Economia
Trump minaccia la guerra finanziaria: «un D-Day economico» contro l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di colpire qualsiasi Paese che aiuti l’economia iraniana, abbandonando la sua precedente strategia incentrata sulle minacce militari.
Trump ha rilasciato queste dichiarazioni dopo che, lunedì, è scaduto il termine di 60 giorni per negoziare un accordo di pace con Teheran, senza che si fossero registrati progressi significativi.
«Sto annunciando l’OPERAZIONE ECONOMICA PIÙ DEVASTANTE MAI INTRAPRESA CONTRO QUALSIASI PAESE! Questa sarà una guerra economica e un isolamento su una scala senza precedenti», ha scritto Trump su Truth Social mercoledì sera.
«Annuncio inoltre che QUALSIASI Paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di sostegno all’Iran dovrà affrontare ENORMI conseguenze economiche. Il contrabbando di petrolio, le linee di swap, i trasferimenti di denaro, le case di cambio, i registri navali, le società di copertura : tutto questo deve cessare ORA», ha aggiunto.
«Questo sarà il D-Day economico e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino con gli Stati Uniti d’America per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana», ha scritto Trump.
Sostieni Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorni gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la sospensione dei rapporti economici con l’Iran dopo il lancio di due missili balistici contro il loro territorio. Teheran ha respinto le accuse, definendo l’incidente un’operazione sotto falsa bandiera israeliana. In passato, Teheran ha lanciato droni e missili contro gli Emirati Arabi Uniti e altri Stati arabi della regione che ospitano basi statunitensi, accusandoli di permettere che il loro territorio venga utilizzato per sferrare attacchi contro di essa.
Le rinnovate minacce di Trump sono giunte mentre il numero di navi che attraversavano lo strategico Stretto di Ormuzzo è sceso a sei martedì, al di sotto della media giornaliera di 11 registrata negli ultimi 10 giorni, secondo quanto riportato da Reuters, citando i dati del servizio di monitoraggio Kpler.
L’Iran ha chiuso la via navigabile, che gestisce circa un quarto del commercio globale di petrolio e GNL via mare, poco dopo che Stati Uniti e Israele hanno lanciato la loro campagna di bombardamenti congiunta il 28 febbraio. La Marina statunitense ha dichiarato il proprio blocco dei porti iraniani in aprile e ha indirizzato le navi attraverso rotte che l’Iran considera illegali. Parlando con i giornalisti mercoledì, Trump ha descritto il blocco come «estremamente efficace».
Questo mese, funzionari iraniani hanno dichiarato che lo stretto non verrà riaperto finché gli Stati Uniti non revocheranno il blocco, non sbloccheranno i beni congelati della Repubblica islamica e non porranno fine alle sanzioni. Teheran ha inoltre chiesto a Washington di ritirare le proprie truppe dalla regione come condizione per un accordo di pace.
Gli Stati Uniti hanno sospeso la loro più recente ondata di attacchi alla fine del mese scorso, con Trump che ha affermato di voler creare spazio per i colloqui. Da allora, tuttavia, ha dichiarato che tutti i negoziati sono stati interrotti.
La tregua nelle ostilità è avvenuta in un contesto di diffuse notizie secondo cui l’esercito statunitense avrebbe in gran parte esaurito le proprie scorte di munizioni di precisione e missili intercettori. Trump e il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth hanno negato qualsiasi carenza.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
Trump accusa l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del carburante
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
Gli Stati Uniti minacciano l’Europa con il divieto di esportazione del diesel
Gli Stati Uniti stanno spingendo Francia e Germania ad attingere alle proprie riserve di emergenza di gasolio per contribuire ad abbassare i prezzi mondiali, minacciando di bloccare le esportazioni di carburante in caso di rifiuto. Lo riferisce l’agenzia Reuters.
Washington chiede all’Unione Europea di rilasciare 120 milioni di barili nell’arco dei prossimi sei mesi, nel quadro della strategia con cui il presidente Donald Trump intende ridurre i costi del carburante all’interno del Paese in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Il prezzo del diesel ha toccato livelli record sia negli Stati Uniti sia nell’UE. Secondo l’Agenzia statunitense per l’informazione energetica (EIA), nella terza settimana di settembre la media americana ha superato i 6,50 dollari al gallone, con un rincaro di 2,60 dollari su base annua, mentre nell’UE i prezzi sono saliti a 2,23 euro al litro, stando ai dati della Commissione Europea.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La crisi del carburante è particolarmente acuta in Texas, dove domenica il governatore Greg Abbott ha dichiarato lo stato di calamità in tutto lo Stato, a causa dell’impennata dei prezzi del diesel e delle interruzioni negli approvvigionamenti. Alcuni distributori hanno esaurito le scorte, mentre la scarsità ha spinto altri a razionare il carburante o a ritoccare drasticamente i prezzi. Il provvedimento ha temporaneamente allentato le restrizioni sui carburanti e sul trasporto su strada, consentendo fra l’altro un uso più ampio sulle strade pubbliche del gasolio colorato non tassato.
Alla base della crisi c’è la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto i flussi di rifornimento dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Ormuzzo. La Russia, tra i maggiori esportatori mondiali di gasolio, ha ridotto le spedizioni per tutelare le forniture interne dopo che gli attacchi dei droni ucraini hanno danneggiato le sue raffinerie. Anche la Cina ha sospeso le esportazioni di carburante previste per ottobre, per rafforzare le proprie scorte.
Washington ha intensificato la pressione su Parigi e Berlino. Giovedì la testata ha riferito, citando fonti a conoscenza dei colloqui, che l’amministrazione Trump è particolarmente «frustrata» perché Francia e Germania non hanno onorato fino in fondo gli impegni assunti in precedenza sul rilascio delle scorte di emergenza di petrolio e prodotti petroliferi. «È nell’interesse dell’Europa collaborare con gli Stati Uniti mentre perseguiamo diverse strade per incrementare l’offerta di prodotti raffinati e ridurre i costi per i consumatori», ha dichiarato a Reuters un funzionario americano.
La minaccia arriva dopo che Trump ha affermato, all’inizio della settimana, che Washington sta valutando «molto seriamente» di limitare le esportazioni di diesel statunitense per far scendere i prezzi interni in vista del voto di metà mandato. Un divieto colpirebbe l’Europa con particolare durezza, dato che l’UE si è in larga parte sganciata dal carburante russo ed è sempre più dipendente dalle forniture americane.
I dati di Vortexa mostrano che a settembre le importazioni europee di gasolio sono già scese a un minimo storico di circa un milione di barili al giorno, con spedizioni via mare inferiori di oltre il 25% rispetto allo scorso anno. La Russia, che prima delle ultime restrizioni pesava per circa il 9,5% dell’export mondiale di gasolio, ha prolungato i blocchi alle esportazioni fino a ottobre. Sempre a settembre gli Stati Uniti hanno coperto il 41% delle importazioni europee, con circa 400.000 barili al giorno, e le loro esportazioni complessive di gasolio sono rimaste vicine ai massimi, attorno a 1,6 milioni di barili al giorno.
L’impennata dei prezzi ha già messo sotto pressione diverse economie europee, tra cui Finlandia, Danimarca, Grecia e Germania, mentre la Francia ha segnalato carenze in alcune stazioni di servizio.
Secondo la Commissione Europea, le raffinerie del continente lavorano già quasi al massimo della capacità, e anche la distribuzione è messa a dura prova dai livelli eccezionalmente bassi del Reno, dovuti alla siccità, che limitano le spedizioni di carburante via nave verso l’entroterra. Per compensare le perdite di approvvigionamento, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto all’inizio del mese alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen di allentare temporaneamente le norme UE sulla qualità del diesel e di aumentare l’impiego di biocomponenti, una misura che potrebbe far crescere la produzione fino al 20%.
Il segretario all’Energia americano Chris Wright ha detto giovedì di essere «molto fiducioso» che l’Europa rilascerà più carburante, sostenendo che servono forniture aggiuntive in vista del riscaldamento invernale e della stagione del raccolto. «Ora è il momento di immettere più gasolio sul mercato, e quel gasolio è disponibile», ha dichiarato a Fox News.
Intanto i governi europei hanno tenuto una serie di riunioni d’emergenza per cercare una via d’uscita, sotto la crescente pressione di Washington per lo sblocco delle riserve. Giovedì Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Commissione europea hanno discusso di un possibile prelievo, prima che i Paesi dell’UE e la Commissione si ritrovassero venerdì per nuovi colloqui di crisi. Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha definito un nuovo rilascio di gasolio «una possibilità», mentre l’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, ha descritto il mercato del diesel come «molto teso».
I 120 milioni di barili richiesti corrisponderebbero a circa il 40% delle scorte di emergenza di gasolio dell’Unione, secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili, risalenti a maggio 2025. Francia e Germania detenevano insieme circa il 35% delle riserve strategiche di gasolio del blocco. L’Europa ha già attinto alle proprie scorte una volta quest’anno, impegnando 107,5 milioni di barili nel rilascio record di marzo coordinato dall’AIE, di cui il 68% costituito da prodotti raffinati. I dati comparabili per il 2026, che indicano quanto gasolio di emergenza sia ancora disponibile, non sono ancora stati pubblicati.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il direttore generale dell’AIE, Fatih Birol, ha sollecitato i Paesi europei a utilizzare le proprie riserve di gasolio, mentre Berlino ha precisato che l’agenzia non ha ancora chiesto formalmente alla Germania di rilasciarle.
Anche la Francia spinge per una risposta coordinata. Macron ha parlato di crisi energetica con Trump durante la notte, e la presidenza francese ha riferito che entrambe le parti sono favorevoli a un’azione concertata «senza restrizioni alle esportazioni».
Secondo quanto riportato, Parigi avrebbe proposto che i Paesi europei mettano sul mercato 50 milioni di barili di gasolio, mentre i membri dell’AIE ne rilascerebbero altri 50 milioni di greggio. I governi dell’UE hanno inoltre discusso l’ipotesi di vincolare qualsiasi ulteriore rilascio di gasolio all’impegno degli Stati Uniti a non imporre un divieto unilaterale di esportazione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Impennata dei costi energetici, le esportazioni di acciaio dell’UE calano di un quinto
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faL’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
-



Pensiero2 settimane faVera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
-



Salute2 settimane faEsplosione delle malattie legate alle muffe
-



Immigrazione4 giorni faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Spirito2 settimane faPapa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
-



Immigrazione1 settimana faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Spirito2 settimane fa«Salus extra Ecclesiam non est»: mons. Viganò contro il documento vaticano sul dialogo interreligioso
-



Spirito2 settimane faDon Pagliarani: «abbiamo detto la verità al Papa» prima delle consacrazioni FSSPX

Acquista la t-shirt











