Gli Stati Uniti, pienamente sconfitti in Siria, sono andati a Ginevra ad accettare le condizioni del vincitore, la Russia. Il vertice del 16 giugno 2021 dovrebbe porre fine alle ostilità, a condizione che l’amministrazione Biden vigili sulle proprie truppe. Agli europei occidentali toccherà pagare il conto. La Cina invece ne esce confermata nella posizione di partner della Russia.
Geopolitica
Biden-Putin, una Yalta II piuttosto che un nuovo Berlino – Il nuovo ordine mondiale prende forma (II parte)
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21
La Terza Guerra Mondiale, che ha coinvolto 119 Stati, si è conclusa con la vittoria di Siria, Iran e Russia e con la disfatta di 116 Stati occidentali e loro alleati.
La Terza Guerra Mondiale, che ha coinvolto 119 Stati, si è conclusa con la vittoria di Siria, Iran e Russia e con la disfatta di 116 Stati occidentali e loro alleati
È il momento per i perdenti di riconoscere i propri crimini e di risarcire i danni, nonché i conseguenti costi: almeno 400 mila morti e 400 miliardi di dollari di danni alla Siria, nonché 100 miliardi di dollari di armamenti russi.
Ma gli Occidentali non hanno vissuto questa guerra sulla propria pelle e non hanno pagato il prezzo di battaglie combattute per interposta persona: i mercenari jihadisti. Hanno conservato parte della propria potenza. Gli Stati Uniti, insieme a Regno Unito e Francia, sono tuttora alla testa di una formidabile forza di dissuasione atomica.
Il Nuovo Ordine Mondiale non solo deve integrare la principale potenza economica mondiale, la Cina − rimasta neutrale in questa guerra − ma anche essere indulgente nei confronti dei perdenti, onde evitare di ridurli alla disperazione. Impresa tanto più difficile in quanto le opinioni pubbliche occidentali, non consapevoli della disfatta militare subita, insistono a ritenere l’Occidente vittorioso.
Per questa ragione la Russia ha deciso di riscuotere i danni di guerra senza tuttavia presentarli come tali; di non soverchiare militarmente la NATO; infine di non mediatizzare le proprie scelte. Si può perciò affermare che il vertice Russia-USA rammenti nella forma più una Yalta II che una nuova Berlino (capitolazione del III Reich).
La Russia ha deciso di riscuotere i danni di guerra senza tuttavia presentarli come tali; di non soverchiare militarmente la NATO; infine di non mediatizzare le proprie scelte. Si può perciò affermare che il vertice Russia-USA rammenti nella forma più una Yalta II che una nuova Berlino (capitolazione del III Reich)
Va notato che la Russia non ha ritenuto gli Stati Uniti responsabili della distruzione della Libia, in quanto all’epoca erano stati sostenuti dal presidente russo Dmitrij Medvedev.
Un vertice opaco
La Russia non intendeva suggerire l’impressione di voler schiacciare gli Occidentali.
Sin da prima dell’incontro, i media erano stati avvertiti che i capi di Stato non avrebbero tenuto una conferenza stampa congiunta. Nessun resoconto avrebbe potuto essere infatti contemporaneamente accettabile per entrambe le opinioni pubbliche.
Almeno dal 2014 (data di entrata in guerra della Russia) nessun summit intergovernativo è stato tanto inadeguatamente coperto dai media. Quando i due presidenti hanno pronunciato discorsi separati, i servizi d’ordine sono dovuti intervenire per tenere sotto controllo la ressa. Alla fine tutto è andato come pianificato: i giornalisti non ci hanno capito molto e hanno avuto per le loro cronache soltanto dettagli di scarsa importanza.
L’opinione pubblica USA crede che la Russia abbia cercato di manipolare le due ultime elezioni presidenziali per favorire Donald Trump; che Mosca abbia attaccato i siti internet ufficiali USA; che abbia avvelenato qualche oppositore; infine che minacci l’Ucraina.
Sin da prima dell’incontro, i media erano stati avvertiti che i capi di Stato non avrebbero tenuto una conferenza stampa congiunta. Nessun resoconto avrebbe potuto essere infatti contemporaneamente accettabile per entrambe le opinioni pubbliche
La Russia ha smentito in blocco queste velleità infantili, per poi tessere le lodi del grande presidente statunitense, Joe Biden, della sua esperienza, della qualità del suo interloquire, nonché di apprezzare − senza ridere − la lucidità di quest’uomo, manifestamente senile.
Decisioni fissate preliminarmente da Mosca
- Sul piano militare l’importante era assicurarsi che gli Stati Uniti non ammodernino ulteriormente il proprio arsenale atomico e non siano in grado di varare vettori ipersonici.
All’apertura del vertice, il presidente Biden ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero riaperto i negoziati per la riduzione degli armamenti, unilateralmente interrotti durante la Terza Guerra Mondiale
Non sappiamo quali misure si prevedano per prevenire la costruzione di missili ipersonici occidentali, ma, tenuto conto del progresso russo nel campo dei vettori, Mosca e Washington possono diminuire drasticamente i rispettivi stock nucleari senza per questo insidiare il dominio dei russi. Il disarmo USA andrebbe a vantaggio della pace.
Sul piano militare l’importante era assicurarsi che gli Stati Uniti non ammodernino ulteriormente il proprio arsenale atomico e non siano in grado di varare vettori ipersonici
Il presidente Biden ha ammesso che gli Stati Uniti dovrebbero abrogare la legge del 18 settembre 2001 che autorizza l’uso della forza (Authorization for Use of Military Force of 2001), ossia dovrebbero rinunciare alla dottrina Rumsfeld/Cebrowski della guerra senza fine.
- Sul piano economico la Russia ha preteso di mettere al sicuro le proprie entrate. Il 19 maggio gli Stati Uniti hanno perciò accettato che l’industria dell’Unione Europea non si alimenti più con il petrolio occidentale, ma con il gas russo. Washington ha annunciato di voler togliere le sanzioni adottate contro le società coinvolte nella costruzione del gasdotto Nord-Stream 2. Ovviamente, il prezzo del gas russo non corrisponderà al valore di mercato, ma al pagamento dei debiti di guerra. Tuttavia per gli europei occidentali sarà sempre possibile sottrarsi alla sovrafatturazione.
Germania e Francia potrebbero essere esentate dal pagare i debiti di guerra in quanto l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder e l’ex primo ministro francese François Fillon si sono sempre opposti alla guerra. Il socialista Schröder è per l’appunto amministratore della società pubblica russa del gas Rosneft; il gollista Fillon è invece amministratore della società petrolifera pubblica russa Zaroubejneft. Occorrerà comunque che Germania e Francia cessino le ostilità, dato che la prima ha ancora soldati impegnati a Idlib e la seconda a Jalabiyeh, e che i principali protagonisti della carneficina, come Volker Perthes e François Hollande, vengano privati del diritto elettorale attivo.
Il presidente Putin ha innanzitutto fissato le linee che gli Stati Uniti non possono varcare: 1) divieto di far aderire l’Ucraina alla NATO, nonché divieto di collocare vettori nucleari sul territorio ucraino; 2) divieto d’interferenza in Bielorussia; 3) divieto d’interferenza nella politica interna russa
- Sul piano diplomatico Mosca e Washington hanno annunciato il ripristino delle relazioni diplomatiche e il ritorno dei rispettivi ambasciatori. Rimangono da definire le zone d’influenza.
Il presidente Putin ha innanzitutto fissato le linee che gli Stati Uniti non possono varcare: 1) divieto di far aderire l’Ucraina alla NATO, nonché divieto di collocare vettori nucleari sul territorio ucraino; 2) divieto d’interferenza in Bielorussia; 3) divieto d’interferenza nella politica interna russa.
È stato convenuto che il Medio Oriente sia posto sotto l’influenza congiunta di Russia e Stati Uniti, a eccezione della Siria, posta direttamente sotto l’ala di Mosca; che i sunniti saranno divisi in due gruppi per prevenire il risorgere dell’impero ottomano; che la Siria, non l’Iran, assuma la leadership di una zona che include Libano, Iraq, Iran e Azerbaigian (sempre per prevenire la rinascita dell’impero ottomano); infine, che Israele abbandoni il progetto espansionista di Vladimir Jabotinsky.
Mosca prevede che questi accordi incontreranno ostacoli da parte di alcuni dirigenti USA, i quali non agiranno direttamente, ma per interposta persona. In ogni caso, Washington aveva informato sin dal 2 giugno tutti gli Stati del Medio Oriente Allargato che avrebbe ritirato il sistema antimissili (Patriot e THAAD).
È stato convenuto che il Medio Oriente sia posto sotto l’influenza congiunta di Russia e Stati Uniti, a eccezione della Siria, posta direttamente sotto l’ala di Mosca; che i sunniti saranno divisi in due gruppi per prevenire il risorgere dell’impero ottomano; che la Siria, non l’Iran, assuma la leadership di una zona che include Libano, Iraq, Iran e Azerbaigian (sempre per prevenire la rinascita dell’impero ottomano); infine, che Israele abbandoni il progetto espansionista di Vladimir Jabotinsky
La collocazione della Cina
Riguardo all’Estremo Oriente, la Russia ha fermamente respinto le proposte di alleanza degli Occidentali contro la Cina.
Alla luce della storia, Mosca ritiene che Beijing non rivendicherà la Siberia orientale fino a quando la Russia farà in modo che gli Occidentali siano innocui. Per questa ragione, appena prima del vertice, il presidente Putin ha ribadito di non ritenere Beijing una minaccia.
Del resto, da un punto di vista russo, lo sviluppo economico della Cina è un fatto assolutamente ordinario, che vìola sicuramente le regole della globalizzazione occidentale, ma poggia su una dottrina nazionalista del tutto legittima. Il comunicato finale del G7, che condanna la Cina e pretende dettare le norme del commercio mondiale, è un delirio di vecchie glorie.
In ogni caso, avendo Beijing preferito svilupparsi economicamente invece che pagare il prezzo di sangue della guerra in Siria, non può esigere privilegi. Mosca è favorevole alla «restituzione» di Taiwan alla Cina, ma senza ricorso allo scontro militare.
Mosca vuole saldare gli sforzi politici della Russia a quelli economici della Cina attraverso il Partenariato Euroasiatico Allargato, in particolare con lo sviluppo congiunto della Siberia russa orientale. Per questo scopo intraprende la costruzione della ferrovia transiberiana e della Magistral, che collega il lago Bajkal al fiume Amur, la costruzione dei corridoi di transito Primorye-1 e Primorye-2, della Via della Seta del Nord, della ferrovia veloce Europa-Cina orientale, della via Nord-Sud e del corridoio economico Russia-Mongolia.
Al raccordo del territorio russo alle vie della seta cinesi vanno aggiunti oltre 700 miliardi di dollari di progetti comuni nei due Paesi.
Alla luce della storia, Mosca ritiene che Beijing non rivendicherà la Siberia orientale fino a quando la Russia farà in modo che gli Occidentali siano innocui
Le aspettative degli Stati Uniti
Le proposte degli Stati Uniti sulla cyber-sicurezza sono un tema che non può essere trattato bilateralmente. Mosca sa meglio di chiunque di non aver ordinato attacchi contro le elezioni presidenziali statunitensi, né contro siti di agenzie pubbliche statunitensi.
Gli attacchi informatici provengono da hacker privati che talvolta piratano per conto di Stati. Il NKTsKI − Centro Nazionale russo per gli Incidenti Informatici (dipartimento dell’FSB istituito tre anni fa) − ritiene, contrariamente a quanto sostengono i media occidentali, che un quarto degli attacchi informatici provenga dagli Stati Uniti.
Il 31 dicembre 2020 la Russia ha ottenuto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (A/RES/240) l’istituzione di un «gruppo di lavoro a composizione non limitata (OWEG) sulla sicurezza dell’informatica e del suo utilizzo (2021-2025)». Sarà l’organismo, ed esso soltanto, competente in materia.
Il NKTsKI − Centro Nazionale russo per gli Incidenti Informatici (dipartimento dell’FSB istituito tre anni fa) − ritiene, contrariamente a quanto sostengono i media occidentali, che un quarto degli attacchi informatici provenga dagli Stati Uniti
Mosca vuole così restituire alle Nazioni Unite il ruolo di forum democratico mondiale, di cui sono state private durante la Terza Guerra Mondiale, che le aveva trasformate in cinghia di trasmissione dei falchi di Washington.
Thierry Meyssan
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Biden-Putin, una Yalta II piuttosto che un nuovo Berlino», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 22 giugno 2021,
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Ben Gvir chiede di strappare le Isole Falkland a Londra e di cederle all’Argentina
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto che le Isole Falkland (Isole Malvinas) vengano strappate al Regno Unito e cedute all’Argentina.
«È ora che lo Stato di Israele riconosca pubblicamente che le Isole Malvinas sono territorio argentino occupato, che gli inglesi sottraggono violentemente al popolo argentino. Gli inglesi non si accontentano della semplice occupazione del territorio; vi effettuano anche trivellazioni petrolifere, derubando il popolo argentino del denaro ricavato».
«Chiedo al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di riconoscere la sovranità dell’Argentina sulle Isole Malvinas e di imporre sanzioni alla Gran Bretagna finché l’occupazione persisterà».
Es hora de que el Estado de Israel reconozca públicamente que las Islas Malvinas son territorio argentino ocupado, que los británicos le roban violentamente al pueblo argentino. Los británicos no solo se conforman con ocupar el territorio, sino que también realizan allí…
— איתמר בן גביר (@itamarbengvir) September 7, 2026
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Londra controllava l’arcipelago dal 1833. Nel 1982 l’Argentina invase le Falkland, ma fu sconfitta dall’esercito britannico.
È chiaro che il Ben Gvirro si sta esprimendo a sostegno del suo alleato sionista, il presidente argentino Javier Milei, esortandolo ad espandere il proprio territorio. Israele stesso sta attivamente lavorando per espandere il proprio territorio attraverso conquiste, nell’ambito del progetto della Grande Israele. Non solo: voci consistenti parlano di interessi israeliani nell’acquisto di vastissimi terreni in Patagonia.
Va detto che il governo dell’Argentina ha avviato una denuncia penale e sanzioni contro la compagnia petrolifera israeliana Navitas Petroleum per le sue attività di esplorazione e trivellazione nella zona delle Falklandsenza l’autorizzazione di Buenos Aires. La vicenda rappresenta un delicato caso geopolitico che mette a dura prova l’asse diplomatico tra il presidente argentino Javier Milei e lo Stato d’Israele.
«Il governo sostiene che le società abbiano violato la legge argentina detenendo licenze di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi rilasciate dalla Gran Bretagna nel bacino delle Falkland settentrionali. La denuncia si baserebbe sulla legislazione vigente in materia di progetti petroliferi e del gas in aree rivendicate dall’Argentina. Non è chiaro se un tribunale abbia deciso di avviare un’indagine sulla denuncia del governo», ha riferito l’agenzia Reuters martedì.
«La denuncia penale inasprisce una disputa di lunga data sulla sovranità tra Argentina e Gran Bretagna per le Falkland e potrebbe mettere alla prova la capacità di Buenos Aires di utilizzare il proprio sistema legale per ostacolare un importante progetto petrolifero offshore sostenuto da investitori stranieri e autorizzato da un territorio britannico autonomo».
Mentre Israele appoggia le nazioni che lo sostengono apertamente, come l’Argentina , si scaglia contro le nazioni e le regioni che non lo fanno.
La scorsa settimana il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo in guardia tutta l’Europa dal partecipare alla guerra contro l’Iran, nella quale lo Stato ebraico ha trascinato con successo gli Stati Uniti .
NETANYAHU PUTS ALL OF EUROPE ON NOTICE for not joining the war on Iran.
“Israel will not forget what you did to us in the holocaust.”
Remember the leadership of Israel sees Europe, the United States and the west in general as the new Rome that must pay for the destruction of… pic.twitter.com/UFWkXb8Sex
— Alex Jones (@RealAlexJones) September 1, 2026
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I vertici israeliani sono stati accusati pure di aver ingegnerizzato, forse con l’ausilio di alleati all’interno della politica statunitense, l’invasione degli immigrati a Ceuta, che ha registrato messaggi aperti di soddisfazione da parte di funzionari israeliani che hanno ricordato l’ostilità di Madrid verso le politiche israeliane recenti.
Come riportato da Renovatio 21, l’asse tra l’Argentina di Milei, che è circondato da rabbini interessanti e sarebbe in procinto di convertirsi al giudaismo, è divenuto chiaro durante i Mondiale, dove il tifo del governo Netanyahu per nazionale albiceleste fu sfacciato,e poco fortunato.
Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow.
I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina.
Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8
— Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione. Il tono inzialmente tiepido tuttavia sta alzandosi di temperatura.
Come riportato da Renovatio 21, rivendicazioni delle isole da parte di Buenos Aires sono state viste pure tra i giocatori all’ultimo mondiale americano, perso malamente dagli argentini.
Come riportato da Renovatio 21, riguardo alle Falkland è arrivato in settimana anche l’avvertimento di Washington che avrebbe minacciato di rivedere la propria posizione sul controllo britannico delle Isole Falkland per spingere Londra a destinare somme ben più elevate alle proprie forze armate.
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Geopolitica
Ursula in Groenlandia attacca Trump e promette 200 milioni di euro
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Geopolitica
L’Iran minaccia la Corea del Sud che valuta operazioni militari congiunte a Ormuzzo
Lunedì il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha lanciato un avvertimento alla Corea del Sud, esortando il Paese a riflettere attentamente prima di unirsi alle operazioni americane nello Stretto di Ormuz.
La scorsa settimana l’ufficio del presidente sudcoreano ha annunciato di stare valutando l’adozione di misure militari a sostegno degli sforzi statunitensi volti a garantire la libertà di navigazione delle navi che attraversano lo Stretto di Ormuzzo.
Seoul dipende in modo molto significativo dal petrolio che passa attraverso lo Stretto ormusino, Il paese si rifornisce per circa il 70% del suo petrolio greggio dal Medio Oriente, con il 95% delle importazioni petrolifere che passano proprio attraverso Ormuzzo. Anche sul fronte del gas, la dipendenza è rilevante: il 20% del gas naturale liquefatto sudcoreano arriva dal Medio Oriente.
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Le importazioni nette di petrolio della Corea del Sud rappresentano il 2,7% del PIL, e il paese ha riserve strategiche limitate rispetto, ad esempio, alla Cina — il che la rende una delle economie più vulnerabili della regione a uno shock nello stretto. A maggio 2026, l’arrivo di una singola petroliera proveniente da Hormuz è stato descritto come capace di coprire tra il 35% e il 50% del consumo giornaliero di greggio della Corea del Sud — un dato che dà la misura di quanto ogni singolo carico sia strategicamente rilevante.
Ora l’Iran afferma che la Corea del Sud subirà «gravi conseguenze» se deciderà di inviare navi, aerei o personale militare nello Stretto ermisino.
In un messaggio pubblicato su X, Baghaei ha scritto: «La relazione tra l’Iran e la Repubblica di Corea ha una storia che dura da oltre 64 anni e i legami tra i due Paesi si sono costantemente sviluppati sulla base del reciproco rispetto. L’Iran attribuisce grande importanza alle sue relazioni amichevoli con la Repubblica di Corea».
«Tuttavia, al momento il popolo iraniano si sta difendendo dalle azioni aggressive dell’America e, nella situazione in cui sta rispondendo con fermezza ai crimini di guerra americani contro donne e bambini, qualsiasi altro Paese che mantenga una presenza militare o partecipi a operazioni nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz non può che essere considerato come un diretto sostenitore degli autori dell’aggressione, e ciò comporterà gravi conseguenze», ha aggiunto.
Il portavoce iraniano ha concluso: «Nessun Paese sovrano e responsabile dovrebbe cedere alle pressioni e alle minacce dell’America e rendersi complice degli atti aggressivi e degli orribili crimini contro il grande popolo iraniano».
이란과 대한민국의 관계는 64년이 넘는 역사를 지니고 있으며, 양국 관계는 줄곧 상호 존중을 바탕으로 발전해 왔습니다. 이란은 대한민국과의 우호 관계를 매우 중요하게 여기고 있습니다.
그러나 현재 이란 국민이 미국의 침략적 행위에 맞서 자위하고 있으며, 여성과 어린이를 상대로 한 미국의… pic.twitter.com/ThlIXzIyIN
— Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) September 7, 2026
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Il presidente statunitense Donald Trump ha esercitato pressioni sulle nazioni alleate, tra cui la Corea del Sud, criticandole per il loro rifiuto di partecipare alle operazioni nello Stretto di Ormuzzo.
Gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud parteciperanno questa settimana alle esercitazioni militari congiunte «Freedom Edge», suscitando critiche da parte del neo-nominato ministro della Difesa nordcoreano Kim Song-gi.
In risposta alle esercitazioni, il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha annunciato lunedì la messa in servizio del secondo cacciatorpediniere della marina militare, affermando: «Le preoccupazioni dei nemici si acuiranno sicuramente. Dobbiamo stabilire in modo più chiaro un deterrente nucleare potente e affidabile, mettere in pratica l’impiego diversificato ed efficace dei nostri sistemi di combattimento nucleare e rafforzare ulteriormente le nostre attività militari per la difesa marittima e la deterrenza bellica».
L’Iran e la Corea del Nord intrattengono da decenni una partnership strategica, militare ed economica, il che significa che i due Paesi potrebbero unire le forze contro gli Stati Uniti se le tensioni dovessero continuare ad aumentare.
La voce circolante (o fatta circolare…) è che sia possibile che i nordcoreani stiano effettivamente collaborando alla progettazione di una testata nucleare iraniana. Si tratta di un sospetto pubblicato spesso da realtà avverse ai due Paesi. Tuttavia, è invece confermata la cooperazione missilistica tra Teherano e Pyongyango. La Corea del Nord ha intensificato la collaborazione con l’Iran per la produzione di missili balistici e per la progettazione di modelli più avanzati.
Ambedue i Paesi disporrebbero di missili ipersonici.
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La relazione tra i due paesi non è nuova. Con lo sviluppo del programma nucleare nordcoreano e il suo ritiro dal Trattato di Non Proliferazione (TNP) nel 2003, Pyongyang era già stata accusata di fornire tecnologia nucleare all’Iran, e nel 2012 i due paesi avevano firmato un accordo di cooperazione scientifica, accademica e tecnologica.
Dopo la Guerra dei 12 Giorni (giugno 2025) tra Israele e Iran, la guida suprema Khamenei aveva sempre bloccato la decisione di procedere all’arricchimento al 90% e allo sviluppo di testate miniaturizzate; oggi, con Teheran che cerca di ricostruire la propria deterrenza, la Corea del Nord resta una delle poche opzioni percorribili, dato che il Pakistan (in buoni rapporti con USA e Arabia Saudita) non avrebbe interesse ad aiutare l’Iran.
Diversi analisti notano come la guerra contro l’Iran abbia rafforzato a Pyongyang la convinzione che l’arsenale nucleare sia l’unica vera garanzia di sopravvivenza per un regime sotto pressione — una lezione che l’Iran stesso potrebbe voler applicare, rendendo più plausibile una richiesta di assistenza nordcoreana.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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