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Geopolitica

L’avvio della disgregazione dell’Unione Europea

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Il Trattato del Quirinale tra Francia e Italia, come del resto l’ipotesi di governo del futuro cancelliere tedesco Olaf Scholz, sono incompatibili con la storia dell’Unione Europea. Parigi e Berlino hanno intrapreso atti concreti che possono solo condurre all’inevitabile processo di disgregazione dell’Unione Europea.

 

 

 

Alla fine della seconda guerra mondiale Winston Churchill ideò un sistema che permettesse agli anglosassoni di mantenere il controllo dell’Europa Occidentale, in modo da impedirle di cadere nelle mani dell’Unione Sovietica: un mercato comune europeo dei Paesi in rovina che accettavano il Piano Marshall. (1)

 

Stati Uniti e Regno Unito procedevano di concerto. In pochi anni gettarono le basi di quello che oggi è il nostro mondo: la NATO, alleanza militare dominata dagli anglosassoni; l’Unione Europea, organizzazione civile degli alleati

Stati Uniti e Regno Unito procedevano di concerto. In pochi anni gettarono le basi di quello che oggi è il nostro mondo: la NATO, alleanza militare dominata dagli anglosassoni; l’Unione Europea, organizzazione civile degli alleati. I membri di un’istituzione non fanno necessariamente parte dell’altra, ma questo non impedisce che NATO e UE, entrambe basate a Bruxelles, siano facce di una stessa medaglia. Infatti i servizi comuni delle due strutture sono installati con discrezione in Lussemburgo.

 

Dopo la crisi fra Washington e Londra durante la Spedizione di Suez, il Regno Unito, che stava perdendo il proprio Impero, decise di entrare in quella che sarebbe diventata l’Unione Europea. Harold Macmillan fallì nel 1958, ma Edward Heath vi riuscì nel 1973. L’equilibrio delle forze mutò di nuovo, così il Regno Unito lasciò l’Unione Europea nel 2020, volgendosi daccapo al suo vecchio Impero (Global Britain).

 

Tutti i documenti dell’Unione Europea sono tradotti in ognuna delle lingue ufficiali dei Paesi membri, nonché in inglese, lingua ufficiale della UE benché dal 2020 non lo sia di alcuno dei suoi membri. Il motivo non è che i britannici ne hanno fatto parte, ma che l’Unione è sotto il controllo della NATO, come recita l’articolo 42, comma 7, del Trattato di Lisbona, che è stato imposto con la forza in sostituzione del Trattato Costituzionale, respinto dalle popolazioni. (4)

 

Ancora oggi i servizi segreti tedeschi sono subalterni agli USA, che li hanno riorganizzati con l’ex personale nazista; inoltre il Pentagono possiede in Germania importantissime basi militari fittiziamente extraterritoriali

La Germania, occupata dai quattro vincitori della seconda guerra mondiale fino al 1990, ossia sin dopo la riunificazione, si è sempre adattata a non essere più una potenza militare. Ancora oggi i servizi segreti tedeschi sono subalterni agli USA, che li hanno riorganizzati con l’ex personale nazista; inoltre il Pentagono possiede in Germania importantissime basi militari fittiziamente extraterritoriali.

 

La Francia vagheggia l’indipendenza militare. Per questa ragione Charles De Gaulle, leader della Francia Libera durante la seconda guerra mondiale, nel 1966 fece uscire il Paese dal comando integrato della NATO. Ma Nicolas Sarkozy, che nell’adolescenza fu educato dal figlio del creatore della rete stay-behind della NATO (Gladio), nel 2009 lo fece rientrare. Oggi le operazioni esterne dell’esercito francese sono di fatto comandate da ufficiali statunitensi.

 

Per anni Germania e Francia hanno assunto la leadership dell’istituzione che ora si chiama Unione Europea. François Mitterrand e Helmut Kohl progettarono di trasformare il mercato comune in uno Stato sovranazionale – comunque vassallo degli Stati Uniti – in grado di competere con URSS e Cina: l’Unione Europea.

 

Nonostante la parvenza, il Consiglio dei capi di Stato e di governo non è un super-governo, ma un organismo deputato a prendere atto delle decisioni della NATO

Questa struttura – cui gli Stati Uniti pretesero che gli Stati dell’ex Patto di Varsavia aderissero e contemporaneamente raggiungessero la NATO – divenne una burocrazia colossale. Nonostante la parvenza, il Consiglio dei capi di Stato e di governo non è un super-governo, ma un organismo deputato a prendere atto delle decisioni della NATO. Ossia di risoluzioni che, prese dall’Alleanza Atlantica dominata da Stati Uniti e Regno Unito, sono poi trasmesse alla Commissione Europea, indi sottoposte al Parlamento e infine ratificate dal Consiglio.

 

Si pensi che la NATO s’impiccia per vocazione di tutto: dalla composizione del cioccolato (nella razione del soldato c’è appunto una barretta di cioccolato) alla costruzione di ponti (che devono essere utilizzabili dai blindati), passando per i vaccini anti-COVID(la salute dei civili condiziona quella dei militari) o i bonifici bancari (bisogna tenere sotto controllo le transazioni nemiche).

 

Solo la forza militare britannica e francese avevano un certo peso nell’Unione Europea; per questa ragione con i Trattati di Lancaster House del 2010 si riavvicinarono. Ma dopo la Brexit, le forze armate francesi si sono ritrovate daccapo sole, come dimostra la rottura del contratto con l’Australia per la costruzione di sottomarini, a tutto vantaggio di Londra.

 

Alla Francia non rimaneva altra scelta che avvicinarsi alle forze armate italiane, che però sono la metà di quelle francesi: questo è quanto è stato appena deciso con il Trattato del Quirinale (2021)

Alla Francia non rimaneva altra scelta che avvicinarsi alle forze armate italiane, che però sono la metà di quelle francesi: questo è quanto è stato appena deciso con il Trattato del Quirinale (2021).

 

Un’operazione favorita dall’ideologia che accomuna Emmanuel Macron, ex banchiere di Rothschild, e Mario Draghi, ex banchiere di Goldman Sachs, nonché dalla leadership condivisa sulla risposta all’epidemia di COVID. Si noti en passant l’incredibile gergo politicamente corretto, lontanissimo dalle tradizioni latine, con cui il documento è stato redatto. (3)

 

Si dà il caso che, contemporaneamente al Trattato del Quirinale, la cancelliera Angela Merkel lasci il posto a Olaf Scholz, cui non interessano né le questioni militari né i deficit di bilancio di Francia e Italia.

 

L’accordo di coalizione per la formazione del governo (4) allinea la politica estera tedesca punto per punto a quella degli anglosassoni (USA più Regno Unito).

 

Il governo Scholz va oltre, impegnandosi a sostenere «ogni iniziativa che promuove la vita ebrea e la sua specificità»: promozione di una minoranza, non più protezione

Fin qui i governi di Angela Merkel combattevano l’antisemitismo. Ora il governo Scholz va oltre, impegnandosi a sostenere «ogni iniziativa che promuove la vita ebrea e la sua specificità»: promozione di una minoranza, non più protezione.

 

Riguardo a Israele, che Regno Unito e Stati Uniti crearono secondo una logica imperialista (5), il nuovo accordo stipula che «la sicurezza d’Israele è interesse nazionale» della Germania e assume l’impegno di bloccare «i tentativi antisemiti di condanna d’Israele, anche all’ONU».

 

Parimenti dichiara che la Germania continuerà a sostenere la soluzione a due Stati del conflitto israelo-palestinese (ossia si opporrà al principio «un uomo un voto»), nonché si compiace della normalizzazione delle relazioni fra Israele e Paesi arabi. In questo modo il governo Scholz affossa la tradizionale politica dell’SPD, il cui ministro degli Esteri in carica dal 2013 al 2018, Sigmar Gabriel, definiva il regime israeliano «apartheid».

 

Olaf Scholz è un avvocato cui sta a cuore far funzionare l’industria tedesca basandosi su un compromesso fra operai e padronato.  Non si è mai interessato molto alle questioni internazionali.

 

Ha designato ministro degli Esteri la giurista dei verdi Annalena Baerbock, che non soltanto è partigiana delle energie pulite, ma è anche persona capace di esercitare influenza per conto della NATO. Sostiene chiaro e forte la fondatezza dell’adesione dell’Ucraina alla NATO e all’Unione Europea. Avversa la Russia, perciò rifiuta il gasdotto Nord Stream 2 e incentiva i terminali per l’importazione del gas degli Stati Uniti con le metaniere, nonostante l’esorbitante costo degli impianti. Inoltre definisce la Cina «rivale sistemico» e appoggia tutti i separatismi: taiwanese, tibetano, uiguro.

 

È prevedibile che le politiche di Berlino e Parigi s’allontanino lentamente fino a far riemergere il conflitto che oppose i due Paesi e che dal 1870 al 1945 causò tre guerre.

 

Diversamente da come viene reclamizzata, e come del resto ho già ricordato, l’Unione Europea non è stata creata per garantire la pace in Europa Occidentale, ma per ancorare durante la guerra fredda la sua popolazione al campo anglosassone.

 

Il conflitto franco-tedesco non è mai stato risolto (…) Berlino e Parigi andavano d’accordo all’interno delle frontiere dell’Unione, ma si facevano guerra all’esterno. Gli esperti di operazioni speciali sanno che ci sono stati morti da entrambe le parti

Il conflitto franco-tedesco non è mai stato risolto. L’Unione Europea, lungi dal favorire la pace, invece di affrontare il contrasto lo ha nascosto sotto il tappeto. Durante le guerre di Jugoslavia i due Paesi si sono scontrati militarmente: la Germania sosteneva la Croazia, la Francia la Serbia. Berlino e Parigi andavano d’accordo all’interno delle frontiere dell’Unione, ma si facevano guerra all’esterno. Gli esperti di operazioni speciali sanno che ci sono stati morti da entrambe le parti.

 

Le politiche estere efficaci sono quelle che esprimono l’identità della nazione. Oggi Regno Unito e Germania vanno per la loro strada, fieri della propria individualità; per contro la Francia è in crisi d’identità. All’inizio del mandato Emmanuel Macron affermava che «non esiste una cultura francese». Poi, sotto la pressione popolare, ha cambiato linguaggio, ma non modo di pensare. La Francia possiede mezzi, ma non sa più quale sia la sua specificità. Insegue la chimera di un’Unione Europea indipendente in grado di rivaleggiare con gli Stati Uniti, ma gli altri 26 Paesi non ne vogliono sapere. La Germania, tuttavia, commette un errore rifugiandosi sotto lo scudo nucleare degli Stati Uniti, ora che questa grande potenza sta disgregandosi.

 

È evidente che siamo entrati nella fase di dissoluzione dell’Unione Europea, struttura a tal punto sclerotizzata che sarà una fortuna per i Paesi membri recuperare la piena indipendenza.

 

È evidente che siamo entrati nella fase di dissoluzione dell’Unione Europea, struttura a tal punto sclerotizzata che sarà una fortuna per i Paesi membri recuperare la piena indipendenza

Ma la sfida potrebbe volgersi in dramma. Gli Stati Uniti imploderanno su loro stessi e l’Unione Europea perderà il suo sovrano.

 

I Paesi membri dovranno confrontarsi gli uni con gli altri. È estremamente urgente che iniziamo a intenderci, non più come semplici partner commerciali, ma come partner a tutto campo. Non farlo ci porterà alla catastrofe, alla guerra generalizzata.

 

Tutti hanno potuto constatare che i membri dell’Unione Europea – tranne gl’inglesi, che però se ne sono andati – hanno elementi culturali comuni. Elementi condivisi anche dalla Russia, più vicina all’Unione di quanto sia il Regno Unito.

 

È possibile sin da ora ricostruire l’Europa, non come una burocrazia centralizzata, ma come una rete di Stati, aprendosi a Paesi da cui siamo stati artificiosamente separati dagli anglosassoni, che volevano assicurarsi il dominio del continente durante la guerra fredda.

 

Questo intendeva Charles De Gaulle quando, contrapponendosi a Winston Churchill, dichiarava di volere l’«Europa da Brest a Vladivostok».

 

 

Thierry Meyssan

 

 

NOTE

1) «Histoire secrète de l’Union européenne», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 28 giugno 2004.

2) Articolo 42, comma 7 : «Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa».

3) «Trattato del Quirinale», Rete Voltaire, 26 novembre 2021.

4) Mehr Fortschritt wagen. Bündnis für Freiheit, Gerechtigkeit und Nachhaltigkeit, Sozialdemokratischen Partei Deutschlands (SPD), Bündnis 90 / Die Grünen und den Freien Demokraten (FDP), 2021.

5) «Chi è il nemico?», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 5 agosto 2014.

 

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it

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Geopolitica

342° giorno di guerra

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– Israele sta valutando la possibilità di fornire all’Ucraina il sistema di difesa missilistica Iron Dome, ha detto Netanyahu.

 

– L’ambasciatore ucraino a Berlino Makeyev ha affermato che solo le armi nucleari possono dare all’Ucraina garanzie di sicurezza. Ha aggiunto che presto inizierà una discussione su questo argomento

 

– Dietro le quinte, Israele sta fornendo assistenza all’Ucraina su una scala molto più ampia di quanto sia pubblicamente noto, ha affermato l’ambasciatore israeliano in Germania Ron Prosor in un’intervista all’Ostthuringer Zeitung. «L’esercito israeliano blocca regolarmente la fornitura di armi dall’Iran alla Siria e al Libano, compresi droni e missili iraniani che la Russia usa in Ucraina», ha detto il diplomatico. Ha ammesso che Israele non può bloccare completamente il flusso di droni iraniani, né può passare all’assistenza militare aperta a Kiev. «Non è così facile. I russi sono in Siria. Inoltre, abbiamo una grande comunità ebraica in Russia. Questi sono i due motivi principali per cui manteniamo un basso profilo», ha aggiunto Prosor.

 

– Il dipartimento di Stato USA accusa la Russia di aver violato il trattato start non consentendo le ispezioni e disertando gli incontri tecnici.

 

– Gli Stati Uniti sostengono le autorità di Kiev, anche a causa delle enormi riserve di titanio in Ucraina, scrive Newsweek, citando fonti. Il titanio è cruciale per lo sviluppo di avanzate tecnologie militari occidentali (è ampiamente utilizzato nella produzione di aerei, elicotteri, navi, carri armati e missili a lungo raggio).
Oltre il 90% del fabbisogno di titanio statunitense proviene dalle importazioni. Il livello di dipendenza dell’Occidente dal titanio è indicato anche dal fatto che non è ancora sotto le sanzioni anti-russe. Washington teme che Mosca possa fermare le sue forniture.

 

– Le autorità USA stanno preparando un nuovo pacchetto di aiuti militari da 2,2 miliardi $ per l’Ucraina; questo pacchetto includerà missili GLSDB con una portata di 150 km (Reuters).

 

– Dal primo febbraio è entrato in vigore il decreto del presidente Vladimir Putin sulle misure speciali in risposta al tetto del prezzo del petrolio russo imposto dai paesi del G7 e dall’Unione Europea. Secondo il decreto, è vietata la vendita di petrolio se nei contratti di fornitura è specificato un prezzo massimo. L’esportazione di petrolio a un prezzo limitato è consentita solo con il permesso del presidente.

 

– Intercontinental Exchange Inc. (ICE), che gestisce l’hub del gas europeo TTF (Title Transfer Facility), lancerà un hub del gas parallelo a Londra per aggirare il meccanismo del tetto dei prezzi dell’UE. Secondo un comunicato stampa ICE, un nuovo mercato per futures e opzioni su TTF inizierà a funzionare sul sito londinese di ICE Futures Europe dal 20 febbraio, cinque giorni dopo l’entrata in vigore del tetto massimo per il prezzo del gas.

 

– Il Fondo Monetario Internazionale rivede le stime dell’economia russa nel 2023 da -2,3% a +0,3.

 

– La prima spedizione di legna da ardere dalla Romania è stata consegnata in Moldavia a causa della carenza e del costo elevato del gas per il riscaldamento. Come riportato mercoledì dal Ministero dell’ambiente Moldavo, la prima partita sarà distribuito gratuitamente tra i pensionati

 

– La compagnia militare privata americana Mozart lascia l’Ucraina, ha annunciato il suo capo Andy Milburn. Allo stesso tempo, ha lasciato intendere che il gruppo potrebbe semplicemente cambiare il nome, indicando che «la missione continua».

 

– Oggi in Ucraina saranno licenziati tutti i dirigenti delle dogane, ha affermato il capogruppo del partito di Zelens’kyj alla Rada David Arahamiya

 

– I media ucraini riferiscono di perquisizioni a casa dell’oligarca ucraino Kolomoisky (considerato il protettore di Zelens’kyj). Secondo i media, Kolomoisky è accusato di appropriazione indebita di prodotti petroliferi per un valore di 40 miliardi di grivna e di evasione dei dazi doganali. È stata perquisita anche la casa dell’ex ministro dell’Interno ucraino Avakov.

 

– Il capo dell’intelligence militare ucraina Kirill Budanov ha ammesso la presenza in Russia di agenti impegnati in attività di sabotaggio, che le autorità russe potrebbero considerare terroristiche. In un’intervista pubblicata con il Washington Post, ha affermato che ci sono persone sul territorio russo che stanno preparando sabotaggi. Secondo lui, la minaccia rimane «fino al ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina». Budanov ha anche affermato che Kiev sta cercando di reclutare russi «che capiscono che la Russia dovrebbe essere diversa».

 

– Stoltenberg: «Il fatto che la Russia e la Cina si stiano avvicinando e l’ investimento della Cina in nuove capacità militari avanzate, implica che la Cina rappresenta una minaccia e sfida anche per la NATO. La sicurezza non è regionale, ma globale».

 

– Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’incaricato d’affari ucraino a Teheran a causa dei commenti di funzionari ucraini in merito agli attacchi degli UAV alle strutture militari iraniane (Podoljak: «li avevamo avvertiti»). (Reuters).

 

– L’Iran cambierà la sua strategia nei confronti dell’Ucraina. L’agenzia di stampa Nournews, vicina al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, citando una fonte di alto livello, ha riferito che l’Iran riconsidererà la sua strategia nei confronti dell’Ucraina dopo le dichiarazioni di Mikhail Podoljak, in quanto le considera una «confessione» della partecipazione all’attacco su una struttura militare iraniana a Isfahan.

 

– La Russia e l’Iran hanno firmato un accordo per facilitare le operazioni bancarie, viene stabilito un collegamento diretto tra le banche dei Paesi. Come parte dell’accordo, la rete bancaria Iraniana sarà anche direttamente collegata a 106 banche straniere non russe.

 

– La Corea del Sud ha rifiutato di inviare armi letali in Ucraina, perché è proibito dalla legge, scrive il Wall Street Journal. Così che il presidente Yoon Suk-yeol ha risposto al segretario generale della NATO Stoltenberg durante la sua visita a Seoul. Allo stesso tempo, la pubblicazione ha osservato che la Corea del Sud ha firmato importanti accordi per fornire centinaia di carri armati, aerei e altre armi alla Polonia.

 

– La Turchia ha rinunciato di costruire lo stabilimento di produzione dei droni Bayraktar in Ucraina. Haluk Bayraktar, direttore generale dell’azienda Baykar che produce droni da combattimento, ha spiegato in un’intervista perché la costruzione dell’impianto vicino a Kiev è stata fermata. Secondo lui, i funzionari ucraini gli chiedevano 10 milioni di dollari per allacciare il futuro impianto alla rete elettrica. Inoltre, hanno chiesto 2 anni per concordare le formalità al fine di ottenere il permesso, mentre in Turchia ciò costa zero, ei documenti necessari possono essere ottenuti in 2-3 giorni.

 

– La società americana General Atomics offre all’Ucraina l’acquisto di 2 droni Reaper MQ-9 per solo un dollaro. Secondo the Wall Street Journal, Kiev dovrà spendere altri 10 milioni di dollari per il trasporto e, successivamente, altri 8 milioni di dollari all’anno per la manutenzione. L’offerta, che la scorsa settimana l’amministratore delegato di General Atomics Linden Blue ha fatto all’addetto militare ucraino, includerebbe una centrale di controllo a terra per utilizzare i droni “praticamente ovunque”.

 

– Mikhail Saakashvili ha partecipato in videoconferenza a un’udienza del tribunale e ha mostrato le sue condizioni alla corte. L’ex presidente della Georgia ha perso circa 45 chilogrammi a causa di una malattia. Sua madre ha affermato che Saakashvili è «in pessime condizioni» e «gli può succedere di tutto».


 

– Stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza russa 2018: 269mila; 2019: 498mila; 2020: 656mila; 2021: 735mila; 2022: 691mila

 

– Macron non esclude la possibilità di fornire aerei all’ Ucraina.

 

– Biden dice che gli USAnon daranno F16 a Kiev.

 

– Vučić: La Serbia parteciperà alla ricostruzione delle città in Ucraina dopo la fine del conflitto. Il presidente serbo Alexander Vučić ha detto che la Serbia ha già ricevuto la proposta dell’ambasciatore ucraino Vladimir Tolkach.

 

– Le autorità del Nagorno Karabak dicono che l’ Azerbaigian ha tagliato le forniture di gas provenienti dall’ Armenia.

 

 

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia.

 

 

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Cina

Il ministero cinese incolpa gli USA della guerra in Ucraina

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I commenti della nuova portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning oggi sono stati una dichiarazione ufficiale più definitiva della Cina, affermando la responsabilità degli Stati Uniti e della NATO per la guerra in Ucraina.

 

Si tratta del primo commento della Cina sull’invio di carri armati pesanti da parte dei Paesi della NATO in Ucraina, spinto dall’annuncio del presidente Joe Biden in merito ai carri armati Abrams M1, sebbene non sia stato esplicitamente sollevato.

 

Rispondendo a una domanda della TV nazionale CCTV sull’avvertimento degli Stati Uniti contro alcune società statali cinesi che «potrebbero fornire assistenza di natura economica oltre che militare non letale per lo sforzo bellico della Russia in Ucraina», la portavoce Mao ha risposto che «gli Stati Uniti sono quelli che hanno dato inizio alla crisi ucraina e il principale fattore che l’ha alimentata, e hanno continuato a inviare armi pesanti e d’assalto all’Ucraina, il che ha solo prolungato e intensificato il conflitto. Piuttosto che riflettere sulle proprie azioni, gli Stati Uniti hanno seminato paranoia e puntato il dito contro la Cina. Rifiutiamo tale ricatto infondato e non staremo seduti a guardare gli Stati Uniti danneggiare i diritti e gli interessi legittimi delle società cinesi».

 

«Se gli Stati Uniti vogliono davvero una fine anticipata della crisi e si prendono cura della vita del popolo ucraino, allora devono smettere di inviare armi e trarre profitto dai combattimenti. Gli Stati Uniti devono agire in modo responsabile aiutando la situazione a diminuire il prima possibile e creando l’ambiente e le condizioni necessarie per i colloqui di pace tra le parti interessate», ha concluso.

 

Il portavoce ha anche affermato che «la posizione della Cina sull’Ucraina è stata obiettiva e giusta. Siamo sempre dalla parte della pace e abbiamo svolto un ruolo costruttivo nel promuovere la soluzione politica della crisi ucraina. Non siamo mai uno spettatore e non aggiungeremmo mai benzina sul fuoco, tanto meno sfrutteremmo la crisi», riferendosi alle dichiarazioni dei funzionari del Tesoro degli Stati Uniti secondo cui le società statali cinesi stanno «indirettamente» fornendo assistenza militare e finanziaria alla Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta pubblicamente incolpando la NATO anche per la crisi in Kosovo, e non nasconde il fastidio per l’attività dell’Alleanza Atlantica in Estremo Oriente, ad esempio il coinvolgimento del Giappone nei programmi di guerra cibernetica NATO.

 

Mao Ning ha da poco sostituto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, considerato il capo della fazione della diplomazia cinese più aggressiva (i cosiddetti «wolf warriors»). Di certo chi pensava che il cambio fosse dovuto alla volontà di Pechino di abbassare i toni, ora può iniziare a ricredersi.

 

 

 

 

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Geopolitica

Haiti sprofonda in una nuova ondata di violenza

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Nuova ondata di violenza travolge Haiti, il Paese più povero del mondo piagato da ogni disgrazia – nonché «feudo» delle iniziative dei Clinton.

 

Le uccisioni di gruppo di 14 poliziotti haitiani nell’arco di due settimane hanno scatenato un’ondata di violenza il 26 gennaio in tre dipartimenti del Paese. La violenza, come sempre laggiù, sarebbe ascrivibile da bande di ribelli.

 

Gli episodi di sangue, che hanno paralizzato la capitale Port-au-Prince, sono arrivati in risposta all’attacco del 20 gennaio contro un gruppo di ufficiali nel distretto Petionville di Port-au-Prince, un tempo ritenuto relativamente sicuro, che ha ucciso sette persone, e un secondo attacco cinque giorni dopo alla sottostazione di Liancourt nella valle dell’Artibonite che ha ucciso sei agenti.

 

La banda Gan Grif dietro gli omicidi della polizia ha pubblicato un video provocatorio che mostra un membro della banda che ride in piedi sopra i corpi insanguinati e profanati dei sei agenti uccisi a Liancourt.

 

Nella capitale, i poliziotti ribelli hanno bloccato le strade, sparato in aria con armi automatiche, bruciato pneumatici e assaltato l’abitazione dell’odiato primo ministro non eletto Ariel Henry e attaccato l’aeroporto internazionale di Toussaint Louverture.

 

Le ambasciate di diversi paesi sono state temporaneamente chiuse il 27 gennaio a causa delle violenze. L’ambasciata delle Bahamas, l’unica ambasciata dei Caraibi ad Haiti, ha chiuso definitivamente i battenti. Vari membri della «comunità internazionale, in una situazione in cui letteralmente non c’è nessun governo, nessun Parlamento, e nemmeno un solo funzionario eletto, hanno ostentato esprimere cordoglio per le morti della polizia mentre chiedendo «calma».

 

Ma gli agenti di polizia arrabbiati e i loro leader vogliono sapere che fine hanno fatto le attrezzature, le munizioni e l’addestramento promessi da Stati Uniti, Canada e altri Paesi per dare alla polizia nazionale gli strumenti necessari per affrontare i ben finanziati, armati e bande attrezzate che ora controllano il 60% di Port-au-Prince.

 

L’amministrazione Biden sta spendendo miliardi di dollari per armare l’Ucraina e dichiarare guerra alla Russia. Apparentemente, la vicina Haiti non vale quei soldi. Anzi: come riportato da Renovatio 21, vi sarebbe l’idea nell’amministrazione Biden di deportare gli immigrati di Haiti (che arrivano a frotte ora in USA, sia via confine oramai aperto col Messico sia via mare con le zattere) a Guantanamo, la base americana nell’isola di Cuba.

 

L’ambasciatore Todd Robinson, assistente segretario del Bureau of International Narcotics and Law Enforcement, che è nero, ha effettuato una rapida visita di 24 ore a Port-au-Prince il 27 gennaio, per visitare i terreni di una nuova squadra SWAT che gli Stati Uniti sta creando e per mostrare le armi fornite, ha riferito il Miami Herald il 27 gennaio. L’assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale Brian A. Nichols, anch’egli nero, ha promesso in un tweet che gli Stati Uniti «continueranno a imporre costi ai responsabili di questa atroce violenza».

 

Finora, la parola «costi» ha significato l’imposizione di sanzioni a sospetti membri di bande e ai loro finanziatori. In una conferenza stampa del 27 gennaio, il comandante in capo della polizia nazionale haitiana, Franz Elbe, ha annunciato il lancio dell’operazione «Tornado 1» per rispondere alle azioni delle bande contro la popolazione e la polizia.

 

Tuttavia, come riportato da Le Nouvelliste il 28 gennaio, il comandante Elbe ha sottolineato che il ritardo nella consegna di materiale e attrezzature ordinate dal governo per rafforzare la capacità operativa della polizia è un «vincolo» allo svolgimento di alcune operazioni su larga scala che ha pianificato contro le bande.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet il 17 maggio ha descritto la situazione ad Haiti parlando di livelli «inimmaginabili e intollerabili» di violenza armata.

 

Alcuni osservatori vedono Haiti come un «feudo» dei Clinton. Il Paese caraibico negli anni è considerato da alcuni come base per il supposto malaffare umanitario della Fondazione Clinton. Lo ha sostenuto il sito Breitbart e Steve Bannon nel film e nel libro Clinton Cash, di cui hanno pure fatto una versione a fumetti.

 

I Clinton sembrano legati da Haiti da qualcosa di profondo. Bill e Hillary hanno decorato le loro case con l’arte haitiana, e sono volati infinite volte nell’isola dell’estrema povertà. Nel tremendo terremoto dello scorso decennio, i Clinton arrivarono subito a farsi fotografare mentre passano casse di viveri. Guido Bertolaso, dominus della Protezione Civile italiana, vide ciò che stava facendo la Fondazione Clinton ed ebbe a polemizzare, ricevendo la risposta piccata di Hillary.

 

La stessa Hillary, del resto, una volta ammise come i Clinton fossero «una famiglia ossessionata da Haiti». Non è sbagliato, a questo punto, immaginarsi un legame «spirituale», e farsi venire alla mente la questione del vudù.

 

Nel 1975, Bill e Hillary andarono ad Haiti per la luna di miele incontrarono Max Beauvoir, considerato il «papa» del vudù haitiano, anche detto il «re degli Zombi» (per chi non lo sapesse, lo zombi è una parola vudù che significa il corpo posseduto dagli spiriti). Per l’illustre coppia (giovane ma già, ovviamente, immanicatissima), il «re degli Zombi» officiò la cerimonia vuduista, finemente descritta dal Bill nella sua autobiografia My Life:

 

«Gli spiriti arrivarono, e possederono una donna e un uomo… L’uomo si strofinò una torcia sul suo corpo e camminò sui carboni ardenti senza essere bruciato. La donna, nella frenesia, urlava ripetutamente, poi prese un pollo vivo e gli staccò la testa a morsi».

 

Gli spiriti del vudù non sembrano proteggere in alcun modo il Paese dalla sua violenta autodistruzione. Anzi. Proprio come i Clinton…

 

 

 

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