Geopolitica
Prigozhin riappare in tranquillità al forum africano di San Pietroburgo
Il capo del gruppo Wagner Evgenij Prigozhin, è stato avvistato al vertice Russia-Africa in svolgimento da giovedì a San Pietroburgo a cui sta partecipando anche il presidente Putin.
Non si tratta tuttavia di un avvistamento furtivo, con immagini mosse di un fortunoso teleobbiettivo di paparazzo: nelle foto apparse in rete il Prigozhin sorride, anche con una certa sincerità, posando per una stretta di mando con il capo del protocollo di Faustin Touadera, presidente della Repubblica Centrafricana, un tempo colonia francese con il nome di Ubangi-Sciari.
Il boss wagnerita si presenta in jeans e sembra in buona forma e perfino di buonumore.
Wagner's Yevgeny Prigozhin appears to be at the Russia-Africa summit, despite having supposedly been exiled to Belarus after his failed mutiny.
Here he is with the CAR president's head of protocolhttps://t.co/UDODtVWzsP pic.twitter.com/di9IbT5SDA
— max seddon (@maxseddon) July 27, 2023
L’immagine potrebbe essere stata presa a latere del summit africano, probabilmente in un hotel adiacente, come potrebbe suggerire la presenza dietro a due di una bionda cameriera.
Le immagini sarebbero state inizialmente postate su Facebook da un assistente africano. Successivamente sono emerse altre foto del Prigozhin in blue jeans che stringe mani di personalità africane.
Come noto, le attività della Wagner in Africa sono molteplici e vanno avanti, con un certo successo, da anni, riuscendo di fatto a scalzare l’influenza francese da alcune aree e riuscendo a procurare grandi quantità di oro dal Sudan ad esempio. In un audio trapelato di recente si sente il capo di Wagner arringare ai suoi uomini dicendo che ora sarebbero tornati in Africa dopo la parentesi della guerra ucraina.
E quindi, cosa dobbiamo pensare? Prigozhin è già tornato nelle grazie di Putin? O forse non è mai stato veramente visto da Putin come un «nemico»? Impossibile avere risposta, specie dopo aver visto i video presidenziali che annunciavano misure severe contro gli ammutinati e aver avuto conferma dallo stesso Putin delle morti di soldati e piloti durante la rivolta Wagner in un recente discorso del presidente alle truppe regolari della Federazione Russa.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso che giorni dopo la rivolta della Wagner Putin e Prigozhin – che sono ambedue di San Pietroburgo, e che si conoscono dai tempi in cui Putin era braccio destro del sindaco Anatolij Sobchak – si erano incontrati de visu per almeno tre ore.
In precedenza il presidente russo Lukashenko aveva detto che Prigozhin, a cui secondo quanto riportato era stato concesso l’esilio in Bielorussia in cambio della fine della sommossa militare, non era in territorio bielorusso ma a San Pietroburgo. Ciò fa pensare che potrebbe essere drammaticamente vera la battuta secondo cui il wagneristi presenti ora in bielorussia, dove stanno addestrando le truppe locali, vorrebbero «fare un’escursione» nella confinante Polonia.
La foto di Prigozhin che posa in tranquillità con un funzionario africano tra stucchi e cornici dorate a San Pietroburgo aggiunge benzina sul fuoco della dissonanza cognitiva: solo pochi giorni fa, i giornali russi avevano mostrato un raid nella sua sontuosa magione dell’ex capitale della Russia zarista, mostrando tesori di lingotti d’oro, coccodrilli imbalsamati, armi e parrucche, e pubblicando un’irresistibile serie di fotografie di Prigozhin travestito in vari modi (Prigozhin ceceno, Prigozhin scienziato, Prigozhin generale libico, Prigozhin intellettuale, Prigozhin cubano etc.)
Del resto, nessuno ha ancora capito se la rivolta della Wagner sia stata una maskirovka, cioè una tattica di inganno della dottrina militare russa, oppure davvero un tentato golpe.
Tutto si aggiunge all’idea, discussa su Renovatio 21, dell’idea della «macchina per creare la realtà» di cui disporrebbe lo Zar, una storia ridicolmente circolata in Occidente anni fa, ma che scaturisce dall’indubbia capacità russa di creare percezioni anche a partire da elementi contraddittori.
Geopolitica
Colloqui con l’Iran falliti, Trump urla a Netanyahu: «sei completamente pazzo, ti sto salvando il culo, che cazzo stai facendo?»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per l’escalation israeliana in Libano, Lo riporta Axios, che cita due funzionari americani e una terza fonte informata sulla telefonata.
Secondo quanto riportato dalla testata americana, Trump avrebbe accusato Netanyahu di mettere a repentaglio i negoziati tra Stati Uniti e Iran e avrebbe chiesto a Israele di sospendere un attacco pianificato su Beirut.
«Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo», ha riassunto un funzionario le osservazioni di Trump a Netanyahu. Una seconda fonte informata sulla telefonata ha affermato che Trump era «furioso» e ha urlato a Netanyahu: «Che cazzo stai facendo?».
Secondo quanto riferito, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato il diritto di Israele a difendersi, ma ha espresso preoccupazione per l’escalation sproporzionata intrapresa da Netanyahu negli ultimi giorni, con un numero crescente di vittime civili e interi edifici rasi al suolo per colpire singoli comandanti di Hezbollah.
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Negli ultimi giorni Israele ha intensificato la sua campagna di bombardamenti in Libano, prendendo di mira quelli che definisce obiettivi di Hezbollah. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si sono spinte più a fondo nel sud del Paese, conquistando il castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nella regione.
Teheran ha minacciato di abbandonare i colloqui con gli Stati Uniti, poiché un memorandum in fase di negoziazione con Washington chiede esplicitamente la fine delle ostilità in Libano. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato di aver parlato con il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, e ha avvertito che la risposta di Teheran potrebbe andare oltre la semplice interruzione dei negoziati.
«Se l’aggressione israeliana contro il Libano continuerà, non solo interromperemo il percorso negoziale, ma arriveremo allo scontro diretto con il nemico», ha scritto il Ghalibaffo su X.
Trump ha scritto su Truth Social di aver «avuto una conversazione con Bibi Netanyahu oggi, chiedendogli di non effettuare un raid su larga scala a Beirut, in Libano», aggiungendo che il leader israeliano «ha fatto tornare indietro le sue truppe». Trump ha anche affermato che i rappresentanti della leadership di Hezbollah avevano accettato di cessare il fuoco contro Israele.
Netanyahu ha dichiarato di aver detto a Trump che Israele avrebbe colpito Beirut se Hezbollah non avesse smesso di attaccare il suo Paese. «La nostra posizione rimane invariata», ha scritto Netanyahu, promettendo di proseguire le operazioni nel Libano meridionale «come previsto».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo
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Geopolitica
Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo
Israele ha preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nel Libano meridionale, definendo la conquista una «svolta decisiva» nella campagna in corso.
L’occupazione del sito è stata annunciata domenica, quando lo Stato Ebraico ha diffuso foto di bandiere israeliane e della Brigata Golani che sventolavano sopra la fortezza. Il castello medievale, noto anche come Qalaat al-Chakif, era stato in precedenza utilizzato da Israele come base durante i vent’anni di occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la cattura come un importante successo, affermando di aver ordinato all’esercito di «ampliare le manovre di terra in Libano». Secondo quanto riportato dai media, le Forze di Difesa Israeliane non hanno trovato armi all’interno del castello.
תיעודים חדשים: כוחות סיירת גולני במבצר הבופור
לכל הפרטים👇https://t.co/Hnn0njXnoi pic.twitter.com/DSwaINpJzY
— צבא ההגנה לישראל (@idfonline) May 31, 2026
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«Ora il mio obiettivo è consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti», ha affermato il Netanyahu.
Israele ha inoltre proseguito la sua campagna di bombardamenti nel Libano meridionale, notevolmente intensificatasi negli ultimi giorni. La maggior parte degli attacchi risulta concentrata intorno alla città di Nabatieh e nelle sue immediate vicinanze, che si prevede diventerà il prossimo obiettivo dell’offensiva di terra.
Gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle aree residenziali e ai dintorni della città, come documentano le riprese. L’offensiva israeliana continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. Le ostilità in corso tra Israele e il gruppo militante libanese Hezbollah sono una conseguenza del più ampio conflitto nella regione, innescato dall’attacco israelo-americano all’Iran.
Sebbene la tregua sia entrata in vigore il 17 aprile, le ostilità non si sono mai fermate, con Israele e Hezbollah che si sono ripetutamente accusati a vicenda di averla violata. L’Iran ha posto la fine definitiva della guerra in Libano come condizione per i negoziati con Washington, mediati dal Pakistan, in corso dai primi di aprile ma che finora non hanno prodotto risultati concreti.
Il castello di Beaufort, noto in arabo come Qalat al-Shaqif, sorge su uno sperone roccioso a circa 700 metri di altitudine nel Libano meridionale, dominando la valle del fiume Litani. La sua posizione estremamente strategica lo ha reso per secoli un osservatorio militare cruciale e una fortezza contesa, capace di collegare visivamente l’area interna del Libano con il nord di Israele e le alture del Golan. Questa eccezionale rilevanza geografica ha fatto sì che la rocca rimanesse al centro di conflitti armati dal medioevo fino ai giorni nostri.
Le origini della struttura originaria rimangono in parte avvolte nel mistero, con ipotesi che collocano i primi insediamenti difensivi in epoca romana o bizantina, successivamente riadattati dalle forze arabe. La storia documentata della fortezza moderna comincia però nel 1139, quando il re di Gerusalemme, Folco d’Angiò, sottrasse il controllo del sito al governatore di Damasco e lo cedette ai signori crociati di Sidone. Furono proprio i Crociati a fortificare massicciamente la rocca, battezzandola Beaufort, che in antico francese significa bella fortezza.
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Nel 1189 il celebre condottiero musulmano Saladino pose l’assedio alla fortezza. Nonostante la strenua resistenza del signore del luogo, Reginaldo di Sidone, che venne fatto prigioniero, la guarnigione crociata capitolò nel 1190 in cambio della sua liberazione. Nei decenni successivi il castello cambiò mano più volte attraverso patti politici; tornò temporaneamente ai cristiani nel 1240 e fu venduto ai Cavalieri Templari vent’anni più tardi.
Il dominio dei Templari fu però breve, poiché nel 1268 il sultano mamelucco Baybars espugnò definitivamente la rocca. Sotto i Mamelucchi e il successivo Impero Ottomano, Beaufort visse secoli di relativa calma alternati a parziali distruzioni, per poi subire gravi danni strutturali a causa del forte terremoto della Galilea nel 1837, venendo in seguito abbandonato e ridotto a rifugio per pastori.
Il valore militare di Beaufort è riemerso prepotentemente nella storia contemporanea. Durante la guerra civile libanese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat occupò le rovine, sfruttando i bunker sotterranei per lanciare attacchi missilistici verso il nord di Israele. Nel 1982, in concomitanza con l’invasione del Libano, le forze armate israeliane conquistarono la fortezza dopo una violenta battaglia notturna condotta dalla brigata Golani. Israele stabilì una base fortificata all’interno del sito archeologico per diciotto anni, fino al ritiro definitivo avvenuto nel maggio del 2000.
Dopo l’abbandono israeliano, l’area è passata sotto l’influenza della milizia di Hezbollah e ha vissuto una parziale fase di restauro turistico, ottenendo anche uno status di protezione speciale da parte dell’UNESCO nel 2024 per preservarne il valore storico. Tuttavia, come vediamo ora, la stabilità è durata poco.
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Immagine di Julien Harneis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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