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Spirito

A Dio monsignor Williamson. Un ricordo personale

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Mons. Williamson, la mia personale esperienza 

«È in atto la più feroce guerra contro Dio nella storia, ma noi dobbiamo resistere, pregare sempre il Rosario, e così non dovremo temere nulla. Tratta bene tua moglie, Cristiano, amala sempre perché tu sei le braccia e la mente della tua famiglia, ma lei…lei è il cuore, la donna è il cuore pulsante della famiglia!»

 

Era un pomeriggio uggioso dello scorso ottobre, e queste sono le ultime parole che Sua Eccellenza Monsignor Richard Williamson mi ha rivolto personalmente per l’ultima volta. Ricordo come se avessi qui davanti quella situazione, sulle colline reggiane: uscito dal lavoro, andai a salutarlo perché il giorno dopo sarebbe partito per Roma, e qualche giorno dopo ancora sarebbe tornato in Inghilterra.

 

Mentre mi avvicinavo alla stanza in cui alloggiava, a casa di amici sacerdoti, lo intravidi dal vetro della sua stanza, in penombra, intento ad osservare fuori, con lo sguardo profondo che lo caratterizzava, quel piccolo panorama che tutto sommato poteva ricordargli benissimo Londra. Mi fece cenno di entrare, ed io così feci. Il vescovo, con la sua stazza possente, stava seduto su una seggiola, con le luci della stanza spente, e quella scarsa luce del giorno a dare un poco di illuminazione intorno. Al suo fianco c’era un grosso confessionale antico, luogo dove si incontra l’infinita Misericordia di Dio. 

 

Monsignore fece cenno di sedermi di fronte a lui, ma chiedendomi di aspettare un momento: mostrò il Rosario, come a farmi capire che stava finendo di recitarlo e dovevo attendere un attimo, perché le cose di Dio sono sempre più importanti di ogni dialogo umano. Ci intrattenemmo poi per circa una quarantina di minuti, che però parevano un’infinità, e avrei voluto poter disporre di altro tempo ancora. Fu un dialogo lento, con tanti sospiri di Sua Eccellenza. Sembrava quasi preoccupato di dover lasciare presto questo mondo, in preda ai più grandi delirii.

 

Tuttavia non mancarono parole di conforto e di speranza. Parole essenziali, profondamente religiose, profondamente cattoliche, profondamente umane. Proprio come quelle che ho citato all’inizio: quelle ultime parole, in quell’ultimo lascito che ho avuto la grazia di avere da monsignor Williamson, c’è tutto ciò che un uomo ha da sapere sulla Fede, tutto ciò che un uomo ha da sapere sui suoi doveri principali. 

 

L’umanità di un vescovo e di un padre

Umanità, tanta umanità, ma quell’umanità che è rappresentata perfettamente nell’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, e che monsignor Williamson, aldilà delle apparenze e delle vacue narrazioni sul suo conto, ha saputo veramente riconoscere. 

 

Ed è proprio in questo modo che vorrei ricordare e parlare del vescovo inglese, che il 29 gennaio scorso ha reso l’anima a Dio. Non voglio parlare di ciò che ha fatto, delle cariche che ha ricoperto, dei suoi ruoli, diciamo, «istituzionali»: c’è chi può farlo sicuramente meglio di me, che vorrei invece presentare la mia esperienza personale come persona che ha avuto la vera grazia, insieme alla mia famiglia, di stare qualche volta a stretto contatto con Williamson.

 

Ricordo bene di quando, nell’ormai lontano 2019, dopo l’importante conferenza che tenne ad inizio giugno a Reggio Emilia, venne a pernottare a casa nostra: l’indomani mattina, dandoci appuntamento alle 08:00 per la colazione, iniziò a parlarmi dell’usignolo che aveva sentito cantare fuori per quasi tutta la notte. Ne rimase talmente colpito, che me ne continuò a parlare per gli anni a venire, chiedendomi, di anno in anno, che fine avesse fatto quell’usignolo dal canto melodioso e armonico che il vescovo, da grande conoscitore ed estimatore della musica classica, aveva saputo riconoscere e premiare all’interno delle sue memorie.

 

Mio figlio Tommaso, a quel tempo, aveva da poco compiuto due anni, ma era già un grande chiacchierone rumoroso. In quella famosa colazione però, mentre Sua Eccellenza trattava di canti di usignoli, lui rimaneva muto, quasi terrorizzato dalla imponente presenza del vescovo britannico, il quale tuttavia non mancava di mostrare sorrisi e le sue tipiche buffe facce a mio figlio.

 

Poco dopo lo accompagnammo in un luogo che voleva vedere da tempo, ma che riuscì a visitare pienamente solo qualche anno dopo, poiché quella volta trovammo chiuso: il Castello di Canossa. Arrivati ai piedi delle mura, una volta constatato che il castello era chiuso alle visite, mi guardò seriamente e mi disse: «Se vuole e se ha confidenza, può comunque dire a don Davide Pagliarani (il Rev.do Pagliarani era da poco diventato Superiore Generale della FSSPX, nda), che Mons. Williamson ha provato a recarsi a Canossa, ma ha trovato chiuso!», lasciandosi poi andare ad una sua tipica risata british. Qualche giorno dopo. effettivamente, riferii per telefono a don Davide Pagliarani, il quale a sua volta si lasciò andare ad una sana e sincera risata. 

 

Dietro a quell’apparente burbera freddezza inglese di un grande teologo e di un ottimo insegnante di filosofia quale era don Williamson, vi era – e nemmeno troppo nascosto – un grande cuore, un padre caritatevole e generoso. Nonostante le sue posizioni, che a volte possono essere sembrate dure per dovere di intransigenza verso l’errore, non ha mai arrogato in un discorso personale, la presunzione di avere la patente di un cattolico perfetto. 

La lungimiranza sui temi attuali

Williamson ha saputo però uscire dal guscio del solo tradizionalismo, che si occupa spesso di tanti importanti cavilli, ma senza guardare ad alcuni problemi reali, pratici, imminenti, bioetici. È stato uno dei pochi vescovi a denunciare alcune specifiche cose create contro la vita umana e, quindi, contro Dio che ne è il Creatore e Signore. 

 

Pensiamo al tema dei vaccini, del COVID, della massoneria, e di tanti altri temi che gli sono costati cari umanamente. Ha saputo sempre vedere, con grande anticipo, i problemi contingenti e le insidie specifiche in cui le anime sarebbero potute cadere. 

 

Non solo la crisi nella Chiesa – che certo è il fulcro di tutto – ma anche situazioni più particolari e attuali. Ha sempre indovinato tutto? Certamente no, d’altronde il suo ruolo non era quello dell’indovino, ma certo ha saputo mettere in guardia da tanti pericoli, denunciandoli apertamente e senza reticenze. D’altronde, il 7 aprile del 2012, con una lettera scritta insieme ad altri due vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X mise in guardia il Consiglio Generale della Fraternità ed il Superiore stesso dal pericolo imminente di un accordo con Roma, opponendosi pubblicamente e, di fatto, contribuendo a sventare il reale pericolo che si stava paventando.

 

Semplicità e pragmatismo episcopale

Tanta lungimiranza e profondità di pensiero nel vescovo Williamson, ma anche tanta semplicità e pragmatismo. Per chi ha potuto conoscerlo, specialmente negli ultimi anni, sa quanto fosse diventata preponderante, nelle parole ma di conseguenza anche nella coerenza dei fatti, l’esigenza di avere «vescovi selvaggi».

 

Esattamente così li chiamava lui, «vescovi selvaggi». Secondo monsignor Williamson era fondamentale lasciare a questa terra dei vescovi, capaci di muoversi autonomamente in più parti del mondo per rispondere al colossale vuoto e baratro in cui versa oggi la Chiesa minata nella più profonda delle crisi. Qualcuno, forse comprensibilmente, ha visto come un’esagerazione le totali sei consacrazioni episcopali fatte dal 2015 ad oggi per mano del vescovo inglese, ma chi lo ha conosciuto, chi ha capito il suo pensiero, piaccia o non piaccia, non può non comprenderne davvero le ragioni.

 

La Chiesa versa in un tale stato di gravità, esponendo le anime ad un tale pericolo, che per Williamson era fondamentale lasciare dei ripari, dei vescovi selvaggi che potranno ordinare, confermare e accrescere la pastorale e le missioni fra le migliaia di fedeli ancora cattolici che vogliono questo, che hanno fondamentale bisogno di questo. Lo stanno, di fatto, già facendo: supplire, «selvaggiamente», a ciò che ora la Chiesa non riesce a dare per la mancanza di un vertice veramente cattolico.

 

Quando manca l’autorità, o peggio è acciecata, non esiste una ricetta giusta, e nessuno può pretendere di averla. Avrà avuto ragione Williamson? Non possiamo saperlo. La storia lo dirà, o meglio ancora: Dio lo dirà.

 

So però per certo che nemmeno Sua Eccellenza ha mai pensato o presunto di aver intrapreso la scelta giusta e men che meno perfetta. Ha cercato però di fare tutto ciò che ha fatto per rimanere fedele a Dio, a Gesù Cristo, alla Tradizione della Chiesa, questo sì. 

 

«La Resistenza è piena di difetti e imperfezioni – mi ripeteva spesso – perché chi ha cercato di costruirla è imperfetto in primis, ma in quanto vescovo cattolico dovevo cercare di fare qualcosa per rimanere fedele alla Chiesa, cercando di dare ciò di cui hanno bisogno le anime: dei vescovi, che a loro volta possano creare nuovi sacerdoti per dare i sacramenti e il confronto alle anime stesse».

 

Apostolo del Santo Rosario 

Pragmatismo nel tentativo di dare soluzioni alla crisi nella Chiesa, ma anche nella vita della Fede stessa. Monsignore è stato un grande apostolo del Santo Rosario, considerata per lui l’arma principale, la preghiera perfetta. Più volte, durante le conferenze che abbiamo avuto la grazia di ospitare qui in Italia, le persone, al momento delle domande finali, hanno chiesto a lui soluzioni; cosa fare, come comportarsi per resistere a tutte le intemperie e tentazioni dalle quali siamo assaliti. 

 

«Pregate il Santo Rosario, 15 misteri, tutti i giorni. Questo vi basterà! Perché lo ha promesso la Madonna» Così rispondeva lui, prodigandosi per far capire che la Fede Cattolica è più semplice di quanto la si creda, e che Dio si è rivelato umile agli umili, e non dotto ai dotti. 

 

Fede, Speranza e profonda Carità ho toccato con mano in questo vescovo, un vero «vescovo dinosauro» (Dinoscopus era il soprannome a lui tanto caro, utilizzato anche per il suo indirizzo mail).

 

Commozione e consapevolezza 

Tornando a quel pomeriggio uggioso dello scorso ottobre, ricordo come, all’interno del suo breviario, teneva il ricordino del suo confratello nel sacerdozio e nell’episcopato monsignor Bernard Tissier de Mallerais, venuto a mancare pochissimo tempo prima. Guardava quella foto, con occhi lucidi e qualche sospiro: «È stato davvero un bravo vescovo, prego tanto per lui». Tanta commozione, tanta carità, aldilà di tutte le posizioni che rimangono, di fatto, qualcosa di molto terreno. 

 

Monsignor Williamson sapeva guardare verso il Cielo contagiando gli altri. Sapeva farlo anche descrivendo e facendo rivivere la figura del suo grande vescovo di riferimento, Monsignor Marcel Lefebvre, dal quale ha raccolto una grande eredità continuando per tutti gli anni del suo episcopato, fino a pochi giorni fa, a farla fruttare. 

 

Lascia un grande vuoto, un enorme vuoto nel mondo della Tradizione Cattolica, nelle realtà piccole ma resistenti, come le tante presenti per il mondo e, grazie a Dio, anche in Italia. Lo lascia anche e soprattutto in me, nella mia famiglia, nei miei figli piccoli, che ieri non hanno voluto ascoltare canzoni né guardare cartoni, di loro spontanea iniziativa, «perché è morto monsignor Williamson e dobbiamo rispettare questo momento», mi hanno detto commuovendomi. Lo lascia in mia figlia di 4 anni, Gemma Linda, che tornato dal lavoro, quando Monsignore era ancora ricoverato in ospedale, mi ha accolto alla porta di casa mostrandomi un disegno fatto da lei dove ha rappresentato il vescovo mentre celebra la Santa Messa, alla quale, sempre rappresentato nel disegno, assistevano lei e la sua amichetta Rebecca. Questo e molto altro ha saputo ispirare, con grande sensibilità unita a rettezza, monsignor Richard Nelson Williamson. 

 

E questo è il mio misero ma sincero lascito. Nessuno è santo anzitempo, e ora Monsignore si trova davanti al Giudizio di Dio, ed ha bisogno della Sua Misericordia — «Si iniquitates observaveris Domine, Domine quis sustinebit?»

 

Preghiamo per lui, per la sua anima, per ciò che qui sulla terra ci ha lasciato – vescovi e sacerdoti – e per tutti quelli con cui per tanti anni ha collaborato, al servizio delle anime e per la loro salvezza, nella speranza che lui possa pregare ed intercedere per noi, soprattutto per prendere da lui il grande esempio del coraggio e del senso preciso del martirio cristiano: ha preso posizioni forti nella sua vita, si è esposto, rischiando, nel vero senso della parola, la pelle. Eppur sempre rimanendo sereno, nel coraggio delle sue azioni, non barricandosi, non nascondendosi, non tirandosi mai indietro dall’enorme ministero che Dio, per mano dell’Arcivescovo Lefebvre, gli aveva affidato. 

 

Possa, questa profonda comprensione e reale visione del martirio di cui Sua Eccellenza si è fatto nitido esempio, contagiare anche noi per essere semplicemente dei buoni e veri cristiani.

 

«Il Paradiso è una realtà. Questa vita è una realtà. E il fatto che sto per morire è una realtà; e il tribunale di Dio è una realtà» (Mons. Richard N. Williamson) 

 

Cristiano Lugli 

 

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Gender

Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT

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Il cardinale arcivescovo di Tokyo ha espresso apprezzamento per il piano recentemente annunciato dal governo giapponese finalizzato a promuovere l’educazione sulle persone che si identificano come LGBT. Lo riporta LifeSite.   Il cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, ha dichiarato a UCA News che «è significativo che il governo giapponese abbia chiaramente articolato una politica volta ad approfondire la comprensione delle minoranze sessuali».   Il piano, approvato il 16 giugno, deriva dal LGBT Understanding Promotion Act del 2023 e, a quanto pare, «mira a stabilire linee guida fondamentali per governi, scuole e imprese».

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Il cardinal Kikuchi sembrava operare una distinzione tra la moralità dell’omosessualità e la psicologia che ne sta alla base.   Secondo quanto riportato da UCA News, l’approccio della Chiesa cattolica alle minoranze sessuali comporta sia una dimensione etica fondata sulla fede, sia una comprensione più approfondita della vita umana stessa.   Il porporato nipponico ha sottolineato che «una comunità inclusiva che accoglie tutti non è lo scopo del nostro atteggiamento in quanto tale; piuttosto, è il primo passo verso la realizzazione del mondo che Dio ci chiama a costruire». Ha quindi evitato di esprimere in modo esplicito la posizione della Chiesa sull’immoralità degli atti omosessuali.   Kikuchi fu nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e cardinale da Papa Francesco nel 2024.   Il piano giapponese per il 2026 per la promozione della consapevolezza LGBT prevede un’educazione pubblica che include l’utilizzo da parte del governo di opuscoli, video formativi e altro materiale educativo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.   Tale programma educativo dovrà estendersi alle scuole, dove gli insegnanti dovranno essere formati per comprendere le tematiche LGBT e per affrontare il bullismo e la discriminazione. Il piano incoraggia inoltre i luoghi di lavoro ad essere accoglienti nei confronti delle persone che si identificano come LGBT e affronta in modo specifico insulti, molestie e la rivelazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso («outing»).   Il Giappone rimane uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato, insieme a Paesi come la Corea del Sud e la Repubblica Ceca, a non aver legalizzato il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.

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Tuttavia, sebbene anche la premier giapponese, Sanae Takaichi, si opponga al cosiddetto «matrimonio» omosessuale, il Paese, fortemente laico, sostiene in larga parte questa pratica deviante: secondo un sondaggio Pew del 2023, circa il 70% dei giapponesi sarebbe favorevole al «matrimonio» omosessuale, il tasso di accettazione più alto tra tutti i Paesi asiatici presi in esame.   Come riportato da Renovatio 21, a novembre, la Corte di Tokyo ha stabilito che il divieto giapponese di «matrimonio» omosessuale è costituzionale, in una decisione insolita che si discosta da una serie di sentenze dei tribunali del Paese che avevano stabilito che la mancanza di riconoscimento legale del «matrimonio» omosessuale violava la Costituzione. Tuttavia, le alte corti giapponesi non hanno l’autorità di invalidare la legge vigente, il che rende queste sentenze puramente simboliche.   Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’ascesa LGBT fu al centro di una notevole frizione tra l’ambasciatore USA a Tokyo nel 2023, l’ebreo obamiano Rahm Emanuel, e la Shinseiren («Associazione Nazionale per la Guida Spirituale»), cioè la maggiore sigla della religione scintoista, che già l’estate precedente aveva distribuito un opuscolo di 94 pagine a una grande riunione per i membri affiliati della Dieta giapponese, appoggiandosi per lo più del Partito Liberal Democratico al governo. Il testo includeva la trascrizione di una conferenza che descriveva l’omosessualità come «un disturbo mentale acquisito, una dipendenza» che poteva essere risolta con la «terapia riparativa».  

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 Immagine di 0713jp via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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Spirito

Ordine e disordine

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Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.

 

Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.

 

Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.

 

Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).

 

In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.

 

L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.

 

A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.

 

Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.

 

Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».

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Il profondo danno causato dal disordine

Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.

 

Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.

 

A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.

 

Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?

Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.

 

Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.

 

Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.

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Ordine di apprendimento

Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.

 

In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.

 

In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.

 

Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.

 

In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.

 

Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.

 

PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.

 

Padre Philippe Pazat, FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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 Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.

Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0

 

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Spirito

Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas

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Dal 30 luglio al 2 agosto 2026, il Priorato di Dickinson ha ospitato mons. Marc Hanappier per diverse cerimonie eccezionali: il cinquantesimo anniversario della parrocchia Queen of Angels, la consacrazione della chiesa e l’amministrazione del Sacramento della Cresima.   Il momento culminante di questi giorni è stata la consacrazione della chiesa, sabato 1 agosto.  

Una chiesa consacrata a Dio

Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe.   Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.

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Cinquant’anni di vita parrocchiale

La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa.   Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale.   Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio!  
Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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 Immagine da FSSPX.News  
 
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