Connettiti con Renovato 21

Alimentazione

Crisi alimentare, decine di incendi e incidenti sconvolgono gli impianti di produzione di cibo in USA

Pubblicato

il

Dozzine di stabilimenti di trasformazione alimentare e magazzini sono stati distrutti da incendi, incidenti aerei e altri curiosi guasti nelle ultime settimane.

 

Si tratta di coincidenze particolarmente inquietante considerando che il mondo sta andando verso una crisi alimentare senza precedenti, come annunciato di recente dalla Banca Mondiale, dall’ONU, da Vladimir Putin e ammesso perfino dal presidente americano Joe Biden che ha parlato di «reali» carenze di cibo a seguito delle sanzioni alla Russia.

 

L’ultimo incidente è avvenuto a Covington, in Georgia, quando un aereo si è schiantato contro uno stabilimento della General Mills giovedì, uccidendo due persone e distruggendo un certo numero di rimorchi immagazzinati nello stabilimento, scrive Infowars.

 

 

La notizia di impianti di produzioni alimentari finiti in fiamme era stata riportata anche da Tucker Carlson, l’anchorman più seguito della TV via cavo USA.

 

«Cosa sta succedendo qui? Ebbene, la storia si fa più strana: gli impianti di lavorazione degli alimenti in tutto il Paese sembrano prendere fuoco. Un paio di giorni fa, un incendio ha distrutto la sede di Azure Standard, uno dei maggiori distributori di alimenti biologici del paese», è stato riferito durante il programma di Fox News Tucker Carlson Tonight lo scorso giovedì.

 

«Alla fine del mese scorso, un incendio ha gravemente danneggiato un impianto di confezionamento di cipolle fresche nel sud del Texas. In Oregon, un impianto di lavorazione delle patatine ha appena segnalato l’esplosione di una caldaia che ha mandato i lavoratori in ospedale», ha raccontato Carlson.

 

«Quindi accadono incidenti sul lavoro, ovviamente… si tratta di molti incidenti sul lavoro negli impianti di lavorazione degli alimenti mentre il presidente ci avverte della carenza di cibo», ha osservato il popolarissimo giornalista televisivo.

 

Secondo un calcolo apparso su Twitter, sarebbero quasi 20 gli stabilimenti alimentari americani danneggiati o distrutti nell’ultimo anno circa. Una sequela partita più o meno nello stesso periodo in cui i guasti della catena di approvvigionamento hanno già iniziato a tormentare l’approvvigionamento alimentare degli Stati Uniti.

 


Come riportato da Renovatio 21, la Spagna ha cominciato ufficialmente il razionamento di cibo al supermercato, mentre la Germania ha avviato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari dal 20% al 50%.

 

C’è da ricordare, tuttavia, il fatto che Bill Gates è ora il principale proprietario terriero d’America, con le coltivazioni del Paese che quindi potrebbero passare giocoforza attraverso i suoi investimenti nella biotecnologia CRISPR per creare cibo OGM che Gates programma di farci mangiare in futuro – si prenda ad esempio altresì la pervicacia, e i  soliti investimenti milionari, nella promozione della carne sintetica da parte dell’uomo Windows.

 

Come scritto da Renovatio 21, Bill Gates prepara un Grande Reset alimentare.

 

Nel frattempo, gli stabilimenti della vecchia industria del cibo vanno in fiamme.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Alimentazione

«La produzione alimentare francese si fermerà»

Pubblicato

il

Da

«La produzione alimentare si fermerà» era il titolo di un articolo pubblicato da Le Figaro nel settembre 2022. Il monito, tre mesi dopo, sta divenendo realtà.

 

Dopo le industrie pesanti, come i rari produttori francesi di zinco, alluminio e vetro – colpiti da impennate dei prezzi dell’energia e mantenuti artificialmente in vita dal sostegno del governo – i trasformatori agroalimentari sono ora al capolinea.

 

Ieri lo specialista francese di conserve Cofigeo, che ha un fatturato di 300 milioni di euro, ha annunciato che chiuderà «temporaneamente» dal 2 gennaio 4 dei suoi 8 stabilimenti in Francia, che rappresentano circa l’80% della sua produzione. Di conseguenza, 800 dei 1.200 dipendenti di Cofigeo riceveranno un contratto di attività parziale di lunga durata (APLD), in pratica la cassa integrazione transalpina.

 

La decisione è una risposta al «drammatico aumento dei costi energetici (gas ed elettricità necessari per la cottura e la sterilizzazione delle stoviglie), che saranno moltiplicati per 10 dall’inizio dell’anno», ha affermato il gruppo in una nota.  «Passerà da 4 a 40 milioni di euro da un giorno all’altro», ha detto a Le Figaro Mathieu Thomazeau, il suo presidente.

 

Si tratta di una catastrofe per il settore. Altri gruppi alimentari potrebbero trovarsi in grossa difficoltà a gennaio. Nonostante i vari richiami, non sembra che il governo di Parigi abbia saputo rispondere.

 

Già a settembre, Le Figaro riportava che «dopo che i prezzi dell’elettricità e del gas naturale che forniscono caseifici, zuccherifici e conservifici in Francia sono aumentati rispettivamente del 350% e del 380% in un anno, si stanno manifestando le prime crepe nell’industria alimentare». A quel tempo, i produttori lattiero-caseari avevano fatto sapere che le interruzioni di corrente potevano portarli a buttare il latte.

 

La bolletta energetica del colosso lattiero-caseario francese Lactalis raggiunge il miliardo di euro all’anno. Per il gruppo bretone Sill (Petit Basque, Malo), è balzata dell’800% dal 2021.

 

Negli zuccherifici, il timore della riduzione del carico invernale ha portato i produttori di zucchero ad avviare prima le campagne di raccolta e trasformazione delle barbabietole da zucchero, anche a costo di sacrificare rendimenti.

 

Oltre all’aumento dei costi energetici, l’altra preoccupazione è che le linee di produzione si fermeranno semplicemente per mancanza di prodotti provenienti dalle fattorie. La siccità ha ridotto la produzione di ortaggi da campo (fagiolini, piselli, etc.) fino al 50% quest’anno.

 

Di conseguenza, i conservifici che li trasformano e li confezionano ora ricevono solo la metà del loro fabbisogno. Alcuni di loro lavorano già solo tre giorni alla settimana. Tanto da temere carenze sugli scaffali prima del prossimo raccolto del 2023.

 

Negli ultimi giorni il fragile equilibrio del settore si è fatto ancora più teso, con grosse minacce di interruzione dei fertilizzanti per la prossima annata agraria.

 

Le fabbriche europee di fertilizzanti hanno interrotto la produzione del 50% dei loro prodotti e hanno fortemente limitato la produzione di ammoniaca a causa del prezzo proibitivo del gas.

 

Ciò solleva la minaccia di carenze per il prossimo inverno. Per evitare il collasso totale, molti settori (latte, carne) chiedono di essere riconosciuti come «mestieri di interesse generale» e di essere esentati dal razionamento energetico.

 

Come riportato da Renovatio 21 aveva riportato della crisi di circa metà dei reattori nucleari francesi ancora sei mesi fa. Già a gennaio, Renovatio 21 aveva riferito di una strana serie di «danni inaspettati» e riparazioni alle centrali atomiche francesi.

 

Parigi ancora due anni fa aveva dichiarato apertamente la sua intenzione di continuare il percorso con il nucleare. Quest’anno il presidente Macron ha parlato addirittura di «rinascita dell’industria nucleare francese». Cionondimeno, egli ha poi avvertito di razionamenti energetici in arrivo, invitando brutalmente la popolazione ad accettare «la fine dell’abbondanza».

 

La EDF, tornata da pochissimo sotto il controllo dello Stato, ha poi bizzarramente rifiutato la proposta del governo di Londra di procrastinare la dismissione programmata della centrale atomica inglese di Hinkley Point B, di proprietà del colosso statale francese.

 

L’estate scorsa era emerso come i francesi stessero cercando di mantenere in funzione le centrali nucleari nonostante l’ondata di caldo, che non assicurava acque di temperatura sufficientemente bassa per il sistema di raffreddamento dei reattori.

 

Come riportato da Renovatio 21, si sta allargando il numero di amministratori francesi, come il sindaco di Montataire Jean-Pierre Bosino, che minaccia di smettere di pagare le bollette dell’elettricità.

 

L’Italia dipende dall’elettricità francese per il 6%. Ha destato scalpore la possibilità che la Francia possa chiudere il rubinetto dell’energia per l’Italia, mandando potenzialmente la rete elettrica italiana o parte di essa in blackout.

 

 

 

 

Continua a leggere

Alimentazione

L’influenza aviaria si sta ancora diffondendo negli Stati Uniti: milioni di polli al macello

Pubblicato

il

Da

L’influenza aviaria continua a diffondersi negli Stati Uniti.

 

In Nebraska, i funzionari dicono che altri 1,8 milioni di polli dovranno essere uccisi, dopo che la malattia è stata scoperta in una fattoria a circa 120 miglia a nord di Omaha, la capitale dello stato. Le autorità statunitensi avrebbero eliminato oltre 50 milioni di uccelli.

 

Lo stato più colpito dall’epidemia è l’Iowa, dove sono stati uccisi 15,5 milioni di uccelli; Il Nebraska è secondo, con 6,8 milioni di uccelli sterminati in 13 allevamenti.

 

Si prevede che i prezzi di pollo e tacchino, che sono già influenzati dall’aumento dei costi di mangimi e carburante, continueranno a salire. Gli USA già stanno vivendo una crisi nella produzione e distribuzione di uova. Una confezione da 12 uova costa ora al dettaglio negli Stati Uniti circa 8 dollari, e il prezzo sta salendo.

 

Si parla anche di una sparizione delle uova dagli scaffali perfino negli Stati americani concentrati sull’agricoltura.

 

Il 3 novembre, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riferito che i focolai di influenza aviaria si stavano diffondendo: «Dall’inizio del 2022, più di 49 milioni di uccelli in 46 stati sono morti a causa dell’influenza aviaria… o sono stati abbattuti … a causa dell’esposizione a uccelli infetti. Questo numero si avvicina ai 50,5 milioni di uccelli in 21 stati che sono stati colpiti dalla più grande epidemia di influenza aviaria verificatasi nel 2015».

 

Il rapporto del CDC raccomandava ai proprietari e ai gestori dei volatili di lavarsi le mani e i vestiti, un grande consiglia mai prima udito.

 

L’influenza aviaria si era diffusa nel Regno Unito e in altre parti d’Europa. Come confermatoci anche da fonti sul territorio italiano, si tratta di una vera e propria epidemia, di cui, tuttavia i media – forse perché intasati ancora dal COVID? – non hanno parlato.

 

 

 

Continua a leggere

Alimentazione

Il principale fornitore indiano di fertilizzanti è ora la Russia

Pubblicato

il

Da

In un’altra indicazione dei cambiamenti tettonici in corso nell’economia fisica mondiale, la politica delle sanzioni della NATO globale ha portato la Russia a diventare il più grande fornitore di fertilizzanti dell’India, secondo un resoconto di Reuters del 21 novembre.

 

L’articolo cita un funzionario governativo che ha affermato che gli esportatori russi hanno offerto «prezzi ragionevoli».

 

L’India è fortemente dipendente dalle importazioni di fertilizzanti per produrre cibo sufficiente per i suoi 1,393 miliardi di abitanti.  Lo scorso anno fiscale, la Russia deteneva circa il 6% di tutte le importazioni indiane di fertilizzanti.

 

«L’India stava lottando per assicurarsi fertilizzanti a prezzi ragionevoli dopo l’escalation del conflitto tra Russia e Ucraina. Le forniture russe erano puntuali e a prezzi ragionevoli. Ci ha aiutato a evitare una possibile scarsità», ha detto la fonte di Reuters.

 

Le esportazioni russe sono cresciute di oltre il 370% raggiungendo un record di 2,15 milioni di tonnellate da aprile a ottobre, con l’India che secondo quanto riferito ha ricevuto sconti di oltre 70 dollari a tonnellata.

 

La Cina era stata in precedenza il principale esportatore di fertilizzanti in India.

 

Dal punto di vista russo, ha spiegato il funzionario del governo, l’India è ora un grande acquirente per sostituire le nazioni europee che si sono tagliate fuori dalle forniture russe.

 

Si tratta dell’ennesima conseguenza delle sanzioni antirusse, che costituiscono un vero e proprio suicidio europeo.

 

Nove mesi fa, la Russia aveva sospeso le esportazioni di fertilizzanti. Russia e Bielorussia  rappresentano un’enorme quota della produzione globale di fertilizzanti. Perfino la più grande cooperativa agricola USA ha ammesso che le sanzioni causeranno gravi carenze di fertilizzanti per l’agricoltura.

 

Impianti di produzione di fertilizzanti hanno chiuso in questi mesi in Gran Bretagna, nei Paesi Baltici e in Polonia.

 

Come riportato da Renovatio 21, la crisi del fertilizzante è una delle sfide più paurose che ci si parano dinanzi: niente fertilizzanti, niente agricoltura, niente cibo. Per cui, non è sbagliato pensare che le sanzioni potrebbero portare la fame, o un’estrema scarsità di alimenti, anche in Europa, oltre al miliardo di affamati in tutto il pianeta previsti dall’economista cinese Liu Zhiqun, che parla del «più grande abuso di diritti umani della storia».

 

I prezzi del fertilizzante, saliti a dismisura, possono in parte spiegare il fenomeno dei campi incolti che abbiamo discusso su Renovatio 21, ma non del tutto.

 

Qualcuno è arrivato a parlare di «attacco organizzato alle forniture globali» di fertilizzante. È possibile. Nel frattempo, però, l’Asia si prende ciò che l’Europa, ebete e masochista, ha lasciato sul piatto.

 

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari