati lanciati anni prima della pandemia ma sono stati implementati da una Decisione esecutiva della Commissione  solo il 28 giugno 2021.

 

Su questa base, si è mosso con velocità e precisione impressionanti il governo dell’ex capo della BCE Mario Draghi:

 

«Il governo Draghi, già dallo scorso aprile con il decreto Sostegni, poi a maggio e giugno, rispettivamente con l’introduzione della governance per il PNRR ex decreto 31 maggio 2021 e con il decreto del 17 giugno 2021, ha tirato in piedi, non certo dal nulla, la ciclopica macchina della piattaforma nazionale Digital green certificate (Pn-Dgc) per l’emissione, il rilascio e la verifica dei certificati verdi».

 

Il tema al centro è sempre quello della comunicazione tra database.

 

Così, Draghi «ha reso interoperabili le banche dati dell’anagrafe nazionale vaccinale (ANV), quelle regionali e le ha collegate al sistema della tessera sanitaria gestita dal ministero dell’Economia e dell’EU-DGCG sopra menzionata, facendo diventare il tutto il gateway portante dell’intera infrastruttura digitale. Il compito della certificazione è stato affidato, per l’Italia, al Poligrafico della Zecca dello Stato».

 

Si tratta insomma dell’unificazione di tutte le banche dati in un unico sistema elettronico.

Si tratta insomma dell’unificazione di tutte le banche dati in un unico sistema elettronico.

 

I due giornalisti del quotidiano milanese risalgono la morfologia, criptica, opaca, del sistema e della sua genesi.

 

«In pratica, il cuore stesso del green pass si basa sulla tecnologia della blockchain, destinata a conservare e aggiornare tutte le chiavi pubbliche di firma attribuite alle autorità di certificazione designate nei singoli Stati membri per convalidare i certificati verdi, prima della loro definitiva convalida, nonché tutte le aggregazioni alle chiavi private corrispondenti all’identità di ciascun  holder abilitato dal possesso certificato di una delle tre condizioni di rilascio del pass (vaccinazione, tampone negativo o guarigione)».

 

La struttura «grazie a questa forte interoperabilità (finanche con i framework in corso di sviluppo a livello internazionale come quello dell’OMS datato agosto 2021)» si conforma quindi «come un sistema complessivamente dotato di modularità e scalabilità, costruito cioè come idoneo ad adattarsi a picchi di carico improvvisi senza diminuire il livello di servizio (…) adatto quindi anche a impieghi addizionali, usi, scenari e tipologie di certificazione diverse».

 

«Un sistema complessivamente dotato di modularità e scalabilità, costruito cioè come idoneo ad adattarsi a picchi di carico improvvisi senza diminuire il livello di servizio (…) adatto quindi anche a impieghi addizionali, usi, scenari e tipologie di certificazione diverse»

«È facile allora concludere che il GP account non è null’altro che la stessa identità digitale pubblica degli utenti, o portatori di certificazione verde, da custodire nei portafogli digitali iOS e Android istallati sui cellulari».

 

Quindi «tale ID account sembra proprio essere subordinato nel rilascio alla tenuta di una determinata condotta o al possesso di un determinato status da porre in essere sulla propria persona senza alcuna reale possibilità di libera scelta».

 

«Insomma, siamo di fronte a uno strumento di censimento anagrafico nella sua forma più evoluta. Il cittadino diventa così un Id account a cui sarà possibile collegare funzioni, servizi e diritti di varia natura».

 

Cioè: siamo sicuri che il vaccino sia il fine ultimo di tutta l’immensa architettura elettronica del green pass?

 

«Dinanzi a una siffatta potenza del lasciapassare verde e l’immensa impalcatura della blockchain si può forse dedurre che la vaccinazione non sia il suo fine ultimo o surrettizio. Ma che il green pass sia fine a sé stesso. E una volta messo a terra, non ci sarà marcia indietro».

«Dinanzi a una siffatta potenza del lasciapassare verde e l’immensa impalcatura della blockchain si può forse dedurre che la vaccinazione non sia il suo fine ultimo o surrettizio. Ma che il green pass sia fine a sé stesso. E una volta messo a terra, non ci sarà marcia indietro»

 

«È chiaro che una volta ottenuta e rilasciata a tutti gli italiani l’ID digitale pubblica, per ora condizionata a condotte sanitarie, tale identità digitale possa essere in futuro non solo condizionabile, ma anche plasmabile facilmente per altre esigenze. Controlli fiscali, pagamenti, multe. Anche se la più importante si candida a essere l’applicazione dell’euro digitale, che così come previsto dalla BCE non potrebbe mai essere introdotto senza un’autostrada blockchain come quella del green pass».

 

In pratica, dietro al green pass vaccinale c’è lo stesso software, lo stesso sistema (informatico e legale) che può stravolgere le nostre vite: con il green pass pagherete le tasse, con il green pass salderete le multe. Anzi, non farete nulla: il danaro vi sarà direttamente prelevato senza che voi facciate nulla, perché tutto sarà gestito da un potere centrale che vuole la trasparenza totale. La trasparenza delle vostre finanze, la trasparenza del vostro stato di salute: la privacy non è più un diritto e nemmeno un valore.

 

L’euro digitale mira all’abolizione totale del contante. Con esso l’Europa potrebbe portarsi persino più avanti della Cina nell’evoluzione dello Stato moderno verso il totalitarismo della sorveglianza assoluta. Con l’euro digitale, ogni vostro acquisto sarà tracciato. Quanto spendete in cibo, vestiti, servizi. I prodotti stessi che consumate: la marca dei gelati, la griffe del maglione, il titolo del film, il medicinale omeopatico per l’ansia. Dove andate in vacanza, in che albergo, quale ristorante. Tutti dati che al fisco interessano – e non solo al fisco. Interessano alla Sanità, al Ministero degli Interni, a quello degli Esteri. Interessano anche a «terze parti». I dati sono il petrolio del XXI secolo si dice. Il green pass è un’automobile che vi costringono a comprare per attaccarvi al nuovo ciclo del combustibile.

 

L’euro digitale mira all’abolizione totale del contante. Con esso l’Europa potrebbe portarsi persino più avanti della Cina nell’evoluzione dello Stato moderno verso il totalitarismo della sorveglianza assoluta

Di più: ogni vostra transazione può essere impedita. Avete il diabete? Il sistema potrebbe impedirvi di comprare la Nutella. Domenica senz’auto? Vi possono impedire di acquistare la benzina. Voglia di approfondire? Certi libri no-vax non si possono comperare – su Amazon, lo sapete, è già così: tanti autori sono spariti

 

Tutto può essere controllato in tempo reale da algoritmi talmente potenti da non poter nemmeno spiegare se stessi. Incrociano i dati in modi incomprensibili per la mente umana, e danno un responso che decide della vita di una persona: è quello che si vede in Cina, dove il sistema del pass è stato implementato immediatamente durante la pandemia, con le persone controllate all’uscita della metropolitana – se ti capitava il coloro rosso, dovevi ritornartene a casa e metterti in quarantena. Nessuna spiegazione. Lo Stato e il suo cervellone non ve ne devono alcuna.

 

Questa è la destinazione del mondo moderno: la sottomissione dell’individuo. La nuova schiavitù economica, informatica e biotica che tocca al XXI secolo.

 

Qualche lettore potrà dire: comodo, non avere più la roga di pagare più le multe, ora che te lo potranno prelevare direttamente. La realtà è che alla vostra comodità non pensano minimamente. L’idea è quella di abolire ogni passo intermedio, cioè lo spazio per la reazione ad una decisione calata dall’alto: non avrete il tempo di opporvi, subirete la sentenza e basta. È la disruption, la disintermediazione dello Stato di diritto. Lo stiamo già vedendo con i social media, che bannano e censurano, «depiattaformano» migliaia di persone senza nemmeno dire loro cosa hanno fatto che non va. Nessun processo, tantomeno un «giusto processo». È la nuova civiltà autoritaria che si nasconde dietro il mito della trasparenza.

 

L’idea è quella di abolire ogni passo intermedio, cioè lo spazio per la reazione ad una decisione calata dall’alto: non avrete il tempo di opporvi, subirete la sentenza e basta. È la disruption, la disintermediazione dello Stato di diritto

E, visto che parliamo di processi, pensiamo davvero a cosa succederà al sistema legale. Sarà più facile, sarà immediato, ottenere i danari in un decreto ingiuntivo – o vederveli sottratti. Al contempo, immaginate quando un giudice potrà bloccare o cancellare tutti i vostri beni con un clic. Non avrete più di che vivere, perché non ne avrete nemmeno di nascosti sotto il materasso, perché il contante sarà illegale, e anche l’elemosina avverrà (se sarà ancora consentita) per via digitale – quindi potranno stopparvi anche quella.

 

Ora capiamo meglio perché hanno insistito tanto con il vaccino.

 

Ora capiamo meglio perché per il green pass sono andati allo scontro totale con la società e con un numero cospicuo di lavoratori – con il rischio di innescare un autunno di lotte operaie che potrebbe paralizzare l’Italia e l’Europa.

 

I pagamenti saranno facili e rapidissimi, spariranno i bancomat e forse anche le cassiere. Tanti ebeti (quelli che hanno votato, magari, un partito il cui guru aveva promesso in effetti tutto questo) saranno felicissimi: «io non ho niente da nascondere». Con l’ID account del green pass, avremo il conto dove metteranno gli euro digitali creati dal niente della Eurotower. Magari, per aiutarci ad iniziare a usarli, potrebbero addirittura regalarcene in quantità.

 

Milioni cadranno nella trappola. Qualsiasi cosa faranno, dovrà avere il marchio elettronico.

 

Il futuro prossimo dello Stato moderno, e delle nostre vite, passa di lì. Un sistema di sorveglianza totalista che non ha precedenti nella storia.

 

Un sistema che, tuttavia, ci era stato descritto da migliaia di anni.

 

«Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Apocalisse 13, 16-17)

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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Pensiero

L’amnistia post-COVID e la nuova stagione di restrizioni pandemiche

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB). Le opinioni dei testi pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il CIEB prende atto della rassegnazione mostrata da una parte degli italiani di fronte alle notizie che sembrano riaprire, a distanza di otto mesi dalla fine apparente dell’emergenza sanitaria, la stagione delle restrizioni pandemiche.

 

In questo senso vanno anzitutto ricordate, sul piano internazionale, le proposte del G20 di Bali volte a subordinare gli spostamenti transfrontalieri all’adozione di «soluzioni digitali e (…) non digitali, inclusa la prova delle vaccinazioni», nonché a «capitalizzare (il) successo degli standard esistenti e dei certificati digitali COVID-19» in vista della creazione di «reti sanitarie digitali globali» destinate a «rafforzare la prevenzione e la risposta a future pandemie». (1)

 

Dette proposte recepiscono di fatto, a livello di vertice politico, l’auspicio verso la cristallizzazione dello strumento di controllo denominato green pass, vero obiettivo delle politiche di stampo totalitario sdoganate dal COVID. Ed è significativo rilevare che esse promanano da un organismo creato appositamente per favorire la globalizzazione dei mercati – e dunque gli interessi delle élite finanziarie transnazionali, più che gli interessi delle popolazioni da esso rappresentate – alla cui riunione ha partecipato anche il promotore del cosiddetto «World Economic Forum», ossia un soggetto che non riveste alcuna carica pubblica istituzionale.

 

Nello stesso senso si indirizza, sul piano nazionale, l’annuncio relativo all’adozione da parte del Ministero della Salute – dietro parere dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive «Lazzaro Spallanzani» di Roma – di nuove norme concernenti la quarantena dei «pazienti positivi asintomatici» (sic!) che, aumentando il grado di confusione in merito all’uso dei tamponi e delle mascherine FFP2, potrebbero di fatto agevolare l’ulteriore diffusione del virus e finire per aprire surrettiziamente la strada a nuove restrizioni e a ulteriori lockdown. (2)

 

Ancora più eclatante è, sul piano locale, la notizia secondo cui l’Ordine dei medici di Torino ha avviato, nei confronti degli iscritti che hanno scelto di non vaccinarsi, una indagine volta ad acquisire, tra l’altro, le «motivazioni del … rifiuto alla vaccinazione, la … posizione rispetto alle pratiche vaccinali tanto obbligatorie quanto facoltative», nonché le modalità con cui i medici in questione hanno garantito «la sicurezza e la prevenzione del contagio» nei rispettivi studi professionali, avvertendo al contempo che, in caso di mancata risposta al questionario d’indagine nel termine di 30 giorni dal suo ricevimento, «il procedimento proseguirà egualmente il suo corso». (3)

 

Queste dichiarazioni sembrano contraddire, in modo per molti inatteso, il clima di rilassatezza post-emergenziale diffusosi nelle scorse settimane e alimentato dagli appelli alla pacificazione nazionale – o «amnistia pandemica» – presentati da più parti e sotto varie vesti. (4)

 

Ma in realtà non c’è alcuna contraddizione: chi ha gestito l’affaire COVID non ha mai inteso concedere tregua alle sue vittime e, come dimostrano i fatti sopra citati, nella pacificazione nazionale può credere solo chi è incapace di cogliere la gravità sistemica di ciò che la gestione del COVID ha comportato, ossia il lampante inveramento di una forma di totalitarismo biopolitico globale, e chi ormai percepisce come nuova normalità la strategia dello stato di emergenza.

 

A fronte della diffusa rassegnazione di fronte a fatti di tale portata, una parte degli italiani sembra invece apprezzare le polemiche alimentate ad arte, da certa politica e da certi media, in merito alle dichiarazioni del Sottosegretario alla Salute concernenti i cosiddetti vaccini anti-COVID.

 

Lungi dal costituire rivelazioni di chissà quale portata, le dichiarazioni in questione si sono limitate a rilevare l’assenza di certezze scientifiche relative all’efficacia e alla sicurezza dei «vaccini» in questione – in ciò allineandosi alle dichiarazioni rese dalla stessa Pfizer appena poche settimane prima – e non fanno altro che ricordare una verità affermata a chiare lettere dalla normativa europea che ha autorizzato in via condizionata l’immissione in commercio dei farmaci sperimentali definiti «vaccini»: verità che i pareri del CIEB ribadiscono da più di un anno. (5)

 

Sulla base di queste considerazioni, il CIEB:

 

  • pur consapevole della diffusa esigenza di dimenticare più di due anni di paure e frustrazioni, raccomanda vivamente ai cittadini di non abbassare la guardia nel momento in cui dall’Italia e dall’estero giungono chiari segnali di consolidamento dei meccanismi di soggiogamento instaurati in forza della cosiddetta pandemia, di cui è già stata annunciata l’estensione alle nuove emergenze climatiche, ambientali ed energetiche;

 

  • invita le autorità competenti – e in particolare la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia Italiana del Farmaco, anche al fine di salvaguardare la propria autorevolezza e la propria reputazione in campo scientifico – ad avviare quanto prima indagini volte a valutare la fondatezza e l’eticità delle misure adottate durante l’emergenza sanitaria e, se del caso, a censurare pubblicamente l’operato dei soggetti che, agendo in veste istituzionale, hanno tenuto comportamenti volti a ingenerare allarmismo e paura nei cittadini allo scopo di piegarli all’accettazione acritica di misure di prevaricazione e di soppressione dei diritti e delle libertà fondamentali.

 

 

CIEB

 

22 novembre 2022

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

 

 

 

NOTE

 

1) Cfr. https://www.g20.org/wp-content/uploads/2022/11/2022-G20-Bali-Update.pdf, nonché https://www.laverita.info/g20-green-pass-per-sempre-2658686775.html

2) Cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/verso-l-addio-tamponi-dopo-5-giorni-si-uscira-casa-senza-bisogno-fare-test-AEE4a4GC.

3) Cfr., tra gli altri, https://www.laverita.info/parte-schedatura-medici-no-vax-2658723548.html;

4)  Cfr., per tutti, https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2022/10/covid-response-forgiveness/671879/.

5) Cfr. l’art. 4, n. 1, del regolamento della Commissione europea n. 507/2006 del 29 marzo 2006, relativo all’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata dei medicinali per uso umano che rientrano nel campo d’applicazione del regolamento (CE) n. 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (in Guue n. L92 del 30 marzo 2022, pag. 6), secondo cui un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata viene rilasciata «malgrado non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia del medicinale» considerato.

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo testo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Guerra cibernetica

Centinaia di ex spie israeliane hanno ruoli di primo piano in Google, Facebook, Microsoft e Amazon

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Un  articolo della testata di giornalismo investigativo MintPressNews ha rivelato che centinaia di ex agenti dell’Intelligence militare israeliana hanno acquisito posizioni di influenza in diverse grandi società tecnologiche, tra cui Google, Facebook, Microsoft e Amazon.

 

Si tratta di ex agenti della famigerata Unità 8200, l’ufficio dell’Intelligence militare dello Stato ebraico dedicata alla guerra cibernetica. L’Unità 8200 è nota per «la sorveglianza della popolazione palestinese, accumulando kompromat su individui a scopo di ricatto ed estorsione» scrive MNP. «Spiando i ricchi e famosi del mondo, l’Unità 8200 ha fatto notizia lo scorso anno, dopo lo scoppio dello scandalo Pegasus», cioè l’emersione dell’esistenza di uno spyware potentissimo in grado di penetrare qualsiasi telefono, una vera arma cibernetica che la società israeliana vendo per il mondo. «Gli ex ufficiali dell’Unità 8200 hanno progettato e implementato un software che ha spiato decine di migliaia di politici e probabilmente ha contribuito all’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi» scrive il sito americano.

 

Studiando  i profili professionali su LinkedIn, MNP riferisce che Google attualmente impiegherebbe, come minimo, 99 ex agenti dell’Unità 8200, mentre Microsoft godrebbe dei servizi di 166 di questo tipo di veterani. L’autore dell’articolom,  Alan MacLeod, spiega questi numeri certamente sottovalutano la collaborazione tra queste grandi società tecnologiche e questa unità di intelligence israeliana poiché questi numeri non includono ex dipendenti o quelli senza account LinkedIn, o coloro che mantengono tali profili ma hanno obbedito alla legge militare israeliana che richiede loro di nascondere la loro affiliazione con questa unità speciale.

 

Esattamente come Jeffrey Epstein, sospettato di essere una spia dello Stato d’Israele che raccoglieva informazioni incriminanti su uomini potenti a scopo di estorsione, MacLeod spiega che l’Unità 8200 ha utilizzato «big data per compilare dossier su un numero enorme di popolazione domestica indigena [cioè, palestinese, ndr], inclusa la loro storia medica, vite sessuali e perquisire le storie, in modo che possa essere utilizzato per estorsioni in seguito».

 

Esattamente come il green pass, si tratta di un sistema di sorveglianza con ricadute potenti sulla vita dei cittadini. «Se un certo individuo avesse bisogno di attraversare posti di blocco per cure mediche cruciali, il permesso potrebbe essere sospeso fino a quando non si fosse conformato», scrive MacLeod. «Anche le informazioni come ad esempio se una persona tradisce il proprio coniuge o è omosessuale, sono usate come esca per il ricatto». Quello che in gergo dello spionaggio si definisce con una parola russa dei tempi del KGB, kompromat, cioè materiale compromettente.

 

Gli atti di oppressione commessi dall’Unità 8200 provocarono l’invio di una lettera aperta nel 2014 al Primo Ministro Benjamin Netanyahu da parte di un gruppo di 43 riservisti dell’unità israeliana. Nella missiva veniva notificato al premier e ad altri superiori militari che non avrebbero più prestato servizio in questo reggimento a causa di la sua «persecuzione politica» del popolo palestinese.

 

«Ci rifiutiamo di prendere parte ad azioni contro i palestinesi e rifiutiamo di continuare a servire come strumenti per rafforzare il controllo militare sui Territori occupati», hanno scritto i riservisti. «Il nostro servizio militare ci ha insegnato che l’Intelligence è parte integrante dell’occupazione militare israeliana sui territori».

 

È rilevante notare che i riservisti dissenzienti dell’Unità 8200 si sono opposti a trattare l’intera popolazione palestinese come nemica. «Non c’è distinzione tra palestinesi che sono e non sono coinvolti nella violenza», accusava la lettera. Tale sorveglianza aggressiva e completa da parte dell’esercito israeliano «danneggia persone innocenti», hanno affermato i riservisti. «È usato per la persecuzione politica e per creare divisioni all’interno della società palestinese reclutando collaboratori e guidando parti della società palestinese contro se stessa».

 

MacLeod dice quindi che «l’Unità 8200 è in parte un’organizzazione di spionaggio ed estorsione che utilizza il suo accesso ai dati per ricattare ed estorcere gli oppositori dello stato dell’apartheid». La considerazione di Israele come stato che implementa un’apartheid ha ripreso quota recentemente in America, con una collaboratrice (ebrea) della testata The Hill licenziata per averlo sostenuto.

 

«Il fatto che questa organizzazione abbia così tanti operatori (letteralmente centinaia) in posizioni chiave nelle grandi aziende tecnologiche a cui il mondo affida i nostri dati più sensibili (medici, finanziari, ecc.) dovrebbe essere motivo di grave preoccupazione. Ciò è particolarmente vero in quanto non sembrano distinguere tra i “cattivi” e il resto di noi. Per l’Unità 8200, a quanto pare, chiunque è un a possibile preda» continua il MacLeodo.

 

Secondo quanto rivelato da Edward Snowden nel 2013, l’NSA, l’agenzia spionistica per intercettazioni e guerra cibernetica USA, condivide dati grezzi con l’Unità 8200, cosa che fa preoccupare: significa che l’unità militare israeliana analizza anche dati di cittadini americani o europei?

 

Nata decenni fa come agenzia per le intercettazione, l’Unità 8200 è un’unità di élite la cui partecipazione è ambita assai dai giovani informatici israeliani che devono fare i tre anni di servizio militare.

 

Sulla base delle competenze che ricevono da questo addestramento militare ad alta tecnologia, molti veterani continuano a godere di carriere redditizie nei campi tecnologici progettando app popolari come il servizio di mappe Waze e il servizio di comunicazione Viber. Secondo un libro popolare di storia dell’innovazione nello Stato di Israele, Startup Nation, l’immensa fortuna che il piccolo Paese mediterraneo ha nel mondo della tecnologia – con tanto di una sua Silicon Valley, chiamata «Silicon Wadi», dove fluiscono investimenti miliardari da America, Cina e da altrove – sarebbe proprio dovuta alla preparazione fornita dall’Unita 8200 ai suoi soldati, che poi la riversano nella creazione di aziende in grado di produrre software eccezionale.

 

Tuttavia qualcuno sostiene che tali aziende portino «l’esperimento di “sorveglianza” di Israele in Palestina» in un mondo più ampio. Uno dei motivi per cui i palestinesi sono soggetti a tale sorveglianza oppressiva è «perché sono i partecipanti inconsapevoli di un esperimento israeliano molto proficuo», scrive giornalista Ramzy Baroud.

 

In pratica, i sistemi di controllo testati sui palestinesi vengono venduti all’estero, esattamente come sta facendo la Cina con i suoi sistemi di sorveglianza sviluppati per sorvegliare la minoranza uigura e la propria stessa popolazione. Baroud osserva che tali esperimenti consentono alle aziende israeliane di promuovere la loro «sinistra “tecnologia di sicurezza” nel resto del mondo come “provata sul campo”, nel senso che sono state usate contro i palestinesi occupati».

 

Gli esperimenti israeliani includono l’implementazione della tecnologia di riconoscimento facciale «Blue Wolf» che, secondo il Washington Post è «tra le implementazioni più elaborate di tale tecnologia da parte di un Paese che cerca di controllare una popolazione sottomessa».

 

«Le persone si preoccupano delle impronte digitali, ma in questo caso dovete moltiplicare molte volte la cosa» ha detto un informatrice veterana dell’Unità 8200,  recentemente dimessa, motivata a parlare perché questi sistemi di sorveglianza sono una «totale violazione della privacy di un intero popolo».

 

I veterani dell’Unità 8200 continuano anche a lavorare in aziende come NSO Group, che secondo MacLeod è «un’azienda tecnicamente privata» composta principalmente da ex membri dell’unità.

 

Questa azienda ha creato un’«arma di sorveglianza informatica chiamata Pegasus che è stata utilizzata per intercettare più di 50.000 personalità di spicco in tutto il mondo, tra cui quasi 200 giornalisti, dozzine di difensori dei diritti umani e oltre 600 politici, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, iracheno Il presidente Barham Salih e il primo ministro pakistano Imran Khan. Come riportato da Renovatio 21, parrebbe che Pegasus sia stato usato dalla polizia israeliana contro lo stesso premier Netanyahu.

 

Un’altra azienda chiamata Toka è stata «fondata dall’ex ministro della difesa e primo ministro israeliano, Ehud Barak (che, en passant, ricordiamo essere legato a Jeffrey Epstein), con l’aiuto di un certo numero di ufficiali dell’Unità 8200», scrive MacLeod . Agendo efficacemente come «un gruppo di facciata per le operazioni di spionaggio del governo israeliano», questa tecnologia «può infiltrarsi in qualsiasi dispositivo connesso a Internet, inclusi Amazon echo, televisori, frigoriferi e altri elettrodomestici».

 

«Una terza società di spionaggio privata piena di laureati dell’Unità 8200 è Candiru», che secondo il giornalista è ritenuta responsabile degli attacchi malware osservati in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Qatar e Uzbekistan.

 

L’articolista  scrive di aver cercato di vedere se «ex spie di paesi avversari come Russia, Venezuela o Iran» potessero essere identificate come assunte anche da queste grandi aziende tecnologiche e non è riuscito a trovarne nessuna nella sua ricerca.

 

MacLeod ha anche documentato come negli ultimi anni «le grandi aziende tecnologiche come Twitter, Facebook, Google, TikTok e Reddit abbiano assunto centinaia di spie dalla CIA, dalla NSA, dall’FBI, dai servizi segreti, dalla NATO e da altre agenzie di Intelligence».

 

Il fatto che l’Unità 8200 sia anche un’entità di reclutamento evidenzia ancora una volta una «relazione speciale» tra Israele e il governo degli Stati Uniti.

 

Più in generale, tali rivelazioni gettano un’ombra assai precisa sui grandi servizi elettronici che utilizziamo quotidianamente: come ogni elemento cibernetico, sono innanzitutto strumenti di sorveglianza e controllo, prima che servizi che ci facilitano la vita. A lavorare nei grandi gruppi tecnologici i cui servizi utilizzate tutti i giorni vi sono persone che hanno utilizzato i dati per sorvegliare e compromettere.

 

Inoltre, da queste storie apprendiamo quale possa essere la volontà profonda degli Stati, nonostante leggi sulla privacy nazionali o transnazionali (pensate al GDPR, che fa impazzire chiunque abbia un sito): controllare la popolazione per sottometterla, spiandola e financo ricattandola.

 

L’era informatica è un’era oscura: bisogna prenderne atto davvero.

 

 

 

 

 

Immagine CCo da Pexels

 

 

 

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Sorveglianza

Bill Gates vuole farvi bere acqua derivante da escrementi

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Il progetto è iniziato nel 2011, quando la Bill and Melinda Gates Foundation ha lanciato la «Reinvent the Toilet Challenge» («sfida per reinventare il bagno»).

 

Samsung e la Gates Foundation ha portato avanti un nuovo tipo di sistema toilette, che non utilizza un tipico sistema fognario, bensì ricicla l’orina attraverso un processo di purificazione, mentre i rifiuti solidi vengono disidratati, essiccati e «combusti in cenere».

 

Come sempre, Gates si muove con il supporto dei dati degli enti transnazionali (che magari finanzia lautamente, come l’OMS), con le Nazioni Unite affermano che 2 miliardi di persone non hanno accesso a servizi di acqua potabile sicura e 3,6 miliardi non dispongono di servizi igienici sicuri. Ci sarebbero 700 bambini di età inferiore ai cinque anni muoiono ogni giorno a causa di malattie diarroiche a causa dell’acqua non sicura e delle condizioni igienico-sanitarie.

 

Samsung prevede di offrire licenze royalty-free per i servizi igienici in modo che altri produttori possano partecipare alla produzione. 

 

Bill Gates è stato personalmente coinvolto nel processo tanto che sembra abbia recentemente incontrato personalmente il vicepresidente di Samsung Jay Lee per discutere di come l’azienda potrebbe fornire il bagno alle persone che ne hanno più bisogno.

 

Il progetto è risalente. Nel 2015 era emerso un video in cui Gates beveva un bicchiere d’acqua ottenuta da escrementi. L’atto stesso di creare questo sistema indica la volontà di far bere le proprie deiezioni processate prima al Terzo Mondo, e domani alla popolazione mondiale

 

 

Bill Gates, che ha le mani nelle stanze dei bottoni del sistema sanitario mondiale, dei media, di internet, dell’agricoltura, dell’alimentazione, financo della genetica delle creature viventi, ora vuole che oltre che vaccinarvi, a riempirvi il cervello con quello che vuole lui, a mangiare OGM e carne sintetica, ora mangiate anche la pupù e la pipì trasformate per voi in alimenti dal suo hardware miliardario – certo, fatelo per il pianeta, per la fame nel mondo, per la crisi energetica, etc.

 

Del resto, siamo parlando del personaggio che, come Montgomery Burns, vuole oscurare il sole. Ma davvero.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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