Storia
Storia del Darien Gap, fulcro tra le Americhe tra guerriglia, droga e immigrazione
Il 4 aprile 1928 Daniel McLeod senatore del Michigan aveva presentato alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America un progetto rivoluzionario.
L’idea era quella di costruire una enorme strada che avrebbe messo finalmente in comunicazione le capitali delle tre Americhe. All’unanimità era stato votato favorevolmente uno studio di fattibilità per la costruzione di una highway che avrebbe inizialmente unito gli Stati Uniti d’America al Messico e dai paesi del Centro America fino all’America del Sud.
In aggiunta a questo al prossimo Pan American Congress di Rio de Janeiro nel luglio del 1929 i delegati statunitensi avrebbero sostenuto l’ampliamento dal Canada fino all’Argentina in modo da connettere l’intero continente americano.
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La proposta venne votata favorevolmente con entusiasmo e all’unanimità dalla Camera. Il rapporto rimasto agli archivi da quella giornata a Washington rimarcava anche come l’infrastruttura sarebbe stata talmente d’eccezione che avrebbe permesso, vista la larghezza prevista, l’atterraggio di aeroplani.
Questa particolare capacità avrebbe aperto la strada ai piloti che avrebbero potuto autonomamente percorrere il continente in tutta sua lunghezza utilizzando la strada come supporto sicuro per l’atterraggio Il documento spiega molto bene lo spirito dell’epoca dove l’economia era più forte che mai e che a breve avrebbe sofferto di un enorme contraccolpo con la crisi del ’29.
Durante i successivi vent’anni vennero cominciati i lavori in tutto il continente. La parte dove si ottennero maggiori successi fu il collegamento tra gli States e il Messico dove i tempi di realizzazione vennero mantenuti e i lavori portati a termine.
Negli Stati del centro America si procedeva a rilento ma nonostante alcuni pezzi ritardarono la fine dei lavori il collegamento venne sempre garantito. Già in un articolo del 1953 venivano documentati tutti i miglioramenti e i relativi buchi da riempire per voler rendere praticabile il viaggio da Fairbanks in Alaska alla regione dei laghi in Cile. I tratti da completare erano ancora moltissimi.
Uno di questi in particolar modo al contrario degli altri non venne mai completato. Il tratto di strada che avrebbe dovuto unire Panama alla Colombia, e quindi congiungere l’America centrale con l’America del Sud.
Quel tratto di strada ancora oggi non è mai stato completato. Da Panama City la Panamericana prosegue per qualche centinaio di chilometri fino al villaggio di Yaviza, ultimo centro abitato raggiungibile da una all-weather road prima della giungla primaria.
L’ultimo tratto rimasto da completare, la regione del Darién, o Darién Gap, è un territorio estremamente selvaggio, montagnoso e solcato da innumerevoli tratti d’acqua. La conformazione geografica da sola rende estremamente difficoltoso il progetto e la realizzazione del tratto finale della strada americana. Ma la sua posizione geopolitica, storica, culturale sicuramente apporta un peso ancora maggiore sulla bilancia.
In seguito alla creazione coatta dello stato di Panama da parte degli Stati Uniti d’America ai danni della Colombia, il territorio che ha avuto nel suo grembo il canale più importante del mondo venne sempre mantenuto in costante osservazione da Washington.
La grande paura statunitense che la color line venutasi a creare dopo la conquista del Messico nel 1848 ponendo i confini sul Rio Grande, cedesse e creasse un’esondazione di profughi, rimaneva sempre viva e centrale nei pensieri politici della classe politica americana
Se l’America Centrale, per forza di cose, dovette sempre essere considerata una America più prossima agli States per questioni geografiche e culturali, quella del sud rimaneva più distante. Lo scoglio del Darién per tutte le popolazioni che cercavano rifugio nella federazione a stelle e strisce, rimaneva uno muro naturale molto difficile da superare.
Dagli anni in cui Panama, in seguito al trattato Carter-Torrijos firmato nel 1977, riacquisì una forma di indipendenza sul canale e quindi anche sul suo territorio, il centro America venne scosso da diversi terremoti politici.
Di lì a poco, nel 1981, Omar Torrijos dittatore di Panama, morì in un incidente aereo sulle montagne di Panama. Il potere venne preso dal generale Noriega, proxy della CIA, diplomato nella famosa Scuola delle Americhe che condusse il potere tra scandali di corruzione fino alla sua deposizione forzata da un commando statunitense. I Sandinisti presero il potere in Nicaragua scacciando Somoza dopo un quarantennio di onorato servizio al soldo di Washington.
Roberto D’Aubuisson, collega di Noriega alla Scuola delle Americhe, venne spinto al potere in Salvador con lo scopo di contenere il Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale (FMLN). Compito che svolse con zelante dedizione alla causa e violentissima applicazione concreta alla realtà.
Per controllare i Sandinisti, Bill Casey, direttore della CIA dal 1981 al 1987, organizzò un esercito paramilitare irregolare in Honduras con il nome di contrarrevolucionarios, conosciuti con il nome più famoso di Contras.
Il governo costaricense in seguito alla rivoluzione vittoriosa dei Sandinisti diede appoggio alla creazione di un fronte Sud per arginare la rivoluzione nicaraguense. Il celeberrimo comandante cero, il siciliano di sangue Eden Pastora, ribellatosi ai sandinisti poco dopo la presa del potere, creò in Costarica l’ARDE con l’obiettivo di opporsi politicamente e militarmente. Su tutti loro la il sempre presente pensiero di Cuba dava materiale a Langley per costruire cattedrali di supposizioni.
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Dai primi anni Ottanta in avanti, parallelamente a tutti questi sommovimenti della crosta geopolitica del continente americano, il consumo di cocaina prima e di crack successivamente nel mercato statunitense crebbe a livelli esponenziali. Con esso aumentarono in maniera direttamente proporzionale i voli aerei dalle Ande agli Stati Uniti d’America.
La tratta, dagli air strip andini alle coste meridionali degli States, non era percorribile con un solo viaggio. Da qualche parte, in mezzo tra il punto di partenza e quello di arrivo, qualcuno avrebbe dovuto organizzare forzatamente una sosta per fare rifornimento.
Oggi, il Darién Gap, rappresenta lo snodo principale dell’immigrazione massiva negli USA, aumentata esponenzialmente nell’era Biden. Pur essendo un sito di grande pericolo, a partire dal 2010 il Darién Gap si è trasformato in una delle vie migratorie più frequentate a livello globale, con un flusso di centinaia di migliaia di persone, per lo più provenienti da Haiti e dal Venezuela, dirette verso nord fino al confine tra Messico e Stati Uniti.
Nel 2022, gli attraversamenti registrati sarebbero stati 250.000, un numero nettamente superiore ai 24.000 del 2019. Nel 2023, il dato è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, superando i 520.000 migranti che hanno attraversato Darien.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine dell’autore, 2013
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Occulto
Il vangelo di Sandino. La religione segreta del generale delle Segovias
Nel maggio del 1931, da un accampamento nelle foreste del Río Coco, Augusto César Sandino (1895-1934) scrisse a due luogotenenti una lettera con due istruzioni. La prima era l’ordine di estendere il terrore e continuare a tagliare teste. La seconda era un breve catechismo da leggere alle truppe, secondo il quale l’inferno è il rimorso per gli atti ingiusti e il purgatorio quello per il male commesso senza volerlo. L’esortazione finale invitava i soldati a cercare di essere angeli e non diavoli.
Le due istruzioni appartengono allo stesso sistema di pensiero. Dietro la silhouette con il cappello che oggi compare ovunque in Nicaragua c’era una dottrina religiosa articolata, con una cosmogonia, spiriti reincarnati, un’apocalisse datata e una giustificazione spirituale della violenza.
Sandino negava di avere una religione. Le religioni, sosteneva, appartengono al passato, mentre lui e i suoi uomini erano guidati dalla ragione. Si definiva un comunista razionalista. Distingueva però la religione dalla fede, che descriveva come eternamente infantile e creativa, capace di unire il mondo reale con quello del meraviglioso. Al giornalista basco Ramón de Belausteguigoitia confidò che, se avesse esposto apertamente le sue idee sugli spiriti, la gente lo avrebbe preso per un pazzo o per un ubriacone. Per questo le rivelava per gradi, come nelle società iniziatiche, solo a chi sentiva legato a sé da un’affinità magnetica.

Augusto César Sandino. Immagine CC0 via Wikimedia
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La sua formazione cominciò nel porto petrolifero di Tampico, dove arrivò nel 1923, in un ambiente di anarchici seguaci di Ricardo Flores Magón (1873-1922), comunisti e sindacalisti. Lì frequentò le riunioni dei massoni. A Monterrey fu invitato nella Gran Loggia di Nuevo León, dove venne a conoscenza di una propaggine rivoluzionaria nota come Gran Loggia Bolscevica, composta da operai e ferrovieri, che esponeva uno striscione metà nero e metà rosso, destinato a diventare poi la bandiera di Sandino. Dalla massoneria apprese la fede in un Dio impersonale che sorveglia da lontano i destini umani e l’idea di una dottrina segreta da raggiungere per gradi di illuminazione.
Nello stesso periodo, raccontò, si circondò di un gruppo di amici spiritualisti. Lo spiritualismo messicano univa due correnti. La prima veniva dagli Stati Uniti, dal movimento nato nel 1848 attorno alle sorelle Fox e legato a comunità utopiche, abolizionismo e radicalismo sindacale. La seconda era la predicazione anticlericale e nazionalista di Roque Rojas, detto Padre Elías (1812-1879).
Il suo esponente più noto fu Francisco Madero (1873-1913), che rovesciò Porfirio Díaz credendo in una comunità mistica di vivi e morti capace di guidare l’umanità. Il potere del pensiero trasmesso a distanza si chiamava magnetismo, termine derivato da Franz Anton Mesmer (1734-1815). Da questo ambiente Sandino assorbì la comunicazione con i defunti, la reincarnazione, la profezia e la lotta tra spiriti della luce e delle tenebre. Secondo quanto riferito dal padre, a Tampico si avvicinò anche alla teosofia e agli insegnamenti di Zoroastro.
Il passaggio decisivo avvenne durante il secondo soggiorno in Messico, nel 1929-1930. Confinato dal governo di Emilio Portes Gil (1890-1978) nello Yucatán e privo dell’appoggio del Comintern, Sandino divenne Maestro Massone a Mérida e frequentò a Progreso la cattedra della Escuela Magnético-Espiritual de la Comuna Universal. Un giornalista americano riferì che viveva all’ultimo piano di un palazzo, con i suoi uomini di guardia all’ingresso, dedicandosi allo studio delle ottocento pagine della Filosofía austera racional del fondatore, Joaquín Trincado (1866-1935), che Sandino considerava il Grande Maestro della Cosmogonia.
Trincado era un elettricista basco emigrato a Buenos Aires nel 1906, tra i primi a introdurvi la lampadina. Da Allan Kardec (1804-1869) aveva ripreso l’idea che le manifestazioni degli spiriti fossero fenomeni elettromagnetici e che la Terra fosse un mondo di purificazione abitato da spiriti esiliati. Respingeva però religioni, massoneria e teosofia come residui di culto. Fondò la scuola il 20 settembre 1911, anniversario della presa di Roma, e da quella data fece iniziare il calendario della Nuova Era. Predicava una comune universale anarco-comunista e organizzava la scuola per gradi, con giuramento di fedeltà e fiduciari locali, i celadores, dipendenti dalla sede centrale di Buenos Aires.
I lavori di Donald Hodges, Sandino’s Communism, e di Alexander Navarro-Génie, Augusto César Sandino. Messiah of Light and Truth, ricostruiscono la cosmogonia che Sandino ne ricavò. All’origine c’era l’etere, preceduto dall’Amore eterno, cioè Dio, che aveva una figlia, la Giustizia Divina, fonte d’ispirazione del suo esercito. La Terra era una colonia penale cosmica in cui erano stati esiliati gli spiriti degli antichi abitanti di Nettuno. In seguito erano arrivati Adamo, Eva e altri ventisette spiriti missionari, che si reincarnavano per redimere l’umanità. Cristo era stato Giacobbe e Adamo, la Vergine Maria era stata Eva, San Paolo era stato Mosè. Gesù non era il figlio di Dio ma uno spirito missionario, un comunista e un rivoluzionario in lotta contro i banchieri di Gerusalemme. I banchieri di Wall Street, secondo Sandino, discendevano dal Vitello d’Oro e custodivano nei loro caveau i trenta denari di Giuda.
Sandino sosteneva che i ventinove spiriti militassero nel suo esercito e che sua moglie Blanca Arauz (1909-1933) fosse stata la Vergine Maria. Interpretò come un segno il suo ingresso a Jinotega nel maggio 1927 alla testa di ventinove cavalieri, di cui si considerava non uno dei membri ma il comandante. Secondo Navarro-Génie, ciò equivaleva a identificarsi con la Giustizia Divina. Al proprio nome aggiunse quello di César.
Era vegetariano, non beveva e non fumava, praticava lo yoga e lunghe meditazioni. Si diceva chiaroveggente, capace di comunicare con onde magnetiche. I sogni gli rivelavano i movimenti dei marines e il ricettacolo dei suoi poteri era la parte posteriore della testa. Considerava le Segovias un centro mondiale di attività spirituale, dove l’altitudine avvicinava a Dio. I suoi soldati, volontari senza paga, riferirono di aver visto un doppio arcobaleno sopra la sua testa e lo interpretarono come un’aureola, mentre le contadine raccoglievano oggetti da lui toccati come reliquie. Belausteguigoitia scrisse che Sandino aveva creato nel suo esercito una sorta di setta religiosa.

Fotografia del rivoluzionario nicaraguense Augusto César Sandino anteriore al 1934, ritoccata digitalmente. Immagine CC0 via Wikimedia
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Il 15 febbraio 1931 la dottrina divenne pubblica con il Manifiesto Luz y Verdad. Vi si annunciava che la Terra aveva completato la sua rigenerazione, che gli spiriti refrattari alla legge divina sarebbero stati trasferiti su pianeti meno evoluti e che il regno della perfezione sarebbe arrivato nel 2000. Le trombe dell’Apocalisse sarebbero state quelle di guerra dei popoli oppressi, e l’unica cosa destinata ad affondare era l’ingiustizia. Il giudizio sarebbe cominciato in Nicaragua, scelto dalla Giustizia Divina.
Navarro-Génie individua due fasi nella violenza dell’esercito sandinista. Prima del 1930 i guerriglieri combattevano in nome della patria, della razza e della classe, dopo in nome di una trasformazione del cosmo. Prima si consideravano dalla parte degli angeli, poi si consideravano essi stessi angeli. Il sigillo di Sandino raffigurava un machete, e i ragazzi incaricati di finire i feriti sui campi di battaglia erano chiamati el coro de ángeles.
La Giustizia Divina, scriveva Sandino, quando è trattenuta dal male si trasforma in energia elettrica che lo dissolve. Ripeteva spesso che gli spiriti combattono incarnati o non incarnati. Le tattiche dei due eserciti erano simili, ma i suoi uomini erano protetti dagli spiriti della luce e la Casa Bianca da quelli delle tenebre. Poiché lo spirito sopravvive sempre, l’esecuzione di un uomo malvagio poteva essere intesa come una sua liberazione. Sandino scrisse che rivoluzione è sinonimo di purificazione.
Secondo Navarro-Génie, la svolta millenarista coincise con il mancato successo militare contro i marines dopo il ritorno dal Messico. Anche la separazione dal comunista Farabundo Martí (1893-1932) passò per la scuola. Nell’aprile 1930 Sandino scrisse alla cattedra di Progreso che tutto si era svolto come gli era stato spiegato in anticipo.
Nel 1932 Trincado lo nominò fiduciario per il Nicaragua, il quarantanovesimo celador. Dopo la pace del 1933 con il presidente Juan Bautista Sacasa (1874-1946), Sandino chiese un dipartimento autonomo da chiamare Luz y Verdad e fondò a Wiwilí una cooperativa agricola che adottò il motto della scuola, Siempre más allá, al posto di Patria libre o morir. Vi sventolava la bandiera dell’Internazionale di Trincado accanto a quella rossonera, ma non quella del Nicaragua.
Seguendo Los cinco amores di Trincado, la cooperativa doveva essere il primo di cinque cerchi concentrici, cioè famiglia, amici, regione, nazione e universo, destinati ad allargarsi fino a una confederazione mondiale. Poco dopo gli accordi Sandino confidò al biografo José Román di aspettarsi di essere ucciso per quelle idee, e non dai marines.
Il 21 febbraio 1934 la Guardia Nacional di Anastasio Somoza García (1896-1956) lo fucilò a tradimento a Managua, e poco dopo distrusse la comune di Wiwilí.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: Marine americani con la bandiera di Sandino, Nicaragua, 1932.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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I grandi maestri spadaccini del Giappone medievale dell’era samuraia

Illustrazione della lotta Tsukahara Bokuden sul lago Biwa. Periodo Edo o Meiji. Immagine CCo via Wikimedia

Statua che celebra il duello tra Musashi e Kojiro a Ganryujima. immafi Roninjapanwiki via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Stampa xilografica, oban tate-e (1845-1846). Araki Mataemon, il fondatore della linea Edo dell’arte marziale Yagyu Shingan-ryu, è ritratto mentre esamina la sua spada. British Museum, Londra. Immagine CC0 via Wikimedia

Torneo di Iaido, 2012. Immagine Mr.Takahashi via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Toshiro Mifune nel 1961. Immagine CC0 via Wikimedia
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