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Droga

I dottori vogliono usare le pere di ketamina per curare la depressione. Al posto dell’elettroshock

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Un nuovo studio suggerisce che, per alcuni pazienti, l’anestetico ketamina è «una promettente alternativa alla terapia elettroconvulsivante, o ECT [cioè l’elettroshock, ndr], attualmente una delle terapie più rapide ed efficaci per i pazienti con depressione difficile da trattare». Lo riporta il New York Times – stranamente a suo agio mentre parla di elettroshock – che asserisce che «lo studio è il più grande confronto diretto tra i due trattamenti».

 

I pazienti che non rispondono ad almeno due antidepressivi – circa un terzo dei pazienti affetti da «depressione clinica» – hanno una condizione che i medici chiamano «resistente al trattamento», scrive il NYT.

 

«Le loro opzioni per il sollievo sono limitate. I medici in genere raccomandano fino a 12 sessioni di ECT, che ha un’efficacia consolidata, ma è contaminata dallo stigma dell’abuso storico e dalle spaventose immagini di Hollywood di persone legate ai tavoli, che si contorcono in agonia. L’ECT di oggi è molto più sicuro e viene eseguito in anestesia generale, ma la procedura rimane sottoutilizzata».

 

Pare di capire, leggendo l’articolo del più grande quotidiano del pianeta, che sia in corso, al contempo, uno sdoganamento della pratica dell’elettroshock – un tempo considerato tabù dalla sinistra liberale, specie per l’influsso di quella corrente chiamata «Antipsichiatria», che ha avuto in Franco Basaglia un supporto italiano.

 

Lo studio, pubblicato mercoledì sul New England Journal of Medicine, ha rilevato che «la ketamina, se somministrata per via endovenosa, sarebbe almeno altrettanto efficace dell’ECT ​​nei pazienti con depressione resistente al trattamento che non hanno psicosi. (Per le persone con psicosi, la ketamina, anche a dosi molto basse, può peggiorare i sintomi simili alla psicosi.)».

 

Come riportato da Renovatio 21, riguardo alla psicosi di recente sono emersi dati riguardanti anche il suo insorgere nei consumatori di cannabis, ora legalizzata anche per fini ricreativi in vari Stati americani e varie parti del mondo.

 

«Ciò è significativo in parte perché alcuni pazienti sono a disagio con i potenziali effetti collaterali dell’ECT, come perdita temporanea di memoria, dolore muscolare o debolezza. (In rari casi può provocare lacune permanenti nella memoria.)»

 

Ammettiamo che l’articolo a tratti sembra più spaventoso di ciò che racconta.

 

Lo studio, sponsorizzato dalla Cleveland Clinic Foundation, mostra che la ketamina è più facile da somministrare, con meno aggiustamenti durante il trattamento e meno pazienti che abbandonano. La ketamina per via endovenosa ha anche effetti collaterali, come la dissociazione, ma questa “di solito non è un’esperienza spiacevole per i pazienti”», dice un ricercatore sentito dal giornale americano.

 

Studi precedenti hanno dimostrato che entrambi i trattamenti possono essere efficaci nei pazienti con depressione difficile da trattare, ma la ricerca ha principalmente esaminato le due terapie in modo indipendente.

 

Nello studio, i ricercatori hanno assegnato in modo casuale ketamina per via endovenosa o ECT a 365 pazienti. Quasi la metà ha ricevuto ketamina due volte a settimana mentre gli altri hanno ricevuto ECT tre volte a settimana. Alla fine del trattamento di tre settimane, il 55% di quelli nel gruppo ketamina e il 41% dei pazienti nel gruppo ECT hanno riportato una riduzione dei sintomi del 50% o superiore.

 

Sei mesi dopo, i punteggi della qualità della vita per entrambi i gruppi erano simili.

 

I soggetti dello studio hanno iniziato il loro corso di ECT ricevendo correnti elettriche su un lato del cervello, che possono richiedere 10 o 12 sessioni, a differenza delle nove utilizzate nello studio, ha aggiunto.

 

I pazienti che iniziano bilateralmente, stimolando entrambi i lati contemporaneamente, spesso necessitano di meno sessioni. Se i pazienti avessero completato più sessioni ECT, una percentuale maggiore di loro avrebbe potuto rispondere al trattamento, ha affermato il dottor Anand, ma ciò avrebbe probabilmente causato anche più effetti collaterali.

 

Un piccolo numero di pazienti in entrambi i gruppi – meno del 33% – è andato in remissione, il che significa che avevano solo lievi sintomi depressivi. Ciò suggerisce che sarebbero necessari ulteriori trattamenti affinché i pazienti mantengano un qualche sollievo.

 

«Il trattamento continuato, tuttavia, comporta ulteriori rischi. Con la ketamina, ad esempio, un trattamento più lungo “aumenta la probabilità sia della tossicodipendenza che degli effetti negativi cognitivi, tra cui dissociazione, paranoia e altri sintomi psicotici”, ha scritto in un editoriale il dottor Robert Freedman, professore di psichiatria all’Università del Colorado. pubblicato con lo studio».

 

Ricercatori e medici stanno usando la ketamina per via endovenosa off label perché non è stata approvata dalla Food and Drug Administration per il trattamento dei disturbi dell’umore, a differenza della cugina esketamina, nota anche come Spravato, che viene somministrata per via nasale.

 

«Tra i medici, la ketamina per via endovenosa è ampiamente considerata efficace quanto o più dell’esketamina per la depressione resistente al trattamento» scrive il NYT citando un dottore coinvolto.

 

Si esce storditi da una lettura come questa. Sì: pere di ketamina alle persone tristi. Lo vuole la scienza.

 

A meno che non si sia lettori di Renovatio 21: sappiamo che l’uso di droghe psicotrope per curare i disturbi dell’umore è riemerso con possanza negli ultimi anni, magari con i veterani di guerra utilizzati ulteriormente come carne da cannone nelle sperimentazioni drogastiche sulla psiche fragile.

 

La ketamina, di solito associato agli equini dove verrebbe impiegato come tranquillante, è una droga diffusa sia nel mondo dei rave party che in quello del chemsex, ossia dei festini a basi di droga, omosessualità e magari pratiche estreme – una realtà riconosciuta ufficialmente dal ministero della Salute italiano nella sua circolare  sulla vaccinazione per il vaiolo delle Scimmie, per il cui inoculo si dava la precedenza a coloro che hanno «abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche (Chemsex)».

 

Molte delle sostanze vendute in strada come droghe da sballo, come noto, sono partite come invenzioni farmaceutiche nell’ambito della cura psichiatrica o similia. Tuttavia, sappiamo che esiste una classe di droghe psicotrope perfettamente legali che stanno con probabilità producendo ancora più danno: gli psicofarmaci, venduti tranquillamente in farmacia con rapide prescrizioni dei medici.

 

SSRI, benzodiazepine… qualcuno si sta accorgendo che potrebbe esserci una correlazione tra il loro consumo e atti efferati, le stragi repentine che vediamo nelle cronache.

 

Nel frattempo (mentre in Isvizzera vogliono legalizzare pure la cocaina) un’altra potentissima sostanza che altera la mente può venire immessa nel mercato farmaceutico. Con che effetti, se distribuito alla massa di persone fragili?

 

Quando troveremo qualcuno – un politico, un giornalista, un medico – che abbia la forza, il coraggio, di iniziare questa conversazione?

 

 

 

 

 

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Droga

Mafia, droga, CIA e flussi finanziari coperti

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Leggendo il bollettino del 1/1/1950 dell’Ufficio sulle Droghe e sul Crimine delle Nazioni Unite si nota come vengano nominati i porti franchi italiani. In questo caso si può leggere come il governo italiano avesse ricevuto disposizione da questo comitato di cessare immediatamente l’introduzione delle sostanze incluse nella Convenzione. 

 

Nel bollettino del 01/01/1953 si può leggere come il consiglio della commissione avesse fatto formale richiesta al governo italiano di interrompere la produzione di diacetilmorfina perché avesse superato di gran lunga il limite di legge di quantità immagazzinata. Il governo italiano rispose che la produzione fosse stata sospesa già nel 1951 e che a quel momento figurava solo in quantità di 50kg, mentre negli anni precedenti avrebbe mantenuto una media di 235kg all’anno. 

 

Il consiglio dell’ufficio delle Nazioni Unite si augurava dunque che la verifica appena dichiarata aiutasse a eliminare le fughe dell’oppiaceo verso mercati illeciti, attraverso soprattutto il porto libero di Trieste. Le autorità anglo-americane, responsabili della zona speciale giuliana, dopo un attenta verifica dei passati movimenti delle merci confermarono l’esistenza dei traffici illeciti e, a conseguenza dell’indagine, la confisca dei narcotici e l’arresto dei trafficanti.

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Il bollettino del 01/01/1954 spiega come le passate sessioni dell’Ufficio sulle Droghe e sul Crimine delle Nazioni Unite avessero preso in carico il problema considerato «pericoloso» del traffico illecito di diacetilmorfina in Italia. L’ufficio dichiara che le autorità italiane, inviato il rapporto richiesto dal segretario generale dell’ufficio, avessero cooperato e messo in atto ogni possibile azione per combattere il traffico illecito di narcotici. 

 

Il caso divenne noto anche grazie al lavoro di Harry Jacob Anslinger (1892-1975) a capo della Commissione Federale sui Narcotici per 32 anni e dal suo agente più famoso, Charlie Siragusa (1913-1982) l’agente più famoso per la sua caccia trentennale a Charles «Lucky» Luciano (1897-1962). 

 

Nel 1936 Thomas E. Dewey (1902-1971), governatore di New York, aveva mandato in carcere il boss dei boss della mafia americana «Lucky» Luciano con una sentenza dai trenta ai cinquant’anni. Nel 1946, sempre Dewey, lo liberava per meriti di guerra. In cambio del proscioglimento da tutte le accuse però, Luciano, avrebbe dovuto emigrare nella sua terra d’origine, l’Italia, assieme ad un altro centinaio di suoi colleghi per assicurare il territorio dalle turbolenze post conflitto. In pochi anni, nell’immediato dopoguerra, tutto l’apparato mafioso italiano smontato negli anni del fascismo, rifiorisce supportato dagli interessi statunitensi in un Italia atlantica e anticomunista. 

 

Durante gli anni della guerra, i servizi segreti americani, avendo avuto come scopo la lotta al nazifascismo potevano disporre di fondi sterminati. Le cose cambiarono radicalmente nell’immediato dopo guerra. Con la nascita della CIA e dell’NSC nel 1947, il lavoro di organizzazione delle operazioni coperte divenne una responsabilità che doveva essere gestita all’interno di un organizzazione statale, con le sue regole, le sue gerarchie e le sue pubbliche dichiarazioni.

 

Per poter continuare a mantenere la lotta al comunismo indisturbati, i grandi reduci dell’OSS, chiamati anche «Oh So Social» per la loro appartenenza all’elite di Wall Street e alle più importanti famiglie americane, una volta confluiti nella CIA dovettero inventarsi un nuovo schema. Durante la guerra per mantenere la sicurezza nei porti americani si cercò la collaborazione delle famiglie mafiose, allo stesso modo per organizzare lo sbarco degli alleati in Sicilia vennero sfruttate le connessioni dei mafiosi italo americani con la loro terra d’origine.

 

Nel dopo guerra, grazie agli accordi presi con Luciano, la CIA costruì un sistema di controllo del territorio italiano basato su metodi mafiosi e sull’impunità che produsse una enorme libertà di azione. Ma il nodo della questione non era tanto la possibilità di poter intervenire in uno Stato estero in maniera indisturbata quanto come riuscire a procurarsi i fondi per poter portare avanti una missione così dispendiosa e senza confini. 

 

Secondo Paul L. Williams, autore di Operation Gladio, l’idea da cui tutto cominciò, venne al Chief of Special Intelligence dell’OSS in Cina, il col. Paul Lional Edward Helliwell (1915-1976), dopo aver osservato la gestione finanziaria del conflitto in Cina di Chiang Kai-shek (1887-1975) contro i Comunisti di Mao Zedong (1893-1976).

 

Il Kuomintang di Chiang Kai-shek aveva trovato il modo di recuperare pecunie attraverso la vendita di oppio ai tossicodipendenti cinesi e il Colonnello, che si trovava in Cina con il compito di supportare il KMT, si assicurò che questo schema funzionasse al meglio possibile. 

 

Helliwell propose l’idea a Willliam «Wild Bill» Donovan (1883-1959) che la condivise a James Jesus Angleton(1917-1987), Allen Dulles (1893-1969) e William Stephenson (1889-1953) a capo della British Security Coordination, la spia che maggiormente avrebbe ispirato lo scrittore Ian Fleming(1908-1964) per la creazione di James Bond. Entusiasti della proposta di Helliwell, venne affidata al colonnello l’intera gestione dei flussi dei fondi coperti per l’Asia.

 

Assieme a Everette Howard Hunt Jr. (1918-2007, poi coinvolto nello scandalo Watergate), Lucien Conein (1919-1998) un membro della Legione Straniera vicino agli ambienti mafiosi corsi, Tommy Corcoran (1869-1960) un avvocato della Strategic Service Unit e il tenente generale Claire Lee Chennault (1893–1958) il consigliere militare di Chiang Kai-shek e fondatore delle Flying Tigers, venne creata la Civil Air Transport (CAT). 

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La CAT avrebbe aviotrasportato armi a un battaglione del KMT in Birmania e una volta svuotato l’aereo dalle casse di armi lo avrebbe ricaricato di casse di oppio per il ritorno verso la Cina. Questo schema venne poi riprodotto dalla AIR America durante la guerra in Viet-Nam e con i Contras in Honduras nella guerra sporca ai Sandinisti. Grazie al loro sforzo congiunto, l’altopiano birmano dello Shan divenne ben presto l’epicentro della produzione di oppio nel mondo intero. 

 

Sempre secondo l’autore Williams, Helliwell si presentò con una seconda pensata utile a procurare i fondi neri necessari al supporto della Operazione Gladio. Esattamente come Chiang Kai-shek riforniva di oppiacei i tossicodipendenti cinesi, allo stesso modo, per ottenere fiumi di denaro occulto, avrebbero dovuto inondare di eroina i ghetti degli afro discendenti americani. 

 

La visione dell’elite americana dell’epoca, grazie alla vittoria sui nazisti e al superamento dei maestri inglesi, si ritrovava a credere ancor più, se possibile, ardentemente nel destino manifesto. Sostituito Hitler con Stalin, il Secolo Americano proseguiva escatologicamente e, fraccando ben bene l’elmetto in testa contro il nuovo impero del male, qualsiasi azione che giustificasse il fine era assolutamente ben accetta. Donovan, andando all-in, aggiunse allo schema di Helliwell «Lucky» Luciano e la Mafia siciliana. 

 

Nell’Ottobre del 1946, nell’hotel Nacional all’Havana si tenne la più importante riunione di capi mafia della storia. Il concerto di Frank Sinatra (1915-1998), nella serata di gala del lussuoso albergo venne utilizzato come scusa dai mobsters per recarsi tutti assieme a Cuba. Parteciparono oltre a Luciano presentato come boss of the bosses, Frank Costello (1891-1973), Vito Genovese (1897-1969), Albert Anastasia (1902-1957), Meyer Lansky (1902-1983) e Santo Trafficante (1886-1954) per citare i più importanti. Mentre all’inizio i mafiosi si espressero in disaccordo con la visione proposta da Luciano di continuare a lavorare con la droga, alla fine si ritrovarono tutti convinti con l’invadere di eroina i ghetti degli afro discendenti americani. 

 

Non appena venne creata da Harry S. Truman (1884-1972) la CIA, il presidente autorizzò Dulles a prendersi cura della sua evoluzione. Mantenendo vivo il protocollo dell’OSS, Dulles mantenne la traccia di reclutare solamente membri della crema della società americana. Siccome Truman non ebbe assegnato alcun fondo nel budget federale destinato alla causa della CIA, recuperare fondi diventò subito vitale per la neonata agenzia. A quel punto il piano di Helliwell divenne fondamentale. 

 

Nell’estate del 1947 lo schema venne infornato e cotto a puntino. Angleton e Frank Gardiner Wisner (1909-1965) si occuparono di chiarire i termini dei rapporti tra Mafia e la CIA, Lansky e Helliwell si sarebbero occupati degli aspetti finanziari attraverso la società di comodo a Miami, la General Development Corporation. L’avvocato newyorkeseMario Brod (1909-…) si sarebbe occupato di ogni deviazione legale.

 

Duecento chili di eroina, per far partire la ruota del criceto, sarebbero stati forniti da una rinomata azienda farmaceutica piemontese, spediti dai porti italiani controllati dalla mafia, ricevuti a Cuba da Santo Trafficante per poi essere inviati a New York dove sarebbero stati distribuiti nei Jazz Club di Harlem. In poco tempo i più famosi musicisti di Jazz dell’epoca divennero tossici senza speranza, Billie Holiday (1915- 1959), Fats Navarro (1923-1950), Charlie Parker (1920-1955) solo per nominare i più famosi.

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Droga

Gli scienziati affermano che la marijuana non allevia l’ansia o altri disturbi mentali

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Secondo due nuove analisi considerate gold standard nella ricerca, l’uso di marijuana a scopo medico o ricreativo non risulta efficace per alleviare i sintomi di numerose patologie mentali.   La cannabis terapeutica include prodotti con cannabidiolo (CBD) e delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il componente psicoattivo che produce euforia.   «Non abbiamo trovato alcuna prova che la cannabis, in qualsiasi sua forma, sia efficace nel trattamento dell’ansia, della depressione o del disturbo da stress post-traumatico, che sono tre delle principali ragioni per cui la cannabis viene prescritta», ha dichiarato Jack Wilson, ricercatore post-dottorato presso il Matilda Centre for Research in Mental Health and Substance Use dell’Università di Sydney.

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Wilson è autore principale di uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry, che ha esaminato 54 studi clinici randomizzati e controllati dal 1980 al 2025. «I farmaci a base di cannabis somministrati in questi studi erano perlopiù formulazioni orali, come capsule, spray o oli», ha precisato. «Nella vita reale, le persone in genere fumano cannabis e ci sono ancora meno prove della sua efficacia per la salute mentale».   Secondo lo Wilson, la marijuana non ha mostrato benefici nemmeno per anoressia nervosa, disturbo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo o disturbi psicotici come la schizofrenia.   Deepak Cyril D’Souza, professore di psichiatria a Yale e direttore del Centro per la Scienza della Cannabis e dei Cannabinoidi, ha commentato un articolo su JAMA che arriva a conclusioni simili analizzando forme naturali e sintetiche di CBD e THC.   «Questi due studi dimostrano chiaramente che non ci sono prove a sostegno dell’uso della cannabis o dei suoi derivati per il trattamento dei disturbi mentali», ha affermato D’Souza. «Eppure quasi tutti gli stati degli Stati Uniti approvano la marijuana terapeutica per le patologie mentali».   Nonostante la scarsità di evidenze positive, l’uso di marijuana per la salute mentale è in forte aumento: circa il 27% delle persone tra i 16 e i 65 anni negli Stati Uniti e in Canada l’ha utilizzata a scopo terapeutico, e «circa la metà la usa per gestire la propria salute mentale», ha riferito lo Wilson.   «Nonostante la mancanza di prove di efficacia, i medici continuano a prescrivere la cannabis terapeutica per curare i disturbi mentali», ha aggiunto. «Inoltre, l’industria della cannabis ha legami con alcuni di questi studi, il che rappresenta un conflitto di interessi che potrebbe influenzare i risultati.»   Gli esperti avvertono che la marijuana ad alta potenza può essere pericolosa, specialmente per adolescenti, giovani adulti e donne in gravidanza, interferendo con lo sviluppo cerebrale. Nei soggetti vulnerabili è associata a maggiore rischio di autolesionismo, tentativi di suicidio, morte, sviluppo di disturbi psicotici e peggioramento di depressione o disturbo bipolare.   «Se, ad esempio, si fa uso quotidiano di cannabis ad alta potenza, si ha una probabilità sei volte maggiore di sviluppare un disturbo psicotico come la schizofrenia o il disturbo bipolare rispetto a chi non ha mai fatto uso di cannabis», ha dichiarato D’Souza.   La potenza della marijuana è aumentata drasticamente: il contenuto medio di THC è passato dal 4% negli anni ’70 al 18-20% attuale, con prodotti in dispensario che raggiungono il 35% e concentrati fino all’80%.   Negli Stati Uniti circa 3 persone su 10 che usano marijuana sviluppano disturbo da uso di cannabis (dipendenza), caratterizzato da irrequietezza, inappetenza, irritabilità, disturbi dell’umore e del sonno dopo l’interruzione.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese un nuovo studio longitudinale pubblicato su Jama Health Forum ha indicato che gli adolescenti che consumano cannabis presentano il doppio del rischio di sviluppare disturbi psicotici e bipolari. In media, l’uso di cannabis precede le diagnosi psichiatriche da 1,7 a 2,3 anni.

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Come riportato da Renovatio 21, dati provenienti da Paesi che hanno legalizzato la cannabis mostrano un aumento di casi di persone ricoverate al Pronto Soccorso per «psicosi da cannabis». Gli USA discutono di psicosi e suicidi indotti dalla cannabis da diverso tempo. Nonostante questo, il Paese è diviso tra Stati che hanno liberalizzato, e altri che hanno le carceri strapiene di cittadini condannati per reati di cannabis.   Secondo uno studio danese, fino al 30% delle diagnosi di psicosi negli uomini fra 21 e 30 anni avrebbe potuto essere evitato se costoro non avessero fatto un forte uso di marijuana.   Di particolare rilevanza anche gli studi, oramai accettati, che provano i danni della marijuana al cervello dei giovani sotto i 25 anni, età in cui il corpo umano finisce di svilupparsi. Secondo i pediatri, inoltri, la marie-jeanne andrebbe evitata anche dalle madri che allattano.   La Germania ha iniziato la liberalizzazione della cannabis ad uso ricreativo due anni fa.   Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi si è scoperto che il THC viene inserito anche in caramelle alla cannabis pubblicizzate ai bambini sui social media.

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Droga

Gli Stati Uniti conducono un attacco contro i narcotrafficanti in Ecuador

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L’esercito statunitense ha condotto un attacco contro i trafficanti di droga in Ecuador, ha annunciato venerdì il Comando meridionale degli Stati Uniti.

 

«Su ordine del Segretario alla Guerra Hegseth, il comandante del SOUTHCOM, generale Francis L. Donovan, ha diretto la forza congiunta per supportare le forze ecuadoriane che conducono operazioni cinetiche letali contro le organizzazioni terroristiche designate in Ecuador il 6 marzo», ha affermato il Comando meridionale degli Stati Uniti.

 

«Stiamo avanzando insieme ai nostri partner nella lotta contro il narcoterrorismo», ha affermato il generale Donovan.

 

«Mi congratulo con le nostre forze congiunte e con le forze armate ecuadoriane per il successo dell’operazione contro i narcoterroristi in Ecuador. Questa azione collaborativa e decisiva rappresenta un successo strategico per tutte le nazioni dell’emisfero occidentale impegnate a contrastare e sconfiggere il narcoterrorismo», ha affermato il Generale Donovan.

 


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Anche il Pentagono ha rilasciato una dichiarazione sull’attacco: «sotto la guida del Presidente Trump e del Segretario Hegseth, il Dipartimento sta unendo i partner in tutto l’emisfero occidentale per individuare, smantellare e distruggere le organizzazioni terroristiche designate che alimentano la violenza e la corruzione».

 

Nella dichiarazione si aggiunge che l’attacco è avvenuto su richiesta del presidente dell’Ecuador Daniel Noboa.

 

«Su richiesta dell’Ecuador, il Dipartimento della Guerra ha eseguito un’azione mirata per promuovere il nostro obiettivo comune di smantellare le reti narcoterroristiche. Questa operazione dimostra la potenza di un’azione coordinata e invia un messaggio chiaro: le reti narcoterroristiche non troveranno rifugio nel nostro emisfero».

 

All’inizio di marzo, il presidente Noboa ha annunciato che il suo Paese è entrato in una nuova fase nella guerra contro i narcotrafficanti. Un anno prima aveva chiesto aiuto alle forze speciali statunitensi, ad altre potenze regionali e all’Europa per smantellare il traffico di droga.

 

«Abbiamo bisogno di più soldati per combattere questa guerra», ha detto Noboa alla BBC. «Il 70% della cocaina mondiale esce dall’Ecuador. Abbiamo bisogno dell’aiuto delle forze internazionali.»

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