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Essere genitori

Nilde Iotti, Cicciolina, la famiglia. Da Togliatti al “caso Bibbiano”

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Ho letto che sulla TV nazionale è andato in onda in settimana un tele-santino su Nilde Iotti. Che il PD avesse voglia di fare una bella fiction agiografica sulla giunonica, eterna dama del PCI, lo capiamo; che l’alleato a 5 stelle sentisse l’esigenza di spendere qualche milione per ricordare eroicamente una che in parlamento ci è stata 53 anni filati – altro che casta! – lo capiamo meno.

 

La Iotti fu lungamente Presidente della Camera: l’hanno seguita Scalfaro, la Pivetti, Pierferdi Casini, Fico. Insomma, sulla terza carica dello Stato forse c’è da fare qualche riflessione.

Palmiro Togliatti e la sua compagna Nilde Iotti

 

I commentatori di destra si sono scaldati. Hanno ricordato che per far posto alla Iotti il Migliore mandò a Mosca la vera moglie Rita «Marisa» Montagnana e il figlio schizofrenico e a tratti autistico – e capite che Mosca, specie all’epoca, non aveva i manicomi migliori del mondo, anzi vi ci mettevano, oltre che gli psicotici, i dissidenti – per piegarne la psiche con l’orrore dell’internamento. La Montagnana era una combattente vera, che aveva partecipato anche alla Guerra Civile spagnuola. Mentre fino agli ultimi anni della guerra Nilde aveva la tessera del Partito Nazionale Fascista.

 

Qualcuno ha ricordato che Nilde aveva quasi trent’anni (27 per l’esattezza) meno di Palmiro. Mutatis mutandis, una situazione che oggi, quando vediamo il vecchio imprenditore abbiente con la ragazza molto più giovane, porterebbe a sussurri malevoli sulla cosiddetta «moglie-trofeo».

 

Francobollo sovietico che celebra il compagno Tol’jatti

Si è rammentato che i due amanti brindarono quando i carri armati sovietici entrarono a Budapest nel 1956 per schiacciare quella che Togliatti chiamava «reazione clerico-fascista». E poi: gli elogi sperticati a Stalin (del resto, ben premiati: sul Volga ancora oggi vi è una città che si chiama come l’amante della Iotti, Tolyatti che qualcuno da noi chiama erroneamente «Togliattigrad»), il rifiuto di aiutare i soldati italiani prigionieri nei campi di concentramento sovietici («il sacrificio dei soldati dell’ ARMIR nei lager di Stalin è un antidoto al fascismo», scriveva in una lettera, aggiungendo beffardo che «sono umanitario quanto può esserlo una dama della Croce rossa»). E via dicendo: il catalogo delle mostruosità politiche del Migliore è denso assai.

 

Tuttavia non è la cifra di politica, gossip e geopolitica (il gossip spesso è sia politica che geopolitica) che mi interessa qui discutere. Vorrei qui abbozzare una riflessione diversa, che riguarda la famiglia.

 

 

Togliatti ed Engels contro la famiglia

Perché se Togliatti è stato il padre del moderno PCI, cioè la radice del PD, è importante cercare di capire come egli intendesse la famiglia.

 

Qui il discorso si fa ambiguo: perché tutti sapevano della situazione scabrosa che viveva il fiduciario di Stalin in Italia – che consumava con l’onorevole concubina addirittura in una garçonniere all’ultimo piano della sede del partito in via Botteghe Oscure; per lo più, da quel che mi par di capire, la linea del partito era però opposta. Il cittadino comunista doveva esprimere morigeratezza, avere una vita famigliare lineare, persino sposandosi, quando possibile, in Chiesa.

Un tempo il cittadino comunista doveva esprimere morigeratezza, avere una vita famigliare lineare, persino sposandosi, quando possibile, in Chiesa

 

La devianza, all’epoca non era ammessa. Di qui l’ostracismo riservato a Pier Paolo Pasolini, che oltre che omosessuale era sospettato di pedofilia, visto che già nel 1949 subì in Friuli un processo con l’imputazione di atti osceni in luogo pubblico e di corruzione di minore.

 

L’ideale famigliare comunista, quantomeno agli inizi, era, insomma, borghese: sicuramente, era una tattica del tipo Invasione degli Ultracorpi: conquisteremo il mondo avanzando impercettibilmente nella normalità.

 

Tuttavia, oltre che negli amori nel sottotetto di Botteghe Oscure, qualcos’altro di poco famigliare era innestato nei gangli più interiori del partito.

 

Perché il Comunismo, e quindi anche il Comunismo italiano, deriva dal Manifesto del Partito Comunista. Il quale non è stato solo scritto da Carlo Marx, ma anche da Federico Engels. È naturale quindi che in ambito PCI militanti ed elettori forse qualche pagina del dimenticato Engels se la siano letta.

 Federico Engels

 

Per esempio potrebbero essersi imbattuti ne L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1984). Dove l’amore per l’istituto della famiglia, quello previsto dalla «Costituzione più bella del mondo» non era esattamente percettibile.

 

«La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole» scrive Engels.

«La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole» scrive Engels.

 

«L’emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell’intero sesso femminile nella pubblica industria, e che ciò richiede a sua volta l’eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società».

 

In nuce, c’è moltissimo di quello che poi sarebbe accaduto nel XX e nel XXI secolo: il gender come lotta contro la struttura dei sessi, la propulsione verso la promiscuità, la rivolta contro il patriarcato (quella di cui parlano certi indagati nel «caso di Bibbiano»), il femminismo vero e proprio.

 

Sopra ogni cosa: è ben visibile il programma di distruzione della famiglia.

Aldo Togliatti, figlio di Palmiro, schizofrenia con spunti autistici, mandato a Mosca e poi morto in una casa di cura

 

Togliatti, più che marxista, era engelsiano: le sue donne lavoravano (come agenti comuniste o come deputate); la monogamia l’aveva sepolta da mo’; aveva scomposto la molecola della sua famiglia al punto da abbandonare suo figlio pazzo in un altro continente. (Per la cronaca, Aldo Togliatti è morto a Modena 8 anni fa a Villa Igea, un manicomio di Modena, nella regione dove le «via Togliatti» abbondano, nel Paese la cui TV di Stato dedica uno sceneggiato all’amante del padre).

 

«L’emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell’intero sesso femminile nella pubblica industria, e che ciò richiede a sua volta l’eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società» Friedrich Engels

Palmiro Togliatti emancipò così tanto la donna da far abortire Nilde, che qualcuno dice invece volesse tenere il bambino. Il piccolo fu invece  sacrificato all’altare della ragion politica.

 

Ad eseguire il feticidio fu il medico personale di Togliatti, Mario Spallone, dentro alla sua Villa Gina, dove prima della legge 194 già aveva praticato centinaia di aborti «come missione politica… Era un servizio sociale».

 

Feticidi di massa nello Stato parallelo comunista. Non che gli avversari democristiani prendessero sul serio questi omicidi seriali, all’epoca illegali: Alberto Sordi, si dice, ispirerà il suo Dottor Guido Tersilli proprio a Spallone.

 

Famiglia, psichiatria e PCI

Dinanzi allo scandalo di Bibbiano, in attesa di processo e sentenze che acclarino i fatti, mi sono chiesto ripetutamente se vi fosse, all’interno della linea ideologica che va dal PCI al PD, non solo un pensiero definito riguardo l’istituto familiare, ma, più materialmente, una vera e propria linea psichiatrica che la definisse concettualmente.

Esiste, all’interno della linea ideologica che va dal PCI al PD,  un pensiero definito riguardo l’istituto familiare e una sua tradizione psichiatrica?

 

È stato immerso nella politica, tramite la moglie Franca Ongaro eletta senatrice tra le fila del PCI con Sinistra Indipendente, il celebratissimo Franco Basaglia, lo psichiatra che dovremmo ringraziare per la legge sua omonima che prevedeva la chiusura dei manicomi. Lo psichiatra, ça va sans dire, ha avuto anche lui qualche anno addietro la sua mini-serie agiografica a spese del contribuente, C’era una volta la città dei matti, con protagonista  Fabrizio Gifuni, cioè il figlio dell’ex ministro ed ex Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Gaetano Gifuni. È proprio il caso di dire: sono fiction di Stato.

 

Basaglia era il fronte italiano di una «scuola» internazionale di medici dell’epoca che prese il nome di «antipsichiatria» per la quale la famiglia era una istituzione di violenza, vera responsabile delle malattie mentali

Il dottor Basaglia era il fronte italiano di una «scuola» internazionale di medici dell’epoca che prese il nome di «antipsichiatria». Per gli antipsichiatri (Ronald Laing, David Cooper, Thomas Szasz) la famiglia era una istituzione di violenza, vera responsabile delle malattie mentali: i testi dell’Antipsichiatria sono talvolta chiari già dal titolo, come nel caso di Normalità e follia nella famiglia di Laing e La famiglia che uccide di Morton Schatzman. La famiglia era, per usare i loro termini, «schizogena»: la schizofrenia veniva dalla vita con mamma e papà e fratelli.

 

Scriveva Basaglia mostrando tutto il fondo marxista (lotta di classe, vittime della sopraffazione, etc.) del suo sentire: «l’unica possibilità che ci resti è di conservare il legame del malato con la sua storia – che è sempre storia di sopraffazioni e di violenze – mantenendo chiaro da dove provenga la sopraffazione e la violenza».

Franco Basaglia. Sua moglie fu eletta in Parlamento nelle liste di Sinistra Indipendente

 

Completa il suo pensiero un ulteriore papavero dell’antipsichiatria italiana, Giovanni Jervis nel suo Manuale critico di psichiatria, dove alle pagine 84-85 è proclamato:  

«La famiglia nucleare è la macchina che costantemente fabbrica e riproduce forza-lavoro, sudditi consumatori, carne da cannone, strutture di ubbidienza al potere; e anche nuovi individui condizionati in modo tale da ricostituire nuove coppie stabili, procreare altri figli, ricreare altre famiglie, e così perpetuare il ciclo».

 

«La famiglia nucleare è la macchina che costantemente fabbrica e riproduce forza-lavoro, sudditi consumatori, carne da cannone, strutture di ubbidienza al potere; e anche nuovi individui condizionati in modo tale da ricostituire nuove coppie stabili, procreare altri figli, ricreare altre famiglie, e così perpetuare il ciclo» Giovanni Jervis

Jervis, che aveva letto assiduamente la triade Marx-Lenin-Mao Zedong, era figlio di un direttore all’Olivetti, un partigiano decorato: vera aristocrazia goscista. Ma la famiglia non gli piaceva lo stesso:

 

«Gran parte dei disturbi mentali nascono proprio da queste contraddizioni; la famiglia contemporanea, nel momento stesso in cui comincia a non funzionare più, continua a fabbricare e condizionare dei bambini che le si rivolteranno contro, o che non riuscendo a rivoltarsi diventeranno nevrotici o psicotici; oppure cittadini conformisti, soddisfatti della loro mortale ubbidienza, mediocrità e normalità».

 

Se non si distrugge la famiglia, dicono gli psichiatri di sinistra, avremo una società di psicotici, oppure, ancora, peggio di lettori di Repubblica – anzi no, scusate, di «cittadini conformisti» e mediocri, si diceva.

 

Questa cosa della famiglia violenta è rimasta negli anni. Chi scrive ricorda gli annunci ripetuti all’altoparlante ad una Festa di Rifondazione Comunista nei primi anni 2000, dove l’imbonitrice megafonata raccomandava al pubblico di sciamare verso la conferenza che stava per iniziare la conferenza «Da Cogne a Novi Ligure: la famiglia è posto pericoloso». Chiaro, due casi ravvicinati, tremendi, offrivano il destro alla teoria della famiglia come «istituto di violenza».

Se non si distrugge la famiglia, dicono gli psichiatri di sinistra, avremo una società di psicotici, oppure, ancora, peggio di «cittadini conformisti» e mediocri

 

Dal 2006-2008 viene eletto in parlamento per il Partito dei Comunisti Italiani il professor Luigi Cancrini. In una intervista di qualche mese fa, riporta una lettera di un avvocato a Il Foglio, «il professor Cancrini difende [Claudio] Foti “che ha grandi meriti” e a cui secondo lui può semmai essere addebitato “un entusiasmo da lavoro” e un eccesso di sensibilità agli “accenni del bambino”».

 

Abbiamo appreso dal reportage di La7 sul «caso Bibbiano» che Cancrini starebbe scrivendo ora un libro con Foti.

 

Cicciolina trova Togliatti

Il boccaccesco peccato di adulterio Togliatti-Iotti, segreto di Pulcinella della Repubblica semicomunista italiana, divenne acqua fresca con il 1968 e l’avvento della cosiddetta «liberazione sessuale», cioè quando la promiscuità e la devianza divennero parte integranti delle lotte della sinistra.

 

Con il 1968 e l’avvento della cosiddetta «liberazione sessuale», cioè quando la promiscuità e la devianza divennero parte integranti delle lotte della sinistra

Tuttavia nemmeno quei ragazzi che nel PCI si erano spesi per il «libero amore» e per i poveri «compagni omosessuali oppressi» riuscirono nel capolavoro di Pannella, cui va riconosciuto un primato mondiale: aver lanciato materialmente il seme della pornocrazia.

 

Tra le fila del Partito Radicale, Giacinto detto Marco Pannella riesce nell’impresa di far eleggere Elena Anna detta Ilona Staller, meglio conosciuta con il nome d’arte di Cicciolina.

 

Si tratterebbe altresì di un bingo anche per i servizi dell’Ungheria comunista (quella dei tank applauditi da Togliatti, sì), che sarebbero quindi riusciti ad inserire un loro asset a rivelarlo è stata da subito proprio lei – sin dentro ad una carica elettiva.

Ilona Staller in Parlamento

 

L’elezione di una attrice pornografica in Parlamento irritò non poche le sue stesse compagne di partito: i radicali erano pieni di femministe oltranziste, come Emma Bonino, che andavano in cortocircuito a vedere, e a sentire, quello che la Staller aveva da offrire. Ricordandoci, inoltre, che la pornoattrice deputata ebbe come presidente della camera proprio Nilde Iotti

 

Cicciolina rappresentò il superamento definitivo dell’«immoralismo comunista». I comunisti, che credevano di aver il monopolio del progresso sociale (e quindi: del suo lancio verso la promiscuità, come per esempio con il divorzio) erano stati surclassati, e il progetto di «liberazione» dei costumi cominciavi a rivelarsi per quel che era: dissoluzione, decadenza. Cosa borghesissima.

 

Cicciolina rappresentò il superamento definitivo dell’«immoralismo comunista». I comunisti, che credevano di aver il monopolio del progresso sociale  erano stati surclassati, e il progetto di «liberazione» dei costumi cominciavi a rivelarsi per quel che era: dissoluzione, decadenza

La vita della Staller continuò anche dopo la politica. Ilona conobbe uno degli artisti più pagati della Terra, l’americano Jeff Koons. Questi impazzì per lei, al punto che alla Biennale di Venezia di inizio anni Novanta consegno gigantesche riproduzioni pornografiche dei due che copulavano nel modo più volgare possibile («Made In Heaven», «Illona’s Asshole», «Illona’s House Ejaculation»; a ispirare gli scatti pare fosse Riccardo Schicchi, il noto pigmalione di Cicciolina, ora deceduto). Qualcuno entrò alla Biennale e sfigurò con un taglierino l’«opera»: Koons ne fu contento. Si sposarono, le immagini dei due sposini che si baciavano avidamente con la lingua finirono perfino in un video degli U2, Even better than the real thing.

 

Il rapporto tra Koons e Cicciolina andò in crisi. «Quella donna è una prostituta incapace di educare nostro figlio»; «Quell’uomo è disonesto, è diventato miliardario vendendo i nostri amplessi». Il problema fu che nel frattempo i due avevano avuto un figlio, Ludwig. Il bambino fu oggetto di una asperrima contesa tra USA, patria del padre, e Italia, patria della madre.

 

È qui che, stranamente, salta fuori di nuovo il nome Togliatti.

 

Nel 1996 Il tribunale affida una consulenza tecnico-psichiatrica per stabilire chi tra Ilona Staller ed il suo ex marito Jeff Lynn Koons è il genitore più idoneo per ottenere l’affidamento definitivo del figlio nato tre anni prima. La scelta ricade su una docente di psicologia della Sapienza, Marisa Malagoli Togliatti: si tratta della figlia di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, adottata dalla coppia dopo che il padre operaio era morto nell’eccidio delle Fonderie Riunite di Modena, quando la polizia sparò contro i lavoratori in sciopero (1950).

 

Il primo round Cicciolina lo perde malamente.

Scrisse Repubblica: «La “bocciatura” al suo modo di essere madre era stata decisa da due donne, il giudice istruttore Aida Campolongo e la neuropsichiatra infantile Marisa Malagoli Togliatti, figlia adottiva di Palmiro Togliatti e dell’ex presidente della Camera Nilde Iotti. Nella sua relazione al tribunale, la dottoressa Togliatti aveva scritto che Ilona Staller era una madre incapace di esercitare la dovuta funzione educativa: troppo permissiva, con un rapporto con il bambino “ribaltato” e basato su elementi “simbiotici e regressivi”».

 

«Inoltre Ludwig, secondo il Tribunale, aveva molte difficoltà linguistiche: poco inglese, pochissimo italiano, “visto che in due anni aveva avuto otto baby sitter, tutte ungheresi”».

 

«Come ultimo punto il Tribunale aveva anche accennato alle “continue assenze” della madre, e la sentenza aveva completamente ignorato sia l’ex professione di porno star della Staller sia il contenuto delle opere di Koons, nemmeno quelle che hanno per soggetto Cicciolina».

Pannella e Cicciolina nel 1987

 

Sono giudizi che colpiscono: si può togliere un bambino ad una madre perché troppo permissiva? Forse sì, ce lo chiediamo perché non conosciamo i dettagli, ma la memoria torna a quando l’ex ministro Fontana, sull’onda dell’emozione del «caso Bibbiano», accennò in TV di un caso in Veneto in cui madre e figlio furono separati per il troppo amore di lei.

 

La questione delle difficoltà linguistiche lascia pure perplessi: quanti sono i bambini stranieri in questo Paese, specie appartenenti a stranieri di classe agiata o a militari (i soldati USA…) che non sanno dire una parola di italiano? Una retata ad una qualsiasi scuola statunitense– dove usualmente vengono iscritti i figli della world class di passaggio anche da noi – sul nostro territorio porterebbe quanti casi di allontanamento? E poi ancora, se una madre vuole insegnare la propria madrelingua al figlio, non ne ha il diritto?

 

Le vicende descritte nel «caso Bibbiano» pure talvolta abbonderebbero, secondo le carte degli inquirenti, di motivazioni futili o, come ha scritto Panorama, «strani pretesti».

 

Restiamo ancora più basiti,  ma non sappiamo se abbiamo capito bene, dinanzi al fatto che la sentenza non teneva in conto il particolare «lavoro della madre».

La pornografia è compatibile con il crescere un bambino? A fine giugno qualche giornale battè la notizia per cui i bambini sarebbero stati dati anche a titolari di sexy shop

 

Dobbiamo dire che in molti possono avere una certa curiosità sociologica sul tema: come cresce il figlio di una pornoattrice? Freud insegnava il trauma, la «scena primaria», del vedere i propri genitori accoppiarsi. Come può crescere una psiche bombardata da immagini pornografiche della propria mamma? Molte persone usano questa immagini per far scendere l’eccitazione. Perché si tratta di uno sfiorare l’ultimo tabù, e in rapporto ad una cosa simile, sono molti, anche tra i più accaniti difensori della sovranità famigliare massima che vacillerebbero: forse agli attori porno la patria potestà va tolta… specie ora che la pornografia pare, appunto, evolvere sempre più verso il tabù dell’incesto.

 

Niente di tutto questo: i problemi sono quelli sopraelencati. Bambino troppo attaccato alla madre. Troppe baby sitter. Non parla italiano. Madre che si assenta.

 

Ce lo chiediamo ancora: possibile che la sentenza non considerasse l’attività pornografica del genitore come un motivo per allontanare il minore? Possibile che non si fosse calcato anche o solo su questo?

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Stiamo solo ponendo delle domande a causa del cosiddetto Elephant in the room. La pornografia è compatibile con il crescere un bambino? È così che torna alla mente che a fine giugno qualche giornale battè la notizia per cui i bambini sarebbero stati dati, oltre che a persone con problematiche psichiche o con figli suicidi, anche a titolari di sexy shop.

 

È un mondo un po’ alla rovescia, dove però qualcosa torna.

 

Le Erinni e il matriarcato

Ecco la narrazione di 5000 anni di oppressione patriarcale, un’oppressione molto più longeva di quella del proletariato di Marx schiacciato dal crudele padrone; un’oppressione che chiama una rivoluzione per scardinare nientemeno che l’intero assetto dell’umanità così come la conosciamo

«L’odio della cultura patriarcale verso le donne accompagna ed esalta la necessità maschile di oggettivare e disumanizzare la donna per poterla dominare e possedere. La logica di potere è coerente: è necessario attaccare la dimensione soggettiva della donna, la sua libertà espressiva, la sua capacità d’iniziativa per poterla controllare meglio come si controlla un oggetto privo di vita. La finalità della cultura patriarcale è quella di poter acquisire la donna, di appropriarsene, di potersela “fare” con sicurezza, con continuità, con il massimo di piacere oggettivante» sono parole fortissime. Una condanna senza appello della nostra società, un discorso quasi apocalittico. Le ha scritte Claudio Foti, che ad un mese dallo scoppio del «caso Bibbiano» è stato pure indagato, scrissero i giornali, per maltrattamenti a moglie e figli. Come vale per tutti i casi e tutti gli indagati, le accuse vanno provate: aspettiamo i processi e le sentenze.

 

Tuttavia ci è difficile non ricollegarle a quelle di Friedrich Engels riportate più sopra in questo articolo, quando il pensatore comunista tedesco di due secoli fa parlava con sicurezza di «schiavitù domestica della donna».

 

Nel libro citato, L’origine della Famiglia, Engels va più in profondità, e tratteggia – servendosi di un’analisi dell’Orestea di Eschilo – una sorta di storia esoterica della sconfitta del Matriarcato per mano del Patriarcato, sulla scorta degli studi di Johann Jakob Bachofen, un autore poi abbracciato dalla destra più oscura.

Gratta la superficie di una cultura che rifiuta Dio e la morale, il sacrificio e il Logos, e ci trovi una storia oscura, una volontà di ribaltare completamente l’ordine del creato, e ci trovi, sempre, alla fine, un abisso mostruoso, furioso, dove la morale può capovolgersi

 

«Il diritto patriarcale ha riportato la vittoria sul diritto matriarcale – scrive Engels – Gli “dei di nuova stirpe”, come sono chiamati dalle stesse Erinni, vincono le Erinni e queste alla fine si lasciano indurre ad assumere un nuovo ufficio a servizio del nuovo ordine». Le Erinni, le Furie nella mitologia romana chiamate Dire da Virgilio, altro non sono se non mitiche personalizzazioni femminili della vendetta.

 

E proprio un aggettivo usato dal PM del «caso Bibbiano» Valentina Salvi pare riecheggiare questo motivo. Riguardo ad una indagata nota per le sue battaglie LGBT, scrive nelle carte dell’inchiesta che  «sono state la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni ad averla portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi ‘ad ogni costo’».

 

Erinnica. La stessa che, proprio come in una letterale esecuzione del pensiero Engelsiano, in una intervista del 2016 lamentava che «in questo Paese è ancora troppo forte l’idea della famiglia patriarcale pa­drona dei figli». Ci è parso di sentire sul reportage TV di La7 una registrazione in cui la stessa operatrice del Servizio Sociale dava una data d’inizio dell’oppressione del patriarcato sul mondo: 5000 anni fa. Un’oppressione plurimillenaria, molto più longeva di quella del proletariato di Marx schiacciato dal crudele padrone; una rivoluzione che scardina l’intero assetto dell’umanità. Niente di meno.

Oreste inseguito dalle Erinni di William-Adolphe Bouguereau (1862)

 

Si tratta di un’altra narrazione. Molto, molto lontana da quel progressismo emiliano-romagnolo fatto di tavole imbandite alla Festa dell’Unità, gite in Riviera, spesa alla COOP. Gratta la superficie di una cultura che rifiuta Dio e la morale, il sacrificio e il Logos, e ci trovi tutt’altro. Ci trovi una storia oscura, una volontà di ribaltare completamente l’ordine del creato, e ci trovi, sempre, alla fine, un abisso furioso, dove la morale può capovolgersi.

 

Gratti Marx ci trovi Engels.

Gratti Palmiro Togliatti e ci potresti trovare i possibili «casi Bibbiano». Con «erinnica perserveranza».

 

Roberto Dal Bosco

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Essere genitori

Bambini travestiti da donne in lingerie bourlesque fatti sfilare per una città spagnola

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È emerso online un video di bambini piccoli che prendono parte a una parata in Spagna indossando lingerie in stile burlesque, copricapezzoli e parrucche, con bandiere arcobaleno LGBT attaccate sulla schiena.

 

Il filmato, girato durante un carnevale annuale a Torrevieja, una città nel sud della Spagna ritenuta «gay-friendly», mostra un gruppo di minori che marcia con diversi che sembrano avere circa 9 o 10 anni o meno.

 

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Oltre ai reggicalze e alle calze erotiche e succinte, ai bambini è stata posizionata una «X» di nastro nero sui capezzoli e è stato applicato un trucco completo sui loro volti.

 

Il video mostra i bambini che vengono istruiti a imitare gli adulti eseguendo gesti provocatori per le strade della città di Alicante davanti a spettatori adulti e ad altri bambini.

 

In un video, si vede una donna che mette qualcosa, presumibilmente dolci, nella bocca dei bambini mentre si muovono.

 

Alcuni di coloro che hanno pubblicato il filmato hanno notato che il titolo della «performance» era «Prometer hasta meter» che indica qualcuno che promette qualsiasi cosa e poi se ne dimentica una volta ottenuto ciò che voleva.

 

Altri video mostravano adulti che indossavano gli stessi abiti ed eseguivano gli stessi movimenti.

 

 

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Secondo l’account Twitter Right Angle News Network gli organizzatori del numero sarebbero noti per il loro «simbolismo antagonista che prende di mira principalmente il cristianesimo».

 

 

Va notato come Torrevieja sia governata in solitario dal Partido Popular (PP), la versione spagnuola della Democrazia Cristiana, sempre pronta a compromessi o a vere e proprie aperture alla dissoluzione del mondo moderno. La scorsa estate il sindaco della città presenziò, tra drappi omotransessualisti, alla lettura di un manifesto gay nel corso delle celebrazioni del Pride, riporta il quotidiano catalano La Vanguardia.

 

Nel manifesto letto alla presenza del primo cittadino del partito conservatore vi erano una presa di posizione sui «divorzi duri che alcuni usano per legittimare la violenza sessista», i quali «hanno bisogno di opposizione» da parte degli omosessualisti. Il machismo come «la violenza di genere esiste e necessita di opposizione. Perché il genere non è un’ideologia e il collettivo LGTBIQ+ non è una lobby. Perché il concetto di famiglia non è impermeabile, non è un uomo e una donna che hanno figli».

 

Pochi mesi dopo, ecco che, con la scusa del carnevale, anche l’immagine dei figli diviene, come dire, «non impermeabile». Alcuni sostengono che si tratti in realtà di bambine, ma la sostanza non sembra cambiare molto.

 


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È piuttosto inutile nascondersi dietro al fatto che si tratta di carnevale: non si tratta nemmeno di adolescenti, si tratta di bambini piccoli, e l’effetto che un simile video fa sull’animo di un genitore è scioccante.

 

Del resto lo avevano detto: «convertiremo i vostri figli». La canzone dei gay organizzati uscita qualche anno fa, poi subito sparita quando si scoprirono i possibili trascorsi di alcuni cantori coinvolti, di fatto si limitava a riprendere un programma noto.

 

Nel febbraio 1987, comparve sulla testata americana Gay Community News un testo (che non sarebbe sbagliato etichettare come un vero hate speech eterofobo, ma per quello la legge non c’è e non ci sarà mai) intitolato Gay Manifesto. Lo firmava un certo Michael Swift, che alcuni credono fosse solo uno pseudonimo. L’incipit di tale «Manifesto omosessuale» recitava:

 

«Sodomizzeremo i vostri figli, emblema della vostra debole mascolinità, dei vostri sogni superficiali e delle bugie volgari. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nei vostri palazzetti dello sport, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri cinema, nei vostri dormitori dell’esercito, nelle vostre fermate dei camion, nei vostri club per soli machi, nelle vostre Camere dei Deputati, ovunque gli uomini stiano assieme agli uomini. I vostri figli diventeranno i nostri servi e obbediranno ai nostri ordini. Saranno riplasmati a nostra immagine. Verranno a desiderarci e ad adorarci».

 

Fu detto che in realtà si trattava di satira, di uno scherzo. Insomma, una carnevalata, anche qui. Tuttavia il ritornello si ripete nei decenni.

 

Come riportato da Renovatio 21, la marcia delle Drag Queen durante il Pride di Nuova York della scorsa estate ha scandito una coretto in piena lucidità: «We’re here, we’re queer, we’re coming for your children», cioè «Siamo qui, siamo finocchi, stiamo venendo a prendere i vostri figli». Com’era? «Prometer hasta meter»…

 


Il carnevale non può essere la scusa per tale abisso di degrado – soprattutto perché bisogna realizzare che il carnevale non è solo uno strumento, è il fine di tutto questo, un mondo che, come nel momento di festa estrema, inverte qualsiasi legge naturale e sociale.

 

Preparatevi ad una difesa ad oltranza della vostra prole e della sua innocenza.

 

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Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

 

 

 

 

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Alimentazione

Ricercatori collegano le bevande energetiche ai pensieri suicidi nei bambini

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Una nuova ricerca ha rivelato che le bevande energetiche potrebbero rappresentare un rischio maggiore per il cervello dei bambini e dei più giovani di quanto si pensasse in precedenza. Lo riporta Epoch Times.   Secondo uno studio di Fuse, un Centro per la ricerca nella sanità pubblica presso la Teesside University e l’Università di Newcastle nel Regno Unito, coloro che consumavano bevande energetiche avevano un rischio maggiore di problemi di salute mentale come depressione, pensieri suicidi, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e ansia.   Il paper stato pubblicato sulla rivista Public Health il mese scorso.

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I ricercatori hanno affermato di aver esaminato i dati di 57 studi su oltre 1,2 milioni di bambini e giovani provenienti da più di 21 paesi per giungere alle loro conclusioni.   È emerso che i ragazzi consumavano più bevande energetiche rispetto alle ragazze, mentre «molti studi» riportavano un’associazione tra il consumo di bevande energetiche e l’assunzione eccessiva di alcol, e il fumo, nonché l’uso di altre sostanze.   «Ulteriori effetti sulla salute rilevati nella revisione aggiornata includevano un aumento del rischio di suicidio, disagio psicologico, sintomi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, comportamenti depressivi e di panico, malattie allergiche, resistenza all’insulina, carie dentale e usura erosiva dei denti», scrive l’abstract del documento.   Per quanto riguarda gli impatti sulla salute mentale, è emerso che il consumo «frequente» di bevande energetiche «era associato a tentativi di suicidio e a grave stress», mentre «c’erano anche tassi più elevati di ideazione e tentativi di suicidio con l’assunzione di [bevande energetiche] più di una volta al giorno».   “L’analisi longitudinale ha riferito che il consumo di [bevande energetiche] era correlato a un aumento della disattenzione dell’ADHD, disturbi della condotta, sintomi depressivi e di panico», continua lo studio.   Una coautrice, Shelina Visram, dell’Università di Newcastle, ha dichiarato in un comunicato stampa di essere «profondamente preoccupata per i risultati secondo cui le bevande energetiche possono portare a disagio psicologico e problemi di salute mentale».   «Questi sono importanti problemi di salute pubblica che devono essere affrontati», ha aggiunto. «C’è stata inazione politica in questo settore nonostante le preoccupazioni del governo e le consultazioni pubbliche. È giunto il momento di intervenire sul settore in più rapida crescita del mercato delle bevande analcoliche».

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I ricercatori, che risiedono in Gran Bretagna, hanno anche chiesto al governo di vietare o limitare le bevande energetiche per i giovani e i bambini.   «Queste prove suggeriscono che le bevande energetiche non hanno posto nella dieta dei bambini e dei giovani», ha detto a Fox News l’autrice Amelia Lake, professoressa di nutrizione per la salute pubblica presso la Teesside University. «I politici dovrebbero seguire l’esempio dei paesi che hanno posto limiti di età sulle vendite ai bambini» perché, come dimostra il loro studio, i ricercatori hanno «trovato un elenco ancora più ampio di risultati sulla salute mentale e fisica associati al consumo di bevande energetiche da parte di bambini e giovani», ha affermato.   «Abbiamo ripetuto [la revisione] solo per trovare uno spazio evidente in continua crescita che suggerisce che il consumo di queste bevande è associato a esiti negativi sulla salute», ha continuato la dottoressa Lake.   Diversi paesi hanno già provato a regolamentare le bevande energetiche, compreso il divieto di vendita ai minori in Lettonia e Lituania. Secondo quanto riferito, anche altri paesi come la Finlandia e la Polonia stanno cercando di vietare la vendita dei prodotti ai minori di 18 anni.   Lo studio, nel frattempo, ha ottenuto una risposta da parte dei funzionari britannici. Un portavoce del Dipartimento britannico della sanità e dell’assistenza sociale ha detto alla BBC che «ci siamo consultati su una proposta per porre fine alla vendita di bevande energetiche ai bambini sotto i 16 anni in Inghilterra, e presenteremo la nostra risposta completa a tempo debito» e che «nel frattempo, molti rivenditori e supermercati più grandi hanno introdotto volontariamente il divieto di vendita di bevande energetiche ai bambini sotto i 16 anni».

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Gli scienziati chiedono una moratoria globale sui vaccini mRNA e la rimozione immediata dal programma infantile

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Un articolo di revisione pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Cureus è il primo articolo sottoposto a revisione paritaria a chiedere una moratoria globale sui vaccini mRNA COVID-19. Gli autori affermano che i dati rianalizzati provenienti dalle sperimentazioni dei produttori di vaccini e gli alti tassi di gravi lesioni post-iniezione indicano che i vaccini per la terapia genica mRNA non avrebbero dovuto essere autorizzati per l’uso.

 

I governi dovrebbero sostenere una moratoria globale sui vaccini mRNA fino a quando tutte le questioni sulla loro sicurezza non saranno state indagate a fondo, secondo gli autori di un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria sugli studi sui vaccini COVID-19 e sulla campagna di vaccinazione globale pubblicato la scorsa settimana su Cureus, una rivista di scienza medica.

 

Cureus è una rivista medica generale ad accesso aperto e sottoposta a revisione paritaria basata sul web che utilizza la revisione paritaria pre-pubblicazione.

 

Gli autori hanno esaminato le ricerche pubblicate sulle sperimentazioni dei vaccini delle aziende farmaceutiche e sui relativi eventi avversi. Hanno inoltre chiesto che i vaccini contro il COVID-19 vengano immediatamente rimossi dal programma di vaccinazione infantile.

 

Dopo che i primi rapporti sugli studi sui vaccini affermavano che erano efficaci al 95% nella prevenzione del COVID-19, sono diventati pubblici seri problemi con il metodo, l’esecuzione e la rendicontazione degli studi, che il documento ha esaminato in dettaglio.

 

Le prove mostrano inoltre che i prodotti non sono mai stati sottoposti a test tossicologici e di sicurezza adeguati e, dopo il lancio del vaccino, i ricercatori hanno identificato un numero significativo di eventi avversi (AE) ed eventi avversi gravi (SAE).

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Gli auutori M. Nathaniel Mead, Stephanie Seneff, Ph.D., Russ Wolfinger, Ph.D., Jessica Rose, Ph.D., Kris Denhaerynck, Ph.D., Steve Kirsch e il dottor Peter McCullough hanno dettagliato i potenziali gravi danni dei vaccini per gli esseri umani, i problemi di controllo e trattamento dei vaccini, i meccanismi alla base degli eventi avversi, le ragioni immunologiche dell’inefficacia del vaccino e i dati sulla mortalità derivanti dalla registrazione prove.

 

«L’approvazione da parte dell’agenzia federale dei prodotti iniettabili di mRNA COVID-19 su una base di copertura generale a livello di popolazione non ha avuto il supporto di una valutazione onesta di tutti i dati di registrazione rilevanti e di una considerazione proporzionata dei rischi rispetto ai benefici» concludono.

 

Hanno inoltre chiesto l’immediata rimozione dei vaccini dal programma di vaccinazione infantile e la sospensione dei richiami.

 

«Non è etico e inconcepibile somministrare un vaccino sperimentale a un bambino che ha un rischio vicino allo zero di morire di COVID-19 (IFR, 0,0003%) ma un rischio ben consolidato del 2,2% di danni cardiaci permanenti sulla base delle migliori prospettive. dati disponibili», hanno scritto.

 

Infine, gli autori hanno chiesto un’indagine approfondita sulla cattiva condotta delle aziende farmaceutiche e delle agenzie di regolamentazione.

 

È il primo studio sottoposto a revisione paritaria a chiedere una moratoria sui prodotti mRNA di COVID-19, ha detto Rose a The Defender.

 

«Una volta effettuata un’adeguata valutazione delle dichiarazioni di sicurezza ed efficacia nel presente documento – in base alla quale sono state concesse l’autorizzazione all’uso di emergenza (EUA) e le autorizzazioni finali definitive – si è riscontrato che i prodotti iniettabili COVID-19 non erano né sicuri né efficaci», ha aggiunto.

 

Secondo McCollough, «l’mRNA non avrebbe mai dovuto essere autorizzato per l’uso umano».

 

L’autore principale Mead ha dichiarato a The Defender: «Il nostro punto di vista è che qualsiasi analisi rischio-beneficio deve considerare quanto il presunto beneficio in termini di riduzione della mortalità correlata al COVID-19 sia compensato dal potenziale aumento della mortalità indotta dal vaccino».

 

Ecco sei punti salienti della recensione:

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1. I «vaccini» contro il COVID-19 sono terapie geniche riclassificate che sono state accelerate attraverso il processo di regolamentazione in un modo senza precedenti nella storia

Prima del processo di autorizzazione di sette mesi per i vaccini a mRNA, nessun vaccino era mai stato immesso sul mercato senza essere stato sottoposto a test di almeno quattro anni, con tempistiche medie di 10 anni.

 

Per accelerare il processo, le aziende hanno saltato gli studi preclinici sulla potenziale tossicità da dosi multiple e hanno ridotto il periodo di osservazione tipico di 6-12 mesi per identificare gli effetti avversi a lungo termine e il periodo stabilito di 10-15 anni per il monitoraggio degli effetti a lungo termine come cancro e malattie autoimmuni, hanno scritto gli autori.

 

Negli studi è stata data priorità alla documentazione dell’efficace riduzione dei sintomi rispetto all’SAE e alla mortalità. Ciò è particolarmente preoccupante, sostengono gli autori, perché i prodotti a base di mRNA sono prodotti di terapia genica riclassificati come vaccini e quindi somministrati per la prima volta con l’EUA per l’uso contro una malattia virale.

 

Tuttavia, la sicurezza dei componenti delle terapie geniche non è stata valutata approfonditamente per l’uso come vaccini.

 

Esiste una grande preoccupazione non indagata sul fatto che l’mRNA possa trasformare le cellule del corpo in fabbriche di proteine ​​virali – senza interruttore – che producono la proteina spike per un periodo prolungato causando infiammazione sistemica cronica e disfunzione immunitaria.

 

La proteina Spike nel vaccino, hanno affermato gli autori, è associata a immunopatologie e altri eventi avversi più gravi rispetto alla proteina Spike nel virus stesso.

 

Gli autori hanno suggerito che i massicci investimenti governativi nella tecnologia dell’mRNA, tra cui centinaia di milioni prima della pandemia e decine di miliardi una volta iniziata, significavano che «le agenzie federali statunitensi erano fortemente sbilanciate verso risultati positivi per gli studi di registrazione».

 

Gli incentivi finanziari insieme alle pressioni politiche per fornire una soluzione rapida probabilmente hanno influenzato una serie di decisioni errate che hanno compromesso l’integrità delle sperimentazioni e minimizzato le serie preoccupazioni scientifiche sui rischi legati alla tecnologia, hanno aggiunto.

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2. Negli studi sono state adottate misure per sovrastimare l’efficacia del vaccino 

Poiché gli studi erano progettati per valutare se il vaccino mRNA riducesse i sintomi, non hanno misurato se i vaccini prevenissero malattie gravi e morte. Eppure i produttori del vaccino hanno ripetutamente affermato di sì.

 

«Nessun ampio studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, ha mai dimostrato riduzioni nella trasmissione, nell’ospedalizzazione o nella morte di SARS-CoV-2», hanno scritto gli autori.

 

Inoltre, il numero di persone che hanno contratto il COVID-19 clinico sia nel gruppo placebo che in quello di intervento era «troppo piccolo per trarre conclusioni significative, pragmatiche o di ampio respiro riguardo alla morbilità e alla mortalità del COVID-19».

 

Le dichiarazioni di efficacia del 95% di Pfizer si basavano su 162 dei 22.000 destinatari del placebo che avevano contratto il COVID-19 confermato dalla PCR rispetto a otto dei 22.000 nel gruppo del vaccino. Nessuno dei soggetti che hanno ricevuto il placebo è morto di COVID-19. Negli studi Moderna, solo un decesso placebo è stato attribuito a COVID-19.

 

C’era anche una percentuale molto maggiore di «casi sospetti di COVID-19» in entrambi i gruppi, con partecipanti che mostravano sintomi di COVID-19 ma un test PCR negativo. Se si tiene conto di questi casi, le misure dell’efficacia del vaccino scendono a circa il 19%.

 

Il gruppo di soggetti dello studio era composto in gran parte da individui giovani e sani, esclusi gruppi chiave – bambini, donne incinte, anziani e persone immunocompromesse – che possono anche oscurare l’effettiva efficacia e sicurezza del vaccino.

 

I risultati delle nuove analisi dei dati degli studi Pfizer possono essere interpretati come una dimostrazione che i vaccini non hanno fatto «nessuna differenza significativa» nel ridurre la mortalità per tutte le cause nei gruppi vaccinati rispetto a quelli non vaccinati a 20 settimane dall’inizio dello studio, hanno scritto gli autori.

 

Anche i dati post-marketing a sei mesi presentati da Pfizer alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense non hanno mostrato alcuna riduzione della mortalità per tutte le cause dovuta al vaccino.

 

Gli autori hanno rianalizzato tali dati, aggiustando l’analisi dei decessi per tenere meglio conto del fatto che quando Pfizer ha aperto lo studio, le persone del gruppo placebo hanno preso il vaccino e hanno scoperto che il gruppo vaccinato aveva un tasso di mortalità più elevato (0,105%) rispetto al gruppo non vaccinato. (0,0799%), che secondo loro era una stima conservativa.

 

Uno dei problemi più evidenti con gli studi registrativi, hanno osservato, era che si concentravano esclusivamente sulla misurazione della riduzione del rischio – il rapporto tra i tassi di sintomi del COVID-19 nel gruppo del vaccino rispetto al gruppo del placebo – piuttosto che sulla misurazione della riduzione del rischio assoluto, che è la probabilità che qualcuno mostri sintomi di COVID-19 rispetto alle persone della popolazione in generale.

 

Secondo le linee guida della FDA, tenere conto di entrambi gli approcci è fondamentale per evitare l’uso improprio dei prodotti farmaceutici, ma i dati sono stati omessi, portando a una sovrastima dell’utilità clinica di un intervento.

 

Mentre entrambi i vaccini pubblicizzavano una riduzione del rischio di circa il 95% come cifra di efficacia, le riduzioni del rischio assoluto per i vaccini Pfizer e Moderna erano rispettivamente dello 0,7% e dell’1,1%.

 

«Un numero considerevole di individui dovrebbe essere sottoposto al vaccino per prevenire un singolo caso di COVID-19 da lieve a moderato», hanno scritto gli autori.

 

Ad esempio, utilizzando una stima conservativa secondo cui 119 persone avrebbero bisogno di essere vaccinate per prevenire l’infezione e assumendo che il COVID-19 avesse un tasso di mortalità per infezione dello 0,23%, hanno scritto che sarebbero necessarie circa 52.000 vaccinazioni per prevenire un singolo caso di COVID-19. -morte correlata.

 

Tuttavia, «considerando la cattiva condotta dei processi e i problemi di integrità dei dati… il vero vantaggio è probabilmente molto inferiore», hanno scritto.

 

E, hanno aggiunto, bisognerebbe valutare tale beneficio insieme ai danni, che stimano essere di 27 decessi ogni 100.000 dosi di Pfizer. Ciò significa, utilizzando le stime più prudenti, «per ogni vita salvata, ci sono stati 14 volte più decessi causati dalle iniezioni di mRNA modificato».

 

Hanno inoltre notato che le prove post-implementazione hanno confermato che le dichiarazioni sull’efficacia erano sopravvalutate. Ad esempio, due ampi studi clinici di coorte di Cleveland hanno dimostrato che il vaccino non poteva conferire protezione contro il COVID-19; invece, in quegli studi, le persone più vaccinate avevano maggiori probabilità di contrarre il COVID-19.

 

Uno studio ha dimostrato che il rischio di infezione «breakthrough» [cioè infezione di persone vaccinate, ndt] era significativamente più alto tra le persone che avevano ricevuto il booster e che più vaccinazioni comportavano un rischio maggiore di COVID-19.

 

Un secondo studio ha mostrato che gli adulti che non erano «aggiornati» con le vaccinazioni avevano un’incidenza di COVID-19 inferiore del 23% rispetto ai loro colleghi «aggiornati».

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3. Gli studi hanno sottostimato gli eventi avversi, inclusa la morte, nonostante le prove presenti nei dati. 

Anche i danni sono stati sottostimati e sottostimati per una serie di ragioni, secondo gli autori, una pratica che tende ad essere comune negli studi randomizzati sui vaccini sponsorizzati dall’industria in generale e «eccezionalmente evidente» qui.

 

In primo luogo, poiché Pfizer ha aperto lo studio entro poche settimane dall’autorizzazione all’uso di emergenza e ha consentito alle persone del gruppo placebo di assumere il vaccino, non c’era tempo sufficiente per identificare i danni tardivi perché non c’era più un gruppo di controllo.

 

«Era necessario, dato che nessuno dei decessi nello studio Pfizer è stato attribuito al COVID-19 come causa primaria, e dato l’IFR [tasso di mortalità per infezione] molto basso per una popolazione relativamente sana?» hanno chiesto.

 

Inoltre, i coordinatori degli studi erano «casuali» nel loro approccio al monitoraggio degli eventi avversi. Hanno dato la priorità alla documentazione degli eventi ritenuti correlati al COVID-19 piuttosto che ai vaccini per i primi sette giorni e hanno registrato solo gli eventi avversi «non richiesti» per 30-60 giorni. Dopo quel periodo, anche i SAE più gravi, come la morte, non furono più registrati. Anche per gli eventi avversi registrati nei primi sette giorni, sono stati richiesti dati solo al 20% della popolazione.

 

Nessuno dei dati dello studio è stato verificato in modo indipendente. «Tale segretezza potrebbe aver consentito all’industria di presentare più facilmente una stima gonfiata e distorta dei benefici delle iniezioni genetiche, insieme a una grossolana sottostima dei potenziali danni», hanno scritto.

 

La successiva analisi di Michels et al. ha rivelato che decessi e altri eventi avversi gravi, come condizioni potenzialmente letali, ricovero ospedaliero o prolungamento del ricovero, disabilità/incapacità persistente o significativa, un’anomalia congenita o un evento significativo dal punto di vista medico, si sono verificati dopo il periodo limite e prima della riunione consultiva della FDA in cui è stata raccomandata l’autorizzazione di emergenza.

 

Durante le prime 33 settimane degli studi Pfizer, 38 soggetti sono morti, secondo i dati stessi di Pfizer, sebbene una ricerca indipendente di Michels et al. ha stimato che tale numero rappresenti solo circa il 17% del numero effettivo previsto a causa della mancanza di dati.

 

E da allora in poi, il tasso di mortalità ha continuato ad aumentare. Michaels et al. ha scoperto che Pfizer non è riuscita a segnalare un aumento sostanziale del numero di decessi dovuti a eventi cardiovascolari. Hanno anche riscontrato un modello coerente di segnalazione dei ritardi rispetto alla data della morte nelle segnalazioni dei soggetti.

 

Nel complesso, gli autori della revisione hanno riferito che ci sono stati «il doppio delle morti cardiache in proporzione tra i soggetti vaccinati rispetto ai soggetti non vaccinati negli studi Pfizer».

 

Nella loro discussione, gli autori hanno scritto: «Sulla base dei risultati estesi dello studio Pfizer, la nostra stima degli anni-persona ha prodotto un aumento del 31% della mortalità complessiva tra i soggetti vaccinati, una chiara tendenza nella direzione sbagliata».

 

Ciò solleva seri segnali d’allarme su come sono state condotte le prove di registrazione, ha affermato Mead. «Le valutazioni del profilo di sicurezza delle iniezioni di mRNA modificato per COVID-19 garantiscono una prospettiva precauzionale obiettiva, qualsiasi tendenza sostanziale al rialzo della mortalità per tutte le cause all’interno del braccio di intervento della popolazione dello studio si riflette negativamente sull’intervento».

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4. Il numero di SAE nelle sperimentazioni e nei rapporti post-implementazione sono ben documentati, nonostante si affermi il contrario.

Sia Pfizer che Moderna hanno rilevato circa 125 SAE ogni 100.000 destinatari del vaccino, o un SAE ogni 800 vaccini. Tuttavia, poiché gli studi hanno escluso le persone più vulnerabili, notano gli autori, ci si aspetterebbero proporzioni ancora più elevate di SAE nella popolazione generale.

 

Il Fraiman et al. una nuova analisi dei dati dello studio Pfizer ha rilevato un rischio significativo del 36% più elevato di SAE, che includeva decessi e molte condizioni potenzialmente letali nei partecipanti vaccinati.

 

I SAE ufficiali per altri vaccini sono in media solo 1-2 per milione. Fraiman e colleghi hanno stimato 1.250 SEA per milione di vaccini, superando tale parametro di «almeno 600 volte».

 

Dopo il lancio del vaccino, le analisi di due grandi sistemi di segnalazione sulla sicurezza dei farmaci negli Stati Uniti e in Europa hanno identificato segnali di infarto miocardico, embolia polmonare, arresto cardio-respiratorio, infarto cerebrale ed emorragia cerebrale associati a entrambi i vaccini mRNA, insieme all’ictus ischemico.

 

E milioni di eventi avversi sono stati segnalati a questi sistemi.

 

Un altro studio di Skidmore et al. ha stimato che il numero totale di decessi dovuti ai vaccini nel solo 2021 sia stato di 289.789. Gli studi autoptici hanno anche fornito ulteriori prove di gravi danni, inclusa la prova che la maggior parte dei decessi correlati al vaccino mRNA COVID-19 sono dovuti a lesioni al sistema cardiovascolare.

 

In numerosi studi autoptici, il patologo tedesco Aren Burkhardt ha documentato la presenza di proteine ​​​​spike prodotte dall’mRNA del vaccino nelle pareti dei vasi sanguigni e nei tessuti cerebrali. Questa ricerca aiuta a spiegare le tossicità documentate indotte dai vaccini che colpiscono il sistema nervosoimmunitario, riproduttivo e altri sistemi.

 

I dati Pfizer hanno mostrato anche un numero enorme di effetti avversi. Secondo un documento riservato pubblicato nell’agosto 2022, Pfizer aveva documentato circa 1,6 milioni di eventi avversi che hanno colpito quasi tutti i sistemi di organi e un terzo di essi è stato classificato come grave.

 

Nello studio di Pfizer, Michels e colleghi hanno riscontrato un aumento di quasi 4 volte (OR 3,7, IC al 95% 1,02-13,2, p = 0,03) negli eventi cardiaci gravi (ad esempio, infarto, sindrome coronarica acuta) nel gruppo del vaccino. Né il rapporto originale dello studio né il rapporto riassuntivo sulla sicurezza clinica di Pfizer hanno riconosciuto o commentato questo segnale di sicurezza.

 

«Gli eventi avversi gravi sono tutti ben documentati», ha detto Mead. «Tuttavia è sorprendente vedere così tanti nel campo medico continuare a ignorare o ignorare completamente la seconda metà dell’equazione quando si considerano le tendenze della mortalità per tutte le cause».

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5. L’incapacità di effettuare test adeguati sulla sicurezza e sulla tossicità pone seri problemi. 

I ricercatori hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che la tecnologia dell’mRNA sia intrinsecamente instabile e difficile da conservare, il che porta alla variabilità dei lotti e alla contaminazione legata a diversi tassi di eventi avversi.

 

Recenti scoperte di McKernan et al. che ha scoperto che i vaccini mRNA di Pfizer sono contaminati con DNA plasmidico che non dovrebbe essere presente – e non era presente nei vaccini utilizzati negli studi – sollevando seri problemi di sicurezza.

 

Questo perché il «Processo 1», utilizzato negli studi per generare i vaccini coinvolti nella trascrizione in vitro del DNA sintetico, è essenzialmente un processo «pulito». Tuttavia, tale processo non è praticabile per la produzione di massa, quindi i produttori hanno utilizzato il «Processo 2», che prevede l’utilizzo di batteri E. coli per replicare i plasmidi.

 

La rimozione dei plasmidi E col può provocare la presenza di plasmidi residui nei vaccini e gli effetti della loro presenza non sono noti.

 

Il lavoro di McKernan ha anche rivelato la presenza di DNA del virus scimmiesco 40 (SV40), un virus oncogeno a DNA originariamente isolato nel 1960 da vaccini antipolio contaminati, che induce linfomi, tumori cerebrali e altre neoplasie negli animali da laboratorio, sollevando altri problemi di sicurezza.

 

I ricercatori di Cambridge hanno pubblicato un articolo su Nature nel dicembre 2023, in cui hanno scoperto un difetto intrinseco nelle istruzioni dell’RNA modificato per la proteina Spike nelle immunizzazioni contro il COVID-19 che fa sì che il meccanismo che traduce il gene nella proteina Spike «scivoli» circa il 10% del tempo

 

Questo processo crea «frameshifts» che inducono le cellule a produrre proteine ​​«fuori bersaglio» oltre al picco. Queste proteine, che gli sviluppatori non sono riuscite a cercare o non hanno segnalato agli enti regolatori, causano risposte immunitarie indesiderate i cui effetti a lungo termine sono sconosciuti.

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6. Esistono molti diversi possibili meccanismi biologici che causano gli eventi avversi e l’inefficacia del vaccino.

La revisione indirizza i lettori a una serie di articoli che spiegano una serie di teorie diverse per spiegare l’elevato numero di eventi avversi derivanti dai vaccini mRNA COVID-19.

 

«I meccanismi di mimetismo molecolare, reattività crociata dell’antigene, priming patogeno, riattivazione virale, esaurimento immunitario e altri fattori correlati alla disfunzione immunitaria rafforzano tutti la plausibilità biologica per la patogenesi indotta dal vaccino di malattie maligne e autoimmuni», hanno scritto. E questi meccanismi di attivazione immunitaria sono distinti dalla risposta del corpo a un’infezione virale.

 

Notano anche gli effetti tossici dell’adiuvante primario, il PEG, e della stessa proteina spike.

 

Chiudono la loro analisi dei vaccini con una spiegazione complessa per la diversa base immunologica della protezione fornita dai vaccini rispetto all’immunità naturale attraverso l’infezione. Spiegano i meccanismi del fallimento del vaccino e i problemi generati dalla capacità dei vaccini a mRNA di perpetuare l’emergere di nuove varianti.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 29 gennaio 2024, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

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