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Pensiero

«Siamo ostaggi di una sinarchia totalitaria che prelude il regno dell’anticristo». Intervista di mons. Viganò al canale russo Rossija 24 TV

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Renovatio 21 pubblica il testo dell’intervista rilasciata da monsignor Carlo Maria Viganò ad Arkady Mamontov del canale televisivo russo Rossija 24. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Secondo Lei, chi e cosa ha provocato il conflitto religioso in Ucraina?

Permettetemi innanzitutto di ringraziare Arkady Mamontov, il dottor Dmitry Toropov e la Redazione di Rossija, per avermi invitato con questa intervista. Rivolgo il mio saluto a voi tutti e ai vostri telespettatori.

 

Sappiamo, da un’analisi degli eventi, che la crisi ucraina è stata pianificata da anni, sin da prima dell’Euromaidan. A questa operazione di regime change non era ovviamente estraneo il deep state americano, per il tramite del Dipartimento di Stato e della CIA. 

 

Chi si è mosso con questa disinvoltura nell’interferire nelle questioni interne di uno Stato sovrano considerava la questione religiosa come strumentale alla destabilizzazione interna dell’Ucraina, e per ottenerla si è mosso, con largo anticipo, anche su questo fronte. Come ottenere dunque un conflitto religioso? Semplice: facendo sì che la Chiesa Ortodossa Ucraina si separasse canonicamente dalla Chiesa Russa e fosse considerata autocefala.

 

Sappiamo che nel 2018 il Dipartimento di Stato americano ha stanziato 25 milioni di dollari al Patriarca di Costantinopoli quale incentivo per il riconoscimento dell’autocefalia della Chiesa Ucraina in scisma dalla Chiesa Russa, che Bartolomeo concesse a Gennaio 2019. All’epoca il Segretario di Stato americano Mike Pompeo – con un’ingerenza nelle questioni interne alla Chiesa Ortodossa – espresse il sostegno degli Stati Uniti alla Chiesa Ucraina. 

 

 

Il Patriarcato di Costantinopoli aveva il diritto di concedere l’autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina non riconosciuta, nonostante esistesse una Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca in Ucraina, che si occupava pastoralmente della stragrande maggioranza dei cittadini ortodossi di questo Paese?

La questione, a mio parere, non è se il Patriarcato avesse diritto di concedere l’autocefalia, ma perché lo abbia fatto.

 

Se posso fare un parallelo con la Chiesa Cattolica, mi pare che un’operazione analoga sia stata condotta da Jorge Mario Bergoglio nei riguardi delle Diocesi tedesche, in occasione del recente Sinodo sulla Sinodalità. Egli ha creato le premesse di uno scisma consentendo alle Diocesi un’autonomia in materia dottrinale e morale che esse non hanno e non possono avere, e i Vescovi di quelle Diocesi hanno approvato la benedizione delle unioni omosessuali, il conferimento di ruoli ministeriali alle donne, la legittimazione dell’ideologia LGBTQ e del gender.

 

E adesso che alcuni rari Vescovi insorgono contro queste deviazioni, la Santa Sede tace, perché era esattamente questo ciò che si prefiggeva. Stiamo assistendo a un piano eversivo, compiuto da colui che Cristo ha costituito Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella Fede, e non per diffondere l’eresia e il vizio.

 

Ne ha il diritto? No. Hanno questo diritto i Vescovi tedeschi? No. Perché l’autorità del Papa e dei Vescovi è vincolata alla Verità insegnata da Cristo, ed è nulla non appena se ne discosta.

 

Ritengo che il Patriarca di Costantinopoli abbia agito nello stesso modo, con i medesimi scopi e ispirato dai medesimi poteri.

 

 

Non è un segreto che tutte le decisioni a Kiev vengano prese dopo consultazioni con gli Stati Uniti. Oggi stiamo assistendo a come i monaci vengono espulsi dal Kiev Pechersk Lavra – non pensa che ciò violi i principi dei diritti e delle libertà religiose che gli Stati stessi difendono?

La persecuzione da parte del governo di Kiev dei monaci, del Clero e anche dei fedeli legati al Patriarcato di Mosca, dimostra che l’operazione è di natura politica. D’altra parte, come lei stesso riconosce, le decisioni di Kiev sono prese sempre su indicazione del deep state americano. Se la questione fosse stata esclusivamente religiosa, lo Stato avrebbe dovuto tenersene fuori, come dovrebbe accadere negli Stati che si dicono «laici» e considerano Stato e Chiesa indipendenti e sovrani. 

 

Se il governo di Kiev considera la Chiesa Russa in Ucraina come un’emanazione del governo russo, con questo rivela parallelamente la convinzione che la Chiesa Ortodossa Ucraina sia a sua volta una Chiesa di Stato asservita al governo, e che per questo essa possa svolgere un ruolo di controllo dei fedeli ucraini.

 

E questo è ciò che ha fatto Pechino con l’Accordo segreto con la Santa Sede, che nomina a capo delle Diocesi Vescovi filogovernativi e comunisti, continuando impunemente la persecuzione contro i fedeli della Chiesa Cattolica Romana. 

 

 

Vengono avviati procedimenti penali contro i sacerdoti in Ucraina, alcuni di loro vengono privati della cittadinanza ucraina, le parrocchie vengono prese dagli scismatici: a cosa ci porterà tutto questo?

Questi fenomeni sono sempre avvenuti, nel corso della Storia: quando il potere civile si sente «minacciato» dal potere ecclesiastico – penso ad esempio a quanto avvenuto durante la Rivoluzione Francese e di nuovo nel 1848 in Francia e in Italia, o nella Russia comunista di Stalin, o in Messico alla fine degli anni Venti, o in Spagna negli anni Trenta – la persecuzione del Clero è uno dei primi modi con cui l’autorità civile cerca di reprimere il dissenso.

 

D’altra parte i Cristiani sono sempre stati perseguitati dai regimi totalitari, perché il Vangelo è considerato pericoloso per chi vuole sostituire la legge di Dio con la legge degli uomini. 

 

 

Potrebbe nominare gli scismi della Chiesa che sono avvenuti nella storia del mondo e a cosa hanno portato?

Citerei il caso emblematico dello scisma anglicano, che nasce non tanto da una questione teologica, ma dalla volontà di Enrico VIII di sottrarsi all’autorità spirituale del Romano Pontefice e divorziare dalla sua legittima consorte Caterina d’Aragona. Con questo atto di sopraffazione del potere temporale sul potere spirituale il sovrano inglese si dichiarava «capo supremo in terra della Chiesa d’Inghilterra», col vantaggio di appropriarsi dei beni e delle entrate sino ad allora spettanti alla Santa Sede e di controllare le nomine dei Vescovi.

 

Una simile operazione era avvenuta pochi anni prima in Germania, dove i Principi tedeschi appoggiarono l’eretico Martin Lutero non tanto perché condividessero i suoi errori dottrinali, ma perché vedevano in essi un pretesto per incamerare i beni della Chiesa.

 

Sia per la pseudoriforma protestante, sia per lo scisma anglicano, l’autorità civile si costituiva un contraltare ecclesiastico all’autorità del Papa e dei Vescovi, così da indebolirne il potere e rafforzare il proprio.

 

 

Le autorità secolari hanno il diritto di interferire negli affari della Chiesa? 

Rispondo con le parole di Cristo: Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio (Mt 22, 21). Questo precetto ci insegna che l’autorità civile e quella religiosa hanno due campi di azione ben distinti e separati: da un lato il buon governo dello Stato per la concordia dei cittadini e dall’altra il governo dei fedeli per la loro santificazione. Sono due finalità distinte, una temporale e una spirituale; ma entrambe le autorità devono avere comunque Cristo come modello: Cristo Re per i governi civili, e Cristo Pontefice per la Chiesa. 

 

La Rivoluzione – tanto quella del Liberalismo massonico quanto quella del Comunismo ateo – ha sovvertito quest’ordine sociale, ed è per questo che da due secoli – e prima ancora nella Germania divisa dall’eresia protestante – le autorità secolari hanno interferito nelle questioni della Chiesa. Ciò è dovuto all’aver fatto derivare il potere temporale dal popolo, sottraendolo a Cristo: da una parte, deificando l’individuo (come vuole l’ideologia liberale) e dall’altra deificando la collettività (come vuole l’ideologia comunista). 

 

Oggi assistiamo all’alleanza tra questi due errori – che sono teologici, oltre che filosofici e politici – nella divinizzazione dell’élite sinarchica del Nuovo Ordine Mondiale, che unisce il relativismo liberale e il liberismo economico al collettivismo socialista. E questa alleanza infernale – che in Occidente sta distruggendo il tessuto sociale e religioso delle Nazioni – è necessariamente anticristiana e anticristica, perché nega la Signoria di Cristo sui singoli e sulle società.

 

È satanica, come evidenziato recentemente dal Presidente Vladimir Putin.

 

 

Le agenzie di intelligence statunitensi cercano di controllare le organizzazioni religiose?

Non conosco quale sia il coinvolgimento dell’Amministrazione Biden e dei servizi segreti nelle vicende religiose ucraine. Sappiamo invece, dalle mail di John Podesta pubblicate negli scorsi anni, che il deep state americano ha avuto un ruolo determinante nel provocare una «rivoluzione colorata» in seno alla Chiesa Cattolica, giungendo ad auspicare un cambiamento della dottrina e della morale, da ottenersi tramite la sostituzione di Papa Benedetto XVI con un Papa progressista.

 

Ricorderete che, alla vigilia dell’abdicazione di Papa Ratzinger la lobby finanziaria globale aveva bloccato le transazioni bancarie del Vaticano, e che immediatamente dopo il 11 Febbraio 2013, il sistema SWIFT fu riattivato. L’azione del deep state fu aiutata dalla deep church, che come ammise il defunto Cardinale Godfried Danneels, allora Arcivescovo di Malines-Bruxelles, organizzò tramite la cosiddetta Mafia di San Gallo l’elezione di Bergoglio. Il quale, a differenza di Benedetto XVI, è totalmente allineato all’ideologia globalista. 

 

Non parlerei quindi di un’azione degli Stati Uniti, ma di quella parte corrotta e eversiva – che viene detta per brevità deep state – che ha preso il potere in America e in quasi tutte le Nazioni aderenti alla NATO, all’Unione Europea, all’OMS, al World Economic Forum.

 

E questo stesso argomento, a mio parere, vale anche per l’Ucraina, il cui corrotto regime – appoggiato da movimenti estremisti di chiaro stampo neonazista – si è asservito all’élite globalista per interessi personali, mentre il popolo ucraino viene mandato al macello in prima linea in una guerra che si sarebbe potuta evitare semplicemente facendo rispettare gli accordi di Minsk.

 

 

Cosa ha guidato il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli nel concedere l’autocefalia alla nuova Chiesa in Ucraina? Abbiamo la sensazione che stesse seguendo gli ordini del Dipartimento di Stato USA o della CIA…

Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo è ben noto per essere totalmente asservito al disegno dell’ONU e dell’élite globalista: non è un caso che sia in ottime relazioni con Jorge Mario Bergoglio. Sappiamo bene che la sede di Costantinopoli è da tempo nelle mani della Massoneria: erano insigniti del 33° grado del Rito Massonico Antico Scozzese e Accettato tanto il Patriarca Atenagora quanto il suo predecessore Meletios Metaxakis, e in ambienti massonici si è più volte ventilato che anche Giovanni XXIII, quand’era Nunzio apostolico a Istanbul, sia stato affiliato a una Loggia.

 

Non mi stupisce quindi che Bartolomeo, obbedendo agli ordini del deep state – che controlla il Dipartimento di Stato americano e la CIA – possa aver riconosciuto l’autocefalia della Chiesa Ortodossa Ucraina non per ragioni canoniche, ma politiche; esattamente per lo stesso motivo per cui Paolo VI, nel 1964, soppresse in chiave ecumenica il Patriarcato Latino di Costantinopoli, eretto nel 1205. 

 

Ricordo che il 3 Novembre 2009 l’allora Presidente americano Barack Obama incontrò il Patriarca Bartolomeo I, per parlare di «salvaguardia dell’ambiente» e per promuovere la riapertura della scuola teologica ecumenica di Halki, in Turchia, dopo i falliti tentativi negli anni Novanta da parte di Madeleine Albright e Bill Clinton.

 

Se ho ben compreso le dinamiche interne all’Ortodossia, la Chiesa Russa costituisce per così dire la parte «tradizionalista» della compagine Ortodossa, mentre quella di Costantinopoli è «progressista», infiltrata dalla Massoneria, manovrata dal deep state e favorevole al dialogo interreligioso e perfino all’ideologia ambientalista: sembra di vedere la versione «fanariota» del Vaticano di Bergoglio. 

 

Faccio notare che il movimento ecumenico – volto a preparare l’avvento della Religione dell’Umanità auspicata dalla Massoneria – iniziò nell’Ottocento con i Protestanti e come tale fu severamente condannato dai Romani Pontefici fino al Concilio Vaticano II, per poi allargarsi negli anni Sessanta del Novecento alla Chiesa Cattolica e alla Chiesa Ortodossa, avvalendosi di massoni infiltrati ai vertici delle rispettive Gerarchie.

 

E quando parliamo della Massoneria, parliamo di élite globalista e di Nuovo Ordine Mondiale.

 

 

Qual è la sua posizione nei confronti dell’operazione militare speciale?

Credo che ciascuno di noi sia in grado di comprendere quanto è avvenuto in Ucraina negli ultimi anni, semplicemente sulla base dei fatti.

 

È un fatto che la NATO si era impegnata a non espandersi a Est; è un fatto che la rivoluzione di Euromaidan è stata condotta con il supporto del deep state americano, in particolare di Victoria Nuland e di altri suoi complici; è un fatto che il Protocollo di Minsk non è stato rispettato, e abbiamo sentito leader di spicco come l’ex-Cancelliera Angela Merkel o l’ex-Presidente francese François Hollande ammettere che lo scopo di quell’accordo era di dar tempo all’Ucraina di armarsi; è un fatto che alla vigilia dell’operazione militare speciale la Federazione Russa aveva chiesto di rispettare l’indipendenza del Lugansk e del Donetsk, assieme all’autonomia del Donbass.

 

Se il Presidente Vladimir Putin ha deciso di difendere i russofoni dalle ripetute e continue aggressioni del governo di Kiev, questo non è certo avvenuto all’improvviso. Al contrario, mi pare evidente che fosse esattamente questo che la NATO voleva ottenere, dopo oltre un decennio di provocazioni. 

 

 

Chi, secondo lei, ha provocato la guerra in Ucraina?

La guerra in Ucraina è stata pianificata sin dalla «rivoluzione colorata» del 2014, alla quale non fu estraneo nemmeno il sedicente filantropo George Soros, assieme all’intera cabala globalista. Chi ha voluto la guerra doveva da un lato sostituirsi alla Federazione Russa nella fornitura di energia alla maggior parte dei Paesi europei per poi subentrarvi con una operazione di scandalosa speculazione: il costo del gas, oggi fornito dagli Stati Uniti, è enormemente superiore a quello a cui era venduto prima del Febbraio 2022. 

 

Ma questo era strumentale a due obiettivi paralleli. Il primo era impedire un’alleanza tra le Nazioni europee e la Federazione Russa, balcanizzandola e cercando di isolarla tramite operazioni di regime change e tramite «primavere colorate», come avvenuto in Ucraina e come si è provato a fare in Georgia. Questo primo obiettivo è fallito, com’è fallito il tentativo di far cadere il Presidente Putin.

 

Al contrario, stiamo assistendo alla costituzione di un mondo multipolare, ad esempio con i BRICS, in cui la dedollarizzazione sta mettendo nell’angolo gli Stati Uniti. Ma questo processo non dovrebbe a mio parere far pagare al popolo americano le colpe di un governo eversore asservito all’élite globalista.

 

Il secondo obiettivo doveva essere la distruzione del tessuto economico dell’Europa – non solo in chiave anti-russa – per consentire che le sanzioni si ritorcessero anzitutto contro i Paesi dell’Unione Europea, indebolendoli e costringendoli forzatamente alla cosiddetta transizione green, basata sulla frode del cambiamento climatico. Ma per giungere a questo, dopo le prove generali con la farsa pandemica dei due anni precedenti, occorreva che alla Casa Bianca vi fosse un fantoccio del deep state, ed era quindi necessario estromettere il Presidente Donald Trump con la frode elettorale. Tra l’altro Joe Biden, essendo ricattabile per via degli scandali suoi e di suo figlio, aveva tutto l’interesse di nascondere il proprio coinvolgimento nei biolaboratori ucraini e forse anche negli orrori del traffico di minori per alimentare la lobby internazionale dei pedofili, della predazione di organi e il lucroso mercato delle maternità surrogate.

 

Ciò è stato possibile grazie ad un vero e proprio colpo di stato globale, condotto con la cooperazione di molti governi, i cui leader sono significativamente emissari del World Economic Forum e di altri enti privati sovranazionali, tutti gestiti da una ben identificabile cupola di eversori privi di legittimazione popolare, con l’appoggio di gruppi finanziari altrettanto identificabili. 

 

I popoli occidentali – salvo rarissime eccezioni – sono ostaggio di governanti venduti all’élite globalista, che ha come scopo l’instaurazione di una sinarchia totalitaria che prelude all’instaurazione del regno dell’Anticristo. Da questo comprendiamo anche l’odio verso Dio, verso la religione, la famiglia, la vita. 

 

 

In precedenza ha prestato servizio negli Stati Uniti. Qual è la sua impressione su questo Paese?

L’America è una Nazione relativamente giovane, se la confrontiamo con i millenni di storia di altre Nazioni. Questo implica due considerazioni, una positiva e una negativa. Quella positiva è che vi è una certa ingenuità nella coscienza del popolo, che è e rimane essenzialmente ancorato a «valori» – non li chiamerei «principi» – tradizionali: la Famiglia, la Patria, la Religione.

 

Quella negativa è che l’assenza di una solida eredità spirituale e culturale è spesso colmata da un pensiero non identitario, e spesso incline a lasciarsi contaminare dall’ideologia liberale e massonica che domina le classi dirigenti e in particolar modo la sinistra Dem. Inoltre, vi è una sorta di persuasione che l’America sia in qualche modo lo “sceriffo del mondo”, e questo si scontra con la legittima sovranità delle altre Nazioni. L’attuale crisi economica e politica provocata dal colpo di Stato del deep state potrà aiutare gli Americani a prendere coscienza della necessità di una profonda riforma interna.

 

Questa riforma sarà certamente possibile se il Presidente Donald Trump verrà rieletto e potrà liberare questa grande Nazione facendola entrare nell’alleanza multipolare dei popoli. Ancora una volta è l’autorità che deve tornare ad essere un servizio alla comunità per il bene comune, e non uno strumento di accentramento di un potere eversivo che nessuno ha eletto e nessuno vuole. 

 

 

Qual è il più rilevante principio etico degli Stati Uniti?

Questa è una domanda semplice e complessa allo stesso tempo. Direi che il principio etico degli Stati Uniti risente fortemente della mentalità protestante, che si è instaurata in America nell’Ottocento grazie appunto, come dicevo, allo strapotere della Massoneria. I Cattolici americani – e immagino anche gli Ortodossi – si sono abituati a convivere con questa idea, che si traduce in un primato dell’azione e del successo imprenditoriale rispetto al pensiero filosofico e alla cultura «non monetizzabile». 

 

Nella mentalità protestante, il successo economico è un segno di predestinazione, e come tale finisce per legittimare – come ha effettivamente fatto – anche la vessazione dei deboli, considerati «perdenti», loser, e come tali non predestinati da Dio alla salvezza. Non è un caso che la ricchezza sia concentrata nelle mani dei WASPWhite, Anglo-Saxon, Protestant – e che molti immigrati, ad esempio Irlandesi o Italiani, abbiano avuto sempre un ruolo marginale.

 

Questa tendenza conobbe un’inversione di rotta negli anni Cinquanta, quando sotto il glorioso Pontificato di Pio XII il Cattolicesimo americano conobbe un significativo risveglio e le conversioni alla Chiesa di Roma aumentarono enormemente. Purtroppo questa parentesi si chiuse con il Concilio Vaticano II, che rappresentò in qualche modo una protestantizzazione almeno parziale dei Cattolici, e diede luogo a quell’alleanza nefasta tra deep state americano e deep church, tra i cui esponenti possiamo contare personaggi politici come Joe Biden, Nancy Pelosi, John Kerry e personaggi ecclesiastici come l’ex Cardinale McCarrick, i cui «eredi» sono tuttora ben radicati nelle istituzioni ecclesiastiche. 

 

Va riconosciuto che l’apostasia della chiesa bergogliana ha aperto gli occhi a molti fedeli: stiamo assistendo, in America, al risveglio di molti Cattolici che si riconoscono nella Fede tradizionale, significativamente nel momento in cui essi sono fatti oggetto di una persecuzione congiunta della deep church e del deep state, al punto che l’FBI li tiene sotto controllo considerandoli «domestic terrorists». La situazione della Chiesa Russa in Ucraina è per certi versi speculare – ma molto più grave – a quella che ho appena descritto.

 

 

E cosa spinge i politici americani a scatenare le guerre nel mondo – Siria, Libia, Iraq, Jugoslavia, Ucraina…?

Come ho detto, si tratta di personaggi politici appartenenti al deep state, infiltrati in tutte le istituzioni dello Stato e nei media. Il loro potere è enorme, come enormi sono i loro mezzi economici, perché finanziati da gruppi di investimento potentissimi come BlackRock e Vanguard (…). Il loro obiettivo è il potere, visto che il denaro lo creano e lo possiedono già.

 

Un potere che deve diventare globale, come vediamo accadere oggi, e che per realizzarsi nel Nuovo Ordine Mondiale, richiede necessariamente la distruzione del Cristianesimo, anche di quello protestante. 

 

Vi è inoltre un’alleanza tra potere ideologico e potere economico, ossia tra chi vuole dominare il mondo per instaurare la tirannide sinarchica e chi ha come scopo il mero profitto. Per questa ragione le guerre promosse dagli Stati Uniti e dalla NATO nel corso del Novecento e di questo secolo sono state progettate in vista del governo unico mondiale e della cancellazione delle sovranità nazionali, ma sostenute da chi in quei conflitti vedeva e vede enormi opportunità per arricchirsi e per indebolire gli altri Stati.

 

Le denunce di parlamentari ucraini sulla corruzione del governo di Kiev e sull’arricchimento personale dei suoi membri – che continuano a ricevere somme esorbitanti dal traffico di armamenti e da altre attività illecite – dimostrano che coloro che ricoprono ruoli di potere nelle nazioni occidentali si trovano in gravissimo conflitto di interessi anziché tutelare i cittadini. 

 

 

Gli Stati Uniti sono un Impero del Bene?

Non credo vi siano Nazioni che possano oggi rivendicare questo titolo, e certamente non gli Stati Uniti, finché rimangono ostaggio degli eversori del deep state, dell’ideologia woke, della teoria LGBTQ e di tutte le aberrazioni che conosciamo. Certo, ogni Nazione – essendo composta da persone che possono essere buone e orientate al bene – può essere usata dalla Provvidenza di Dio per i Suoi piani. Anche l’Impero Romano, che pure perseguitò i Cristiani, creò con le sue conquiste le premesse per la diffusione del Vangelo nel mondo. Ma questo compito non è appannaggio esclusivo di una Nazione.

 

La Federazione Russa, ad esempio, si sta ponendo in questo momento come un argine al Great Reset, quantomeno nell’opporsi alla perversione dei costumi e alla corruzione dei popoli portata avanti dall’ideologia globalista. 

 

A mio parere sarebbe auspicabile che questa comune opposizione al Nuovo Ordine Mondiale fosse affrontata non accentrando il potere e riducendo i propri alleati a vassalli o a colonie, come fa la NATO, bensì riscoprendo l’importanza delle sovranità nazionali, della comune eredità cristiana, del comune patrimonio di cultura e civiltà che in duemila anni è stato promosso e reso fecondo dalla Fede in Gesù Cristo. 

 

Se i popoli riconoscono Gesù Cristo come loro Re; se le leggi delle Nazioni sono conformi ai Comandamenti di Dio e alla Legge naturale inscritta nel cuore di ogni uomo, esse non hanno bisogno di sopraffarsi, né di affermare il proprio potere sulle altre.

 

L’ordine cristiano, a prescindere dal sistema di governo che i cittadini si scelgono, è l’unico che tuteli il bene comune di tutti i popoli, recando loro la luce del vero Dio. D’altra parte, la pretesa «laicità dello Stato» si è dimostrata essere una frode, con cui si emargina il Cristianesimo dalla società per sostituirlo con la religione globalista dell’ecologismo, della cancel culture, della sostituzione etnica, della dittatura sanitaria. 

 

Credo sia questo l’approccio «multipolare» a cui si richiama spesso il Presidente Putin: rispettare l’identità e le libertà dei popoli, uniti dalla comune eredità cristiana.

 

 

Sembra che nessuno cerchi più di evitare il peccato. Il peccato sta diventando parte della norma nel mondo di oggi? Potrebbe fare degli esempi? 

Evitare il peccato implica riconoscere una norma morale trascendente, e di conseguenza un divino Legislatore. Significa, in sostanza, condurre la vita privata e pubblica nell’ambito dell’ordine soprannaturale che Dio ha stabilito. Da due secoli ormai gli Stati hanno rifiutato di riconoscere pubblicamente la Signoria di Cristo sulle società. 

 

L’Occidente cristiano si è dovuto confrontare con un processo di secolarizzazione che ha coinvolto – e visto anzi come protagonista – quella deep church che si è infiltrata sino ai vertici della Chiesa Cattolica, e che con il Concilio Vaticano II ha sostanzialmente cancellato la dottrina della Regalità Sociale di Nostro Signore, riducendo la pratica della Fede ad una questione privata, come già accaduto quattro secoli prima con l’eresia protestante.

 

Questa secolarizzazione ha avuto come esito il venir meno dell’ordine sociale che consentiva ai singoli fedeli e cittadini di vivere secondo i Comandamenti, e ha quindi favorito il dilagare dell’immoralità, del peccato, della corruzione.

 

Perché dove lo Stato non tutela la Morale pubblica, ed anzi promuove tutto ciò che è contrario alla Legge di Dio e di natura, è estremamente difficile rimanere fedeli alla pratica religiosa. E questa è l’ulteriore dimostrazione che la laicizzazione della società non aveva come scopo il garantire libertà alle religioni non cristiane, ma di scardinare l’ordine sociale e cancellare ogni retaggio cristiano non solo dalle leggi, ma anche dalla vita quotidiana. 

 

 

Qualsiasi scissione nella chiesa porta le persone ad allontanarsi da Dio. L’agenda LGBT e la legittimazione di tutto ciò che in precedenza era considerato un peccato hanno un effetto dannoso.

Non vi è dubbio che le divisioni sono opera del diavolo, principe della rivoluzione e del caos. La Santa Chiesa, come sappiamo e crediamo, è una, ossia unica, come unica è l’Arca che Cristo ha posto in terra per la salvezza degli uomini. Se il corpo ecclesiale patisce le ferite della divisione e dello scisma, ciò avviene perché il Nemico del genere umano – Satana – vuole trascinare con sé quante più anime possibile nella dannazione eterna. 

 

Separarsi dalla Santa Chiesa significa abbandonare la famiglia soprannaturale nella quale siamo stati concepiti alla Grazia, credendo di poterci difendere con mezzi umani dall’assalto furioso del Nemico. Significa credere di poter rinunciare alla verità dell’eterno Padre incarnata nel divin Figlio e vivificata dallo Spirito Santo. Ma questo è un grave peccato di orgoglio che ci rende ancora più deboli nel resistere al male. 

 

 

In Germania c’era uno slogan: la Germania soprattutto. In Ucraina, l’Ucraina è al di sopra di tutto. Non pensa che ci siano molte somiglianze? Perché l’Occidente sostiene i nazionalisti ucraini?

Deutschland über alles era una frase patriottica dell’inno dell’Impero tedesco, che poi il Nazionalsocialismo ha fatto propria in chiave ultranazionalista, conformemente a quell’eredità protestante cui accennavo poc’anzi che pone lo Stato al di sopra di tutto. Ma mentre l’Impero Austroungarico, pur essendo cattolico, riconosceva libertà ai popoli e alle culture che lo componevano – secondo i principi cristiani di buon governo – il totalitarismo nazista mirava a creare le basi ideologiche che legittimassero una supremazia etnica – quella della razza ariana – al di sopra dei popoli. 

 

Questa visione, dopo decenni di deplorazione degli eccessi del Nazismo, è oggi tornata in auge in una chiave ancor più distruttiva, perché attribuisce una superiorità morale alla “religione globalista”, all’ideologia woke, alla cancel culture, facendo sì che tutto ciò che non è conforme ai precetti di questo pensiero totalitario sia considerato eretico, e che quanti non si adeguano ad esso siano indegni di far parte del consorzio civile.

 

Non c’è da stupirsi se i principali teorizzatori di questa ideologia siano legati culturalmente e in certi casi addirittura da rapporti di parentela con gli ideologi del Nazismo. A titolo di esempio, Adolf Heusinger, capo dell’Operationsabteilung dal 1940 che aiutò Hitler nella pianificazione delle invasioni di Polonia, Norvegia, Danimarca e Francia, dal 1961 al 1964 fu presidente del Comitato della NATO a Washington.

 

E quel che maggiormente sconcerta è che questa riproposizione di principi neonazisti sia sostenuta e finanziata dal mondo askenazita, di cui sono esponenti molti leader politici e personaggi di spicco del globalismo, con l’apporto di movimenti neocon filosionisti, presenti soprattutto negli Stati Uniti e legati al deep state americano.

 

 

Cosa dovrebbero prendere in considerazione i politici quando prendono decisioni nel nostro tempo? Su cosa dovrebbero basare le loro decisioni?

Il ruolo dei politici, ieri come oggi, è di impegnarsi per il buon governo e per la difesa dei propri concittadini dal colpo di stato globalista. A ciò sono chiamati indistintamente tutti i politici di tutte le Nazioni, ma in particolare di quelle che si trovano ostaggio dell’élite eversiva del Nuovo Ordine Mondiale. Essi dovrebbero chiedersi: Cosa dirò a Cristo, quando mi troverò dinanzi a Lui per essere giudicato? 

 

Occorre – lo ripeto da tempo – che si costituisca un’Alleanza Antiglobalista che unisca tutti i popoli, con i loro leader, in un’azione di opposizione e resistenza all’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, al Great Reset, all’Agenda 2030, ai suoi punti programmatici. Questa Alleanza dovrebbe avere come scopo la denuncia del colpo di stato globale e dei suoi artefici, la riappropriazione delle sovranità nazionali (ivi compresa la sovranità monetaria) e il boicottaggio sistematico di tutto ciò che erode le libertà individuali imponendo modelli e stili di vita distruttivi. 

 

È indispensabile porre un freno alla follia del gender, alla corruzione dei bambini, alla dissoluzione della famiglia, alla cancellazione della civiltà cristiana, alla schiavizzazione degli individui. Occorre parimenti che chi governa lo Stato non sia ricattato dalle lobby finanziarie o da gruppi di potere più o meno occulti, punendo con leggi severe i conflitti di interesse che rendono possibile il tradimento dei popoli.

 

Questa Alleanza sarebbe a mio parere un’ottima premessa per il ristabilimento della pace nelle Nazioni, oggi dilaniate dai conflitti causati dall’élite globalista, e potrebbe unire in questa battaglia di verità e di libertà anche i leader politici di Paesi i cui governi si dichiarano oggi nemici della Federazione Russa e dei suoi alleati. 

 

 

Perché l’umanità, nel corso della sua storia plurimillenaria, non ha imparato a vivere senza guerre?

L’umanità potrebbe e vorrebbe vivere senza guerre: il crollo del consenso popolare per i leader guerrafondai della NATO e le centinaia di manifestazioni contro la guerra in Ucraina (tra le altre) che si tengono in molti Stati europei ne sono la prova. Ma finché la guerra verrà considerata come uno strumento non per ripristinare la giustizia o difendersi da un attacco (poiché in questo caso sarebbe legittima) ma per imporre un modello distopico di società tirannica in vista del Nuovo Ordine Mondiale ai danni dei cittadini, nessuno di noi potrà sottrarvisi e ne saremo tutti vittime. 

 

(…)

 

 

Il nostro programma sarà visto sia in Russia che in Ucraina, quindi cosa vorrebbe dire in conclusione?

Come Vescovo e Successore degli Apostoli, mi rivolgo ai Russi e agli Ucraini nel nome di Gesù Cristo Re e della Tutta Santa Madre di Dio, Aiuto dei Cristiani. Pregate con fede, in questo periodo benedetto in cui celebriamo i Santi Misteri della Passione, Morte e Resurrezione del Salvatore, per implorare la pace; una pace che non può che venire da Cristo, Principe della Pace.

 

Siate consapevoli che la minaccia che incombe sul mondo viene dall’abbandono dei Comandamenti di Dio, dalla ribellione alla Legge eterna voluta dal Signore per il nostro bene e per la nostra salvezza eterna. 

 

Il Signore ha detto: Senza di me non potete fare nulla (Gv 15, 5). Pregate con fiducia, cari fratelli in Cristo: pregate la Regina della Pace, perché interceda presso il trono di Dio e implori per tutti noi la pace vera, pax Christi in regno Christi, la pace di Cristo nel regno di Cristo.

 

Pregate perché lo Spirito Santo Paraclito susciti sentimenti di verità e di giustizia nei governanti di tutte le Nazioni, portandoli ad un sussulto di dignità e di lealtà verso i loro concittadini, inducendoli a liberarsi dalla soggezione a poteri che nessuno vuole, che nessuno ha eletto, e che hanno come unico scopo cancellare Cristo dal mondo e dannare le anime che Egli ha redento col proprio Sangue.

 

Pregate perché il Signore susciti tra di voi leader onesti e coraggiosi che abbiano a cuore il bene comune, e non gli interessi dei cospiratori.

 

Ma soprattutto, cari Amici, iniziate da voi stessi: fate che il Signore regni anzitutto nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nelle vostre comunità.

 

Rimanete nella Grazia di Dio, perché nessuno potrà mai togliervi l’amicizia con il Signore, che è l’unico sommo Bene e che, in tutte le avversità, non vi farà mai mancare il Suo santo aiuto.

 

Gesù Cristo ha detto: Sarete miei amici, se farete quello che vi comando (Gv 15, 14).

 

Ecco: nell’obbedienza al Vangelo è custodito il segreto perché la pace regni nei vostri cuori e nella società. Il Signore vi benedica tutti.

 

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo testo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Arriva la «scomunica marinata»?

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Nel momento in cui il Vaticano bombarda 600 mila e più persone con lo scomunicone anti-FSSPX, diviene naturale rifugiarsi nei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), che da romano vero conoscitore della Città der papa non poteva non aver trattato il tema nella sua poesia in vernacolo romanesco.

 

Havvi, ad esempio, Er cedolone der vicario, sonetto scritto il 22 aprile 1834, che bene illustra la minaccia di scomunica e le pene per chi trattiene i beni ecclesiastici. Si parla di un «cedolone», cioè un manifesto pubblico, affisso a Roma. Il cedolone era un avviso ufficiale del vicario del papa che imponeva, pena la scomunica, la restituzione dei beni di un sacerdote defunto. La scomuniica è quindi qui intesa come strumento di pressione burocratica e poliziesca.

 

La scummunica è uguale ar marfrancese,
Che tte penetra l’osse a la sordina,
E tte manna a fà fotte in men d’un mese.

 

Chi ssarà ll’animaccia ggiacubbina
Che nnun ridìi le cose che ss’è pprese,
Doppo der cedolon de stammatina?

 

Notare come, con sprezzo totale, il Belli paragona la scomunica al «marfrancese» – cioè alla sifilide – una malattia che agisce «a la sordina» (di nascosto) consumando da dentro l’individuo: il poeta vuole qui parlarci della devastante azione dello Stato Pontificio sulla vita interiore dei cittadini posti sotto la minaccia di essere scomunicati. «Animaccia ggiacubbina», era l’etichetta usata per indicare chiunque si opponesse all’autorità ecclesiastica, che oggi che li giacobini sono al comando dello Stato pontificio, suona buffissima.

 

L’espressione «sta ffresco» evidenzia la rassegnazione del popolo di fronte alla potenza ecclesiastica dotata della superarma scomunicante, il cui effatto megatonico sull’animo umano è ancora brandito con sicumera dal (già) Sant’Uffizio.

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Evvi poi un ulteriore sonetto del Belli riguardo al tema della scomunica. Si tratta di quello intitolato, appunto, La scummunica, scritto il 25 agosto 1825.

 

La scummunica inzomma è una parola
Che ddisce er Papa, e appena Iddio l’ha intesa,
L’ubbidissce ar momento, e vve conzola
Cór cacciàvve dar gremmo de la Cchiesa.

 

Abbasta una scummunica, una sola,
Pe’ sbattezzavve; e gguai chi sse l’è ppresa!
Pò vvenì Ggesucristo co’ la stola
A bbenedillo, bbutta via la spesa.

 

Domenica er Curato l’ha spiegata,
E ha detto: “Iddio ne guardi, si pprennete
La scummunica nata e mmarinata.

 

Un libbro, un c…., un scappellotto a un prete,
Un sputo, una scorreggia, una pissciata
Ve pò scummunicà cquanno volete.„

 

Nelle prime quartine si satireggia sul paradosso teologico: le gerarchie universali sono invertite: il papa comanda e Dio esegue cecamente. La scomunica diventa una formula magica o un atto burocratico a cui persino Nostro Signore deve «ubbidire al momento». Nemmeno Gesù Cristo in persona, scendendo sulla terra con tanto di paramento liturgico, avrebbe il potere di annullare la scomunica del papa. La grazia divina viene così sottomessa alla burocrazia eclesiastica.

 

Interessante l’elenco, messo in bocca ad un parroco durante l’omelia domenicale, dei motivi per cui si può essere scomunicati: leggere un «libbro» proibito, aggredire un sacerdote («un scappellotto a un prete»), così come atti di volgarità corporale: uno sputo, un peto, una minzione («una pissciata»). La lista grottesca serve ad indicare come all’epoca (solo all’epoca?) la Chiesa utilizzasse l’arma della scomunica in modo indiscriminato: la scomunica serviva a punire sia il dissenso intellettuale sia, volendo, i comportamenti triviali, riducendo un grave provvedimento spirituale ad uno strumento di sottomissione politica continua.

 

Tra i peccati qui listati non vi è, curiosamente, la consacrazione dei vescovi senza mandato.

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Vi è poi da rivelare al lettore cosa il poeta intenda con «scummunica nata e marinata»: si tratta di come il popolano, soggetto enunciante della poesia bellica, capisce l’espressione «scomunica Maranathà», ossia la scomunica usque Dominus veniet (tradotto letteralmente: «fino a quando verrà il Signore»), la forma estrema e permanente di sanzione religiosa utilizzata storicamente dalla Chiesa cattolica, inflitta per colpe considerate talmente gravi da non poter essere perdonate da nessuna autorità umana terrena. La rimozione della scomunica veniva rimandata direttamente al Giudizio Universale, lasciando il verdetto finale a Dio, con il colpevole colpevole escluso in modo perpetuo dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti – una scappatoia di perdonanza terrena, dicono dalla regia, da qualche parte c’era comunque.

 

La scomunica Maranathà veniva riservata a reati eccezionali, come le eresie ostinate, le profanazioni estreme o i gravi crimini contro la figura del papa. Si trattava di una scomunica che poteva prevedere anche un preciso cerimoniale di maledizione, sempre presente nel pontificale romano, benché caduto in disuso praticamente già nell’età moderna, con rare eccezioni.

 

Interessante pure ricordare come, in epoca pre-codiciale – cioè antecedente al Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici), promulgato nel 1917 da Papa Benedetto XV – chi ordinava vescovi senza mandato pontificio veniva semplicemente sospeso fino a dispensa – di fatto, ‘na bazecola. Anzi, la scomunica per la consacrazione illecita di vescovi è perfino successiva, è stata introdotta da Pio XII in risposta alle ingerenze del regime comunista in Cina, che oggi invece, nella Chiesa invertita, ordina i vescovi che gli pare senza incorrere in scomunica e ricevendo poco dopo, dopo un mezzo silenzio di qualche ora, la ratifica del Sacro Palazzo.

 

A questo punto ci chiediamo quanto vescovi, sacerdoti e fedeli FSSPX siano andati vicini alla scomunica marinata. La quale, sì, è sparita con l’arrivo del Codice, ma col Fernandezzo non si sa mai, magari resuscita pure quella per far danno ai mostri tradizionalisti.

 

Il cardinale orgasmologo infatti, in punta di diritto positivo assoluto, potrebbe usare le parole del sonetto belliano Li soprani der monno vecchio (21 gennaio 1831), rese immortali dal Marchese del Grillo del democristiano Alberto Sordi.

 

C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.”

 

Eccoci che torniamo alla grande saggezza del poeta vernacolare, che visse i suoi 72 anni sotto sei papi, descrivendo una città sordida e in abbandono, di plebi tra le più incolte d’Italia, dove il papa era anche temuto, ha scritto un critico, «come capo della fatiscente società del putrido Stato pontificio».

 

I tempi sono cambiati, o forse, nella Rroma eterna e nelle sue cloache umane, no.

 

Anvedi.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»

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L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).   In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.   Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».

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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.   Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.   Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.   Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».   Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».   «Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»   Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.  

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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.   Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.   Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.   In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.   Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.

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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.  
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»  
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
  «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.   Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.  

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Ecône e il vero ordine mondiale

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Quando lo ho compreso, imbottigliato nel traffico, mi è scappata una risata. Sì, avevo finalmente visto l’Europa Unita. In Svizzera. In realtà, avrei capito poi, era persino qualcosa di più, era il mondo unito, o perfino oltre: era il vero ordine cosmico che si manifestava, tuonando e pregando, dinanzi a me e alla storia.

 

La mattina del primo luglio ero, ovviamente, ad Econe per le consacrazioni dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la realtà dentro la quale sto crescendo i miei figli.

 

Ecône è considerata la sede della FSSPX, perché vi, adagiato sulla montagna che scende con dolcezza verso la valle verde e calmissima, il seminario internazionale creato da monsignor Lefebvre. Vi è in pratica una sola superstrada che attraversa il Canton Vallese, e quel giorno, alle sei della mattina, era già intasata. Vi era una fila infinita di macchine con ogni sorta di targa: c’erano le station wagon francesi, c’erano i pulmini tedeschi, e ancora auto spagnole, svedesi, ceche, britanniche, olandesi, belghe, slovacche – e italiane, chiaro. Gli americani, si suppone, erano quelli che le corriere scaricavano in grande copia. Più tardi avrei veduto anche brasiliani, messicani e africani.

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Ho, senza rendermene conto, riso: eccotela l’unione europea, eccoti le nazioni unite. Solo basate sul contrario di quello su cui sono basate le istituzioni che portano questi nomi – basate cioè su Gesù Cristo. Ho sorriso pensandoci: i democristiani che azzardano con timidezza riguardo le radici cristiane dell’Europa, negate a Brusselle, dovrebbero vedere questo ingorgo fedele, dove ci sono non solo le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti.

 

Usciti dalla coda (dopo aver incontrato ad ogni rondò un giovane volontario FSSPX in pettorina fluorescente che dispensava direttive per il parcheggio), diretti a piedi verso il grande prato delle consacrazioni, l’effetto diventa ancora più evidente: l’albero della Fraternità, cioè di ciò che rimane della Chiesa vera, è fatto di famiglie, famiglie stupende.

 

 

Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.

 

È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.

 

Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.

 

«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.

 

La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.

 

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C’è stato quindi un momento davvero metafisico, o meteocinetico, che ha colpito tantissimi – specie i non fedeli. A scriverne, paradossalmente, sono state solo testate «laiche» di fact-checker, che annusando quello che si scriveva in rete in diretta si sono buttati sul bizzarro caso.

 

 

Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.

 

Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.

 

Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?

 

In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.

 

A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.

 


La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima.

 

«Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»

 


Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”».

 

I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.

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Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».

 

Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo.

 

A fine pomeriggio, durante i vespri, il neovescovo americano Michael Goldade fa una breve omelia. Il sole splende, e gli occhi di questo ragazzo del Kansas brillano pure, nello zelo e in quello che amo chiamare «sorriso lefebvriano» (guardatevi le foto del monsignore, e dei suoi vescovi: sorrisi più autentici non ne troverete).

 

Monsignor Goldade fa una breve omelia di lucidità assoluta.

 

 

«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita».

 

La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche.

 

Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano.

 

In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.

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L’ulteriore considerazione da farsi è di carattere metafisico. Quello a cui ho assistito è, in orizzontale e in verticale, la vera religione. La parola, lo sapete, viene dal latino religare, «legare strettamente», cioè «rilegare». Per alcuni la religione rilega, sul piano terrestre, le genti, unendole. Altri, più mistici, ritengono che la parola esprima il vincolo di unione e dipendenza tra l’essere umano e il divino, tra Cielo e la Terra.

 

Ecco, le genti di tutta la Terra, unite fra loro, unite al Cielo, che parla loro, agisce nelle loro vite, dentro ad un rito, cioè, secondo la radice indoeuropea réi, al principio dell’ordine. Ecco la religione, l’unica vera.

 

Ecco il vero ordine mondiale. Ecco il vero ordine cosmico. Come in Cielo così in Terra.

 

E così sia.

 

Roberto Dal Bosco

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