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Cancro

Come la Repubblica italiana ci ha dato una teoria alternativa sul cancro

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Ecco, puntuali, le celebrazioni politico-militari per l’istituzione della Repubblica italiana, senza neanche però un Silvio Berlusconi ad applaudire – felice, maschio, umano – le belle crocerossine.

 

Per Renovatio 21 si tratta di un’ulteriore occasione persa, come il 25 aprile, per festeggiare James Jesus Angleton, definito «madre della CIA» e per noi, volendo, «padre» dell’Italia postbellica. Per lui nemmeno un fiorellino, una menzione, un ricordo sbiadito, nulla: del resto il suo lavoro era proprio quello di stare nell’ombra.

 

Eh sì che negli ultimi tempi, con gli intellettuali filo-Trump che cercano di scrivere la storia del Deep State americano, la questione italiana è tornata alla ribalta: a galvanizzare George Kennan, principe della diplomazia USA (e arcinemico dell’idea della NATO), furono propri gli ottenimenti elettorali degli americani alle elezioni del dopoguerra italiano, che sancirono la vittoria di Washington sui sovietici dietro al PCI. Un modello, quello della sovranità limitata elettorale inflitta all’Italia, che Kennan disse doveva ripetersi in ogni parte del mondo, perché gli USA a questo punto avevano bisogno di una longa manus, un «dipartimento dei trucchetti sporchi» per mantenere la sua egemonia di superpotenza vincitrice.

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È qui, con i voti italiani a ridosso della fine del fascismo, che nasce la dottrina della plausible deniability che diverrà poi dogma della CIA fondata poco dopo: se ti beccano mentre sovverti un Paese, puoi sempre negare, la Casa Bianca deve uscire intonsa, più bianca del bianco. La dottrina della «negabilità plausibile» che è ancora oggi ben visibile, se pensiamo ai programmi usati per spiare gli stessi cittadini americani (perché trumpiani, no-vax, no-gender a scuola, pro-life etc.) magari fatti passare attraverso il GCHQ, il servizio di Intelligence informatica britannico, di modo da non infrangere, almeno non apertamente, la ridicola legge per cui la CIA non può operare su suolo americano. (Diteglielo alla famiglia Kennedy, mi raccomando).

 

E invece, niente: ogni 2 giugno bisogna ricordarsi, tra carrarmati e presidenti ingobbiti, di una vittoria al referendum che ha disinstallato la monarchia dal Paese – cacciando i Savoia, con tanto di discriminazione sessuale (solo gli eredi maschi). Intendiamoci: la fine del triste regno del Casato piemontese è una cosa giustissima, bellissima, e non potremmo essere più d’accordo, tanto che ci chiediamo per quali pressioni politiche sono stati fatti rientrare (una legge costruita… contro lo spirito arcaico di tutto il sistema repubblicano… per Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, cioè due persone?)

 

A questo punto però, visto che vogliono per forza che pensiamo alla storia, ho voglia di ricordarmi di un’altra conseguenza della Repubblica italiana, una ramificazione tragica ed enorme, drammatica e romantica, che viene direttamente dalla fine della monarchia in Italia: la teoria del dottor Hamer.

 

Renovatio 21 ne aveva parlato l’anno scorso quando perì il principe savoiardo che sarebbe stato, senza referendum, re d’Italia (aiuto!). Avevamo scritto un’articolo sulla scorta della bella serie documentaria della principessa Beatrice Borromeo, la cui madre è, per grande amicizia con una protagonista, coinvolta nella vicenda.

 

Il lettore forse conosce i fatti.

 

Il 17 luglio 1978, un gruppo di giovani benestanti di Roma (e oltre), tra cui i cosiddetti «pariolini» come Giovanni Malagò, oggi presidente del CONI, e Nicky Pende, chirurgo e noto playboy (cugino della giornalista Stella Pende), capace di conquistare donne ambite come Stefania Sandrelli, trascorre le vacanze in Sardegna. Nel gruppo ci sono anche diverse ragazze di famiglie agiate. Si tratta di un’allegra comitiva di ventenni e trentenni, ricchi e spensierati, che decidono di fare una traversata in barca verso l’isola di Cavallo, all’estremità meridionale della Corsica.

 

Prima della partenza, alcuni del gruppo incontrano in piazza una splendida ragazza che già conoscevano da Roma: Birgit Hamer. Birgit è in Sardegna in vacanza con la sua famiglia. Suo padre, Ryke Geerd Hamer, è un medico tedesco trasferitosi a Roma per promuovere i suoi brevetti chirurgici, tra cui il «bisturi di Hamer». La madre, Ursula, è anche lei medico, e la famiglia comprende altri tre figli: Ghunield, Berni e Dirk.

 

Dirk, 19 anni, frequenta la scuola tedesca di Roma, si dedica con passione all’atletica (si allena nei 400 metri con Pietro Mennea) e alla pittura. Birgit, che nel 1976 è stata Miss Germania e ha rappresentato il suo Paese a Miss Universo a Hong Kong, chiede al padre il permesso di unirsi al gruppo per l’escursione in barca. Il dottor Hamer acconsente, a patto che porti con sé il fratello Dirk.

 

 

Il gruppo, composto da circa trenta persone, parte su tre barche, immerso in un’atmosfera di entusiasmo e spensieratezza tipica dell’estate e della gioventù. L’isola di Cavallo, però, ha una peculiarità possibilmente scaturita dal referendum: è una sorta di enclave dominata da Vittorio Emanuele di Savoia, che vi possiede una villa dall’architettura insolita. A causa della legge, del resto, il Savoia e suo figlio non possono villeggiare in Italia, appena al di là del mare.

 

I giovani ormeggiano le barche davanti alla villa e scendono a terra per cenare in un ristorante sulla spiaggia. Qui hanno i primi contatti con il principe esiliato. Il gruppo è rumoroso e Vittorio Emanuele, infastidito, sembra aver pronunciato frasi come «italiani di merda vi ammazzo tutti», secondo alcuni testimoni, anche se non è chiaro se queste parole siano state dette durante la serata o in un momento successivo più drammatico. La frase, comunque, è significativa per chi aspira a essere il re degli italiani, e indica programmi per la popolazione tuttavia non dissimili da quelli poi portati avanti dalla Repubblica tra aborti, provette, vaccini.

 

A causa del mare agitato, i ragazzi sono costretti a passare la notte sull’isola. Alcuni dormono nella dinette delle barche, altri sul ponte, altri ancora sulla spiaggia. Qualcuno utilizza un gommone Zodiac sul pontile, che si scoprirà appartenere a Vittorio Emanuele.

 

A tarda notte, mentre tutti dormono, Vittorio Emanuele si sarebbe avvicinato alle barche ancorate armato di un fucile, successivamente identificato come «arma da guerra». Scoppia una lite con Pende e, durante lo scontro, parte un colpo che attraversa la barca e colpisce Dirk, addormentato, recidendo la sua arteria femorale.
Segue una tragedia. Dirk rimane senza cure per quattro ore prima di essere soccorso; in ospedale, per tentare di salvargli la vita, gli amputano una gamba. Nonostante gli sforzi, muore dopo mesi di sofferenze, con Birgit e la famiglia al suo fianco. Giornali e rotocalchi riportano il dramma della famiglia Hamer in ogni dettaglio.

 

Birgit Hamer porterà avanti una battaglia legale per 45 anni, e in questo lungo periodo assisteremo a ogni sorta di evento: armi che spariscono, confessioni che svaniscono, un processo a Parigi che, a circa dodici anni dai fatti, assolverà il principe. Su tutto aleggia un’ombra densa e impenetrabile: non è difficile ricordare che il Savoia era affiliato alla P2, con connessioni che, volendo, potevano raggiungere qualsiasi livello.

 

«Politica, aristocrazia e massoneria si mobilitarono per depistare il processo. Fu una farsa. Vittorio Emanuele è stato assolto. Si parlò di una seconda pistola, inesistente invece» dice oggi Birgit, ma mentre il suo lutto prende la forma di inesauste battaglie sui tribunali e sulla stampa, quello degli altri famigliari prende vie tremende, inaspettate.

 

Ursula, la madre, morirà di cancro al seno nel 1985. Il padre, il dottor Hamer, svilupperà invece un tumore subito dopo la morte del figlio: un carcinoma al testicolo, che gli verrà rimosso chirurgicamente.

 

La perdita di Dirk e il trauma del tumore sconvolgeranno profondamente non solo la vita di Hamer, ma anche il suo approccio alla medicina. Notando la comparsa del tumore poco dopo la tragedia, Hamer elabora una teoria personale: le malattie, definite da lui «conflitti biologici», avrebbero origine da traumi drammatici irrisolti, che impedirebbero la guarigione. Chiama questa teoria «Sindrome Dirk Hamer», basata sull’idea dello shock biologico.

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Successivamente, il dottor Hamer svilupperà le cosiddette «cinque leggi biologiche» e teorie controverse sulla cura delle malattie, come l’uso di batteri, considerati non dannosi ma utili alla guarigione, e sull’origine psicologica dei tumori.

 

Hamer inizia così a trattare pazienti che rifiutano le terapie oncologiche tradizionali, come la chemioterapia, considerata un dogma intoccabile. Questo lo porta a una vita che dire turbolenta è eufemistico: viene radiato dall’ordine dei medici, denunciato, condannato, incarcerato, arrestato più volte, diventa un fuggitivo, viene estradato e scappa di nuovo. Nel frattempo, visita pazienti in tutta Europa. I media europei parlano di una «setta», mentre lui registra il marchio Neue Germanische Medizin, «Nuova Medicina Germanica».

 

I tribunali lo accusano di esercizio abusivo della professione medica, e le authority indagano sui casi di pazienti trattati con il suo metodo, con denunce anche contro i medici che lo seguono. Alcuni pazienti muoiono – un destino che può capitare anche nei centri oncologici tradizionali, dove però la chemioterapia è indiscussa. Quando un paziente in chemioterapia muore, magari dopo mesi di trattamenti che lo hanno lasciato calvo e debilitato, spesso nei necrologi si ringrazia il «professore» di turno.

 

Hamer si rifugia in Norvegia, dove l’estradizione è più complicata poiché non è un Paese UE. Qui emergono accuse di antisemitismo: Hamer fa dichiarazioni contro gli ebrei e scrive una lettera al settimo e ultimo rebbe dei Chabad-Lubavitcher, il rabbino Menachem Mendel Schneerson (di cui un seguace aveva recentemente annunciato di voler uccidere Candace Owens, che aveva dichiarato sulla scorta di alcuni studi israeliani che il rabbì odiava i non-giudei), sostenendo che gli ebrei neghino le scoperte della Nuova Medicina Germanica, ma le usino in segreto per curarsi.

 

Non è tutto: Hamer viene accusato di negare l’Olocausto, lo sbarco sulla Luna e persino gli attentati dell’11 settembre, che secondo lui non sarebbero legati al terrorismo islamico. Gli viene contestato il reato di «incitamento all’odio razziale» ai sensi dell’articolo 130 del Codice Penale Tedesco. Di fatto, viene dipinto come un vero e proprio mostro, più demonizzato di Bin Laden, il cui nascondiglio era noto, mentre per Hamer i difensori della medicina oncologica mainstream temono che possa operare in qualche Paese europeo, supportato da una rete segreta di medici, pazienti e sostenitori. Brutta gente che rifiuta la chemio…

 

Hamer sosteneva di aver seguito oltre 30 mila casi. Non sappiamo, però, quale percentuale di questi pazienti sia morta in modo doloroso e quale, invece, possa essere effettivamente guarita. È d’obbligo ricordare che il dato non interessa soprattutto la medicina ufficiale, che reputa un sacrilegio la rinuncia da parte del paziente della chemioterapia. (Citofonare Di Bella)

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Il dottor Hamer muore a Sandefjord, vicino Oslo, nel 2017. Su Wikipedia potete vedere la scia di processi contro di lui e i dottori che promuovevano le sue teorie e il suo metodo, con relativa lista dei morti.

 

Qualcuno può dire che le teorie di Hamer non sono lontanissime da quello che molti, almeno una volta nella vita, anche senza aver mai sentito parlare del dottore tedesco, hanno pensato: l’idea secondo cui i tumori vengono da questioni psichiche, spirituali, sono psicosomatici, come tante altre malattie. La medicina ufficiale, che certo non può quantificare i problemi dello spirito (ma pretende di curarli con psicofarmaci assassini), sulle origini del cancro invece non ha una teoria condivisa.

 

Così, nel giorno dei soldati che salutano i politici, nel giorno della «democrazia» piombata dal cielo (sì, come Pippo, il bombardiere devastatore USA) sul nostro Paese, voglio tenere a mente questa bizzarra conseguenza dell’instaurazione della Repubblica, una ramificazione che tocca tanti destini, in drammi indicibili, e continuerà a farlo.

 

Strana, la vita. Strana, l’Italia.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine di Anthony Majanlahti via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

Cancro

Moderna avvia la sperimentazione del vaccino antitumorale a mRNA mentre gli esperti mettono in guardia sui rischi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Moderna sta sviluppando un vaccino a mRNA per pazienti affetti da tumori solidi in stadio avanzato o metastatico, ha annunciato la scorsa settimana l’azienda. Il prodotto è ancora nelle prime fasi della sperimentazione clinica di Fase 1, ma alcuni esperti avvertono già che l’iniezione potrebbe comportare dei rischi, tra cui quello di provocare la formazione di nuovi tumori.   Moderna sta sviluppando un vaccino a mRNA per pazienti affetti da tumori solidi in stadio avanzato o metastatico, ha annunciato la scorsa settimana l’azienda. Il prodotto è ancora nelle prime fasi della sperimentazione clinica di Fase 1, ma alcuni esperti avvertono già che l’iniezione potrebbe comportare dei rischi, tra cui quello di provocare la formazione di nuovi tumori.   In un comunicato stampa, Moderna ha affermato che l’mRNA-4200 si differenzia dagli altri vaccini contro il cancro in fase di sviluppo in quanto è concepito come una «terapia antigenica pronta all’uso» che può essere utilizzata su molti pazienti.   Secondo la casa farmaceutica, l’mRNA-4200 fornisce istruzioni alle cellule del corpo per produrre sette proteine ​​comunemente presenti nei tumori. L’obiettivo è aiutare il sistema immunitario a imparare cosa attaccare.

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La sperimentazione clinica valuterà l’mRNA-4200 da solo o in combinazione con Keytruda (pembrolizumab), un anticorpo monoclonale approvato per i pazienti oncologici, in un gruppo di partecipanti. L’altro gruppo riceverà una dose di mRNA-4106, un altro vaccino antitumorale a mRNA sviluppato da Moderna.   Complessivamente, 42 pazienti affetti da diversi tipi di tumori solidi, tra cui melanoma, tumore alla vescica, tumore alla cervice uterina, tumore al colon-retto, tumore allo stomaco e tumore alle ovaie, parteciperanno alla sperimentazione clinica.   David Berman, MD, Ph.D., responsabile dello sviluppo di Moderna, ha dichiarato in un comunicato che la sperimentazione clinica di mRNA-4200 riflette «l’impegno costante dell’azienda nell’ampliare il potenziale dell’immunoterapia oncologica al di là degli approcci a bersaglio singolo».   Tuttavia, diversi esperti medici e scientifici avvertono che l’mRNA-4200 potrebbe comportare rischi significativi per la salute pubblica, rischi che Moderna non ha ancora rivelato completamente perché non ha specificato quali siano le sette proteine ​​tumorali che il vaccino mRNA-4200 produrrà.   Secondo l’immunologa e biochimica Jessica Rose, Ph.D., «antigeni specifici non divulgati ostacolano una valutazione indipendente e completa» della sicurezza del prodotto. Ha definito «una cattiva idea» lo sviluppo di un vaccino antitumorale che potrebbe di per sé provocare la crescita di tumori.   Diversi altri esperti avvertono che il processo di sviluppo temporaneo di proteine ​​o frammenti proteici, comuni anche a molti tumori, potrebbe a sua volta provocare lo sviluppo di tumori, altre forme di cancro o altri rischi per la salute.

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La piattaforma mRNA è considerata «non sicura e inefficace»

Nel vaccino mRNA-4200, l’mRNA ha lo scopo di istruire alcune cellule a produrre temporaneamente proteine ​​comunemente associate ai tumori. Il sistema immunitario riconoscerebbe quindi e attaccherebbe le cellule associate a tali proteine.   Ma Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), ha avvertito che questo processo può a sua volta portare al cancro. Ha affermato:   «Sembra – ed è – controintuitivo promuovere una terapia contro il cancro che a sua volta causa il cancro. Esistono diversi modi in cui la tecnologia a mRNA può favorire lo sviluppo del cancro, e si è osservato un aumento senza precedenti di tumori aggressivi in ​​tutto il mondo dall’introduzione del vaccino a mRNA contro il COVID-19».   «L’immunosoppressione innata, gli acidi nucleici esogeni e i contaminanti specifici in grado di replicarsi nei mammiferi presenti nelle fiale del vaccino anti-COVID sono già stati collegati al cancro, e presumibilmente nessuno di questi elementi cambierebbe in una nuova formulazione».   Altri scienziati hanno affermato che la crescita cellulare innescata dal vaccino mRNA-4200 di Moderna potrebbe non rimanere confinata in una sola parte del corpo o non mantenersi a livelli tali da consentire al sistema immunitario di contrastarla. Per questo motivo, l’analista Jon Fleetwood ha dichiarato che lo studio clinico di Moderna solleva «evidenti interrogativi sulla sicurezza e sul consenso informato».   Fleetwood ha citato due studi recenti: uno pubblicato nel 2021 sul Journal of Extracellular Vesicles e una revisione del 2023 sulla rivista Pharmaceutics. Gli studi indicano che le cellule che producono una proteina bersaglio possono rilasciare vescicole extracellulari – particelle delimitate da membrana – che potrebbero trasportare tale proteina al di fuori delle cellule e oltre la sede di destinazione nell’organismo.   La farmacologa e biologa Hélène Banoun, Ph.D., ha affermato che tutte le terapie antitumorali che prevedono l’immunizzazione del paziente contro gli antigeni presenti sulle cellule tumorali comportano dei rischi. Ha dichiarato:   «Le cellule mutanti resistenti agli anticorpi diretti contro specifiche proteine ​​tumorali acquisiranno un vantaggio competitivo e prolifereranno. Dopo un certo periodo di tempo, il tumore sfuggirà agli effetti della terapia mirata».   «Questo è ciò che generalmente accade con questo tipo di terapia: si osserva una riduzione del tumore per alcune settimane o mesi, dopodiché la crescita del tumore riprende se il paziente non è riuscito a eliminarlo completamente».   Per gli enti regolatori, tuttavia, la differenza relativa nei tassi di sopravvivenza è in genere «sufficiente perché le autorità sanitarie approvino questo tipo di terapia», ha affermato Banoun.   Secondo Banoun, mRNA-4200 è un esempio di prodotto di terapia genica, e tali prodotti sono stati collegati all’insorgenza del cancro.   «Uno degli effetti collaterali attesi, da monitorare con particolare attenzione con le GTP, è l’induzione di tumori, il che è paradossale per un trattamento destinato a curare il cancro», ha affermato Banoun.   Per i prodotti di terapia genica, è importante «studiare nello specifico la loro biodistribuzione all’interno del corpo del soggetto trattato e la loro escrezione nell’ambiente», ha affermato Banoun. Tuttavia, la sperimentazione clinica di Moderna «non include queste indagini», almeno stando alle informazioni disponibili al pubblico. Rose si è detta d’accordo. Ha affermato che prodotti come mRNA-4200 «rappresentano strategie “pan-tumorali”» intese a colpire il cancro in modo ampio, e che questo tipo di terapie comporta un rischio perché «la stessa piattaforma di nanoparticelle lipidiche e mRNA si è dimostrata pericolosa e inefficace» nei vaccini contro il COVID-19.

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La riprogrammazione del sistema immunitario comporta il rischio di indurre malattie autoimmuni.

Nei vaccini a mRNA contro il COVID-19, le nanoparticelle lipidiche (LNP) veicolano l’mRNA alle cellule umane. Tuttavia, è stato riscontrato che le LNP trasferiscono quantità eccessive di mRNAproteina spike e contaminanti del DNA ad altre cellule e in tutto il corpo, anche al di fuori dell’area di trattamento prevista.   Rose ha affermato che tra i potenziali eventi avversi figurano le malattie autoimmuni e il rilascio di citochine, una condizione in cui il corpo rilascia troppe proteine ​​di segnalazione immunitaria troppo rapidamente, causando una risposta immunitaria eccessiva che può danneggiare tessuti e organi sani.   Secondo Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, «Riprogrammare il sistema immunitario comporta sempre il rischio di indurre malattie autoimmuni».   «Esiste un gruppo di proteine ​​che sono spesso presenti sulle cellule cancerose. Le chiamiamo antigeni tumorali. Se si riesce a istruire il sistema immunitario a distruggere le cellule che esprimono queste proteine, il cancro potrebbe essere sconfitto dalle difese naturali» ha aggiunto.   Tuttavia, «una persona affetta da cancro avrà un rapporto rischio-beneficio drasticamente diverso»ì rispetto a una persona sana», ha affermato Jablonowski. «Moderna non ha mai ammesso un’eccessiva contaminazione da DNA nei vaccini contro il COVID-19, né una contaminazione da DNA all’interno delle nanoparticelle lipidiche (LNP), né il fallimento della DNasi [che degrada il DNA extracellulare] nel degradare tale contaminazione».

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Gli esperti mettono in guardia dal rischio di perdita di peso

Fleetwood ha scritto che ci sono anche dubbi sul fatto che il vaccino mRNA-4200 «o i suoi prodotti possano essere rilasciati dal ricevente originale ad altri attraverso esosomi o vescicole extracellulari nei fluidi corporei escreti».   Banoun ha concordato. Gli esosomi «possono passare nei fluidi corporei ed essere espulsi», ha affermato, un processo che è stato osservato con i vaccini a mRNA contro il COVID-19.   «Questo è ciò che accade con gli mRNA anti-COVID, che passano nel latte materno e probabilmente anche in altri fluidi corporei. È quindi teoricamente possibile che questi prodotti possano essere trasmessi ad altri individui attraverso il rilascio di sostanze», ha affermato Banoun.   Hooker ha affermato di dubitare che Moderna terrà conto dei noti problemi di sicurezza relativi alla tecnologia mRNA nelle sue sperimentazioni cliniche per i vaccini antitumorali a mRNA.   «Dubito che qualsiasi studio clinico sui vaccini antitumorali a mRNA tenga conto di tali problematiche, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze a lungo termine di queste iniezioni».   «Purtroppo, abbiamo un intero settore che nega e/o mente sui pericoli della tecnologia mRNA, e l’inevitabile sviluppo di nuovi tipi di terapie e profilassi porterà con sé gli effetti collaterali delle iniezioni originali e potrebbe persino causare danni maggiori».   Il vaccino mRNA-4200 è uno dei diversi vaccini antitumorali a mRNA che Moderna sta sperimentando.   All’inizio di quest’anno, un vaccino antinfluenzale a mRNA della Moderna ha ricevuto l’approvazione unanime da un comitato della Food and Drug Administration (FDA) statunitense per la potenziale approvazione per gli adulti di età pari o superiore a 50 anni, nonostante le preoccupazioni sulla sicurezza e la bassa efficacia.   Le preoccupazioni relative alla sicurezza della tecnologia mRNA hanno indotto un gruppo di scienziati a presentare lo scorso anno una petizione alla FDA per la sospensione o il ritiro dal mercato dei prodotti a base di mRNA.   Michael Nevradakis Ph.D.   © 20 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Immagine di Governor Tom Wolf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Cancro

L’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che, entro il 2050, i nuovi casi di cancro a livello globale raddoppieranno e che la malattia colpirà in qualche modo oltre il 90% della popolazione mondiale. Sulle ragioni di questo aumento, chissà perché, non si danno spiegazioni, né si fanno supposizioni.

 

In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, l’agenzia onusiana ha affermato che il cancro rimane la seconda causa di morte al mondo dopo le malattie cardiovascolari, mietendo oltre 26.000 vittime al giorno. Si stima che attualmente si registrino quasi 10 milioni di decessi e 20,6 milioni di nuovi casi all’anno, avvertendo che senza interventi urgenti la cifra salirà a 35 milioni entro il 2050. Si prevede che una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della propria vita, e il tumore al polmone rimane la forma più letale.

 

Nonostante i rapidi progressi nel trattamento, l’OMS afferma che la sopravvivenza dipende sempre più dal luogo di residenza dei pazienti e dalle loro condizioni economiche. Secondo le stime, la sopravvivenza a cinque anni per i tumori al seno e infantili supera l’85% nei paesi ad alto reddito, ma scende al di sotto del 45% nelle nazioni a basso reddito.

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Ventitré Paesi non dispongono di strutture per la radioterapia, due terzi non includono la cura del cancro nella copertura sanitaria universale e i costi dei trattamenti costringono fino al 90% dei pazienti in alcune regioni ad abbandonare le cure. Complessivamente, almeno il 45% dei pazienti si trova in difficoltà finanziarie, il che rende il cancro una delle principali cause di bancarotta medica a livello mondiale.

 

L’agenzia stima che, se le tendenze attuali dovessero persistere, entro il 2050 il cancro colpirà il 92% della popolazione mondiale in qualche momento della propria vita, sia per diagnosi personale che per quella di un parente stretto. L’OMS ha esortato i governi, le organizzazioni internazionali e il settore privato ad adottare un approccio «centrato sulla persona», integrando i servizi oncologici, dalla prevenzione alla diagnosi e al trattamento, nella copertura sanitaria universale, rafforzando il sostegno ai pazienti e ai loro familiari e garantendo che la ricerca e l’innovazione amplino l’accesso alle cure.

 

Come riportato da Renovatio 21, un medesimo allarme era stato lanciato ancora lo scorso settembre, in uno studio pubblicato su The Lancet che prevedeva che entro il 2050 i decessi annuali per cancro cresceranno di circa il 75%.

 

Né gli allarmi istituzionali né gli studi degli scienziati prendono in considerazione che le vaccinazioni COVID possano aver avuto un effetto cancerogeno massivo, un pensiero che, per quanto esorcizzato dall’establishment, trova sempre più spazio nella discussione pubblica e persino in nicchie scientifiche.

 

Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa ricercatori italiani hanno pubblicato le ricerche riguardo alla possibile correlazione tra siero COVID e aumento dei tumori. A inizio anno il dottore miliardario Patrick Soon-Shiong, chirurgo dei trapianti e proprietario del quotidiano Los Angeles Times, aveva spiegato in un’intervista come la proteina spike del COVID, persistente nell’organismo delle persone sia a causa del virus sia a causa delle iniezioni di mRNA, stia contribuendo a diagnosi di cancro senza precedenti.

 

Malgrado gli sforzi dei cosidetti fact-checker, la questione dei turbocancri oramai ha raggiunto oramai un alto grado di consapevolezza pubblica.

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Come riportato da Renovatio 21, il fenomeno dei cosiddetti «turbocancri» sta creando vaste domande nei medici che osano ancora porsene, mentre è ignorato completamente dai rapporto istituzionali come quelli dell’OMS sull’aumento dell’incidenza dei tumori anche nei giovani.

 

Secondo una riflessione apparsa su The Defender, il fenomeno dei turbocancri diventerà talmente pervasivo da essere innegabile al punto che per farlo accettare non sarà nemmeno più necessario da parte delle autorità sanitarie e politiche l’uso della Finestra di Overton.

 

In realtà, quello del COVID potrebbe non essere stato il primo evento tumorogeno globale della storia recente: in molti puntano il dito sull’SV40, un virus finito nel vaccino polio tramite le cellule di rene di scimmia utilizzate per la produzione del siero e accusato da varie ricerche negli ultimi decenni di essere cancerogeno al punto da ipotizzare una correlazione tra la vaccinazione polio di massa e l’aumento dei casi di cancro in tutto il pianeta dalla seconda metà del XX secolo.

 

Come notato da Renovatio 21, è sorprendente come lo scorso anno sia stato dimostrato come il virus SV40, che si pensava archiviato con la fine della sierizzazione della polio, sia comparso pure nel vaccino Pfizer COVID.

 

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Cancro

Le iniezioni contraccettive Pfizer avrebbero causato tumori al cervello in decine di donne: cause legali

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Almeno 40 donne in Scozia sono state colpite da tumori cerebrali a causa delle iniezioni contraccettive Depo-Provera della Pfizer, secondo quanto rivelato dagli avvocati, e il numero è in aumento. Lo riporta LifeSite.   Le cause intentate in Scozia rappresentano solo una piccola parte dei casi a livello globale di donne che citano in giudizio la Pfizer per tumori cerebrali causati dal Depo-Provera, che spesso provocano effetti devastanti e lasciano deturpazioni permanenti. Negli Stati Uniti, un contenzioso multidistrettuale (MDL) sui tumori cerebrali da Depo-Provera conta attualmente 1.752 casi pendenti.   Le donne stanno soffrendo di perdita della vista, occhi sporgenti, epilessia, mal di testa e altri danni a seguito dell’uso prolungato di un’iniezione contraccettiva sui cui effetti collaterali, a loro dire, non sono mai state adeguatamente informate.

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«Non si può immettere sul mercato un dispositivo medico equivalente a una bomba atomica, apporre un’avvertenza e pensare di farla franca», ha dichiarato a SkyNews Patrick McGuire dello studio legale Thompsons Solicitors, che rappresenta le donne scozzesi nella causa.   «La questione è molto più complessa. Il prodotto non era sicuro. Gli avvertimenti non erano chiari. E le donne hanno subito lesioni gravissime. Hanno diritto a un risarcimento», ha affermato. L’avvocato ha dichiarato alla testata locale Edinburgh Live che il caso a livello nazionale è uno di quelli a più rapida crescita che abbia mai visto.   Il Daily Record è stato il primo a riportare che uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2024 ha rilevato che l’uso prolungato di Depo-Provera causa un aumento del rischio di sviluppare meningiomi cerebrali.   «Dalla pubblicazione dell’inchiesta del Daily Record, abbiamo avuto migliaia di interazioni sulle piattaforme social di Thompsons Scotland e centinaia di richieste telefoniche. Questo ha portato all’avvio di 40 procedimenti, ma tale numero aumenterà senza dubbio, dato che il mio team sta valutando molti altri casi», ha dichiarato McGuire.   «Siamo ancora nelle fasi iniziali di questa class action, ma è evidente che il Depo-Provera è implicato in terribili effetti collaterali sulla salute di molte donne in tutta la Scozia. Si tratta di una delle azioni legali in più rapida crescita che abbia mai visto».   Una delle persone colpite, Kirsty Moore, che si sottoponeva al vaccino da oltre 20 anni, ha scoperto di avere un tumore nel 2021 dopo aver sofferto di mal di testa e gonfiore all’occhio destro. Da allora si è sottoposta a quattro interventi chirurgici per rimuovere il meningioma, che si sta sviluppando sul nervo ottico.   Tuttavia, il tumore ha continuato a crescere dopo questi interventi chirurgici. Moore sta ora tentando un ciclo di radioterapia «estenuante» della durata di sei settimane per cercare di arrestarne la crescita.   «È sconvolgente e non dubito che molte altre donne si faranno avanti col passare del tempo. Spero che questi numeri incoraggino le autorità a vietare il vaccino in Scozia», ha dichiarato a Edinburgh Live.   Un’altra donna scozzese, Lindsay Tinney, una madre di quattro figli di 50 anni, è rimasta epilettica a causa di un tumore dopo un intervento chirurgico al cervello durato 10 ore per rimuovere il meningioma, che al momento della scoperta aveva le dimensioni di una pallina da tennis. Ha assunto Depo-Provera per sette anni.

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Le cause intentate contro la Pfizer lamentano che il colosso farmaceutico non abbia avvertito gli utilizzatori di Depo-Provera del rischio di meningiomi in seguito a un uso prolungato. Negli ultimi decenni, l’azienda farmaceutica è stata oggetto di numerose cause legali di rilievo, tra cui una intentata in Texas nel 2023 per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia dei suoi vaccini contro il COVID-19 e per aver tentato di soffocare le critiche pubbliche al farmaco sperimentale.   In passato l’attuale segretario della Sanità americana Robert F. Kennedy jr. si è riferito a Pfizer, insieme ad altri produttori di vaccini, come a «criminali seriali condannati». Nel gennaio 2020, è stata intentata una class action «che accusava Pfizer di aver nascosto il fatto che Zantac contiene una sostanza cancerogena», come riportato da Becker’s Hospital Review.   Nel 2009, la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari, «il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia del dipartimento di Giustizia», secondo il dipartimento stesso, per aver promosso illegalmente farmaci per usi non autorizzati o a dosaggi non approvati.

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