Spirito
Sacrilegi alla GMG, il corpo di Nostro Signore stivato in cassoni di plastica
Ulteriori immagini sacrileghe emergono dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona appena conclusasi.
Nuove ondate di indignazione fra i cattolici stanno provocando le immagini che mostrano scatole di plastica grigia appoggiate sopra i tavoli all’interno di una tenda: all’interno delle scatole c’erano le ostie consacrate riservate alla distribuzione durante le messe ufficiali della GMG.
I tavoli sono coperti da una tovaglia blu e da una tovaglia d’altare, con candele accese su entrambi i lati dei palchi.
Altre immagini ritraggono le scatole impilate l’una sull’altra, con una piccola pianta in vaso posta sopra.
World Youth Day is a horrendous nightmare
Not only did it promote Indifferentism and homosexuality
This is how they reserved the Blessed Sacrament in Lisbon
WYD commits untold outrages, sacrileges and offences against Our Lord in the Blessed Sacrament
It should be banned
All… pic.twitter.com/r7jpGaQfv3
— Nick Donnelly (@ProtecttheFaith) August 7, 2023
La reazione di vari cattolici in rete è durissima: «sacrilegio».
Il famoso YouTuber cattolico Dr. Taylor Marshall ha sostenuto che «chiunque abbia organizzato questo odia Cristo», mentre il blog cattolico tradizionalista Rorate Caeli ha detto che «le focacce e le torte fresche sono conservate con più dignità».
Una delle immagini ampiamente diffuse online mostra alcuni giovani partecipanti alla GMG inginocchiati davanti alle scatole impilate, quasi in un atto di riparazione spontaneo, immediato.
Very happy to hear that there was actively reparation done at WYD for this treatment of Our Lord. ???? https://t.co/Ae5bQdkSTc pic.twitter.com/agG2Gv0ZPX
— Tridentine Brewing (@TridentineBrew) August 7, 2023
«Le tre persone inginocchiate e in preghiera siamo io ei miei amici. Siamo stati quasi portati alle lacrime quando abbiamo visto che Gesù era letteralmente in un Tupperware, quindi ci siamo inginocchiati e abbiamo recitato un rosario per le offese contro il suo Sacro Cuore» dice Savannah Dudzik, che lavora presso il noto gruppo pro-life Live Action.
«Sabato sera, la Giornata Mondiale della Gioventù ha ospitato la lode e l’adorazione al Campo de Grace. Io e i miei amici stavamo tornando dopo aver assistito a questa cerimonia quando abbiamo visto alcune grandi scatole grigie sul tavolo» racconta Savannah.
«C’erano forse due o tre persone che pregavano intorno a loro, ed ero onestamente confuso. Non sapevo per cosa stessero pregando, e nemmeno il mio amico. Sono andato da una delle signore e lei ha detto: “Gesù. Gesù è lì dentro”. (Riferendosi alle casse grigie) In quel momento ero infuriata: come osano mancare di rispetto al nostro Signore? Cosa pensano di fare: metterlo in una scatola con quasi zero rispetto … persone che passano davanti senza sapere che è Lui!»
«Mentre tornavamo al nostro campeggio, ero furioso, ma durante alcune conversazioni con noi stessi io e i miei amici abbiamo deciso che invece di arrabbiarci senza scopo, avremmo fatto qualcosa al riguardo. Non avremmo protestato o pubblicato sui nostri social media che si trattava di un oltraggio (anche se credo che ci sia un tempo e un luogo per questo). Non avremmo spettegolato con gli altri al riguardo. Stavamo per prendere i nostri rosari, tornare da Gesù e recitare un rosario in riparazione dei peccati contro il suo Sacro Cuore. Quindi è quello che abbiamo fatto».
«È una vergogna assoluta mettere l’ostia in un contenitore così indegno per essere adorato» ha dichiarato la Dudzik, aggiungendo un punto fondamentale: «è una vergogna incredibile che molti dei giovani non sapessero nemmeno che questo era il loro Gesù – che è venuto e ha sofferto ed è morto per loro – che dovrebbero inchinarsi per adorare!»
Delle pissidi Ikea abbiamo detto nell’articolo precedente. Pare tuttavia che, come avevamo già visto in passato, siano stati usati per contenere il Corpo di Nostro Signore anche bicchieri di plastica, quelli classici usa e getta.
WYD 2013 Brazil – plastic cup https://t.co/kmsLepHHA0 pic.twitter.com/VJMtV1NECC
— Augusto (@Augustissime) August 3, 2023
Qualcuno, tuttavia, ha composto le immagini di quella che era la riverenza verso il Santissimo qualche anno fa e quello che la GMG ha mostrato.
Come da esercizio della Settimana Enigmistica, aguzzate la vista, e trovate le differenze.
On the one hand, there's an effort underway to restore adoration & reverence to the Blessed Sacrament. On the other, (scene from Lisbon, WYD) the Eucharist is carried about in a cheap dish with plastic-wrap. A stark snapshot of the incoherence of the novus ordo era. pic.twitter.com/90n5esGsHR
— A Milwaukee Catholic (@CCityCatholic) August 2, 2023
Come è possibili che ci sia ridotti così? Cosa è successo? Chi è stato?
La soluzione potrebbe essere da film horror, di quelle con le case infestate: è stato lo «spirito» del Concilio Vaticano II.
Gender
Mons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
Renovatio 21 pubblica il commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò in risposta alle parole del gesuista filo-omotransessulista James Martin. La scorsa settimana, alla domanda riguardante «gli uomini gay che sentono la vocazione al sacerdozio», Martin ha affermato che «la mia risposta… è sì».
Si tratta di una possibilità negata – in teoria, la pratica, dopo il Concilio, abbiamo capito che va in direzione opposta – dalla Chiesa e dalla sua dottrina. «Nei miei quasi 40 anni da gesuita, ho conosciuto decine di sacerdoti omosessuali celibi che hanno condotto quella che Papa Francesco ha definito una vita “buona, santa e celibe”, incarnando il messaggio di amore e misericordia di Gesù», ha scritto Martin nel suo articolo per il sito web catto-omotransessualista da lui fondato, Outreach. «Per me e per molti dei miei amici, sono stati direttori spirituali, pastori, professori e mentori».
Vi è stato un tempo in cui tutti coloro che avevano tendenze omosessuali venivano immediatamente scartati dai seminari: si apprende ora che in alcuni casi sarebbe vero il contrario, un processo di dissoluzione sacrilega sodomita che sarebbe stato filierizzato, secondo ricostruzioni, dall’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick (1930-2025), di cui Viganò fu grande accusatore, creando una «”pipeline” omosessuale che incanalava i candidati latinoamericani vulnerabili in alcuni seminari statunitensi dove venivano sfruttati sessualmente, e successivamente ordinati come preti attivamente omosessuali in alcune diocesi americane».
Le parole di padre Martin, ad ogni modo, ricordano quelle vergate 36 anni fa da don Gianni Baget Bozzo (1925-2009), già europarlamentare per il Partito Socialista Italiano. Nell’agosto del 1990 don Baget Bozzo scrisse per il settimanale L’Espresso un articolo intitolato «Omosessuale sacerdote ideale», dove affermava che la condizione omosessuale può integrarsi nella vita sacerdotale in modo del tutto analogo a quella eterosessuale. In un’intervista del luglio del 2000 al Corriere della Sera, don Baget Bozzo si pronunciò a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, anche ai fini sociali ed economici.
Padre Martin fu tra i primi ad utilizzare la Fiducia supplicans per benedire una coppia omosessuale nella residenza dei gesuiti a Nuova York.
Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».
La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.
Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne di Santa Madre Chiesa, con la Sacra Scrittura che condanna senza ambiguità gli atti omosessuali come abominio contro natura (cfr. Levitico 18, 22; Romani 1, 26-27; 1 Corinzi 6, 9-10), e con il Magistero.
L’argomento addotto da James Martin — «la presenza di molti santi e sani preti gay e celibi» — è un sofisma ingannevole e una menzogna: la santità, quando è autentica, combatte le tendenze disordinate con la grazia sacramentale e l’ascesi, nell’orrore di offendere Dio con peccati detestabili.
La Santa Chiesa insegna che la sodomia è un gravissimo disordine oggettivo, non una realtà neutra o positiva. Pretendere di fondare su di essa una «apertura» all’Ordinazione implica la negazione della Legge naturale, oltre che la violazione dei Comandamenti di Dio.
La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.
Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne… https://t.co/8xmHq9jA7P
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) July 24, 2026
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Ordinare uomini con tendenze omosessuali radicate non solo violerebbe la norma ecclesiale, ma esporrebbe il gregge a scandali gravissimi, alimenterebbe la già diffusissima lobby gay all’interno del Clero, e offenderebbe la santità del Sacramento. Il Sacerdozio non è un diritto soggettivo né uno strumento di «inclusione» ideologica: è un dono divino che richiede piena corrispondenza alla volontà di Dio e santità di vita.
È altresì evidente che questa operazione – ampiamente sostenuta da alti esponenti della Gerarchia conciliare-sinodale e dallo stesso Prevost – serve anzitutto a sovvertire il giudizio morale sulla sodomia, facendo di un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio uno stato di elezione degno addirittura del Sacerdozio.
Insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente.
I conservatori osservano – con il cinismo che li contraddistingue – che questi spropositi giungono da un gesuita notoriamente «border line», e che il Magistero non è cambiato. Fingono di non capire che James Martin è solo un giullare cui il potere lascia dire esplicitamente ciò che ha già deciso ufficiosamente di fare.
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Spirito
«Sono interamente tuo, o Vergine Maria!»
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Spirito
Il futuro papa Leone XIV abbracciò la sinodalità e la leadership femminile quando era vescovo in Perù
Un nuovo rapporto pubblicato questa settimana dall’eterodosso National Catholic Reporter (NCR), che include interviste a membri della diocesi di Chiclayo, in Perù, offre nuovi dettagli su come l’allora vescovo Robert Prevost, futuro papa Leone XIV, abbia messo in pratica la sinodalità e accolto le donne in ruoli di leadership durante il suo mandato di ordinario. Lo riporta LifeSite.
Il reportage del 21 luglio riferiva che, al suo arrivo a Chiclayo nel 2014, inizialmente come amministratore apostolico della diocesi, sette anni prima che il Vaticano avviasse il Sinodo sulla Sinodalità, Prevost cercò di ricomporre una diocesi profondamente divisa costituendo un «gruppo di animazione pastorale diocesana» che sarebbe poi divenuto noto con l’acronimo spagnolo EDAP. Questo gruppo, in seguito definito un «laboratorio sinodale», era formato da sacerdoti, religiosi e laici che si spostavano attraverso la diocesi per ascoltare le necessità di ogni parrocchia, prestando particolare attenzione alla prospettiva dei laici.
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A Chiclayo, ecclesiastici e laici hanno spiegato a NCR come il vescovo Prevost si concentrasse sull’«ascolto» del punto di vista dei laici e difendesse addirittura la possibilità per le donne di guidare le commissioni sinodali.
«A quel tempo, monsignor Robert (Prevost) parlò di “corresponsabilità del laico”», ha dichiarato a NCR Luis Antonio Zapata, un catechista laico che è entrato a far parte dell’EDAP nel 2018. Ha aggiunto che Prevost affermava: «I sacerdoti sono occupati con i loro compiti, coinvolgete più laici, perché i laici sono i più indicati per raggiungere altri laici».
Padre Elmer Uchofen, un sacerdote che ha contribuito a guidare il processo sinodale della diocesi, ha evidenziato che il vescovo Prevost parlava spesso e poneva l’accento sull’«incontro» e sull’«ascolto» dei fedeli. Prevost «ci ha parlato dell’incontro, della necessità di ascoltare per poi capire quale strada intraprendere», ha detto il sacerdote.
«Il suo modo di essere è stato di grande aiuto, perché era un vescovo che sapeva ascoltare ed essere paziente», ha aggiunto. «Si sedeva nei gruppi e ascoltava le persone, tutti: i sacerdoti, i laici, coloro che si stavano un po’ allontanando o che si erano allontanati dalla Chiesa. In questo senso, era un vero pastore».
Di fatto, sin dalla sua elezione a 267° pontefice lo scorso anno, Leone ha più volte ribadito, in continuità con il suo predecessore Papa Francesco, la convinzione che la Chiesa debba essere una «Chiesa sinodale», a partire dalle sue prime dichiarazioni da pontefice.
«A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia, di tutto il mondo, vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicina specialmente a chi soffre», ha detto il papa neoeletto dalla loggia.
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In una lunga intervista rilasciata lo scorso autunno alla corrispondente di Crux, Elise Ann Allen, per una biografia successivamente pubblicata, Leone ha ulteriormente sottolineato la continuità con Bergogliosulla sinodalità e su altre questioni fondamentali, osservando come il periodo trascorso in Perù abbia consolidato il suo legame con la visione del defunto pontefice argentino.
«Credo che il periodo trascorso in Perù sia stato significativo sia per il mio legame con papa Francesco, sia per la mia comprensione di parte della visione che Papa Francesco aveva per la Chiesa, e di come possiamo continuare a portarla avanti in termini di una vera visione profetica per la Chiesa oggi e domani», ha detto Leone.
In merito alla sinodalità, Leone è stato chiaro nell’affermare che il «processo iniziato ben prima dell’ultimo sinodo» deve proseguire.
«Credo ci siano grandi speranze se riusciamo a continuare a costruire sull’esperienza degli ultimi due anni e a trovare modi per essere Chiesa insieme», ha affermato.
Gladys Calderón, una laica membro dell’EDAP e coinvolta anche nel Rinnovamento Carismatico della diocesi, ha raccontato come Prevost si fosse mostrato più aperto nei confronti dei membri del loro movimento rispetto al suo predecessore.
«Come movimento, ci consideravamo a una certa distanza dalla diocesi, perché in quanto movimento carismatico abbiamo un modo particolare di vivere (la fede), ma monsignor Roberto ha scosso questa struttura e ci ha coinvolti nel cammino comune», ha dichiarato a NCR. «Siamo diventati più uniti, più integrati nella diocesi, condividendo i nostri diversi carismi: è stata una bellissima esperienza di costruzione dell’unità».
Un’altra laica, Birgit Weiler, teologa presso la Pontificia Università Cattolica del Perù, ha evidenziato come Prevost avesse consentito a diverse donne di guidare gruppi che offrivano «formazione sinodale» nelle parrocchie e avesse persino difeso questa scelta nonostante le resistenze di alcuni sacerdoti.
«Non tutti i parroci erano così contenti quando è arrivata una commissione guidata da una donna», ha detto Weiler, aggiungendo che Prevost «ha appoggiato pienamente le donne».
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Prevost «Prevost ha detto: “Sono preparate tanto quanto gli uomini e questa commissione è guidata da una donna, punto e basta”», ha affermato.
Come già avvenuto con l’enfasi sulla sinodalità, il desiderio del futuro Papa Leone di vedere le donne assumere ruoli di leadership sembra essersi protratto anche durante il suo pontificato.
Nel mese di giugno, il pontefice ha nominato Maria Montserrat «Montse» Alvarado, attualmente presidente e direttrice operativa di EWTN News, come prossima prefetta del dicastero per la comunicazione e prima donna a guidare un ufficio della Curia romana.
Leone ha inoltre confermato suor Simona Brambilla nel suo ruolo di Prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e l’ha nominata al Dicastero Episcopale. Il Pontefice ha anche confermato suor Raffaella Petrini e María Lía Zervino, già presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, nei loro incarichi in questo importante dicastero.
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Immagine di Diario La Industria – Chiclayo via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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