Bioetica
Elon Musk dice a una sopravvissuta all’aborto che l’aborto tardivo è un «omicidio»
Elon Musk ha definito l’aborto tardivo come un omicidio durante un evento elettorale in Pennsylvania. Lo riporta LifeSite.
Mentre faceva campagna per Donald Trump a Pittsburgh lo scorso fine settimana, Elon Musk, pur non prendendo una vera posizione pro-life, ha detto a una giovane donna che si è identificata come sopravvissuta all’aborto che «se un bambino può sopravvivere fuori dall’utero, non può essere abortito» perché è «un omicidio».
La donna, che non ha fornito il suo nome, ha iniziato dicendo che come Trump anche lei è sopravvissuta a un «tentativo di assassinio».
🚨ELON MUSK ON ABORTION:
“President Trump has been very clear that he will veto a national abortion ban. He believes it is a state issue. In my opinion, which is bound to offend some, If a baby can survive outside the womb, it cannot be aborted.
If a baby can survive outside… pic.twitter.com/dBQXy7ztsl
— Autism Capital 🧩 (@AutismCapital) October 20, 2024
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Dopo che questa osservazione ha catturato l’attenzione di Musk, lei ha continuato raccontando: «i miei genitori hanno assoldato un sicario, altrimenti noto come medico abortista, per cercare di uccidermi quando ero nel grembo materno».
«Wow» ha replicato Musk.
«Ma lui era pessimo nel suo lavoro, e io sono sopravvissuta e sono qui», ha continuato, a quel punto la folla e Musk hanno iniziato ad applaudire. La donna visibilmente commossa ha poi iniziato a piangere.
«Sono contento che tu sia qui», ha detto Musk alla giovane.
La donna ha proseguito dicendo di essere «molto pro-life», ma che avrebbe sostenuto la difesa dei nascituri indipendentemente dalla sua esperienza personale, per ragioni morali e logiche.
Poi ha chiesto a Musk: «so che sei una persona razionale e sei pro-umanità… Mi chiedevo solo se prenderesti mai in considerazione l’idea di sostenere pubblicamente il movimento pro-life?»
Musk ha risposto osservando innanzitutto che Trump «è stato molto chiaro nel dire che porrà il veto al divieto nazionale di aborto», per poi affermare che «non esiste una risposta a questa domanda che non offenda un certo numero di persone».
L’imprenditore ultramiliardario ha quindi affermato che «se un bambino può sopravvivere fuori dall’utero, non può essere abortito… Se è abbastanza avanti nella gestazione da sopravvivere fuori dall’utero a quel punto non è aborto, è omicidio».
Si tratta di una posizione utilitarista bene nota, e del tutto inaccettabile.
Come nota LifeSite, sebbene i commenti di Musk contengano certamente un elemento di opposizione all’aborto, l’insegnamento morale cattolico afferma che l’aborto in qualsiasi fase della gravidanza, sia esso un aborto indotto chimicamente eseguito entro pochi giorni dalla gravidanza o un aborto chirurgico eseguito al momento del parto, è un omicidio perché la vita inizia al concepimento.
Va notato inoltre che il Charlotte Lozier Institute ha dimostrato che oltre il 90% di tutti gli aborti negli Stati Uniti (che sono circa 1 milione all’anno) si verificano nel primo trimestre (13 settimane). La soglia di «vitalità» a cui si riferisce Musk si verifica molto più tardi, intorno alle 22 settimane.
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L’ente di controllo sanitario americano CDC stima inoltre che ogni anno avvengano 50.000 aborti dopo 15 settimane, e circa 10.000 dopo 20 settimane, che è quando un aborto è ufficialmente considerato un «aborto tardivo». Quindi, in linea di principio, tutto ciò che Musk sta dicendo è che è contrario agli «aborti tardivi», che comunque rappresentano meno dell’1% di tutti gli aborti.
Allo stesso tempo, tuttavia, va osservato come il Musk non ha mancato qui di esprimere il suo forte sostegno alle famiglie.
«Non c’è niente di più grande che avere un figlio», ha detto. «Io provo più gioia nella mia vita per i miei figli che per qualsiasi altra cosa. E questo è generalmente vero per tutti gli esseri umani. Infatti, è così che ci siamo evoluti. È una cosa molto naturale che ami i tuoi figli. Quindi, in effetti, avere un figlio ti renderà più felice di qualsiasi altra cosa nella tua vita».
L’uomo di origine sudafricana anche attribuito la colpa alle scuole per cui l’aborto è una scelta così popolare tra le giovani donne.
«Parte della sfida qui è che il sistema educativo ha terrorizzato ragazze e donne e ha spinto senza sosta l’idea che rimanere incinte sia la fine della tua vita, come se la tua carriera fosse morta: saresti ostracizzata dalla società», ha affermato.
«Quando instilli il terrore nelle ragazze, facendo loro credere che rimanere incinte sia la cosa peggiore che possa succedere… l’idea che non potranno abortire… è terrificante, e non voteranno per nessun candidato che potrebbe sostanzialmente impedirglielo».
Come riportato da Renovatio 21, il Musk si è scagliato contro questo «terrorismo» rispetto alla gravidanza e alla fertilità» durante una recente, densa intervista con Tucker Carlson, nella quale ha duramente attaccato anche l’uso della pillola anticoncezionale come farmaco che ha, tra i suoi effetti, anche una possibile destabilizzazione dell’umore e l’induzione della depressione.
Dopo il decesso del primogenito Dakota Musk, morto in culla, Elon ha generato la sua prole (si parla di una dozzina o più di figli) con la fecondazione in vitro. In alcuni casi sarebbe ricorso anche all’utero in affitto, argomento negli ultimi giorni utilizzato dalla sinistra italiana contro la maternità surrogata come «reato universale» voluto dal governo di Giorgia Meloni, considerata amica di Musk.
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Immagine screenshot da Twitter
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Si fa largo l’idea delle sanzioni penali per le donne che abortiscono
Oltre 60 leader e personalità influenti del movimento pro-vita e conservatore auspicano l’introduzione di sanzioni penali per le donne che ricorrono all’aborto. Lo riporta LifeSite.
Il fenomeno mostra come la cosiddetta Finestra di Overton si stia muovendo in senso opposto a quanto visto nelle ultime decadi.
Guidata da Seth Gruber e dalla White Rose Resistance, la «Dichiarazione a sostegno della tutela dei diritti uguali» sostiene che la crescente diffusione dei farmaci abortivi chimici ha minato le leggi statali a tutela della vita. I firmatari, tra cui l’ex dipendente di Planned Parenthood convertita di attivista pro-life Abby Johnson, la nuotatrice attivista contro i trans nello sport femminile Riley Gaines, il commentatore di Turning Point USA Alex Clark e diversi pastori protestanti, sostengono che siano necessarie sanzioni penali per le donne che abortiscono al fine di fermare l’uccisione di bambini innocenti.
«La parità di trattamento richiede che chiunque tolga consapevolmente e volontariamente la vita a un bambino non ancora nato – compresi gli autori principali, i complici e i co-cospiratori – sia soggetto a responsabilità legale», dichiara la risoluzione. Allo stesso tempo, lascia spazio alla discrezionalità del pubblico ministero, affermando: «Le leggi giuste distinguono tra coloro che agiscono per ignoranza, paura o coercizione e coloro che agiscono con piena consapevolezza, volontà e intenzione».
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La dichiarazione formula fermamente due risoluzioni:
«Affermiamo il principio di pari protezione per i nascituri, riconoscendo che le stesse leggi che proteggono le persone nate dalla violenza e dalla distruzione, o leggi che forniscono un grado di protezione sostanzialmente equivalente, devono proteggere anche i bambini non ancora nati; e che i legislatori dovrebbero eliminare le immunità legali che consentono che l’uccisione intenzionale dei bambini non ancora nati continui, e promulgare leggi che garantiscano una protezione piena e uguale, ai sensi della legge, dalla violenza e dalla distruzione, fin dal momento del concepimento».
Tra gli altri firmatari di spicco figurano altri nomi dell’attivismo pro-vita Mark Lee Dickson, fondatore di Sanctuary Cities for the Unborn; Trevor e Christen Pollo di Protect Life Michigan; e Catherine Short, fondatrice della Life Legal Defense Foundation.
Personalità influenti del mondo conservatore, tra cui Allie Beth Stuckey, Eric Metaxas, Kaitlin Bennet e Maison Dechamps (il cosiddetto «Spiderman pro-life», che si arrampica sui grattacieli per riportare attenzione sulla tragedia dell’aborto), hanno anch’esse appoggiato la dichiarazione.
Le richieste di penalizzare le donne che ricorrono all’aborto si inseriscono nel contesto di un nuovo rapporto della Society for Family Planning, secondo il quale nel 2025 si sono verificati circa 1,13 milioni di aborti. Di questi, circa 180.000 sarebbero stati praticati illegalmente in Stati con leggi anti-aborto, stando all’analisi della stessa organizzazione.
La dichiarazione ha suscitato l’interesse del New York Times, che l’ha contrapposta alla posizione prevalente tra i sostenitori del movimento pro-vita, secondo cui le donne non dovrebbero essere perseguite per aver abortito.
Il giornale neoeboraceno riportava che «un numero crescente di leader conservatori sta iniziando a sostenere che l’unico modo per impedire alle donne di interrompere la gravidanza potrebbe essere quello di arrestarle».
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Il quotidiano di Nuova York ha fatto notare che l’idea ha suscitato critiche da parte di alcuni direttori di centri per la gravidanza, i quali sostengono che le donne sarebbero meno propense a rivolgersi a loro per chiedere aiuto, per timore di essere perseguite penalmente. Anche i gestori delle cliniche che praticano l’aborto, ovviamente, si oppongono alle sanzioni, scrive il NYT.
Nel frattempo, due organizzazioni nazionali pro-vita mantengono la loro posizione contraria alle sanzioni. «Non sosteniamo alcuna legge che preveda sanzioni penali per le donne e le renda passibili della pena di morte», ha dichiarato al Times Kelsey Pritchard, direttrice della comunicazione di Susan B. Anthony Pro-Life America. «Nessuna legge statale pro-vita prevede questo e la situazione non cambierà, dato che nessuna di queste proposte di legge è mai stata approvata da un’assemblea legislativa statale».
«Il mio messaggio è “non ora”, ma non sto dicendo ‘mai’», ha dichiarato al NYT Kristan Hawkins, presidente di Students for Life of America.
Tuttavia, altri sono entusiasti dell’idea. «Sono incredibilmente orgoglioso di essere menzionato in questo articolo del NYT», ha scritto Alex Clark su X in risposta all’articolo. «Avanti tutta sulla criminalizzazione dell’aborto».
L’idea di sanzioni penali nei confronti delle donne che abortiscono costituiva, anche nel mondo pro-life, una pura bestemmia sino a pochi anni fa. Poi arrivò Donald Trump, che da candidato presidente, nel 2016, si lasciò sfuggire l’opzione. Alla domanda riguardante l’eventuale galera per le donne che abortiscono, The Donald rispose che alcuni nel Partito Repubblicano lo pensavano.
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«Ci deve essere una qualche forma di punizione per le donne che abortiscono» aveva dichiarato in uno scambio di battute televisivo sul canale MSNBC. Gli stessi pro-life americani rimasero in larga parte scioccati, e molti – si era ancora nel periodo in cui si pensava impossibile una vittoria di Trump nella corsa alla Casa Bianca – non persero l’occasioni di attaccare il presidente che aveva mostrato di essere più pro-vita dei pro-vita.
In breve, il candidato presidente aveva dimostrato apertura alla faccenda. Secondo le dinamiche ideo-politiche descritte dal compianto sociologo statunitense Joseph P. Overton (1960-2003), si trattava del fondamentale passaggio dalla categoria dell’«impensabile» a quella del «radicale». La nuova spinta pare portare la criminalizzazione dell’aborto dal «radicale» all’«accettabile».
In pratica Trump aveva dimostrato, e con una certa disinvoltura, la possibilità di aprire la Finestra di Overton in senso contrario: a passare da essere impensabili ad essere leggi dello Stato non sono solo leggi contrarie alla vita (e quindi considerate nella società della Necrocultura come «progressiste»). Ogni sentimento politico, in realtà, può seguire il percorso verso la piena espressione sociale e legale.
È stata la Corte Suprema popolati di giudici scelti da Trump ad abbattere, nel 2022, la sentenza Roe v. Wade, che garantiva il feticidio come «diritto federale» da applicarsi in tutti gli Stati.
Non si capisce quindi come ciò si spieghi con le ultime dichiarazioni di Tucker Carlson, che in un podcast ha sostenuto come in privato Trump sia molto disturbato dai cristiani e dalla loro opposizione all’aborto.
Come riportato da Renovatio 21, la moglie Melania Trump durante la campagna elettorale si era dichiarata convintamente abortista, e qualcuno speculò sul fatto che dietro vi fosse una manovra per attrarre le elettrici deluse dai democratici.
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Immagine di Franciscans of the Immaculate via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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