Geopolitica
Trump revoca gli attacchi contro le aziende energetiche iraniane
Il dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha ricevuto l’ordine di sospendere temporaneamente i piani per attacchi militari contro le infrastrutture energetiche iraniane, ha annunciato lunedì il presidente Donald Trump, a seguito di quelli che ha definito negoziati con Teheran.
In un post su Truth Social, Trump ha affermato che le due parti hanno avuto «conversazioni molto positive e produttive» negli ultimi due giorni riguardo a una «risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente».
Il presidente statunitense dichiarato che, sulla base del «tema e del tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive», ha ordinato al Dipartimento della Guerra di «sospendere per cinque giorni qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso».
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Sabato, Trump aveva promesso di «annientare» le infrastrutture energetiche iraniane se Teheran non avesse ripristinato la navigazione nello stretto di Ormuzzo, una via di passaggio cruciale, entro 48 ore.
L’Iran ha mantenuto la via navigabile perlopiù chiusa alla navigazione da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato il loro attacco non provocato contro il Paese alla fine del mese scorso. L’interruzione, unita agli attacchi contro le infrastrutture petrolifere e del gas in tutto il Golfo, ha causato un’impennata dei prezzi globali dell’energia.
Se Teheran non riaprirà lo Stretto, Trump ha minacciato di colpire diverse centrali elettriche iraniane, «iniziando dalla più grande», riferendosi apparentemente alla centrale a gas di Damavand, situata a sud-est di Teheran.
L’inviato statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, si è inoltre rifiutato di escludere potenziali attacchi alla centrale nucleare iraniana di Bushehr, il più grande impianto nucleare della regione. La scorsa settimana, un proiettile ha colpito un’area a poche centinaia di metri dal sito, dopodiché l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha chiesto «la massima moderazione» per prevenire un incidente nucleare.
Il ministero degli Esteri iraniano, tuttavia, ha dichiarato all’agenzia di stampa Mehr che al momento non esiste alcun dialogo tra Teheran e Washington, aggiungendo che le osservazioni di Trump rappresentano un tentativo di «ridurre i prezzi dell’energia e guadagnare tempo per attuare i suoi piani militari».
«L’Iran mantiene la sua posizione, respingendo qualsiasi tipo di negoziato prima del raggiungimento dei suoi obiettivi di guerra», ha dichiarato il ministero, citato dall’agenzia di stampa Sabereen.
L’ambasciata iraniana in Afghanistan ha inoltre affermato che Trump aveva «fatto marcia indietro» dopo il «fermo avvertimento» dell’Iran, il quale aveva dichiarato che avrebbe reagito agli attacchi contro le sue infrastrutture energetiche attaccando centrali elettriche in tutto il Medio Oriente.
In seguito all’annuncio di Trump, il prezzo del petrolio Brent, che era in costante aumento a causa del blocco dello Stretto di Ormuzzo, è sceso di circa il 13%, attestandosi intorno ai 96 dollari al barile. I futures WTI di maggio sono calati di circa il 10%, raggiungendo gli 88 dollari al barile, mentre i futures di giugno sono scesi a 101 dollari.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Lavrov: la Russia è pronta a difendere la Bielorussia dall’Ucraina
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, Tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisivi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraverso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
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