Connettiti con Renovato 21

Protesta

Consigliere di Ottawa invoca lo «stato di emergenza» contro i camionisti: «terrorismo», «questa è un’insurrezione a livello nazionale»

Pubblicato

il

Mentre la protesta contagia anche altre città canadesi, da Vancouver ai confini con gli USA, Diane Deans, consigliere veterano del Consiglio comunale di Ottawa in forze al Partito Liberale canadese, ha cominciato a parlare del Convoy of Freedom come di una rivolta da reprimere.  Lo riporta Global News.

 

«Questo gruppo è una minaccia per la nostra democrazia. La nostra città è sotto assedio. Quello che stiamo vedendo è più grande di un semplice problema della città di Ottawa. Questa è un’insurrezione nazionale. Questa è una follia. Abbiamo bisogno di un piano concreto per porre fine a questo».

 

«Siamo all’ottavo giorno di questa occupazione. La nostra città è sotto assedio. Questo gruppo è incoraggiato dalla mancanza di applicazione da parte di ogni livello di governo» ha affermato la Dean, lamentando la mancanza di reazione contro la protesta.

 

La discussione nel consiglio comunale di Ottawa, da lei presieduto in via telematica, è durata quasi due ore.

«Questo gruppo è una minaccia per la nostra democrazia. La nostra città è sotto assedio. Quello che stiamo vedendo è più grande di un semplice problema della città di Ottawa. Questa è un’insurrezione nazionale. Questa è una follia. Abbiamo bisogno di un piano concreto per porre fine a questo»

 

Il capo della polizia di Ottawa Peter Sloly ha concordato con la sua interpretazione della situazione, aggiungendo che le forze dell’ordine locali «non hanno mai avuto lo scopo di occuparsi di una città sotto assedio».

 

Sloly è stato messo sotto pressione da più consiglieri per quelli che hanno descritto come scarsi risultati. Di suo, Sloly ha definito la protesta dei camion «un’occupazione».

 

Il capo poliziotto ha quindi denunciato la mancanza di risorse – e autorità legale – per disperdere la protesta.

 

A un certo punto della discussione, la Deans si è chiesta se vi fossero basi legali per dichiarare illegale il raduno e poi dichiarare la rivolta, al fine di condurre arresti di massa.

 

La Dean all’inizio della settimana aveva affermato che i residenti di Ottawa stanno affrontando un «inferno sulla terra» e hanno affermato che è chiaro dalla risposta del capo che la polizia di Ottawa è stata «sopraffatta» dalla situazione.

 

Come noto, il premier federale Justin Trudeau ha rifiutato di incontrare la protesta, continuando ad insultare in multiple occasioni volte i camionisti e i non vaccinati in genere, quindi è fuggito «per questioni di sicurezza». Aveva quindi dichiarato che non stava contemplando l’idea, spinta da alcuni, di mandare ad Ottawa l’esercito canadese.

 

Ciò lascia la città di Ottawa completamente priva di una leadership di fronte alla protesta in corso.

 

«Non possiamo permettere che questo tipo di terrorismo nella nostra comunità continui in questo modo». La parola «terrorismo», quindi, alla fine è saltata fuori

«Dobbiamo intraprendere un’azione straordinaria», ha detto la Deans. «Dobbiamo essere in grado di tenere tutto sotto controllo».

 

«Non possiamo permettere che questo tipo di terrorismo nella nostra comunità continui in questo modo». La parola «terrorismo», quindi, alla fine è saltata fuori. Attendiamo che chiamino «terroristi» i manifestanti, non crediamo ci vorrà molto.

 

Le ha fatto eco il consigliere Carol Anne Meehan, ribadendo la necessità di esplorare altre autorità provinciali e federali: «Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti disponibili in una cassetta degli attrezzi».

 

I consiglieri hanno anche chiesto quali poteri potrebbero essere invocati e come potrebbero avviare il processo per invocare l’Emergence Act o il National Defense Act, inclusa l’esplorazione del coprifuoco.

«Dobbiamo intraprendere un’azione straordinaria»

 

Colpisce che nella discussione non è nemmeno contemplata l’idea, se non delle ragioni della protesta, del possibile compromesso con essa, come insegnerebbe, da che mondo è mondo, l’arte della politica.

 

Di fatto, ciò dimostra che la questione pandemica non ha nulla a che fare con la politica, quantomeno in senso democratico. I politici di oggi non sono più politici: sono funzionari di un sistema a senso unico, cioè funzionari della repressione.

 

Repressione che ora, stando a queste parole, potremmo vedere attivata nel pacifico, dolce, gentile Canada, dove chi non si sottomette alla dittatura pandemica sta per essere ufficialmente bollato come «terrorista».

 

Mentre l’altra parte della popolazione, quella sierizzata mRNA mentre riceve lo stipendio pubblico o batte i tasti del suo lavoro da laptop, applaude grata e felice, e canta a favore dei diritti dei trans.

 

Protesta

Francia, vigili del fuoco contro polizia

Pubblicato

il

Da

Centinaia di vigili del fuoco sono scesi in strada nella città francese di Lille per protestare contro stipendi insufficienti e condizioni di lavoro estenuanti. Durante il corteo, gli agenti di polizia intervenuti per contenerli sono stati colpiti con pugni, calci e spruzzati con getti di estintori.

 

Circa 600 pompieri hanno partecipato alla mobilitazione di giovedì, come riferito dai media transalpini. Dopo essersi riuniti in una caserma dei vigili del fuoco di Lille, hanno marciato in direzione della sede del Servizio Dipartimentale di Incendio e Soccorso (SDIS), accendendo razzi e dando fuoco a vari punti lungo il tragitto.

 

I rappresentanti sindacali denunciano che nella regione Nord della Francia mancano oltre 100 vigili del fuoco e che il personale in servizio a turni si trova a dover fronteggiare un carico di lavoro raddoppiato.

 

All’inizio, le unità di polizia antisommossa hanno abbassato gli scudi e consentito ai manifestanti di avvicinarsi alla struttura dello SDIS.

 

Successivamente, però, reparti in assetto antisommossa pesantemente equipaggiati hanno cercato di disperdere la folla, dopo che i pompieri avevano devastato l’atrio dell’edificio e appiccato roghi con pneumatici all’esterno.

 

Iscriviti al canale Telegram

I vigili del fuoco hanno reagito respingendo gli agenti con spintoni e colpi di pugno, obbligandoli a ripiegare in un parcheggio adiacente. Hanno quindi utilizzato estintori contro la polizia, e lo scontro è terminato solo quando gli agenti hanno impiegato lacrimogeni e manganelli per contenere la calca.

 

La manifestazione ha conseguito i suoi obiettivi principali. Poco dopo gli scontri, i dirigenti dello SDIS hanno incontrato i capi sindacali, impegnandosi ad assumere altri 50 vigili del fuoco.

 

«Sorprendentemente, hanno trovato un modo per risparmiare denaro e accedere ai finanziamenti necessari», ha affermato un segretario sindacale intervistato da Ici radio. «Ci è voluta una dimostrazione di forza per ottenere ciò che volevamo».

 

Aiuta Renovatio 21

Quella di giovedì rappresenta l’ultima, in ordine di tempo, di una lunga serie di scioperi, cortei e disordini che stanno attraversando la Francia da mesi.

 

A settembre, centinaia di migliaia di cittadini sono scesi in piazza per opporsi ai previsti tagli di bilancio, in un contesto in cui il governo del premier Sébastien Lecornu è durato soltanto 14 ore prima di cadere. Lecornu ha poi costituito un secondo esecutivo il mese successivo, scatenando un’ulteriore ondata di proteste.

 

Il presidente Emmanuel Macron si trova sotto pressione con richieste di dimissioni per la sua difficoltà a garantire stabilità governativa e per aver spinto misure di austerità largamente respinte dall’opinione pubblica. Dopo la seconda ondata di manifestazioni in ottobre, il suo indice di gradimento è crollato al minimo storico dell’11%.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Economia

Gli ambasciatori dell’UE approvano l’accordo con il Mercosur in mezzo alla rivolta degli agricoltori

Pubblicato

il

Da

Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri presso l’Unione Europea hanno approvato a maggioranza, nella mattina del 9 gennaio, l’accordo commerciale tra l’UE e il Mercosur. Dopo il voto, i governi europei si sono divisi tra chi difende gli interessi dei propri agricoltori e chi appare più indifferente a tali preoccupazioni: tra i primi figurano Francia, Polonia, Irlanda, Ungheria e Austria; tra i secondi tutti gli altri.   Il Parlamento Europeo dovrà ora procedere alla ratifica dell’intesa.   Con Parigi sotto assedio da parte dei trattori, il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato in mattinata che la Francia avrebbe votato contro l’accordo Mercosur, forse consapevole che il voto sarebbe stato perso comunque, ma deciso a guadagnare punti di immagine. Quella stessa mattina del 9 gennaio, circa 20 trattori (secondo le autorità) sono riusciti a forzare i blocchi della polizia e a raggiungere punti simbolici della capitale come la Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo, bloccando strade e creando disagi nel centro città.    

Sostieni Renovatio 21

  L’Italia ha votato a favore, dopo che la Commissione Europea ha accolto la richiesta di Roma di abbassare da 8% a 5% la soglia per attivare meccanismi di salvaguardia sulle importazioni (vale a dire, indagini automatiche in caso di calo dei prezzi agricoli superiore al 5% rispetto alla media triennale). Gli agricoltori, tuttavia, ritengono insufficiente tale misura, poiché stanno già operando in perdita: aggiungere un ulteriore margine del 5% non rappresenta una vera soluzione.   Le mobilitazioni agricole continuano a intensificarsi in tutta Europa. A Milano, la mattina del 9 gennaio, oltre un centinaio di trattori (oltre 300 secondo gli organizzatori) hanno marciato verso il palazzo della Regione Lombardia in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale. La protesta è stata promossa dal COAPI (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani) insieme al Movimento Riscatto Agricolo Lombardia.      

Aiuta Renovatio 21

Il COAPI ha invitato tutti i cittadini a unirsi alla manifestazione, che avanza quattro principali richieste: no all’accordo Mercosur; no alla deregolamentazione della Politica Agricola Comune (PAC); sì alla sicurezza alimentare; sì a prezzi equi per i prodotti agricoli. Durante l’azione, gli agricoltori hanno versato tonnellate di latte sulla piazza, come documentato sulla pagina Facebook del COAPI.   In Germania, proteste decentrate hanno interessato diversi Länder: nel Brandeburgo, gli agricoltori hanno bloccato con i trattori varie strade di accesso alle autostrade a Nord-Ovest di Berlino e nel nord-ovest del land; azioni isolate sono state segnalate anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia-Anhalt, Turingia e Bassa Sassonia.   Lunedì 12 gennaio prenderà il via a Berlino la Grüne Woche (Settimana Verde), la principale fiera internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione. In quel contesto, sabato 17 gennaio si terrà una grande manifestazione organizzata dall’iniziativa «Wir haben es satt!» («ne abbiamo abbastanza») davanti alla Porta di Brandeburgo, con la partecipazione di circa 60 organizzazioni agricole e della società civile.   In Grecia, gli agricoltori proseguono nell’opposizione alle misure restrittive e hanno in programma per la prossima settimana un incontro con il primo ministro Kyriakos Mitsotakis. Nel fine settimana si terrà una riunione nazionale di coordinamento: le richieste principali riguardano interventi contro l’aumento dei costi di produzione, i ritardi nei pagamenti dei sussidi e altre criticità del settore.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter
Continua a leggere

Protesta

Scontri tra agricoltori e polizia a Bruxelles durante i colloqui sull’Ucraina

Pubblicato

il

Da

Giovedì a Bruxelles sono esplosi violenti scontri quando migliaia di agricoltori hanno invaso il quartiere europeo, bloccando le strade con i trattori e scontrandosi con la polizia antisommossa davanti al Parlamento europeo, in un contesto di rabbia crescente verso le politiche commerciali e le riforme agricole dell’UE.

 

Quella che era partita come una grande manifestazione contro le modifiche proposte alla Politica agricola comune e contro il contestato accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur si è presto trasformata in un caos generalizzato.

 

Le immagini diffuse sui social media mostrano dense colonne di fumo nero provenienti da pneumatici e balle di fieno dati alle fiamme, mentre i trattori forzavano le barriere della polizia e paralizzavano intere zone della città.

 


Iscriviti al canale Telegram

I manifestanti hanno infranto vetrate vicino agli edifici parlamentari e lanciato pietre, patate e altri oggetti contro gli agenti, che hanno risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

 

La polizia ha effettuato cariche contro i dimostranti e in almeno un caso un manifestante è stato visto cadere a terra e venire colpito mentre gli agenti cercavano di liberare l’area.

 

Le autorità belghe hanno precisato che la protesta era stata autorizzata solo per un numero limitato di trattori, ma già nel primo pomeriggio circa 1.000 veicoli avevano raggiunto la capitale, con la polizia che stimava complessivamente 7.000 partecipanti. In serata, le forze dell’ordine avevano ripreso parzialmente il controllo della zona, sebbene trattori e manifestanti continuassero a occupare alcune parti della città.

 

La protesta è coincisa con un vertice dei leader UE a Bruxelles, durante il quale è ripresa la discussione sull’accordo commerciale con il Mercosur, a lungo rinviato. Gli agricoltori di Belgio, Francia e altri Paesi membri temono che l’intesa favorisca importazioni agricole sudamericane a basso costo, penalizzando i produttori europei obbligati a rispettare standard ambientali e di benessere animale più severi.

 

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato che l’accordo con il Mercosur non verrà firmato questo fine settimana e che i negoziati sono stati posticipati al mese prossimo. I critici dell’intesa ritengono tuttavia che si tratti soltanto di una pausa temporanea e non di un definitivo cambio di rotta.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter


 

 

Continua a leggere

Più popolari