Storia
Sondaggio: solo la metà dei giovani adulti statunitensi crede che l’Olocausto sia avvenuto
La metà degli adulti statunitensi sotto i 30 anni crede che l’Olocausto ebraico perpetrato dalla Germania nazista sia un mito o non è sicuro che sia realmente accaduto, ha rivelato un nuovo sondaggio dell’Economist/YouGov.
Il sondaggio, pubblicato venerdì, ha rilevato che un americano su cinque tra i 18 e i 29 anni è d’accordo con l’affermazione che «l’Olocausto è una leggenda», mentre il 23% ritiene che sia stato esagerato. Un ulteriore 30% non è sicuro, mentre il 51% degli intervistati non è d’accordo con l’affermazione.
Nel complesso, secondo il sondaggio, il 7% degli americani nega che l’Olocausto sia reale, mentre il 16% non ne è del tutto convinto. Le risposte sono state nettamente divise per età, con solo il 2% degli intervistati di età compresa tra 45 e 64 anni e meno dell’1% di quelli di età pari o superiore a 65 anni che affermano che l’Olocausto non è avvenuto.
Gli americani sono divisi sulla questione anche in base alla razza, con la negazione dell’Olocausto e i dubbi più del doppio tra i neri e gli ispanici rispetto ai bianchi. Mentre il 13% dei neri e il 12% degli ispanici affermano che il genocidio ebraico è un mito, solo il 5% dei bianchi è d’accordo con questa affermazione.
Il senatore statunitense Steve Daines, repubblicano del Montana, ha affermato che i risultati del sondaggio non dovrebbero sorprendere sulla scia delle testimonianze del Congresso di questa settimana in cui i presidenti di tre università d’élite si sono rifiutati di affermare che invocare un genocidio ebraico violerebbe i loro codici di condotta.
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L’Olocausto «ha scandagliato le profondità del male e non si dovrebbe mai permettere che accada di nuovo», ha detto il senatore montaniano. «Il Congresso deve ritenere gli educatori responsabili per garantire che ciò non accada».
I risultati del sondaggio arrivano in un momento in cui le tensioni sulla guerra tra Israele e Hamas stanno, secondo quanto riferito, innescando crescenti atti di molestie e violenze contro ebrei e musulmani negli Stati Uniti. Gli studenti ebrei delle principali università, come la Columbia e la Cornell, hanno affermato di sentirsi insicuri poiché alcuni manifestanti nei loro campus elogiano gli attacchi terroristici di Hamas e chiedono l’eliminazione di Israele.
Il conflitto a Gaza ha messo anche il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sul filo del rasoio politico mentre cerca di mostrare un forte sostegno a Israele senza alienare gli elettori filo-palestinesi del Partito Democratico. Un sondaggio dell’Associated Press-NORC del mese scorso ha mostrato che quasi la metà dei democratici non è d’accordo con la gestione della crisi da parte di Biden.
Tra coloro che hanno criticato il leader del proprio partito, il 58% ha affermato che non stava sostenendo abbastanza i palestinesi, mentre il 13% ha affermato che non stava sostenendo abbastanza Israele.
Quasi 18.000 palestinesi sono stati uccisi dall’inizio della guerra, due mesi fa. Circa 1.200 persone sono state uccise quando i combattenti di Hamas hanno lanciato attacchi a sorpresa contro i villaggi nel sud di Israele il 7 ottobre, innescando il conflitto.
Il sondaggio dell’Economist/YouGov ha mostrato che il 10% dei democratici crede che l’Olocausto sia un mito, il doppio della percentuale tra gli elettori repubblicani.
L’indagine ha rilevato un divario ancora più netto tra i residenti delle grandi città e delle aree rurali. Mentre il 14% degli americani urbani afferma che l’Olocausto non è realmente accaduto, solo il 3% degli intervistati delle comunità rurali è d’accordo con tale affermazione.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Storia
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Politica
Uomo replica il cancello di Auschwitz: arrestato
La polizia tedesca ha arrestato un uomo sospettato di aver eretto strutture a tema nazista nei pressi della città di Eggenfelden. Lo riporta la stampa locale.
Nel giro di un mese, in città sono comparse due strutture in legno recanti simboli nazisti. Alla fine di marzo, una grande replica dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, completa del famigerato slogan «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), è stata collocata davanti all’ufficio delle imposte locale. Presentava diverse svastiche, con la «B» dell’iscrizione capovolta, a imitazione dell’originale.
Creata nel 1940 dal fabbro polacco Jan Liwacz, sulla scritta la lettera «B» nel termine «Arbeit» fu infatti saldata al contrario, interpretata da alcuni come un atto di resistenza silenziosa. La scritta comparve per la prima volta nel 1933 nel campo di concentramento Dachau, dove – anche se oggi ciò è per qualche ragione dimenticato – fu internato un gran numero di clerici cattolici, come testimoniato nel libro, un tempo noto ma ora andato in oblio Christus in Dachau (1957).
La Polizei ha avviato un’indagine dopo il ritrovamento della ignominiosa scritta che ricorda la tragedia ebraico-eurotedesca.
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Una seconda installazione è apparsa il 13 aprile: una struttura nera simile a un camino, che ricorda un forno crematorio, con la scritta «Zyklon B» e contrassegnata da rune delle SS, collocata in un parcheggio riservato ai disabili all’esterno dello stesso edificio. Lo Zyklon B era un agente fumigante a base di acido cianidrico, utilizzato originariamente come insetticida e tristemente noto come il gas letale impiegato dalla Germania Nazista per lo sterminio di oltre un milione di ebrei, principalmente nei campi di Auschwitz e Majdanek. La sostanza fu inventata da Fritz Haber (1868–1934), chimico di padre ebreo, allievo del professor Robert Bunsen (quello del fornelletto), vinse nel 2018 il premio Nobel per il processo di sintesi dell’ammoniaca ed è considerato come il padre delle armi chimiche.
Il quotidiano Passauer Neue Presse ha riferito venerdì che il sospettato è un cittadino polacco di 33 anni residente in Baviera. È stato arrestato giorni dopo il secondo episodio, quando gli investigatori hanno confrontato le sue impronte digitali con quelle rinvenute sull’edificio.
Ulteriori simboli hitleristi sarebbero stati rinvenuti nel suo appartamento. È accusato di incitamento all’odio e di utilizzo di simboli incostituzionali, reati punibili con lunghe pene detentive e multe secondo la legge tedesca. Le autorità non hanno rivelato ulteriori dettagli sulla sua identità o sul suo movente, e non è ancora chiaro perché abbia preso di mira l’ufficio delle imposte.
Gli episodi hanno suscitato la condanna pubblica. Il sindaco locale, Martin Biber, li ha definiti «sfacciati e disgustosi» e un «insulto alla società». Ha fatto notare la consistente popolazione immigrata della città – considerata un possibile fattore alla base dell’accaduto – ma ha sottolineato che i residenti sono ben integrati e che non vi è «una scena di estrema destra evidente». Un gruppo locale, la «Colorful Action Alliance for Democracy», ha organizzato una manifestazione per condannare gli episodi, definendoli «la strumentalizzazione della sofferenza storica».
Dati recenti mostrano un forte aumento dei crimini e degli episodi di estremismo di destra che coinvolgono simboli nazisti in Germania: quasi 37.000 nel 2025, quasi il doppio della media annuale tra il 2015 e il 2022. La maggior parte è classificata come «reati di propaganda», come l’esposizione di svastiche o slogan vietati, sebbene molti riguardino anche crimini d’odio contro i migranti.
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Come riportato da Renovatio 21, vi sono però anche casi fraudolenti, come quello nel Nord Reno-Westfalia del consigliere comunale di origini cingalesi che aveva inscenato un atto di vandalismo hitlerita contro la sua automobile.
La frase «Arbeit macht frei» non è stata coniata dai nazisti, ma deriva dal titolo di un romanzo del XIX secolo dello scrittore, erudito, linguista, etnologo e pastore tedesco Lorenz Diefenbach. Il suo grande significato sindacale e marxista non è mai stato sottolineato da nessuno, né ovviamente riutilizzato neanche in parafrasi. Lo scrittore torinese Primo Levi, sopravvissuto dei campi per poi morire suicida dopo il successo letterario, riteneva che il motto era un’umiliazione suprema che indicava come la vera libertà fosse solo la morte.
Non è chiaro se la furia contro l’espressione arriverà un giorno a censurare anche la canzone (con l’album omonimo) dell’antico gruppo prog-rock italiano Area, Arbeit Macht Frei (1972) edito dalla leggendaria Cramps Records.
«Nelle tue miserie / riconoscerai / il signifcato di un Arbeti macht Frei» canta, tra diplofonie uniche, l’indimenticato cantante del gruppo, il greco Demetrio Stratos, già collaboratore del dipartimento di Glottologia dell’Università di Padova per le sue doti foniche.
«Tetra economia / quotidiana umiltà / ti spingono sempre verso / Arbeit macht Frei».
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Immagine di Jochen Zimmermann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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