Geopolitica
La profezia sulla guerra ucraina del consigliere di Zelens’kyj
Fa ancora una certa impressione guardare il video della previsione della guerra fatta nel 2019 da Oleksiy Mykolajovych Arestovych.
Arestovych, già ufficiale dell’Intelligence Ucraina, ricopre il ruolo di consigliere presidenziale di Zelens’kyj nonché quello di viceministro della difesa per la guerra psicologica, è considerato una personalità popolarissima in Ucraina, seconda forse solo allo stesso presidente-attore. Blogger di estremo successo, all’altezza dello scorso aprile aveva qualcosa come 200 mila follower su Facebook e 1,2 milioni su YouTube.
Con il grado di colonnello, tra il 2014 e il 2017 è stato responsabile della preparazione psicologica dell’«operazione anti-terrorista» di Kiev, ossia la guerra in Donbass. È riportato che nei primi anni 2000 avrebbe preso parte a conferenze del Partito Eurasia di Aleksandr Dugin, opponendosi quindi alla Rivoluzione Arancione che portò al potere a Kiev Viktor Yushenko, talmente filo-americano da essere marito di una chicagoana dipendente del Dipartimento di Stato USA.
Il personaggio è molto interessante, e rilevante: ha dichiarato che, in caso Zelens’kyj non si ricandidasse, correrà lui per le prossime presidenziali ucraine.
Questo video, registrato nel 2019 prima della tornata elettorale che ha portato al potere Zelen’skyj – per il quale qui vedete invitare a votare, nonostante il programma dichiarato dell’attore TV fosse quello di mettere fine al conflitto con la Russia – è circolato parecchio in questi mesi, rafforzando la fama di preveggente dell’uomo.
Vedere questo video oggi dà un effetto ambiguo.
Il consigliere presidenziale ucraino e viceministro della difesa per la guerra psicologica Oleksiy Arestovych predice la guerra in Ucraina nel 2019, prima dell’elezione di Zelens’kyj pic.twitter.com/2WX6etbRso
— Renovatio 21 (@21_renovatio) August 28, 2022
Sì, da una parte non si può che plaudere alla lucidità di chi ha capito che lo scontro con la Russia, causa pressione NATO, era inevitabile, e si sarebbe manifestato al massimo in tre anni. È stato così. Così come per la proclamazione di nuove repubbliche. Tutto vero.
Dall’altro le capacità precognitive del tizio si stingono quando si scende nel dettaglio: l’idea che la Russia avrebbe cercato di ridurre l’Ucraina ad un cumulo di macerie fumanti, così da far cadere l’interesse della NATO, è totalmente errata. Si è visto, semmai, il contrario: il tentativo da parte di Mosca di catturare i territori dell’Ucraina tutti integri, popolazioni ed edifici – e forse perfino l’esercito ucraino, per quanto martellato, non è stato annientato da bombardamenti così come ci si immaginerebbe pensando alla guerra moderna.
Anche qui, l’Arestovych sbaglia in toto: nessun attacco di bombardieri, sul modello di quelli angloamericani cui oramai, da Dresda a Hiroshima al Vietnam all’Iraq all’Afghanistan siamo talmente abituati che ci eravamo scordati che la guerra può essere altro – appunto, la guerra come la sta facendo Putin.
Questa allergia alla distruzione massiva dimostrata dai russi ha chiaramente un’eccezione: i nazisti; epperò ciò era stato dichiarato perfino alla vigilia, con il programma di denazificazione chiamato per nome dal Cremlino in mondovisione.
No, i russi non stanno distruggendo, come prevedeva con sicumera il consigliere del presidente, le infrastrutture ucraine: chi segue i video di Gonzalo Lira, da Kharkov, vede come in città, nonostante gli attacchi ci sia acqua, luce, internet – e perché mai, quindi, Mosca non dovrebbe lasciare intatte le strutture che danno servizi alla popolazione ucraina? Ricordate il bombardamento di Belgrado del 1999, con le bombe alla graffite sganciate (detta anche «bomba blackout») dai caccia NATO per togliere la corrente alla capitale serba?
Semmai, pensate al contrario di quel che vi suggeriscono: chi ha fatto saltare tanti ponti? Chi ha minato le strade? Chi spara sulla centrale nucleare? Chi gambizza e tortura i prigionieri di guerra?
Non è chiaro quindi se Arestovych dica di figurarsi una guerra di distruzione totale perché abituato anche lui ai modi bellici angloidi, o forse perché, vertice delle psy-ops di Kiev, già stesse manipolando il messaggio nel modo in cui lo è ora, dove si tenta di buttare su Mosca ogni nefandezza che poi, alla prova dei fatti, sparisce (l’Isola dei Serpenti, stupri di massa, i missili nelle scuole, il teatro di Mariupol’… quante ne abbiamo sentite?)
Tuttavia, vien voglia di stringere la mano a chi, già tre anni prima del conflitto, diceva bellamente che «al 99,9% delle probabilità il prezzo per la nostra entrata nella NATO è una grande guerra con la Russia», un’opzione definita follemente migliore del «takeover russo» sull’ucraina in «10 o 12 anni».
I soloni dell’élite ucraina lo sapevano, ci lavoravano con i loro pupari atlantici da anni. Sono stati accontentati, ma a metà: malgrado il loro impegno, il Paese non è ancora devastato così come avevano detto loro.
Chiamala imprevedibilità russa. Chiamala civiltà, che Mosca riesce ad esprimere perfino in guerra.
Geopolitica
Attacco iraniano contro l’aeroporto internazionale del Kuwait: un morto e 63 feriti
Ieri l’aeroporto internazionale del Kuwait è stato colpito da missili e droni iraniani, in un attacco di notevole entità che ha causato un morto e 63 feriti, secondo quanto riferito dal ministero della Salute del Paese, molti dei quali in gravi condizioni.
Secondo quanto riferito dalle autorità kuwaitiane, un terminal passeggeri è stato colpito in pieno, danneggiando diverse strutture, tra cui le sedi diplomatiche dell’aeroporto. Gli ospedali della zona hanno effettuato sette importanti interventi chirurgici d’urgenza in seguito all’incidente, a conferma del fatto che si è trattato di un evento con numerose vittime.
Il portavoce del ministero della Difesa kuwaitiano, il generale di brigata Saud Abdulaziz Al-Atwan, ha descritto l’attacco come «un’aggressione criminale iraniana che ha provocato danni materiali significativi all’edificio e feriti». Ha confermato l’ingaggio di un totale di 13 missili e 17 droni lanciati dall’Iran.
Le autorità dell’aviazione civile hanno immediatamente sospeso il traffico aereo e trasferito i voli in arrivo in altri aeroporti non colpiti, dopo che «il terminal uno è stato oggetto di attacchi iraniani che hanno causato vittime e danni».
⚡️#UPDATE Iran bombs Kuwait International Airport pic.twitter.com/beTFw6Lyuv
— War Monitor (@WarMonitors) June 3, 2026
Kuwait’s civil aviation authority confirmed Iranian drones and missiles hit the T1 terminal at Kuwait International Airport. Several people were injured and the building sustained severe damage. Commercial flights have been halted. https://t.co/fbFhjSofIY pic.twitter.com/zOz83Ba6cy
— Open Source Intel (@Osint613) June 3, 2026
Sostieni Renovatio 21
L’attacco transfrontaliero all’aeroporto è avvenuto dopo violenti scambi di fuoco tra Stati Uniti e Iran, che inizialmente sembravano incidenti isolati e limitati, ma che poi si sono trasformati in una prolungata spirale di ritorsioni.
Durante la notte, l’esercito statunitense ha schierato un missile Ormuzzo per neutralizzare una petroliera che tentava di aggirare il blocco americano nello Stretto ormusino. In seguito all’intercettazione, le forze americane hanno dato vita a un più ampio scambio di colpi, dichiarando di aver respinto i successivi attacchi di rappresaglia iraniani nella regione e di aver lanciato attacchi di rappresaglia contro siti militari sull’isola iraniana di Qeshm.
In risposta, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha affermato di aver lanciato un attacco missilistico e con droni contro il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein, un’affermazione che il Comando Centrale (CENTCOM) ha esplicitamente smentito. I pasderan avrebbero inoltre inviato diversi missili contro due basi statunitensi in Kuwait, che sarebbero stati intercettati.
Il Consiglio di Cooperazione del Golfo ha reagito duramente condannando l’Iran per la sua «continua aggressione» contro gli stati membri Bahrein e Kuwait, denunciando i «vili attacchi contro obiettivi civili» che rappresentano una «pericolosa e senza precedenti escalation».
Ma Teheran non intende cedere e, anzi, sta lanciando ulteriori avvertimenti e minacce intransigenti, secondo quanto riportato da Al Jazeera, che cita i media statali:
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane affermano che gli attacchi di rappresaglia «dovrebbero servire da lezione» per gli Stati Uniti, dopo che questi ultimi hanno lanciato una raffica di missili e droni contro il Kuwait e il Bahrein.
Mentre il ministero degli Esteri iraniano avverte che l’attacco statunitense notturno all’isola di Qeshm costituisce una grave violazione del cessate il fuoco, il presidente Trump afferma che «le conversazioni tra noi sono in corso ininterrottamente», riferendosi agli iraniani.
L’Iran ha sferrato un attacco contro la base aerea di Ali Al Salem il 1° giugno 2026, utilizzando missili e droni guidati che hanno preso di mira la struttura dove risiede anche il contingente militare italiano della Task Force Air, rimasto fortunatamente illeso nei bunker. Il giorno successivo, il 2 giugno 2026, l’escalation militare iraniana ha colpito direttamente il quartier generale della Quinta Flotta degli Stati Uniti posizionato nella regione del Golfo.
Come riportato da Renovatio 21, tre settimane fa era emerso che membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbero tentato di infiltrarsi in Kuwaut via mare. Ne sarebbe scaturito uno scontro a fuoco .
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Colloqui con l’Iran falliti, Trump urla a Netanyahu: «sei completamente pazzo, ti sto salvando il culo, che cazzo stai facendo?»
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo
Nelle ultime settimane, l’esercito statunitense ha guidato segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta il New York Times, che cita funzionari a conoscenza dei fatti.
In risposta agli attacchi aerei statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Iran ha chiuso la vitale via navigabile, che in precedenza gestiva circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), alle navi provenienti da «paesi ostili». Teheran ha poi precisato che le navi di paesi terzi avrebbero potuto transitare pagando un pedaggio e rispettando le istruzioni militari.
Ad aprile, il presidente degli Stati Uniti Donaldo Trump aveva annunciato il «Progetto Libertà», finalizzato a scortare navi mercantili in difficoltà provenienti da paesi neutrali. Ha sospeso pubblicamente l’iniziativa meno di 48 ore dopo, a quanto pare in seguito al rifiuto dell’Arabia Saudita di permettere alle forze statunitensi di sorvolare il suo spazio aereo o di utilizzare la base aerea Prince Sultan.
Sostieni Renovatio 21
Secondo il NYT, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha coordinato il passaggio di circa 70 navi commerciali attraverso il canale nelle ultime tre settimane. Un funzionario ha riferito al giornale che la maggior parte delle navi aveva spento i transponder per evitare di essere individuate dalle forze iraniane. Le imbarcazioni avrebbero seguito una rotta più vicina alla costa omanita.
Nonostante il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile, il traffico attraverso questo punto strategico rimane fortemente ridotto, essendo sceso da circa 150 navi al giorno prima del conflitto a meno di dieci.
Decine di migliaia di marinai a bordo di un numero di imbarcazioni compreso tra 1.600 e 2.000, tra cui petroliere e gasiere, rimangono bloccati nel Golfo Persico.
Ad aprile, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani e da allora hanno intercettato più di 100 navi mercantili. Domenica, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che 28 navi avevano attraversato lo stretto nelle 24 ore precedenti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
-



Pensiero2 settimane faMons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?
-



Spirito2 settimane faMons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa
-



Intelligenza Artificiale2 settimane faIl volto nascosto della democrazia
-



Essere genitori1 settimana faI bambini che libereranno Faccetta nera
-



Spirito1 settimana faBreve commento di mons. Viganò sull’enciclica di Leone sull’IA
-



Spirito6 giorni faBoy scout rifiuta di inchinarsi ad Allah durante una visita in moschea
-



Arte2 settimane faLa triste situazione dell’industria discografica e il mercato della musica live
-



Bizzarria1 settimana faBotte tra genitori dell’asilo cattolico













