Bioetica
Lettere alle future madri: il patriarca ortodosso Cirillo lancia campagna contro l’aborto. Che in Russia resta legale
Le future mamme di 16 regioni della Russia riceveranno lettere personalizzate dal capo della Chiesa ortodossa russa, il patriarca Cirillo, nell’ambito di un’iniziativa pubblica. Lo ha dichiarato all’agenzia stampa russa RIA Novosti la responsabile del progetto, Natalja Moskvitina.
La missiva del patriarca è volta a offrire consolazione e supporto, nonché ad alleviare alcune paure che una donna potrebbe avere prima del parto, ha riferito RIA, citando un esempio di una lettera che aveva ottenuto. «Ricorda, non sei sola: ci sono persone intorno a te che sono pronte a supportarti, a prestarti attenzione e mostrare simpatia», si legge nella lettera, secondo l’agenzia di stampa.
Il capo della Chiesa ortodossa russa ha anche impartito la sua benedizione alle future mamme e ha augurato loro «buona salute, pace interiore e … misericordia da Gesù Cristo».
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Le lettere fanno parte della campagna «Ciao, mamma!» volta a fornire assistenza alle donne incinte e a ridurre il numero di aborti in Russia.
Le donne che si rivolgono ai centri statali per la maternità ricevono la cosiddetta «cartella di aiuto» contenente opuscoli informativi sulle varie forme di assistenza che possono ottenere dalle autorità pubbliche, dalle aziende locali e dalle organizzazioni non governative. Le lettere del patriarca devono diventare parte di questa «cartella».
Secondo Moskvitina, il progetto è stato testato con successo nella Repubblica russa di Mordovia, nel distretto federale del Volga, nel 2022. «Il numero di aborti è diminuito del 42% in un anno, durante il quale il progetto è stato attivo», ha affermato. Dopo di che, l’iniziativa ha ricevuto il sostegno del governo russo e del presidente Vladimir Putin, nonché della Chiesa ortodossa russa, ha aggiunto la donna.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso agosto la Repubblica della Mordovia aveva adottato una legge storica che vieta la «propaganda» sull’aborto.
La geografia dei territori che hanno aderito al progetto copre varie parti della Russia, tra cui la regione di Arkhangelsk a nord, la regione di Tver’ nella Russia centrale, la regione di Novgorod a Nord-Ovest, la regione di Kemerovo in Siberia e la regione della Kamchatka nell’Estremo Oriente.
La Chiesa ortodossa russa si è espressa contro l’aborto da tempo. Nel dicembre 2023, ha rilasciato una dichiarazione che equiparava l’aborto all’omicidio. «È inaccettabile proclamare “un diritto all’aborto”, che significa “un diritto all’omicidio”», aveva affermato all’epoca l’organismo di governo della Chiesa Ortodossa Russa, il Santo Sinodo.
In precedenza, il patriarca Cirillo aveva descritto l’aborto come un «disastro nazionale» che distrugge «il futuro della nostra società».
Gli aborti sono legali in Russia e la pratica è coperta dal sistema sanitario nazionale. Una gravidanza può essere interrotta fino a 12 settimane di sviluppo su richiesta della donna e fino a 22 settimane per motivi sociali come il risultato di uno stupro o in caso di morte o disabilità del marito. Secondo la legge russa, una gravidanza può essere interrotta legalmente in qualsiasi fase per motivi medici.
Dopo la conquista della Russia da parte dei bolscevichi, nel 1920 la Repubblica Sovietica Russa sotto Lenin divenne il primo paese al mondo nell’era moderna a consentire l’aborto in tutte le circostanze, ma nel corso del XX secolo la legalità dell’aborto è cambiata maggiormente più di una volta, con il divieto di aborto incondizionato che fu nuovamente emanato sotto Stalin dal 1936 al 1955. Da allora fu di nuovo legalizzato.
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Gli aborti russi hanno raggiunto il picco a metà degli anni Sessanta, con un totale di 5.463.300 di bambini russi uccisi nel grembo materno nel solo 1965.
In tutta l’Unione Sovietica, dalla sua legalizzazione, fino alla caduta dell’Unione Sovietica nel 1990, si sarebbero verificati oltre 260 milioni di aborti.
Nel 2009, la Russia ha registrato 1,2 milioni di aborti, su una popolazione di 143 milioni di persone. Nel 2020 la Russia aveva ridotto il numero di aborti a 450 mila.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa la presidente della camera alta del Parlamento nazionale Valentina Matvienko aveva dichiarato che la Russia non vieterà l’aborto perché tali restrizioni complicherebbero solo il problema.
Anche l’utero in affitto è legale in Russia, con una legislazione particolarmente permissiva che l’aveva resa, fino a poco fa, una meta del cosiddetto «turismo della fertilità».
Come riportato da Renovatio 21, nel corso del 2022 la camera bassa del Parlamento russo, la Duma di Stato, ha approvato un disegno di legge per impedire agli stranieri di utilizzare madri surrogate russe.
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Bioetica
Il principato di Andorra blocca la legge a favore dell’aborto in attesa dei colloqui con il Vaticano
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Bioetica
Startup testa farmaci su cervelli umani appena estratti e mantenuti in vita con macchinari di supporto vitale
Una startup biotecnologica chiamata Bexorg sta estraendo cervelli umani poche ore dopo la morte dei loro proprietari e li sta collegando a speciali macchine di supporto vitale. Lo riporta Science.
Sebbene queste masse di tessuto rosato non presentino più attività elettrica, la maggior parte delle loro funzioni vitali rimane intatta, consentendo agli scienziati di testare farmaci sperimentali, come potenziali trattamenti per il morbo di Alzheimer, come mai prima d’ora. Ci si aspetterebbe che i cervelli disincarnati siano senza dubbio morti. Tuttavia, stando alle notizie, un cervello estratto e collegato a una delle macchine di supporto vitale brevettate da Bexorg, BrainEX, resta «sospeso tra la vita e la morte». I cervelli vengono mantenuti in funzione grazie a un polmone artificiale, ossigenazione renale, sangue e altri fluidi.
La cifra frankesteiniana dell’operazione fa rabbrividire perfino i «laici», spinti a domandarsi se essa rifletta «la scomoda labilità del confine tra vita e morte» scrive Futurism, testata legata alla transumanista Singularity University.
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Brendan Parent, uno dei sei esperti di etica di Bexorg, sostiene che non vi devono essere dubbi. I cervelli estratti sono quasi privi dell’attività neuronale coordinata necessaria per una coscienza minima, ha dichiarato a Science. Per prevenire l’inquietante eventualità che alcuni cervelli producano attività elettrica, vengono anche trattati con l’anestetico propofol, assicura. «Naturalmente, il fatto stesso che si debba ricorrere a una simile misura potrebbe risultare meno rassicurante e più inquietante» chiosa Futurism.
Il fine, anche di questo esperimento, ci viene puntualmente ricordato, è il bene biologico dell’umanità garantito dall’industria farmaceutica. Il CEO di Bexorg, Zvonimir Vrselja, ha affermato che i cervelli presentano decenni di esposizione ambientale, una storia di trattamenti farmacologici e altri fattori che li rendono un mezzo di test più realistico per i farmaci. «Si ottengono cellule che sono state lì per 60-80 anni», ha dichiarato il Vrselja a Science.
«È un enorme passo avanti rispetto ai modelli murini», ha dichiarato a Science Bruna Bellaver, che studia la neurodegenerazione all’Università di Pittsburgh.
Bexorg è la stessa startup che sei anni fa dimostrò di poter mantenere in vita cervelli di maiale decapitati per 36 ore utilizzando un prototipo della sua macchina BrainEX. Gli sforzi si inseriscono in quegli esperimenti estremi di rianimazione dell’organismo che hanno come conseguenza, nemmeno tanto recondita, lo squartamento ancora più esseri umani per i trapianti, cioè per quella che è più corretto chiamare predazione degli organi.
Come riportato da Renovatio 21, otto anni fa alcuni scienziati avevano comunicato i loro studi compiuti su dei suini riguardo la possibilità di riattivare il corpo dopo la morte.
Le ramificazioni bioetiche e biologiche di tali tecnologia sono abissali. In primis, abbiamo la possibilità di attuare un trapianto di cervello, o di corpo, che potrebbe consentire ad alcuni di cambiare identità corporea e, secondo la volontà transumanista, vivere più a lungo.
In secundis, si aprono voragini sulla questione della coscienza e della cosidetta «morte cerebrale» (una convenzione artefatta che medici di Harvard inventarono negli anni Sessanta per iniziare la filiare della predazione degli organi con il lucroso business dei trapianti).
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Se un cervello non è completamente morto, è giusto tenerlo in vita? Non si tratta di una forma di negromantico sfruttamento dell’essere umano? Curioso come la scienza medica impartisce l’eutanasia (o l’anestesia, necessaria agli espianti: perché un corpo a cui ancora batté il cuore reagisce allo squartamento con convulsioni naturali) qui invece vada verso il suo contrario, l’animazione extracorporea.
Un dibattito su questo tipo di argomento non sembra esserci, come vi sono solo accenni a discussioni sulla questione degli animali umanizzati con cellule cerebrali umane: la visione moderna si può chiedere se la bestia, dotata di neuroni dell’uomo, soffra appunto come un uomo, o meriti uno status giuridico diverso, simile a quello del cittadino.
Dubbi bioetici a parte, la macelleria chimerica della scienza moderna continua a pieno regime: perché la bioetica, dice la celebre critica di Richard Neuhaus poi ripresa in Italia dal defunto cardinale Elio Sgreccia, si riduce ad un «Permission Office» (un ufficio permessi, un passacarte burocratico). I comitati etici, che potrebbero non esistere ancora a lungo, smettono di riflettere sul bene profondo della persona e si limitano a verificare meri requisiti legali, trasformandosi in sportelli dove i ricercatori si recano solo per «ritirare un timbro di autorizzazione». Senza un solido fondamento morale (che Sgreccia individuava nella difesa della persona umana), la bioetica rischia di concedere qualsiasi permesso, rendendo lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile.
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Bioetica
Corpi senza testa per produrre organi: l’uomo ridotto a funzione, la medicina contro l’anima
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