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Assange liberato, ma i sostenitori dicono che la sua dichiarazione di colpevolezza è un «grande colpo alla libertà di stampa»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha accettato il patteggiamento lunedì ed è stato rilasciato su cauzione, lasciando il carcere di massima sicurezza di Belmarsh e i sostenitori del Regno Unito hanno celebrato il suo rilascio ma hanno espresso preoccupazione per il futuro della libertà di stampa.
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha accettato un patteggiamento con il governo degli Stati Uniti ed è stato rilasciato su cauzione, lasciando il carcere di massima sicurezza di Belmarsh e il Regno Unito lunedì mattina, come ha annunciato WikiLeaks su X, precedentemente noto come Twitter.
Sua moglie, Stella Assange, avvocato che lavora da anni per la sua liberazione, ha festeggiato l’accordo su X:
Julian is free!!!!
Words cannot express our immense gratitude to YOU- yes YOU, who have all mobilised for years and years to make this come true. THANK YOU. tHANK YOU. THANK YOU.
Follow @WikiLeaks for more info soon…pic.twitter.com/gW4UWCKP44
— Stella Assange #FreeAssangeNOW (@Stella_Assange) June 25, 2024
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«Questo è il risultato di una campagna globale che ha coinvolto organizzatori di base, attivisti per la libertà di stampa, legislatori e leader di tutto lo spettro politico, fino alle Nazioni Unite», ha scritto WikiLeaks. «Ciò ha creato lo spazio per un lungo periodo di negoziati con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha portato a un accordo che non è stato ancora formalmente finalizzato».
Un giudice federale deve ancora approvare il patteggiamento.
Assange è in procinto di comparire mercoledì davanti a un tribunale federale degli Stati Uniti a Saipan, la capitale delle Isole Marianne Settentrionali vicino all’Australia. È previsto il suo ritorno in Australia dopo l’udienza. [Al momento della pubblicazione di questo articolo su Renovatio 21 Assange è appena uscito dal tribunale americano di Saipan, ndr]
In cambio del suo rilascio, Assange ha accettato di dichiararsi colpevole di un unico reato di ottenimento e divulgazione illegale di materiale di sicurezza nazionale in violazione dell’Espionage Act degli Stati Uniti, ha riferito il New York Times.
Secondo i termini dell’accordo, i pubblici ministeri del Dipartimento di Giustizia chiederanno una condanna a 62 mesi, che equivale al periodo di tempo che Assange ha scontato a Belmarsh mentre combatteva la sua estradizione negli Stati Uniti. L’accordo accrediterebbe quel periodo come tempo servito, che consentirebbe ad Assange di tornare a casa, secondo la CNN.
L’accordo gli impedirebbe inoltre di affermare in seguito che il suo lungo periodo di detenzione a Belmarsh, dove è stato confinato in una cella per 23 ore al giorno, è stato ingiusto, secondo il giornalista Glenn Greenwald.
Le autorità statunitensi stavano perseguendo Assange per aver pubblicato materiali classificati condivisi con lui dalla gola profonda dell’esercito americano Chelsea Manning nel 2010 e nel 2011. Ha dovuto affrontare 18 capi d’imputazione da un’incriminazione del 2019 per il suo presunto ruolo nella violazione che prevedeva una pena massima di 175 anni di carcere, ha riferito la CNN.
«Funzionari statunitensi hanno affermato che Assange ha spinto Manning a ottenere migliaia di pagine di dispacci diplomatici statunitensi non filtrati che potenzialmente mettevano in pericolo fonti riservate, rapporti di attività significative legate alla guerra in Iraq e informazioni relative ai detenuti di Guantanamo Bay», ha scritto la CNN.
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«Un essere umano molto coraggioso» e «un eroe generazionale»
Giornalisti, politici, organizzazioni per la libertà di stampa e innumerevoli sostenitori hanno celebrato il rilascio di Assange, sebbene siano rimasti indignati per quella che credevano fosse la sua detenzione ingiustificata e per il fatto che fosse stato costretto a dichiararsi colpevole, nonostante non avesse commesso alcun crimine.
Greenwald ha twittato:
There’s so much to say about the Assange case, the outrage of his being detained for almost 15 years, being forced to plead guilty despite committing no crime.
But on a human and personal level, it’s beautiful to watch him leave prison a free man, and finally leave the UK. https://t.co/bhHoAZU2oZ
— Glenn Greenwald (@ggreenwald) June 25, 2024
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Il candidato presidenziale indipendente e presidente al momento in congedo di Children’s Health Defense (CHD) Robert F. Kennedy Jr. ha detto che Assange doveva accettare l’accordo per uscire dalle condizioni di pericolo di vita in cui era detenuto, «ma lo stato di sicurezza ha imposto un precedente terrificante e ha inferto un duro colpo alla libertà di stampa».
Kennedy ha twittato:
Julian Assange struck a plea deal and will go free! I am overjoyed. He’s a generational hero.
The bad news is that he had to plea guilty to conspiracy to obtain and disclose national defense info. Which means the US security state succeeded in criminalizing journalism and…
— Robert F. Kennedy Jr (@RobertKennedyJr) June 24, 2024
Francis Boyle, JD, Ph.D., professore di diritto internazionale all’Università dell’Illinois, ha dichiarato a The Defender che Assange è «un essere umano molto coraggioso» che «ha sofferto abbastanza. Si è alzato in piedi e ha fatto del suo meglio».
Boyle ha affermato che il patteggiamento richiedeva ad Assange di accettare una condanna ai sensi della sottosezione G dell’Espionage Act, ma anche di ammettere di aver violato altre sottosezioni.
«In futuro, il governo federale potrà utilizzare questo fatto come precedente per perseguitare i giornalisti» per aver violato tali sottosezioni della legge. «Secondo me, questa è una pistola carica puntata alla testa di tutti i giornalisti del futuro».
Boyle ha affermato che la legge sullo spionaggio non è mai stata concepita per essere applicata ai giornalisti impegnati nella loro attività ai sensi del Primo Emendamento e del Patto internazionale sui diritti civili e politici.
«In pratica, quello che stanno facendo i federali qui è usare l’Espionage Act per istituire di fatto un Official Secrets Act del Regno Unito», che rende un crimine per i dipendenti pubblici nel Regno Unito far trapelare informazioni considerate «dannose» per il governo.
Ciò significa che qualsiasi giornalista che in futuro pubblicherà informazioni riservate o storie basate su informazioni riservate potrebbe essere perseguito per aver violato una o più disposizioni dell’Espionage Act, ha affermato Boyle, anche se il Primo Emendamento è inteso a proteggere la stampa.
Il gruppo per la libertà di stampa PEN America, che da tempo chiede agli Stati Uniti di ritirare le accuse contro Assange, ha invitato oggi il Congresso in un comunicato stampa a riformare l’Espionage Act per proteggere la libertà di stampa. Ha scritto:
«Il Congresso dovrebbe cogliere questa opportunità per riformare immediatamente la legge sullo spionaggio per includere un’eccezione per la divulgazione di informazioni che promuovono l’interesse pubblico. Questa mossa invierebbe un segnale forte in difesa della libertà di stampa, rafforzando la protezione dei giornalisti negli Stati Uniti e riducendo il rischio che la legge venga utilizzata per scopi politici in futuro».
Assange ha fondato WikiLeaks nel 2006 come organizzazione mediatica senza scopo di lucro per responsabilizzare governi e leader politici pubblicando grandi quantità di dati di materiali ufficiali censurati e limitati su guerra, spionaggio e corruzione.
L’organizzazione ha attirato l’attenzione internazionale nel 2010 quando ha pubblicato il video Collateral Murder, che mostrava filmati secretati girati da un elicottero Apache dell’esercito americano che mostravano l’uccisione di oltre una dozzina di persone in Iraq, tra cui due reporter della Reuters, insieme ad altri video e documenti trapelati da Manning.
L’organizzazione ha pubblicato anche altri documenti relativi alle guerre statunitensi in Iraq e Afghanistan. Le rivelazioni divennero importanti storie globali e portarono a un attento esame del coinvolgimento americano nei conflitti esteri.
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Inizialmente accolto dai media mainstream come The Guardian e Times, Assange è poi diventato il bersaglio dei critici del mainstream, compresi quegli stessi organi di stampa, ha riferito Matt Taibbi su Substack. Hanno affermato che WikiLeaks avrebbe compromesso la sicurezza nazionale pubblicando materiale riservato, hanno cercato di coinvolgerlo nel Russiagate e hanno affermato che non era un giornalista.
Assange ha trascorso quasi 15 anni in varie forme di detenzione. Nel 2012, di fronte alle accuse di reati sessuali da parte dei procuratori svedesi (successivamente ritirate nel 2019), Assange ha dichiarato di essere disposto a recarsi in Svezia per essere interrogato. Tuttavia, le autorità svedesi non hanno garantito che se si fosse presentato per l’interrogatorio non sarebbe stato estradato negli Stati Uniti.
Ha chiesto e ottenuto asilo dal governo ecuadoriano e si è rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana dal 2012 al 2018, dove ha soggiornato in un appartamento con due camere da letto senza spazio esterno e la CIA lo ha spiato.
Nel 2019, sotto la pressione del governo degli Stati Uniti, l’Ecuador ha posto fine all’asilo di Assange.
La polizia britannica lo arrestò e lo rinchiuse nella prigione di Belmarsh, che la BBC ha definito la «Guantanamo britannica». Ha trascorso gli ultimi sei anni combattendo l’estradizione negli Stati Uniti, dove è stato accusato di aver violato l’Espionage Act del 1917 commettendo presunta cospirazione per ottenere e divulgare informazioni sulla difesa nazionale, in seguito alla massiccia divulgazione di WikiLeaks nel 2010.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 25 giugno 2024, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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La Sony dice che gli utenti PlayStation non hanno mai posseduto i giochi digitali che hanno acquistato
Sony chiede l’archiviazione di una class action sulla proprietà reale dei videogiochi acquistati dagli utenti, puntando sull’arbitrato individuale e sulla sospensione del giudizio oppure sull’archiviazione definitiva del caso. Lo riporta Reclaim The Net.
La causa è stata promossa a giugno da quattro querelanti dinanzi al Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California e riguarda quella che i ricorrenti definiscono una pratica ingannevole di Sony: la vendita di giochi digitali con un linguaggio che evoca la proprietà, mentre i termini di servizio del gruppo precisano che gli acquirenti ottengono soltanto una licenza limitata.
I querelanti, quattro giocatori californiani, accusano Sony di violare la sezione 17500.6 del Codice delle Attività Commerciali e Professionali della California, che vieta di pubblicizzare beni digitali con espressioni come «compra», «acquista» o analoghe, salvo che il venditore ottenga la «conferma esplicita» del cliente che non sta acquistando il prodotto ma una licenza, oppure fornisca una dichiarazione «chiara ed evidente» prima della transazione, specificando che il prodotto è concesso in licenza e non venduto.
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La mozione depositata da Sony il 21 agosto chiede al giudice di accogliere tali richieste e richiama i termini di servizio che, secondo l’azienda, i querelanti avrebbero accettato, compresa una clausola vincolante di arbitrato individuale e di rinuncia all’azione collettiva.
Secondo Sony, Andrew Garcia, Edward Heycock, Jason Mendoza e John Salinas hanno riconosciuto che un avviso di licenza compariva sopra il pulsante «Conferma acquisto» sul PlayStation Store, il sistema informatico di distribuzione dei giochi Sony. L’avviso recitava che «l’acquisto di questo prodotto digitale equivale a una licenza soggetta al Contratto di licenza del prodotto software».
Sony ha inoltre evidenziato che i termini e le condizioni di PlayStation e il contratto di licenza erano disponibili come collegamenti ipertestuali blu su sfondo nero.
In base ai termini del gruppo, quando un prodotto viene ordinato o acquistato dal negozio l’acquirente ottiene «una licenza personale per utilizzare tale prodotto per uso privato e non commerciale». La licenza non è trasferibile, salvo diversa previsione della legge locale, e «ciò significa che è possibile utilizzare un prodotto nei modi descritti nella licenza, ma non se ne diventa proprietari», si legge nel documento depositato da Sony.
Un’altra sezione dei termini precisa che parole come «possedere», «proprietà», «acquisto», «vendita» e «comprare» non implicano alcun trasferimento di titolarità. Il contratto di licenza del software afferma che il software è «concesso in licenza, non venduto».
Sony sostiene inoltre che nell’«era digitale» non è credibile che consumatori ragionevoli ritenessero di acquistare la proprietà di un gioco digitale anziché una licenza. Lo illustra osservando che i due querelanti che hanno comprato il videogiuoco Resident Evil Requiem non avrebbero potuto farlo se il primo acquirente fosse divenuto proprietario esclusivo del titolo. I consumatori ragionevoli sanno che molte persone giocano allo stesso gioco contemporaneamente e quindi non possono esserne tutti i proprietari esclusivi.
La società aggiunge che tutti e quattro i querelanti hanno accettato l’ultima versione dei termini nell’aprile 2024, che contiene la clausola arbitrale e la rinuncia all’azione collettiva, e che non hanno esercitato il diritto di recesso entro i 30 giorni previsti per farlo per iscritto.
La richiesta di Sony sarà esaminata il 1° ottobre. La controversia è emersa dopo che PlayStation aveva già revocato l’accesso a film e serie TV a pagamento nel 2022 e annunciato un’ulteriore rimozione dei contenuti Discovery nel 2023. Nel 2026 Sony avrebbe dovuto togliere 551 film di StudioCanal dalle librerie dei clienti.
Ad aprile Sony ha inoltre introdotto un controllo della licenza per i giochi digitali appena acquistati per PlayStation 4 e PlayStation 5. «Dopo l’acquisto è richiesto un controllo online una tantum per confermare la licenza del gioco, dopodiché non saranno necessari ulteriori controlli», ha dichiarato un rappresentante di PlayStation a Game File.
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Una decisione distinta di Sony è destinata a incidere sull’autenticazione dei dischi PlayStation nel gennaio 2028. Nel frattempo, nel documento depositato in tribunale ad agosto, il negozio online invita il cliente a «Confermare l’acquisto», mentre i termini che Sony intende far valere affermano che il cliente non è proprietario del prodotto.
La querelle giudiziaria in cui è incorsa Sony illustra bene un caposaldo dell’era dell’economia elettronica: nessuno è davvero padrone di ciò che compra, ma di una sua licenza, che quindi può essere revocata dal venditore.
Quando acquisti un software o un videogioco – si badi, sia in formato digitale che fisico – nella stragrande maggioranza dei casi non ne diventi proprietario, ma acquisti una licenza d’uso, cioè il diritto di utilizzarlo secondo termini stabiliti dal produttore/editore. Il titolare dei diritti (sviluppatore o editore) resta proprietario del software. L’utente riceve una licenza, spesso «non esclusiva, non trasferibile, revocabile», per usare il prodotto per uso personale.
Se acquisti un gioco digitale (es. su piattaforme come Steam, PlayStation Store, Epic, etc.), stai comprando l’accesso, cioè una licenza legata al tuo account, non un «bene» che possiedi in senso pieno. L’editore può, in teoria, revocare l’accesso o chiudere i server, rendendo il gioco inutilizzabile, come è successo con alcuni titoli online-only.
La rivendita è un tema controverso: in Europa, la sentenza della Corte di Giustizia UE UsedSoft contro Oracle (2012) ha stabilito che, per il software (non specificamente i videogiochi), se hai acquistato una licenza a tempo indeterminato con pagamento univoco, hai il diritto di rivenderla, esaurendo il diritto di distribuzione del titolare. Tuttaviaquesto principio è stato applicato in modo molto più limitato ai videogiochi, specie se distribuiti tramite piattaforme con account personali (vedi caso UFC in Germania, o le policy di Steam, che vietano la rivendita degli account).
Per le copie fisiche (es. un DVD/cartuccia), il «supporto» fisico è tuo, ma il contenuto software resta sotto licenza: puoi rivendere il disco (principio di esaurimento del diritto sulla copia fisica), ma non hai diritti sul codice sorgente o sulla proprietà intellettuale.
Tale cifra dell’economia elettronica, il lettore lo capisce subito, si adatta stupendamente all’idea di una società in cui la propriet privata è abolita è tutto diviene «servizio», e cioè esattamente quella sintetizzata plasticamente dal World Economic Forum di Davos nel motto «non avrai nulla e sarai felice».
Sarai felice fino a che non ti toglieranno pure i videogiochi – magari perché non ti sei vaccinato, o perché hai detto, non necessariamente online, qualcosa che non va su minoranze etniche o sessuali, Vladimir Putin, procedure mediche e farmaceutiche, e via con altri tabù che piano piano verranno inseriti nel padrone del vapore. La vera importanza di istituzioni come il WEF è questa: la convergenza tra Stato e multinazionali, per cui anche aziende private vi giudicano persino moralmente – tanti lettori hanno subito tale trasformazione con censure, visibili o invisibili, sui social, mentre anche in Italia avanza la forma più incredibile della repressione del totalitarismo democratico terminale, cioè la debancarizzazione.
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Si tratta di una riformulazione del rapporto tra Stato e cittadino, in cui non più il primo è emanato dal secondo per servirlo, ma al contrario, è il cittadino che deve sottomettersi allo Stato. Il quale Stato non è più regolato da una Carta costituzionale (che, come visto in era COVID, può venire stracciata in tranquillità in ogni Paese, dall’Italia agli USA), ma da un sistema di accessi ai cittadini gestiti dal vertice – lo Stato diviene piattaforma, il cittadino utente.
E un utente, in una piattaforma che non ha legge fissa (è lo Stato post-costituzionale, è Stato detto), non può avere diritti. E chi non ha diritti, cosa è? Uno schiavo.
Con questo in mente, sappiate che il disegno dell’euro digitale – sulla cui architettura software è stato costruito, ma guarda, il sistema del green pass –è esattamente questo: faranno a mezzo miliardo di cittadini europei. Vi potranno limitare o togliere la possibilità di fare qualsiasi cosa, dal comprare carburante all’acquistare cibo (quale tipo, quale quantità), di improvi il dove e quando, di spiare e profilare il vostro comporamento a partire da ogni vostra singola transazione. In una parola, la moneta elettronica UE esisterà per controllarvi: perché non siete più cittadini, ma schiavi.
Il nostro futuro euro digitale, che è sempre più imminente (se non è già stato di fatto varato con l’ID digitale) è un videogioco da incubo. Anzi, non è un videogioco: è la nostra vita.
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Immagine di Mayuki Sawatari via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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