Droga
Droga, mafia e rivoluzione: storia e geopolitica tra Stati Uniti e Cuba
La conquista del Messico nel 1848 e la definizione dei confini del nord lasciò campo aperto alla fantasia speculativa del sogno americano verso l’intero continente, ma anche e soprattutto verso l’America Latina. Esistevano ancora alcune realtà in mano a potenze europee come, per esempio, l’Honduras britannico o l’isola di Cuba, ma nel breve arco di alcuni decenni Washington avrebbe una volta per tutte ribadito che le terre del continente non intendevano accettare alcun padrone che non fosse americano.
La manifesta incapacità spagnola di continuare a gestire i propri possedimenti spianò la strada a Washington nella sua volontà di ergersi a potenza imperiale, al pari della ristretta cerchia europea. Quando, a inizio 1898, fu affondata la corazzata USS Maine, inviata in seguito alla rivolta cubana contro la Spagna, il presidente americano McKinley si convinse a intervenire militarmente.
La guerra fu rapida e si estese presto alle altre colonie spagnole. Nel dicembre dello stesso anno, Spagna e Stati Uniti siglavano il Trattato di Parigi, in cui venivano trasferite al controllo statunitense le Filippine, il Portorico e l’Isola di Guam. Successivamente, quando il senato americano approvò il trattato, denominò legalmente le nuove annessioni come territori incorporati, i cui abitanti non avevano diritto di diventare cittadini dell’unione. I nuovi territori acquisiti diventavano in questo modo ufficialmente parte degli Stati Uniti, a differenza dei suoi abitanti che, come accaduto con il Messico esattamente cinquant’anni prima, venivano mantenuti separati dagli statunitensi.
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Il Trattato di Parigi, invece, aveva garantito a Cuba l’indipendenza non consentendone l’annessione agli Stati Uniti. Cuba rappresentava un crocevia importante per la geopolitica statunitense. La sua posizione strategica permetteva di controllare gli stretti di mare all’ingresso del Golfo del Messico, affacciandosi sulle rotte marittime più importanti per gli Stati Uniti, a maggior ragione in seguito all’eventualità della costruzione del canale di Panama.
La volontà americana di mantenere un controllo sull’isola caraibica portò alla creazione di un emendamento militare che vincolava il ritiro dei soldati a precise condizioni: impossibilità per Cuba di allearsi con altre nazioni, contrarre un debito pubblico superiore alle entrate statali, concessione di una base navale agli Stati Uniti, diritto di intervento degli Stati Uniti per preservare l’indipendenza dell’isola e del suo governo allo scopo di garantire la protezione della vita, della proprietà e della libertà individuale.
Nonostante le grandi proteste dei leader cubani per questa palese limitazione politica, nel 1901 l’emendamento venne incorporato nella Costituzione dell’isola caraibica e due anni più tardi fu usato come base dell’accordo bilaterale ratificato dai due Paesi.
Successivamente alla proclamazione della Repubblica cubana vi fu un’ondata di nuovi coloni e affaristi statunitensi tanto che per il 1905 il 60% delle terre dell’isola passò in mano a proprietari non cubani. Con la fine della Seconda guerra mondiale, Lucky Luciano organizzò all’Havana nell’ottobre 1946 un incontro tra i più importanti malavitosi statunitensi dell’epoca.
Lo scopo della riunione era di ricostruire il controllo sul traffico di stupefacenti americano dopo la forzata assenza durante la guerra. L’isola divenne sempre più lo snodo fondamentale per il traffico di droga diretto verso gli Stati Uniti e parallelamente un rinomato centro turistico ricco di hotel di lusso e casinò di proprietà della malavita organizzata.
Nel 1960 Kennedy fu eletto alla presidenza e l’America Latina fu subito individuata come teatro principale in cui era necessario intervenire contro la diffusione del comunismo e per realizzare concretamente le idee dei teorici della modernizzazione. La rivoluzione capitanata da Fidel Castro fu il primo grande campanello d’allarme nel proprio «giardino di casa».
Il rischio, secondo il segretario di Stato nei due mandati di Eisenhower, John Foster Dulles, era che l’egemonia statunitense nell’America Latina venisse per la prima volta apertamente sfidata. Il lento e inevitabile scivolamento diplomatico di Castro verso l’Unione Sovietica, un movimento oscillatorio mosso dall’inasprimento progressivo dei rapporti con gli Stati Uniti, divenne l’inesorabile destino dell’isola. L’improvvisa apparizione sovietica all’interno del giardino di casa, cinquant’anni dopo la vittoria sulla Spagna e il Trattato di Hay-Pauncefote, fece sentire il dorato isolamento americano pericolosamente violato.
Fidel Castro, una volta raggiunto il potere sull’isola, reinstaurò la costituzione del 1940, considerata una delle più progressiste del tempo, che sarebbe andata a sostituire definitivamente quella voluta dagli americani nel 1901. Nonostante Castro si fosse rivolto inizialmente agli Stati Uniti, non incontrò un accordo con John Foster Dulles e finì per accettare giocoforza le offerte arrivate da Mosca.
Alla data del 24 ottobre del 1961 Castro aveva già nazionalizzato, in tre momenti diversi, le raffinerie della Texaco, Shell ed Esso, tutte le banche americane, le società di proprietà statunitense sull’isola, tra cui i vari casinò ed alberghi.
I rapporti diplomatici si interruppero e gli USA continuarono ad alzare la pressione contro i rivoluzionari attraverso un embargo parziale e con operazioni clandestine, la più importante delle quali fu la vicenda della Baia dei Porci, organizzata allo scopo di rovesciare la dittatura di Castro a Cuba. L’operazione militare, già pianificata dal governo Eisenhower e dal capo della CIA Allen Dulles, si trovò in rampa di lancio proprio a cavallo delle elezioni vinte dal democratico Kennedy. Il neoeletto presidente diede il suo assenso all’azione.
L’Intelligence americana si prodigò nel trovare una soluzione sostenendo una manovra militare messa in atto da esuli cubani anticastristi, finanziata e organizzata dagli Stati Uniti. Somoza, alleato principe per la causa anticomunista a stelle e strisce nel continente, si rese immediatamente disponibile e fornì immediato supporto, offrendo la base logistica da cui sarebbero partiti i gruppi paramilitari. Nessun luogo avrebbe potuto offrire miglior postazione strategica che la città di Puerto Cabezas nel Nord della costa atlantica nicaraguense. La sua posizione defilata, inserita in un territorio remoto e poco abitato, e la presenza di una pista d’atterraggio e di una banchina portuale, seppur malconce, creavano la perfetta skyline per farne la base di lancio dell’operazione denominata Happy Valley.
La vicenda della baia dei Porci terminò con un risultato disastroso per il governo Kennedy. La totale disfatta della spedizione, oltre a non sortire l’effetto desiderato, contribuì a incrinare l’immagine vincente degli Stati Uniti. L’inerzia dei rapporti si trascinò fino all’apice della crisi dei missili di Cuba dove venne sfiorata la catastrofe nucleare.
Kennedy e Chruščёv trovarono infine un compromesso nello smantellamento dei missili nell’isola caraibica (ma non per la base americana di Guantanamo) e segretamente per le basi americane in Turchia e in Italia.
La formazione dell’esercito irregolare di cubani anticastristi che da quel momento vennero utilizzati nella guerra segreta per l’uccisione del Líder Máximo Fidel Castro e di alti esponenti del governo rivoluzionario caraibico porto anche un’altra conseguenza. Come scrive Doug Valentine in The Strenght of the Pack, già con l’Office of Strategic Service, antenato della CIA, vennero utilizzati diversi drug smugglers come assassini, spie e corrieri.
La cosiddetta Cuban Brigade, forte di un numero di oltre 1400 esuli, venne utilizzata dagli anni Sessanta in avanti per portare avanti ogni forma di operazione coperta. In cambio soprattutto dell’attività di sicari, inviati ovunque ve ne fosse bisogno, i membri di questo gruppo paramilitare beneficiavano di un rapporto privilegiato con i servizi americani. Grazie alla loro fedeltà alla causa anticomunista godettero di uno speciale cono d’ombra sulle loro attività parallele di organizzazione del narcotraffico soprattutto verso l’immenso, e mai sazio, mercato statunitense.
Nel 1980, poi, Castro liberò le prigioni e un’ondata di nuovi esuli cubani anticastristi esondò verso la Florida a riempire le fila delle brigate. Parallelamente alle attività pro-rivoluzionarie dei cubani castristi in America Latina, alla rivoluzione sandinista, alla mobilitazione del Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale (FMLN) in El Salvador, alla formazione dei Contras, alla gestione di Panama di Torrijos prima e di Noriega poi, la ricerca di fondi, più o meno leciti, era costante.
Come conseguenza di questi anni febbrili, l’afflusso di cocaina verso gli Stati Uniti negli anni Ottanta del Novecento raggiunse picchi mai visti prima.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Alimentazione
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Droga
Il primato umbro dell’eroina
Un altro triste primato per la piccola Umbria. Come riportato dalla testata locale Umbria24, attualmente Terni risulta la città italiana con il consumo più elevato di eroina.
In un tempo non troppo lontano Perugia fu etichettata come «capitale della droga» con 5 dosi al giorno ogni 1000 abitanti (dati riportati da PerugiaToday nel 2012), ma ora i ternani – che vivono la rivalità calcistica con il capoluogo di regione – hanno vinto questa tristissima gara.
All’inizio del secondo decennio degli anni Duemila, il capoluogo del cuore verde d’Italia era tra le città europee con il maggior numero di morti per droga con 800 tossicodipendenti in cura al SERTe 6 mila dosi giornaliere vendute tra le mura della città creando un giro di affari vicino ai 40 milioni di euro annui. Perugia in questi ultimi quindici anni ha cambiato rotta, vuoi anche per l’inaspettato cambio di amministrazione di destra «bluette» che forse, con politiche più mirate e decise, ha arginato il problema per quanto possibile, nei suoi due mandati conclusi ormai due anni fa a favore della «rossa» Ferdinandi.
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Il processo per giungere a tali conclusioni è ben spiegato dalla testata locale: «La metodologia dell’epidemiologia delle acque reflue viene utilizzata per monitorare il consumo delle principali sostanze stupefacenti nella popolazione italiana e per individuare l’emergere di nuove sostanze psicoattive. Si basa sull’analisi dei residui metabolici delle sostanze nelle acque reflue urbane che confluiscono negli impianti di depurazione e consente di stimare quali e quante sostanze vengono complessivamente assunte dalla popolazione servita dai depuratori sottoposti a monitoraggio».
La droga è una piaga che fende longitudinalmente le generazioni, ma è ovvio che desti più preoccupazione quando sono i giovani a cadere in questa nefasta dipendenza. Scorrendo i dati ufficiali del Governo, si evince che nel 2025 oltre 950mila studenti tra i 15 e i 19 anni (39%) riferiscono di aver consumato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della vita; 640mila (26%) lo hanno fatto nell’ultimo anno.
I dati emersi da questi monitoraggi tracciano un quadro che richiede una forte attenzione di istituzioni e famiglie; proprio queste ultime dovrebbero rappresentare la prima barriera e la prima sicurezza per evitare che i nostri ragazzi cadano nella trappola delle droghe.
Il report governativo ci dice che: «I consumi medi nazionali, espressi in dosi riferite a 1.000 persone al giorno, risultano in diminuzione per cannabis (circa 45 dosi/giorno/1.000 persone rispetto alle 51-52 degli anni precedenti) e per eroina (0,3 dosi/giorno/1.000 persone), mentre rimangono costanti per cocaina (circa 11 dosi/giorno/1.000 persone) e metamfetamina (circa 0,16 dosi/ giorno/1.000 persone). Si riscontra un progressivo aumento del consumo di ecstasy (da 0,06 a 0,17 dosi/giorno/1.000 persone) e per la prima volta si rileva un aumento del consumo di amfetamina (da 0,02 a 0,11 dosi/giorno/1.000 persone).
La sostanza maggiormente utilizzata nel 2025 si conferma la cannabis con consumi variabili e compresi tra 10 dosi e 97-98 dosi a Bologna e Torino. La sottovalutazione del problema e il pressapochismo con cui si analizzano i danni delle droghe cosiddette leggere sono una criticità da non prendere sottogamba. Come riportato da Renovatio 21, numerosi studi oltreoceano dimostrano che la marijuana può avere un impatto deleterio sullo sviluppo cognitivo negli adolescenti, compromettendo la funzione esecutiva, la velocità di elaborazione, la memoria, l’attenzione e la concentrazione.
C’è da aggiungere che secondo un recente studio, gli adolescenti che consumano cannabis presentano il doppio del rischio di sviluppare disturbi psicotici e bipolari.
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La seconda sostanza maggiormente rilevata è la cocaina. Anche in questo caso, i consumi sono molto variabili con estremi da 2-3 dosi (Vibo Valentia, Trapani e Salerno) a 27 dosi a Venezia. Il consumo di cocaina rimane in costante e preoccupante aumento considerando anche che la produzione mondiale di «polvere bianca» ha raggiunto un nuovo record nel 2023, accompagnata da un’impennata dei sequestri, un numero crescente di consumatori e un aumento dei decessi, come ha affermato l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC).
Il consumo di eroina appare in diminuzione in tutte le città monitorate e risulta molto ridotto rispetto agli anni precedenti. Il consumo è sempre inferiore a 1 dose/ giorno/1.000 persone, mentre nel biennio 2020-2022 si osservavano consumi fino a 8 dosi. Come osservato negli studi precedenti, i consumi più elevati si rilevano in alcune città dell’Italia centrale, in particolare Terni (0,98 dosi) e Firenze (0,8 dosi)».
L’assuefazione da eroina non è più una piaga sociale massiva come molti anni fa, ma desta comunque preoccupazione; un amico farmacista mi diceva candidamente che la vendita di siringhe a persone tra i trenta e i cinquant’anni gli suscitava stupore, in quanto erano consumatori abituali di eroina non per cercare lo sballo, ma semplicemente per affrontare una giornata di lavoro.
La dipendenza da sostanze stupefacenti è un dramma che mina il nostro tessuto socio-economico e, purtroppo, causa spesso la morte del tossicodipendente. Anche se le morti sono in calo rispetto a decenni fa, il fenomeno non va certamente sottovalutato. «I decessi per intossicazione acuta da sostanze stupefacenti (rilevati dalle Forze di Polizia su base indiziaria) nel 2025 sono stati 249», riporta il sito del Governo, «un valore sostanzialmente in continuità con quello osservato negli ultimi tre anni. Nel complesso, i casi di mortalità per intossicazione acuta dal 1973 a oggi hanno raggiunto quota 27.456: dopo livelli particolarmente elevati osservati fino agli anni Novanta, si è registrato, a partire dagli anni Duemila, una progressiva e graduale riduzione».
Non ci sono solo i pericoli delle droghe illegali. Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 quasi 300 mila ragazzini hanno assunto psicofarmaci senza ricetta, con un record assoluto in Toscana. La maggior parte dei consumatori è di sesso femminile. Uno studio del CNR riporta che il 10,8% della popolazione tra i 15 e i 19 anni consuma psicofarmaci per «uso ricreativo».
Non si tratta, quindi, di droghe da prescrizione usate per curare disturbi emotivi, ma di veri e propri «psicofarmaci dello sballo» spesso miscelati appositamente con altre droghe o con l’alcol per ampliarne l’effetto stupefacente: benzodiazepine, cannabis, energy drink, sono ingredienti di «cocktail» psicoattivi di cui i farmaci da farmacia sono un elemento fondamentale.
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Leggendo la Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia notiamo proprio che «L’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica (SPM) mostra un quadro in crescita negli ultimi anni. Oltre 470mila studenti (19%) ne hanno fatto uso almeno una volta nella vita e 280mila (11%) nell’ultimo anno; per circa 65mila (2,5%) si tratta di un consumo frequente (almeno 10 volte nel mese). Dopo il picco del 2024, i consumi nella vita e nell’anno registrano una lieve flessione, mentre il consumo frequente continua, seppur di poco, ad aumentare».
Il mercato e l’offerta che questi criminali propongono ai nostri ragazzi è sempre in continua evoluzione. In Asia c’è un nuovo sballo che si chiama «olio spaziale» perché la sensazione che provoca è di essere mandati in orbita. Si tratta di una sostanza il cui ingrediente base è un anestetico, l’etomidato, che viene assunto tramite le sigarette elettroniche. Sempre più popolare tra i giovanissimi di Hong Kong, ma anche della Cina continentale e di Taiwan.
Il mercato della droga pare non conoscere soste e parrebbe difficile da eradicare: tuttavia, l’indifferenza dei cittadini e l’istigazione di forze sociopolitiche liberali e progressiste non possono che aggravare sempre più il fenomeno.
Francesco Rondolini
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droga
Mosca: l’Ucraina è a letto con i signori della droga messicani
A militant wearing the insignia of Mexico’s notorious Gulf Cartel (CDG) has been filmed in the state of Tamaulipas carrying a US-made anti-tank Javelin missile launcher, thousands of which were sent to Ukraine by the Pentagon over the last year.
Footage filmed in Matamoros on… pic.twitter.com/5UMQ4ONDOy — Mats Nilsson (@mazzenilsson) June 2, 2023
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