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Civiltà

Rivolte «antirazziste»? No, lotta contro la figura paterna

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Dietro alla furia iconoclasta che vuole distruggere le statue non c’è una ideologia, ma lo sfogo violento contro chi ha costruito il mondo – cioè contro il padre. Una figura che a quei ragazzi forse è pure mancata completamente.

 

Non lasciamo correre il poderoso editoriale del professore Claudio Risé, apparso sul quotidiano La Verità domenica 28 giugno.

 

«Negli sfregi, mutilazioni, distruzioni dei monumenti, chi li compie è posseduto da una feroce spinta distruttiva contro qualcosa di forte, stabile: come appunto la statua e la vita della persona cui è dedicata. È una disperata protesta contro chi è stato capace di fare e cambiare il mondo e durare nel tempo».

«È una disperata protesta contro chi è stato capace di fare e cambiare il mondo e durare nel tempo»

 

Risé parla di una maschera ideologica fatta calare surretiziamente su questi «accessi di follia distruttiva» presentati talvolta come «una buona pratica» culturale o ideologica (per esempio, sindaco e procuratore distrettuale hanno sostenuto le proteste minacciando invece di perseguire quanti si stavano organizzando per difendere la statua di Cristoforo Colombo!) mentre in realtà « qui non siamo neppure nel campo delle suggestioni generiche o delle nevrosi, ma proprio delle psicosi. In questi episodi chi conquista la piazza, venendo pubblicamente omaggiata e portata ad esempio, è la follia di distruzione verso la vita e le sue manifestazioni nella storia e nella società».

 

«Per apprezzare il passato occorre essere stati iniziati a prove sufficientemente dure e complesse da riattivare le capacità sviluppate dagli antenati nel costruirlo»

Una distruzione della vita che vediamo ovunque in questa era buia della Civiltà pervasa dalla Necrocultura: l’uomo tende più alla morte che alla vita.

 

«Perché si scatena questo autolesionismo e cosa lo provoca? Sono (anche oggi) le società malate e in decadenza a non reggere il rapporto con la loro grandezza passata, la loro storia. Per apprezzare il passato occorre essere stati iniziati a prove sufficientemente dure e complesse da riattivare le capacità sviluppate dagli antenati nel costruirlo».

 

«Questo è appunto il dramma dell’Occidente contemporaneo. Abbiamo statue, ma non vogliamo più fare battaglie e sforzi, neppure simboliche, che consentano un contatto vivo con quelle esperienze»

Il significato di quelle statue, il sacrificio di quegli uomini che hanno dedicato la vita – talvolta la hanno persa  – per un ideale, non è qualcosa di comprensibile per le masse cresciute con la mancanza della figura paterna – e del rispetto dell’autorità.

 

«La trasmissione declamatoria, la statua proposta senza che chi la guarda abbia mai dovuto sperimentare uno sforzo simile a quello di chi in essa è rappresentato, è una celebrazione vuota, una rendita parassitaria che non educa chi la riceve, ma anzi lo mette a disagio. Questo è appunto il dramma dell’Occidente contemporaneo. Abbiamo statue, ma non vogliamo più fare battaglie e sforzi, neppure simboliche, che consentano un contatto vivo con quelle esperienze».

 

«Questo è appunto il dramma dell’Occidente contemporaneo. Abbiamo statue, ma non vogliamo più fare battaglie e sforzi, neppure simboliche, che consentano un contatto vivo con quelle esperienze»

È un osceno consumismo dei segni, la superficialità totale di pensare che dietro ad una statua non ci sia niente. A nostro avviso si può parlare apertamente di ritorno della barbarie.

 

È possibile vedere come nei millenni questa dinamica fosse conosciuta all’uomo, visto che era analizzata anche dagli antichi. «Orazio, parlando del passaggio dalla Grecia a Roma, sottolineava come il trasferimento del potere (translatio imperi) richiedesse anche il trasferimento del sapere (translatio studi)» scrive Risé.

 

«A questi demolitori di statue però non è stato trasferito il sapere, le conoscenze, esperienze e abilità, di chi è raffigurato nella statua. L’iconoclasta, più o meno consciamente, lo sente, e ne soffre; anche per questo regredisce nell’atto psicotico, la protesta infantile che precede qualsiasi formazione dell’Io, e attacca la statua. E la società continua nella sua trasmissione di ignoranza, presentando il proprio impoverimento come fosse un’azione culturale».

«E la società continua nella sua trasmissione di ignoranza, presentando il proprio impoverimento come fosse un’azione culturale»

 

Il mondo moderno invece non ha capito questo meccanismo, anzi lo riproduce e lo sanziona oramai come fatto positivo.

 

«Lo stesso fenomeno accade nelle famiglie: solo i discendenti che si sono formati con una buona dose di fatica e disciplina nell’azione apprezzano e accettano il valore degli antenati. Come mostrano bene le due forme presenti nella decadenza attuale: il relativismo cinico accompagnato da una dittatura pavida (quella che nella Grecia antica manda a morte Socrate accusandolo di corrompere i giovani».

«Lo stesso fenomeno accade nelle famiglie: solo i discendenti che si sono formati con una buona dose di fatica e disciplina nell’azione apprezzano e accettano il valore degli antenati»

 

«Naturalmente il razzismo non c’entra nulla: è la scusa usata per liberarsi della propria storia, imbarazzante non perché scandalosa o immorale, ma perché troppo impegnativa (anche dal punto di vista etico, della riflessione seria, non di maniera, sul bene e sul male».

 

Si tratta insomma dell’«urlo psicotico di una generazione imbarazzata dalla storia impegnativa a cui appartiene. Si tratta della «forma assunta nel nuovo millennio dalla “rivolta contro il padre” lancianta cinquant’anni fa».

 

Dopo il 1945  «al posto della storia chi tornò dalla guerra trovò pronta un’altra narrazione, onnipresente, che spiegava tutto, condizionava tutto e rimuoveva tutto ciò che non riconoscesse il suo primato: l’economia

Le basi sono state gettate dopo la II Guerra Mondiale, quando «non c’è più stato spazio per la storia degli uomini, i loro ideali, le loro speranze e passioni, i loro scontri e i loro incontri. Al posto della storia chi tornò dalla guerra trovò pronta un’altra narrazione, onnipresente, che spiegava tutto, condizionava tutto e rimuoveva tutto ciò che non riconoscesse il suo primato: l’economia (assieme alla tecnica, le grandi vincitrici del conflitto). Era quello ciò che importava, il centro della vita occidentale: la produzione, il guadagno procurato dal consumo; tutto il resto non aveva più importanza».

 

Della forma perversa di questo primato del consumo siamo testimoni quando vediamo che le rivolte in USA si trasformano in saccheggi di negozi di elettrodomestici o scarpe da ginnastica.

 

«La decapitazione della storia occidentale, ristretta ora in un modello di sviluppo materno, centrato sul consumo e la soddisfazione dei bisogni (da moltiplicare continuamente, anche con le invenzioni della tecnica) comincia allora».

«La decapitazione della storia occidentale, ristretta ora in un modello di sviluppo materno, centrato sul consumo e la soddisfazione dei bisogni (da moltiplicare continuamente, anche con le invenzioni della tecnica) comincia allora»

 

Il ritorno ad una forma anche crudele di matriarcato è visibile nei tanti discorsi ultrafemministi che stiamo vedendo in questi mesi, con casi – alcuni pure indagati dagli inquirenti – dove il  patriarcato è considerato nemico assoluto da abbattere ferocemente per poi rifondare una nuova civiltà matriarcale che cancelli completamente il mondo precedente e tutta la sua storia.

 

«Manca – scrive Risé parlando della situazione attuale – la storia, il passato, il padre (quello terreno e quello celeste). Il percorso accidentato e tormentato, ma bellissimo, dall’ebraismo alla Grecia a Cristo, al mondo romano, al Medio Evo, Rinascimento e conquista del mondo da parte di questo piccolissimo continente che è la nostra terra».

 

«Mancano padri che ti mostrino la strada fatta, e ti insegnino ad andare avanti, con coraggio e fatica. Per questo i figli, ormai privi di un’identità, e quindi di speranze, abbattono le statue dei padri del passato. Per invidia, debolezza, rabbia, disperazione. Per nostalgia per quell’indispensabile figura (oggi «scorretta» e accantonata). Senza la quale non si può vivere».

«Mancano padri che ti mostrino la strada fatta, e ti insegnino ad andare avanti, con coraggio e fatica. Per questo i figli, ormai privi di un’identità, e quindi di speranze, abbattono le statue dei padri del passato. Per invidia, debolezza, rabbia, disperazione. Per nostalgia per quell’indispensabile figura (oggi «scorretta» e accantonata). Senza la quale non si può vivere»

 

Sono parole da meditare profondamente.

 

Una società senza padre è una società sprotetta, alla mercé di tutto, di sé stessa e delle sue pulsioni, e soprattutto delle trame degli Oligarchi della morte.

 

Una società senza difese è una società dove non solo le statue vengono abbattute, ma, a breve, gli esseri umani.

 

Uccidere i padri significa distruggere la famiglia rendendola debole e indifesa. Uccidere i padri è un passo da fare per il ritorno del sacrificio umano.

 

 

 

 

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Civiltà

Armi EMP, prepararsi alla guerra ad impulsi elettromagnetici: una mappa

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La prima volta che il pubblico mondiale ha sentito parlare approfonditamente dei rischi relativi alle armi ad impulso elettro magnetico (EMP) fu nel 2009, quando negli Stati Uniti uscì il cosiddetto Rapporto Commissione EMP 2009.

 

Il documento è noto per aver affermato che ad un anno da un attacco EMP il 90% della popolazione degli USA potrebbe trovare la morte nel giro di un anno. Il dato, uscito quando la minaccia atomico-balistica nordcoreana prendeva sempre più forma, allarmò la società.

 

Seguirono libri che trattavano l’argomento. Le vendite di Lights Out di Tedd Koppel , One Second After di William R. Forstchen  e Lights Out di David Crawford  arrivarono persino a divenire New York Times Bestseller

 

Gli Stati che dispongono di tali armi sono diversi. Il sito Organic Prepper ha stilato la mappa di questo possibile conflitto.

 

Russia

«Beskontaktnaka vojna» («Guerra senza contatto»)  era il nome del libro di testo militare del defunto generale russo Vladimir Slipchenko.

 

All’interno di questo testo, il generale Slipchenko spiega come gli EMP siano la più grande rivoluzione negli affari militari della storia. Secondo Slipchenko, il possesso di un EMP rende gli eserciti, le flotte e le forze aeree di un nemico completamente obsoleti.

 

Il generale Slipchenko spiega come gli EMP siano la più grande rivoluzione negli affari militari della storia. Secondo Slipchenko, il possesso di un EMP rende gli eserciti, le flotte e le forze aeree di un nemico completamente obsoleti

Un’arma EMP può disintegrare l’intera capacità militare di un Paese: i sistemi di difesa missilistica vanno offline, i carrarmati non partono, gli aerei precipitano.

 

Il giornale di punta dello stato maggiore russo, Voennaja Mysl’ («Pensiero militare»), riprende ulteriormente questo concetto. Un articolo all’interno della rivista intitolato «Punti deboli del concetto statunitense di guerra incentrata sulla rete» indica specificamente l’uso di EMP come possibile mezzo per sconfiggere gli Stati Uniti.

 

La Russia possederebbe inoltre quella che è noto come un’arma «Super-EMP», un ordigno con ampiezza dell’impulso drasticamente aumentata, in grado di disabilitare veicoli spaziali, siti radar, missili balistici intercontinentali, sistemi di approvvigionamento energetico, sistemi di comando militari ed economie.

 

Il Super-EMP russo è progettato come arma di primo colpo.

 

Al 2017, il pubblico americano non era a conoscenza di una simile arma posseduta dalle forze USA.

 

 

Cina

Le capacità, la teoria e le difese EMP sembrano andare relativamente veloci, quasi di pari passo alla Russia.

 

Nel libro di testo dell’Esercito di Liberazione del Popolo Di san ci shi jie da zhan : quan mian xin xi zha (2000)  , l’autore Shen Weiguang sottolinea l’importanza di sviluppare le difese EMP della Cina per neutralizzare e, se necessario, controllare gli Stati Uniti.

 

Articoli di riviste militari cinesi affermano specificamente che gli Stati Uniti sono «più vulnerabili di qualsiasi altro paese al mondo» agli attacchi EMP

Altri articoli di riviste militari cinesi affermano specificamente che gli Stati Uniti sono «più vulnerabili di qualsiasi altro paese al mondo» agli attacchi EMP.

 

 

Iran

«In Iran, non solo gli attacchi EMP sono pienamente approvati, ma vengono anche elaborati piani di battaglia per il loro utilizzo» scrive Organic Prepper.

 

Un libro di testo militare intitolato Difesa passiva  – pubblicato nel 2010 – fa eco alle idee del generale russo Slipchenko sugli EMO.

 

L’ex direttore della CIA, James Woolsey, ha sottolineato in uno scritto che «l’esercito di Teheran sta pianificando di essere in grado di effettuare un attacco nucleare EMP».

 

«Difesa passiva e altri scritti militari iraniani sono ben consapevoli che l’attacco nucleare EMP è il modo più efficiente di uccidere le persone, attraverso effetti secondari, a lungo termine. La logica sembra essere che le persone muoiono di fame, non a causa dell’EMP, ma perché vivono in società materialistiche dipendenti dalla tecnologia moderna».

 

Un altro giornale militare iraniano, in un articolo intitolato «L’elettronica per determinare il destino delle guerre future», osserva che la chiave per sconfiggere gli Stati Uniti è un attacco EMP.

 

«Se i Paesi industriali del mondo non riuscissero a escogitare modi efficaci per difendersi da pericolosi assalti elettronici, allora si disintegrerebbero in pochi anni… I soldati americani non sarebbero in grado di trovare cibo da mangiare né sarebbero in grado di sparare un solo colpo».

 

Secondo l’agenzia di stampa iraniana MEHR News l’Iran si sta proteggendo attivamente dagli attacchi EMP.

 

«L’Iran potrebbe lanciare un attacco a sorpresa EMP (impulso elettromagnetico) contro gli Stati Uniti via satellite, come a quanto pare hanno praticato con l’aiuto della Corea del Nord»

L’ambasciatore Henry Cooper, ex direttore della Strategic Defense Initiative, ha anche avvertito che alcuni lanci di satelliti iraniani sembrano essere esercitazioni per un attacco contro gli Stati Uniti EMP.

 

«L’Iran potrebbe lanciare un attacco a sorpresa EMP (impulso elettromagnetico) contro gli Stati Uniti via satellite, come a quanto pare hanno praticato con l’aiuto della Corea del Nord» hanno dichiarato un gruppo di esperti tra cui Woolsey e Cooper.

 

 

Corea del nord

Il 9 aprile 2013, il satellite KMS-3 della Corea del Nord ha orbitato negli Stati Uniti sulla traiettoria perfetta per eludere i radar di allerta precoce e le difese missilistiche nazionali. E tutto mentre si trova all’altitudine e alla posizione ideali per lanciare un campo EMP sugli Stati Uniti continentali.

 

Il 16 aprile 2013, lo hanno fatto di nuovo, questa volta in orbita attorno al satellite nel corridoio Washington-Nuova York.

 

«Se fosse stato attivato un EMP, avremmo perso l’intera rete orientale, da cui proviene il 75% dell’elettricità degli Stati Uniti» scrive Organic Prepper. Quello stesso giorno, sconosciuti armati di kalashnikov hanno attaccato la sottostazione di trasformazione Metcalf che serve anche la Silicon Valley.

 

 

Nel luglio del 2013, un mercantile nordcoreano è stato trovato nel Canale di Panama dopo aver attraversato il Golfo del Messico con missili SA-2 montati sui lanciatori nascosti sotto sacchi di zucchero. Sebbene i missili non fossero armati in quel momento, erano del tipo che avrebbe potuto essere usato molto facilmente per eseguire un attacco EMP anonimo dal cargo offshore.

 

Donald Trump è stato il primo presidente ad aver fatto qualcosa per preparare al meglio gli Stati Uniti contro un attacco EMP

In un’udienza alla Camera USA del 12 ottobre 2017, gli esperti hanno avvertito i membri del Congresso che un attacco EMP nordcoreano potrebbe uccidere il 90% degli americani entro un anno, definendolo una «minaccia esistenziale».

 

 

Stati Uniti d’America

Donald Trump è stato il primo presidente ad aver fatto qualcosa per preparare al meglio gli Stati Uniti contro un attacco EMP.

 

Il 13 ottobre 2016,  Obama aveva firmato l’ordine esecutivo 13744   – «Coordinamento degli sforzi per preparare la nazione agli eventi meteorologici spaziali». Pur non essendo specificatamente  diretto verso la preparazione contro la minaccia EMP, vi era l’embrione di una possibile difesa elettromagnetica del Paese.

 

Pochi anni dopo, il 26 marzo 2019, Trump ha firmato il ben più specifico l’Ordine Esecutivo 13865 – «Coordinamento della Resilienza Nazionale agli Impulsi Elettromagnetici». È stato a questo punto che la preparazione ad una attacco EMP è sembrata diventare  una priorità delle forze armate statunitensi.

 

Non è chiaro a che punto l’Italia e l’Europa possano essere preparate di fronte alla minaccia di un attacco EMP

Poco dopo l’emanazione dell’ordine esecutivo, il Department of Homeland Security ha iniziato a studiare tecniche collaudate dalla ricerca per proteggere meglio le infrastrutture critiche americane dagli attacchi EMP .

 

Si tratta del l passo più significativo che il governo degli Stati Uniti ha compiuto fino ad oggi per difendersi da un EMP.

 

Non è chiaro a che punto l’Italia e l’Europa possano essere preparate di fronte alla minaccia di un attacco EMP.

 

 

 

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Investitore miliardario prevede la Guerra Civile in USA

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C’è un «rischio pericolosamente alto» che gli Stati Uniti possano scivolare nella guerra civile entro i prossimi 10 anni a causa della «quantità eccezionale di polarizzazione» attualmente osservata nel paese, afferma il miliardario Ray Dalio.

 

Non si tratta dell’opinione di uno qualsiasi.

 

Ray Dalio è a capo di un immane hedge fund, Bridgewater Associates, un fondo di investimenti che gestisce almeno 140 miliardi di dollari – ma qualcuno dice che sono più di 200. Si tratta del più grande hedge fund al mondo.

 

Dalio, oltre che finanziere, è noto per le sue analisi sociopolitiche e filosofiche. È autore di un libro, Principles, tradotto anche in italiano con il titolo I principi del successo. Il New York Times lo ritiene « una sorta di intellettuale e life coach pubblico, sostenendo un particolare stile di gestione che descrive come “trasparenza radicale”».

 

Ora è in uscita con un nuovo volume, The Changing World Order, pubblicato il 30 novembre

 

Nel suo nuovo libro, sostiene che c’è una probabilità del 30% di avere una nuova Guerra Civile americana. Indicando le sei fasi del ciclo ordine/disordine interno, che termina con la guerra civile, Dalio afferma che gli Stati Uniti sono attualmente nella quinta fase: cattive condizioni finanziarie e intenso conflitto.

 

Indicando le sei fasi del ciclo ordine/disordine interno, che termina con la guerra civile, Dalio afferma che gli Stati Uniti sono attualmente nella quinta fase: cattive condizioni finanziarie e intenso conflitto

«Ad esempio, quando vengono giudicate elezioni ravvicinate e i perdenti rispettano le decisioni, è chiaro che l’ordine viene rispettato. Quando il potere viene combattuto e conquistato, ciò segnala chiaramente il rischio significativo di un cambiamento rivoluzionario con tutto il relativo disordine»,  scrive l’ultramiliardario.

 

Dalio osserva che moltissimi cittadini, compresi i funzionari di alto rango, hanno apertamente dubitato della validità delle recenti elezioni e hanno espresso la loro volontà di combattere per le proprie convinzioni.

 

Vengono quindi citati diversi studi che mostrano il crescente divario emotivo tra i due partiti politici USA.

 

Il sondaggio più terrificante, effettuato recentemente, mostra che il 15% dei Repubblicani e il 20% dei Democratici pensavano che il paese sarebbe stato meglio se la maggioranza del partito politico avversario «morisse».

 

Secondo Dalio la Costituzione americana è «l’ordine interno più duraturo e più ammirato», il che «rende meno probabile che venga abbandonato, ma più traumatico se lo è».

Dalio osserva che moltissimi cittadini, compresi i funzionari di alto rango, hanno apertamente dubitato della validità delle recenti elezioni e hanno espresso la loro volontà di combattere per le proprie convinzioni

 

Nel libro Dalio va in cerca di metriche per stabilire la salute e la durata degli imperi, esaminando  esaminato quattro imperi: olandese, britannico, americano e cinese.

 

Secondo lui tutti hanno seguito quasi lo stesso identico percorso:

 

«L’aumento dell’istruzione porta a una maggiore innovazione e tecnologia, che porta a una maggiore quota del commercio mondiale e della forza militare, una produzione economica più forte, la costruzione del principale centro finanziario del mondo e, con un ritardo, l’istituzione della valuta come riserva valuta».

 

In una sorta di necrologio anticipato del dollaro, il nostro scrive:

 

«Potete vedere come per un lungo periodo la maggior parte di questi fattori è rimasta forte insieme e poi è diminuita in un ordine simile. La valuta di riserva comune, proprio come la lingua comune del mondo, tende a rimanere dopo che un impero ha iniziato il suo declino perché l’abitudine all’uso dura più a lungo dei punti di forza che l’hanno resa così comunemente usata».

 

Il sondaggio più terrificante, effettuato recentemente, mostra che il 15% dei Repubblicani e il 20% dei Democratici pensavano che il paese sarebbe stato meglio se la maggioranza del partito politico avversario «morisse»

L’altra preoccupazione è la fine dell’Impero americano e il re-inizio di un altro impero, quello cinese. Questa transizione, dice Dalio, potrebbe comprendere una guerra.

 

L’autore sostiene che gli americani non capiscono i cinesi e il ruolo della Cina nella storia:

 

«300 anni sembrano tantissimi anni fa per gli americani, ma per i cinesi non è affatto tanto. Mentre la prospettiva di una rivoluzione o di una guerra che capovolgerà il sistema statunitense è inimmaginabile per la maggior parte degli americani, entrambi sembrano inevitabili ai cinesi perché hanno visto queste cose accadere ancora e ancora e hanno studiato i modelli che inevitabilmente le precedono. Mentre la maggior parte degli americani si concentra su eventi particolari, specialmente quelli che stanno accadendo ora, la maggior parte dei leader cinesi vede gli eventi attuali nel contesto di modelli più ampi ed evolutivi».

 

Si tratta insomma del frusto luogo comune riguardo la lungimiranza cinese, un cliché tuttavia messo a dura prova in questo biennio pandemico in cui la gestione di ogni cosa, per la Cina, si è dimostrata, quantomeno all’apparenza, disastrosa.

 

Dalio sostiene quindi che qualsiasi tentativo da parte degli Stati Uniti di controllare o cambiare la Cina si ritorcerà contro:

 

«Data l’impressionante esperienza della Cina e quanto profondamente impregnata la cultura dietro di essa, non c’è più possibilità che i cinesi rinuncino ai loro valori e al loro sistema di quanto ce ne siano per gli americani che rinuncino ai loro. Cercare di costringere i cinesi e i loro sistemi ad essere più americani significherebbe, per loro, soggiogare le loro convinzioni più fondamentali, per la cui protezione combatterebbero fino alla morte proteggere».

L’altra preoccupazione è la fine dell’Impero americano e il re-inizio di un altro impero, quello cinese. Questa transizione, dice Dalio, potrebbe comprendere una guerra

 

Il discorso sembra piuttosto banale, ma vabbeh.

 

Con la previsione della nuova Guerra Civile americana, Dalio si potrebbe aggiungere alla lista di grandi investitori dotati di poteri precognitivi.

 

Renovatio 21 vi ha parlato di Paul Singer, potentissimo mega-speculatore noto in Italia per la sua partecipazione al padronato del Milan e di TIM, che, molto prima del momento, inviò ai suoi dipendenti una lettera in cui diceva loro di prepararsi per la pandemia.

 

 

 

 

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Giorgetti parla di Blackout

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Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha apertamente parlato di possibili interruzioni della corrente elettrica nei prossimi tempi.

 

«Anche nei prossimi giorni lo sforzo che dobbiamo fare è come cercare di sterilizzare nel modo più equo possibile questo tipo di impatto sulle nostre famiglie, al netto dellʼesigenza che a livello europeo si definisca un piano per evitare cose anche peggiori, e cioè la possibilità di andare in black-out, cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico».

 

Il ministro lo ha dichiarato nel corso dell’assemblea di Confartigianato, dove ha parlato apertamente «dei settori che scompariranno letteralmente dal dato economico, altri che ne beneficeranno». Si tratta della vera «transizione» a cui andiamo incontro, ossia l’olocausto di attività economiche (soprattutto quelle piccole e medie) entrato nella fase di soluzione finale grazie alla pandemia.

 

«La possibilità di andare in black-out… cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico»

Tuttavia vogliamo concentrarci sulla notizia: anche noi abbiamo finalmente l’establishment che parla improvvisamente di possibile sospensione dell’elettricità nel Paese.

 

Il black-out diventa quindi una possibilità concreta anche per l’Italia.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale.

 

A inizio stagione ha cominciato a girare in Germania (per poi divenire virale in tutta europa)uno spot realizzato dalla Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK – l’ufficio federale della protezione civile e dell’assistenza in caso di catastrofi, una sorta di Protezione Civile tedesca) che preparava i cittadini alla possibilità di un inverno senza riscaldamento.

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale

 

 

A metà ottobre il ministero della Difesa dell’Austria – Paese che ci ha anticipato nel nuovo lockdown  draconiano – ha lanciato la campagna di affissioni in tutta l’Austria («Blackout – Cosa fare quando tutto è a posto?»), dove si iniziava a parlare di interruzioni di corrente su larga scala.

 

Anche in Romania da giorni si respira l’aria di blackout.

 

Il canale TV nazionale Antena 3, un canale di notizie 24 ore che trasmette anche nella vicina Serbia, ha mandato in onda programmi con grafiche che guidavano lo spettatore nel fare scorte (batterie, radio, candele, acqua, cibo in scatoletta) in vista di «pană de curent de o săptămână în Europa»: un «blackout di una settimana in Europa».

 

 

La Cina sta già da mesi sperimentando blackout che stanno mettendo in dubbio la tenuta economica e produttiva del colosso asiatico. L’amministrazione del Partito Comunista Cinese sta già trasmettendo comunicazioni di tenore emergenziale per i cittadini, invitandoli per esempio a fare scorte per l’inverno.

 

Due parole anche sull’autorevole fonte dell’allarme.

 

Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

L’onorevole Giancarlo Giorgetti è da sempre percepito come l’uomo dell’establishment dentro alla Lega. È cugino del banchiere e grand commis di Stato Massimo Ponzellini , a sua volta figlio d’arte (il padre era membro del consiglio della Banca d’Italia e abbiente sostenitore della nascita dell’editore bolognese Il Mulino) e allievo di Romano Prodi, con cui fonda la società Nomisma e con il quale lavora all’IRI dal 1983 al 1990. Ponzellini è stato presidente della grande società di appalti Impregilo nonché, nel 2009, della Banca Popolare di Milano.

 

Nell’estate 2018, durante il governo gialloverde del Conte 1, i giornali parlarono di uno scontro tra Giorgetti e il collega deputato leghista Claudio Borghi, da sempre su posizioni anti-euro assai contrarie allo status quo.  Il tema era quello dei cosiddetti minibot.

 

«C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti» virgolettò Repubblica. Giorgetti e Borghi smentirono screzi, si disse che i giornalisti non avevano capito il tono.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio autunno alcuni analisti si sono spinti a dire che con Draghi al colle la manovra potrebbe essere quella di portare Giorgetti al ruolo di primo ministro.

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

«I veleni verso il ministro dello Sviluppo economico sono molto diffusi: “Vuole mandare Draghi al Quirinale per diventare premier”, dice un deputato» scrisse La Stampa lo scorso 30 settembre.

 

Più che dei veleni nel Palazzo, l’onesto cittadino vorrebbe sapere della corrente elettrica a casa sua. Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

 

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

 

Dopo il lockdown, il blackout: il processo verso l’azzeramento di ogni attività umana sembra inarrestabile. Niente lavoro, niente consumi, fors’anche niente sostentamento biologico.

 

La Civiltà pare essere impegnata in una regressione verso la barbarie, o ancora meglio, in una corsa verso l’entropia, verso la morte termica.

 

Questo, il nostro lettore lo sa, altro non è se non il copione della Necrocultura: annientare l’essere umano e le sue attività, la sua prosperità, la sua vita.

 

 

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