Storia
Riformulazione della teoria storica della cospirazione
Ogni volta che viene fatta un’analisi a muso duro su chi sono i nostri governanti, su come i loro interessi politici ed economici si intrecciano, viene invariabilmente denunciata dai liberali e dai conservatori dell’establishment (e anche da molti libertari) come una «teoria della cospirazione della storia», «paranoica», «economicamente determinista» e persino «marxista».
Queste etichette diffamatorie sono applicate su tutta la linea, anche se tali analisi realistiche possono essere, e sono state, fatte da qualsiasi parte dello spettro economico, dalla John Birch Society al Partito Comunista.
L’etichetta più comune è «teorico della cospirazione», quasi sempre attribuito come un epiteto ostile piuttosto che adottato dallo stesso «teorico della cospirazione».
L’etichetta più comune è «teorico della cospirazione», quasi sempre attribuito come un epiteto ostile
Non c’è da meravigliarsi che di solito queste analisi realistiche siano formulate da vari «estremisti» che sono al di fuori del consenso dell’establishment.
Perché è vitale per la continuità del governo dell’apparato statale che abbia legittimità e persino santità agli occhi del pubblico, ed è vitale per tale santità che i nostri politici e burocrati siano considerati spiriti disincarnati dediti esclusivamente al «bene comune».
Una volta che si tira fuori il gatto dal sacco, questi spiriti sono troppo spesso radicati nella solida terra di promuovere una serie di interessi economici attraverso l’uso dello Stato, e la mistica fondamentale del governo inizia a crollare.
Facciamo un facile esempio. Supponiamo di scoprire che il Congresso ha approvato una legge che aumenta la tariffa dell’acciaio o impone quote di importazione sull’acciaio?
Sicuramente solo un deficiente non si renderà conto che la tariffa o la quota è stata approvata per volere dei lobbisti dell’industria siderurgica nazionale, ansiosi di tenere fuori concorrenti stranieri efficienti.
Nessuno tirerebbe fuori l’accusa di «teoria della cospirazione» contro una simile conclusione.
Ma ciò che sta facendo il teorico della cospirazione è semplicemente estendere la sua analisi a misure di governo più complesse: diciamo, a progetti di lavori pubblici, l’istituzione della Corte penale internazionale, la creazione del Federal Reserve System, o l’ingresso degli Stati Uniti in un guerra.
In ciascuno di questi casi, il complottista si pone la domanda cui bono? Chi beneficia da questa misura?
Se constata che i benefici misurare una X e Y, il suo prossimo passo è quello di indagare l’ipotesi: X e Y hanno effettivamento fatto lobbying o esercitato pressioni per il passaggio della misura A? In breve, X e Y si sono resi conto che avrebbero beneficiato e si sarebbero comportati di conseguenza?
Lungi dall’essere un paranoico o un determinista, l’analista della cospirazione è un prasseologo; cioè, crede che le persone agiscano con uno scopo, che facciano scelte consapevoli di impiegare mezzi per arrivare a obiettivi.
Quindi, se viene approvata una tariffa sull’acciaio, presume che l’industria siderurgica abbia fatto pressioni per essa; se viene realizzato un progetto di opere pubbliche, ipotizza che sia stato promosso da un’alleanza di imprese edili e sindacati che godevano di appalti pubblici, e burocrati che hanno ampliato i loro posti di lavoro e le entrate.
Sono gli oppositori dell’analisi della «cospirazione» che professano di credere che tutti gli eventi, almeno nel governo, siano casuali e non pianificati, e che quindi le persone non si impegnino in scelte e pianificazioni intenzionali.
Ci sono, naturalmente, buoni analisti della cospirazione e cattivi analisti della cospirazione, proprio come ci sono buoni e cattivi storici o praticanti di qualsiasi disciplina.
Il cattivo analista della cospirazione tende a commettere due tipi di errori, che in effetti lo lasciano esposto all’accusa di «paranoia»” dell’establishment. Prima si ferma al cui bono; se la misura A avvantaggia X e Y, conclude semplicemente che quindi X e Y erano responsabili. Non si rende conto che questa è solo un’ipotesi e deve essere verificata scoprendo se X e Y lo hanno fatto davvero.
(Forse l’esempio più bizzarro di ciò fu il giornalista britannico Douglas Reed che, vedendo che il risultato della politica hitleriana fu la distruzione della Germania, concluse, senza ulteriori prove, che quindi Hitler era un agente cosciente di forze esterne che hanno deliberatamente deciso di rovinare la Germania.)
In secondo luogo, il cattivo analista della cospirazione sembra avere l’impulso di avvolgere tutte le cospirazioni, tutti i blocchi di potere cattivi, in un’unica cospirazione gigante.
Invece di vedere che ci sono diversi blocchi di potere che cercano di ottenere il controllo del governo, a volte in conflitto e a volte in alleanza, deve presumere – ancora una volta senza prove – che un piccolo gruppo di uomini li controlla tutti e solo sembra mandarli in conflitto.
Praticamente tutti i vertici della nuova amministrazione Carter, da Carter e Mondale in giù, sono membri della piccola, semisegreta Commissione Trilaterale, fondata da David Rockefeller nel 1973 per proporre politiche per Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone e/o membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Rockefeller
Queste riflessioni sono motivate dal fatto quasi sfacciato – così sfacciato da essere rimarcato dai maggiori settimanali di informazione – che praticamente tutti i vertici della nuova amministrazione Carter, da Carter e Mondale in giù, sono membri della piccola, semisegreta Commissione Trilaterale, fondata da David Rockefeller nel 1973 per proporre politiche per Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone e/o membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Rockefeller.
Il resto è legato agli interessi aziendali di Atlanta, e in particolare alla Coca-Cola Company, la principale società della Georgia.
Ebbene, come consideriamo tutto questo?
Diciamo che i prodigiosi sforzi di David Rockefeller per conto di alcune politiche pubbliche stataliste sono semplicemente un riflesso di altruismo sfuocato?
Oppure è coinvolto il perseguimento di interessi economici?
Jimmy Carter è stato nominato membro della Commissione Trilaterale non appena è stata fondata perché Rockefeller e gli altri volevano ascoltare la saggezza di un oscuro governatore della Georgia? O è stato strappato dall’oscurità e fatto presidente dal loro sostegno?
J. Paul Austin, capo della Coca-Cola, uno dei primi sostenitori di Jimmy Carter era semplicemente preoccupato per il bene comune?
Tutti i Trilateralisti e le persone della Fondazione Rockefeller e della Coca-Cola sono state scelte da Carter semplicemente perché sentiva che erano le persone più abili possibili per il lavoro?
Se è così, è una coincidenza che sbalordisce la mente
O sono coinvolti interessi politico-economici più sinistri?
Ritengo che gli ingenui che si rifiutano ostinatamente di esaminare l’interazione tra interessi politici ed economici nel governo stanno buttando via uno strumento essenziale per analizzare il mondo in cui viviamo.
Murray N. Rothbard
Articolo apparso su Mises.org, ripubblicato su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0); articolo tradotto.
Articolo è apparso originariamente su Reason , aprile 1977, pp. 39–40.
Intelligence
Le basi del pensiero dei fratelli Dulles
L’armistizio della prima guerra mondiale venne deciso iniziare evocativamente alle ore undici dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Il presidente americano Woodrow Wilson (1856-1924) decise di partecipare personalmente alla conferenza di pace a Parigi, un fatto eccezionale all’epoca, in quanto, l’unico altro esempio di presidente statunitense in visita all’estero, fu Theodore Roosevelt (1858–1919) all’appena annesso Canale di Panama.
Dopo le dimissioni nel 1915 di William Jennings Bryan (1860-1925), il segretario di Stato di Wilson divenne il consigliere Robert Lansing (1864–1928). Bryan decise di lasciare in seguito alle note di protesta, troppo bellicose secondo il segretario, inviate da Wilson alla Germania in seguito all’affondamento del RMS Lusitania da parte di alcuni U-Boot tedeschi. Venne Scelto Lansing, su suggerimento del consigliere privato di Wilson, il colonnello Edward M. House, (1858-1938) perché persona tecnicamente preparata sulla giurisprudenza internazionale e perché facilmente indirizzabile e controllabile.
Robert Lansing aveva sposato, Eleanor, la figlia di John Watson Foster (1836-1917), segretario di stato durante il governo Harrison e una vita nella diplomazia in particolare in Russia, Messico e Spagna. Foster rimarrà nella storia americana per essere il primo segretario di stato ad aver organizzato la conquista di una nazione estera, assecondando i coloni americani alle Hawaii, inviando i marines a supporto e prontamente annettendo le isole oceaniche dopo l’avvenuto rovesciamento della monarchia.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La figlia di Foster sposò un pastore presbiteriano Allen Macy Dulles e i loro figli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Welsh Dulles (1893-1969) divennero relativamente il segretario di Stato e il direttore della CIA del futuro governo Eisenhower. I nipoti crebbero ascoltando le storie del nonno materno, subendone la fascinazione e assumendone gli ideali. Assieme al nonno vissero anche le discussioni tra il nonno e il suo genero, Lansing, sempre presente alla corte di nonno Foster.
Entrambi i fratelli Dulles, laureati coi massimi voti a Princeton dove Wilson, prima di diventare governatore del New Jersey e in seguito presidente degli States, aveva lavorato come professore dal 1890 al 1902 per poi assumerne la presidenza fino al 1910, idolatravano Wilson. John Foster, 5 anni più grande del fratello, con una carriera nella Sullivan & Cromwell, cercò immediatamente di fare leva su Lansing per farsi portare come assistente a Parigi ma senza riuscirci.
Ottenne però lo stesso un biglietto attraverso la sua stretta conoscenza personale con Bernard Baruch (1870-1965) come suo assistente. Baruch, ricchissimo finanziere e presidente della War Industries Board, organismo incaricato di organizzare l’economia di guerra statunitense, venne chiamato da Wilson come delegato delle riparazioni di guerra, cioè colui che decideva sulla gravità della punizione verso i tedeschi. Foster si ritrovò di li a poco a condividere lunghe partite a bridge sul ponte della nave George Washington con il segretario della marina dell’epoca Franklin Delano Roosevelt (1882-1945).
Il valore dei contatti che maturò in quei mesi furono incalcolabili, si trovò allo stesso tavolo con il famoso economista John Maynard Keynes (1883-1946) e colui che metterà le basi dell’Unione Europea, Jean Monnet (1888-1979). Condivise il tavolo con il presidente del Brasile, Epitàcio Pessoa, cliente della sua firm per la riorganizzazione delle ferrovie brasiliane, e con il finanziere George Sheldon tesoriere del partito repubblicano.
La portata dell’evento attrasse anche Allen Dulles che, di stanza a Berna, trovò modo di partecipare assicurandosi un lavoro nella boundary commission. Il fratello, di natura più incline rispetto a Foster alla vita sociale, divenne resident al La Sphinx il bordello più in voga di Parigi. Tra le tante conoscenze nel mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte vi aggiunse anche quella del suo futuro capo, il generale americano Walter Bedell Smith (1895-1961).
Pure la sorella Eleanor Dulles (1895-1996), figlia del segretario di Stato Lansing, partecipò al periodo storico lavorando in un’organizzazione umanitaria quacchera di soccorso lungo le devastate rive della Marna. La sorella anch’essa estremamente dotata e preparata partecipò quanto potè alla vita del periodo, l’unico che non riuscì a trarne beneficio fu Lansing che venne gradualmente lasciato da parte da Wilson.
Sostieni Renovatio 21
Wilson gestì il periodo della delegazione americana Parigi con una grandeur tale da far invidia ai francesi stessi. Gli americani personificavano la vittoria degli ideali a stelle e strisce sul resto del mondo e lo facevano da padroni. Wilson ripeté svariate volte il suo slogan sull’autodeterminazione dei popoli: national aspirations must be respected. Il suo principio sull’autodeterminazione però si rifaceva solamente alla parte dell’globo di cui facevano parte lui e i suoi amici bianchi senza avvicinarsi nemmeno a considerare papabili a rientrare all’interno dello stesso discorso tutti coloro che vivevano nelle colonie degli stessi suoi amici.
Scrive Stephen Kinzer nel suo ottimo The Brothers di come Ho Chi Minh non venne riconosciuto degno di essere ascoltato e, di li a poco, dopo essere transitato per Mosca e introdotto al Comintern, divenne il fondatore del Partito Comunista Francese e si impegnò in una guerra di tre decadi che arrivò fino al governo dei fratelli Dulles.
Lo stesso accadde dopo alcuni mesi in diversi punti del mondo: una rivoluzione contro gli inglesi in Egitto, una rivolta coreana verso i giapponesi, l’inizio della campagna gandhiana in india e un movimento di protesta antimperialista in Cina.
Rifiutandosi di mettersi al tavolo con i rappresentanti del mondo al di fuori del teatro europeo, i leader che si incontrarono a Parigi gettarono le basi per decenni di disordini. La determinazione nel garantire i loro possessi superò di gran lunga la loro volontà di rendere reali gli slogan sull’autodeterminazione che enunciavano con tanto orgoglio. Questo valse per Wilson quanto per tutta la compagnia cantante a seguito.
Non esiste traccia di rimpianti da parte dei fratelli Dulles sul fallimento della delegazione di Parigi però entrambi lasciarono un segno del loro passaggio sulle firme finali a Versailles. Foster cercò di imbonire la commissione sulla punizione verso la Germania anche senza riuscire del tutto a modificare la volontà degli Europei. Allen contribuì a determinare i confini dei Sudeti scorporati dalla Germania a favore della neonata Repubblica Ceca. Ambo le questioni concorsero al riarmo sfrenato della Germania e alla preparazione per la seconda ecatombe europea.
Entrambi i fratelli, nel loro tempo a Parigi, subirono la fascinazione di Wilson che li prese sotto la sua ala protettiva. Una figura che si aggiungeva a quella di nonno Foster, la quintessenza del missionario diplomatico: freddo, pontificante, fortemente moralista e totalmente convinto di essere uno strumento della volontà divina.
L’idealismo di Wilson rifletteva una concezione estremamente orientata al commercio, un altro tratto caratteristico che si accomodò perfettamente nella visione del mondo dei due fratelli.
Wilson era un uomo del sud, era un ammiratore del Ku Klux Klan e considerava la segregazione un beneficio. Nei suoi anni al governo ordinò più interventi di chiunque altro: Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Mexico, Nicaragua e pure nell’Unione Sovietica nel periodo successivo alla rivoluzione.
Nessuno come lui prima però aveva portato come motivazione l’esportazione della democrazia verso i popoli oppressi. Questa era un’operazione politica assolutamente nuova che diventerà un tratto dominante per i futuri governi degli Stati Uniti, soprattutto quelli con al loro interno i fratelli Dulles.
Marco Dolcetta Capuzzo
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine: negativo su vetro di foto di Woodrow Wilson (1910), Collezione George Grantham Bain, Biblioteca del Congresso, Washington.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Storia
Tra avvocati, spie e multinazionali
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Storia
Incontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…
Domenica 9 agosto, il gruppo Una Voce Japan ha organizzato la sua Messa Tridentina mensile alla cattedrale di San Giuseppe a Tsukiji.
Il quartiere, sede del celeberrimo, immenso mercato del pesce di Tokyo, è stato uno dei primi in Giappone a ospitare comunità straniere nel Paese dopo la riapertura delle frontiere del 1868. Contestualmente fu eliminato anche il divieto di professare la fede cristiana, si spiega così oltre alla presenza della cattedrale anche quella dell’ospedale intitolato a San Luca (聖路加, con la grafia di quando in Giappone ancora non si traslitterava con i kana, gli alfabeti sillabici che costituiscono solo in parte la scrittura nipponica odierna).
Nonostante l’altisonante titolo di cattedrale, si tratta di una chiesa di modeste dimensioni con circa 200 posti a sedere. Domenica era meravigliosamente gremita di persone da tutto il mondo e di tutte le etnie: a prima vista parrebbe il sogno di qualsiasi globalista arcobaleno, non fosse che, orrore orrore, tutti pregano letteralmente una voce, nella lingua della Tradizione, dando una dimostrazione chiarissima di quale sia il significato dell’aggettivo Catholica.
Bisogna ricordare che nella stessa chiesa il pur volenteroso parroco neozelandese celebra un Messa novus ordo in cui invita i fedeli a recitare il Padre Nostro ognuno nella propria lingua, in una babele disperante di idiomi. Tsukiji è località turistica e ospita parecchi alberghi, la presenza dei turisti alla Messa è significativa.
Sostieni Renovatio 21
Molte persone, compreso il sottoscritto, devono seguire la Messa in piedi. Ricevuta l’Eucarestia, mi sposto sul fondo della navata per non intralciare il passaggio dei fedeli, trovando posto per inginocchiarmi all’entrata della piccola stanza che funge da museo della chiesa di Tsukiji.
In alcuni espositori sono conservati reperti e riproduzioni dell’epoca delle persecuzioni anticristiane: ad esempio, una tavola riporta le taglie in chili di riso che spettavano a chi denunciasse preti e fedeli cattolici. Le pareti sono invece adornate dalle foto della chiesa e della sua comunità nel corso dei 150 anni della sua storia.
Ed è così che ci si imbatte nella foto di Mitsuko Tekhla Maria Aoyama, contessa di Coudenhove e madre del famigerato conte Richard Nikolaus Eijiro di Coudenhove-Kalergi. E cioè La madre di colui che è ritenuto uno dei padri della globalizzazione deumanizzante è stata infatti battezzata proprio qui alla fine dell’Ottocento.

I Calergi (si può scrivere anche con la C, come si chiama anche il palazzo veneziano dov’è morto Wagner e che ora ospita un casinò pieno di cinesi), va ricordato, era una famiglia cattolica, anche se sui generis. Riccardo scrive che uno dei ricordi di ragazzo era quando durante venerdì santo, alla preghiera per la conversione dei perfidi giudei, suo padre – che pure era praticante – lasciava la Chiesa in segno di protesta. In anticipo sui tempi… oppure, semplicemente, bisogna ammettere che le direttive rimangono sempre le stesse.
Il conte della Paneuropa, cioè dell’Europa invasa dagli immigrati, è nato a proprio Tokyo nel 1894. Il papà era l’ambasciatore dell’Impero austro-ungarico Heinrich Johann Maria di Coudenhove-Kalergi (1859-1906), del casato austro-boemo che aveva ascendenze fiamminghe e greco-veneziane. Parlando 18 lingue (tra cui, oltre che il giapponese, anche il turco, l’arabo e l’ebraico) è quello che oggi si definisce un iperglotta, cioè il gradino sopra del poliglotta. Come diplomatico aveva viaggiato a Costantinopoli, Rio de Janeiro, Buenos Aires. Arrivato in Giappone, studiò il buddismo.
Fu qui che incontrò Mitsuko Aoyama (1874-1941), figlia di un ricco magnate del petrolio con la passione dell’antiquariato. Quando incontrò il diplomatico asburgico, Mitsuko aveva 17 anni. Il Calergi senior frequentava il negozio del padre, che stava vicina all’ambasciata. Un giorno il conte scivolò col cavallo sul ghiaccio, e la ragazzina accorse ad aiutarlo. L’aristocratico chiese al signor Aoyama di poter assumere la figlia come governante all’ambasciata, e successivamente gli chiese di poterla sposare, una richiesta che fu rifiutata.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
I due si sposarno comunque, lei diciottenne, ricevendo il via libera dei ministeri degli Esteri di Tokyo e di Vienna. Mitsuko fu quindi diseredata e bandita dalla casa paterna. In seguito sarebbe divenuta una delle prime giapponesi ad emigrare in Europa. Diede al marito sette figli.

Fotografia di matrimonio di Heinrich Coudenhove-Kalergi e Mitsuko Aoyama, 1892. Immagine CC0 via Wikimedia
Nel 1896 ricevette la contessa Calergi l’invito a un ricevimento imperiale organizzato dall’imperatrice Eishō per le mogli dei diplomatici stranieri, un privilegio a cui una giovane di origine borghese come Mitsuko non avrebbe mai potuto aspirare, se non fosse stata sposa di un ambasciatore .
La famiglia rientrò in Europa con figli Johannes e Richard per andare a stare nella tenuta del casato Poběžovice, in Boemia. Mitsuko si dedicò allo studio del francese, del tedesco, della matematica, della geografia e della storia, si dice, allo scopo di fronteggiare l’ostilità della famiglia di Heinrich nei suoi confronti.
In seguito vennero al mondo gli altri cinque figli Gerolf, Ida (scrittrice cattolica nota col nome Ida Friederike Görres che piaceva ai teologi come Hans Urs von Balthasar), Elisabeth (segretaria del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss), Henry, Olga.

Mitsuko Coudenhove-Kalergi con i figli Karl (in braccio a uno), Johannes, Richard, Gerolf, Elisabeth, Olga e Ida, 1903. Immagine CC0 via Wikimedia
Heinrich morì nel 1906 e Mitsuko assunse la direzione dei beni familiari; oltre a occuparsi della crescita e dell’istruzione dei sette figli, intraprese lo studio del diritto e dell’economia per assolvere al meglio il proprio incarico. Mitsuko non fece mai più ritorno in Giappone. Alla sua morte, nel 1941, venne sepolta nel Cimitero di Hietzinger.
Mitsuko è una figura molto conosciuta in Giappone, al punto da entrare nella cultura di massa, che, ricordiamo, è quella talmente affascinata dalla vecchia Europa da aver prodotto la controrivoluzionaria e semi-gender Lady Oscar. La mangaka Waki Yamato, nota per il suo lavoro sul Racconto di Genji (Asakiyumemiru), ha dedicato a lei una biografia a fumetti dal titolo Lady Mitsuko (1971), ancora oggi visto come opera importante nella storia degli shojo manga (cioè fumetti per ragazzi) di carattere storico.

Copertina dello shojo manga Lady Mitsuko in edizione indonesiana. Immagine da internet
Aiuta Renovatio 21
Non solo: da una collaborazione tra Austria e Giappone è nato un musical fatto di melodiche pop e sonorità tradizionali giapponesi chiamato Mitsuko, la cui anteprima è stata a Vienna nel 2005. In Giappone, dove è andato in scena negli anni 2010, le protagoniste sono state figure di spicco del teatro musicale locale come Aran Kei e Ichiro Maki.
La sua vita è al centro anche del documentario Lady Mitsuko — Rising Sun, Turning Tides (noto anche con nome ceco Mitsuko – Matka sjednocené Evropy) che racconta sua pionieristica vita dal Giappone all’Europa.
I rapporti tra la matriarca nipponica e il conte Riccardo, che come terzo nome faceva Eijiro, hanno subito qualche turbolenza. Quando il secondogenito propose di sposare un’attrice ebrea viennese, Ida Roland (1881-1951), Mitsuko si infuriò e, un po’ come fece suo padre, proibì il matrimonio. Denigrò Richard e la sua sposa con le parole «mendicante» e «strega»: in Giappone, come pure nell’Europa di un tempo, le attrici erano considerate una professione di basso rango. Mitsuko quindi diseredò il futuro presidente dell’Unione Paneuropea in un certo periodo a partire dal 1916.

Il conte Richard Coudenove-Kalergi con la moglie Ida Roland e Thomas Mann, al secondo Congresso paneuropeo presso la Sing-Akademie di Berlino, 17 maggio 1930. Immagine CC0 via Wikimedia
La questione materna si complica quando veniamo ad apprendere che Mitsuko fu battezzata qui a Tsukiji da un prete di dichiarata fede antimassonica, don Francois A. Ligneul. Sappiamo invece che il figlio fu affiliato alla massoneria, nello specifico Loggia Umanità di Vienna, e fu finanziato nei suoi progetti dai banchieri Rothschild e Warburg.
È ipotizzabile che l’aver avuto questa ingombrante mamma giapponese (e, parrebbe, cattolica…) abbia avuto un ruolo, per quanto contorto, nel pensiero del Riccardo e della sua Paneuropa invasa dagli immigrati. È quanto si arriva a pensare leggendo Praktischer Idealismus, («Idealismo pratico»), forse il testo principale pubblicato dal conte nel 1925.
Secondo Calergi, gli abitanti dei futuri «Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».
Fa impressione, in questo deliquio massonista, sentirlo parlare di «razze asiatiche» e di meticciato: egli stesso ne era, sia pure sotto la schermatura della vecchia nobiltà europea, un esemplare. «Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» continua il conte.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
In alcune pagine, emerge una teoria, in realtà non ascrivibile al solo Calergi, per cui il carattere europeo è maschio e l’asiatico è femmina. «L’Asia vive nello spazio: il suo spirito è contemplativo, introverso, calmo e chiuso; è femminile, vegetale, statico, apolinneo, classico, idilliaco – L’Europa vive nel tempo: il suo spirito è attivo, rivolto verso l’esterno, mobile e determinato; è maschile, animale, dinamico, dionisiaco…»
Se ciò fosse vero, quale concetto aveva di sé il conte? Un androgino transnazionale? È possibile: l’Europa da lui sognata va verso non solo il meticciato, ma pure il transessualismo di Stato.
Insomma, vedendo la foto della contessa Mitsuko, qui nella cattedrale di Tsukiji, vengono in mente tante spiegazioni possibili per la figura del figlio Richard Eijiro, e pure di quanto accade ora all’Europa tutta.
Cherchez la femme, dice il detto francese riguardo ai delitti. Certe cose, tuttavia, possono essere più problematiche: cherchez la mamma…
E le conseguenze, possono leggersi nell’immensità della storia.
Taro Negishi
Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
-



Occulto2 settimane faMedjugorje, per sei membri della Commissione vaticana «non è spiegabile senza l’intervento del Maligno»
-



Occulto2 settimane faFunzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù
-



Occulto1 settimana faMons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
-



Pensiero1 settimana faStoria di rune e cani che abbaiano
-



Economia2 settimane faHormuz e la situazione energetica in Italia. Intervista al prof. Pagliaro.
-



Intelligenza Artificiale1 settimana faI Data Center faranno costare tutto di più. Le macchine hanno già vinto?
-



Catastrofi7 giorni faTerremoto di «intensità insolita» colpisce la città dove si è praticata l’idolatria di Pachamama
-



Bioetica2 settimane faAborto fino alla nascita. E dopo. Quale differenza?













