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Eric Clapton: le persone vaccinate sono sotto l’incantesimo di «ipnosi da formazione di massa».

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Eric Clapton torna a far sentire la sua voce sui vaccini esprimendosi contro i sieri sperimentali e le conseguenze di quella che, sulla scorta dei discorsi del dottor Robert Malone e del professor Mattias Desmet, chiama «psicosi da formazione di massa» indotta dai media.

 

In un’intervista sul canale YouTube di Real Music Observer venerdì, Clapton ha spiegato come è arrivato a capire che la «psicosi da formazione di massa», come descritta dal dottor Robert Malone in varie occasioni (specialmente durante il popolarissimo podcast di Joe Rogan), è un fenomeno reale e molti dei vaccinati ne sono vittime.

 

All’inizio di tutta questa situazione al bluesman britannico non era perfettamente chiaro e nitido il quadro completo, ma poi ha «iniziato a capire che c’era davvero un piano e un ragazzo, Mattias Desmet – professore di psicologia clinica all’Università di Ghent in Belgio – ne ha parlato», ha continuato Clapton. «Ed è fantastico. La teoria dell’ipnosi di formazione di massa».

 

«E l’ho visto allora. Una volta che ho iniziato a cercarlo, l’ho visto ovunque», ha detto, aggiungendo di aver iniziato a «vedere piccole cose su YouTube che erano come pubblicità subliminale».

 

Clapton ha affermato che la psicosi da formazione di massa ha persino colpito i suoi colleghi, amici e familiari.

 

«Nell’ultimo anno sono scomparse molte cose (…) con le persone che si sono allontanate abbastanza rapidamente. Per me ha affinato il tipo di amicizia che ho. Ed è ridotto alle persone di cui ovviamente ho davvero bisogno e amo», ha detto Clapton

«Nell’ultimo anno sono scomparse molte cose (…) con le persone che si sono allontanate abbastanza rapidamente. Per me ha affinato il tipo di amicizia che ho. Ed è ridotto alle persone di cui ovviamente ho davvero bisogno e amo», ha detto Clapton.

 

«Cercherei di entrare in contatto con altri musicisti e a volte semplicemente non li sento», ha detto. «Il mio telefono non squilla molto spesso. Non ricevo più così tanti messaggi di testo ed e-mail».

 

Il chitarrista ha inoltre criticato i media definendoli «traffico a senso unico nel seguire gli ordini e l’obbedienza» per il suo ruolo nello spingere le vaccinazioni e le restrizioni sociali draconiane.

 

Clapton si è schierato per la prima volta contro i vaccini COVID nel 2021 dopo aver subito effetti collaterali «disastrosi» dopo l’iniezione di AstraZeneca che lo hanno reso temporaneamente incapace di suonare la chitarra.

 

«Ho preso la prima dose di AstraZeneca e subito ho avuto reazioni gravi che sono durate dieci giorni», aveva raccontato Clapton nel maggio scorso.

 

«Le mie mani e i miei piedi erano congelati, insensibili o in fiamme, e praticamente inutili per due settimane, temevo che non avrei mai più suonato… Non avrei mai dovuto avvicinarmi alla siringa»

«Le mie mani e i miei piedi erano congelati, insensibili o in fiamme, e praticamente inutili per due settimane, temevo che non avrei mai più suonato…»

 

«Non avrei mai dovuto avvicinarmi alla siringa», ha aggiunto, «ma la propaganda diceva che il vaccino era sicuro per tutti».

 

Da allora, Clapton ha combattuto contro la tirannia del vaccino rifiutandosi di suonare in luoghi che richiedono passaporti vaccinali.

 

Lo scorso agosto ha anche pubblicato una canzone contro le restrizioni pandemiche dal titolo This Has Gotta Stop.

 

Nel pensiero unico dominante la maggior parte dei personaggi della musica e dello spettacolo sono allineati al sistema, a volte al limite del ridicolo con la pubblicazioni di video nei loro canali social dove  si mostravano in lacrime per qualche linea di febbre o semplicemente allarmandosi solo perché un tampone aveva dato loro esito di positività al COVID.

«Il rock and roll è stato annacquato molto tempo fa…  ora ha molto più a che fare con il conformismo»

 

Chi scrive trova tutto questo patetico e profondamente offensivo nei confronti di chi sta male e soffre veramente, ma il circo mediatico non si ferma e spinge al massimo la narrativa dominate arrivando al limite del grottesco e del ridicolo più scandalosi.

 

Ma alcune star della musica, come appunto Clapton e Van Morrison, e dello sport come il bravissimo tennista Djokovic, non ci stanno e gridano a gran voce il loro dissenso riguardo a questa follia pandemica che pare non avere più una fine.

 

«Il rock and roll è stato annacquato molto tempo fa…  ora ha molto più a che fare con il conformismo» ha detto Clapton lo scorso novembre in una conversazione con Robert Kennedy jr.

 

 

Francesco Rondolini

 

 

 

 

Immagine di Majvdl via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Deputati olandesi chiedono il divieto d’ingresso per Kanye West

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Un’ampia maggioranza del parlamento olandese ha approvato una mozione che invita il governo a vietare l’ingresso nel Paese al rapper americano Kanye West in occasione dei suoi concerti previsti per l’inizio di giugno, come riferito martedì dall’emittente locale NOS. La decisione giunge mentre un numero crescente di Paesi europei prende le distanze dal controverso artista a causa dei suoi precedenti commenti ritenuti antisemiti.

 

Il vincitore di 24 Grammy Award ha alle spalle una lunga storia di controversie antisemite. L’anno scorso ha elogiato pubblicamente il nazismo e Adolfo Hitler e ha messo in vendita magliette con la svastica, con indosso una delle quali è stato visto in istrada. Sebbene West, ora noto come Ye, si sia scusato per le sue azioni all’inizio di quest’anno, il suo comportamento ha provocato diffuse critiche e ha portato ad accertamenti governativi per valutare l’ipotesi di impedirgli di esibirsi a livello internazionale.

 

West si esibirà il 6 e l’8 giugno nella città olandese di Arnhem.

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Ad aprile, il sindaco di Arnhem, Ahmed Marcouch, aveva affermato che non esisteva alcuna base legale per impedirgli di entrare o di tenere concerti nei Paesi Bassi, mentre il ministro della Giustizia David van Weel aveva dichiarato che l’esecutivo stava esaminando possibili fondamenti giuridici, pur riconoscendo che sarebbe stato complicato.

 

«Nei Paesi Bassi, abbiamo una soglia piuttosto elevata prima di poter negare l’ingresso a qualcuno. Deve sussistere una minaccia di grave turbamento dell’ordine pubblico o della sicurezza», aveva dichiarato all’epoca van Weel, aggiungendo che non era chiaro se tale criterio fosse applicabile al caso di West.

 

L’ultima mozione del Parlamento olandese si inserisce in una serie di provvedimenti analoghi adottati in altre parti d’Europa. Il mese scorso le autorità britanniche hanno negato l’ingresso al cantante, determinando la cancellazione della sua partecipazione al Wireless Festival. Poco dopo è stato rinviato anche il concerto previsto per l’11 giugno a Marsiglia. In Polonia, il concerto del 19 giugno allo Stadio della Slesia di Chorzow è stato annullato dagli organizzatori della struttura. Anche l’FC Basilea, che gestisce gli eventi allo St. Jakob-Park, ha preso una decisione simile.

 

Le uniche tappe rimanenti del tour europeo annunciato da West sono Turchia, Italia, Spagna e Portogallo.

 

Nel corso della sua carriera, West ha più volte parlato delle proprie difficoltà con la salute mentale e ha rivelato di aver ricevuto una diagnosi di disturbo bipolare nel 2016. A febbraio, tuttavia, ha sostenuto di aver ricevuto una diagnosi errata e di aver sospeso l’assunzione di farmaci dopo aver scoperto di avere in realtà «un caso di autismo».

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa le sanzioni USA impedirono il concerto dello West a Mosca.

 

Nel luglio 2020, prima dell’arrivo delle iniezioni mRNA, lo West si scagliò contro i vaccini definendoli «il marchio del diavolo».

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Notre-Dame: il caso delle vetrate contemporanee finisce in tribunale

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A meno di un anno dalla fine del suo mandato come presidente francese, Emmanuel Macron sta portando avanti con tenacia il suo piano di sostituire le vetrate di Viollet-le-Duc con vetrate moderne. L’autorizzazione per i lavori di rimozione e sostituzione delle vetrate è stata appena affissa sulla cattedrale di Notre-Dame a Parigi.   Per impugnare in tribunale il permesso di lavoro, era necessario affiggere questo avviso (la data di inizio dei lavori non è specificata, il che è normale). L’associazione Siti e Monumenti presenterà ricorso nei prossimi giorni, poiché il termine legale è di due mesi dalla data di affissione.   È opportuno ricordare che la causa iniziale è stata persa in primo grado dinanzi al Tribunale Amministrativo di Parigi, sentenza attualmente oggetto di appello. La controversia riguardava la legittimità dell’ente pubblico – il cui ruolo, come definito dalla legge, è quello di «preservare» e «restaurare» Notre-Dame – ad essere il committente del progetto per questa operazione.   La sostituzione delle vetrate tutelate di Viollet-le-Duc non rientra chiaramente né nell’ambito della conservazione né in quello del restauro. La decisione del tribunale amministrativo, che ha respinto la richiesta, è incomprensibile. È stato presentato ricorso alla Corte d’Appello Amministrativa di Parigi.   Ora si può aprire un secondo fronte. L’autorizzazione a sostituire le vetrate, tutelate come monumenti storici, che non sono state danneggiate dall’incendio né restaurate (o pulite) successivamente, è assolutamente contraria al codice di tutela dei beni culturali.  

Critiche per la modifica degli elementi protetti

I critici del progetto sottolineano che le vetrate sono tutelate come monumento storico e che la loro rimozione violerebbe lo spirito della legislazione francese in materia di beni culturali. La sostituzione di elementi storici conservati in buono stato non può essere giustificata come «restauro». Sottolineano inoltre che la Commissione nazionale francese per il patrimonio e l’architettura ha espresso un parere negativo sul progetto nel luglio 2024, nonostante l’intervento sia proseguito come previsto.

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Oltre 335.000 firme contro il ritiro

Anche l’opposizione sociale è stata significativa. La petizione «Salviamo le vetrate di Viollet-le-Duc a Notre-Dame de Paris», promossa da La Tribune de l’Art e sostenuta da Sites & Monuments, ha già raccolto oltre 335.000 firme, diventando di gran lunga la petizione per la tutela del patrimonio più firmata al mondo. Ciò influenzerà senza dubbio la decisione del tribunale amministrativo.   L’associazione insiste sul fatto che, anche se i ricorsi legali dovessero fallire e i tetti di vetro venissero rimossi, continuerà a chiedere l’annullamento dell’intervento e il ripristino dello stato progettato da Viollet-le-Duc.   La decisione finale spetta ora ai tribunali amministrativi, che dovranno stabilire se la rimozione delle vetrate rientri nel quadro giuridico di tutela del patrimonio storico francese.   Articolo previamente apparso su FSSPX. News  

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Immagine di Jean de l’Auxois via Wikimedia pubblicate su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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La NATO tiene incontri segreti con i produttori cinematografici

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La NATO sta conducendo consultazioni a porte chiuse con professionisti dell’industria televisiva e cinematografica in Europa e negli Stati Uniti, secondo quanto riportato domenica dal quotidiano britannico Guardian. Questa iniziativa ha suscitato accuse secondo cui il blocco starebbe cercando di sfruttare le arti per «diffondere paura» e «propaganda», aggiunge il giornale londinese.

 

Il blocco militare ha tenuto tre incontri privati ​​con registi, produttori e sceneggiatori a Los Angeles, Bruxelles e Parigi, e ha in programma di riunirsi con i membri della Writers’ Guild of Great Britain (WGGB) a Londra il mese prossimo, ha scritto il giornale.

 

Secondo quanto riportato, il prossimo incontro sarà supervisionato dal think tank britannico Chatham House e verterà sulla «situazione di sicurezza in evoluzione in Europa e non solo». Tra i partecipanti, secondo il giornale, è prevista la presenza di James Appathurai, vice responsabile della NATO per la sicurezza informatica e l’innovazione tecnologica.

 

Finora, le conversazioni hanno in parte «ispirato» almeno «tre progetti distinti», ha scritto il Guardian, citando un’e-mail interna del WGGB.

 

La mossa del blocco militare atlantico avrebbe suscitato preoccupazione nell’industria cinematografica e televisiva. L’incontro in programma è «chiaramente propaganda», ha affermato lo scrittore cinematografico irlandese Alan O’Gorman, citato dal Guardian.

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«Credo che in questo momento in tutta Europa si stia diffondendo allarmismo sul fatto che le nostre difese siano abbassate», avrebbe detto, aggiungendo di aver notato una spinta da parte dei media e del governo irlandese «per presentare la NATO sotto una luce positiva e allinearci con essa».

 

Secondo quanto riportato dal giornale, altri sceneggiatori si sono detti «piuttosto offesi dal fatto che l’arte venisse utilizzata in un modo che sosteneva la guerra» e credevano che venisse loro chiesto di «contribuire alla propaganda della NATO».

 

Il blocco militare guidato da Washington sta attraversando una crescente spaccatura interna, con il presidente statunitense Donald Trump che ha nuovamente definito la NATO una «tigre di carta» dopo che diversi Stati membri si sono rifiutati di unirsi alla sua guerra contro l’Iran negli ultimi mesi. Le tensioni tra i Paesi europei della NATO e gli Stati Uniti erano già state acuite dalle minacce di Trump, nei mesi precedenti, di annettere il territorio autonomo danese della Groenlandia.

 

La minaccia maggiore che il blocco deve affrontare attualmente non proviene da «nemici esterni», bensì dalla sua «disintegrazione in corso», ha dichiarato sabato il primo ministro polacco Donald Tusk.

 

La storia dell’alta politica che incontra i produttori cinematografici per forgiare una narrativa era stata illustrata negli anni Novanta dal film Sesso e Potere (1997), arrivato all’altezza dell’affaire Clinton-Levinsky, dove agenti del presidente USA consultavano un veterano di Hollywood per fabbrica una guerra tra USA e Albania al fine di coprire gli scandali sessuali alla Casa Bianca.

 

Tuttavia, i rapporti tra servizi segreti americani e cinema sono realtà, come spiegato negli scorsi anni da vari studi come The CIA in Hollywood e Hollywood and the CIA: Cinema, Defense and Subversion (2012).

 

È noto come anche le forze armate USA utilizzino il cinema e la TV: la marina americana ha attivamente promosso film come Top Gun (1986) per l’effetto sul reclutamento, consentendo l’uso dei caccia F/A-18 Super Hornet e di un’intera portaerei.

 

La saga cinematografica di Transformers (specialmente i capitoli diretti da Michael Bay) è stata realizzata con una massiccia collaborazione di tutte le forze armate statunitensi, inclusi l’Esercito e l’Aeronautica. La partnership è considerata una delle più grandi operazioni congiunte tra Hollywood e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, includendo I l’uso di veicoli e velivoli d’avanguardia, alcuni dei quali hanno fatto il loro debutto cinematografico proprio nella pellicola, come il caccia F-22 Raptor e il convertiplano CV-22 Osprey, soldati come comparse (circa 300), utilizzo di location militari.

 

In cambio dell’accesso a queste risorse a costi ridotti (la produzione paga solo le spese operative, come il carburante), l’esercito aveva ottenuto dalla produzione il diritto di revisionare la sceneggiatura per assicurarsi che i militari siano ritratti in modo positivo e realistico

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