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Politica

Elezioni europee, dissidenza «scatenata». O «incantenata»?

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Arrivo tardi a parlare delle elezioni europee. In realtà, Renovatio 21 non ne ha trattato quasi per niente.

 

Ci sono una serie di motivi per cui disinteressarsi dell’Europa. Il primo è, come ha ricordato qualche giorno fa mirabilmente il filosofo Agamben, è che l’Europa non esiste: è un fantasma, un’entità senza costituzione e soprattutto senza costituente, un essere la cui evanescenza è stata sempre punita quando in Paesi come Francia o Portogallo si è votato per qualche ratifica dei trattati che dovrebbero darle corpo.

 

Il secondo motivo per cui non ci sentiamo coinvolti in questa campagna – a differenza di quella del 2019, che terminò con ogni singolo leader della destra di tutta Europa raccolto sotto il Duomo di Milano mentre Salvini invocava la Madonna – è che i giochi sembrano fatti, e le proposte politiche sono da narcosi. Tutti i partiti ripropongono gli stessi candidati, con poche variazioni – soprattutto, ogni formazione politica non ha fatto nemmeno lo sforzo di aggiornare i programmi, le idee etc.

 

Quindi, nonostante il fermento che stiamo vedendo in certe parti d’Europa – con AfD che attacca la melonisierung, la «melonizzazione» dei partiti populiti – ci teniamo alla larga. Forse facciamo male: nell’incontro con la stampa internazionale di ieri, Putin ha dimostrato di essere uno che segue da vicinissimo le questioni elettorali, con percentuali e tutto quanto, quantomeno nel caso della Germania.

 

In vari ci hanno ricordato, tuttavia, che una novità nel panorama ci sarebbe anche: la lista di Cateno De Luca.

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Il lettore potrebbe a questo punto già capire perché ci siamo tenuti distante dall’argomento europee: ebbene sì, la novità politica sarebbe il mega-listone agglutinante imbastito al volo dall’ex sindaco di Messina e attuale sindaco di Taormina.

 

Ammettiamo di aver realizzato tardi quello che stava succedendo: De Luca ce lo avevano fatto vedere, tempo fa, quando dava spettacolo durante in campagna elettorale in Sicilia nel 2022. Microfono auricolare stile call center (elemento che torna anche nel materiale dell’attuale campagna), parolacce a go-go e scontro frontale con il sindaco del comune «leghista in salsa sicula»: il video del comizio di Furci Siculo divenne virale, ed è ancora gustoso da riguardare.

 

 

In rete c’era chi ridacchiava montando i suoi video-selfie fatti con il telefonino, accorpando i momenti un pochino aggressivi.

 

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Uno pensa che certe espressioni, certe posture, certe cifre «meridionali» non esistano, o non esistano più: del resto se è vero, come dicono i tedeschi, che negli ultimi decenni l’Italia ha preso a somigliare alla Germania e viceversa, è lampante che il Sud ha preso a somigliare al Nord Italia, e viceversa (chiunque abbia visto che i centri storici di Salerno e Trapani sono molto più puliti e ordinati di quelli di tante città padane). E invece….

 

Il personaggio, ad ogni modo, lo pensavamo relegato lì – una questione locale, un fenomeno zonale. Invece, con una certa sorpresa (non troppa, in realtà), la quasi totalità della «dissidenza» che si è intruppata con il listone del personaggio.

 

De Luca, sì. Lui. Rammentiamo un attimo i passaggi del suo curriculum che girano in rete.

 

De Luca era quello dei droni che insultavano la gente durante il lockdown. Si tratta di un’incredibile anticipazione del grande tragico lockdown di Shanghai del 2022, quando il Partito Comunista Cinese chiuse in casa 16 milioni di persone anche grazie a robocani in strada e droni volanti che ripetevano «contieni la sete di libertà del tuo spirito». Invece che tale frase drammatica quanto aulica, il drone cateniano prometteva, proprio con la voce del Cateno, di «prendere a calci in culo» il cittadino trovato per strada a non rispettare «l’ordine del sindaco».

 

Forse c’è bisogni di rinfrescarsi la memoria e vedere che di fatto era stata realizzata una distopia con accento siculo: Orwell incontra Franco Franchi.

 

 

 

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E allora, chi va con Cateno? Tanti. A marzo ha pure presentato il marchio con 17 simboli, di cui allora ancora 4 erano bianchi. Lavori in corso.

 

Non so se ricordate Sara Cunial: uscita dal catalogo grillino, divenuta nota ai più per i discorsi in Parlamento durante la pandemia dove leggeva scatenata, saltellando da un piede all’altro, discorsi che sembravano presi da canali Telegram del complottismo più disperato (ma i parlamentari, lo sapete, hanno più diritti di voi, quanto meno di parlare e non subire conseguenze). La ragazza aveva fatto una sua cosa, chiamata R2020, con tanto di lancio all’ex macello di Roma (per la gioia dei seguaci vegani) con spettacolino edificante, che immaginiamo dovesse raccogliere i dissidenti no-vax etc. Poi deve essere successo che il 2020 è passato, quindi l’intero progetto è probabilmente stato considerato scaduto, come lo yogurt. Pensavamo fosse sparita. E invece, eccotela che appare in foto «incatenata», cioè al fianco del Cateno.

 

Ci sono gli ex leghisti Castelli (l’ex ministro della Giustizia) e Vito Comencini, ex deputato che piace ai catto-tradizionalisti. Simboli dall’Alta Italia: Grande Nord, Partito Popolare del Nord, Popolo Veneto.

 

C’è Italexit, dal quale tuttavia sapevano era uscito il fondatore Paragone. E quindi, chi è rimasto?

 

C’è il Capitano Ultimo, il generale carabiniere che arrestò Riina, e che avevamo sempre visto mascherato, anche recentemente: facendo un veloce giro su Wikipedia lo vediamo ritratto in riva al mare nel 2020 con indosso una mascherina chirurgica.

 

C’è il Popolo della Famiglia, ovviamente: già avevamo visto quanto ci tenevano alla questione dei vaccini alle europee 2019, quando proposero agli elettori un candidato che era stato con il partito della Lorenzin.

 

Poi ci sono bollini UFO anche interessanti: Noi Agricoltori, Noi Ambulanti Liberi. Il Partito dei Pensionati. Civici in Movimento. Insieme Liberi Uscita. E via.

 

Tutti con De Luca.

 

Quantomeno per quanti ricordano il disastro pandemico, e non vogliono dimenticarlo mai, si tratta di una dissidenza cognitiva difficile da ricomporre.

 

De Luca si mostrò pubblicamente mentre si sottoponeva alla siringa mRNA.

 

 

De Luca sosteneva Draghi, si dice. I video paiono mostrarlo mentre addirittura rivendica l’invenzione del green pass. Potrebbe perfino essere vero.

 

 

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Ora lui sostiene che andrà a prendersela personalmente con quanti hanno messo in giro queste voci, utilizzando immagini decontestualizzate. Ascoltiamo, con impeto da teatro liceale, l’ira che diviene sussurro: «Non vi preoccupate, vi vengo a trovare a casa (…) vi verrò a citofonare in diretta, e ve ne do le spiegazione, in diretta»

 


Tuttavia, c’è un video, che sembra proprio recente, in cui dice che vuole Draghi in Commissione Europea, perché lo Stato italiano «ha bisogno di essere messo sotto tutela».

 

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Poi c’è stato quel comizio qualche settimana fa. «Un malore» dissero. Chissà cosa hanno pensato in tanti.

 

 

Epperò, poco dopo va da Red Ronnie e racconta di essere vittima di effetti avversi.

 

 

Insomma, la base no-vax stia buona, e voti questa roba. De Luca è capolista in più regioni: qualora il simbolo prendesse le preferenze necessarie, potremmo immaginare che finirebbe lui a Bruxelles, e gli altri chissà, forse, o forse solo lui.

 

Noi siamo allucinati dalla velocità con la quale i fautori del blob hanno cercato di far digerire la cosa, ammantando l’operazione di realismo politico – ma al contempo spiegando, era inevitabile, che il personaggio va bene.

 

È evidente che nemmeno gli esponenti (autoproclamati) della dissidenza (sedicente) vi rispettano. È evidente che chi vi chiede i voti ha già archiviato quanto è successo – e che con probabilità potrebbe ricapitare a breve.

 

Noi, invece, no.

 

Non abbiamo dimenticato le piazze italiane strapiene di persone che chiedevano la libertà fine delle catene pandemiche.

 

Non abbiamo dimenticato la repressione dello Stato su quella stessa gente.

 

Non abbiamo dimenticato il razzismo biomolecolare contro i non vaccinati, l’apartheid vaccinale, la guerra civile biotica: ci ricordiamo quando non potevamo andare al bar, a teatro, a scuola – a lavoro, soprattutto.

 

Non abbiamo dimenticato quanti sono stati feriti, e davvero, dal siero genico sperimentale reso di fatto obbligatorio. Non possiamo farlo: perché stiamo vedendo gli amici morire davanti a noi anche ora, colpiti da acciacchi improvvisi, o, sempre più, da tumori velocissimi ed intrattabili che portano in breve tempo alla morte. Non parliamo per sentito dire.

 

In un articolo che precedeva le elezioni politiche 2022 procedevamo alla disamina dei partiti della «dissidenza» che erano arrivati, trafelati, a presentarsi alle elezioni. Dividevamo causticamente in due sottospecie: c’erano i gatekeeper (ossia, quelli messi lì dal potere per attrarre voti e non andare da nessuna parte, in pratica gli infiltrati che ordiscono un’opposizione sintetica funzionale al potere) e c’erano gli houserunner, neologismo da noi coniato a traduzione dell’espressione «scappati di casa»: formazioni improvvisate fino al comico, irte di personaggi grotteschi oltre ogni limite.

 

Ora, non è escluso che la dissidenza italiana, o quel che ne rimane, vada verso una fusione delle due tipologie: avremo dei gatekeeper scappati di casa, ed era pure una cosa prevedibile, inevitabile.

 

Ci teniamo lontani, grazie. Sempre ricordando, tuttavia, che vale la pena di votare per non permettere a Calenda e Bonino di superare la soglia.

 

Per quanto riguardo il mondo di chi si è opposto e si oppone al Nuovo Ordine – con le sue malattie, le sue guerre – per chi è seriamente intenzionato sarà necessario, passate queste elezioni, mettersi di buzzo buono e fare qualcosa con chiarezza, evitando quanti ci hanno fatto vedere anche questa.

 

Astieni perditempo.

 

Roberto Dal Bosco

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Politica

L’Islanda vota contro la ripresa dei negoziati di adesione all’UE

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L’Islanda ha respinto per un margine ristretto l’ipotesi di riprendere i negoziati per l’adesione all’UE, secondo quanto comunicato dall’emittente pubblica RUV. I precedenti negoziati erano stati sospesi 13 anni fa.   Il referendum di sabato ha fatto registrare un’elevata partecipazione, con oltre 225.000 persone recatesi alle urne su una popolazione di poco più di 394.000 abitanti. Al termine dello spoglio dei voti di domenica, RUV ha reso noto che il 52,8% si è pronunciato contro la ripresa dei negoziati di adesione, mentre il 47,2% si è dichiarato favorevole.   La scheda elettorale sottoponeva agli elettori un’unica domanda: «L’Islanda dovrebbe riprendere i negoziati di adesione all’Unione europea?».   La capitale Reykjavik ha votato «Sì», mentre nelle zone rurali la popolazione si è espressa in maniera netta contro l’adesione all’UE, mettendo in evidenza una frattura tra le due realtà del Paese.

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La prima ministra islandese Kristrun Frostadottir aveva promesso di indire un referendum entro il 2027, ma lo ha anticipato a causa delle tensioni geopolitiche, tra cui le minacce del presidente statunitense Donald Trump di annettere la vicina Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.   A gennaio, Billy Long, il candidato di Trump per la carica di ambasciatore in Islanda, aveva avanzato l’ipotesi che il Paese potesse diventare il «52° stato» degli Stati Uniti, con lui stesso in veste di governatore. In seguito, però, si è scusato definendo la dichiarazione uno scherzo.   Prima del voto, gli alleati della Frostadottir avevano descritto l’UE come un’ulteriore tutela per il Paese, mentre gli euroscettici sostenevano che Bruxelles stessa si stesse militarizzando e adottando un atteggiamento sempre più conflittuale. L’Islanda è già membro fondatore della NATO e mantiene ampi rapporti militari con Washington.   I favorevoli alla ripresa dei negoziati hanno inoltre sostenuto che una più stretta integrazione nell’UE potrebbe favorire una maggiore stabilità economica e valutaria, attribuendo al Paese un’influenza più ampia sulle norme che già applica tramite lo spazio economico europeo.   Gli oppositori si sono concentrati soprattutto sulla sovranità, sull’agricoltura e, in particolare, sulle zone di pesca islandesi, mettendo in guardia sul fatto che l’adesione potrebbe sottoporre un settore strategicamente cruciale alla Politica comune della pesca dell’UE.     «La Commissione Europea prende semplicemente atto dei risultati del referendum in Islanda. La Commissione rispetta la scelta del popolo islandese» è il freddo comunicato del portavoce della Commissione Europea..   Mentre le dichiarazioni dei vertici istituzionali (come la Commissione UE o il Presidente António Costa) mantengono una rigorosa facciata di diplomazia e freddo rispetto formale, la reale stizza dei funzionari europei e degli eurodeputati emerge nei retroscena di Bruxelles e nei commenti politici più diretti.   «Il manuale della Brexit faceva totalmente parte di questa campagna. Il “No” ha vinto alimentando la retorica della paura e una pericolosa illusione di sovranità isolata» avrebbe detto ad Euronews una voce dell’ambiente europarlamentare.   Vi sono poi i sospetti sollevati da Bruxelles riguardano presunte interferenze esterne e disinformazione.   «Per quanto Bruxelles finga di ignorare la batosta al referendum islandese, la brace brucia ancora sotto la cenere… C’è il forte sospetto di ingerenze esterne che hanno cavalcato lo scetticismo per indebolire l’asse europeo nel Nord Atlantico» dice una fonte vicina alla Commissione Europea riportata dall’ANSA.   Insomma, anche a Reichiavicco, hastatoPutin.

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Immagine di Bryan Pocius via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0  
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Politica

Re Aroldo di Norvegia muore a 89 anni

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Il palazzo reale ha comunicato venerdì la scomparsa di Aroldo V, re di Norvegia, all’età di 89 anni. Il sovrano, sul trono dal 1991, si è spento serenamente in un ospedale di Oslo, secondo quanto reso noto dalla corte.

 

Al suo posto salirà l’unico figlio, Acone VIII, 53 anni; la moglie Mette-Marit diventerà la nuova regina di Norvegia.

 

Il passaggio di corona arriva dopo anni in cui la famiglia reale è stata segnata da diversi scandali. Mette-Marit è finita al centro delle polemiche per i suoi contatti passati con il criminale sessuale Jeffrey Epstein dopo che documenti pubblicati negli Stati Uniti a gennaio 2026 hanno rivelato una corrispondenza con il misterioso pedomiliardario tra il 2011 e il 2014, ben dopo la sua condanna per reati sessuali, con quasi mille menzioni della principessa nei documenti, inclusi scambi definiti «intimi».

 

La vicenda ha suscitato aspre critiche, al punto che il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store ha accusato pubblicamente la principessa di scarso giudizio. Mette-Marit si è scusata parlando di «profondo rammarico». Come riportato da Renovatio 21, negli Epstein files è emerso anche il nome dell’ex premier di Oslo Thorbjørn Jagland, il cui rammarico lo avrebbe portato a tentare il suicidio. L’ex ministro degli esteri norvegese Borge Brende pure è stato trovato nei documenti epsteinici, ed ha dovuto dimettersi dal ruolo di CEO del World Economic Forum di Davos.

 

Ancora più problematica è la vicenda il figlio avuto da una precedente relazione con un uomo condannato per reati di droga e abusi, Marius Borg Hoiby, è stato condannato per violenza sessuale, violenza domestica e altri reati minori, dopo una condanna in primo grado a giugno per due casi di stupro.

 

Anche la figlia maggiore di Aroldo, la principessa Martha Louise, è stata oggetto di critiche dopo aver lasciato gli incarichi ufficiali per occuparsi di medicine alternative e aver sposato Durek Verrett, un americano negro che si è autodefinito «sciamano delle celebrità».

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Aroldo (ma si può tradurre anche «Araldo»), era stato ricoverato il 17 agosto per una malattia del sangue. Durante le cure le condizioni sono peggiorate e giovedì il palazzo le ha definite «estremamente gravi».

 

Secondo la stampa locale, i membri della famiglia reale hanno cancellato gli impegni pubblici e si sono raccolti al capezzale del re nei suoi ultimi giorni, mentre i cittadini deponevano fiori davanti al palazzo.

 

Nonostante le polemiche che hanno riguardato i suoi familiari, Aroldo è rimasto una figura amata in Norvegia e gli è stato riconosciuto il ruolo avuto nella modernizzazione della monarchia, anche grazie al matrimonio con una donna di origini non nobili e a una maggiore trasparenza sulle spese della casa reale.

 

La monarchia norvegese affonda le radici nell’epoca vichinga, quando Aroldo I Bellachioma unificò il paese nell’872, dando avvio alla prima dinastia. Per secoli i re norvegesi governarono un regno indipendente, ma nel 1380 la Norvegia entrò in unione con la Danimarca, perdendo di fatto la propria corona autonoma per oltre quattro secoli.

 

Nel 1814, dopo le guerre napoleoniche, la Norvegia passò sotto la Svezia, pur ottenendo una propria Costituzione (17 maggio 1814, ancora oggi festa nazionale). L’unione con la Svezia durò fino al 1905, quando un referendum sancì la piena indipendenza norvegese. Il Paese scelse allora la forma monarchica invece che repubblicana, chiamando sul trono il principe danese Carlo, che prese il nome di Acone VII.

 

Da allora si sono succeduti Olavo V (1957-1991) e Aroldo V (1991-2026), appena scomparso. La monarchia norvegese è oggi costituzionale e parlamentare: il sovrano ha funzioni prevalentemente rappresentative e simboliche, mentre il potere esecutivo spetta al governo.

Va notato che nel 2012 una modifica costituzionale ha posto fine al ruolo del re come capo della Chiesa di Norvegia.

 

Ora ascende al trono di Norvegia il principe Acone, con la moglie problematica, già al centro di un incidente diplomatico quando tentò di esfiltrare dall’India una bambina prodotta da una surrogata locale per dei suoi amici collaboratori omosessuali.

 

Il matrimonio di Haakon con Mette-Marit nel 2001 fu contestato soprattutto negli ambienti della Chiesa luterana norvegese, poiché lei non era nobile, era separata e aveva già un figlio piccolo.

 

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Immagine di Sámediggi Sametinget via Wikimedia pubblicata su licenza; immagine tagliata 

 

 

 

 

 

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Politica

Parlamentare israeliano distrugge un monumento palestinese sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane

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Martedì, un parlamentare israeliano di estrema destra ha distrutto un monumento commemorativo dedicato ai palestinesi uccisi nel conflitto con Israele nella Cisgiordania occupata. L’azione è stata compiuta sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e ha suscitato la condanna dell’esercito e di esponenti politici israeliani.   Zvi Sukkot, membro di HaTzionut HaDatit, il partito ultrasionista religioso del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, ha dichiarato di essersi recato nel villaggio di Madama, in Cisgiordania, per rimuovere un monumento che «glorificava gli assassini di ebrei».   Un video dell’incidente, diffuso online, mostra Sukkot e un altro uomo che distruggono il monumento a colpi di mazza, mentre un soldato israeliano con un fucile d’assalto osserva la scena da vicino.

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Le immagini riprese da un corrispondente di RT mostrano il monumento deturpato, con le piastrelle attorno alla base in pietra parzialmente frantumate.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno affermato che il Sukkot aveva ricevuto il permesso di condurre un «tour dei monumenti» in Cisgiordania con scorta militare, ma ha «agito in modo ingannevole» e senza autorizzazione danneggiando il monumento.   L’ufficio del primo ministro dello Stato Giudaico Benjamin Netanyahu ha sottolineato che «farsi giustizia da soli, soprattutto da parte di personaggi pubblici, è inaccettabile». La dichiarazione non menzionava esplicitamente il Sukkot.   Gadi Eisenkot, principale rivale politico di Netanyahu, ha definito la bravata del parlamentare «una vergogna». «Ha mentito e ingannato le Forze di Difesa Israeliane e i loro comandanti, ha compromesso la sicurezza e ha infangato lo Stato di Israele nel suo complesso», ha dichiarato l’ex capo militare su X.   Il partito sionista religioso ultranazionalista di Sukkot è stato in prima linea nella recente spinta di Israele per un maggior numero di insediamenti nella Cisgiordania occupata, considerati illegali dal diritto internazionale dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte della comunità internazionale.   La scorsa settimana, lo Stato degli ebrei ha aperto le gare d’appalto per la costruzione di oltre 1.200 nuove abitazioni nell’area, nell’ambito del progetto di espansione degli insediamenti presentato a luglio. I critici sottolineano che, se realizzato, il progetto rischia di dividere di fatto la Cisgiordania in due.   Anche la violenza da parte dei coloni è aumentata sensibilmente. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite il mese scorso, nei primi quattro mesi di quest’anno si sono verificati circa 190 attacchi contro i palestinesi.   La spinta verso gli insediamenti è stata condannata a livello internazionale, con i leader di oltre una dozzina di Paesi europei che l’hanno definita «inaccettabile» in una dichiarazione congiunta di giovedì.

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In settimana coloni israeliani hanno sparato e ucciso un adolescente palestinese vicino a Hebron, nella Cisgiordania occupata.   A fine luglio due moschee erano state attaccate, con una data alle fiamme. Negli stessi giorni, un gruppo di coloni armati ha fatto irruzione in case e terreni agricoli alla periferia di Tel, a sud-ovest di Nablus, nelle prime ore del mattino. Gli abitanti si sono radunati per respingere l’aggressione, ma lo scontro è degenerato in una colluttazione tra palestinesi disarmati da una parte e coloni armati di fucili e soldati israeliani dall’altra. Le truppe israeliane e le guardie degli insediamenti hanno quindi aperto il fuoco contro un gruppo di palestinesi, uccidendo quattro persone.   Come riportato da Renovatio 21, coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata.   Poche settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.   Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa l’esercito israeliano ha designato Taybeh, l’unico villaggio rimasto in Cisgiordania interamente abitato da cristiani, come «zona militare chiusa». La decisione è stata adottata nel contesto di un’escalation e di continui attacchi terroristici ebraici perpetrati dai «coloni» israeliani contro queste comunità.   Due mesi fa avevano hanno incendiato Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano la Cisgiordania anche queste ultime comunità cristiane, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.

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A giugno era emerso che il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.   L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.   A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.   In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra, almeno al momento, voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».    

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