Connettiti con Renovato 21

Spirito

«Rimarrà solo la Chiesa Trionfante su Satana»: omelia di mons. Viganò

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questa omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella Prima Domenica di Avvento

 

 

Qui legit intelligat

Omelia nella Prima Domenica di Avvento

 

Terra vestra deserta; civitates vestræ succensæ igni:
regionem vestram coram vobis alieni devorant,
et desolabitur sicut in vastitate hostili.

Il vostro paese è desolato, le vostre città consumate dal fuoco,
i vostri campi li divorano gli stranieri, sotto i vostri occhi;
tutto è devastato, come per un sovvertimento di barbari.

Is 1, 7

 

Intervenendo all’Assemblea Generale della CEI ad Assisi (1), il card. Matteo Zuppi ha detto che «la Cristianità è finita», e che questo fatto dev’essere considerato positivamente, come un’occasione, un καιρός.

 

Non vi sfuggirà l’uso del lessico globalista, secondo il quale ogni crisi indotta dal Sistema è anche un’opportunità: la cosiddetta pandemia COVID, la guerra in Ucraina, la transizione ecologica, l’islamizzazione delle nazioni occidentali. Zuppi – uno dei principali esponenti della chiesa sinodale – si guarda bene però dal riconoscere che la distruzione dell’edificio cattolico e la cancellazione della presenza cattolica nella società siano l’effetto logico e necessario dell’azione eversiva del Concilio Vaticano II e dei suoi sviluppi remoti e recenti, ostinatamente imposta dalla Gerarchia stessa.

 

D’altra parte, nel momento in cui viene spodestato Cristo Re e Pontefice sostituendolo con la volontà della base – prima la collegialità, oggi la sinodalità – non poteva che accadere nella Chiesa Cattolica ciò che duecento anni prima era accaduto nella cosa pubblica.

Sostieni Renovatio 21

L’austera liturgia dell’Avvento inizia nel cuore della notte, quando al Primo Notturno del Mattutino risuonano le tre Lezioni con l’oracolo di Isaia. Otto secoli prima della Venuta del Salvatore, il Signore rimprovera per bocca del Profeta l’infedeltà del Suo popolo: «Guai alla nazione peccatrice, popolo carico d’iniquità, razza di malvagi, figli corrotti!» (Is 1, 4)

 

Quelle parole severe, pronunciate per i nostri padri in vista della prima Venuta di Cristo, sono ancora più valide per noi, testimoni di quella Incarnazione che ci apprestiamo a celebrare alla fine del sacro tempo dell’Avvento; ma parimenti in attesa della seconda Venuta di Cristo Giudice, questa volta, nella gloria. È il tema del Vangelo di oggi: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli…» (Lc 21, 25) E come si è chiuso l’anno liturgico domenica scorsa con un richiamo alla fine dei tempi, così inizia questo nuovo anno con la prima Domenica d’Avvento: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino».

 

Noi ci troviamo tra due eventi epocali: la prima Venuta di Cristo nell’umiltà della condizione umana e nell’oscuramento della Sua divinità per compiere l’opera della Redenzione; e la seconda Venuta di Cristo come Rex tremendæ majestatis, che verrà a giudicare il mondo per ignem, attraverso il fuoco della Sua Giustizia. 

 

È tra questi due fatti storici che la Chiesa Militante porta a termine la propria missione santificatrice: il primo, già compiuto; il secondo, ancora da compiersi e da decifrare, come nella parabola del fico, ab arbore fici discite parabolam (Mt 24, 32). Prima dell’Incarnazione vigeva l’Antica Legge, dopo la resurrezione dei morti e il Giudizio universale si avranno i nuovi cieli e la nuova terra (Ap 21, 1), e rimarrà solo la Chiesa Trionfante: trionfante su Satana definitivamente sconfitto, e sull’Anticristo che verrà ucciso dall’Arcangelo San Michele. La storia della Salvezza si compie tra queste due date storiche, separate da duemila anni di battaglie dagli esiti alterni tra Dio e Satana. Duemila anni grondanti del sangue innocente dei Martiri, versato dalle stesse mani assassine che sotto l’Antica Legge uccisero e lapidarono i Profeti che il Signore mandava al Suo popolo (Lc 13, 34).

 

La testimonianza della fedeltà a Dio chiede il passaggio attraverso il certamen, il combattimento della Croce. Questa verità – teologica perché essenziale al piano trinitario della Redenzione – si esplicita nel Sacrificio perfetto del Capo del Corpo Mistico; e si perpetua misticamente – e talora realmente col Martirio – nell’oblazione delle membra di quel Corpo.

 

Prima ad immolarSi, in un modo possibile solo alla Immacolata Madre di Dio, fu la Vergine Santissima, Regina Crucis, che per questo onoriamo come nostra Corredentrice e – in virtù di quella oblazione – nostra Mediatrice di tutte le Grazie presso la Maestà divina. Il passaggio dalla Vecchia alla Nuova ed Eterna Alleanza è bagnato dal sangue di tante vite, prima e dopo il supremo Lavacro del Golgota da parte del Verbo Incarnato. Un sangue versato per mano di figli corrotti, presenti allora come oggi sotto le volte del Tempio di Dio. 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Quando nel libro di Ezechiele leggiamo la visione delle abominazioni di Israele (2) – con le stanze segrete del tempio di Gerusalemme usate dai settanta anziani della casa d’Israele per celebrare culti infernali, e il luogo più sacro tra vestibolo e altare adibito all’adorazione del sole (3) – sorge spontaneo il parallelo con le abominazioni cui abbiamo assistito negli ultimi decenni: dall’adorazione del Buddha sul tabernacolo della chiesa di Santa Chiara ad Assisi, all’epoca del pantheon di Giovanni Paolo II, all’intronizzazione dell’immondo idolo della Pachamama nella Basilica Vaticana. È difficile non riconoscere in questa mescolanza di culti cananei e babilonesi, praticata da una parte del popolo di Israele, un rimando al culto della Madre Terra, alla «conversione» green, agli obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030. 

 

Ma se queste abominazioni condussero gli Ebrei dell’Antica Legge all’esilio, quale punizione aspetta coloro che le compiono sotto la Nuova Legge? Se il Signore era offeso per le contaminazioni dei riti pagani nella liturgia del Tempio volute dalla gerarchia sacerdotale ebraica (4), come non potrebbe Egli essere maggiormente offeso da analoghe e peggiori contaminazioni introdotte nella liturgia dalla Gerarchia della chiesa conciliare e sinodale? «Quomodo facta est meretrix civitas fidelis?» (Is 1, 21) Come ha fatto la città fedele a diventare una meretrice? – si chiede il Profeta Isaia.

 

«Il vostro paese è desolato, le vostre città sono consumate dal fuoco, i vostri campi li divorano gli stranieri, sotto i vostri occhi; tutto è devastato, come per un sovvertimento di barbari» (ibid., 7). Non è questo che noi vediamo nelle nostre nazioni, ribelli ai Comandamenti di Dio e alla Sua santa Legge? Non ci sembra forse che la Gerarchia della Chiesa – la civitas fidelis – si prostituisca al nuovo culto del sole, anziché riconoscere in Cristo il Sol Justitiæ che tutti illumina con la divina Verità? Perché questo vile asservimento alle istanze dei nemici di Dio, della Chiesa e dell’umanità? 

 

Quando nel silenzio della Notte Santa il Verbo Eterno del Padre ha visto la luce nella carne dell’Emmanuele, le antiche Profezie messianiche sono apparse nella loro evidenza, mostrando nell’Uomo-Dio il compimento delle Scritture. Fu una rivelazione. Fu la Rivelazione. Ma un’altra rivelazione – nel senso proprio del termine greco ἀποκάλυψις, che vuol dire togliere il velo – si avrà alla fine dei tempi, quando non sarà la realtà a mutare, ma il nostro modo di guardarla, senza quegli impedimenti che velavano il nostro sguardo. Anche allora vedremo compiersi la Scrittura: il tradimento dell’Autorità civile e religiosa, l’apostasia della Gerarchia ecclesiastica, la dissoluzione del corpo sociale in guerre, carestie, pestilenze, cataclismi. E come vi fu chi, nonostante l’evidenza, negò che Cristo fosse il Desideratus cunctis gentibus, il Desiderato di tutti i popoli; così vi è e vi sarà chi, dinanzi agli eventi predetti dal Profeta Daniele e da San Giovanni Apostolo, parlerà – come il card. Zuppi – di καιρός ostinandosi a credere e a farci credere che la crisi sia un bene, e che quindi non occorra alcuna restaurazione dell’ordine divino da parte dell’unico detentore dell’Autorità, Cristo Re e Pontefice.

 

Negare infatti il male, oltre a costituire una forma di cooperazione ad esso, comporta anche la negazione della necessità del trionfo del Bene, e finisce per essere una forma di complicità con il male stesso, una sorta di rassegnazione indotta, un pericoloso disfattismo, un fatalismo che impedisce al singolo e alla società di svegliarsi, di reagire, di contrastare l’azione del nemico. E questo vale tanto per la Chiesa quanto per la società civile, perché la Signoria di Cristo è negata e osteggiata in entrambi gli ambiti, e proprio dai vertici di quelle istituzioni che traggono la propria legittimità dall’essere vicari della somma Autorità del Verbo Incarnato.

 

L’Avvento è una palestra spirituale in preparazione al Santissimo Natale di Colui che nascendo secundum carnem in vista della Redenzione ha ricapitolato in Sé tutte le cose, sanando nell’ordine della Grazia il vulnus inferto dal χάος di Satana. Questa palestra spirituale deve costituire per noi anche un addestramento al combattimento della buona battaglia quotidiana – quella contro il mondo, la carne e il diavolo – e della battaglia epocale degli ultimi tempi, quando l’Anticristo usurperà ogni autorità terrena al fine di instaurare il suo regno infernale.

Iscriviti al canale Telegram

Se sapremo comprendere l’ineluttabilità del trionfo di Nostro Signore Gesù Cristo, preparato con l’Incarnazione e conseguito sul Golgota nell’obbedienza al Padre, saremo in grado di leggere sub specie æternitatis anche gli eventi presenti e futuri, conservando la pace del cuore nelle tribolazioni e nelle prove più ardue. Ecco perché, nel festeggiare spiritualmente la Nascita del Salvatore con una vera conversione interiore e facendo crescere in noi la vita della Grazia, ci prepariamo anche a seguire il nostro Re e Signore sulla via della Croce, trono dal quale Egli regna su tutti noi con la porpora del Suo preziosissimo Sangue.

 

Questa militia è il vero καιρός, la sola opportunità che ci consentirà di prendere parte alla vittoria finale se sapremo schierarci sotto le insegne di Cristo Re e di Maria Regina. Hora est jam nos de somno surgere (Rom 13, 11), come ci esorta l’Apostolo nell’Epistola. Non dimentichiamo che la divina Provvidenza ha stabilito che sarà Lei, la Correndetrice, la Regina Crucis, a schiacciare il capo dell’antico Serpente. 

 

Ascoltiamo con queste disposizioni d’animo l’oracolo di Ezechiele: 

 

«Così dice il Signore Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e a voi darò il paese d’Israele. Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini. Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Ma su coloro che seguono con il cuore i loro idoli e le loro nefandezze farò ricadere le loro opere, dice il Signore Dio» (Ez 11, 17-21).

 

E così sia. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

30 Novembre MMXXV
Dominica I Adventus

 

NOTE

1 – Cfr. https://www.chiesacattolica.it/card-zuppi-il-dono-di-una-strada-per-costruire-comunita/

2 – Questa visione viene interpretata dai Padri della Chiesa sia in senso letterale (come condanna dell’idolatria storica di Israele) sia in senso allegorico (come condanna dell’eresia e dell’apostasia nella Chiesa o nell’anima). San Gerolamo identifica le abominazioni con le pratiche pagane infiltrate nel tempio. 

3 – Mi disse: «Figlio dell’uomo, sfonda la parete». Sfondai la parete, ed ecco apparve una porta. Mi disse: «Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro». Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali abominevoli e tutti gli idoli del popolo d’Israele raffigurati intorno alle pareti e settanta anziani della casa d’Israele, fra i quali Iazanià figlio di Safàn, in piedi, davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d’incenso. Mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo, quello che fanno gli anziani del popolo d’Israele nelle tenebre, ciascuno nella stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: Il Signore non ci vede… il Signore ha abbandonato il paese…». […] Mi condusse nell’atrio interno del tempio; ed ecco all’ingresso del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole (Ez 8, 8-12 e 16). Settanta anziani che adorano gli idoli: ossia i settanta membri che compongono il Sinedrio. Venticinque uomini che si prostrano al sole: i capi dei ventiquattro ordini levitici (1 Cr 24, 18 e 19), con il Sommo Sacerdote, «i principi del santuario» (Is 43, 28), in rappresentanza dell’intero sacerdozio, come i settanta anziani rappresentavano il popolo.

4 – Il capo dei sacerdoti ebbe un ruolo di primo piano nel «contaminare la casa del Signore» (2 Cr 36, 14) con i culti solari persiani.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: Beato Angelico (1395-1455), Il Giudizio Universale (1450), Gemäldegalerie, Berlino.

Immagine di Dosseman via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International


 

Spirito

Mons. Schneider: la FSSPX ha dovuto scegliere tra Roma e «l’integrità della fede»

Pubblicato

il

Da

Il vescovo ausiliare di Astana, monsignor Athanasius Schneider, ha rottoil silenzio riguardo le ordinazioni episcopali della Fraternità San Pio X (FSSPX) ad Écône lo scorso 1 luglio. Le dichiarazioni di monsignor Schneider sono state pubblicate in un lungo e denso testo a firma del prelato apparso nel sito della vaticanista Diane Montagna. Sua Eccellenza aveva chiesto espressamente e più volte Leone XIV affinché concedesse alla FSSPX il mandato apostolico indispensabile per ordinare nuovi vescovi ed evitare così una nuova rottura. Nel suo appello del 24 febbraio domandava esplicitamente al Pontefice di agire come «costruttore di ponti» e mise in guardia dal rischio di provocare «una nuova divisione veramente inutile e dolorosa all’interno della Chiesa». Solo due mesi fa, sempre in un testo pubblicato dalla Montagna, monsignore aveva detto che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della Fraternità. Nei mesi precedenti, sempre esortando a sostenere la FSSPX, aveva affermato che la scomunica della Fraternità sarebbe stata invalida.    

Il dilemma tra preservare l’ integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuti dal Papa

È utile ricordare un caso storico in cui un grande santo si trovò di fronte al seguente dilemma: la scelta tra preservare l’integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuto dal papa. Quel santo era il padre della Chiesa del IV secolo, Sant’Atanasio di Alessandria. Nel 357, papa Liberio, dopo aver firmato una formula di fede ambigua (che ometteva il termine dottrinale cruciale «consustanziale»), ordinò a Sant’Atanasio di entrare in comunione con i vescovi ariani e semi-ariani, vescovi con i quali lo stesso papa, sotto la pressione dell’Imperatore, era purtroppo entrato in comunione.   Sant’Atanasio si rifiutò di obbedire al papa, il quale, secondo la testimonianza di Sant’Ilario di Poitiers e altre fonti storiche, lo scomunicò, accusandolo di turbare la pace della Chiesa. Nonostante la scomunica, Sant’Atanasio continuò a governare la sua diocesi ad Alessandria e mostrò persino comprensione per la deplorevole condotta di papa Liberio. Tuttavia, papa San Damaso, successore di papa Liberio, ringraziò Sant’Atanasio e si consultò con lui sulle questioni relative ai vescovi orientali. Papa Liberio fu il primo papa a non essere canonizzato, mentre Atanasio non solo fu canonizzato, ma anche dichiarato Dottore della Chiesa.   Oggi Sant’Atanasio sarebbe considerato uno scismatico secondo la definizione di «scisma» contenuta nell’attuale Codice di Diritto Canonico, poiché si rifiutò di entrare in comunione con i membri della Chiesa (vescovi eretici e semi-eretici) che erano canonicamente riconosciuti e quindi soggetti al papa.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Le consacrazioni episcopali celebrate a Écône dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) il 1° luglio 2026 rappresentano un esempio di questo raro dilemma: dover scegliere tra preservare l’integrità inequivocabile della fede cattolica così come è stata insegnata dal Magistero nel corso dei secoli, o essere canonicamente riconosciuti dal papa. Questo dilemma è evidente nelle condizioni poste per il riconoscimento canonico della FSSPX da parte del papa: essa deve accettare alcune ambiguità dottrinali recentemente introdotte (come si evince da alcuni insegnamenti non definitivi del Concilio Vaticano II e da alcune affermazioni e atti del Magistero post-conciliare), e accettare non solo la validità ma anche la correttezza (legittimità) del rito della Nuova Messa, nonostante la sua vaghezza dottrinale e rituale, che segna una netta rottura con il rito romano tradizionale.   Nell’affrontare questa complessa questione, è essenziale mantenere una prospettiva equilibrata, chiarire la terminologia e tenere sempre presente il vero e ultimo fine della Chiesa e la sua grande tradizione; una tradizione che affonda le sue radici ben oltre i secoli e i decenni recenti. In tal senso, occorre anche considerare situazioni analoghe tratte dalle principali crisi della storia della Chiesa.   Nel corso dei secoli, all’interno della Chiesa si sono manifestate due tendenze malsane che hanno portato a una visione ristretta della realtà: la tendenza a considerare l’aspetto giuridico quasi assoluto, ovvero il legalismo; e la tendenza ad assolutizzare la persona del papa e l’obbedienza a lui, ovvero il papalismo. Il legalismo, ossia la rigida adesione alla lettera della legge, e il papalismo, ossia l’obbedienza indifferenziata e quasi assoluta al papa, sono giunti a prevalere sulla necessità di chiarezza nella fede e nella liturgia.   Eppure, durante ogni grande crisi dottrinale nella storia della Chiesa, la regola ferrea è stata quella di evitare qualsiasi ambiguità dottrinale, come nel caso di papa Onorio I, le cui lettere dottrinalmente ambigue, emanate nell’ambito del suo Magistero ordinario, furono fermamente condannate dai papi successivi e da tre Concili Ecumenici, nonostante i tentativi del suo secondo successore, papa Giovanni IV, di una sorta di ermeneutica della continuità.   Ai giorni nostri, all’interno della Chiesa si afferma diffusamente che non possa sorgere alcun conflitto di coscienza tra l’obbedienza al papa e la preservazione della purezza inequivocabile della fede. Ciò significa, in definitiva, che l’obbedienza al papa è considerata talmente importante da ritenere preferibile accettare ambiguità in materia di fede e riti liturgici piuttosto che agire contro un comando papale, anche se tale comando è solo umano e può essere imperfetto. Inoltre, si è affermata anche una concezione ristretta di comunione, sia con il papa che con la Chiesa.   L’obbedienza al papa è vista come indistinguibile dalla comunione con la Chiesa. Questo rischia di elevare l’obbedienza al papa allo stesso livello dell’obbedienza alla rivelazione divina di Dio.   Occorre inoltre distinguere tra diritto positivo – ovvero le leggi disciplinari emanate dall’autorità umana della Chiesa – e diritto divino, ossia le verità di fede rivelate da Dio. Nessuno può contraddire il diritto divino e rimanere cattolico. Tuttavia, in circostanze davvero straordinarie e rare, un cattolico può essere chiamato in coscienza ad agire contro il diritto positivo, proprio per rimanere fedele senza compromessi al diritto divino.   I concetti stessi di «scisma» e «sottomissione» non sono ancora stati pienamente chiariti nella loro applicazione concreta e pratica. Il Codice di Diritto Canonico (Canone 751) definisce lo scisma come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». Di fatto, nella storia recente della Chiesa è emersa un’interpretazione molto ristretta di «scisma» e «sottomissione», in cui la disobbedienza materiale al papa – a prescindere dall’intenzione – è praticamente equiparata allo scisma formale.

Sostieni Renovatio 21

Occorre inoltre tenere presente lo stato di scisma formale, che significa il rifiuto, in linea di principio, dell’autorità papale attraverso l’istituzione di una gerarchia separata – come accadde con la Chiesa greco-ortodossa nel 1054, e in seguito con i numerosi e vari gruppi sedevacantisti fino ai giorni nostri. Tuttavia, non si può parlare di stato di scisma formale finché persiste la fede soprannaturale nel dogma del primato e dell’infallibilità papale, insieme al desiderio di vivere in concreta sottomissione all’autorità papale – anche se, a causa di una crisi straordinaria nella Chiesa, ciò non può al momento realizzarsi pienamente.   Una tale crisi straordinaria nella Chiesa può comportare un temporaneo offuscamento o una sospensione del compito principale del ministero papale, ovvero difendere e proclamare, in modo inequivocabile, l’integrità della fede e della liturgia cattolica.   Lo stesso vale per il concetto di essere «in comunione» con il papa. Per un periodo molto lungo, le ordinazioni episcopali furono effettuate senza il coinvolgimento diretto del papa, e le singole Chiese e i singoli vescovi esprimevano la loro comunione con lui in vari modi. Solo più tardi nella storia della Chiesa i papi richiesero che ogni ordinazione episcopale avvenisse con un mandato papale. Eppure, anche dopo questo sviluppo, il diritto canonico non considerava le ordinazioni episcopali illecite – cioè quelle compiute contro la volontà del papa – come offese all’unità della Chiesa, come atti intrinsecamente scismatici o come intrinsecamente malvagi. Ancora oggi, l’attuale Codice di Diritto Canonico elenca le ordinazioni episcopali illecite tra le offese riguardanti la celebrazione dei sacramenti o le classifica come atti di usurpazione d’ufficio.   In realtà, la norma che richiede un mandato papale per le consacrazioni episcopali è una questione di diritto positivo, non di diritto divino. Altrimenti, questa norma sarebbe stata osservata per tutta la storia della Chiesa, sempre, ovunque e da tutti, senza eccezioni. Naturalmente, un mandato papale per le consacrazioni episcopali è ordinariamente necessario ed è stato saggiamente istituito per garantire al meglio la sottomissione gerarchica dell’episcopato al papa.   La natura straordinaria dell’attuale crisi nella Chiesa si rivela, nel caso presente, nel fatto che una comunità la cui caratteristica essenziale è il desiderio di essere fedele al papa — e la Fraternità Sacerdotale San Pio X si considera tale — si trova di fronte a una tragica scelta: obbedire al papa, ed essere così costretta ad accettare aspetti incerti e poco chiari della dottrina e della liturgia, oppure disobbedire al papa in una questione di grave importanza, come la consacrazione dei vescovi, con l’unico intento di preservare i mezzi per trasmettere la fede e la liturgia nella loro piena integrità — come servizio alle anime, e quindi a tutta la Chiesa, papato compreso.   Non bisogna però sottovalutare la portata della crisi attuale della Chiesa, ma piuttosto esaminarla con onestà, risalendo alle sue radici. Queste radici affondano in alcune affermazioni dottrinali vaghe e ambigue del Concilio Vaticano II che, negli ultimi sessant’anni, hanno seminato confusione, come il relativismo dottrinale derivante dall’insegnamento e dalla pratica dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, che hanno contribuito a minare l’unicità di Gesù Cristo e della Sua Chiesa come unica via di salvezza. Inoltre, alcune lacune dottrinali e rituali della riforma liturgica, con le sue tendenze protestantizzanti, hanno oscurato la natura sacrificale centrale della Messa e la sua focalizzazione cristocentrica.   San Giovanni Enrico Newman fece la seguente notevole e opportuna osservazione : «i vescovi, quando non insegnano formalmente [ex cathedra], possono errare, come abbiamo constatato che errarono nel IV secolo. Papa Liberio poteva firmare una formula eusebiana [ariana] a Sirmio, e la messa dei vescovi ad Ariminum [Rimini] o altrove, eppure potevano, nonostante questo errore, essere infallibili nelle loro decisioni ex cathedra ” (Arians of the Fourth Century, Londra 1876, p. 464). Ciò che il vescovo di Ratisbona Mons. Rudolf Graber, più di cinquant’anni fa, descrive in modo ancora più preciso la situazione attuale della Chiesa: «Ciò che accadde più di 1600 anni fa si ripete oggi, ma con due o tre differenze: Alessandria è oggi l’intera Chiesa universale, la cui stabilità è scossa, e ciò che allora fu intrapreso con la forza fisica e la crudeltà viene ora trasferito a un livello diverso. L’esilio è sostituito dal bando nel silenzio dell’indifferenza, l’uccisione dall’assassinio della reputazione» (Athanasius and the Church of Our Time, Edimburgo 1974, p. 23; originale: Athanasius und die Kirche unserer Zeit, Abensberg 1973).

Iscriviti al canale Telegram

La Fraternità Sacerdotale San Pio X è praticamente l’unica comunità nella Chiesa odierna che richiama apertamente l’attenzione sulle evidenti ambiguità dottrinali presenti in alcune dichiarazioni conciliari e nel rito della Nuova Messa, chiedendone un chiarimento inequivocabile e, se necessario, anche una modifica, in conformità con il costante Magistero della Chiesa.   L’«ermeneutica della continuità» o della «riforma in continuità» – un approccio di per sé valido e utile – può però trasformarsi in una sorta di «camicia di forza», che si limita a coprire, superficialmente, le ferite causate dalle ambiguità e dalle confusioni dottrinali e liturgiche. Di fatto, la Santa Sede richiede una forma di ragionamento circolare: che tutto sia in ordine, a patto di compiere sforzi intellettuali sufficientemente rigorosi.   In realtà, con la sua instancabile insistenza sulla chiarezza nella dottrina e nella liturgia, la Fraternità Sacerdotale San Pio X rende un grande servizio a tutta la Chiesa, un servizio di valore storico. Se la Santa Sede prendesse sul serio questa posizione della Fraternità e, inoltre, riconoscesse le ambiguità oggettive presenti in alcune affermazioni del Concilio Vaticano II e nel rito della Nuova Messa, segnerebbe l’inizio della fine per il progetto modernista all’interno della Chiesa, che in realtà ha avuto inizio più di cento anni fa.   L’attuale crisi tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X può essere illustrata anche dalla seguente parabola: scoppia un incendio in una grande casa. Il capo dei vigili del fuoco autorizza l’uso solo dei nuovi metodi antincendio, sebbene questi si siano dimostrati meno efficaci dei vecchi metodi e strumenti collaudati. Un gruppo di vigili del fuoco disobbedisce a quest’ordine, continua a usare i metodi collaudati e addirittura recluta nuovi membri – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – e, di fatto, l’incendio viene circoscritto in molti punti. Eppure questi vigili del fuoco vengono etichettati come disobbedienti e scismatici e puniti per questo.   Per estendere ulteriormente la parabola: il capo dei vigili del fuoco ora ammette solo quei pompieri che riconoscono i nuovi metodi e obbediscono ai nuovi regolamenti della caserma. Ma data l’enorme portata dell’incendio, la disperata lotta per contenerlo e l’insufficienza dei metodi ufficiali, altri soccorritori intervengono con altruismo – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – apportando competenza, conoscenza e buone intenzioni, e alla fine contribuendo a salvare proprio la casa che il capo dei vigili del fuoco stava cercando di proteggere.   Col tempo, le circostanze storiche cambiano ed emerge un nuovo capo dei vigili del fuoco, che riconosce gli effetti negativi dei nuovi metodi antincendio. Non solo concede il permesso di utilizzare nuovamente i vecchi metodi collaudati, ma ne diventa egli stesso un fervente sostenitore. Riconosce inoltre il contributo di quei vigili del fuoco che un tempo erano stati incompresi, duramente puniti, trattati come emarginati ed espulsi come ribelli, e li riaccoglie tra le sue fila. Alla fine, una volta superato quel grande sconvolgimento, ciò che un tempo era stato condannato come disobbedienza e ribellione si rivela essere stato un atto di altruismo e dedizione.

Aiuta Renovatio 21

La storia un giorno rivelerà se le seguenti parole di Sant’Agostino si applicano alla situazione attuale della Fraternità Sacerdotale San Pio X:   «Spesso la divina provvidenza permette che anche uomini buoni vengano allontanati dalla congregazione di Cristo dalle tumultuose sedizioni di uomini carnali. Quando, per amore della pace della Chiesa, sopportano pazientemente quell’insulto o quell’offesa, e non tentano novità in fatto di eresia o scisma, insegneranno agli uomini come Dio debba essere servito con una vera disposizione e con grande e sincera carità. L’intenzione di tali uomini è di tornare quando il tumulto si sarà placato. Ma se ciò non è permesso perché la tempesta continua o perché il loro ritorno potrebbe scatenarne una ancora più violenta, essi rimangono fermi nel loro proposito di vegliare sul bene anche di coloro che sono responsabili dei tumulti e dei disordini che li hanno cacciati. Non formano conventicoli separati, ma difendono fino alla morte e sostengono con la loro testimonianza la fede che sanno essere predicata nella Chiesa cattolica. Questi il ​​Padre che vede nel segreto incorona nel segreto. Sembra che questo sia un tipo raro di cristiano, ma gli esempi non mancano. Così la divina provvidenza si serve di ogni genere di uomini come esempi per la sorveglianza delle anime e per l’edificazione del suo popolo spirituale» (De vera religione, 6,11).   Ciò che Sant’Atanasio scrisse ai suoi confratelli vescovi in ​​tutto il mondo, nel mezzo di una straordinaria crisi di fede, è applicabile anche al nostro tempo:   «I canoni e i decreti della Chiesa non furono dati ai giorni nostri, ma furono rettamente e fedelmente trasmessi a noi dai nostri antenati. Né la fede ebbe inizio in questo tempo, ma ci è giunta dal Signore per mezzo dei suoi discepoli. Affinché dunque le ordinanze che sono state conservate nelle Chiese fin dai tempi antichi non vadano perdute ai nostri giorni, e la custodia che ci è stata affidata sia richiesta dalle nostre mani, risvegliatevi, fratelli, come amministratori dei misteri di Dio, vedendoli ora sottratti dagli stranieri». (Ep. encyclica, 1)   Dio, nella Sua Provvidenza, scrive dritto anche su linee che, da una prospettiva puramente legale, appaiono storte. Possa Egli far sì che questo giorno giunga presto. Gioiamo in mezzo alla tribolazione e diciamo: Credo nell’invincibilità della Chiesa e del oapato, e credo che la Santa Sede un giorno risplenderà di nuovo come Cattedra di verità davanti al mondo intero.   Mons. Athanasius Schneider Vescovo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine screenshot da YouTube  
Continua a leggere

Spirito

Belgio, i vescovi favorevoli ai preti sposati

Pubblicato

il

Da

Su invito dell’arcivescovo anglicano di York, l’arcivescovo Luc Terlinden di Mechelen-Bruxelles ha partecipato al Sinodo generale anglicano tenutosi a York dal 10 al 12 luglio 2026. Al suo ritorno, il 15 luglio, ha rilasciato un’intervista al quotidiano olandese Nederlands Dagblad.

 

In risposta a una domanda sui sacerdoti sposati all’interno della Comunione anglicana, il vescovo Terlinden ha espresso il suo sostegno all’ordinazione di uomini sposati. «Nel contesto del sinodo del 2023, noi vescovi belgi abbiamo chiaramente indicato in un documento inviato a Roma di essere aperti a una discussione sulla possibilità di ordinare uomini sposati».

 

Ha proseguito: «a mio avviso, i sacerdoti sposati sarebbero un arricchimento per la Chiesa». Ha tuttavia precisato che un simile passo non potrebbe essere compiuto senza l’approvazione del papa.

 

L’arcivescovo belga ha citato l’esempio delle Chiese cattoliche orientali: «ho parlato con un vescovo greco-cattolico che mi ha detto che il 90% dei suoi sacerdoti è sposato. In Occidente non sempre mostriamo sufficiente rispetto per questa tradizione orientale, che è anch’essa cattolica».

 

L’arcivescovo di Mechelen-Bruxelles sottolinea che i vescovi belgi auspicano un certo grado di decentramento da Roma. Ad esempio , il vescovo Johan Bonny di Anversa, in una lettera pastorale datata marzo 2026, ha annunciato la sua intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati (viri probati) entro il 2028.

 

«La nomina del vescovo di Anversa è frutto di una sua iniziativa personale, ma, naturalmente, non può ordinare sacerdoti sposati senza il permesso del papa», ha commentato il vescovo Terlinden.

Sostieni Renovatio 21

Riguardo al celibato sacerdotale

Alla luce della confusione generata dai vescovi belgi e da altri, è necessario chiarire la pratica tradizionale del celibato sacerdotale nella Chiesa cattolica. Ecco l’introduzione a un articolo di padre Frédéric Weil , pubblicato su La Porte Latine il 20 febbraio 2020, che può essere letto integralmente con profitto. Questo estratto fornisce già utili chiarimenti e ribadisce alcune verità.

 

«Fin dalle origini e per tutta la sua storia, la Chiesa ha dovuto affrontare continui attacchi contro la pratica del celibato sacerdotale. Tuttavia, le autorità romane non hanno mai dato ascolto alle lamentele e hanno mostrato grande vigore nell’applicazione di questa disciplina».

 

«Ma dal Concilio Vaticano II sono state introdotte delle eccezioni alla legge, eccezioni che non si erano mai verificate prima nell’Occidente latino. Bisogna riaffermare, contro gli oppositori, che questa legge sulla continenza è, con ogni probabilità, di origine apostolica».

 

«Ne sono una prova i lavori del gesuita Cochini del 1990 e del cardinale Stickler, pubblicati nel 1993. È proprio su questi ultimi che ci baseremo ampiamente in questo articolo, riassumendoli per illustrare la prassi della Chiesa in materia».

 

«Per evitare la comune confusione su questo argomento, è essenziale distinguere tra due concetti: continenza e celibato. Infatti, la disciplina ecclesiastica riguarda principalmente la continenza del clero, ovvero l’astinenza totale e perpetua, fin dal momento dell’ordinazione , da ogni rapporto carnale con la moglie. Per questo motivo, a volte i vedovi vengono ammessi al sacerdozio, anche se hanno avuto figli in precedenza. Si può persino affermare che la Chiesa ha sempre ammesso gli uomini sposati, purché si separino dalle mogli di comune accordo».

 

«Tuttavia, casi del genere sono diventati sempre più rari nel corso dei secoli. La Chiesa, persino alla vigilia del Concilio Vaticano II, concedeva tale permesso su decisione della Santa Sede, ma solo se anche la moglie entrava nella vita religiosa e se i figli non dipendevano più da lei. Questo fu il caso, in particolare, di padre d’Elbée, autore di Credere nell’amore, la cui moglie entrò nell’ordine carmelitano».

 

«Il celibato sembra dunque essere il mezzo più adatto per raggiungere questa continenza, ma non è ciò che si ricerca in primo luogo. L’espressione “celibato sacerdotale” è alquanto fuorviante. Sarebbe più preciso parlare di continenza del clero, poiché riguarda anche suddiaconi e diaconi».

 

L’abate Weil aggiunge che «se ora a Roma si parla apertamente di ordinare viri probati (“uomini che si sono dimostrati virtuosi”), per richiamarsi all’antica disciplina, si finge di dimenticare che questi uomini erano tenuti alla perfetta continenza».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Philcotof via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

Continua a leggere

Spirito

Condannati ingiustamente: rispondete con la carità

Pubblicato

il

Da

Omelia pronunciata domenica 26 luglio 2026 presso il Seminario Saint-Curé-d’Ars di Flavigny da padre Gaud.   «La mia casa è una casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri».   Questa è la parola che Nostro Signore pronuncia quando scaccia venditori e acquirenti dal Tempio. Poco prima, prima di entrare nel Tempio, mentre si avvicinava a Gerusalemme, Gesù pianse.   Quando Gesù dice questo, sta citando un profeta dell’Antico Testamento, il profeta Geremia, nel capitolo 7:   Non confidate in parole false, dicendo: «Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore». Ecco, voi confidate in parole ingannevoli che non servono a nulla. Rubate, uccidete, commettete adulterio. Poi venite e vi presentate davanti a me in questa casa e dite: «Siamo salvati», per continuare a commettere tutte queste abominazioni. Questa casa è forse ai vostri occhi una spelonca di ladri?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il pericolo di una fede che rimane esteriore

Gesù vuole mostrarci un punto importante, poiché, come sapete, annuncia contemporaneamente la distruzione di Gerusalemme. Pertanto, l’insegnamento che impartisce in questo momento è fondamentale per il futuro di una società, per il futuro di una Chiesa, per il futuro di ciascuno di noi. Ciò che egli denuncia qui, come vedete, è una sorta di rifugio ingannevole nelle realtà sante.   Gesù non dice che il popolo ebraico rinneghi Dio. Nemmeno Geremia lo dice. Sono un popolo che crede, e credono così tanto da sentirsi al sicuro perché possiedono il Tempio di Gerusalemme.   Anche noi possiamo cadere nella stessa trappola, ovvero dire: «sono battezzato, vado a messa, prego, cosa ne so io? Appartengo al Tempio di Dio, che è la Chiesa Cattolica. Sono persino in comunione con Roma. Quindi va tutto bene».   Tutte queste realtà sono sacre, naturalmente, ma diventano pericolose se cercano di evitare una profonda conversione nei nostri cuori, di evitare un atteggiamento di verità, di rimanere superficiali.   I Padri della Chiesa, commentando questo passo, ammoniscono i cristiani dicendo: fate attenzione, perché quando Gesù dice questo, non si riferisce semplicemente al Tempio di Gerusalemme costruito in pietra, ma parla di voi stessi, della vostra persona, del vostro stesso corpo. San Paolo aveva affermato: «Voi siete il Tempio di Dio. Il vostro corpo è il Tempio di Dio».   Ciò che è importante ricordare in questo avvertimento di Gesù è cosa Dio trova in questo tempio. Quando Cristo viene, ad esempio, quando viene a voi durante la comunione, quando vi avvicinate alla Santa Mensa, Egli entra in voi. Cosa trova in questo tempio? Trova forse una tana di ladri, cioè un cuore interamente assorbito, ossessionato dalle finanze, dai beni materiali, dalle preoccupazioni di questo mondo?   Gesù non dice: «Non dobbiamo preoccuparci delle preoccupazioni di questo mondo», ovviamente no. Abbiamo una responsabilità in questo senso. Ma Gesù ci dice: non dobbiamo permettere che le preoccupazioni di questo mondo prendano il sopravvento al punto da invadere la nostra anima e il nostro cuore, non lasciando spazio a Dio stesso, al sacro.   Ed è proprio questa la domanda che ci poniamo ogni sera prima di andare a letto, quando esaminiamo la nostra coscienza: oggi, cosa ha trovato Cristo entrando nel mio cuore?

Iscriviti al canale Telegram

Due tentazioni di fronte alle condanne di Roma

Vorrei applicare questo concetto agli eventi attuali e in particolare, come ben sapete, alle condanne a cui è stata sottoposta la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Vedete, nel nostro atteggiamento verso Roma e le sue condanne si manifestano due tentazioni in qualche modo opposte.   La prima tentazione sarebbe semplicemente quella di affidarci alla nostra appartenenza alla Tradizione della Chiesa.   Il rischio che corriamo è pensare, a volte anche senza rendercene conto: «abbiamo conservato la vera, santa liturgia. Abbiamo conservato la vera dottrina della Chiesa, la santa dottrina, senza mescolarla con tutti questi errori moderni. Quindi, siamo necessariamente i più fedeli». Beh, no, non necessariamente.   Preservando la sacra liturgia, i veri sacramenti della Chiesa e la completa dottrina tradizionale, avete tutti i mezzi per essere i più fedeli. Ma non siamo necessariamente i più fedeli. Possiamo dire: «questa è la vera Chiesa», non «il Tempio del Signore, il Tempio del Signore«, ma «questa è la vera Chiesa, la vera Chiesa, la vera Chiesa».   Eppure, gli ebrei avevano il Tempio e furono condannati proprio perché erano attaccati unicamente a questa apparenza esteriore. Noi non dovremmo essere un po’ farisei, per così dire, un po’ superficiali, rivolti all’esteriorità, dicendo: «abbiamo conservato la liturgia, la fede, e perciò siamo i più puri».   Il cuore e l’anima devono essere in sintonia con le forme, la verità e la dottrina. Sintonizziamoci interiormente su ciò in cui crediamo. Credo, cari fratelli, che sia proprio questo che state cercando di fare bene.   La seconda tentazione, per certi versi opposta, è quella di coloro che, all’interno della Chiesa, diranno oggi: «Noi abbiamo il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, e siamo in comunione con Roma, siamo in comunione con Roma, in comunione con Roma. Perciò siamo i veri fedeli. La Fraternità Sacerdotale San Pio X è deviante perché Roma ha deciso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sarà scomunicata».   Ma dobbiamo andare molto oltre. Dobbiamo porci la domanda interiormente.   Coloro che dicono: «siamo con il papa attuale, quindi dobbiamo avere ragione», stanno facendo esattamente ciò che Geremia denuncia riguardo agli ebrei: «abbiamo il Tempio, quindi siamo salvati. Apparteniamo visibilmente, esteriormente e legalmente all’istituzione. Quindi siamo salvati». Questo è falso. È la stessa cosa. È il pericolo della superficialità, del fariseismo. È la stessa cosa.   In ogni caso, per tutti i cattolici è necessario andare oltre questa superficialità. Bisogna andare al cuore della verità. E il cuore della verità, il cuore di ciò che salverà un cattolico, di ciò che salverà l’umanità sulla terra, è la conformità al Vangelo. Si vive veramente il Vangelo, conformandosi alla fede della Chiesa, alla morale della Chiesa, che non è altro che la fede tradizionale, la morale tradizionale, che il Vangelo, i Padri della Chiesa e l’intero Magistero hanno predicato per duemila anni.   Ma non basta averlo nella testa, indossarlo, averlo addosso, nel proprio abbigliamento, nel proprio modo di fare; bisogna averlo nel cuore. Questo è ciò che state facendo, questa è la battaglia spirituale che stiamo combattendo, e Dio sa che la nostra vita nel mondo moderno non è facile.   Dio ti offre molte opportunità per combattere la battaglia spirituale e rimanere fedele al Vangelo, e questo è meraviglioso. Ciò dimostra che sei veramente sincero nel cuore. Non sei superficiale perché, proprio perché, affronti le tentazioni e le combatti con perseveranza.   Come vedete, questo è un profondo invito da parte di Cristo oggi ad andare oltre la superficialità.

Aiuta Renovatio 21

Prima di combattere, bisogna amare

Il secondo punto importante di questo brano del Vangelo è che Nostro Signore Gesù Cristo sta per condannare Gerusalemme e dirà: “Non rimarrà pietra su pietra”. Questo è un vero giudizio di Dio. Ma prima di pronunciare questo giudizio, cosa fece? Pianse. E questo dovrebbe mostrarci l’atteggiamento che dovremmo avere anche noi: pianse su Gerusalemme.   Per noi è la stessa cosa nella nostra lotta per la difesa dell’autentica Tradizione cattolica, cioè della fede, per la difesa delle forme liturgiche, come diciamo oggi, della liturgia tradizionale, cioè per la validità e la fecondità dei sacramenti.   Prima di combattere, dobbiamo avere, come Nostro Signore Gesù Cristo, questo amore di compassione per i nostri fratelli cattolici che hanno questo atteggiamento superficiale: «abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma».   Dobbiamo piangere per coloro che non capiscono – non li accuso, perché spesso non capiscono – che si rifugiano dietro questo atteggiamento superficiale che è una trappola, che impedisce loro di andare a fondo delle cose e di vedere che ci sono infedeltà nella santa Chiesa cattolica oggi contro le quali dobbiamo combattere.   È il nostro amore compassionevole per tutti i nostri fratelli e sorelle, siano essi papi, vescovi o fedeli. Dobbiamo coltivare questo amore compassionevole nelle nostre anime. Dobbiamo piangere per la Chiesa, o meglio, non per la Chiesa nel suo complesso, ma per gli uomini e le donne di ecclesiastico di oggi; dobbiamo piangere, avere questa compassione e pregare per loro.   E così, ancor prima di dire: «chi ci condanna si sbaglia. Papa Leone XIV, almeno a quanto pare, si sbaglia», dobbiamo piangere. Questo pianto viene dal cuore, da un amore compassionevole per le anime, per coloro che un giorno compariranno davanti al Signore.   Prima di correggere gli altri, dobbiamo amarli. Questo è veramente l’atteggiamento che il nostro Superiore Generale – avete tutti letto la sua lettera del 3 luglio al Papa – è il magnifico atteggiamento che ci insegna.   Prima di giudicare e condannare Gerusalemme, dichiarandone la distruzione, Cristo piange per amore della città e del suo popolo. La ama prima di riprendersela, e poi scende nel Tempio e scaccia i mercanti.   Non si sottrae al suo dovere verso lo Stato, non è un liberale; caccia i mercanti dal Tempio e ne spiega il motivo. Spiega loro i loro peccati, ma tutto ciò scaturisce da un amore immenso. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo avere.

Iscriviti al canale Telegram

«Lasciate che la carità sia la radice di tutte le vostre azioni»

Concludo citando un magnifico passo di Sant’Agostino che descrive appieno la situazione che stiamo vivendo. Si trova nel suo trattato De vera religione, capitolo 6:   «Spesso, la divina Provvidenza permette che le vittime di agitazioni sediziose fomentate da uomini carnali, persino i giusti, vengano esclusi dall’assemblea dei cristiani, scomunicati. Se queste persone giuste sopportano tale ingiustizia e ignominia senza spirito di scisma, senza turbare la pace della Chiesa, senza fomentare divisioni, insegnano con il loro atteggiamento verso gli uomini con quale amore sincero e vero affetto Dio deve essere servito».   E poi aggiunge:   «Il loro obiettivo è tornare non appena la tempesta si sarà placata. E se non possono, perché la stessa tempesta persiste o si fa ancora più violenta, conservano comunque nel cuore la carità verso coloro da cui subiscono ingiustizie. E difendono, fino alla morte, con la loro testimonianza, la fede che sanno essere costantemente predicata nella Chiesa cattolica. Dio sta segretamente preparando la ricompensa per la loro pazienza».   È splendido, rispecchia perfettamente la situazione attuale.   Nel trattato Sul battesimo contro i donatisti , conclude con questa celebre frase, che dovrebbe essere un motto: «molti di coloro che sembrano essere dentro, e molti di coloro che sembrano essere fuori sono in realtà dentro».   È esattamente ciò che accadde con il Tempio di Gerusalemme. Tutti quegli ebrei che misero a morte Nostro Signore Gesù Cristo sembravano essere figli di Abramo, ebrei, veri credenti. In realtà, non la possedevano più; erano fuori dalla fede. E il Tempio sta per essere distrutto.   In conclusione, lasciamo la parola finale a Sant’Agostino. In un commentario all’Epistola di San Giovanni, egli afferma che dobbiamo lottare per difendere la fede:   «Ma se correggete, correggete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se tacete, tacete per amore. La carità sia la radice di tutte le vostre azioni.»   Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine da FSSPX.News  
Continua a leggere

Più popolari