Droni
Birmania, attacco con droni distrugge chiesa
Continua il conflitto tra la giunta militare golpista birmana e gruppi di ribelli, con un’altra chiesa devastata dai colpi. Lo riporta AsiaNews.
Negli ultimi giorni droni armati hanno atacco il villaggio di Mon Hla, nella regione del Sagaing.
Nel raid è stata colpita la chiesa di san Michele, con la «distruzione dell’intero lato destro» come racconta una fonte di AsiaNews. «Anche il campanile e la navata hanno riportato gravi danni».
Il Sagaing è la terra natale di monsignor Charles Maung Bo, attuale arcivescovo di Rangoon.
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Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno uomini armati avevano sparato ad un sacerdote cattolico durante la Santa Messa. Nel 2021 vi fu l’uccisione di un volontario di un seminario cattolico durante un raid nella struttura che ospitava profughi e sfollati.
L’anno passato fu presa dall’esercito la cattedrale di Loikaw, con il vescovo rifugiatosi nella foresta.
Durante il conflitto chiese sono state colpite anche nello Stato di Shan (Birmania orientale) e in altre regioni, facendo vittime, tra cui bambini. In altri casi si sono visti attacchi a villaggi cattolici con diecine di case date alle fiamme.
Due anni fa i soldati della giunta golpista incendiarono la storica chiesa dell’Assunzione a Chan Thar.
Tre anni fa si registrò il bombardamento di una chiesa e di un convento di suore.
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Immagine di Gerd Eichmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Droni
Berlino acquisterà 50.000 droni d’attacco per Kiev
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Droni
Drone ucraino esplode in Turchia
Un drone d’attacco ucraino carico di esplosivo si è schiantato contro un albero ed è esploso in una zona rurale della costa turca del Mar Nero, secondo quanto riportato dai media locali. Non si segnalano vittime né danni ingenti.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa IHA, citando le prime analisi tecniche, il drone, che trasportava 5 kg di esplosivo, è precipitato mercoledì nella provincia di Trebisonda, nel nord-est della Turchia, a circa 100 km dal confine con la Georgia.
Gli investigatori inviati sul posto hanno stabilito che il drone era di origine ucraina, si legge nel servizio, che aggiunge che i residenti locali hanno vissuto un breve momento di panico prima che le autorità mettessero in sicurezza l’area.
L’incidente di Trebisonda è l’ultimo di una serie di schianti di droni avvenuti lungo la costa turca del Mar Nero nelle ultime settimane. Secondo quanto riportato dai giornali locali, due droni sono precipitati in rapida successione tra il 23 e il 24 giugno. Uno di questi, un drone ad ala fissa del peso stimato di circa 200 kg, si è schiantato in un noccioleto nel villaggio di Kuskayasi, nella provincia di Kastamonu, prendendo fuoco all’impatto e spargendo detriti nel cortile di un’abitazione vicina.
All’epoca, il proprietario del frutteto dichiarò che lui e la sua famiglia «se la sono cavata per un pelo: se il drone si fosse spinto 10 metri più in là, la nostra casa sarebbe sparita».
Ukraine has attacked its sixth NATO country in a row: a drone with 5 kg of explosives flew into the Turkish province of Trabzon, crashed into a tree and exploded, according to Sabah.
Previously, Ukrainian drones exploded in Romania, Lithuania, Latvia, and Estonia. And even… pic.twitter.com/6CsTbQNuDD
— S p r i n t e r (@SprinterPress) July 1, 2026
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Nello stesso periodo, un altro presunto drone è stato trovato nella provincia di Samsun e, il 14 giugno, un drone carico di esplosivo è precipitato su una spiaggia nella provincia di Bartin. La spiaggia è stata successivamente evacuata e le squadre di artificieri hanno effettuato una detonazione controllata.
Le autorità turche non hanno ancora commentato gli incidenti, ma a fine marzo Ankara ha dichiarato di monitorare attentamente i rischi posti dai droni nel Mar Nero, aggiungendo di mantenere «contatti con le parti interessate per impedire che la guerra si estenda al Mar Nero e per prevenire un’ulteriore escalation». Anche l’Ucraina si è astenuta dal commentare gli atterraggi di emergenza.
Nelle ultime settimane Kiev ha intensificato gli attacchi con droni a lungo raggio contro la Russia, molti dei quali mirati alle infrastrutture critiche e ai terminal petroliferi. Numerosi droni ucraini – che spesso rappresentano un pericolo letale per i civili – hanno deviato dalla loro rotta e sono precipitati nel territorio dei paesi NATO.
L’Ucraina si è scusata per gli incidenti, ma non ha dato alcuna indicazione di voler ridurre la sua campagna di droni. La maggior parte dei governi dei Paesi colpiti si è astenuta dal condannare formalmente Kiev, attribuendo invece la responsabilità degli incidenti alla guerra elettronica russa.
La Turchia gioca un ruolo cruciale nella difesa dell’Ucraina attraverso la fornitura di droni militari, un asse strategico consolidato ben prima del conflitto su vasta scala del 2022. Il simbolo di questa cooperazione è il drone tattico Bayraktar TB2, velivolo a lungo raggio ed elevata autonomia.
Questi droni sono prodotti dalla compagnia turca Baykar Defense, il cui direttore tecnico è Selçuk Bayraktar, ingegnere aeronautico e genero del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, di cui ha sposato la figlia Sümeyye. I legami tra Kiev e l’azienda si sono progressivamente stretti: oltre alla vendita diretta di droni pronti all’uso, i due Paesi hanno avviato una profonda cooperazione industriale che prevede la costruzione di uno stabilimento produttivo di droni Baykar direttamente sul suolo ucraino e l’integrazione di motori di fabbricazione ucraina sui modelli turchi più avanzati, come il drone bimotore Akinci.
Nonostante la forte rilevanza militare di queste forniture, Ankara mantiene una complessa posizione diplomatica ed diplomatica «equidistante». Da un lato supporta attivamente la sicurezza di Kiev, dall’altro preserva i canali di dialogo e i rapporti commerciali con Mosca, posizionandosi spesso come mediatore geopolitico.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
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