Nucleare
Stati Uniti e Russia negoziano un nuovo accordo START
Mosca e Washington stanno negoziando un’intesa per prorogare il Nuovo trattato START sul controllo delle armi nucleari strategiche, ha riferito giovedì Axios citando tre fonti informate sulla questione. Il trattato è scaduto ufficialmente il 5 febbraio.
Siglato nel 2010, l’accordo stabilisce limiti al numero di testate nucleari strategiche e di vettori dispiegabili, oltre a prevedere meccanismi di verifica e monitoraggio reciproco degli arsenali russo e statunitense. La sua scadenza originaria era fissata per il 2021, ma era già stata prolungata di cinque anni in quell’occasione.
Secondo la testata statunitense Axios, il genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner, e l’inviato speciale Steve Witkoff hanno discusso della questione con la delegazione russa a margine dei colloqui di pace sull’Ucraina tenutisi ad Abu Dhabi. «Abbiamo concordato con la Russia di procedere in buona fede e di avviare un confronto sulle modalità di aggiornamento», ha dichiarato un funzionario statunitense all’agenzia. Un’altra fonte ha aggiunto che le parti si sono impegnate a rispettare i termini del trattato per almeno altri sei mesi, mentre proseguono i negoziati su un possibile nuovo accordo.
Giovedì mattina il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che Mosca aveva proposto di mantenere in vigore le disposizioni del trattato per un ulteriore anno, ma che tale proposta «non ha ricevuto risposta». La Russia, ha sottolineato Peskov, «manterrà un approccio responsabile e prudente nel campo della stabilità strategica e delle armi nucleari», pur restando «guidata principalmente dai propri interessi nazionali».
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L’ONU ha definito la scadenza del trattato «un momento grave per la pace e la sicurezza internazionale». Il segretario generale António Guterres ha avvertito che «il rischio di impiego di un’arma nucleare è oggi il più alto degli ultimi decenni», esortando Mosca e Washington a negoziare con urgenza un nuovo quadro di controllo degli armamenti.
In precedenza il presidente russo Vladimir Putin aveva proposto al suo omologo statunitense Donald Trump una proroga di un anno del trattato, ma Trump aveva replicato di preferire un accordo «migliore» che includesse anche la Cina.
Giovedì Peskov ha precisato che Pechino considera «inutile» partecipare ai negoziati su un nuovo trattato, dato che il proprio arsenale nucleare non è paragonabile per dimensioni e caratteristiche a quello di Russia e Stati Uniti. «Rispettiamo questa posizione», ha concluso il portavoce del Cremlino.
Come riportato da Renovatio 21, la scadenza dello START aveva stimolato i commenti di Demetrio Medvedev, che aveva siglato l’accordo con Obama a Praga nel 2010. «Se non riceveremo dettagli specifici da Washington, procederemo in base alle reali misure adottate dagli americani», ha affermato. «La Russia è pronta a qualsiasi sviluppo degli eventi» e risponderà «prontamente e con fermezza» a qualsiasi nuova minaccia alla sua sicurezza grazie ai nuovi sistemi d’arma Oreshnik, Burevestnik e Poseidon, ha sottolineato l’ex vertice del Cremlino.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Nucleare
La Romania chiude la sua unica centrale nucleare
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Nucleare
Stati Uniti e Israele concordano sulla rimozione del materiale nucleare da un sito segreto in Siria
Stati Uniti e Israele hanno trovato un’intesa con Damasco per prelevare materiale nucleare da un impianto clandestino in Siria. Lo riporta la testata Axios, sulla base di dichiarazioni di funzionari americani e israeliani.
La testata riferisce che all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sarà permesso di entrare nella zona, chiamata «Sito 99», per ritirare i resti del reattore siriano di Al-Kibar, distrutto da un attacco aereo israeliano nel 2007.
Alcune fonti indicano che nel luogo si troverebbe yellowcake, una polvere di uranio arricchito che può essere convertita in combustibile nucleare. Anche se questa sostanza non è direttamente impiegabile per realizzare un’arma atomica, potrebbe essere sparsa con esplosivi ordinari, provocando una contaminazione radioattiva, nella forma nota come bomba sporca, minacciata tante volte anche nel teatro bellico ucraino.
Secondo certe informazioni, Israele avrebbe colpito gli accessi del sito poco dopo che una coalizione di formazioni ribelli appoggiate dagli Stati Uniti aveva preso il controllo di Damasco nel dicembre 2024, deponendo il presidente siriano Bashar al-Assad. Un funzionario israeliano ha detto ad Axios che Tel Aviv aveva minacciato di bombardare di nuovo l’area qualora il materiale nucleare non fosse stato allontanato o se fossero emersi indizi di un tentativo siriano di raggiungerlo.
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Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, già comandante jihadista in passato ricercato dagli Stati Uniti con il nome di Abu Mohammad al-Jolani, sta tentando di rafforzare i legami del Paese con l’Occidente e di ottenere aiuti internazionali per una Siria ancora segnata dalla guerra civile iniziata nel 2011. Il mese scorso ha reso noto di essere impegnato in un’intesa di sicurezza con Israele, che dal 2024 controlla porzioni della Siria sud-occidentale, ampliando la propria presenza oltre le alture del Golan occupate dal 1967.
Il reattore nucleare di Al-Kibar era stato attaccato da aerei israeliani ancora il 6 settembre 2007 durante la cosiddetta operazione Orchard («frutteto»).
Lo Stato Ebraico aveva pianificato e realizzato il raid dopo aver ottenuto informazioni di Intelligence secondo cui la Siria stava sviluppando capacità nucleari con il supporto della Corea del Nord. Gli aerei da combattimento israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano e distrutto la struttura prima che il reattore potesse diventare operativo. Per garantire il successo della missione e limitare la reazione avversaria, le forze israeliane hanno anche neutralizzato temporaneamente i sistemi di difesa radar della Siria.
Il governo di Damasco ha inizialmente negato la natura militare o nucleare del sito bombardato. L’episodio è rimasto a lungo avvolto nel riserbo ufficiale da parte di Israele, che ha ammesso formalmente la responsabilità dell’attacco soltanto diversi anni più tardi.
L’operazione Frutteto ha bloccato sul nascere il programma atomico siriano ed è considerata un importante precedente strategico nell’ambito della dottrina di sicurezza israeliana contro la proliferazione nucleare nella regione.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
Nucleare
Il Pentagono sta elaborando una strategia nucleare in vista di una potenziale guerra con Russia e Cina
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