Politica
Milei licenzia il ministro degli Esteri argentino: aveva sostenuto la revoca dell’embargo a Cuba
Il presidente argentino Javier Milei ha licenziato il ministro degli Esteri Diana Mondino dopo che quest’ultima aveva sostenuto una risoluzione per revocare l’embargo statunitense su Cuba all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il licenziamento è stato annunciato dall’ufficio di Milei in un comunicato stampa. Sebbene il comunicato non collegasse direttamente il licenziamento di Mondino al voto dell’ONU, è stato rilasciato poco dopo e includeva una lunga descrizione della posizione dell’amministrazione su Cuba.
«L’Argentina sta attraversando un periodo di profondi cambiamenti… il nostro corpo diplomatico dovrebbe riflettere in ogni decisione i valori di libertà, sovranità e diritti individuali che caratterizzano le democrazie occidentali», si legge nella dichiarazione, aggiungendo che il paese «si oppone categoricamente alla dittatura cubana» e «rimarrà fermo nel promuovere una politica estera che condanni» regimi come questo. L’ufficio di Milei ha anche avvertito che condurrà un audit del personale del ministero degli Esteri al fine di sradicare «i promotori di programmi ostili alla libertà».
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La Mondino è stata uno dei primi membri confermati del gabinetto di Milei e il suo principale alleato durante la campagna presidenziale dell’anno scorso. Sarà sostituita da Gerardo Werthein, che era stato ambasciatore negli Stati Uniti.
In precedenza, mercoledì, l’ONU ha nuovamente chiesto a Washington di porre fine al suo regime di sanzioni decennale contro Cuba in una risoluzione non vincolante. Una schiacciante maggioranza di 187 paesi ha votato a favore della mossa, mentre solo gli Stati Uniti e Israele hanno votato contro, con la Moldavia che si è astenuta.
Milei ha ripetutamente promesso di allineare le politiche del suo paese a quelle degli Stati Uniti da quando ha assunto l’incarico nel dicembre 2023, prendendo le distanze da Cuba, così come da Nicaragua e Venezuela, accusando i loro leader di essere «spregevoli dittatori».
Sotto Milei, l’Argentina ha formalmente rifiutato un invito a diventare membro del gruppo BRICS, in un’inversione a U rispetto alla politica del suo predecessore, Alberto Fernandez.
Come riportato da Renovatio 21, la diplomazia argentina sta faticando sotto l’era Milei.
A inizio anno Milei aveva definito il presidente colombiano Gustavo Petro come «assassino terrorista», cosa che è costata l’immediata espulsione da Bogotà di tutti i diplomatici argentini.
Il Regno di Spagna ha richiamato l’ambasciatore dopo che Milei aveva dichiarato pubblicamente che la moglie del primo ministro spagnuolo Sanchez è «corrotta».
Sorprese molti funzionari l’invito da parte del presidente all’ambasciatore israeliano – Milei si starebbe convertendo al giudaismo, e ha garantito «chiaro e inflessibile sostegno ad Israele» – a partecipare ad una riunione del gabinetto di crisi del governo di Buenos Aires.
La Repubblica Popolare Cinese ha risposto varie volte a minacce da parte del governo Milei di rompere i rapporti fra i due Paesi.
Milei ha chiesto alla Corte Penale Internazionale l’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Il Venezuela, di contro, ha chiesto l’arresto del Milei.
Il nuovo governo di Buenos Aires sembra interessato anche a riaprire con Londra la questione delle Falkland.
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La Mondino era nota per commenti controversi, come quello in cui – in linea con i principi anarco-capitalisti del Milei – difendeva l’idea di un mercato degli organi. Suscitarono scalpore anche le sue affermazioni riguardo al matrimonio gay, paragonato alla pediculosi.
«Come liberale sono d’accordo con il progetto di vita di ogni persona. È molto più ampio dell’uguaglianza matrimoniale. Mi permetto di esagerare: se preferisci non fare il bagno ed essere pieno di pidocchi ed è una tua scelta, è così, poi non lamentarti se c’è qualcuno a cui non piace che tu abbia i pidocchi», ha riportato il quotidiano argentino Clarin.
Sempre secondo il Clarin, Dopo una visita presso la stazione Espacio Lejano – stazione radio situata nel dipartimento di Loncopué, provincia di Neuquén gestita dall’Amministrazione spaziale nazionale cinese come parte della rete cinese dello spazio profondo – dichiarò che non distingueva bene soldati e scienziati perché «i cinesi sono tutti uguali».
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Immagine di Cancillería Argentina via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Politica
Candace Owens appoggerebbe Tucker Carlson per la Casa Bianca
La commentatrice conservatrice statunitense Candace Owens appoggerebbe il giornalista Tucker Carlson se si candidasse alla presidenza degli Stati Uniti, ma si candiderebbe lei stessa solo se gli elettori la accettassero come «dittatrice».
In un’intervista esclusiva al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) con Rick Sanchez, già giornalista CNN passato alla testata governativa russa RT, alla Owens è stato chiesto delle speculazioni negli Stati Uniti secondo cui un giorno potrebbe candidarsi alla Casa Bianca.
«Dico sempre ai miei ascoltatori che non mi candiderei mai alla presidenza. Mi candiderei solo a dittatore», ha affermato Owens. «Non ho a che fare con il Congresso, non ho a che fare con le lobby, non ho a che fare con Lindsey Graham che invoca un’altra guerra».
Candace ha scherzato dicendo che se gli elettori la volevano, avrebbero dovuto accettare la condizione che lei sarebbe diventata «dittatrice degli Stati Uniti», aggiungendo di non avere alcun interesse a breve termine per una carica politica a causa dell’«inautenticità» di Washington.
L’attivista ha affermato che sarebbe invece disposta a fare campagna elettorale per qualcuno come Tucker Carlson, qualora decidesse di candidarsi, aggiungendo che sarebbe pronta a girare il Paese per conto di Carlson, paragonando l’idea alla sua precedente collaborazione politica con Charlie Kirk.
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La Owens ha quindi affermato che Carlson, insieme a Megyn Kelly, era stata anche una delle poche voci conservatrici di spicco disposte a parlare onestamente del cambiamento di opinione di Charlie Kirk verso la fine della sua vita.
Owens si è inizialmente fatta conoscere alla fine degli anni 2010 esortando gli elettori afroamericani a smettere di sostenere i Democratici. In seguito è diventata una delle voci più autorevoli dei media conservatori, prima di rompere con il Daily Wire, diretto dall’ebreo Shapiro, a seguito di una disputa pubblica sulla guerra di Israele a Gaza e per aver usato l’espressione «Christ is King» («Cristo è Re»), considerata incredibilmente come slogan «antisemita»da tutti i supporter di Israele, pagati e non.
La Owens, sotto gli auspici del marito George Farmer, figlio di un Lord ed ex ministro britannico, si è convertita al cattolicesimo e sembra attenersi ad una linea di pensiero vicina a quella del tradizionalismo francese, che vede la Francia derivata dalla rivoluzione come uno Stato retto dalla perversione, con la pedofilia che impazza tra le élite occulte e nemmeno occulte.
Con estrema pervicacia Candace aveva raccontato in una serie del suo podcasto la storia di Brigitte Macron nata uomo, servendosi dei lavori di Xavier Poussard, giornalista e scrittore francese riparato a Milano, stranamente non oggetto di una denuncia diretta da parte della coppia presidenziale, come lo sono invece altri personaggi che hanno sostenuto l’incredibile tesi in questi anni. Una fra costoro ha scelto di chiedere l’asilo politico alla Russia.
I Macron hanno denunziato la Owens negli USA – dove sono fortissime le leggi a protezione della libertà di parola – asserendo che porteranno prove inconfutabili del sesso femminile della première dame di Francia.
Le voci erano state respinte da Macron, noto per le sue smentite, ancora due anni fa.
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