Occulto
Pozione «anti-stregoni» uccide 50 persone in Angola
Almeno 50 persone sono morte in Angola dopo essere state costrette a bere una pozione a base di erbe per dimostrare che non praticavano la stregoneria, ha riferito giovedì la polizia.
I decessi sono avvenuti negli ultimi due mesi vicino alla città di Camacupa, ha detto alla radio nazionale la consigliera locale Luzia Filemone, sostenendo che i guaritori tradizionali avevano usato una miscela letale nelle procedure.
«Più di 50 vittime sono state costrette a bere questo misterioso liquido che, secondo i guaritori tradizionali, dimostra se una persona pratica o meno la stregoneria», ha affermato Filemone.
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«È una pratica diffusa quella di far bere il presunto veleno a causa della credenza nella stregoneria», ha detto il portavoce della polizia Antonio Hossi.
Non esistono leggi riguardanti le pratiche di stregoneria in Angola. Se gli individui sono sospettati di stregoneria, sono costretti a consumare una miscela di erbe velenose conosciuta come «Mbulungo». Se di conseguenza muoiono, è considerata una prova della loro colpevolezza.
La magia nera è ancora fortemente radicata nelle credenze dei popoli africani, anche in contesti permeati dal cristianesimo o dall’islam. Gli stregoni sono figure tipiche di villaggi e cittadine, dove alcuni operano apertamente come cosiddetti witch-doctor, ma sono sospettati di tante malefatte, così come è creduto che essi vaghino di notte anche per le lande desolate emettendo fiammate dall’ano e dalle ascelle. L’antropologo e documentarista francese Jean Rouch – autore del fondamentale film documentario Les maitres fous che mostra con dovizia di rivoltanti particolari un rito di possessione di una setta africana –scrisse che gli capitò di vedere questi fuochi nella notte, e di non essersi riuscito a spiegare il fenomeno mentre i locali gli spiegavano che si trattava di uno stregone in lontananza.
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Il problema della magia nera attanaglia la Nigeria, dove il tema dell’aumento incontrollabile dei sacrifici umani nel 2022 è stato dibattuto perfino in Parlamento, dove si chiese persino lo stato di emergenza.
In Nigeria le credenze stregonesche si sono fuse con la mafia locale – derivata dalle confraternite paramassoniche lì esportate dagli inglesi, che le sobillavano in funzione anti-sindacati – divenendo quindi una parte fondante dei rituali dei vari gruppi della criminalità organizzata nigeriana, che nel Paese chiamano «cult», sette. Secondo un documento dell’Immigration and Refugee Board of Canada, gli omicidi rituali sono «una pratica comune» in Nigeria, e in costante aumento nell’ultimo ventennio. Un giornale locale, il Vanguard, registra come gli omicidi rituali coinvolgano anche e soprattutto la parte alta della società, con picchi di indagini quando le elezioni sono dietro l’angolo.
Il cultismo avanza non solo in Nigeria, producendo nuovi inquietanti forme di danno anche in altri Paesi. Il mese scorso, il presunto leader del culto della morte Paul Mackenzie è stato arrestato per il presunto omicidio di centinaia di suoi seguaci in Kenya, che si sarebbero suicidati a causa della predicazione di Mackenzie secondo cui avrebbero incontrato Gesù morendo di fame. Secondo le autorità, in una remota area della foresta di Shakahola sono stati rinvenuti 429 corpi e dozzine di tombe. Le autopsie hanno rivelato che la maggior parte delle vittime era morta di fame, ma alcune, compresi i bambini, sarebbero state anche picchiate o strangolate.
La questione che nessuno pare porsi davvero è quanta magia nera africana stia entrando nel nostro territorio tramite l’immigrazione massiva.
Anni fa, all’altezza dello squartamento di Pamela Mastropietro, la giovane fatta a pezzi da nigeriani a Macerata, Giorgia Meloni firmò (a quanto sembra) un libro sul tema (Mafia nigeriana. Origini, rituali, crimini, Oligo editore, 2019) con lo psichiatra Alessandro Meluzzi. Tuttavia, la ragazza ora divenuta premier non ci sembra così concentrata nell’impedire tale orrore. Anzi: come sappiamo, con il governo Meloni gli sbarchi sono aumentati.
E di quanto sono aumentati, quindi, i riti di magia nera africana nel nostro Paese? E quante sono le vittime?
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Immagine generata artificialmente
Occulto
Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama. È lo stesso… pic.twitter.com/VbRfyCpnFr
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 20, 2026
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Occulto
Funzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù
La scorsa settimana un alto funzionario vaticano ha preso parte a un rituale di Pachamama insieme a due vescovi cattolici in Perù. Lo riporta LifeSite.
Il rito si è svolto il 13 agosto durante una conferenza a Cusco, città peruviana situata sulle Ande, organizzata dalla Chiesa cattolica. L’evento ha preceduto la prevista visita di Leone XIV nel Paese, che gli sta a cuore avendoci passato tanto tempo (con il fondamentale scatto di carriera a vescovo di Chiclayo) e di cui ha pure la cittadinanza.
Secondo quanto riferito dal portale di notizie InfoVaticana, la conferenza si è aperta con un rituale andino dedicato a Pachamama, che prevedeva l’uso di foglie di coca, offerte di cibo ed esercizi di respirazione guidata. Monsignor Jordi Bertomeu, sacerdote e canonista del Dicastero per la Dottrina della Fede e commissario pontificio per i casi di abusi sessuali da parte del clero, ha partecipato attivamente.
Un video condiviso con InfoVaticana lo mostra mentre depone foglie di coca tra le offerte rituali. Erano presenti anche il vescovo Lizardo Estrada Herrera, segretario generale del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico), e il vescovo Miguel Ángel Cadenas di Iquitos, in Perù.
El obispo auxiliar de Cusco Lizardo Estrada y el comisario pontificio Jordi Bertomeu (segundo 50) depositan hojas de coca en un “pago a la tierra” en un evento que Vatican News enmarcó como “preparatorio para la próxima visita a Perú de León XIV”. https://t.co/q0EjOife5M pic.twitter.com/3r6agsruSy
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 18, 2026
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«Questo mese di agosto è molto speciale per noi, per la visione del mondo andina; è il mese di Madre Terra, che ci ama così tanto, che si prende cura di noi, che è così generosa, che ci dà da mangiare», ha detto una donna che guidava la cerimonia di apertura ai partecipanti.
Secondo Vatican News, l’evento, intitolato «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune», ha riunito i vertici cattolici della regione con «rappresentanti di organizzazioni sociali, popolazioni e comunità indigene, gruppi di base e difensori dei diritti umani provenienti da nove regioni del Perù meridionale». Il resoconto afferma che lo scopo dell’incontro era quello di fornire «uno spazio per condividere esperienze provenienti da diversi territori, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che il Paese si trova ad affrontare».
La cerimonia prevedeva la distribuzione di foglie di coca ai partecipanti e successivi esercizi di respirazione guidata. Ai partecipanti è stato chiesto di chiudere gli occhi e riflettere sul proprio stato interiore prima di deporre le foglie in ciotole disposte su un altare a terra. «Stiamo osservando il nostro stato interiore», ha detto la donna. «Questo corpo, questo corpo che abitiamo è terra, è territorio… Ringraziamo la terra in questo importante mese: le offriamo tre respiri quando deponiamo le foglie di coca». Anche il cibo è stato offerto in segno di omaggio alla terra.
Nel video delle offerte, i vescovi non compaiono nell’inquadratura. Tuttavia, le immagini disponibili mostrano chiaramente la loro partecipazione attiva all’offerta, anziché la loro semplice osservazione. Il vescovo Estrada, vescovo ausiliare di Cusco, ha offerto la sua foglia di cacao poco prima del funzionario vaticano.
Secondo quanto riportato da InfoVaticana, nella registrazione della cerimonia di apertura non compare alcuna preghiera, benedizione o invocazione cattolica.
Alla cerimonia è seguito il programma ufficiale dell’incontro. Bertomeu ha parlato ai presenti della indagine da lui condotta sulle accuse di abusi sessuali sistematici e corruzione in Perù all’interno del gruppo Sodalicio de Vida Cristiana. L’indagine ha portato allo scioglimento dell’organizzazione. InfoVaticana ha anche riportato che, dopo il suo intervento, Bertomeu ha consegnato il suo cartellino con il nome ed è uscito dall’inquadratura.
L’incontro è stato formalmente presentato come un’iniziativa sostenuta dalla Chiesa incentrata sulla dignità umana e sul bene comune.
«L’iniziativa si sta sviluppando nell’ambito del percorso preparatorio alla prossima visita di Papa Leone XIV in Perù, creando uno spazio di incontro tra la Chiesa, le organizzazioni sociali, i difensori dei diritti umani e i rappresentanti di diversi territori per raccogliere le loro voci e rafforzare gli impegni a favore della dignità umana e del bene comune», si legge nel comunicato di Vatican News.
La versione ufficiale vaticana non menzionava né l’offerta rituale a «Madre Terra» né la partecipazione di Bertomeu. Bertomeu è stato criticato per aver concentrato il potere e per aver presumibilmente aggirato le procedure canoniche durante la sua inchiesta sul caso Sodalicio. Tra le accuse, quella di aver ottenuto da papa Francesco un decreto di scomunica, poi revocato, contro alcuni giornalisti che lo avevano denunciato.
Il legame di Leone XIV con il caso Sodalicio risale agli anni trascorsi in Perù, ben prima della sua elezione a papa. Poche ore dopo la sua elezione, chiese personalmente a Bertomeu di completare lo scioglimento dell’organizzazione. Pur confermando la decisione di sciogliere il gruppo, Leone XIV ha sottolineato l’importanza della giustizia per le vittime e della trasparenza istituzionale, ma ha manenuto il silenzio sulle controversie riguardanti la condotta di Bertomeu.
Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.
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L’inserimento della Pachamama nella Chiesa conciliare ha visto spingere l’acceleratore durante il papato di Giorgio Mario Bergoglio.
Durante il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, nei Giardini Vaticani si è svolta una cerimonia in onore di Pachamama alla presenza di papa Francesco, cardinali e vescovi. Un gruppo, tra cui frati francescani, si è inginocchiato e prostrato, con la fronte a terra, davanti a due statue lignee della dea della terra Pachamama. Il rituale è stato guidato da una donna con il volto dipinto e un copricapo, che in seguito si è avvicinata a papa Francesco e gli ha messo degli anelli al dito. Una seconda donna gli ha portato una statua di Pachamama, davanti alla quale Francesco si è benedetto, ha benedetto la statua e l’ha presa in dono dalla donna.
Dopo la cerimonia, le statue di Pachamama furono portate in processione nell’Aula Paolo VI, dove il papa, i cardinali e i vescovi si riunirono per discutere del Sinodo sull’Amazzonia. Successivamente, la statua di Pachamama fu portata in processione nella Basilica di San Pietro, dove, ancora una volta, il papa e i cardinali si riunirono intorno ad essa in preghiera.
Diversi ecclesiastici e intellettuali cattolici di spicco hanno condannato immediatamente il palese atto di idolatria. In una lettera aperta, il vescovo Athanasius Schneider ha definito la Pachamama il nuovo «vitello d’oro»: «in virtù della mia ordinazione a vescovo cattolico (…) condanno la venerazione del simbolo pagano di Pachamama nei Giardini Vaticani, nella basilica di San Pietro (…) La reazione onesta e cristiana alla danza intorno alla Pachamama, il nuovo vitello d’oro, in Vaticano dovrebbe consistere in una protesta dignitosa».
In un’intervista all’emittente televisiva indipendente francese TVLibertés, il cardinale Raymond Burke ha definito la Pachamama una «forza demoniaca» e ha chiesto riparazione per l’idolatria: «è accaduto qualcosa di molto grave… Un idolo è stato introdotto nella Basilica di San Pietro – la figura di una forza demoniaca (…) Perciò è necessaria una riparazione (…) affinché le forze diaboliche che sono entrate con questo idolo vengano sconfitte».
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Renovatio 21 ha riportato negli anni le parole dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che tante volte ha tuonato contro l’idolo indio portato fin nel cuore della gerarchia cattolica per realizzare piani globalisti di morte e distruzione.
Il culto della Pachamama in Sudamerica è legato – ancora oggi! – a riti di sacrificio umano. Inchieste giornalistiche e procedimenti giudiziari in Bolivia hanno identificato casi in cui persone sono state uccise e offerte in rituali legati al culto di Pachamama, in particolare in contesti minerari. Tali affermazioni si basano su precedenti articoli apparsi sui media boliviani e internazionali, che citano specifici casi penali, testimonianze e indagini in corso a sostegno delle proprie tesi.
Il tema del ritorno del sacrificio umano persino nella liturgia cattolica è stato discusso da Renovatio 21 nei casi del rito maya e del rito amazzonico fiancheggiati durante il papato bergogliano.
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Immagine screenshot da YouTube
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Medjugorje, per sei membri della Commissione vaticana «non è spiegabile senza l’intervento del Maligno»
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