Pensiero
Brevi considerazioni cattoliche sui tempi di epidemia
Renovatio 21 pubblica questo intervento di Don Jean-Michel Gleize, Sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X, pubblicato sul sito francese La Porte Latine. Il testo parla della situazione francese ma le riflessioni ecclesiologiche possono essere riportate anche alla situazione italiana.
La questione della ripresa delle Messe sarà affrontata dalla Chiesa alla fine del mese, come ci informa Le Figaro del 17 aprile.
Nell’attesa, secondo le direttive dei nostri Superiori, gli offici e le Messe negli orari abituali nelle nostre cappelle non sono assicurate, né in settimana, né la Domenica.
Facendo così, obbediamo ad un ordine giusto dello Stato in vista del bene comune? O si tratta di un abuso del potere temporale che la Chiesa deve tollerare per prudente realismo?
Abbiamo chiesto un chiarimento a Don Jean-Michel Gleize, professore di Ecclesiologia nel seminario di Ecône.
«Come non è permesso ad alcuno trascurare i propri doveri verso Dio, e che il più grande di tutti i doveri è abbracciare con lo spirito e col cuore la religione, non quella che si preferisce, ma quella che Dio ha prescritta e che delle prove certe e indubitabili stabiliscono essere la sola vera tra tutte; così le società politiche non possono comportarsi, senza colpa, come se Dio non esistesse in alcun modo, o considerare la religione come estranea o inutile, o ammetterne una qualsiasi secondo il loro gradimento» (1).
«Le società politiche non possono comportarsi, senza colpa, come se Dio non esistesse in alcun modo, o considerare la religione come estranea o inutile, o ammetterne una qualsiasi secondo il loro gradimento» Papa Leone XIII
1) Queste decise parole di Papa Leone XIII non sono l’espressione di una visione arretrata.
Perché il Vicario di Cristo vi espone il principio stesso dell’ordine sociale cristiano, ordine necessario perché espressione della volontà divina. Il cardinale Billot ne ha dato la giustificazione teologica nella seconda parte del suo Trattato sulla Chiesa (2).
2) Quest’ordine ha la sua radice profonda nella natura stessa dell’uomo, e nella sua gratuita elevazione ad un ordine soprannaturale.
I beni esteriori dell’uomo (le ricchezze) sono ordinati al suo benessere corporale e il benessere corporale dell’uomo è ordinato al suo benessere spirituale naturale, cioè al bene naturale della sua anima, e questo bene naturale dell’anima è esso stesso in qualche modo ordinato al fine ultimo soprannaturale, all’unione soprannaturale dell’uomo con Dio, di cui la Chiesa è incaricata; esso lo è nella misura esatta in cui il bene naturale dell’anima è la condizione necessaria, quantunque non sufficiente, del bene soprannaturale, poiché la grazia presuppone la natura.
Questa gerarchia dei beni implica la gerarchia dei poteri a cui spetta il compito di procurare questi beni (3).
Pur essendo distinti, ciascuno nel suo ordine, il potere dello Stato e il potere della Chiesa non devono essere separati (4), poiché il bene che è di competenza dello Stato non è in sé un fine ultimo; esso stesso è ordinato al fine soprannaturale
3) Il potere dello Stato ha il fine (tra gli altri) di preservare nel suo ordine proprio la salute pubblica (che è il bene del corpo) e, per far questo, di neutralizzare gli effetti pregiudizievoli di una malattia contagiosa.
Il potere della Chiesa ha per fine di assicurare nel suo ordine proprio l’esercizio del culto dovuto a Dio e per far questo di determinare per mezzo dei precetti le condizioni concrete della santificazione della Domenica.
Pur essendo distinti, ciascuno nel suo ordine, il potere dello Stato e il potere della Chiesa non devono essere separati (4), poiché il bene che è di competenza dello Stato non è in sé un fine ultimo; esso stesso è ordinato al fine soprannaturale.
San Tommaso spiega molto chiaramente nel De regimine, libro I, cap, XV: «È al Papa che appartiene la cura del fine ultimo, è a lui che devono sottomettersi coloro a cui spetta la cura dei fini intermedii, ed è dai suoi ordini che essi devono essere diretti» (n° 819).
Il Papa esercita dunque un potere «architettonico» nei confronti dei capi di Stato, e questa espressione significa che il Papa ha la responsabilità del fine ultimo in funzione del quale i capi si Stato sono tenuti ad organizzare tutto il governo della società.
Il Papa esercita dunque un potere «architettonico» nei confronti dei capi di Stato, e questa espressione significa che il Papa ha la responsabilità del fine ultimo in funzione del quale i capi si Stato sono tenuti ad organizzare tutto il governo della società
4) La salute, che è uno degli aspetti principali del benessere corporale dell’uomo, non ha niente a che vedere con la santità, poiché questa è ordinata in qualche modo all’esercizio del culto e alla santificazione della Domenica.
In effetti, anche se non basta essere in buona salute per essere un santo, e si può essere un santo senza essere in buona salute, ordinariamente, per poter andare a Messa la Domenica, una delle condizioni richieste è quella di essere in buona salute.
Il ruolo dello Stato, dunque, è di preservare la salute pubblica (e di neutralizzare l’epidemia) al fine di realizzare la migliore condizione per l’esercizio del culto, di cui la Chiesa ha il compito, e di rendere ordinariamente possibile la santità.
Il Papa Leone XIII dice infatti che «in una società di uomini, la libertà degna di questo nome consiste nel fatto che, con l’aiuto delle leggi civili, noi possiamo più facilmente vivere secondo le prescrizioni della legge eterna» (5).
In una società di uomini, la libertà degna di questo nome consiste nel fatto che, con l’aiuto delle leggi civili, noi possiamo più facilmente vivere secondo le prescrizioni della legge eterna»
Dunque, lo Stato, qui come in altre occasioni, è alla dipendenza della Chiesa e ad essa subordinata nella misura esatta in cui il suo ruolo è di mettere il bene temporale, di cui è incaricato, al servizio del bene eterno, di cui è incaricata la Chiesa.
«Il temporale» – dice il cardinale Billot – «deve vegliare a che niente impedisca la realizzazione dello spirituale, e stabilire le condizioni grazie alle quali questo possa essere ottenuto in tutta libertà». E aggiunge che il fine temporale «non deve porre alcun ostacolo al fine spirituale, anche a costo del suo stesso pregiudizio» (6).
Parole sorprendenti agli occhi della semplice ragione, ma parole veridiche agli occhi della ragione illuminata dalla fede. Poiché «è meglio per te entrare nella vita eterna con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nel fuoco della Geenna» (7).
5) Di conseguenza, interdire o limitare il culto per neutralizzare un’epidemia, da parte del potere dello Stato sarebbe, non solo illegittimo (per abuso del suo potere temporale che come tale non può riguardare l’esercizio del culto), ma anche assurdo, poiché la neutralizzazione dell’epidemia deve avere in definitiva lo scopo di favorire l’esercizio del culto.
A meno di supporre l’inversione radicale dei fini e di sostituire l’ordine col disordine: invece della salute (con la neutralizzazione dell’epidemia) ordinata all’esercizio culto, si avrebbe (con la restrizione o l’interdizione del culto) l’esercizio del culto ordinato alla salute.
E disgraziatamente è questo che stiamo constatando nelle attuali circostante e che giustifica la recente osservazione di Mons. Schneider: «molti membri della gerarchia … danno più importanza al corpo mortale che all’anima immortale degli uomini» (8).
Questo si spiega in ragione dell’inversione radicale introdotta dal concilio Vaticano II: non è più lo Stato che è subordinato alla Chiesa e al suo servizio, è la Chiesa che è divenuta dipendente degli Stati.
«Molti membri della gerarchia … danno più importanza al corpo mortale che all’anima immortale degli uomini» Mons. Schneider
6) Può accadere che, sul piano della contingenza, che è quello delle circostanze concrete, non sia possibile garantire una sanità pubblica sufficiente a neutralizzare il contagio di una malattia, così da rendere possibile l’esercizio del culto in maniera ordinaria. Spetta allora all’autorità ecclesiastica – e solo ad essa – stabilire la forma particolare dell’esercizio del culto richiesta dalle circostanze, e renderla possibile appoggiandosi al braccio secolare. In questo modo lo Stato potrebbe, per esempio, mettere a disposizione della Chiesa degli spazi sufficientemente vasti in cui i fedeli potrebbero assistere ad una Messa rimanendo dentro le loro auto. Al peggio, la Chiesa potrebbe dispensare i fedeli dall’assistere alla Messa e, anche qui, appoggiarsi alle risorse tecniche e finanziarie che lo Stato metterebbe a sua disposizione per diffondere massicciamente nelle case le trasmissioni televisive della celebrazione della Messa.
Le situazioni e le soluzioni possono essere molto diverse; ma in ogni caso, la Chiesa ha il potere di decidere le condizioni in cui deve essere stabilito l’ordine totale, un ordine totale secondo il quale l’esercizio del culto è un bene superiore a cui deve essere ordinato il bene della salute pubblica. Non spetta allo Stato interdire o restringere la celebrazione del culto in nome della salute; è alla Chiesa che spetta decidere le condizioni per la celebrazione del culto rispetto alle circostanze, rivendicando, come ha il dovere e il potere di fare, il sostegno e l’assistenza del potere temporale.
7) Questa gerarchizzazione dei poteri, necessaria e normale, faceva sentire in gran parte i suoi effetti nei cantoni cattolici della Svizzera ancora agli inizi del XX secolo.
Anche all’indomani dei grandi sconvolgimenti che avevano scosso l’ordine sociale cristiano in tutta Europa, le autorità politiche avevano, per esempio nel Vallese, solo un potere limitato nelle chiese e potevano intervenire solo i maniera diplomatica per raccomandare alle autorità ecclesiastiche il rispetto delle misure sanitarie resesi necessarie per l’epidemia dell’influenza spagnola.
Così, non stupisce trovare nel disposto del Consiglio di Stato del 25 ottobre 1918: «L’autorità ecclesiastica prescriverà le misure d’igiene necessarie per ciò che concerne le chiese e la celebrazione degli offici divini».
È il clero a dovere scegliere le misure che ritiene di applicare, senza che possa incorrere in rappresaglie finanziarie o giuridiche
In questo modo, è il clero a dovere scegliere le misure che ritiene di applicare, senza che possa incorrere in rappresaglie finanziarie o giuridiche. È così che le varie lettere inviate alle parrocchie si presentano più come una successione di raccomandazioni che cercano di tenere conto le sensibilità, piuttosto che una ferma decisione politica.
Una seconda circolare dell’autorità civile riguardante più specificamente le sepolture, stabiliva che il feretro doveva essere condotto direttamente al cimitero per l’inumazione e che la Messa funebre doveva essere celebrata unicamente in presenza dei parenti stretti e dopo la sepoltura; e ancora una volta la disposizione si chiude con un diplomatico: «Noi speriamo che comprendiate la necessità di queste misure destinate ad evitare per quanto possibile il pericolo della contaminazione e che vi conformerete a queste istruzioni», cosa che è molto diversa dalle disposizioni inviate ai diversi organismi imprenditoriali che invece si chiudono col richiamo alle possibili sanzioni nel caso in cui le misure non venissero adottate.
È interessante segnalare che questa stessa circolare, del 20 luglio 1918, è stata ritrovata negli archivi episcopali di Sion, ma con l’aggiunta di una piccola nota manoscritta a pie’ di pagina: «Sulla questione vorremmo ricevere delle indicazioni dal Vicario, l’autorità politica non fa fede dappertutto…» (9).
Quando cent’anni più tardi, gli Stati apostati del XXI decidono in maniera unilaterale l’interdizione o la limitazione dell’esercizio del culto, in nome della salute, i fedeli cattolici reagiscono, sotto la direzione dei loro pastori, non come dei reazionari fanatici, ma come delle persone prudenti e realiste, e tollerano (10) o sopportano con pazienza delle decisioni ingiuste, contrarie alla prudenza soprannaturale.
Ma in nessun caso essi saranno tenuti ad un vero atto della virtù di obbedienza nei confronti di quello che in realtà è un abuso di potere.
Il potere della Chiesa nei confronti dei capi di Stato è come il potere di un infermiere professionale nei confronti di un aiuto-infermiere
8) Tutto questo si spiega in ragione di una causa finale. Da questo punto di vista, il potere della Chiesa nei confronti dei capi di Stato è come il potere di un infermiere professionale nei confronti di un aiuto-infermiere.
Quest’ultimo realizza il dosaggio delle medicine a seconda di quanto richiesto dalla salute del corpo, di cui ha cura l’infermiere professionale. Allo stesso modo, il capo di Stato deve vegliare al buon ordine della società a seconda di quanto richiede la salute delle anime, di cui ha cura la Chiesa. Poiché l’uomo non deve cercare la salute, né le ricchezze, se non per quanto richiesto – come dice Sant’Ignazio – dalla salvezza della sua anima: «Che vantaggio avrà l’uomo a guadagnare il mondo intero, se poi perderà la propria anima?» (Mt. XVI, 26).
Che serve all’uomo vincere l’epidemia se finisce col trascurare la santificazione della sua anima, perdendo l’abitudine di andare a Messa la Domenica?
L’antica liturgia della Chiesa prevedeva una Messa per i tempi di epidemia e le rubriche prescrivevano che questo genere di Messe dovevano essere celebrate «con gran concorso di popolo» …
Che serve all’uomo vincere l’epidemia se finisce col trascurare la santificazione della sua anima, perdendo l’abitudine di andare a Messa la Domenica?
NOTE
1 – Papa Leone XIII, enciclica Immorale Dei, del 1 novembre 1885, AAS, t. XVIII (1885), pp. 163-164.
2 – Cardinale Louis Billot, La Chiesa. III, La Chiesa e lo Stato, Courrier de Rome, 2011.
3 – Cardinale Louis Billot, op. cit., n° 1183.
4 – La separazione della Chiesa e dello Stato è stata condannata da Papa San Pio X nell’enciclica Vehementer nos dell’11 febbraio 1906.
5 – Papa Leone XIII, enciclica Libertas del 20 giugno 1888, AAS, t. XX (1988), p. 598.
6 – Cardinale Louis Billot, op. cit. n° 1182.
7 – Mt. XVIII, 9.
8 – Intervista di Diane Montagne a Mons. Athanasius Schneider per la rivista The Remnant.
9 – Laura Marino, L’influenza spagnola nel Vallese (1918-1919); tesi di laurea presentata alla Facoltà di Biologia e Medicina dell’Università di Losanna, 2014, pp. 182-183. La tesi è nell’archivio dell’Università (http://serval.unil.ch), sotto il riferimento BIB_860E861187545.
10 – Così si spiega la comparsa del regime dei concordati, con la definizione di certe materie dette «miste», Cfr. Billot, n° 1247 e ss.
Pensiero
Pizzaballa incontra il privilegio israeliano. Aspettando il Golem e l’Anticristo
L’incidente del patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, dovrebbe già essere rientrato. Almeno, sulla carta.
Al cardinale Pizzaballa, che si trovava con il Custode della Terra Santa fra’ Francesco Ielpo, la polizia israeliana ha proibito l’ingresso alla chiesa di Santo Sepolcro. Non stavano in processione, erano pochi cristiani (molti meno dei 50 previsti dalla legge) che dovevano celebrare e partecipare ad un rito privato. Niente: in uno dei giorni più sacri dell’anno, il vertice della cristianità in Terra Santa viene respinto. Il poliziotto giudeo può più del cardinale cattolico, alla facciazza dello Status Quo gerosolomitano.
Lo shock internazionale è stato tanto, e da subito.
Ieri stesso è stato pubblicata una dura dichiarazione congiunta del Patriarcato di Gerusalemme e della Custodia della Terra Santa. «Questo episodio costituisce un grave precedente e non tiene conto della sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme» scrive la nota. I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro».
Abbiamo veduto quindi il comunicato della diocesi di Roma: «La diocesi di Roma esprime la propria fraterna vicinanza e solidarietà al cardinale Pierbattista Pizzaballa, (…) Apprendiamo con profonda amarezza che alle autorità ecclesiastiche è stato impedito di accedere alla Basilica del Santo Sepolcro per la celebrazione della Santa Messa della Domenica delle Palme, gesto che appare grave e ingiustificato e che rappresenta un motivo di seria preoccupazione per la libertà di culto e per il rispetto dello Status Quo nei Luoghi Santi».
Perfino la CEI si è fatta sentire: «A nome dei vescovi italiani» ha detto il segretario della Conferenza Episcopale, cardinale Mattro Zuppi «manifesto lo sdegno per una misura grave e irragionevole».
Poi il balletto dello Stato Ebraico, con l’ambasciatore presso la Santa Sede (che, pensate, esiste dal 1994: si tratta pur sempre della Chiesa di Pio X) che prima giustifica la proibizione, poi cambia idea quando arrivano anche le scuse del l presidente israeliano Isacco Herzog : «ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina (…) ho ribadito l’incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme».
Si muove tecnicamente con la coda fra le gambe (ma le apparenze ingannano…) anche il premier dello Stato Giudaico: «oggi, per particolare preoccupazione per la sua incolumità, al Cardinale Pizzaballa è stato chiesto di astenersi dal celebrare la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Pur comprendendo tale preoccupazione, non appena ho appreso dell’accaduto, ho dato istruzioni alle autorità affinché il Patriarca potesse celebrare le funzioni religiose secondo le sue volontà.».
I have instructed the relevant authorities that Cardinal Pierbattista Pizzaballa, the Latin Patriarch, be granted full and immediate access to the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem.
Over the past several days, Iran has repeatedly targeted the holy sites of all three…
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) March 29, 2026
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Perfino l’ambasciatore USA a Gerusalemme, il cristiano ultrasionista Mike Huckabee, appena reduce da un’intervista devastante con Tucker Carlson che ha creato un incidente diplomatico con i Paesi della regione (secondo Huckabee, Israele potrebbe prendersi tutto il Medio Oriente, e lui ne sarebbe felice), si è precipitato a condannare l’accaduto.
«L’azione odierna della Polizia Nazionale israeliana, volta a impedire al Patriarca latino Cardinale Pierbattista Pizzaballa e ad altri tre sacerdoti di entrare in chiesa per impartire la benedizione la Domenica delle Palme, rappresenta un’ingerenza eccessiva che sta già avendo gravi ripercussioni in tutto il mondo» avverte nel suo comunicato ufficiale l’inviato di Washington. «È difficile comprendere o giustificare il fatto che al Patriarca sia impedito l’accesso alla Chiesa la Domenica delle Palme per una cerimonia privata. Israele ha fatto sapere che collaborerà con il Patriarca per trovare un modo sicuro per svolgere le attività della Settimana Santa».
My statement re Prohibiting the Latin Patriarch of entering Church of Holy Sepulcher on Palm Sunday:
While all Holy sites in the Old City are closed due to safety concerns for mass gatherings including the Western Wall, Church of the Holy Sepulcher and Al Aqsa Mosque, the action…— Ambassador Mike Huckabee (@GovMikeHuckabee) March 29, 2026
A livello più microscopico, abbiamo registrato alcune reazioni inaspettate, come quella di Erik Prince, miliardario ex Navy Seal fondatore del gruppo mercenario Blackwater, convertitosi al cattolicesimo ancora decenni fa. «Per la prima volta in secoli, dai tempi del dominio ottomano, ai cristiani è negata la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Un evento davvero senza precedenti (…) Non esiste una ragione legittima per vietare alle persone di partecipare alla messa… un orribile affronto al cristianesimo. Ogni cattolico, evangelico, ogni ortodosso in America dovrebbe essere indignato». Il Prince, che immaginiamo nel corso della sua carriera possa aver avuto rapporti diretti con la sicurezza israeliana, pare avere avuto alienata ogni simpatia filo-israeliana, pure lui.
PRINCE: This is a really bad look. Israeli police blocking Cardinal Pizzaballa from entering the Church of the Holy Sepulcher for Palm Sunday mass only adds to the anger of Muslims over access to Al Aqsa Mosque. A completely unforced, stupid error by Israeli security forces. pic.twitter.com/0E7MH7DnjB
— Bannon’s WarRoom (@Bannons_WarRoom) March 29, 2026
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La questione è che lo stesso Pizzaballa ora minimizza: «ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto». Insomma non è successo nulla, anzi forse è un po’ colpa nostra.
«Non ci sono stati scontri » ha spiegato il porporato già papabile a Tg2000, il telegiornale della TV dei vescovi. «Tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera».
Non c’è rabbia, ma tanta amarezza: «i fatti di stamattina sono importanti ma dobbiamo pensare al contesto generale. C’è gente che sta molto peggio di noi che non può celebrare per motivi molto diversi. Celebriamo ancora una volta una Pasqua sottotono».
Pizzaballa, che ricordiamo essere traduttore del rito della messa modernain lingua ebraica moderna (un tradizionista può rabbrividire di più?), in realtà negli ultimi tempi potrebbe aver detto o fatto qualcosa che potrebbe, diciamo così, aver infastidito lo Stato degli ebrei. Quattro settimane fa aveva parlato della differenza nella percezione tra la condotta bellica dei Russi in Ucraina e quella di Israele e Gaza e dintorni. Due mesi fa si era scagliato contro il «Board of Peace» di Trump, definito «operazione colonialista». La scorsa estate aveva subito visitato la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza distrutta dall’esercito israeliano.
Ancora pochi mesi fa il cardinale aveva detto nemmeno tanto cripticamente che «Satana cerca il controllo della Terra Santa». Poi, con i vescovi, aveva esortato i cristiani di tutto il mondo ad aiutare i fedeli attaccati dai coloni israeliani, un’escalation che sta montando ancora proprio in questi giorni.
Qui forse c’è una prima lettura possibile del retroscena dell’accaduto: è la repressione verso chi non accetta la colonizzazione della Cisgiordania e, tra non molto, di Gaza (e poi ancora il Sud del Libano, il Golan, quello che verrà conquistato dalle stragi militari).
Essendo che non sarà mai possibile far accettare alle autorità cristiane la presa colonica della West Bank – anche per la presenza di fedeli cristiani, come nei villaggi ora attaccati senza requie dai coloni – iniziano le molestie. O meglio, continuano.
Chi legge Renovatio 21 sa che disturbo e repressione nei confronti dei cristiani durante la Pasqua (per non parlare del resto dell’anno…) durano da molto tempo, ad esempio nel caso degli ortodossi e della cerimonia del Fuoco Sacro, proibita a più riprese dalle forze dello Stato Giudaico.
Il lettore sa altresì che la «gang messianica» al potere ora in Israele fiancheggia, difende, sprona i coloni: il ministro sionista della sicurezza Itamar Ben Gvir (che controlla la polizia) e il ministro sionista–religioso delle finanze Bezalel Smotrich (nato da famiglia di coloni messianici nelle alture del Golan occupate, in settimana ha chiesto l’annessione del Libano meridionale) non fanno mistero del loro appoggio ai coloni e ai loro insediamenti.
La violenza colonica si è manifestata in questi giorni persino sull’inviato della CNN, che non è che si possa dire sia un canale TV anti-israeliano: il giornalista e il suo cameraman vengono attaccati da un gruppo di soldati in un insediamento che, dice, perfino Israele considera illegale. È chiaro, dice il giornalista ancora scosso (fucili puntati, telefono sequestrato, collaboratore strangolato), che «questi soldati sono qui al servizio del movimento dei coloni».
🇮🇱 Israeli soldiers point rifles at CNN journalists… then choke one on camera
All while documenting an illegal settler outpost in the West Bank, where a 75-year-old man was reportedly beaten inside his home.
Source: CNN https://t.co/C9BxBBrd9e pic.twitter.com/sXBtgW05j0
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) March 28, 2026
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Nel documentario Bibi Files, praticamente censurato per mesi prima che lo distribuisse Tucker Carlson, si capisce meglio quello che sta accadendo. Netanyahu fino a tre anni fa non avrebbe mai nemmeno posato in foto con i suoi ministri estremisti. Con la giustizia israeliana che preme sulla sua famiglia con accuse di corruzione, Bibi ha riconsiderato la sua posizione: ecco quindi imbarcati gli impresentabili nel gabinetto più estremista della storia d’Israele. Il documentario è particolarmente interessante anche perché racconta come lo Smotrich fosse stato arrestato dallo Shin Bet che voleva sapere di più su possibili piani del terrorismo ebraico.
Il Ben Gvir, talmente estremista che da adolescente gli è stato impedito di servire nell’esercito, invece viene mostrato mentre gongola esibendo un pezzo dell’auto di Isacco Rabin, il primo ministro degli accordi con Arafat, assassinato pubblicamente da un altro estremista giudeo.
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich è un “terrorista ebreo che non è in prigione”, mentre il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir è “il seguace di un gruppo terroristico ebreo”, sostenitore dell’omicidio del primo ministro israeliano Ytzak Rabin, avvenuto il… pic.twitter.com/3sLTIVytGC
— giorgio bianchi (@Giorgioaki) March 28, 2026
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In pratica, la politica israeliana è in mano a personaggi con ideologie di suprematismo ebraico e che in passato possono aver avuto simpatie per il terrorismo sic e simpliciter.
Diventa più chiaro, a questo punto, tutto quello che stiamo vedendo nella zona, dall’assassinio dell’aiatollà Khamenei (il capo, oltre che della Repubblica Islamica dell’Iran, dei musulmani sciiti, cioè una religione mondiale!) agli attacchi contro i soldati italiani (e spagnoli, e irlandesi, etc.) dell’UNIFIL in Libano.
Chi è in Terra Santa non so deve illudere: il suprematismo ebraico (chiamatelo sionismo, se volete, ma è molto di più, è un culto messianico fondamentalista) ha il fucile puntato. E vuole perfino qualcosa di più grande del genocidio dei palestine: vuole Erez Israel, il «Grande Israele», che si estende dal Nilo all’Eufrate (non è che sono le due linee blu della bandiera israeliana, con in mezzo il simbolo cabalistico della stella a sei punte?), e che comprenderebbe, quindi, la conquista di terre dell’Iraq, del Libano, della Siria, dell’Arabia Saudita, della Giordania, dell’Egitto. I soldati IDF, mentre ci scandalizziamo per Pizzaballa, già hanno le mostrine.
È un ennesimo episodio del privilegio del giudaismo moderno: fanno quello che vogliono, fanno cose tremende, immani (tipo, un genocidio a Gaza) poi ti accusano di antisemitismo se apri bocca, e il governo italiano proprio ora (adesso! In questo momento storico!) sta adoprandosi per mandarvi in galera se direte qualcosa.
Non c’è da scandalizzarsi, quindi, se bloccano un principe della Chiesa in uno dei luoghi più sacri della cristianità. Non è diverso da qualsiasi altro goy, termine dispregiativo ebraico e yiddish per i non-ebrei, per i poveri gentili che non fanno parte del popolo eletto. Anzi: preparatevi tutti ad andare in prigione prossimamente se oserete protestare per Pizzaballa.
Dovete stare zitti, e subire l’opera dei terroristi che odiano voi e Gesù Cristo – come insegna il Talmud. Potete, al massimo, usufruire di qualche replica di kolossal sull’Olocausto, i libri di storia sulle persecuzioni degli ebrei, le paginate culturali di Corriere e Repubblica.
A qualcuno può venire in mente: ma non è che tutto questo sarà per gli ebrei, alla fin fine, controproducente? Ebbene, c’è modo di pensarlo. I giudei non sembrano imparare: anche l’altra volta programmarono che uccidere il Messia – il quale aveva osato presentarsi a Gerusalemme senza un esercito in grado di distruggere Roma, ma con un messaggio di amore universale – non andò loro benissimo, e si creò qualcosa di enorme cui persero subito il controllo.
Nello stesso documentario Bibi Files viene rispiegata la storia, che parrebbe perfino ammessa dal Netanyahu in persona, secondo cui Hamas sarebbe stata nutrita con 35 milioni di dollari al mese, via Qatar, da Israele stesso, per un totale, si dice, di più di un miliardo. «Ricordate quella scena de Il Padrino» dice Netanyahu ai poliziotti che lo interrogano per le accuse di corruzione, «tieni gli amici vicino a te, i nemici ancor di più». Com’è finita, con Hamas?
OH. MY. GOD. There it is… from his mouth
🚨 Netanyahu Funded Hamas $35M a Month via Qatar, using U.S. Tax Dollars, and tells Investigators:
“This is confidential and can’t be leaked, okay? We have neighbors here, sworn enemies. I’m constantly passing them messages. I confuse… https://t.co/pROxaO7aWY pic.twitter.com/sMK8xMZmvd
— MJTruthUltra (@MJTruthUltra) March 28, 2026
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Così come c’è tutta una letteratura dietro ai finanziamenti ebraico-americani all’ascesa di Hitler… a questo punto non si può non tirar fuori la maledizione del Golem, il Frankestein della cultura giudea. Il Golem, figura mitica del folklore ebraico, è un gigante di argilla portato in vita tramite rituali cabalistici per servire o proteggere gli ebrei, nella leggenda del XVI secolo del rabbino Loew di Praga, da protettore può crescere sino a divenire un distruttore incontrollato.
Israele sembra condannato a questa coazione a ripetere golemica: le ramificazioni delle sue scelte erronee e crudeli sfuggono al loro controllo e infliggono morte e devastazione a loro stessi.
Le maledizioni, le catene generazionali di dolore e orrore, hanno in realtà una soluzione: Gesù Cristo. Colui che, per spezzare il meccanismo della violenza, dice questa cosa incredibile: porgi l’altra guancia. Non è un caso, quindi, se ad un successore degli Apostoli venga proibito l’ingresso nel Santo Sepolcro.
È proprio Gesù Cristo il tema di questa guerra e di tutte le sue grandi e piccole conseguenze. È proprio per eliminare le sue idee, e Lui stesso, che tutto questo sta accadendo.
Ribadiamo quanto già scritto da Renovatio 21: il cuore di tutte queste tensioni sulla Terra Santa, che a breve possono divenire la Terza Guerra Mondiale, è l’arrivo dell’Iniquo: è la guerra messianica, è la guerra per l’anticristo.
Tutto il resto sono chiacchiere geopolitiche, quisquiglie economiche, miserie politiche e giornalistiche.
Niente conta, se non il Dio della vita.
Roberto Dal Bosco
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Perché votiamo Sì al referendum
Renovatio 21 voterà Sì al referendum di domenica.
Lo facciamo essenzialmente perché riteniamo che alla magistratura italiana vada dato uno scossone – anzi, la riforma Nordio forse è ancora poco rispetto a ciò che ci vorrebbe.
Nelle scorse settimane abbiamo ospitato interventi contrari alla separazione delle carriere in magistratura, e rispettiamo i dubbi leciti che si possono avere in merito alla questione. Sappiamo bene che la questione della separazione delle carriere – che interessa manciate di casi di questi anni su migliaia di magistrati – è uno stalking horse, uno specchietto per le allodole: l’obbiettivo vero della riforma è il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), indebolendo il quale – e soprattutto, auspicatamente «de-correntizzandolo» – si otterrebbe una riduzione globale del potere dei giudici sul Paese.
Il fatto è che, al di là dei numeri e della politica spiccia, non possiamo toglierci dalla testa quanto abbiamo visto in questi decenni, con casi di decisioni incredibili da parte dei magistrati – decisioni che hanno come conseguenza la rovina delle vite di tantissimi, e che, pure nelle rarissime occasioni in cui viene comprovato l’errore giudiziario, non comportano alcuna pena per il giudice stesso.
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È stato utile vedere la reazione delle forze di sinistra, comprese quelle radicali (che una volta, in teoria, odiavano i magistrati: giusto?) contro la riforma, a difesa dello status quo della magistratura italiana: la prova provata che essa è parte integrante e fondamentale dello Stato-partito, cioè della fusione del maggior partito rimasto dalla fondazione della Repubblica con ogni ganglio dello Stato, una materia talmente monolitica ed infallibile che ogni altro partito, vecchio o nuovo, che voglia contare qualcosa, deve venirne a patti, emulare o, più spesso, accettare qualche briciola che cade dal tavolo in cambio della sua stessa castrazione politica.
La magistratura, che è arrivata a condannare in questi anni persino ministri della Repubblica opposti al diktat kalergista dell’invasione migratoria, funge di fatto come da guardia perimetrale dell’immobilità dello Stato italiano e della sua conformazione agli oscuri ordini provenienti dalle centrali mondialiste.
Che qualcosa che va al di là del potere giudiziario, nella Giustizia italiana, lo si era capito già ai tempi di tangentopoli, quando cominciarono ad esserci certi sussurri sul ruolo degli USA nel processo che spazzò via tutti (meno uno…) i partiti della Prima Repubblica. Di recente, lo studioso americano Mike Benz, parlando anche di altri casi (in Brasile, ad esempio, c’è il capo della Corte Suprema che fa uscire di galera un presidente, Lula, e ne mette dentro un altro, Bolsonaro) ha definito il fenomeno della transitional justice, «giustizia di transizione»: si tratta di un vero e proprio schema di influenza internazionale di Washington, per cui tramite i giudici si mette in prigione questa o quella figura pubblica per destabilizzare e poi «stabilizzare» (cioè, sottomettere con i propri uomini) un Paese… in effetti proprio quello che sembrerebbe essere successo al Tribunale di Milano agli inizi degli anni Novanta, e qualche cascame ci par di averlo veduto anche più ultimamente.
Ma, al di là dei grandi giochi geopolitici, quello che ci salta alla mente è lo scempio costantemente su giornali e telegiornali: ecco il caso del fidanzato che si fa decenni di processi e galere per aver ucciso la fidanzata, salvo che il processo ora viene riaperto; ecco il caso del muratore accusato di aver ammazzato una bambina, dove però le incongruenze sono tali da inquietare l’opinione pubblica; ecco il caso del serial killer toscano che, dopo decadi, non va da nessuna parte, anzi si complica ancora di più, tra la violenza e il grottesco. E poi ancora: le bombe, gli aerei esplosi, le stragi, i misteri di ogni sorta, con i relativi muri di gomma…
Ne abbiamo viste davvero troppe per far finta di niente – e parliamo anche di casi vicinissimi a noi. Al di là del nostro scetticismo rispetto alla finzione democratica, che in Italia come altrove è in via di esaurimento, è proprio la cifra umana della questione (gli innocenti condannati, o anche solo accusati e processati per anni, contro ogni evidenza) che ci preme.
E qui non entriamo nemmeno nel caso della Corte Costituzionale, che abbiamo capito essere il vero grande laboratorio nazionale per la dissoluzione bioetica, dove si fanno e si disfano le regole per la vita e la morte (eutanasia, aborto, provetta, vaccini, trapianti etc.) mentre il Parlamento zufola a poca distanza.
Insomma, è l’intero edifizio che è problematico. E confessiamo pure di non capire perché in tutti questi anni l’assetto generale della magistratura sia stato un tabù: è lecito pensare che il potere giudiziario non sia del tutto separato, soprattutto se pensiamo che già dentro alla magistratura vi siano delle correnti? È così impossibile pensare ad un meccanismo elettorale popolare per scegliere se non i giudici, le figura apicali e decisionali della magistratura? È così assurdo pensare alla possibilità, come negli Stati Uniti, di giurie popolari, che mitighino lo strapotere di giudici e procuratori (e avvocati…)?
Non abbiamo, in realtà, nessun motivo per votare contro la riforma. Sappiamo che, come in tante altre occasioni, il voto referendario potrebbe non essere rispettato. Ciò non ci esime dal tentare di partecipare ad una scossa sismica che potrebbe essere per il Paese catartica.
Per cui, noi domenica votiamo Sì.
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Immagine di Niccolò Caranti via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine modificata
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