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Geopolitica

Biden voleva bombardare i siti nucleari dell’Iran, che si dice pronto ai colloqui sul nucleare se trattato con «rispetto»

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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha tenuto un incontro ad alto livello alcune settimane fa per discutere di una possibile azione militare contro gli impianti nucleari iraniani. Lo riporta la testata statunitense Axios, che cita fonti con conoscenza della materia.

 

Secondo quanto riferito, le discussioni facevano parte dei piani di emergenza per scenari in cui l’Iran si avvicinasse allo sviluppo di armi nucleari prima che Biden lasci l’incarico il 20 gennaio.

 

Durante l’incontro, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha presentato a Biden diverse opzioni, ma il presidente non ha autorizzato alcuna azione e al momento non sono in corso discussioni attive sugli attacchi militari, hanno aggiunto le fonti.

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Un funzionario statunitense, parlando in forma anonima, ha chiarito che l’incontro non è stato sollecitato da nuove informazioni di intelligence, ma aveva lo scopo di valutare una «prudente pianificazione dello scenario» nel caso in cui l’Iran arricchisse l’uranio fino a livelli adatti alle armi.

 

I consiglieri di Biden hanno discusso se la situazione in Medio Oriente giustificasse un intervento o desse a Biden un «imperativo e un’opportunità per colpire», ha scritto Axios. Nonostante alcune argomentazioni interne a favore di un attacco rapido mentre le difese iraniane e l’influenza regionale sono indebolite, non è stata fatta alcuna raccomandazione, secondo il funzionario statunitense.

 

Israele ritiene inoltre che l’Iran sia «isolato» dopo la cacciata del siriano Bashar Assad e che il suo principale alleato nella regione, Hezbollah, sia stato notevolmente indebolito dalla recente offensiva delle IDF. Ciò potrebbe spingere l’Iran ad accelerare il suo programma nucleare, creando una finestra di opportunità per un attacco preventivo israeliano, secondo il Times of Israel.

 

Giovedì, il governo iraniano ha ribadito la sua posizione di perseguire l’energia nucleare pacifica pur rimanendo aperto ai negoziati, purché Teheran venga trattata con «rispetto», secondo il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

 

«Noi operiamo in questo ambito. Chi ha delle preoccupazioni è benvenuto a farsi avanti così possiamo discutere e negoziare per risolvere le loro preoccupazioni», ha detto l’Araghchi. «Quanto più impongono sanzioni e pressioni all’Iran, tanto più l’Iran mostrerà resistenza».

 

Il ministro degli Esteri ha avvertito che le sanzioni non funzioneranno con l’Iran, riferendosi in particolare alla politica di «massima pressione» impiegata dagli Stati Uniti durante il primo mandato del presidente Donald Trump.

 

«Quanto più impongono sanzioni e pressioni all’Iran, tanto più l’Iran mostrerà resistenza», ha detto Araghchi, invitando le nazioni occidentali a trattare il suo Paese con rispetto. «Se optano per negoziati equi, giusti e dignitosi e parlano con il linguaggio del rispetto, risponderemo per le rime».

 

Secondo il ministro, gli Stati Uniti e i suoi alleati capiscono solo il linguaggio della forza. Le capacità missilistiche della Repubblica islamica sono ciò che spinge l’Occidente a voler parlare invece di usare la forza, ritiene.

 

«L’ho detto molte volte e credo fermamente che se non fosse per le nostre capacità missilistiche, nessuno starebbe negoziando con noi», ha detto Araghchi all’agenzia persiana Tasnim, con probabile riferimento all’arsenale attivo di missili ipersonici, con i quali Teheran ha già attaccato Israele nel corso di rappresaglie recenti – e che sarebbero stati utilizzati contro lo Stato Ebraico anche dagli Houthi yemeniti, considerati come proxy sciita iraniano.

 

«Se potessero distruggere le nostre strutture nucleari con un attacco militare, perché si sarebbero presi la briga di sedersi con noi per oltre due anni per negoziare? … Il motivo è che non avevano la capacità di eliminare militarmente le nostre strutture» ha continuato il massimo diplomatico iraniano.

 

L’Iran ha a lungo negato di avere ambizioni di sviluppare armi nucleari, sostenendo che le sue attività nucleari servono solo a scopi civili. Nel 2015, il Paese ha raggiunto un accordo nucleare con le principali potenze mondiali, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), che ha limitato il programma nucleare iraniano in cambio di una parziale riduzione delle sanzioni.

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Nel 2018, tuttavia, gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sotto Trump. Da allora, l’Iran ha aumentato le sue capacità di arricchimento e gli sforzi per rilanciare l’accordo sono finora falliti. Il mese scorso, il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha affermato che l’Iran ha «drammaticamente» accelerato il suo arricchimento dell’uranio fino al 60% di purezza, definendo questo sviluppo «molto preoccupante».

 

L’Iran ha mantenuto la promessa di espandere il suo programma nucleare in risposta all’approvazione di una risoluzione critica nei confronti del Paese da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

 

Come riportato da Renovatio 21, analisti occidentali hanno recentemente dichiarato che Israele non avrebbe davvero la capacità militare per eliminare in toto il programma nucleare iraniano – un lavoro quindi che deve lasciare agli USA.

 

Tuttavia due mesi fa è emerso che lo Stato Ebraico avrebbe già colpito siti atomici della Repubblica Islamica dell’Iran.

 

Le tensioni atomiche tra iraniani e israeliani erano sensibili ancora due anni fa quando il Grossi aveva visitato Israele. Ancora nel 2022, Netanyahu rivendicava il diritto di attaccare le strutture nucleari di Teheran.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Iran aveva provocato lo Stato Ebraico, avvertendo di sapere dove sono nascoste le sue armi nucleari. Un mese fa scosse sismiche in territorio persiano avevano fatto pensare a possibili esperimenti nucleari segreti da parte della Repubblica Islamica.

 

Il programma nucleare iraniano fu fermato anni fa da un’operazione congiunta israelo-statunitense di guerra informatica detta Olympic Games, che finì per liberare per il mondo un virus informatico chiamato Stuxnet, che devastò sistemi elettronici in tutto il pianeta.

 

Il programma atomico iraniano è stato in seguito sabotato da omicidi di scienziati di cui sono ritenuti responsabili gli israeliani. In uno dei casi più noti, per uccidere un fisico atomico di Teheran sarebbe stato utilizzato un robot killer mitragliatore a guida satellitare.

 

Come riportato da Renovatio 21, il segretario di Stato Anthony Blinken ha dichiarato a fine luglio scorso che l’Iran era vicino alla bomba atomica.

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Geopolitica

Trump: l’Iran è una «piccola guerra» rispetto alla spesa USA per l’Ucraina

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La guerra con l’Iran è «relativamente piccola» per gli Stati Uniti rispetto all’enorme quantità di armamenti che Washington ha fornito all’Ucraina sotto la presidenza di Joe Biden, ha dichiarato il presidente Donald Trump. Ha sostenuto che il suo predecessore ha consegnato a Kiev armi per un valore di 300 miliardi di dollari gratuitamente.   Trump ha espresso queste valutazioni rispondendo alle domande dei giornalisti durante un evento nello Studio Ovale lunedì, mentre i combattimenti in Medio Oriente sono ripresi dopo settimane di relativa calma. Domenica le forze statunitensi hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak nello Stretto di Ormuzzo, provocando la reazione di Teheran con attacchi missilistici contro le forze americane in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti.   Interrogato sul fatto che la prolungata operazione contro l’Iran stesse prosciugando le risorse militari statunitensi necessarie altrove, Trump ha sminuito la preoccupazione. «Questa è una guerra relativamente piccola per noi. Non è una guerra di grandi proporzioni», ha affermato, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno «così tante munizioni e rifornimenti» dislocati in tutto il mondo da poter attingere a ulteriori risorse in caso di necessità.   «Sapete dove sono finiti i soldi? In Ucraina», ha proseguito Trump, sostenendo che, in confronto, Washington ha usato «pochissime» armi contro l’Iran.

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Il presidente statunitense poi messo a confronto le spese americane per l’Iran con il sostegno di Washington all’Ucraina sotto il suo predecessore. «Joe Biden ha dato all’Ucraina beni per un valore di oltre 300 miliardi di dollari, gratis», ha detto Trump, aggiungendo che sotto la sua amministrazione l’Ucraina «deve pagarli» attraverso i membri europei della NATO.   La cifra di 300 miliardi di dollari è ampiamente contestata. Un rapporto di maggio dell’Ispettore Generale Speciale per l’Operazione Atlantic Resolve ha stimato gli stanziamenti totali degli Stati Uniti per l’Ucraina e la più ampia risposta al conflitto a circa 195 miliardi di dollari da febbraio 2022, di cui 67,8 miliardi di dollari sono stati destinati ad articoli e servizi di difesa per Kiev.   La definizione di «piccola guerra» data da Trump al conflitto con l’Iran arriva nel suo settimo mese, nonostante le sue ripetute dichiarazioni di vittoria. All’inizio di aprile aveva proclamato una «vittoria totale e completa» e da allora ha ripetutamente affermato che Washington aveva vinto o era vicina a porre fine al conflitto.   La guerra ha assorbito armamenti statunitensi per miliardi di dollari, con il segretario alla Guerra Pete Hegseth che ha stimato il costo complessivo a 37,5 miliardi di dollari entro luglio. Washington ha lanciato oltre 850 missili da crociera Tomahawk solo nelle prime quattro settimane, nonostante ne produca solo poche centinaia all’anno, insieme a più di 1.000 intercettori Patriot e THAAD.   La pressione ha inciso anche sulle scorte di armi statunitensi in Europa, dove le forniture di intercettori Patriot e altre munizioni chiave sono scese a livelli «oltre la soglia critica», poiché le armi vengono dirottate verso il Medio Oriente, secondo quanto riportato la scorsa settimana dai media, che citano funzionari statunitensi e della NATO.   Nel frattempo, Washington ha intensificato la pressione economica su Teheran. Il segretario del Tesoro Scott Bessent ha avvertito domenica che gli Stati Uniti potrebbero scatenare una «violenza finanziaria» contro l’Iran, minacciando di imporre nuove sanzioni secondarie ogni settimana per punire Teheran e coloro che intrattengono rapporti commerciali con essa.

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Trump pubblica video AI che mostrano l’isola di Kharg «ridotta in macerie»

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato filmati generati dall’intelligenza artificiale che mostrano un attacco missilistico contro l’isola iraniana di Kharg, importante centro petrolifero, nel contesto di una nuova escalation tra Washington e Teheran.

 

Le forze statunitensi e iraniane si sono scambiate attacchi per la prima volta dalla fine di luglio. Domenica, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver preso di mira due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, vicino al punto più stretto dello Stretto di Ormuzzo, che a suo dire si stavano preparando a lanciare razzi con mine marine nello stretto, che rappresenta circa il 20% del commercio mondiale di petrolio greggio.

 

Secondo Teheran, il bombardamento ha ucciso diversi soldati e civili iraniani.

 

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L’Iran ha risposto lunedì mattina: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) ha dichiarato che i propri droni e missili avevano provocato «danni significativi» alle basi aeree statunitensi di King Hussein e Al-Azraq in Giordania.

 

Dopo gli attacchi, i prezzi del petrolio sono saliti nelle prime contrattazioni asiatiche, con i future WTI in rialzo del 2,47% a 85,46 dollari al barile e i future Brent in aumento del 2,71% a 90,49 dollari al barile.

 

Trump non ha emesso comunicati immediati sull’escalation sulla sua piattaforma Truth Social, limitandosi a pubblicare due brevi video generati dall’intelligenza artificiale che mostrano diversi missili che colpiscono impianti petroliferi su un’isola, generando immense esplosioni.

 

«L’isola di Kharg viene fatta saltare in aria e ridotta in frantumi!!!» recitava la didascalia di uno dei video.

 

Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese, costituendo il principale sbocco per le entrate petrolifere. L’arcipelago corallino, spesso definito «isola proibita» a causa delle severe misure di sicurezza, ospita anche un importante deposito di petrolio.

 

Gli Stati Uniti hanno colpito ripetutamente obiettivi militari sull’isola di Kharg dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio, ma si sono astenuti dal prendere di mira le infrastrutture energetiche. Trump ha inoltre valutato un’operazione terrestre per impadronirsi del centro petrolifero, sostenendo che avrebbe potuto essere condotta dalle forze statunitensi o da «altre persone». Tuttavia, tali piani non si sono mai concretizzati.

 

Teheran ha più volte avvertito che incendierà l’intera infrastruttura petrolifera e del gas degli alleati degli Stati Uniti negli Stati del Golfo qualora gli impianti energetici sull’isola di Kharg venissero colpiti o si tentasse di conquistarla.

 

In rete in molti si chiedono come il candidato presidente della pace, pure assicurata durante il suo primo mandato, sia divenuto quello che minaccia la «distruzione totale di una civiltà», con tanto di videini IA.

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Geopolitica

I servizi israeliani evacuano il figlio di Netanyahu da Miami: «grave minaccia»

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L’agenzia di sicurezza israeliana Shin Bet ha reso noto che Yair, primogenito del premier Benjamin Netanyahu, è stato trasferito in segreto dagli Stati Uniti a causa di una «grave minaccia» alla sua vita.   La notizia arriva a pochi giorni dalle parole dello stesso Netanyahu, espresse in un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano, secondo cui l’Iran avrebbe «tentato di assassinare» uno dei suoi figli, senza indicare quale né fornire particolari sul presunto piano.   Lo Shin Bet ha dichiarato sabato in un comunicato: «C’era una minaccia significativa contro Yair Netanyahu e, alla luce di ciò e dopo un’attenta valutazione, è stata presa la decisione di prelevarlo d’urgenza insieme alla sua scorta e di riportarlo in Israele», omettendo però la natura della minaccia e il momento esatto dell’operazione.   Mercoledì una fonte anonima delle forze dell’ordine statunitensi ha riferito al canale TV americano Newsmax che i servizi segreti israeliani avrebbero individuato un piano ai danni di Yair nel dicembre dell’anno precedente. Canale 12 ha aggiunto che, per portare a termine l’operazione, lo Shin Bet ha riassegnato gli agenti che all’epoca proteggevano il presidente Isaac Herzog a New York.   Secondo le accuse, agenti iraniani avrebbero sorvegliato la sua residenza e i suoi spostamenti. Yair, che da anni viveva negli Stati Uniti con uno controverso stile di vita fatto di agio, ha ricevuto l’ordine di partire subito ed è rientrato in Israele, a quanto pare senza nemmeno ritirare i propri effetti personali.

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La sua lunga permanenza all’estero ha suscitato perplessità in patria, soprattutto dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023, perché molti si chiedevano perché restasse oltreoceano mentre centinaia di migliaia di riservisti venivano richiamati per un’operazione militare di rappresaglia a Gaza.   A luglio la moglie di Netanyahu, Sara, e i loro due figli hanno ottenuto una protezione estesa a carico dei contribuenti, alimentando ulteriori polemiche pubbliche e politiche.   La vicenda emerge mentre la coalizione di Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile per la rielezione, dopo la guerra in stallo con l’Iran. Il conflitto è iniziato alla fine di febbraio con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele su Teheran, che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e quattro membri della sua famiglia, tra cui la figlia Boshra e la nipotina Zahra di 14 mesi.   Mojtaba, figlio di Khamenei e nominato nuova guida suprema una settimana dopo, ha promesso di «vendicare il sangue» del padre. Teheran, tuttavia, non ha commentato né rivendicato la responsabilità del presunto complotto per assassinare il figlio di Netanyahu.   Yair Netanyahu è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».   Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva Giorgio Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.  

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Immagine di U.S. Embassy Jerusalem via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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