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Misteri

Hanno appena insinuato pubblicamente che Obama è gay?

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Tucker Carlson, il giornalista TV più seguito d’America, ha appena lanciato il secondo episodio della sua nuova serie, Tucker on Twitter, un «programma» caricato direttamente ed esclusivamente sul social media che rappresenta la sua risposta a Fox News che, senza dare alcuna spiegazione, lo ha tolto dal palinsesto, nonostante il suo programma fosse il più seguito dell’intera TV via cavo.

 

Il primo episodio ha totalizzato al momento in cui scriviamo 110 milioni di visualizzazioni. Il secondo viaggia verso i 5 milioni, dopo nemmeno 24 ore. Per fare i raffronti: come giornalista di canale all-news più seguito d’America totalizzava 15 milioni di spettatori.

 

Risulta quindi oggi assolutamente rilevante ciò che Carlson dice nei suoi monologhi, considerando quanta parte dell’opinione pubblica statunitense e mondiale gli dia ascolto.

 

Nel primo episodio ha parlato della diga di Kakhovka, sottolineando come sia improbabile che a farla saltare siano stati i russi.

 

Nel secondo episodio appena caricato, in una tirata di qualità retorica ed argomentativa eccelsa, si è occupato dell’erosione dei tabù della società americana come forma di controllo mentale della popolazione – con ampio passaggio sulla normalizzazione della pedofilia in corso.

 

È nel mezzo di questo discorso che il Carlson ha infilato un accenno che a molti ha fatto drizzare le antenne.

 

Parlando di come sono cambiati negli anni i costumi americani, Tucker ha ricordato il senso di oltraggio che ancora provocavano le scappatelle di Bill Clinton negli anni Novanta. Tuttavia, tale sentimento del pubblico è andato scemando, e già «nel 2008, era ovvio per chiunque prestasse attenzione che Barack Obama avesse una vita personale strana e molto inquietante. Eppure nessuno glielo ha mai chiesto».

 

«A quel punto, il comportamento di un leader all’interno del proprio matrimonio, la relazione fondamentale della sua vita, era stato dichiarato irrilevante. Erano affari di Barack Obama, non tuoi».

 

 

Eh?

 

Nel mondo mainstream – di cui Tucker fa parte per carriera e pure per nascita, pure essendosene allontanato – nessuno aveva mai osato mettere in dubbio la vita privata del primo presidente «nero».

 

Ma come: il quadretto familista presidenziale? La storia d’amore con Michelle? Questa coppia dove lui è esilino mentre lei ha un braccio due volte più muscoloso di quello del marito? Le dichiarazioni contenute nel libro biografico, quando ammette che le figlie sono prodotte in laboratorio?

 

Barack Obama avrebbe una vita personale «creepy», dice Carlson, cioè «losca», «raccapricciante»?

 

Nel sottomondo che i giornaloni e i benpensanti definiscono «complottista», certo questa non è una novità.

 

In rete per anni si era sparsa la voce che Michelle Obama fosse in realtà… un uomo. Cioè, un transessuale. Tonnellate di materiale sull’argomento sono state postate nel tempo da quantità di utenti che credono a questa storia – un’illazione che peraltro subisce anche la First Lady di Francia, che ha minacciato di querelare chi la porta avanti.

 

 

La voce era così insistente che perfino l’attrice Joan Rivers la ripeté in pubblico, non si sa se scherzando o meno. Alla Rivers, considerata un’icona gay, qualcuno aveva chiesto in video se vi sarebbe stato un presidente gay.

 

«Lo sapete che lo abbiamo già avuto con Obama… quindi calmiamoci… Lo sapete che Michelle è un trans» disse la Rivers, che pare perfino seria.

 

 

Le precise parole di Carlson riguardo all’anno 2008 potrebbero riferirsi alle accuse pubbliche dell’ex prostituto omosessuale Larry Sinclair, che il 18 giugno 2008 – pochi mesi prima delle elezioni presidenziali del 2008 – ha tenuto un discorso al National Press Club descrivendo in dettaglio come lui e l’allora senatore Obama ha comprato e fumato cocaina e ha fatto sesso con lui nel 1999.

 

I dettagli sono contenuti in un libro scritto da Sinclair intitolato Barack Obama & Larry Sinclair: Cocaine, Sex, Lies & Murder?, ora terribilmente difficile da reperire.

 

 

Il giornalista investigativo Wayne Madsen ha sostenuto la tesi per cui Obama, nato in una famiglia bianca e benestante alle Hawaii e considerato «effemminato» al liceo (dove lo ricorda un’attrice di Beautiful), sia stato «trasformato» nel comportamento – vestiario, camminata, tono, accento, appeal – per procedere nella carriera politica, dove si è presentato invece come solido attivista sociale di Chicago.

 

A Chicago Obama avrebbe quindi conosciuto il suo futuro capo di Gabinetto, Rahm Emanuel, figlio del terrorista sionista dell’Irgun ed esperto in balletto. Emanuel, come i suoi fratelli che occupano posti di estrema rilevanza sia nella Bioetica che a Hollywood, dopo Obama (pure lasciato prima della fine del mandato) ha fatto quindi una carriera inarrestabile, divenendo sindaco di Chicago e attualmente ambasciatore USA a Tokyo.

 

La vicenda chicaghese andrebbe più a fondo ancora. Secondo alcuni, bisognerebbe indagare sulla questione del coro della Trinity United Church of Christ, la chiesa si Obama a quel tempo. Donald Young, il maestro del coro, fu trovato crivellato di colpi di arma da fuoco nel suo appartamento il giorno di Natale del 2007. Sulla questione vi sono speculazioni assai selvagge da parte dei nemici di Obama.

 

Madsen, forte probabilmente di un giro di fonti dell’Intelligence che lo hanno indirizzato, ritiene che Obama sia in realtà una creatura della CIA, costruita per essere piazzata alla presidenza. La madre cooperante giramondo (che porta il figlio piccolo in zone di guerra come l’Indonesia e il Pakistan), secondo la ricostruzione del giornalista, sarebbe stata nei servizi americani, come probabilmente anche i nonni materni, coinvolti anche in banche che finanziavano gli alleati americani nel Pacifico come Chiang Kai-Scek.

 

Il padre di Obama era invece uno studente alle Hawaii – che all’epoca non erano un paradiso del surf ma una grande installazione militare – dove gli USA accoglievano studenti internazionali sulla scorta di ciò che faceva Mosca con l’Università Lumumba – dove praticamente si creavano agenti di Paesi del Terzo Mondo affiliati alla superpotenza.

 

Curiosamente, il padre e la madre di Obama si conobbero in un corso di russo – una materia che non serve moltissimo tra le pianure nel Kenya, a meno che non si debba, magari, ascoltare qualche conversazione particolare nella lingua di Dostoevskij.

 

La CIA, di fatto, uscirà estremamente rafforzata dall’era Obama: il programma di attacco via droni, iniziato con il predecessore Bush jr, verrà potenziato sino a cagionare migliaia e migliaia di morti in Afghanistan e non solo. Di fatto tale programma, assegnato alla CIA e rodato ad abundantiam su talebani e sospetti terroristi, potrebbe ora essere impiegato per il nuovo vero nemico numero uno degli USA, ossia il «terrorista domestico», cioè chiunque non sia allineato alla narrativa di Washington. In una sempre più possibile Seconda Guerra Civile Americana, saranno i droni – letali ed invisibili – a sistemare le sacche di resistenza in qualsiasi landa desertica dello Utah o fattoria dell’Ohio si possano nascondere.

 

Secondo una serie di scoop del Washington Post, sotto Obama il programma di assassinio via drone era chiamato Disposition Matrix, «matrice di eliminazione» – una vera kill list, non lontana da quelle che vediamo stilare oggi, magari con aiuto americano, per i nemici internazionali dell’Ucraina.

 

Gli anni di Obama sono quelli in cui la CIA è stata lasciata libera di torturare senza pietà, e con metodi sempre più allucinanti, nei suoi black sites, in quelle che chiamano orwellianamente «extraordinary renditions» («restituzioni straordinarie»): il caso dell’«Imam rapito» di viale Jenner a Milano Abu Omar ne è un esempio.

 

Con Obama – e con Biden vicepresidente – si sarebbe avuta quindi l’esecuzione di Bin Laden, con il corpo «gettato in mare» secondo una supposta usanza islamica (così disse la narrativa), una storia a cui tanti, anche fra i militari americani, non hanno creduto – e nemmeno ci ha creduto il reporter premio Pulitzer Seymour Hersh, quello che ora accusa Biden di aver fatto saltare il Nord Stream 2, che la definiva «un’enorme bugia» di cui «nemmeno una parola è vera». Hersh vi scrisse un libro intitolato The Killing of Osama Bin Laden, dalla cui lettura emerge come tutta la storia, che ci era stata venduta con tanto di foto di Obama con i militari che assiste in diretta all’assassinio di Osama a fianco di Biden che sgrana un rosario, sia falsa.

 

Obama fu il presidente sotto cui si vide l’ascesa nella CIA di John O. Brennan, a cui si fanno risalire tante nefandezze di cui stiamo scrivendo. Brennan, come noto, divenne un nemico acerrimo di Trump ancora prima della sua elezione, e capeggiò le cinquanta firme di agenti dell’Intelligence che nel 2020 vergarono la lettera che assicurava che la storia del laptop del figlio di Biden era disinformazione russa. Come noto, la storia fu soppressa sia sui media che sui social media, facendo un grande favore alla campagna di Biden, secondo alcuni spostando pure una certa percentuale di voti.

 

Per anni molta parte dell’opinione pubblica conservatrice radicale – capeggiata allora dal personaggio TV Donald Trump – ha ritenuto che Obama avesse mentito sulla sua nascita: sarebbe nato in Kenya, per cui, secondo la Costituzione USA, non avrebbe mai potuto divenire presidente.

 

La storia dei cosiddetti Birthers – coloro che credevano che il certificato di nascita del presidente fosse un falso – fu stranamente mandata in onda, con dettagli davvero inquietanti (documenti dubbi, morti improvvise, incidenti aerei di persone coinvolte) dalla TV inglese a pochi giorni dalle elezioni 2016.

 

Tuttavia la realtà, come qualcuno può immaginare, potrebbe essere ben più spaventosa di un certificato falso.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Multa se guidi con le ciabatte: leggenda metropolitana? Ecco la verità

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È estate e si ripropone il più antico degli enigmi dell’italico cittadino della modernità: se le autorità mi fermano mentre guido con le ciabatte, sono passibile di multa, o perfino di denunzia?

 

Per anni in molti vi hanno creduto. Poi si è sparsa la voce opposto: ma no, si tratta solo di una leggenda metropolitana.,

 

Renovatio 21 cerca di far luce anche su codesto mistero. Diciamo che si tratta di un mito urbano in parte, ma in parte no — insomma è una via di mezzo.

 

Non esiste un divieto specifico sulle ciabatte. Il Codice della Strada non contiene nessun articolo che imponga scarpe chiuse o che proibisca infradito, sandali o calzature aperte: un divieto del genere esisteva nel vecchio regolamento, ma è stato abrogato nel 1993. Nel vecchio codice era scritto che le scarpe dovevano essere consone alla guida.

 

Il vecchio testo del 1959 – il «Testo Unico delle norme sulla circolazione stradale, D.P.R. 393/1959, che fu sostituito dal Codice del 1992 – non parlava esplicitamente di «ciabatte» in questi termini colloquiali, ma imponeva l’obbligo di indossare calzature idonee alla guida. Da quando è entrato in vigore l’attuale Codice, questa prescrizione specifica sul tipo di calzatura è stata eliminata.

 

Quindi, in teoria, oggidì non puoi essere fermato e multato «per aver indossato le ciabatte» come tale.

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Tuttavia gli articoli 141, 141 e 169 del Codice della Strada attuale (D.Lgs. 285/1992) obbligano a mantenere sempre il pieno controllo del veicolo e la massima libertà di movimento per manovre d’emergenza in sicurezza. Quindi se un agente ritiene che la calzatura abbia effettivamente compromesso la guida — ad esempio se accerta che una guida indecisa o una frenata tardiva sono state causate da una calzatura inappropriata — può comunque contestare l’infrazione, non per «ciabatte» ma per mancato controllo del veicolo. La sanzione prevista in questi casi va da 42 a 173 euro (29,40 se paghi entro 5 giorni).

 

E quindi «multa per le ciabatte» in sé è leggenda metropolitana, ma la «multa per guida non sicura causata dalle ciabatte» è reale, anche se rara in pratica (bisogna che sia dimostrato un nesso concreto). Lo stesso vale per guidare scalzi o con infradito.

 

Un dato interessante è che le polizze RC Auto standard coprono l’imprudenza e generalmente non contengono una clausola specifica di rivalsa per le calzature, quindi anche il tanto citato «rischio assicurativo» legato alle ciabatte è più teorico che documentato nella pratica.

 

Guidare in ciabatte, dunque, purtroppo, si può , ma resta rilevante ai fini di eventuale responsabilità in caso di incidente, in base agli articoli 140 («Gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale») e 141 del Codice attuale («il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza») e 169 («in tutti i veicoli il conducente deve avere la più ampia libertà di movimento per effettuare le manovre necessarie per la guida»).

 

Ci chiediamo, a questo punto, quante multe hanno preso le signore con tacco 12. E quanti incidenti hanno causato?

 

E ancora: non sarebbe il caso di reinstaurare la legge anti-ciabatta, ora che siamo tutti minacciati dalla bruta violenza anarco-tirannica degli immigrati ciabattoni?

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Aumento record degli avvistamenti UFO in Germania

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Secondo il Central Research Network for Extraordinary Celestial Phenomena (CENAP), la più grande rete privata tedesca dedicata alla segnalazione e all’indagine sugli UFO, si è registrato un netto aumento delle segnalazioni di avvistamenti UFO, fenomeno che in gergo ufologico viene definito flap.   Tale incremento coincide con la diffusione da parte del Pentagono di documenti declassificati riguardanti fenomeni ritenuti potenzialmente collegati ad attività extraterrestri.   Il direttore Hansjuergen Koehler ha dichiarato che il CENAP non ha mai ricevuto un numero così elevato di segnalazioni di fenomeni anomali non identificati – la denominazione ufficiale degli UFO – come quello attuale.   «Riceviamo tra le tre e le sei segnalazioni al giorno», ha affermato in un’intervista concessa domenica a Euronews. Entro agosto 2026 lui e il suo team avevano esaminato circa 14.000 segnalazioni di avvistamenti, senza tuttavia precisare l’arco temporale di riferimento.

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Il Koehler non ha escluso che «ci sia vita là fuori», ma ha dichiarato di mantenere uno scetticismo sulla stragrande maggioranza degli avvistamenti, osservando che la quasi totalità si rivela essere costituita da aerei, stadi di razzi, satelliti, meteore, pianeti, palloni aerostatici o addirittura laser visibili a chilometri di distanza. Alcuni casi restano irrisolti perché gli investigatori non dispongono di elementi fondamentali, come video ad alta risoluzione.   Il Koehler ha comunque precisato che «inspiegabile» non equivale necessariamente a «extraterrestre», e ha consigliato agli aspiranti cacciatori di UFO di utilizzare le app di astronomia gratuite, in grado di identificare i corpi celesti semplicemente puntando un telefono verso il cielo.   Il dibattito sui fenomeni extraterrestri ha guadagnato nuovo slancio dopo la pubblicazione da parte del Pentagono di materiale in precedenza secretato relativo a presunti avvistamenti alieni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato la divulgazione a febbraio, dopo che l’ex presidente Barack Obama aveva dichiarato in un’intervista podcast che gli alieni erano «reali».   Trump aveva accusato Obama di aver rivelato indebitamente informazioni secretate e si era impegnato a desecretare i documenti. L’operazione di divulgazione è iniziata a maggio con circa 160 documenti, cui sono seguiti altri quattro lotti di filmati e testimonianze.   Venerdì il Pentagono ha reso pubblico il quinto lotto di documenti. I 41 file comprendono più di una dozzina di video, tre immagini e circa 20 documenti PDF che illustrano avvistamenti dal Medio Oriente all’Oceano Pacifico. I documenti provengono dal Pentagono, dall’FBI, dalla CIA, dal Dipartimento di Stato e dall’Ufficio esecutivo del Presidente, e coprono il periodo dal 1953 fino all’anno in corso.   Gran parte del materiale diffuso consiste in filmati sgranati di oggetti non identificati, tra cui apparenti sfere luminose e luci, ripresi da sensori e telecamere militari. Sei video documentano un incontro avvenuto nel settembre 2021 tra forze speciali a bordo di un aereo da combattimento AC-130J sul Golfo dell’Oman.   Un altro filmato, registrato quest’anno da un «agente speciale del governo statunitense» nella parte occidentale degli Stati Uniti, mostra due aree «nerastre e incandescenti» in lento movimento nelle immagini a infrarossi. Il lotto include inoltre otto moduli di intervista ai testimoni dell’FBI (FBI 302) accompagnati da ricostruzioni artistiche degli oggetti segnalati.   Nonostante l’aumento della documentazione disponibile, i funzionari statunitensi continuano a sostenere che non esistano prove certe di vita extraterrestre, di tecnologia aliena o di insabbiamenti governativi. Molti avvistamenti trovano spiegazioni chiaramente terrestri, dalle distorsioni a infrarossi e dalle tracce termiche degli aerei ai voli di prova classificati. Nel presentare l’ultima pubblicazione, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha dichiarato che altri documenti saranno resi noti «progressivamente».   A febbraio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al dipartimento della Guerra di divulgare «ogni singola informazione» relativa agli UAP (Unidentified Aerial Phenomenon, «fenomeni aerei indentificati», o, più di recente, «fenomeni anomali indentificati»). L’ordine è emerso in un clima di rinnovato interesse pubblico per la tematica, che comprendeva anche i commenti dell’ex presidente Barack Obama sulla possibilità di vita extraterrestre.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che scoprirà insieme al pubblico americano se il suo dipartimento possiede documenti che dimostrano l’esistenza degli alieni. Nel frattempo Trump ha ripetutamente dichiarato che avrebbe desecretato i file UFO, l’ultima volta mesi fa.

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Secondo il deputato statunitense Tim Burchett, che cita fonti governative anonime, gli alieni avrebbero visitato il nostro pianeta a bordo di un’astronave extraterrestre e avrebbero preso contatto con gli esseri umani. Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni il Pentagono ha ripetuto di non possedere «alcuna prova che indichi che vita extraterrestre abbia visitato il pianeta».   L’anno passato il vicepresidente americano JD Vance si è detto «ossessionato» dal tema degli UFO. Lo stesso ha dichiarato due mesi fa che secondo lui gli alieni sono in realtà demoni. L’affermazione, ripetuta dall’ esorcista monsignor Stephen Rossetti negli scorsi giorni, è costata al sacerdote un licenziamento da parte dell’arcivescovo di Washington cardinale Robert McElroy.   Le affermazioni dell’esorcista e del Vance hanno fatto il giro della rete, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.   Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il generale in pensione William Neil McCasland, la cui carriera militare sarebbe stata legata alla tecnologia UFO, è sparito senza lasciar traccia. il McCasland fa parte di una sequela di almeno una dozzina di scienziati ed esperti di tecnologia nucleare e UFO spariti negli ultimi mesi, sulla cui scomparsa l’FBI starebbe indagando. Settimane fa era stato trovato morto suicida l’esperto di UFO David Wilcock, che aveva varie volte dichiarato che non si sarebbe mai suicidato.  

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Il Senato USA contro la possibile grazia di Trump a Ghislaine Maxwell

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Il Senato degli Stati Uniti ha esortato all’unanimità il presidente Donald Trump a non concedere la grazia a Ghislaine Maxwell, la trafficante di sesso condannata che ha aiutato Jeffrey Epstein a reclutare e abusare di ragazze minorenni.

 

Maxwell, figlia del magnate dell’editoria britannico ed ex parlamentare Robert Maxwell, caduto in disgrazia e sospettato di avere legami con il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere federale dopo essere stata riconosciuta colpevole nel 2021 di traffico sessuale e reati correlati.

 

La risoluzione, presentata dalla senatrice democratica Jacky Rosen e approvata mercoledì senza obiezioni da parte di entrambi i partiti, afferma che Maxwell non dovrebbe ricevere «grazia, commutazione della pena o qualsiasi altra forma di clemenza presidenziale».

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Rosen ha dichiarato che era «orribile» che Trump avesse persino preso in considerazione la possibilità di una grazia, sostenendo che Maxwell non avrebbe mai dovuto ricevere la grazia per aver aiutato Epstein ad abusare di ragazze minorenni.

 

Trump ha ripetutamente rifiutato di escludere categoricamente la possibilità di graziare Maxwell. Interrogato sulla questione lo scorso anno, ha sottolineato di avere l’autorità per farlo, ma ha affermato che nessuno gli aveva fatto richiesta. In seguito, ha anche dichiarato che si sarebbe consultato con il Dipartimento di Giustizia statunitense dopo il rifiuto della Corte Suprema di esaminare il ricorso di Maxwell nell’ottobre del 2025.

 

Le speculazioni su una possibile grazia si sono ulteriormente intensificate dopo che Todd Blanche, all’epoca vice procuratore generale e ora candidato di Trump alla carica di procuratore generale, ha intervistato Maxwell per circa nove ore in due giorni, nell’ambito dell’indagine del Dipartimento di Giustizia sul caso Epstein.

 

Alla Maxwell è stata concessa un’immunità limitata per l’intervista ed è stata trasferita poco dopo in un carcere federale di minore sicurezza. Il suo avvocato ha negato che avesse chiesto qualcosa in cambio della sua collaborazione, ma ha ammesso che accoglierebbe con favore una riduzione della pena. Blanche ha dichiarato che non raccomanderà la grazia.

 

La mossa del Senato giunge in un clima di crescente indignazione per la gestione del caso Epstein da parte dell’amministrazione Trump. Il processo di divulgazione è stato criticato per i ritardi, le numerose omissioni e l’assenza di nuove importanti incriminazioni, deludendo i sostenitori che si aspettavano che i documenti avrebbero smascherato personaggi influenti legati a Epstein.

 

Trump e Maxwell frequentavano gli stessi ambienti sociali a Nuova York e in Florida tra gli anni Novanta e i primi anni 2000, periodo in cui il presidente conosceva anche Epstein. Dopo l’arresto di Maxwell nel 2020, Trump fu criticato per aver dichiarato: «Francamente, le auguro solo ogni bene».

 

Il presidente degli Stati Uniti ha negato qualsiasi illecito legato a Epstein e ha affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere anni prima del suo arresto nel 2019. Maxwell ha poi dichiarato ai funzionari del Dipartimento di Giustizia di non aver mai assistito a comportamenti inappropriati da parte di Trump.

 

Ghislaine Maxwell è una delle figlie del magnate dei media inglese Robert Maxwell, che aveva cambiato nome nascondendo le sue origini ebraico-carpatiche: vero nome Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch, nato a Slatinske Doly in Rutenia (ora Ucraina) in una famiglia povera e numerosa che praticava l’ebraismo ortodosso e parlava solo yiddish. Robert Maxwell è stato definito come una «superspia» dello Stato di Israele, per il quale avrebbe trafficato segreti atomici. Morto misteriosamente nell’Atlantico mentre era sul suo panfilo (chiamato Lady Ghislaine), al funerale in Israele erano presenti vari capi del Mossad e vertici dello Stato Ebraico.

 

La Maxwell stava scontando una pena di 20 anni presso l’Istituto correzionale federale di Tallahassee per traffico di ragazze minorenni a fini sessuali, dove ha adottato la «fede ebraica del defunto padre», ricevendo di conseguenza, con l’aiuto di un’organizzazione del movimento ebraico Chabad-Lubavitch, il beneficio di differenze nei pasti e nell’estensione del tempo libero.

 

Ghislaine è ritenuta essere un collegamento tra il caso Epstein e i servizi israeliani, sempre più sospettati di essere dietro l’immane operazione di ricatto dei potenti della Terra filmati mentre facevano sesso con ninfette nell’isola di San Giacomo piccolo nelle Isole Vergini britanniche o nelle magioni di Epstein (in Florida, in Nuovo Messico, a Parigi, a Nuova York aveva il più grande palazzo della città).

 

Come riportato da Renovatio 21, nel corso dello scorso mese la Maxwella si era detta «pronta» a testimoniare in un’audizione di una Commissione del Congresso a Washington.

 

La Maxwell, è emerso, ha fatto vari viaggi con Bill Clinton, di cui, secondo le voci, sarebbe stata pure amante.

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Ad un giornalista che nel giorno dell’arresto della Maxwell chiedeva un commento a Trump, che la conosce personalmente come figura costante nel mondo dei party altolocati a Nuova York ed in Florida, il presidente reagì augurando alla donna buona fortuna.

 

Ad agosto 2025 la Maxwell fu interrogata in carcere dal vice procuratore generale USA Todd Blanche. In quell’occasione, la donna ha affermato che molte delle accuse contro di lei e Epstein erano false e ha liquidato una serie di teorie e questioni in sospeso nel caso.

 

La Ghislaina ha anche insistito sul fatto che non esistesse una «lista clienti» dei ricchi e potenti associati all’Epstein, e ha negato qualsiasi piano per ricattare i suoi associati. Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI avevano concluso a luglio che non esisteva una «lista clienti» specifica per la rete di trafficanti dell’Epstein, né prove credibili che «Epstein avesse ricattato personaggi di spicco nell’ambito delle sue azioni».

 

Negli stessi giorni un giornale neoeboraceno aveva scritto che soldati delle forza speciali sono stati dispiegati per proteggere la Maxwell in prigione, dopo che ha ricevuto una valanga di minacce di morte.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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