Geopolitica
Haiti sprofonda in una nuova ondata di violenza
Nuova ondata di violenza travolge Haiti, il Paese più povero del mondo piagato da ogni disgrazia – nonché «feudo» delle iniziative dei Clinton.
Le uccisioni di gruppo di 14 poliziotti haitiani nell’arco di due settimane hanno scatenato un’ondata di violenza il 26 gennaio in tre dipartimenti del Paese. La violenza, come sempre laggiù, sarebbe ascrivibile da bande di ribelli.
Gli episodi di sangue, che hanno paralizzato la capitale Port-au-Prince, sono arrivati in risposta all’attacco del 20 gennaio contro un gruppo di ufficiali nel distretto Petionville di Port-au-Prince, un tempo ritenuto relativamente sicuro, che ha ucciso sette persone, e un secondo attacco cinque giorni dopo alla sottostazione di Liancourt nella valle dell’Artibonite che ha ucciso sei agenti.
La banda Gan Grif dietro gli omicidi della polizia ha pubblicato un video provocatorio che mostra un membro della banda che ride in piedi sopra i corpi insanguinati e profanati dei sei agenti uccisi a Liancourt.
Nella capitale, i poliziotti ribelli hanno bloccato le strade, sparato in aria con armi automatiche, bruciato pneumatici e assaltato l’abitazione dell’odiato primo ministro non eletto Ariel Henry e attaccato l’aeroporto internazionale di Toussaint Louverture.
Le ambasciate di diversi paesi sono state temporaneamente chiuse il 27 gennaio a causa delle violenze. L’ambasciata delle Bahamas, l’unica ambasciata dei Caraibi ad Haiti, ha chiuso definitivamente i battenti. Vari membri della «comunità internazionale, in una situazione in cui letteralmente non c’è nessun governo, nessun Parlamento, e nemmeno un solo funzionario eletto, hanno ostentato esprimere cordoglio per le morti della polizia mentre chiedendo «calma».
Ma gli agenti di polizia arrabbiati e i loro leader vogliono sapere che fine hanno fatto le attrezzature, le munizioni e l’addestramento promessi da Stati Uniti, Canada e altri Paesi per dare alla polizia nazionale gli strumenti necessari per affrontare i ben finanziati, armati e bande attrezzate che ora controllano il 60% di Port-au-Prince.
L’amministrazione Biden sta spendendo miliardi di dollari per armare l’Ucraina e dichiarare guerra alla Russia. Apparentemente, la vicina Haiti non vale quei soldi. Anzi: come riportato da Renovatio 21, vi sarebbe l’idea nell’amministrazione Biden di deportare gli immigrati di Haiti (che arrivano a frotte ora in USA, sia via confine oramai aperto col Messico sia via mare con le zattere) a Guantanamo, la base americana nell’isola di Cuba.
L’ambasciatore Todd Robinson, assistente segretario del Bureau of International Narcotics and Law Enforcement, che è nero, ha effettuato una rapida visita di 24 ore a Port-au-Prince il 27 gennaio, per visitare i terreni di una nuova squadra SWAT che gli Stati Uniti sta creando e per mostrare le armi fornite, ha riferito il Miami Herald il 27 gennaio. L’assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale Brian A. Nichols, anch’egli nero, ha promesso in un tweet che gli Stati Uniti «continueranno a imporre costi ai responsabili di questa atroce violenza».
Finora, la parola «costi» ha significato l’imposizione di sanzioni a sospetti membri di bande e ai loro finanziatori. In una conferenza stampa del 27 gennaio, il comandante in capo della polizia nazionale haitiana, Franz Elbe, ha annunciato il lancio dell’operazione «Tornado 1» per rispondere alle azioni delle bande contro la popolazione e la polizia.
Tuttavia, come riportato da Le Nouvelliste il 28 gennaio, il comandante Elbe ha sottolineato che il ritardo nella consegna di materiale e attrezzature ordinate dal governo per rafforzare la capacità operativa della polizia è un «vincolo» allo svolgimento di alcune operazioni su larga scala che ha pianificato contro le bande.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet il 17 maggio ha descritto la situazione ad Haiti parlando di livelli «inimmaginabili e intollerabili» di violenza armata.
Alcuni osservatori vedono Haiti come un «feudo» dei Clinton. Il Paese caraibico negli anni è considerato da alcuni come base per il supposto malaffare umanitario della Fondazione Clinton. Lo ha sostenuto il sito Breitbart e Steve Bannon nel film e nel libro Clinton Cash, di cui hanno pure fatto una versione a fumetti.
I Clinton sembrano legati da Haiti da qualcosa di profondo. Bill e Hillary hanno decorato le loro case con l’arte haitiana, e sono volati infinite volte nell’isola dell’estrema povertà. Nel tremendo terremoto dello scorso decennio, i Clinton arrivarono subito a farsi fotografare mentre passano casse di viveri. Guido Bertolaso, dominus della Protezione Civile italiana, vide ciò che stava facendo la Fondazione Clinton ed ebbe a polemizzare, ricevendo la risposta piccata di Hillary.
La stessa Hillary, del resto, una volta ammise come i Clinton fossero «una famiglia ossessionata da Haiti». Non è sbagliato, a questo punto, immaginarsi un legame «spirituale», e farsi venire alla mente la questione del vudù.
Nel 1975, Bill e Hillary andarono ad Haiti per la luna di miele incontrarono Max Beauvoir, considerato il «papa» del vudù haitiano, anche detto il «re degli Zombi» (per chi non lo sapesse, lo zombi è una parola vudù che significa il corpo posseduto dagli spiriti). Per l’illustre coppia (giovane ma già, ovviamente, immanicatissima), il «re degli Zombi» officiò la cerimonia vuduista, finemente descritta dal Bill nella sua autobiografia My Life:
«Gli spiriti arrivarono, e possederono una donna e un uomo… L’uomo si strofinò una torcia sul suo corpo e camminò sui carboni ardenti senza essere bruciato. La donna, nella frenesia, urlava ripetutamente, poi prese un pollo vivo e gli staccò la testa a morsi».
Gli spiriti del vudù non sembrano proteggere in alcun modo il Paese dalla sua violenta autodistruzione. Anzi. Proprio come i Clinton…
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Nel corso di un evento filmato il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che la «pulizia radicale» che Israele sta conducendo nel Libano meridionale è «senza precedenti». Smotrich ha sottolineato che «non si torna indietro» e che il mondo non fermerà Israele.
«La pulizia radicale, sia in superficie che nel sottosuolo, che stiamo effettuando ora nel Libano meridionale, nelle sue profondità, non ha precedenti».
«Questa è una purificazione totale senza precedenti, sia sopra che sotto terra. Non hanno nessun posto dove tornare! E comunque, il mondo non ci fermerà!» ha esclamato il ministro sionista.
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented.
They have nowhere to return to. Look at how it looks.
And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei
— Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
Sostieni Renovatio 21
Queste dichiarazioni hanno riacceso il dibattito sulla campagna militare israeliana e sulla sorte dei civili sfollati dal Libano meridionale.
Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich cinque mesi fa aveva dichiarato che l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti.
Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.
Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.
Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva citato il concetto dell’inesistenza dei palestinesi in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».
Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».
Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno lo Smotrich aveva chiesto apertis verbis l’annessione del Libano meridionale.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
Friedrich Merz, cancelliere tedesco e figura molto impopolare, si trovava negli scorsi giorni a Kiev, dove ha annunciato un ulteriore stanziamento di 1 miliardo di euro in aiuti militari al regime del presidente ad interim ucraino Volodymyr Zelens’kyj.
Nel corso di una conferenza stampa accanto al presidente ucraino, Merz ha sostenuto che Mosca tenta di logorare il morale della popolazione ucraina e ha inoltre previsto 350 milioni di euro per il ripristino delle infrastrutture energetiche. Secondo l’agenzia Reuters, il cancelliere ha ribadito che la Germania resta il principale sostenitore dell’Ucraina.
«Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma anche nel nostro profondo interesse, poiché si tratta di una questione di sicurezza europea», ha dichiarato Merz, affermando che la Russia conduce attacchi informatici e campagne di disinformazione rivolti contro l’ordine democratico europeo.
«Questo dimostra che non ci lasceremo intimidire», ha aggiunto. Funzionari tedeschi hanno riferito che i dirigenti d’azienda al seguito di Merz hanno siglato 14 accordi con il governo e con imprese ucraine per un valore complessivo di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figuravano una fornitura di missili di difesa aerea IRIS-T e una di droni intercettori.
«L’aspetto importante di questa visita è che non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma anche l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e i propri ordini», ha dichiarato Zelens’kyj. «Si tratta di posti di lavoro per la Germania».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Nel frattempo Merz continua a perdere consensi di giorno in giorno. Il sondaggio Infratest-Dimap del 2 ottobre attribuiva all’opposizione AfD il 27% e ai cristiano-democratici di Merz solo il 20%; quello dell’INFAS, pubblicato domenica, vedeva già l’AfD al 30% e la CDU-CSU al 18%. Il «miglior» risultato personale di Merz è un misero 10% di consensi, a fronte di un’opposizione dell’88% secondo Infratest. I socialdemocratici (SPD), partner di coalizione della CDU-CSU al governo, hanno ottenuto il 13% venerdì scorso e il 14% domenica. I due sondaggi assegnano all’esecutivo appena il 32-33% dei consensi.
Ciononostante Merz si dice determinato a restare cancelliere, sostenendo che non esiste alternativa né a lui né alla politica di governo che, a suo dire, garantirebbe la stabilità della Germania e dell’Europa, riporta EIRN. Una serie di proteste di massa e le crescenti tensioni interne all’esecutivo indicano però che quella stessa politica sta rendendo la Germania instabile e ingovernabile.
La coalizione è così fragile che la scorsa settimana il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha telefonato separatamente al ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) e al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) per esprimere la preoccupazione di un imminente crollo del governo.
Un necessario cambio di linea dovrebbe includere anche un cambio di cancelliere, ma finora nessun esponente dei cristiano-democratici di Merz si è fatto avanti. Un primo giro di sondaggi sui possibili sostituti, due settimane fa, ha mostrato che tutti e tre i potenziali candidati — Hendrik Wüst (presidente del land del Nord Reno-Westfalia), Daniel Günther (presidente dello Schleswig-Holstein) e Markus Söder (presidente della Baviera) — non sono disposti ad accettare l’incarico.
L’AfD ha offerto, dietro le quinte, tolleranza e sostegno caso per caso alla CDU-CSU per un governo di minoranza senza Merz. Da solo, però, questo non renderebbe la Germania più governabile e stabile, soprattutto se i cristiano-democratici intendessero proseguire con le stesse politiche che li hanno portati al declino nei sondaggi e nelle tre elezioni regionali in Sassonia-Anhalt (tenutesi lo scoso 6 settembre), Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino (entrambe avutesi il 20 settembre).
La caduta di Merz dovrebbe avvenire in modo sinergico, insieme alla fine delle sue politiche contro la Russia e a favore dell’Ucraina, contro l’austerità di bilancio e il riarmo eccessivamente costoso, e contro le scelte che hanno portato alla crisi energetica, che, ha ammesso lo stesso cancelliere, è causata dalla mancanza di gas russo.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese AfD ha querelato Merz per sue dichiarazioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
-



Pensiero2 settimane faL’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
-



Pensiero2 settimane faVera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
-



Salute2 settimane faEsplosione delle malattie legate alle muffe
-



Immigrazione4 giorni faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Spirito2 settimane faPapa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
-



Immigrazione1 settimana faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Spirito2 settimane fa«Salus extra Ecclesiam non est»: mons. Viganò contro il documento vaticano sul dialogo interreligioso
-



Spirito2 settimane faDon Pagliarani: «abbiamo detto la verità al Papa» prima delle consacrazioni FSSPX












