Terrorismo
La rete dell’ISIS-K dietro all’attentato alla chiesa di Santa Maria a Istanbul
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Sotto indagine almeno 12 persone, sei delle quali si trovano al momento in carcere. Al centro dell’indagine una cellula con base a Başakşehir e responsabile dell’attacco alla parrocchia francescana di fine gennaio. Allo studio altre operazioni con obiettivo il Parlamento, caserme militari e stazioni di polizia.
Giro di vite delle autorità turche contro gruppi legati allo Stato islamico in Turchia, sospettati fra gli altri di legami con l’attacco ad una chiesa cattolica di Istanbul a fine gennaio scorso. È di queste ore la notizia dell’incriminazione di almeno 12 persone presumibilmente legate alla Islamic State Khorasan Province, meglio nota come ISIS-K, parte di una rete più vasta e responsabile di attività terroristiche sul territorio.
Gli indagati sarebbero responsabili della gestione di una cellula locale con base a Başakşehir, distretto nella parte europea della metropoli, e stavano organizzando una serie di attentati: nel mirino il Parlamento turco, alcune caserme militari e stazioni di polizia.
L’incriminazione dei sospettati è il risultato di una lunga indagine in atto da tempo sulle attività di ISIS-K in Turchia, che hanno riguardato anche l’assalto alla parrocchia francescana di Santa Maria a Istanbul, nella quale è morta una persona.
Un bilancio contenuto solo dal fatto che le armi usate dagli assalitori si sono inceppate al momento di aprire il fuoco, scongiurando quella che poteva trasformarsi in una strage per un attentato dalla chiara matrice confessionale come denunciato ad AsiaNews da personalità cattoliche.
L’ufficio del Procuratore capo di Istanbul ha avviato le indagini sulla base delle informazioni raccolte dalla polizia. I sospetti, sei dei quali si trovano attualmente in custodia cautelare in carcere, sono accusati di aver ricevuto istruzioni dai leader di ISIS-K per compiere attacchi a sedi istituzionali, fra le quali il Parlamento, e a sedi di forze dell’ordine ed esercito
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Il centro oggetto di indagine, denominato «Darul Vefa İlim ve Amel Merkezi», sarebbe stato un punto di smistamento per i membri uzbeki, kirghisi e caucasici di ISIS-K. Questi elementi mantenevano stretti legami con rappresentanti dello Stato islamico in Siria e Afghanistan e progettavano di inviare reclute dalla Turchia per unirsi ai ranghi dei miliziani attivi nella provincia del Khorasan.
Il centro, che era sorvegliato dalle unità di sicurezza, avrebbe adoperato per infiltrare propri elementi o associati in diverse moschee, per poi riunirsi nel centro per occasioni speciali o incontri di pianificazione. All’interno della struttura vi erano anche dormitori che hanno ospitato elementi provenienti da Uzbekistan, Tagikistan, Caucaso, Iraq ed Egitto e che, in precedenza, avevano operato per conto dello Stato islamico in Siria. Inoltre, il centro forniva istruzione a circa 70 ragazzi fra i 16 e i 17 anni, i cui genitori erano stati uccisi in Siria.
Dall’inchiesta sarebbe inoltre emerso che, nel giugno dello scorso anno, almeno nove membri di una cellula locale si sono incontrati a Istanbul per pianificare attacchi al Parlamento e altre sedi istituzionali strategiche, seguendo le direttive impartite dai capi ISIS in Siria.
Inoltre il sospetto Fuad Rasulov, identificato col nome di battaglia di «Fuad Azeri», avrebbe fornito munizioni e componenti esplosivi per gli attacchi, mentre altri erano incaricati di raccogliere fondi per sostenere la lotta. Egli è stato arrestato durante una operazione dei reparti della sicurezza il 20 giugno 2022, poi rilasciato in libertà vigilata, ed è accusato di aver fatto propaganda per l’ISIS, aver reclutato membri dal Tagikistan e di aver partecipato a zone di conflitto in Siria del movimento jihadista.
Il centro a Istanbul, perquisito il 14 luglio dello scorso anno, comprendeva aule, dormitori e una moschea. Gli account dei social media a esso associati, che pubblicavano in russo, annunciavano nuove iscrizioni alle classi, eventi iftar e richieste di aiuto finanziario per le festività.
Questo atto d’accusa fornisce uno spaccato dettagliato sulla vasta rete e sulle attività di ISIS-K in Turchia, evidenziando la continua minaccia rappresentata dal gruppo terroristico e gli sforzi delle autorità turche per contrastarne le operazioni.
Del resto proprio il recente attacco alla chiesa cattolica sottolinea le capacità del gruppo di compiere atti violenti sul territorio.
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Persecuzioni
Il vescovo di Gerusalemme denuncia l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani
Today, masked Israeli settlers armed with clubs attacked Palestinian farmers while they were working their land near the villages of Kafr Qaddum and Beit Lid in the West Bank. Palestinians urgently need international protection. pic.twitter.com/z0pbyOMyLH
— Ihab Hassan (@IhabHassane) January 27, 2026
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Dozens of Israeli settlers stormed the Palestinian village of Jalud during Eid al-Fitr, torching homes and wounding at least one person. This comes amid a surge in settler violence in the occupied West Bank, where over 1,000 Palestinians have been killed since October 2023. pic.twitter.com/0Ig8w90kPd
— Al Jazeera English (@AJEnglish) March 22, 2026
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Israeli settlers set fire to homes and vehicles in al‑Funduqumiya, in the occupied West Bank, as settler violence further increases since the start of the US‑Israeli war on Iran. Rights groups say roadblocks and restrictions leave Palestinian communities vulnerable. pic.twitter.com/IW6mXj0sXt
— Al Jazeera English (@AJEnglish) March 22, 2026
HORRIFIC night in the West Bank. Israeli settlers are attacking more than nine Palestinian villages and cities now, including Bethlehem, setting cars and homes on fire and attempting to burn families alive. pic.twitter.com/blZwHOJaB5
— Ihab Hassan (@IhabHassane) March 21, 2026
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Israeli MK Meirav Cohen delivered a powerful speech in the Knesset on settler terrorism in the West Bank: “This is terror, and it is Jewish terror….. It’s not ‘just a few bad apples.’… The politicians excusing this violence are complicit.” pic.twitter.com/J9ik7vmf6q
— Ihab Hassan (@IhabHassane) March 17, 2026
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Terrorismo
Molotov contro i manifestanti della prima Marcia per la Vita in Portogallo
Un agitatore di sinistra ha lanciato una molotov contro i manifestanti pro-vita durante la prima Marcia per la Vita (Marcha pela Vida) annuale nella capitale portoghese lo scorso fine settimana, ma l’ordigno è stato disinnescato prima che potesse esplodere.
Durante la cerimonia di chiusura della Marcia per la Vita in Portogallo, svoltasi il 21 marzo davanti al Parlamento portoghese e a cui avevano partecipato numerose famiglie con bambini piccoli e neonati, un uomo non identificato di 39 anni ha lanciato una molotov (cioè una bottiglia incendiaria piena di benzina) sul palco.
L’uomo è stato prontamente fermato dai partecipanti alla marcia prima dell’arrivo della polizia, e la miccia è stata staccata dalla bottiglia senza che si innescasse l’esplosione. Sebbene diversi bambini e i loro genitori siano stati inzuppati dal gas, nessuno è rimasto ferito.
La prima Marcia per la Vita di Lisbona, altrimenti pacifica, ha attirato ben 4.000 attivisti pro-vita che hanno testimoniato a favore dei nascituri.
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Il sospettato era stato avvistato in precedenza con altri manifestanti. La polizia ritiene che queste stesse persone siano state coinvolte anche in atti di vandalismo durante una protesta contro le leggi sul lavoro svoltasi a dicembre. Afonso ha dichiarato a LifeSite che la March for Life è fermamente convinta che questi individui siano legati ad Antifa.
Nonostante l’incidente, la prima Marcia per la Vita in Portogallo, ribattezzata «Caminhada pela Vida» è stata un grande successo, con circa 4.000 partecipanti pro-vita provenienti da tutto il paese.
In Portogallo, l’aborto è attualmente legale fino alla decima settimana di gravidanza, con eccezioni in caso di stupro, incesto o cosiddetto «rischio per la salute della donna» e «grave anomalia fetale». Va sottolineato che l’aborto, l’uccisione di un bambino non ancora nato, non è mai giustificato o necessario dal punto di vista medico.
L’arcivescovo Rui Valério, patriarca di Lisbona, in una dichiarazione rilasciata al giornale Pillar, ha sottolineato che l’attacco di sabato e altri atti di violenza simili sono «gravemente inaccettabili».
«La violenza non è mai la via. Non edifica, non nobilita, non serve la verità», ha affermato l’arcivescovo. «Ed è tanto più dolorosa quando minaccia i più fragili tra noi, specialmente i bambini, che dovrebbero essere sempre un segno di speranza e non esposti alla paura». «La Marcia per la Vita nasce proprio dalla convinzione che ogni vita umana sia un dono inviolabile, dal concepimento alla morte naturale», ha aggiunto. «Pertanto, qualsiasi atto di violenza, soprattutto contro una manifestazione pacifica, deve essere fermamente condannato».
Negli ultimi mesi, attivisti pro-vita e cristiani sono stati brutalmente attaccati da esponenti della sinistra in tutta Europa.
Come riportato da Renovatio 21, a febbraio un giovane attivista cattolico di nome Quentin è stato assassinato da membri di Antifa durante una violenta protesta fuori da una conferenza politica a Lione, in Francia. A marzo, i partecipanti a una manifestazione pro-vita in Germania sono stati brutalmente aggrediti da estremisti pro-aborto, e uno di loro ha addirittura riportato una «lesione cerebrale traumatica».
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Terrorismo
Esplosioni multiple di bombe suicide colpiscono la Nigeria
💥 JUST IN: Chaos in Maiduguri! Multiple bomb explosions rocked Maiduguri, Borno State tonight 😱. Reports say blasts hit markets, hospitals, and busy streets, sending residents into panic. pic.twitter.com/WU1v5iSH3r
— Naija360 (@Naija360_) March 16, 2026
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