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Ciò che ha ucciso George Floyd e che sta uccidendo l’America tutta

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In settimana si è consumato il processo a Derek Chavin, il capro espiatorio supremo degli USA in preda ad all’isteria razziale programmata.

 

Chauvin, preso a simbolo del «razzismo sistemico» della Polizia e del Paese tutto in tutta la sua storia ed in ogni suo angolo, non poteva che essere condannato. Questo nonostante il «razzista» Chauvin avesse una moglie asiatica, e soprattutto nonostante l’incontrovertibile filmato, visto per la prima volta in tribunale, dove pare chiaro che lo stesse immobilizzando con il ginocchio puntato sulla spalla, e non sulla gola come invece credono di aver visto tutti.

 

Chauvin andava sacrificato per un bene più grande: evitare l’ennesima rivolta razziale negli USA

Erano già emerse prove filmate che il Floyd aveva cominciato a proferire le sue ultime parole famose, «I can’t breath» molto prima che fosse schiacciato a terra

 

Chauvin andava sacrificato per un bene più grande: evitare l’ennesima rivolta razziale negli USA. La filosofia politica che guida il mondo ora è, a qualunque latitudine, l’utilitarismo: cioè la possibilità di sacrificare una parte al fine di assicurare il maggior godimento alla maggiore porzione della collettività. Questo principio disumano, come è evidente oggi nel caso dei vaccini e dei loro danni «tollerati» per il bene più grande della società, non è oramai neppure dissimulato.

 

Del resto, la prospettiva dello scoppio della violenza nera nelle strade era evidente.

 

Se qualcuno si è perso le indegne violenze scatenate dalla torma razzista di Black Lives Matter (una formazione, come abbiamo dettagliato, legata a Soros ma anche alla campagna Biden con il dubbio che prendano danaro pure dalla Cina) può tranquillamente rovistare nella memoria storica del 1992, quando vennero assolti i poliziotti filmati mentre pestavano il nero Rodney King. Fuoco fiamme, zone di Los Angeles fuori controllo, negozi saccheggiati (soprattutto quelli di televisori , notava lo scrittore William Gibson: quelli che vendevano Mac e PC rimasero intonsi).

Secondo l’autopsia, nel suo cuore, Floyd aveva nel suo corpo mentanfetamine, THC (marijuana) e fentanyl

 

Qualcuno ipotizzò pure che l’assoluzione di O.J. Simpson, campione di football ed attore hollywodiano accusato di aver trucidato la bionda moglie e il suo amante, potesse essere dettata dal ricatto di una probabile ulteriore rivolta razziale – questo nonostante anche una vasta parte della popolazione nera può ritenere O.J. colpevole.

 

Quindi, Chauvin andava immolato per placare il Moloch razziale, un demone che si fa ogni settimana più famelico ed irrazionale. Qualsiasi prova avessero portato i difensori, probabilmente non sarebbe servito a niente.

 

Gli esperti hanno convenuto che la quantità di fentanyl trovata nel sangue di Floyd era molto alta, a 11 nanogrammi per millilitro

Di fatto, erano già emerse prove filmate che il Floyd, peraltro pregiudicato per crimini assai odiosi (entrò in casa di una donna incinta e le puntò una pistola sul ventre per rapinarla) aveva cominciato a proferire le sue ultime parole famose (è il caso di dirlo) «I can’t breath», io non respiro, molto prima che fosse schiacciato a terra.

 

Nei video in cui venne estratto dalla macchina diviene chiaro che il Floyd era in istato di alterazione totale, e proprio l’assunzione di droga probabilmente lo faceva urlare, da subito, che gli mancava il respiro – non il ginocchio di Chauvin, peraltro posato sulla spalla, non sulla trachea.

 

 

Il fentanyl, che in italiano chiamano anche fentanil o fentaile, è una droga potentissima. Esso è 100 (cento) volte più potente della morfina. La quantità necessaria per avere effetti, di sballo o di morte, sul corpo di una creatura è esprimibile in microgrammi

 

Secondo l’autopsia, nel suo cuore, Floyd aveva nel suo corpo mentanfetamine, THC (marijuana) e fentanyl – parrebbe essere risultato positivo anche al SARS-CoV-2, ma in questa vicenda non è stato considerato come causa di morte, probabilmente unico caso al mondo.

 

Tuttavia è del fentanyl che bisogna parlare. Gli esperti hanno convenuto che la quantità di fentanyl trovata nel sangue di Floyd era molto alta, a 11 nanogrammi per millilitro. Secondo la Divisione di Tossicologia Medica della Rutgers Medical School del New Jersey, tale quantità è sufficiente da causare una overdose fatale in qualcuno che assume il farmaco per la prima volta.

 

«In combinazione con il tratto falciforme e le sue condizioni cardiache preesistenti, l’uso del signor Floyd di fentanil e metanfetamina molto probabilmente lo ha ucciso», ha scritto Eric J. Nelson, l’avvocato dell’agente Chavin, in una dichiarazione depositata in  tribunale del 28 agosto chiedendo senza successo l’archiviazione delle accuse contro il suo assitito.

 

«Aggiungere fentanil e metanfetamina ai problemi di salute esistenti del signor Floyd equivaleva ad accendere una miccia su una bomba».

 

Questa versione, che per rasoio di Occam sembra la più semplice e veritiera, è stata rigettata, prima che dai tribunali, dalla stampa americana.

Negli ultimi 30 anni le prescrizioni di antidolorifici a base di oppioidi, in particolare, il farmaco analgesico a rilascio lento Oxycontin, sono aumentate esponenzialmente, facendo diventare dipendenti milioni di persone

 

«Il fentanyl uccide chiudendo la parte del cervello che controlla la respirazione. Il respiro rallenta, poi si ferma, seguito dal cuore» ammette il Washington Post, tuttavia nei suoi articoli virgoletta serie di esperti che negano che si possa essere trattata di una overdose».

 

Lo sappiamo che, ora più che mai, la stampa, americana come italiana mente. Mente sempre, su tutto: un caso così delicato non può essere risparmiato dalla mostruosa campagna di distorsione della realtà che abbiamo già visto con il COVID e con le elezioni presidenziali.

 

Il fentanyl, che in italiano chiamano anche fentanil o fentaile, è una droga potentissima, un oppioide sintetico che toglie il dolore e dà un senso di euforia. Esso è 100 (cento) volte più potente della morfina. La quantità necessaria per avere effetti, di sballo o di morte, sul corpo di una creatura è esprimibile in microgrammi. 0.03 milligrammi di fentanyl al chilo sono la dose letale conosciuta per le scimmie. Cioè, meno di 5 milligrammi (non grammi, millesimi di grammo) sono in grado di uccidere un gorilla da 160 chili.

 

È qui, nella domanda disperata di questo popolo stremato dalla dipendenza, che ha cominciato a trovare spazio il fentanyl: una droga soddisfacente per i tossici, grazie all’incredibile e pericolosissima efficacia, e al contempo assai facile da contrabbandare, perché per ogni dose, per ogni carico, bastano quantità microscopiche che possono essere nascoste ovunque

Il fentanyl è un flagello senza precedenti negli USA. Esso si ritaglia un ruolo principale nella più grande emergenza sanitaria che vivono gli USA: la cosiddetta «crisi degli oppioidi». È considerato l’oppioide sintetico a cui attribuire lo spaventoso, catastrofico aumento del tasso di mortalità per overdose negli Stati Uniti negli ultimi anni. Non provate a dire che il COVID è più letale: come riportato da Renovatio 21, a dicembre 2020 il CDC stabilì che i morti per overdose da oppioide supervano quelli di COVID-19.

 

Il meccanismo socio-sanitario di questo inferno, in pratica, è più o meno questo: a causa del marketing aggressivo – con una grande «mano» data dalla classe medica e dal loro ordine – perpetrato da Big Pharma (un nome in particolare: la Purdue Pharma della ultramiliardaria famiglia Sackler, ma nel caso è coinvolta anche la Johnson&Johnson) negli ultimi 30 anni le prescrizioni di antidolorifici a base di oppioidi, in particolare, il farmaco analgesico a rilascio lento Oxycontin, sono aumentate esponenzialmente, facendo diventare dipendenti milioni di persone.

 

La dipendenza di tutta questa gente, che talvolta si era recata dal dottore solo per un mal di schiena, si tramutava così in overdosi o in atteggiamenti criminali: alla ricerca di una dose soddisfacente, molti mollano il farmaco (che non viene dato in quantità che rimangono appaganti per il drogato) e vanno in strada alla cerca di surrogati come l’eroina, che, come abbiamo visto, ha una sua probabile solida rotta segreta provieniente dall’Afghanistan sotto la ventennale occupazione americana.

 

È qui, nella domanda disperata di questo popolo stremato dalla dipendenza, che ha cominciato a trovare spazio il fentanyl: una droga soddisfacente per i tossici, grazie all’incredibile e pericolosissima efficacia, e al contempo assai facile da contrabbandare, perché per ogni dose, per ogni carico, bastano quantità microscopiche che possono essere nascoste ovunque.

 

Il Fentanyl ha già fatto i suoi morti famosi: Prince, il geniale cantante testimone di Geova di Minneapolis, morì di una overdose di fentanile. Così come Michelle McNamara, famosa scrittrice di crimine che ha contribuito a risolvere il vecchio caso di un serial killer stupratore della California, morta di overdose in casa dove viveva in apparenza tranquillamente con la figlia e il marito attore Patton Oswalt.

«Stiamo assistendo a un drammatico aumento dei sequestri di fentanyl quest’anno fiscale, oltre il 360 per cento in più rispetto allo scorso anno»

 

Il fiume di Fentanyl che entra negli USA, nonostante il problema sia noto e dichiarato da Trump presidente come «calamità nazionale», non ha accennato a fermarsi nemmeno durante i lockdown.

 

La quantità di fentanil sequestrata mentre attraversava il confine meridionale durante i primi 5 mesi dell’anno fiscale 2021 è già superiore a tutto l’anno fiscale 2020, dicono le statistiche di Customs and Border Protection (CBP).

 

Il CBP ha sequestrato più di 5.000 libbre di fentanyl dal 1° ottobre 2020, ha dichiarato il Commissario ad interim del CBP Troy Miller durante una conferenza stampa dello scorso 10 marzo.

 

«Dal 2013, la Cina è stata la principale fonte del fentanyl che ha inondato il mercato delle droghe illecite degli Stati Uniti (…) alimentando l’epidemia di droga più mortale nella storia degli Stati Uniti»

«Stiamo assistendo a un drammatico aumento dei sequestri di fentanyl quest’anno fiscale, oltre il 360 per cento in più rispetto allo scorso anno», ha detto Miller.

 

«I sequestri di droga a livello nazionale sono aumentati del 50% a febbraio da gennaio».

 

Il fentanyl può provenire da laboratori in Messico che utilizzano sostanze chimiche fornite dalla Cina. Altre volte, pare che il fentanyl arrivi direttamente negli USA dalla Cina, addirittura tramite ordini che è possibile piazzare online. I cartelli messicani possono produrre fentanyl, ma la materia prima o il prodotto già pronto arriva decisamente dalle coste cinesi.

 

«Dal 2013, la Cina è stata la principale fonte del fentanyl che ha inondato il mercato delle droghe illecite degli Stati Uniti (…) alimentando l’epidemia di droga più mortale nella storia degli Stati Uniti. Sia l’amministrazione Obama che quella Trump hanno dedicato un significativo capitale diplomatico per convincere la Cina a reprimere la fornitura di fentanyl dalla Cina agli Stati Uniti, con la Cina che ha finalmente annunciato nell’aprile 2019 che la produzione, la vendita e l’esportazione di tutti i farmaci di classe fentanyl sono vietate, ad eccezione delle aziende autorizzate a cui il governo cinese ha concesso licenze speciali» scrive un saggio della Brookings Institution intitolato Fentanyl and geopolitics: Controlling opioid supply from China.

Diventa chiaro a tutti che il fentanyl è, nelle mani cinesi, una vera arma biologica lanciata sulla società americana. Uno strumento geopolitico, una bomba che uccide la popolazione avversaria e ne disgrega la società

 

«Nonostante il fatto che la Cina sia orgogliosa di avere una forte posizione e reputazione antidroga – scriveva nel suo essay Vanda Felbab-Brown – è altamente improbabile che la Cina inizi una cooperazione antidroga con gli Stati Uniti (…) a meno che non inizi a sperimentare la propria epidemia di oppioidi sintetici. Inoltre, il significativo deterioramento delle relazioni USA-Cina potrebbe minare ulteriormente la volontà della Cina di applicare diligentemente il nuovo regolamento sul fentanyl».

 

In poche parole, diventa chiaro a tutti che il fentanyl è, nelle mani cinesi, una vera arma biologica lanciata sulla società americana. Uno strumento geopolitico, una bomba che uccide la popolazione avversaria e ne disgrega la società.

 

Donald Trump lo aveva capito e, come sempre, non faceva mistero del suo pensiero, per quanto spiacevole e poco diplomatico. Nell’agosto 2019, riporta Reuters, il presidente Trump accusò l’omologo cinese Xi Jinping di aver fallito nel fermare le esportazioni di fentanyl verso gli USA.

 

«Il mio amico presidente Xi ha detto che avrebbe fermato la vendita di fentanyl agli Stati Uniti – questo non è mai accaduto e molti americani continuano a morire», scrisse Trump in un tweet.

«Il mio amico presidente Xi ha detto che avrebbe fermato la vendita di fentanyl agli Stati Uniti – questo non è mai accaduto e molti americani continuano a morire», scrisse Trump in un tweet

 

«Stiamo perdendo migliaia di persone a causa del fentanyl», ha poi detto ai giornalisti.

 

Quanta sincerità, quanta verità immediata, priva di filtri, erano nelle parole e nelle azioni di Donald, che, per motivi sui quali si interrogano ancora in molti, era in grado di sintonizzarsi, lui miliardario nuovayorchese, con l’americano medio di ogni Stato dell’Unione. C’è del resto un pattern, sottolineato anche in un libro di grande successo, The Hillbilly Elegy (in italiano Elegia americana), poi divenuto un film per Netflix: vi sono interi Stati che si reggevano sull’industria (metalmeccanica, siderurgica, etc.) che, finiti nella disoccupazione a causa delle delocalizzazioni industriali in Cina, piombavano nella dipendenza degli oppioidi.

 

Tra la Cina e i drogati americani, insomma, c’era un doppio legame: la Cina ha portato via loro il lavoro; la Cina ha inondato le loro strade con fiumi di narcotici per dimenticare la loro nuova miseria – il tutto grazie al tradimento di una classe dirigente politica, industriale e medica completamente corrotta. Non sorprenderà nessuno sapere che statisticamente sono questi Stati che hanno votato in massa per Donald Trump nel 2016, e lo hanno probabilmente rivotato anche nel 2020.

Tra la Cina e i drogati americani, insomma, c’era un doppio legame: la Cina ha portato via loro il lavoro; la Cina ha inondato le loro strade con fiumi di narcotici – il tutto grazie al tradimento di una classe dirigente politica, industriale e medica completamente corrotta

 

Quindi, tornando da capo: siamo sicuri di sapere cosa ha ucciso George Floyd? Siamo sicuri che il colpevole sia il poliziotto?

 

Siamo sicuri di aver compreso la portata dell’attacco che è stato portato alla società americana, e, a breve, anche a quella europea ed italiana?

 

 

 

 

 

 

 

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Armi biologiche

Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale

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Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.

 

Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.

 

Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.

 

Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.

 

L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.

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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.

 

«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.

 

Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.

 

Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.

 

Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.

 

La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.

 

Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.

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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.

 

Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.

 

Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».

 

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Armi biologiche

Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Martedì l’amministrazione Trump ha varato una direttiva per porre fine alla ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze biologiche, che include il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione». La ricerca di acquisizione di funzione «potenzialmente» pericolosa sarà consentita previa una revisione più rigorosa rispetto a quanto richiesto in precedenza.   L’amministrazione Trump ha reso pubblico martedì una direttiva che limita la ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche, includendo il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione», come annunciato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) in un comunicato stampa.   Questa politica fa seguito all’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del maggio 2025, che imponeva al governo statunitense di sospendere temporaneamente le ricerche pericolose che prevedono un aumento di funzione . All’epoca, i National Institutes of Health (NIH) e altre agenzie interruppero i progetti di ricerca che potevano rientrare in tale definizione.   La direttiva è stata resa pubblica mentre la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti si preparava a interrogare oggi il dottor Anthony Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sul suo possibile ruolo nelle origini del COVID-19.

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La ricerca di tipo «gain-of-function», che aumenta la trasmissibilità o la virulenza dei virus, è spesso utilizzata nello sviluppo dei vaccini. È proprio questo tipo di ricerca, condotta presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, che ha portato alla teoria secondo cui il virus responsabile del COVID-19 sarebbe stato sviluppato in laboratorio e successivamente fuoriuscito.   La ricerca condotta presso il laboratorio di Wuhan, che ha coinvolto scienziati sia statunitensi che cinesi, è stata parzialmente finanziata dal NIAID sotto la direzione di Fauci.   La nuova politica dell’amministrazione vieta il finanziamento federale di tali ricerche sia a livello nazionale che internazionale e istituisce una revisione indipendente per alcune tipologie di ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche.   Secondo il comunicato stampa, il provvedimento limita anche i finanziamenti federali per la ricerca condotta in paesi e istituzioni che non dispongono di standard adeguati di biosicurezza e biocontenimento.   Secondo il comunicato stampa, la politica consente comunque la «ricerca biomedica critica», compreso lo sviluppo di contromisure mediche, come vaccini, terapie e diagnostica, «nel rispetto di rigorose garanzie di sicurezza».   «Il governo federale ha il dovere di proteggere il popolo americano, non di finanziare ricerche che potrebbero metterlo a rischio», ha dichiarato il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., il cui libro, The Wuhan Cover-up («l’insabbiamento di Wuhan»), includeva prove del fatto che Fauci avesse condotto e finanziato pericolose ricerche di tipo gain-of-function, che hanno portato alla fuga di materiale biologico dal laboratorio contenente il COVID-19.   «Oggi poniamo fine al sostegno federale alla pericolosa ricerca sul guadagno di funzione e sostituiamo la debole supervisione con garanzie chiare e applicabili», ha affermato Kennedy.

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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.

In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia.   «La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto.   La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato».   Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)».   DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti.   La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente.   Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione.   La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio.   Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni.   Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi.   Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.

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Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa

La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi.   I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio.   Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche.   Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.   Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche.   L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio.   La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche.   La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti.   Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.

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Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense a rischiose ricerche sul guadagno di funzione.   La notevole quantità di prove rese pubbliche in seguito, che indicano un’origine in laboratorio, ha portato la commissione del Congresso, insieme all’FBI, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, alla Defense Intelligence Agency e alla CIA, a concludere che il virus molto probabilmente è sfuggito da un laboratorio.   Le prove sempre più numerose hanno infine spinto testate giornalistiche di rilievo, tra cui il New York TimesVanity Fair e ProPublica, a pubblicare inchieste a sostegno di questa teoria.   Nell’udienza odierna con Fauci, il senatore Rand Paul ha dichiarato: «la decisione di finanziare pericolose ricerche sul potenziamento funzionale a Wuhan, in Cina, passerà probabilmente alla storia come una delle peggiori decisioni in materia di salute pubblica». «Francamente, il popolo americano merita delle scuse», ha affermato.   L’amministrazione Trump ha sospeso la ricerca sul guadagno di funzione con il suo ordine esecutivo del maggio 2025 e ha effettuato tagli ai finanziamenti per la ricerca sul guadagno di funzione.   Tuttavia, un’indagine di Paul Thacker ha dimostrato che il Congresso ha continuato a finanziare un programma federale istituito da Fauci per sostenere la ricerca sulle malattie infettive emergenti, nonostante i tagli al programma stesso.  

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Armi biologiche

Il dottore delle armi biologiche sudafricane perde l’appello. Ricordiamo i progetti segreti per i vaccini sterilizzanti

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Il cardiologo di Città del Capo, il dottor Wouter Basson, divenuto famoso per essere stato a capo di un programma segreto di guerra chimica e biologica durante l’apartheid, non è riuscito nel suo ultimo tentativo di evitare un procedimento disciplinare.

 

All’inizio di quest’anno l’Alta Corte del Gauteng, a Pretoria, ha respinto la richiesta del settantacinquenne Basson di sospendere definitivamente il procedimento dinanzi al Consiglio delle professioni sanitarie del Sudafrica (HPCSA). Basson ha quindi presentato ricorso in appello, che è stato anch’esso respinto. La corte ha ritenuto che le quattro accuse a suo carico siano talmente gravi da richiedere un processo immediato e che un eventuale appello in tal senso non avrebbe avuto successo.

 

Nel dicembre 2013 Basson è stato giudicato colpevole di condotta non professionale a seguito di un procedimento disciplinare avviato per esaminare le denunce relative alle sue azioni nei primi anni ’80, quando guidava l’iniziativa del governo dell’apartheid per la guerra chimica e biologica, nota come Project Coast («Progetto Costa»).

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Il procedimento di condanna a suo carico è iniziato nel gennaio 2015, ma è stato sospeso a causa di una serie di fattori, tra cui procedimenti legali per la ricusazione dei membri della commissione. Il procedimento nei suoi confronti non si è concluso fino ad oggi.

 

Basson, ora cardiologo che esercita nella provincia del Capo Occidentale, ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Sudafricane (SADF) dal 1980 al 1995. Tra il 2000 e il 2001 sono state presentate denunce contro Basson all’HPCSA in merito a presunta condotta non professionale. Le denunce si riferiscono al suo coinvolgimento nelle SADF durante gli anni Ottanta, in qualità di responsabile del Progetto Coast.

 

Nei primi anni 2000 Basson dovette affrontare 67 capi d’accusa, ma fu assolto da tutti nel 2005. Estratti delle prove presentate da Basson durante il suo processo penale sono stati presentati al tribunale dall’HPCSA durante la sua richiesta di sospensione del procedimento. Ha inoltre presentato la dichiarazione giurata del professor Steven Miles, che fungerà da perito nel procedimento disciplinare.

 

Le quattro accuse che Basson dovrà affrontare includono il coordinamento, tra il 1986 e il 1988 e nel 1992, della produzione su larga scala di diverse droghe e gas lacrimogeni in qualità di responsabile di progetto presso la Delta G. Tra queste, la produzione di metaqualone, noto anche come Mandrax, un sedativo. Gli effetti tipici includono rilassamento, euforia e sonnolenza, oltre a una riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria. Dosi più elevate possono causare depressione, mancanza di coordinazione muscolare e difficoltà di eloquio. Un sovradosaggio può provocare delirio, convulsioni, ipertonia e morte per arresto respiratorio, ha osservato la corte.

 

Durante il processo penale Basson testimoniò che queste sostanze, compresi i gas, erano state create per il controllo della folla. All’epoca dichiarò: «Bisogna spezzare la coesione della folla». Spiegò che i manifestanti che inalavano i gas «volevano solo tornare a casa, sdraiarsi e morire».

 

Tuttavia in sua difesa si sostenne che l’intenzione non era quella di ferire o uccidere persone; al contrario, le sue intenzioni erano opposte. Si affermò che, in presenza di una folla violenta, si sarebbe potuto disperderla con la forza o tentare di sviluppare una sostanza in grado di neutralizzare l’aggressività. Miles, tuttavia, riassunse le prove presentate alla corte, sostenendo che le azioni di Basson erano immorali in quanto aveva prodotto grandi quantità di tossine potenzialmente letali.

 

La conclusione principale di Miles fu che Basson, in quanto medico in attività, aveva violato l’etica della professione medica partecipando alla produzione di droghe e gas lacrimogeni, utilizzando queste sostanze chimiche nei mortai e fornendo tranquillanti alle vittime.

 

Basson, nella sua richiesta di autorizzazione a ricorrere in appello, contestò il fatto che la corte avesse preso in considerazione il parere di Miles nel ritenere che dovesse essere sottoposto al procedimento disciplinare, affermando che questi fatti non erano contenuti in una dichiarazione giurata, ma la corte ha respinto tale argomentazione, ritenendo che le accuse rimanessero gravi.

 

La corte ha inoltre respinto la sua tesi secondo cui avrebbe subito un pregiudizio se l’udienza si fosse svolta dopo tutti questi anni.

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Come riportato da Renovatio 21, ul «Progetto Costa» sudafricano esiste un rapporto ONU intitolato Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid, che conteneva scenari ben più inquietanti di quelli scritti qui sopra. Ad esempio, la creazione di un vaccino anti-fertilità.

 

«C’era qualche interazione tra Roodeplaat Research Laboratories (RRL) e Delta G [laboratori di armi biologiche e chimiche], con Delta G che ha preso parte ad alcuni dei progetti di biochimica RRL RRL, facendo test su animali di alcuni prodotti targati proprio Delta G. Un esempio di questa interazione ha riguardato il lavoro di anti-fertilità. Secondo i documenti di RRL [Roodeplaat Research Laboratories], la struttura aveva un certo numero di progetti registrati volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità» scrive il documento delle Nazioni Unite.

 

«Questo è stato un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, il dott. Daniel Goosen. Goosen, che aveva fatto ricerche sui trapianti di embrioni, disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che possa essere somministrato in modo selettivo, senza la conoscenza del ricevente. L’intenzione, disse, era di somministrarla a donne sudafricane, a loro insaputa».

 

A quel tempo, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Oggi l’eugenetica vaccinale di massa potrebbe essere divenuta realtà globale con il COVID, dove i problemi alla fertilità dei vaccinati (inclusi sintomi evidenti come le disfunzioni mestruali e aborti spontanei) sono stati discussi sin dal lancio dell’operazione di immunizzazione mondiale e, ancora prima, nelle campagne per altri sieri come quello per ‘HPV.

 

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Immagine di Cvanrooyen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

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