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Gli USA attaccano un narco-sottomarino nei Caraibi: le immagini

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Nell’ambito delle operazioni in corso contro i cartelli della droga in area caraibica, le forze armate statunitensi hanno colpito un sommergibile sospettato di traffico illecito di stupefacenti.

 

Il presidente Donald Trump ha rivelato l’azione durante una conferenza stampa del venerdì, in presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj in visita alla Casa Bianca.

 

Il biondo presidente ha illustrato l’operazione in risposta alle notizie su due presunti superstiti dell’attacco a un’imbarcazione dedita al narcotraffico.

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Il Segretario di Stato Marco Rubio ha risposto per primo alle interrogazioni sui due sopravvissuti, prima che Trump lo interrompesse per qualificare l’imbarcazione come un «sottomarino».

 

«Gli Stati Uniti stanno portando avanti un’operazione contro il narco-terrorismo. Riguardo ai dettagli di eventuali incursioni recenti, non siamo qui per rivelarli tutti, ma ve li comunicheremo presto», ha introdotto Rubio.

 

«Si trattava di un sottomarino, vero?», ha interloquito Trump.

 

«Lo era. Abbiamo neutralizzato un sottomarino, un sottomarino per il trasporto di droga, progettato appositamente per veicolare ingenti carichi di stupefacenti. Per chiarire, non erano innocenti civili. Non capita spesso di incontrare gente con un sottomarino privato, e si è trattato di un colpo a un mezzo zeppo di droga», ha proseguito Trump.

 

Quella dei narco-submarinos è un storia antica con addentellati anche in Europa, come quando un anno fa sono stati fatti arresti di narcotrafficanti sottomarini colombiani. La costruzione di ciascuna nave può costare fino a due milioni di dollari; i sottomarini possono trasportare abbastanza cocaina in un singolo viaggio da generare più di 100 milioni di dollari in proventi illeciti per i trafficanti.

 

Il video è stato postato sul profilo X ufficiale della Casa Bianca.

 

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L’incursione sul sommergibile rappresenta almeno il sesto intervento di questo genere su natanti nei Caraibi dall’inizio del mese precedente.

 

Il 2 settembre, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva reso noto che le truppe americane avevano eliminato 11 sospetti trafficanti.

 

In un messaggio sui social, Trump ha indicato gli individui come affiliati al Tren de Aragua, un gruppo criminale originario del Venezuela designato quest’anno come organizzazione terroristica dal Dipartimento di Stato.

 

Trump ha sostenuto che la formazione agisse «sotto il comando di Nicolás Maduro», capo di Stato venezuelano.

 

Nelle scorse settimane, l’amministrazione Trump ha intensificato le pressioni su Maduro, accusandolo di dirigere direttamente bande delittuose come il Tren de Aragua.

 

Questa settimana è emerso che Trump ha dato il via libera alla CIA per operazioni clandestine in Venezuela, verosimilmente volte a minare il governo di Maduro. Parallelamente, gli USA stanno dispiegando bombardieri B-52 al largo delle sue coste in un’esibizione di potenza.

 

Venerdì, un cronista ha interrogato Trump su Maduro. «Si dice che Maduro abbia messo in palio tutte le ricchezze del suo Paese, le risorse naturali incluse. Domenica ha persino inciso un video in inglese proponendo la sua mediazione. Che fare?», ha domandato il giornalista a Trump.

 

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«Ha offerto tutto», ha replicato Trump, che ha risposto utilizzando una mala parola molto gettonata ultimamente nel giro MAGA .

 

«Ha offerto tutto. Hai ragione. Sai il motivo? Perché non vuole più fare il cazzone con gli Stati Uniti» ha detto Trump, utilizzando il termine «fuck around», cioè «fare il cazzone», «disturbare», «fare il pirla», base per il popolare acronimo FAFO, «fuck around and find out», ovvero «fai il cazzone e poi vedi».

 

Di fatto, Trump sta trattando Maduro come le sua azioni fossero già meme da distribuire sull’internetto.

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Il consumo di cannabis tra gli adolescenti raddoppia il rischio di disturbi psicotici e bipolari

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Secondo un nuovo studio, gli adolescenti che consumano cannabis presentano il doppio del rischio di sviluppare disturbi psicotici e bipolari.   Lo studio longitudinale, pubblicato su JAMA Health Forum, ha monitorato circa mezzo milione di ragazzi tra i 13 e i 17 anni e ha rilevato che l’uso di cannabis nell’ultimo anno di adolescenza era associato a un rischio doppio di disturbi psicotici e bipolari, oltre a un rischio significativamente più elevato di disturbi depressivi e d’ansia.   In media, l’uso di cannabis precede le diagnosi psichiatriche da 1,7 a 2,3 anni.   «Dato che la cannabis sta diventando più potente e commercializzata in modo aggressivo, questo studio indica che l’uso di cannabis tra gli adolescenti è associato a un rischio doppio di disturbi psicotici e bipolari, due delle più gravi condizioni di salute mentale», ha affermato la dottoresa Lynn Silver, direttrice del programma Getting it Right from the Start, un’iniziativa del Public Health Institute, e coautore della ricerca.

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«Le prove indicano sempre più la necessità di una risposta urgente in materia di salute pubblica, che riduca la potenza del prodotto, dia priorità alla prevenzione, limiti l’esposizione e il marketing dei giovani e tratti il consumo di cannabis tra gli adolescenti come un grave problema di salute, non come un comportamento benigno».   La cannabis rimane la sostanza stupefacente più utilizzata tra gli adolescenti statunitensi. Circa l’8% degli studenti dell’ottavo anno e il 26% di quelli del dodicesimo anno dichiarano di aver consumato cannabis nell’ultimo anno.   I livelli del principio attivo psicoattivo THC hanno raggiunto i massimi storici, superando il 20%, mentre i concentrati di cannabis possono superare il 95%.   Alla fine di dicembre è stato annunciato che l’amministrazione Trump avrebbe adottato un ordine esecutivo per ridurre le restrizioni federali sulla marijuana. L’ordinanza riclassificherebbe la marijuana come sostanza di classe III, allo stesso livello dei comuni antidolorifici.   La marijuana in USA è classificata come droga di Tabella I sin dall’approvazione del Controlled Substances Act del 1970. Le sostanze di Tabella I sono definite come quelle prive di «uso medico attualmente accettato» e con «un elevato potenziale di abuso».   Come riportato da Renovatio 21, dati provenienti da Paesi che hanno legalizzato la cannabis mostrano un aumento di casi di persone ricoverate al Pronto Soccorso per «psicosi da cannabis». Gli USA discutono di psicosi e suicidi indotti dalla cannabis da diverso tempo. Nonostante questo, il Paese è diviso tra Stati che hanno liberalizzato, e altri che hanno le carceri strapiene di cittadini condannati per reati di cannabis.   Secondo uno studio danese, fino al 30% delle diagnosi di psicosi negli uomini fra 21 e 30 anni avrebbe potuto essere evitato se costoro non avessero fatto un forte uso di marijuana.

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Di particolare rilevanza anche gli studi, oramai accettati, che provano i danni della marijuana al cervello dei giovani sotto i 25 anni, età in cui il corpo umano finisce di svilupparsi. Secondo i pediatri, inoltri, la marie-jeanne andrebbe evitata anche dalle madri che allattano.   La Germania ha iniziato la liberalizzazione della cannabis ad uso ricreativo due anni fa.   Le proposte di legalizzazione della droga progettate negli anni nella Repubblica Federale non riguardano solo gli spinelli, ma anche le droghe pesanti. Di qui il memorabile dibattito televisivo di più di trenta anni fa quando una giovane esponente democristiana CDU, Angela Merkel, favorevole ai programmi drogastici statali, trovò sulla sua strada l’accesa opposizione della cantante punka Nina Hagen, contraria.     Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi si è scoperto che il THC viene inserito anche in caramelle alla cannabis pubblicizzate ai bambini sui social media.  

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Immagine di Mostafameraji via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Il Messico minaccia azioni legali contro Elon Musk

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La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha annunciato che sta valutando una causa contro il miliardario Elon Musk, dopo che quest’ultimo ha affermato che la donna è controllata dai cartelli della droga.

 

Musk ha scritto questo commento lunedì, in seguito all’annuncio delle autorità messicane sull’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes detto «el Mencho», leader del Cartel Jalisco Nueva Generacion. Il suo commento era una replica a un post del 2025 in cui Sheinbaum respingeva l’idea di una guerra totale contro i cartelli della droga.

 

«Tornare alla guerra contro i narcotrafficanti non è un’opzione… è un permesso di uccidere senza alcun processo» aveva detto la Sheinbauma in un video. Musk ha risposto che stava «dicendo quello che i suoi capi del cartello le dicono di dire», sostenendo che «la loro punizione per la disobbedienza è un po’ peggiore di un “piano di miglioramento delle prestazioni”».

 

Parlando ai giornalisti martedì, Sheinbaum ha dichiarato di stare «considerando se intraprendere un’azione legale» e che «gli avvocati stanno indagando sulla questione», aggiungendo che le affermazioni secondo cui guiderebbe un «narco-governo» sono «assurde» e «ridicole». La leader messicana è stata criticata per le sue politiche di sicurezza nazionale, in concomitanza con l’ondata di violenza del fine settimana.

 

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La violenza dei cartelli ha travolto il Messico dopo che il signore della droga Oseguera Cervantes, noto anche come El Mencho, è stato eliminato la scorsa settimana in un’operazione militare congiunta USA-Messico a Tapalpa, Jalisco. L’organizzazione è tra i più potenti gruppi di narcotrafficanti del Messico ed è stata accusata di aver fornito grandi quantità di fentanil, cocaina e metanfetamina agli Stati Uniti. Washington l’ha designata come organizzazione terroristica straniera lo scorso anno.

 

L’operazione ha scatenato disordini in Jalisco e in almeno altri otto stati, con video circolati online che mostrano il fumo che si alza da auto e edifici commerciali incendiati. I membri del cartello hanno bloccato le strade, incendiato veicoli e saccheggiato negozi. Gli scontri tra l’esercito e i cartelli della droga in Messico hanno sollevato preoccupazioni sul regolare svolgimento della Coppa del Mondo FIFA 2026 quest’estate.

 

Un’offensiva militare del 2006 contro i cartelli, guidata dall’allora presidente Felipe Calderon, scatenò sanguinose guerre territoriali, con la conseguente scissione delle bande e l’aumento della violenza che, secondo gli analisti, è ancora alla base degli alti tassi di omicidi in Messico.

 

La Sheinbaum ha affermato di aspettarsi un graduale ripristino della sicurezza e ha respinto le ipotesi secondo cui la recente operazione segnalerebbe un ritorno a un approccio più aggressivo.

 

La Sheinbaum aveva fermamente e ripetutamente respinto qualsiasi presenza militare statunitense sul suolo messicano. «Gli Stati Uniti non verranno in Messico con l’esercito. Cooperiamo, collaboriamo, ma non ci sarà un’invasione. Questa è esclusa, assolutamente esclusa», ha dichiarato al New York Times. «Non fa parte di alcun accordo, tutt’altro. Quando è stato sollevato il problema, abbiamo sempre detto di no».

 

Come riportato da Renovatio 21, il possibile intervento degli USA contro i cartelli ha provocato una rissa al Senato di Città del Messico, con l’opposizione ad accusare il governo e i partiti che lo sostengono di collusioni con i narcos.

 

La presidente, nominata in continuità con il predecessore Lopez-Obrador, è una scienziata del clima ebrea, in passato accusata di aver demolito una chiesa. Particolare attenzione ha destato la cerimonia pagana per l’entrata in carica a Città del Messico.

 

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Immagine di Gobierno de la Ciudad de México via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International 

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Immagini dalla violenza che travolge il Messico dopo l’uccisione di un capo narcos

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Scontri tra sicari del cartello e le forze di sicurezza sono esplosi in diverse città del Messico dopo l’uccisione di un importante boss della droga per mano dei militari. Gli aeroporti sono stati bloccati e migliaia di turisti sono rimasti confinati nei loro hotel e resort mentre uomini armati seminavano il caos per le strade, incendiando auto, sparando e saccheggiando.   Domenica, la Segreteria della Difesa Nazionale del Messico ha comunicato che le sue forze speciali avevano eliminato Nemesio Oseguera Cervantes, noto anche come «El Mencho», leader del cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG). Cervantes è deceduto a causa delle ferite subite durante un’operazione militare volta alla sua cattura nella città di Tapalpa.   In risposta, il cartello ha bloccato le strade e ha attaccato veicoli delle pattuglie, edifici pubblici, banche, snodi dei trasporti, minacciando inoltre di penetrare nelle località turistiche.

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Il governatore di Jalisco, Pablo Lemus Navarro, ha proclamato lo stato di emergenza. La violenza si è diffusa rapidamente agli stati di Michoacán, Tamaulipas, Zacatecas, Colima e Oaxaca. I video diffusi sui social media mostrano veicoli in fiamme e uomini armati per le vie delle città. Tutti i voli in arrivo e in partenza dagli aeroporti di Puerto Vallarta e Guadalajara sono stati sospesi. Le immagini esplicite girate sul posto ritraggono agenti di sicurezza feriti, veicoli di pattuglia distrutti e corpi riversi a terra.      

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Le riprese effettuate all’interno dell’aeroporto di Guadalajara, il terzo più grande del Messico, mostrano persone che fuggono terrorizzate mentre in lontananza si odono spari. Un altro video riprende uomini armati con giubbotti antiproiettile che si avvicinano a una stazione di servizio a Guadalajara e la incendiano. L’ambasciata statunitense in Messico ha diramato un avviso di sicurezza per il Paese, invitando i cittadini americani a cercare riparo, a evitare assembramenti e a prestare la massima attenzione.

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La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha invitato i residenti a conservare la calma e a rimanere informati. «Nella stragrande maggioranza del Paese, le attività procedono normalmente», ha scritto su X.   Un funzionario della difesa statunitense ha riferito alla CBS News che gli Stati Uniti hanno contribuito al raid contro El Mencho tramite una task force congiunta anti-cartello creata dall’esercito messicano e dal Comando Settentrionale degli Stati Uniti. Il funzionario ha definito l’operazione «un’azione militare messicana».  

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Non è chiaro se il caos scatenato dai cartelli avrà come conseguenza l’avvio delle operazioni cinetiche antidroga promesse da Trump per il Messico.   Come riportato da Renovatio 21, a inizio mandato Trump si era vociferato dell’impiego delle forze speciali USA per distruggere i cartelli. La prospettiva aveva messo in subbuglio il mondo politico messicano.   Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa The Donald aveva dichiarato di essere d’accordo come possibili attacchi USA su suolo messicano.  

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Immagine di La Prensa Gráfica Noticias de El Salvado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International license.
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