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Halloween, la festa della morte quest’anno è già partita

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Quest’anno la strage di Halloween è arrivata prima del previsto.

 

I casi di morti violente durante la «feste delle streghe», ora filtrata per qualche ragione anche in Italia, sono numerosi, e Renovatio 21 cerca di fornirne ogni anno un elenco approssimativo.

 

Tuttavia, quest’anno la festa della morte pare sia iniziata anzitempo. Associated Press scrive che nel fine settimana pre-Halloween – quando tutto è decorato a dovere, e i party a tema si sprecano – negli Stati Uniti vi sono state sparatorie che hanno ucciso almeno 11 persone e ferito oltre 70.

 

Le morti tra venerdì e domenica includevano due a Tampa, in Florida, tre a Texarkana, in Texas, e due ciascuna a Dodge City (Kansas) Sant’Antonio (Texas) e Mansfield (Ohio). Molte morti sono venute da alterchi derivanti dalle celebrazioni di Halloween, inclusa la sparatoria di massa nella sezione Ybor City di Tampa domenica mattina presto mentre i bar chiudevano e decine di persone in costume si riversavano per le strade.

 

A Indianapolis, una sparatoria domenica scorsa durante una grande festa ha provocato la morte di un adolescente e il ferimento di altri nove adolescenti e giovani adulti di età compresa tra 16 e 21 anni, ha detto la polizia. I feriti erano in condizioni stabili.

 

A Chicago, la polizia ha detto che almeno 15 persone sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave, dopo che un killer ha sparato sulla folla durante una festa di Halloween domenica mattina presto. Il sospettato è stato preso in custodia, ma fino a lunedì mattina le autorità non avevano annunciato alcuna accusa.

 

In Texas, cinque persone sono state uccise e altre sei sono rimaste ferite in due sparatorie separate sabato sera.

 

La polizia di San Antonio ha detto che una ragazza di 13 anni è rimasta ferita e i suoi genitori sono stati uccisi dopo una sparatoria durante una festa in casa. Un uomo di 20 anni è arrivato alla festa e ne è seguita una discussione, ha detto la polizia. L’uomo ha iniziato a sparare con una pistola e un uomo di 40 anni ha risposto al fuoco.

 

A Texarkana – a 450 miglia (724 chilometri) di distanza lungo il confine con l’Arkansas – la polizia ha detto che tre persone sono morte e altre tre sono rimaste ferite durante una festa nel retro di un’azienda. Due uomini hanno iniziato a scazzottarsi, poi sono state tirate fuori le armi da fuoco, ha detto la polizia. Non è stato effettuato alcun arresto.

 

Un ragazzo di 17 anni è stato ucciso e tre persone di età compresa tra 20 e 24 anni sono rimaste ferite in una sparatoria all’inizio di sabato, secondo la polizia di Cumberland, nel Maryland.

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Per la «festa» (oramai, una «festività» ufficiale) che è forse erede dell’antica ricorrenza della Lemuria romana e del capodanno celtico Samhain, è un bel bilancio, anche se va ricordata l’immane strage dell’Halloween 2022, il massacro di Seoul, dove la calca ha ucciso centinaia di ragazzi.

 

Poi, anche stavolta, rammentiamo la lista, incompleta e giocoforza mai definitiva, del sangue versato ad Halloween.

 

Notte del 31 ottobre 1957, Los Angeles, California: il veterano della II Guerra Mondiale Peter Fabiano, un marine, apre la porta a quello che crede essere un ragazzino che chiede le caramelle. Trova invece la morte: qualcuno gli spara a bruciapelo. La Polizia incastrerà l’ex amante lesbica della moglie di Fabiano, e una complice.

 

Notte del 30 ottobre 1973, Fond du Lac, Wisconsin: la bambina Lisa French, 9 anni, fa toc toc alla porta del vicino Gerald Turner per la routine del trick or treat, «dolcetto o scherzetto». Turner la stupra, la uccide, la metta in sacchetto di plastica e la getta in una discarica.

 

Notte del 31 ottobre 1974, Deer Park, Texas: il bambino di otto anni Timothy O’Brien ingerisce alcune caramelle del tipo Pixy Stick raccolte durante il tour del vicinato in modalità «trick or treat». Cade al suolo, ha le convulsioni. Muore un’ora dopo in ospedale. Era stato in realtà il padre, che voleva incassare l’assicurazione sulla vita del figlio. Nove anni dopo, l’uomo fu giustiziato.

 

Notte del 31 ottobre 1975 (anno con un Halloween tosto), Greenwich, Connecticut: la quindicenne Marta Moxley viene trovata percossa e pugnalata a morte sotto l’albero davanti casa. A fianco del corpo, una mazza da golf ferro 6, spezzata in quattro parti.

 

Notte del 31 ottobre 1979, Los Angeles, sobborgo si Sunland Tujunga: Shirley Ledford, sedicenne, sta tornando a casa in autostop da una festa di Halloween quando due uomini le danno un passaggio in furgone. Non sapeva che i due uomini erano conosciuti come i Toolbox Killers, gli assassini della cassetta degli attrezzi. Lawrence Bittaker e Roy Norris erano famosi per raccogliere autostoppiste e poi torturarle con strumenti che tipicamente si trovano in una cassetta degli attrezzi. Spesso scattavano foto delle loro vittime durante gli omicidi. Dopo aver torturato Ledford, gettarono il suo corpo sul prato di uno sconosciuto. La Ledford è diventata la quinta e ultima vittima della coppia dopo che un amico li ha denunciati.

 

Notte del 31 ottobre 1981, ad Amarillo, Texas: il diciassettenne Johnny Lee Garret stupra una suora di 76 anni e la uccide a coltellate.

 

Ancora nella notte del 31 ottobre 1981, Manhattan, Nuova York: il fotografo Ronald Sisman e la studentessa dello Smith College Elizabeth Platzman sono picchiati nel loro appartamento di Manhattan la notte di Halloween del 1981 prima di essere uccisi. Il loro appartamento viene completamente saccheggiato, ma non sembra mancare nulla. Su questo massacro girano le speculazioni più pazzesche, che collegano il fotografo ad una setta che avrebbe ordito ed eseguito gli assassini seriali di Son of Sam. Secondo il reporter Maury Terry vi sarebbero possibili implicazioni anche con produttori cinematografici e produzione di snuff movie: ne parla il documentario Netflix Sons of Sam.

 

Sempre nella notte del 31 ottobre 1981, Point Pleasant, Virginia Occidentale: Maria Ciallella, 17 anni, dice al padre che sarebbe uscita e sarebbe tornata verso mezzanotte. Quella notte un poliziotto l’ha vista camminare sul ciglio della strada e stava per darle un passaggio sulla via del ritorno. Torna entro 10 minuti, ma lei è sparita. Il corpo viene trovato tagliato in tre pezzi nel 1983 nel giardino della madre del serial killer Richard Biegenwald, detto il «Thrill Killer» del Jersey Shore.

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Notte del 31 ottobre 1992, New Orleans, Louisiana: lo studente giapponese in scambio culturale Yoshihiro Hattori esce per andare ad un party di Halloween. Persosi per strada, bussa ad una porta, nessuno gli risponde. Tornato alla macchina, sente che la porta si apre: «siamo qui per la festa» disse il giovane nipponico, che in risposta ottiene una revolverata. Il proprietario di casa è stato accusato di omicidio colposo, ma ha invocato la «Castle Doctrine» («dottrina del castello»), l’idea per cui gli americani possono affermare di avere il diritto di usare mezzi letali per proteggere le proprie case. L’assassino di Halloween è stato dunque dichiarato non colpevole da una giuria.

 

Notte del 31 ottobre 1993, Pasadena, California: tre ragazzi uccisi a colpi di arma da fuoco mentre tornano da una festa.

 

Notte del 31 ottobre 1994, Tony Bagley, 7 anni, è con la famiglia a fare «dolcetto o scherzetto», vestito da scheletro. Allo stesso tempo, un uomo che indossava una tuta con cappuccio corse in strada e iniziò a sparare alla famiglia Bagley. Tutta la famiglia è colpita, il bambino muore in ospedale. Caso irrisolto.

 

Notte del 31 ottobre 1998, South Bronx, New York: il parabrezza del programmatore di computer Karl Jackson viene colpito da un uovo. L’uomo, il quale stava recandosi a prendere il figlio ad una festicciola, scende per lamentarsene con i discoli autori del lancio, che non la prendono bene; lo inseguono, lo fermano, e gli sparano nella testa.

 

Notte del 31 ottobre 2002, Università del Minnesota: lo studente Carl Jenkins sparisce e viene ritrovato nel fiume Mississippi quattro mesi dopo. Alcuni attribuiscono la morte allo «Smiley Face Killer»: secondo una teoria avanza da alcuni esperti, negli Stati americani del Midwest tra gli anni Novanta e gli anni Dieci un killer avrebbe ucciso almeno 45 giovani uomini. In una dozzina di casi, i corpi sono stati trovati vicino a graffiti con un volto sorridente.

 

Notte del 31 ottobre 2004, Napa Valley, California: Leslie Mazzara e Adriane Insogna vengono massacrate nel loro appartamento. L’assassino, scoprirà la polizia poi, è il fidanzato di una loro cara amica.

 

Notte del 31 ottobre 2005, Frederica, Delaware: l’intera comunità osserva una macabra decorazione che campeggia su di un albero in pubblica piazza. Ci vogliono diverse ore per capire che non si tratta di una scenografia per una festa: è davvero il corpo di una signora quarantaduenne, impiccata.

 

Notte del 31 ottobre 2008, Sumter, Carolina del Sud: il dodicenne T.J. Darrisaw bussa ad una porta per fare «trick or treat», ma riceve in cambio 29 proiettili sparate da un kalashnikov, 11 dei quali lo trafiggono uccidendolo immediatamente. Anche il padre e il fratellino sono colpiti ma sopravvivano. L’assassino era un narcotrafficante che si aspettava la vendetta di una gang rivale.

 

Notte del 31 ottobre 2010, Benton Township, Michigan: Devon Griffin, 16 anni, torna a casa ad Halloween per giocare ai videogiochi dopo essere stato in chiesa e aver passato la notte precedente a dormire fuori. Nota che la casa del Michigan era troppo tranquilla, quindi va a controllare i suoi familiari. Griffin trova il suo patrigno a letto, coperto di sangue. Quando arriva la polizia, trovarono altri due corpi: la madre e il fratello di Griffin. Alla fine la polizia ha scoperto che l’assassino era il fratellastro di Griffin, William Liske.

 

Notte del 31 ottobre 2011, Armstrong, British Columbia: Taylor van Diest, 18 anni, manda un SMS al fidanzato in cui dice di sentirsi pedinata da qualcuno. Viene ritrovata a lato della ferrovia in fin di vita, picchiata a sangue. Morirà poco dopo in ospedale.

 

Notte del 31 ottobre 2012, Michigan: il predicatore John D. White bussa alla roulotte della sua amante, che vive con il figlio in un trailer park. Quindi, la strangola e ne getta il corpo in mezzo ai boschi, quindi torna alla roulotte dove veste il figlio di lei con un costume da Halloween.

 

Notte del 31 ottobre 2013, Nuova York: il diciannovenne Anthony Seaberry muore dopo che uno sconosciuto con la maschera del film Scream gli spara. Caso irrisolto. Tuttavia, potrebbe essere stato opera di un uomo responsabile di altre sparatorie ucciso dalla polizia durante la stessa serata.

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Non si tratta solo degli USA. Nel 2021, a Lardero, microcomune nella comunità autonoma di La Rioja, nord della Spagna, un bambino di 9 anni Álex giocava nel parco mascherato per Halloween. La famiglia era in un locale attiguo, da dove, scrissero le cronache, lo teneva d’occhio. Tuttavia il piccolo di colpo sparisce. Una compagna dà l’allarme, dicendo che un signore lo avrebbe portato via; lo stesso signore aveva provato a fare lo stesso anche con lei il giorno prima. La Guardia Civil ritrova Álex ore dopo in fin di vita. Impossibile rianimarlo. Il suo corpo giace sul pianerottolo dell’uomo accusato di essere l’assassino, un avanzo di galera in gabbia tanti anni per aggressioni sessuali e omicidio. Era fuori in libertà condizionata.

 

In Italia non possiamo dimenticare che l’omicidio della studentessa britannica a Perugia Meredith Karcher, quello per cui fu messa in galera Amanda Knox, fu compiuto a ridosso della sera di Halloween. I giornali, l’indomani, pullulavano di foto prese dai social di Mez vestita da vampiretta ad una festa a tema.

 

Come ricorda ogni anno Renovatio 21, «trick or treat» – indebitamente tradotto con «dolcetto o scherzetto» – la formula di rito che devono pronunciare i bambini che vagano per la città estorcendo leccornie, ha in origine un significato cruento: «maledizione o sacrificio». O si offre il cibo agli «spiriti», surrogati oggi dai mostri nei quali si travestono i bimbi nella serata, o se ne viene maledetti.

 

Si tratta un’usanza degli antichi di varie latitudini che in qualche modo ancora si ricorda: lasciare cibo e latte fuori dalla porta, per ingraziarsi gli spiriti o gli esseri fatati (i folletti, i lemuri, i salbanelli, i gigiat, i leprecauni), non dissimilmente da quanto taluni fanno ancora con i biscotti lasciati per Babbo Natale.

 

Differentemente che con Santa Claus, qui il tributo è come estorto. Gli spiriti lo pretendono, e mandano dei bambini – ridotti a messi del Male –a farne l’ingiunzione.

 

E dunque, quale è il sacrificio più grande che questi «spiriti possono chiedere»? Qual è l’ultimo sacrificio che gli uomini possono offrire?

 

Se leggete queste pagine, conoscete la risposta che noi diamo. È il sacrificio umano.

 

È l’estremo tributo primordiale, quello che era in uso in ogni angolo della terra (dalle piramidi azteche alle fornaci di Moloch a Cartagine, dalla Papua al paganesimo indoeuropeo più antico) precedentemente dell’avvento del Signore della Vita. Il sangue degli esseri umani, è prezioso, specie quello innocente: la mentalità moderna, sotto strati di Necrocultura che fanno ritenere la vita umana come sprecabile a piacimento, ancora comprende questa verità eterna.

 

Questo è il motivo per cui tante persone, tacciate di essere tristi e bigotte, non amano Halloween. Chi crede che l’universo sia basato sullo Spirito, non può in alcun modo prestarsi alla celebrazione, sia pur carnevalesca, del sacrificio di esseri umani, e del Male che lo esige.

 

L’onnipresente simbolo stesso della nuova ricorrenza, la zucca con la candela Jack-o-Lantern, viene talvolta spiegato come simbolo delle anime incorse nella dannazione. È davvero, quindi, implicato il bene e il male, l’anima e la vita – anche in senso materiale, come abbiamo visto sopra.

 

Chi ama la propria anima, chi ama la vita non ama Halloween. Ambedue le cose – la nostra anima, la nostra vita – sono in gioco stasera, simbolicamente e anche no.

 

Per cui ci permettiamo di elargire un consiglio: stasera state a casa, e soprattutto tenete a casa i vostri figli. State con loro, giocate con loro, pregate con loro i santi. Non esponetevi a niente di quello che questa ricorrenza infera rappresenta – ed è.

 

Roberto Dal Bosco

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Performance con rituale di sangue al Premio Grammy

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La giovane star della canzone americana Olivia Rodrigo ha eseguito la scorsa domenica la sua canzone di successo «Vampire» al Premio Grammy 2024, importante cerimonia che si svolge ogni anno coinvolgendo le massime figure discografiche mondiali.   I dettagli della performance hanno fatto pensare ancora una volta a sottili riferimenti occulti da parte della grande industria dell’intrattenimento.   La cantante ventenne, idolo di molti coetanei della Gen Z, ha iniziato con una performance cupa in cui, nel testo della canzone, spiegava come un amante vampiro si fosse approfittato di lei.   Nel crescendo della canzona la ragazza si è imbrattata di sangue il viso mentre dalle pareti colava copiosa quantità di denso liquido rosso.  

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Il testo recita:   «Ho fatto degli errori davvero grossi / Ma fai sembrare bello il peggiore / Avrei dovuto sapere che era strano / Esci solo di notte / Pensavo di essere intelligente / Ma mi hai fatta sembrare così ingenua / Il modo in cui mi hai venduto parti / Mentre affondavi i denti dentro di me, oh / succhiasangue, famefucker /  dissanguandomi, come un dannato vampiro»   «Famefucker» è un termine di nuovo conio che indica una persona che va a letto con le celebrità per tornaconto personale.   La popolarissima cantante Taylor Swift, recentemente al centro di controversie politiche non indifferenti (è accusata dai MAGA di essere uno strumento della campagna Biden creato dal Deep State per le elezioni 2024 contro Trump), presente in sala, è stata ripresa mentre ballava al ritmo della canzone vampiresca.     Come riportato da Renovatio 21, la Swift nel 2023 è stata recentemente accusata di fare espliciti riferimenti alla stregoneria durante il suo «The Eras Tour», con allarme lanciato anche da esorcisti americani.  

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La performance sanguinolenta della Rodrigo segue il grottesco episodio dei Grammy dell’anno scorso, quando il cantante Sam Smith, noto per travestimenti e video osceni, si produsse in una scena infernale con ampi riferimenti satanici.       Decisamente indicativo il fatto che lo show era sponsorizzato dalla Pfizer, cosa che ha portato ilarità e satira tra gli utenti dell’internetto.   Nel mentre questo succede negli USA, in Italia parte, purtroppo, l’edizione annuale del Festival della canzone di Sanremo. Dove, considerando recenti sviluppi, potrebbero perfino saltar fuori cose ancora più oscene.  

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Bizzarro arazzo satanico esposto a Davos per il World Economic Forum

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È divenuta virale in rete un’«opera d’arte» apparsa quest’anno a Davos in occasione del World Economic Forum, il ritrovo annuale dell’oligarcato mondialista.

 

Il giornalista Larry Alex Taunton, infiltratosi sotto copertura alla conferenza, si è trovato in una sala conferenze piena di élite che parlavano degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

 

Durante la loro discussione, la telecamera di Taunton ha inquadrato appesa al muro l’opera d’arte chiamata «l’Arazzo di Walthamstow», cui Google offre una sua pagina immersiva all’interno del suo programma Google Arts and Culture.

 

L’arazzo sarebbe visibile nel filmato all’altezza di 8 minuti e 30 secondi.

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Circola lo screenshot dell’ex primo ministro britannico Theresa May fotografata in posa davanti all’arazzo dopo la discussione.

 

Il cosiddetto «Arazzo di Walthamstow» è un grande murale creato nel 2009 dall’artista contemporaneo Grayson Perry, che ama travestirsi. Oltre a riferimenti inquietanti, l’opera non pare mancare di elementi che paiono blasfemi.

Il murale raffigura nello stile delle pitture rupestri e dei geroglifici il viaggio della vita di un uomo dalla nascita alla morte, con multinazionali personificate incontrate lungo il percorso. L’arazzo inizia con la nascita di un bambino lungo un fiume di sangue che alla fine sfocia nella bocca del Diavolo, terminando con la morte di un vecchio.

 

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«Sono sempre stato interessato al pellegrinaggio, al viaggio e all’idea del viaggio attraverso la vita», ha detto il Carter nel 2012 alla galleria Victoria Miro di Londra. «E poi ho pensato, è questo il tipo di giro di shopping della vita? Quel tipo di viaggio patinato e senza senso da un grande magazzino all’altro che è il moderno consumismo occidentale».

 

 

Secondo molti utenti dei social media, si tratta dell’ennesima prova del gusto dell’élite mondialista per l’arte satanico-degenerata, come era stato detto in rete anche riguardo al caso delle performance di Marina Abramovich finite nelle mail trapelate di John Podesta e dello scandalo degli aberranti riferimenti contenuti nelle campagne pubblicitarie del marco di alta monda Balenciaga.

 

Polemiche in rete avevano suscitato anche le foto dell’ufficio dell’attrice di Hollywood Jamie Lee Curtis, madre di un transessuale e conseguentemente paladina dei diritti trans: alle pareti vi erano immagini inquietanti di bambini che parevano gettati nella spazzatura.

 

Come riportato da Renovatio 21, non mancano episodi pubblici, come quello del centro artistico di Minneapolis che ha promosso un evento «artistico» per famiglie basato sull’evocazione di demoni.

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La massoneria potrebbe tornare a Palazzo Giustiniani, dove ora ci sono gli uffici del Senato della Repubblica

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Il Grande Oriente d’Italia, significativa organizzazione massonica presente su suolo italiano da lungo tempo, ha visto accogliere un ricorso da parte della Cassazione con cui potrebbe ottenere il riconoscimento del diritto di possedere Palazzo Giustiniani, la sua vecchia sede nel centro di Roma.   Quest’edificio, di proprietà dello Stato da diverso tempo, ospita ora uffici, aule e residenze a disposizione del Senato.   La querelle immobiliare ha una storia che si protrae per un secolo, ma sembra che la sentenza della Cassazione possa rappresentare una svolta favorevole alle rivendicazioni del Grande Oriente d’Italia su Palazzo Giustiniani.   Tutto ebbe inizio nel 1925, quando le squadre fasciste occuparono con la forza il prestigioso edificio, sfrattando il Grande Oriente che lo aveva acquistato circa quindici anni prima.

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Dopo la caduta del regime fascista, il Grande Oriente d’Italia ha iniziato a contestare l’esproprio in quanto nessuno aveva preso provvedimenti per annullare l’atto di compravendita precedente a favore di Urbs, la società immobiliare del Grande Oriente.   La situazione rimane senza soluzione per molti decenni, fino al 1991, quando l’obbedienza massonica firma un accordo con l’allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini, politico del Partito Repubblicano accusato dagli avversari negli anni di essere filomassone.   In tale accordo si stabiliva che lo Stato avrebbe conservato la proprietà dell’edificio, ma avrebbe concesso al GOI una porzione di circa 140 metri quadri. In questa area, il Grande Oriente d’Italia avrebbe avuto la possibilità di realizzare un suo «museo della massoneria italiana».   L’accordo stipulato nel 1991 rimane tuttavia senza attuazione pratica, e di conseguenza, il Grande Oriente prosegue con le sue battaglie legali. L’ultimo sviluppo di due giorni fa vede la Cassazione intervenire e porre un punto fermo sulla questione, che, sebbene possa sembrare una formalità, suggerisce un possibile risolvere della questione anche sul merito.   La Corte Suprema ha infatti annullato la sentenza del Consiglio di Stato che sosteneva la giurisdizione del Giudice Ordinario sulla materia. In altre parole, secondo la Cassazione, la questione deve essere trattata dal TAR e non dal Tribunale, riporta Il Fatto Quotidiano.   Quindi, se l’ente massonico continuasse la sua battaglia di fronte ai tribunali amministrativi, ora potrebbe effettivamente raggiungere un punto cruciale. Stefano Bisi, Gran Maestro del Goi dal 2014, spiega al giornale di Antonio Padellaro che poiché non c’è mai stato l’annullamento dell’atto di acquisto da parte di Urbs, il regime fascista non aveva il diritto di prelazione su Palazzo Giustiniani: «Non potevano portarcelo via, insomma».   Una prospettiva bizzarra ma altamente pregna di significato sarebbe quella per cui i senatori sarebbero sfrattati dalla loro sede. Tuttavia, senza arrivare a situazioni simili, il gran maestro Bisi spera che la decisione della Cassazione possa spingere il presidente Ignazio La Russa a intraprendere un dialogo (parola amatissima dalla massoneria) con i grembiulisti.   Dopo che le precedenti richieste sono rimaste senza risposta, Bisi sottolinea l’esistenza di un accordo del 1991 che non è mai stato applicato e auspica che si possa ripartire da lì.   Palazzo Giustiniani, costruito alla fine del XVI secolo per conto di monsignor Francesco Vento e successivamente acquistato nel 1590 da Giuseppe Giustiniani, membro di una influente famiglia genovese, ha una storia ricca di modifiche ed interventi architettonici nel corso dei secoli. Il figlio di Giuseppe, il cardinale Benedetto Giustiniani, estese l’edificio unendo ad esso altri edifici circostanti fino a includere l’intero isolato nei pressi del Pantheon.   L’edificio originale, costruito da Giovanni Fontana e con interventi probabili del più celebre fratello Domenico, subì varie modifiche fino al 1650, quando l’architetto Borromini intervenne, apportando notevoli cambiamenti sia all’esterno che all’interno. Il Borromini è responsabile del portone decentrato e del balcone sovrastante visibili su via della Dogana Vecchia, nonché dell’elegante cortile interno con archi ribassati tipici della sua architettura.

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Grazie a Vincenzo Giustiniani, fratello del cardinale, l’edificio fu arricchito da numerosi bassorilievi tratti da sarcofagi romani e da una collezione di circa 1600 pezzi, componendo la famosa galleria del primo piano. La collezione includeva reperti di statuaria antica, opere di artisti come Giorgione, Tiziano, Raffaello e Caravaggio, e un dipinto di Nicolas Poussin.   Nel corso del XVIII secolo, Johann Joachim Winckelmann, noto studioso tedesco dell’arte antica, ha incluso il Palazzo Giustiniani nei luoghi visitati durante il suo viaggio di studio in Italia. Almeno fino a quel periodo, le statue presenti nel palazzo erano ancora visibili ai visitatori stranieri che partecipavano al Grand Tour, una pratica comune tra gli aristocratici europei del tempo, che prevedeva un viaggio attraverso l’Europa per arricchire la propria cultura e conoscenza. Tra le opere che potevano essere ammirate nel Palazzo Giustiniani c’era una statua di Minerva Giustiniani. Tuttavia, successivamente, questa statua fu spostata in Vaticano. Una parte della collezione fu documentata da Joachim van Sandrart attraverso 153 tavole, e la dispersione iniziò nel XIX secolo.   Nel 1859, con l’estinzione del ramo principale della famiglia Giustiniani, il palazzo passò ai Grazioli, che nel 1898 lo affittarono al Grande Oriente d’Italia. Nel 1911, dopo una trattativa lunga, il Grande Oriente d’Italia acquistò il Palazzo Giustiniani, che divenne la sede della Massoneria. Durante questo periodo, alcune delle statue del palazzo furono vendute al MET di New York in circostanze controversi e poco trasparenti.   All’inizio del 1926, durante il regime di Mussolini che aveva dichiarato fuorilegge la Massoneria, l’edificio del Palazzo Giustiniani fu acquisito dal demanio pubblico. Il regime concesse poi l’utilizzo del palazzo al Senato, dando inizio a una disputa che si risolse in modo conciliatorio nel corso di cinque decenni. In virtù di questa soluzione, la parte del palazzo che si affacciava su piazza della Rotonda rimase sotto la disponibilità della massoneria. Solo nel 1985, grazie a un accordo, il Senato poté disporre di quasi tutto l’edificio, e la massoneria trasferì la propria sede alla villa del Vascello sul Gianicolo.   Nel 1938, furono effettuati dei lavori che collegarono l’edificio del Palazzo Giustiniani a Palazzo Madama tramite un passaggio sotterraneo ancora esistente oggi. Questo passo fu compiuto durante il periodo in cui Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, utilizzò il Palazzo Giustiniani come sua residenza ufficiale, sostituendo il più impegnativo Palazzo del Quirinale, residenza precedentemente utilizzata dai Papi, dai re d’Italia e successivamente dai presidenti della Repubblica.   La firma della Costituzione repubblicana avvenne il 27 dicembre 1947 nella Sala della Costituzione del Palazzo Giustiniani. I firmatari includono Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato, Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio, Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, e Giuseppe Grassi, Guardasigilli.

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