Cina
Rallenta l’economia cinese: politica dei tre figli in pericolo
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews
Il settore dei servizi cresce a un ritmo inferiore. Incidono il calo della domanda dall’estero per la pandemia e l’aumento dell’inflazione. Previsioni negative per l’occupazione. China Labour Bulletin: guadagnano poco, i giovani cinesi non vogliono mettere su famiglia.
L’economia cinese rallenta il suo recupero dalla pandemia da Covid-19. L’indice Caixin/Markit di maggio per i servizi è sceso a 55,1 punti dai 56,3 registrati in aprile. Sopra 50 segnala un’espansione del settore, in questo caso a un ritmo più basso rispetto al mese precedente. Il dato contrasta con quello pubblicato il primo giugno dall’Ufficio nazionale di statistica, secondo cui l’indice per l’attività del terziario è passato da 54,9 di aprile a 55,2 di maggio.
La Cina fronteggia una vera e propria sfida demografica. Nel 2020 la popolazione ha superato gli 1,4 miliardi, ma rispetto al 2019 le nuove nascite sono scese del 18%: da 14,65 a 12 milioni
Gli analisti di Caixin osservano che lo scorso mese gli ordini nel comparto sono aumentati, come anche le assunzioni, ma in misura inferiore rispetto ad aprile. Il rallentamento sarebbe dovuto al calo della domanda dall’estero: le economie di molti Paesi sono ancora in difficoltà per gli effetti dell’emergenza sanitaria.
A pesare è poi l’inflazione, con il costo di materie prime, energia, personale e trasporti cresciuto in modo significativo a maggio. Le imprese hanno tentato di compensare le perdite alzando il prezzo di vendita dei propri servizi, ma gli aumenti non sono ancora in linea con quelli dei fattori di produzione.
L’indice ufficiale per l’occupazione nelle imprese manifatturiere è sceso di 0,7 punti in maggio, fermandosi a 48,9. Le previsioni sono dunque per un calo nei prossimi mesi. Nei servizi il dato è in leggero miglioramento (+0,2), ma sempre sotto la soglia di crescita di 50.
Con una situazione lavorativa in peggioramento, i piani del governo per fermare il previsto calo della popolazione rischiano di fallire sul nascere. La Cina fronteggia una vera e propria sfida demografica. Nel 2020 la popolazione ha superato gli 1,4 miliardi, ma rispetto al 2019 le nuove nascite sono scese del 18%: da 14,65 a 12 milioni.
Il 31 maggio il Politburo del Partito comunista cinese ha stabilito che ogni coppia potrà avere fino a tre figli. Come sottolineato dal China Labour Bulletin (CLB) di Hong Kong, molti lavoratori cinesi hanno risposto all’annuncio con «derisione e sarcasmo»
Il 31 maggio il Politburo del Partito comunista cinese ha stabilito che ogni coppia potrà avere fino a tre figli. Come sottolineato dal China Labour Bulletin (CLB) di Hong Kong, molti lavoratori cinesi hanno risposto all’annuncio con «derisione e sarcasmo». La maggior parte delle famiglie in Cina si trova di fronte a un costo crescente della vita e a intense pressioni lavorative, dovendo già spendere larga parte dei propri guadagni per la cura dei figli.
Il CLB fa notare che anche nella ricca provincia del Guangdong la crescita dei salari è ferma, e un numero sempre maggiore di lavoratori è privo di copertura sociale. Con scarse prospettive di avanzamento professionale, i giovani preferiscono ignorare la pressione sociale per mettere su famiglia.
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Cina
La Cina prende in giro il meme del pinguino della Groenlandia della Casa Bianca
L’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha deriso l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per aver scelto un meme con pinguino al fine di promuovere la sua campagna per acquisire il controllo della Groenlandia.
Sabato, l’account X della Casa Bianca ha deciso di cavalcare la popolarità del meme, che mostra un isolato pinguino di Adelia lasciare la propria colonia per incamminarsi verso remote montagne ghiacciate.
È stata pubblicata un’immagine creata con l’intelligenza artificiale in cui Trump tiene per un’ala il pennuto, condotto lungo una pianura ricoperta di ghiaccio verso le montagne dove garrisce una bandiera della Groenlandia. Nell’altra ala, l’uccello impugna una bandiera statunitense. La didascalia recita: «Abbraccia il pinguino».
Embrace the penguin. pic.twitter.com/kKlzwd3Rx7
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
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L’iniziativa non è passata inosservata sul web: Xinhua ha prontamente replicato ricordando alla Casa Bianca che questi animali non vivono in Groenlandia, isola situata nell’emisfero settentrionale. Solo i pinguini delle Galapagos si trovano a nord dell’equatore. «Anche se in Groenlandia ci fossero pinguini, sarebbe così», hanno scritto i giornalisti cinesi nel loro post, accompagnandolo con un video generato dall’IA che ritrae Trump, abbigliato da Zio Sam, mentre trascina al guinzaglio un pinguino recalcitrante e impugna una mazza da baseball nell’altra mano.
L’immagine originale del «pinguino nichilista» proviene dal documentario del 2007 del regista tedesco Werner Herzog sull’Antartide, intitolato «Incontri alla fine del mondo», ed è diventata virale solo dall’inizio di quest’anno.
Even if there are penguins in #Greenland, it would be like this… @WhiteHouse #USA #Hegemony pic.twitter.com/X9lwM3yE1F
— China Xinhua News (@XHNews) January 24, 2026
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La scena ha dato vita a innumerevoli meme, interpretati dagli utenti in modi diversi: da riflessioni sulla solitudine e sulla crisi esistenziale a simboli di indipendenza di pensiero e di ribellione.
All’inizio di questa settimana, Trump ha dichiarato che un «quadro» per un accordo sulla Groenlandia, negoziato con il segretario generale della NATO Mark Rutte, è ora pronto e garantirebbe agli Stati Uniti «tutto l’accesso militare che desideriamo». L’intesa prevederebbe «aree di base sovrane» statunitensi sull’isola più grande del pianeta e accelererebbe i diritti di estrazione dei minerali di terre rare.
Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha sottolineato che Pechino non ha alcuna intenzione di approfittare delle tensioni emerse tra Stati Uniti e Unione Europea riguardo alla Groenlandia. «La Cina persegue una politica estera indipendente e pacifica. Intratteniamo scambi amichevoli con altri Paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza», ha affermato.
Come riportato da Renovatio 21, già in passato la Cina ha canzonato apertamente gli USA, come ad esempio durante la disastrosa ritirata da Kabullo nel 2021, che il Dragone prese come monito satirico per Taiwano.
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Immagine da Twitter
Cina
Tutti gli interessi cinesi in Sud America a cui Trump vuole mettere fine
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Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
Il ministero degli Esteri cinese ha condannato l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro, definendoli «egemonici».
«La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’azione contro il suo presidente», ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una dichiarazione rilasciata più tardi nella giornata.
«Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica», ha affermato, chiedendo a Washington di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.
L’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti è avvenuta poche ore dopo la visita di una delegazione cinese in Venezuela, un partner chiave, guidata dall’inviato speciale del presidente Xi Jinping, Qiu Xiaoqi. Pechino non ha rilasciato una dichiarazione sull’incontro, ma Caracas ha affermato che è servito a rafforzare un «mondo multipolare di sviluppo e pace» di fronte alle «misure coercitive unilaterali» occidentali.
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La Cina e la nazione sudamericana, pesantemente sanzionata, hanno mantenuto un’importante «partnership strategica in ogni condizione atmosferica» dal 2023 e hanno firmato un accordo di investimento nel 2024.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti, Pechino ha fatto eco a Mosca e ha condannato il «sequestro forzato» di Maduro e di sua moglie, chiedendone il rilascio.
Come riportato da Renovatio 21, è stato reso noto che poco prima del sequestro il Maduro aveva incontrato alti dignitari della Repubblica Popolare Cinese.
In assenza del leader venezuelano, la Corte Suprema del Paese ha concesso poteri presidenziali alla vicepresidente Delcy Rodriguez.
Poco prima della decisione, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiamato la Rodriguez per esprimere la solidarietà e il sostegno di Mosca alla difesa degli interessi nazionali e della sovranità del Paese da parte del governo venezuelano. Entrambe le parti hanno inoltre espresso l’impegno a consolidare l’accordo bilaterale di partenariato strategico firmato da Mosca e Caracas lo scorso maggio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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