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Immigrazione

Francia, i commercianti asiatici di Lione vogliono battersi contro la criminalità dilagante

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I commercianti e i ristoratori asiatici, specialmente cinesi e thailandesi, del quartiere la Guillotière nel centro di Lione non ne possono davvero più della spirale di criminalità in cui è coinvolto il loro quartiere.

 

Stanchi di sopportare i continui furti e le continue angherie di criminali nei confronti dei loro esercizi e dei clienti, i commercianti orientali avrebbero dichiarato «siamo persone calme ma vogliamo batterci», chiedendo un intervento risolutivo alla municipalità di Lione e domandandosi perché quando c’è una manifestazione di gilet gialli i poliziotti vi accorrano in massa mentre il quartiere è lasciato alla mercé di delinquenti.

 

Potremmo rispondere ai commercianti che l’atteggiamento apparentemente contraddittorio della polizia risponde ad un principio che è quello massonico dell’Ordo ab Chao (Ordine dal Caos) per cui si lasciano orde di criminali stranieri compiere i loro misfatti nella quasi completa assenza e disinteresse delle forze dell’ordine ai fini di terrorizzare intere popolazioni in ogni momento della loro vita quotidiana quando non bastano le manganellate che con grande generosità si somministrano in quasi tutti gli stati gli Stati europei a chi manifesta contro la dittatura biotica.

 

Stanchi di sopportare i continui furti e le continue angherie di criminali nei confronti dei loro esercizi e dei clienti, i commercianti orientali avrebbero dichiarato «siamo persone calme ma vogliamo batterci»

Sappiamo però anche che quando la vita quotidiana diviene sempre più difficile e la famiglia e i beni sono alla mercé di delinquenti disposti a tutto, a volte pesantemente armati, subentra negli uomini e nelle donne ragionevoli la decisione naturale ed ancestrale di ricorrere essi stessi alla difesa propria e dei propri cari. 

 

Tutto ciò rientrerebbe esattamente nella previsione dei militari francesi sull’imminente «guerra civile» che potrebbe scoppiare in Francia e che a parer nostro non è una semplice guerra civile ma qualcosa dai risvolti ancora più multiformi e complessi e su cui i Francesi stanno iniziando ad aprire gli occhi.

 

Infatti mai come nella situazione attuale appare calzante il proverbio «il diavolo fa le pentole ma non i coperchi» perché l’enorme calderone a pressione della Grande Sostituzione, della dittatura di vaccino e green pass potrebbe scoppiare chissà con che effetti per i produttori di pentoloni.

 

Il fatto che a Lione i commercianti asiatici stiano scendendo in campo induce inoltre ad ulteriori riflessioni. Di solito le comunità orientali insediate nei paesi occidentali pensano principalmente ai propri interessi economici, a volte si chiudono a riccio ad ogni influenza esterna e quasi mai sono all’origine di problemi di ordine pubblico.

 

 Quando sono minacciate o messe sotto pressione non esitano però a prendere la situazione nelle loro mani come mostra il caso dei cosiddetti Rooftop Koreans (coreani dei tetti) quei commercianti coreani che da un giorno all’altro presero le armi per difendere se stessi e le proprietà, improvvisandosi cecchini sui tetti dei loro negozi durante la rivolta di Los Angeles dell’estate 1992

 

Chissà se in Francia non debba iniziare tutto con dei Rooftop Asians.

 

 

Nicolò Volpe

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Immigrazione

Donna poliziotto attaccata da immigrati a Parigi

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Una pattuglia della polizia, fra cui una donna poliziotto, sono stati attaccati da un gruppo di immigranti illegali a Parigi, i cosiddetti Sans papiers. Lo riporta la testata francese Valeurs Actuelles.

 

L’incidente è avvenuto nel 18° arrondissement della capitale francese, presso Porte de Clignancourt.

 

Gli agenti hanno osservato che erano stati accesi dei fuochi nel campo sotto un ponte occupato dai migranti e si sono avvicinati per chiedere loro di spegnere gli incendi a causa di problemi di sicurezza, riferisce Le Figaro.

 

In una dimostrazione di senso di impunità impensabile nelle storie di immigrazione anche solo di qualche hanno fa, i migranti di questa vicenda sono diventati ostili e hanno iniziato a lanciare oggetti contro gli ufficiali.

 

Nel video emerso in rete, si possono vedere una coppia di poliziotti che tentano di arrestare un uomo.

 


Quindi, ecco che un altro uomo interviene e prende a pugni in faccia una donna poliziotto, dopo averla schiacciata addosso ad una macchina.

 

La bionda agente però reagisce con veemenza spruzzando uno spray difensivo.

 

L’uomo originariamente sospettato fugge. Alla fine della giornata tre persone sono state arrestate e portate in centrale di Polizia. La donna poliziotto è risultata ferita alla faccia e alla testa.

 

 

 

 

 

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Bizzarria

Scioccante guerra di feci sulle strade svedesi

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Due signore, che parrebbero essere mendicanti sulle strade di Stoccolma forse appartenenti ad gruppo sociale che non ci è possibile definire, si sono impegnate in una lotta a suon di materia escrementizia autoprodotta in situ e lanciata in proiezione offensiva. Lo riportano alcuni post video comparsi sui social media in questi giorni.

 

La vicenda si sarebbe svolta in pieno giorno ad Hammarby, un quartiere esclusivo di Stoccolma, riferisce il sito Fria Tider.

 

Nel video caricato su Tiktok lo scorso lunedì è visibile lo scontro alla fermata dell’autobus di queste due signore in mise piuttosto tradizionale. È possibile vedere che le due, a turno, mettono le mani sotto le lunghe sottane come per raccogliere qualcosa che poi sembra essere scagliato con veemenza contro l’avversaria. La quale insegue ripetendo subito tale complessa tecnica di combattimento.

 


Una delle presunte lanciatrici fecali qui ripresa pare poi allontanarsi, forse oscuramente chiamando la polizia.

 

Come ammesso dalla stessa premier socialdemocratica, grazia all’immigrazione la Svezia è sempre più simile allo Stato ideale in cui vivere, quel modello scandinavo tanto sospirato dalla sinistra italiana nel corso dei decenni.

 

Potete domandarlo anche alle profughe ucraine.

 

 

 

 

 

 

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Immigrazione

La Svezia abbracci il multiculturalismo o sarà la guerra civile: parla lo stilista ex direttore marketing Diesel

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Johan Lindeberg, noto nome della moda, ha affermato che la Svezia deve abbracciare la sua nuova identità multiculturale perché la «guerra civile» è l’alternativa. Lo riporta Summit News.

 

Lindeberg, noto per le sue collaborazioni con Diesel e Absolut, ha commentato in un articolo di opinione pubblicato sul quotidiano nazionale svedese Expressen.

 

Invitando i lettori ad «abbracciare la Nuova Svezia», ​​Lindeberg ha esortato gli svedesi a celebrare «il Paese più progressista del mondo», avvertendo che altrimenti ne sarebbero seguiti caos e disordine.

 

«O tutti aiutiamo a creare una nuova energia inclusiva e diventiamo un chiaro modello internazionale per una nuova comunità multiculturale. Oppure finiamo in una guerra civile. È già iniziata», ha scritto Lindeberg.

 

Lo stilista ha persino suggerito di cambiare la bandiera del paese per rappresentare la sua nuova identità diversificata e per «rendere di nuovo rilevante la Svezia».

 

Affermando che un Paese multiculturale era più sofisticato di uno monoculturale, Lindeberg ha suggerito che coloro che si sentono a disagio dovranno semplicemente abituarsi.

 

«Il cambiamento è iniziato molto tempo fa. Tuttavia, molti di noi hanno difficoltà ad accettarlo», ha scritto l’ex direttore marketing internazionale del brand vicentino Diesel.

 

L’opinione è in controtendenza con il giudizio del premier social democratico di Stoccolma, che dopo le recenti rivolte etno-religiose degli immigrati ha sostanzialmente parlato di fallimento dell’integrazione degli immigrati.

 

Un’indagine dell’anno scorso ha rilevato che la Svezia era passata dall’essere uno dei paesi europei più sicuri 20 anni fa in termini di crimini armati al secondo più pericoloso, con la maggior parte delle sparatorie legate a bande criminali di migranti, scrive Summit News. Dopo essere stata classificata al 18° posto su 22 per crimini armati dal 2000 al 2003, la Svezia è ora al secondo posto, dietro solo alla Croazia.

 

Nel 2019, i media sono stati costretti ad ammettere che il numero allarmante di attacchi con granate ed esplosioni in Svezia rappresentava una «emergenza nazionale».

 

Anche le sparatorie mortali in Svezia sono aumentate di un fattore di 10 in una generazione, esacerbate dall’intimidazione dei testimoni e da «un codice di omertà nelle aree di immigrati socio-economicamente deboli del paese», secondo Neuding.

 

L’anno scorso, il quotidiano tedesco Bild ha titolato «La Svezia è il Paese più pericoloso d’Europa».

 

Come riportato da Renovatio 21, le rifugiate ucraine in fuga dalla guerra non vogliono andare in Svezia, ritenendo che sia troppo pericoloso. È capitato che gruppi di ucraine riparate in Svezia (talvolta con prole piccola) sono state molestate da bande di immigrati. Il senso di sicurezza è tale che una profuga ha dichiarato al notiziario svedese Samnytt  che «quando ci sono bombe, so almeno che posso scendere nel seminterrato e nascondermi lì».

 

Dal multiculturalismo, invece, non v’è via di fuga.

 

 

 

 

 

Immagine di Telefonkiosk via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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